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CARTA DI NOTO

Il libro risponde all’esigenza di garantire che le consulenze e le perizie in materia psicologica rispondano alla

necessità di essere quanto più scientificamente affidabili.

La Carta di Noto è già un punto di riferimento nella giurisprudenza e nella dottrina. Le Linee guida

deontologiche concernono ogni campo psico-forense in cui lo psicologo lavora in campo giudiziario.

Art. 1. L’affidamento della consulenza tecnica e la perizia in materia di abuso sessuale impone la

padronanza da parte dell’esperto di una doppia competenza: quella giuridica e quella psicologica. La

necessità di una preparazione specifica è confermata dall’Ordine Nazionale degli Psicologi (requisiti

pagg.12-13). Ciò che qualifica il lavoro è la “speciale competenza”, il costante aggiornamento, l’utilizzo di

specifiche metodologie e di criteri operativi suscettibili di controllo di validità.

Non a caso, la letteratura statunitense e quella italiana definiscono “investigativa” l’attività svolta dallo ps

nel contesto giudiziario per distinguerla da quella clinica, non “tarata” per affrontare situazioni che hanno

risvolti giuridici finalizzati alla salvaguardia della genuinità dei ricordi e alla spontaneità della narrazione.

I principali presupposti del colloquio investigativo, a garanzia di validità e affidabilità della narrazione, sono:

- non esiste alcuna alleanza tra intervistatore e intervistato;

- chi conduce il colloquio deve assumere posizione neutrale

- l’intervistatore deve lavorare in base ad un ventaglio di ipotesi;

- privilegiare la narrazione iniziale spontanea;

- estrema attenzione all’informazione che viene inserita nella domanda;

- non lodare il bambino quando dice quello che l’intervistatore vuole sentirsi dire;

- evitare i falsi incoraggiamenti;

- evitare interpretazioni di agiti e vissuti, evitare di suggerire contenuti;

- soprattutto, non interrompere mai il flusso narrativo.

Sotto il profilo operativo, questo tipo di colloquio raccomanda l’utilizzo di tecniche collaudate di conduzione

come l’Intervista Cognitiva o il Memorandum Home Office (linee guida per chi deve condurre la fase) che in

Italia corrisponde all’audizione protetta. Varie ricerche hanno dimostrato che soggetti addestrati ad utilizzare

la tecnica dell’intervista cognitiva hanno ottenuto un 40% di informazioni in più rispetto a chi ha utilizzato

metodi tradizionali.

Accanto a queste specifiche competenze, l’esperienza nel campo della psicologia dell’età evolutiva potrà

salvaguardare il valore della testimonianza e dare una valutazione dell’assetto psichico del minore.

Non avendo specifica e approfondita esperienza del contesto giudiziario, lo ps tende ad usare criteri e metodi

che utilizza nella sua attività professionale: un caso emblematico riguarda l’utilizzo di bambole (normali e

anatomiche) nonostante concordi e fondate indicazioni che ne sconsigliano l’uso.I dati raccolti in alcune

ricerche indicano che non solo i bambini non sono accurati nel riferire di toccamenti in area genitale ma che

il tasso di falsi positivi (asserire falsi toccamenti) è comparabile con il livello di falsi negativi (omettere di

essere stati toccati). Inoltre l’assenza di un protocollo standard non garantisce l’affidabilità della procedura,

perché il modo di porre le istruzioni influenza l’interazione del bambino con la bambola.

Il professionista ha il dovere di acquisire e aggiornare continuamente le specifiche competenze richieste da

questo lavoro, e deve rispondere al giudice del metodo impiegato e della sua affidabilità. In definitiva, per

bene operare deve sottrarsi al pericolo dell’auto-formazione.

Per evitare che il tipo di formazione influisca sul lavoro peritale, le varie scuole si sono date dei protocolli o

linee guida che “normalizzano” e rendono obiettivo il lavoro dell’esperto nel contesto giudiziario

specificando le metodologie riconosciute come valide dalle discipline di riferimento. E’ questo il solo

baluardo disponibile contro il dilagare di valutazioni fondate su percezioni personali e convincimenti

soggettivi.

La giurisprudenza statunitense ha cercato di fissare i requisiti (che anche il giudice italiano comincia a tenere

presenti) che la testimonianza dell’esperto deve avere per essere accettata nel processo. Questa decisione ha

stabilito che il principale criterio per desumere lo status scientifico di una teoria è la sua falsificabilità, come

da tempo, a partire da Popper, è sostenuto dalla moderna filosofia della scienza.

Una teoria è verificabile se si possono concepire dei test che possano confutarla.

I principi cui deve ispirarsi l’esperto anche nel nostro sistema di giustizia sono:

a) il consulente è ausiliario del giudice, per fornirgli elementi di giudizio utili per formare la sua decisione;

b) il setting è quello giudiziario: l’osservazione clinica deve rispettare il principio del contraddittorio per

consentire alle parti il più ampio spazio critico;

c) il contributo fornito dall’esperto deve rispondere a criteri di validità scientifica; 1

d) l’aggettivo “scientifico” implica un radicamento nei metodi e nelle procedure della scienza e non in

ipotesi o teorie non dimostrate.

Quello che si vuole evitare con queste prescrizioni è che l’esperto introduca nel processo dati, elementi di

giudizio, valutazioni frutto di personali percorsi di conoscenza, di ipotesi non verificate, di utilizzo di

strumenti di indagine non appropriati, di criteri scientificamente non testati, di indebite indicazioni

terapeutiche che trasformano l’impegno giudiziario in occasione terapeutica.

La libertà di scelta e di azione di cui gode lo psicologo nella sua attività ad es. di psicoterapeuta, viene meno

quando il suo intervento avvenga nel contesto giudiziario.

Il problema è presente anche altrove, basta vedere i rimedi adottati dal diritto statunitense per arginare esami

testimoniali raccolti in modo indiscriminato e approssimativo (taint hearing, introdotto nel 1994 dalla

Appeals Court del New Jersey nel processo alla maestra d’asilo Kelly Michaels, accusata di 115 episodi di

abuso sessuale). La New Jersey Appeals Court ha espresso il parere che nei processi in cui la rivelazione

dell’abuso fatta dal bambino è centrale per l’accusa si debba procedere ad una “taint hearing”.

Si tratta di un’udienza intesa ad esplorare se la narrazione del bambino sia stata inquinata (appunto “tainted”)

dalle interviste e dai metodi di esame utilizzati dagli intervistatori. Questo tipo di udienza non riguarda la

credibilità delle affermazioni del minore ma l’affidabilità che può essere ad esse riconosciuta alla luce delle

modalità con cui sono state raccolte.

Molti esperti hanno elaborato procedure scientificamente corrette per determinare la validità delle accuse di

abuso sessuale, raccomandando i seguenti principi:

1) l’intervistatore deve prendere in esame le proprie emozioni e i possibili preconcetti sull’abuso

sessuale prima di intervistare il bambino;

2) intervista condotta da un addestrato e sperimentato ps forense e non dal terapeuta del bambino;

3) il massimo dell’accuratezza si ottiene da una narrazione spontanea in risposta a domande aperte;

4) intervistatore deve usare una tecnica di intervista strutturata;

5) intervista e risposte comportamentali del bambino dovrebbero essere registrate di preferenza

attraverso videoregistrazione;

6) i bambini in età prescolare sono particolarmente sensibili alla suggestione e alla confusione tra realtà

e fantasia

7) accertare la capacità del minore di discriminare tra vero e falso. Bisogna poter discriminare tra

quello che il bambino ritiene vero per sua personale esperienza e quello che ritiene vero perché una

persona a cui lui crede gli ha trasmesso un certo giudizio su una certa persona

8) distinguere tra narrazioni false del bambino e narrazioni vere

9) gli esami medici devono essere effettuati quanto prima possibile da specialisti in grado di usare

tecniche diverse e sofisticati strumenti.

Art. 2. Gli strumenti psicologici offrono risposte di livello psicologico, relative alla realtà interna; non

possono né debbono rispondere a quesiti sulla realtà esterna dei fatti.

Non esistono indici comportamentali ed emotivi di abuso sessuale. In un’elevata percentuale di casi non si

manifestano condotte problematiche. Inoltre in letteratura non esistono pareri concordi e studi che dimostrino

l’esclusività di una o più condotte come criterio diagnostico.

La violenza sessuale sul minore è un reato di solito senza testimoni e senza segni “specifici” che lo

documentino. Dovere dell’esperto è indicare al magistrato i limiti, riferiti alla fondatezza scientifica e

all’utilizzabilità nel contesto giudiziario, del contributo che è in grado di offrire: “non possiamo accertare un

reato a mezzo di perizia psicologica sulla vittima”.

L’accertamento della personalità del minore, attraverso l’indagine psic, è uno dei compiti più delicati e

complessi che uno ps si trovi ad affrontare: il compito diventa difficile allorché la valutazione del livello di

funzionamento psichico del minore venga richiesto da un operatore del sistema giuridico.

La ricerca neurologica , studiando l’amnesia infantile, ha spiegato che i bambini, prima di tre/quattro anni,

non sono in condizione di avere ricordi espliciti. La memoria emotiva si sviluppa prima della memoria

cosciente ed esplicita e questo spiega perché un bambino che è stato abusato nei primi anni di infanzia può

sviluppare solo inconsce memorie emotive. Altrettanto complessa è l’acquisizione di competenze come

durata spazio/tempo, grandezza, comparazioni che compaiono a certe età. L’assenza di questi riferimenti

rende il lavoro peritale generico, superficiale e fonte di errori per chi ne debba fare uso.

Art. 3. L’abuso sessuale nei confronti dei minori è un fenomeno subdolo non facilmente riconoscibile. La

famiglia può diventare il luogo in cui il bambino è esposto maggiormente al rischio di essere violato nella

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AUTORE

Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Deontologia professionaleCarta Noto. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Il libro risponde all’esigenza di garantire che le consulenze e le perizie in materia psicologica rispondano alla necessità di essere quanto più scientificamente affidabili.
La Carta di Noto è già un punto di riferimento nella giurisprudenza e nella dottrina. Le Linee guida deontologiche concernono ogni campo psico-forense in cui lo psicologo lavora in campo giudiziario... ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Deontologia professionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Zara Georgia.

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