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DEFINIZIONI PEDAGOGIA GENERALE:

1) Sistema formativo integrato

• Il sistema formativo integrato è una forma di organizzazione sociale delle attività di formazione che si basa sulla

ripetizione dei compiti tra le diverse agenzie educative.

• La scuola, difatti, si integra con il complesso del sistema formativo, creando una società educante.

• Questo, inoltre, fornisce proposte fondamentali per la socializzazione e l’acculturazione sul territorio, le quali

collegano l’educazione tradizionale con i servizi della persona.

• Oltre alla scuola, infatti, anche le altre agenzie formative fanno parte del sistema educativo integrato come ad

esempio: le ovvero, comunità educante mediante i valori dell’amicizia e della cooperazione

associazioni giovanili,

(spazio vitale sociale, che consente di democratizzare le esperienze) o come più genericamente il territorio:

comunità educante mediante i valori espressi dalla cultura e dall’intercultura

giugni (slide prof)

▪ Scopi offerta formativa extrascolastica:

- favorire relazioni affettive e comunicative

- offrire percorsi ulteriori di acculturazione e socializzazione

- incentivare la crescita espressivo-artistica

Il sistema formativo integrato:

• È un principio regolatore che fa parte di un generale progetto politico e culturale.

• È, inoltre, un disegno di continuità tra le dimensioni gli ambiti della formazione:

- formali, con una esplicita intenzionalità educativa (famiglia, scuola, università)

- non formali e secondariamente investiti di una funzione formativa (corsi di formazione gestiti da enti pubblici e/o

privati, formazione e aggiornamento professionale)

- informale

➢ Significativamente incidenti nei processi educativi dei soggetti (iniziative ed esperienze formative di vario

genere, mass media)

➢ Categoria di efficienza e qualità

➢ Formazione come principale volano di sviluppo: capitalizzazione degli apprendimenti e delle conoscenze

distribuzione diffusa delle opportunità di apprendimento

➢ Ricomporre discontinuità tra gli ambiti della formazione attraverso la definizione di criteri e standard di

qualità

➢ Promuovere la socializzazione e la condivisione di conoscenze e saperi, linguaggi, metodologia, competenze,

expertise, strumenti di lavoro, ma soprattutto intenzionalità educativa

➢ Integrazione e bilanciamento delle diverse dimensioni formative: piano orizzontale (sincronico), piano

verticale (diacronico) per una crescita culturale, economica e sociale

(maura striano, introduzione alla pedagogia sociale, 2004)

2) Paideia

• Con il concetto di paideia si intende l’azione formale o informale, intenzionale, istituzionale e de-istituzionale che la

società svolge sotto il profilo formativo sulle giovani generazioni.

• È una strategia complessiva di una società in termini civili, etici, formali o informali per la formazione dei giovani.

• Sietas sub specie educationis (sotto le diverse forme di educazione).

• Si può parlare di paideia del mondo greco e romano, di paideia moderna di paiedia post-moderna.

• Riguarda un sistema policentrico: scuola, famiglia, chiesa (componente sociale educaiva, indipendente dallo stato),

associazioni, sistema delle aziende (apprendistato o formazione professionale).

• Questo tipo di sistema riguarda la teoria e pratica, educazione, formazione ed istruzione, ovvero scienze, saperi,

valori e significati.

• Tuttavia, si distingue paideia istituzionale e paideia deistituzionale o informale: spesso negativa perché non ha un

programma ben definito.

• Della paideia deistituzionale o informale, irriflessa, inconsapevole e funzionale fanno parte i mass media, gruppo dei

pari, immagini collettive, abitudini, costumi e stereotipi. (acone)

• Nel mondo dell’antica grecia, gli epicurei e gli stoici si preoccupano del benessere umano e riordinarono

l’educazione secondo il criterio della pace interiore e della felicità, ponendo l’uomo, l’educazione e il caso in un

imperturbabilità di fronte alla sorte e → serenità dello spirito che

intreccio di relazioni dove atarassia→ aponia

non avverte più il dolore della vita contribuivano ad assegnare un nuovo stato di perfezione della paideia greca.

• fa delle virtù etiche e politiche l’epicentro formativo dell’uomo, rifondandone l’educazione a partire sia

Quest’ultima

dall’eloquenza sia dalla riflessione teoretico-filosofica. (gennari)

luoghi non formali dell’educazione

3)

• Innanzi tutto il luogo è un elemento spazio temporale in cui il bambino sviluppa la capacità relazionale.

• Inoltre, è anche un dispositivo concreto e simbolico che permette di coniugare identità, relazione e storia.

• Frabboni ha elaborato un triangolo, il quale ai rispettivi lati sono poste le tre tipologie di luogo:

➢ Luoghi formali: intenzionalità educativa primaria tradizionale (volontà, capacità e responsabilità: famiglia,

scuola, chiese

➢ non c’è intenzionalità primaria, ma c’è comunque un’intenzionalità educativa, unioni di

Luoghi non formali:

iniziativa: associazioni no profit, carceri, gruppo tra pari, ospedali

➢ Luoghi informali: non hanno intenzionalità educativa né primaria né secondaria: (complessi operanti e

cultura di mercato) mass media, internet, gruppo dei pari non governato, pubblicità, televisione

• L’auspicio è quello di far diventare un triangolo isoscele (si devono bilanciare i lati “formale” ed “informale”)

(frabboni) slide prof

• Nei luoghi non formali non c’è intenzionalità primaria, ma c’è comunque un’intenzionalità educativa, unioni di

iniziativa, come ad esempio associazioni no profit, carceri, gruppo tra pari ed ospedali.

• I non luoghi dell’educazione, chiamati anche contro luoghi o para luoghi, ovvero quegli spazi, definiti da marc augè

del mondo contemporaneo adibiti al commercio, al trasporto, al tempo libero che non hanno un’identità

spazi tipici

ed una storia e non producono relazioni durevoli tra le persone coinvolte.

• Le carceri o gli ospedali sono istituzioni totali, nei quali il rapporto non è più basato solamente tra educatore ed

educando, ma si rivolge ad un pubblico più vasto (noi) (paola di natale)

• Gennari, denomina i luoghi informali con l’espressione “luoghi del disagio”, nei quali la pedagogia ha il compito di

e formative all’interno di tutti quegli ambienti che accolgono il disagio. Quest’ultimo

coordinare le prassi educative

viene “preso in cura” con l’obiettivo di trasformarlo in agio e benessere.

• Tra questi possiamo trovare le comunità di accoglienza: per minori, anziani, soggetti diversamente abili, le quali

hanno un impegno pedagogico ricco di umanità e professionalità.

• Gli ospedali, i quali pongono problemi rilevanti, di certo non riconducibili alla scolarizzazione, le carceri il quale

intervento pedagogico contribuisce a far penetrare la speranza del rieducarsi per il proprio riscatto sociale ed infine i

centri per l’immigrazione poiché riverberano una profonda necessità di ricostruzione di ambienti di vita umanamente

sani. (gennari)

luoghi formali dell’educazione:

4)

• Innanzi tutto il luogo è un elemento spazio temporale in cui il bambino sviluppa la capacità relazionale.

• Inoltre, è anche un dispositivo concreto e simbolico che permette di coniugare identità, relazione e storia.

• Frabboni ha elaborato un triangolo, il quale ai rispettivi lati sono poste le tre tipologie di luogo:

➢ Luoghi formali: intenzionalità educativa primaria tradizionale (volontà, capacità e responsabilità: famiglia,

scuola, chiese

➢ non c’è intenzionalità primaria, ma c’è comunque un’intenzionalità educativa, unioni di

Luoghi non formali:

iniziativa: associazioni no profit, carceri, gruppo tra pari, ospedali

➢ Luoghi informali: non hanno intenzionalità educativa né primaria né secondaria: (complessi operanti e

cultura di mercato) mass media, internet, gruppo dei pari non governato, pubblicità, televisione

• L’auspicio è quello di far diventare un triangolo isoscele (si devono bilanciare i lati “formale” ed “informale”)

(frabboni) slide prof

• Nei luoghi formali vi è intenzionalità educativa primaria tradizionale, che ci permette di distingue le azioni

educative. Quest’ultima è caratterizzata dalla volontà, capacità e responsabilità, di destinare il processo di

definizione dell’uomo al compimento di un particolare profilo identitario. L’intenzionalità educativa colloca e

orienta tale processo all’interno di un orizzonte di senso esistenziale che coinvolge l’intera esistenza in tutte le sue

parti e in tutte le sue espressioni. (nosari)

• I luoghi formali sono principalmente la famiglia, la scuola e le chiese.

• La famiglia è una comunità educante mediante i valori della solidarietà (spazio vitale affettivo, che consente di

effettuare esperienze spontanee e naturali). Luogo più adatto alla prima infanzia (0-3 anni) (giugni)

• contribuisce a dare “relazioni d’aiuto”

La pedagogia per la ricostruzione della famiglia intesa come un ambiente in

cui la formazione di ogni singolo soggetto sia considerata una meta irrinunciabile

• La scuola, dunque, è una comunità educante mediante i valori espressi del sapere (spazio vitale culturale, che

All’interno della scuola vi è

consente di razionalizzare le esperienze). la classe, ovvero comunità di apprendimento

dei valori espressi dai vari settori dei saperi. (giugni)

• La formazione e l’educazione dell’uomo trovano nella scuola il luogo per l’abito della ricerca

costruire senza il

quale non c’è sviluppo libero ed autonomo delle logiche e dei linguaggi.

• La scuola cessa di essere un “obbligo”, ma diventa un “diritto”, un’ opportunità di emancipazione soggettiva e

sociale, è un laboratorio aperto al dialogo, all’esplorazione, al confronto critico, all’esperienza.

• Infine anche le chiese svolgono un ruolo sociale di rilevanza anche pedagogica. La conoscenza esperienziale

dell’altro riordina le condotte ponendole sul piano dei comportamenti civili consapevoli per rispondere ai bisogni

umani.

pedagogia e scienze dell’educazione

5)

• L’ambito che riguarda scienze dell’educazione è molto vasto, infatti, ne fa parte la filosofia dell’educazione,

psicologia dell’educazione, sociologia, antropologia, semiotica, ermeneutica, politica ed ontologia.

• Il carattere interdisciplinare costituisce il carattere dominante delle scienze dell’educazione.

• La pedagogia in questo caso, ha il compito di non smarrire i significati originari dei propri saperi, ha un ruolo

orientante nei confronti di ogni scienza dell’educazione, difatti, ciascun settore fa progredire la ricerca costruendone

nuove logiche.

• Una pedagogia generale deve essere libera, priva di concetti e pregiudizi, attenta ai propri equilibri epistemologici

interni, spregiudicata nello scovare tutto ciò che stabilisce un indice di afferenza con l’educazione ed il formativo.

(gennari)

• Le scienze dell’educazione, inoltre, andrebbero chiamate scienze dell’istruzione e scienze dello sviluppo.

Possono, però, essere chiamate in questo modo, solo se è possibile dare a qualche scienza anche del non quantitativo

e del non-misurabile.

• Scienze umane dell’educazione hanno approccio all’educazione considerata come autorealizzazione orientata del

soggetto complesso che è l’uomo.

• Non è legittimo equiparare l’educazione ad istruzione e sviluppo, condizioni necessarie e non sufficienti al darsi

dell’educazione.

Teoetiche e pratiche vedi pedagogia 161017 (slide prof)

Education o pedagogy?

Apprendimento percorso di istruzione,

In sé, è più legato idea di azione che promuove

Al concetto di learning sviluppo fisico e mentale della

(approccio di carattere persona.

Medico-psichiatrico

1. Educazione formale:

• L’educazione formale costituisce uno dei possibili momenti educativi, i quali si possono distinguere in tre specifici

campi di educazione: formale, non formale e informale.

• In particolare, con il termine educazione formale ci si riferisce a tutte quelle attività che propongono e promuovono,

come l’acquisizione

intenzionalmente e secondo un ordine progettuale, un cambiamento, di una qualifica o di un

diploma, all’interno di istituzioni formalmente riconosciute e incaricate. Perciò, l’educazione formale opera in quelle

istituzioni, come ad esempio la scuola o l’università, che hanno compiti e obiettivi ben definiti.

2. Educazione non formale:

• L’educazione non formale costituisce uno dei possibili momenti educativi, i quali si possono distinguere in tre

specifici campi di educazione: formale, non formale e informale.

• In particolare l’educazione non formale, agisce come l’educazione formale, intenzionalmente e progettualmente, ma

cambia il suo campo di azione, che è extrascolastico e le sua attività, come ad esempio associazionismo, o

organizzazioni sportive, hanno obiettivi educanti specifici.

3. Educazione informale:

• L’educazione informale costituisce uno dei possibili momenti educativi, i quali si possono distinguere in tre

specifici campi di educazione: formale, non formale e informale.

• Quest’ultima è un processo lasciato alle occasioni e alle risorse diffuse sia nella quotidianità sia nell’ambiente di vita.

• L’educazione informale costituisce una inesauribile quanto imprevedibile, risorsa educativa in quanto è scoperta di

nuove possibilità e rigenerazione di situazioni già vissute. La sua imprevedibilità può costituire un rischio poiché il

suo significato educativo non è valutato o controllato.

• Quindi, a differenza dell’educazione formale e non formale, che sono intenzionali e progettuali, quella informale,

non è intenzionale, né progettuale e la sua esperienza quotidiana non è codificabile.

• Questi tre canali di educazione non vanno pensati in modo distinto e separato, ma è possibile che nella realtà, tra

questi campi, ci siano delle interazioni o sovrapposizioni, come testimonia la scuola stessa. Infatti essa è sicuramente

lo spazio di una educazione formale in quanto preposta al raggiungimento di fini e obiettivi formalmente

riconosciuti. Dopodiché al suo interno è possibile che si organizzino delle attività non formali come ad esempio,

laboratori teatrali o attività sportive che hanno obiettivi educativi specifici. Al contempo però, la vita scolastica è

poiché il rapporto con il gruppo dei pari è all’origine di un’esperienza

occasione di continua educazione informale,

educativa che si fa autentico spazio di prova e di confronto con sé e con gli altri.

4. Pedagogia sociale:

• la pedagogia sociale è la scienza della società educante, volta a promuovere nei gruppi e nelle istituzioni sociali la

conoscenza della loro funzione educante e l’azione necessaria a far sì che esse siano in modo efficace il luogo in cui

le persone realizzano lo sviluppo della propria umanità particolare e nel contempo, assolvono alla funzione della

riproduzione della società e della cultura.

• l’andamento

La pedagogia sociale dunque, ha come obiettivo quello di studiare progetti educativi che riguardano

della comunità sociale, le singole istituzioni educative, il ruolo e le funzioni dei soggetti in esse agenti: così

operando, si trova ad interpretare le esigenze sociali per offrire un servizio a tutte le persone . La pedagogia sociale,

quindi, attraverso le istituzioni, educa le persone alla socialità, alla responsabilità, alla solidarietà, ma anche

sensibilizzare gli stessi organi istituzionali e chi ne è a capo.

• Tra gli oggetti privilegiati di indagine della pedagogia sociale abbiamo le diverse istituzioni sociali (famiglia, scuola,

università, lavoro, servizi) e la progettazione di modalità opportune di intervento, finalizzate alla promozione del

benessere personale e sociale e, di conseguenza, alla prevenzione del disagio.

• La pedagogia sociale è strumento di riflessione per analizzare e studiare le strutture e i processi educativi collegati

con la socializzazione e la crescita della persona nei vari contesti in cui si trova inserita sin dalla sua nascita.

• la società deve fare non tanto per l’educazione (al

Aldo agazzi afferma che la pedagogia sociale definisce ciò che questa disciplina riflette così sull’esperienza

pari importante), quanto per potere essere il più possibile educante,

educativa come esperienza socialmente determinata.

5. Pedagogia generale: ( + arte e scienza)

• è l’insieme articolato e argomentato delle teorizzazioni e delle attività scientifiche (teorico-

La pedagogia generale

pratiche) aventi per oggetto l’educazione e le dinamiche connesse come:

- istruzione

- sviluppo

- socializzazione

- apprendimento

- formazione

Che hanno tratti in comune con l’educazione che ne costituisce la contestualizzazione generale di significato e di

senso globale: sono condizioni necessarie ma non sufficienti per il darsi dell’educazione. (acone, 2001)

• La pedagogia generale è lo studio scientifico dell’opera che ha carattere –

teoretico formativo (teorie) poichè

<
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher educandoci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia Generale e Sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Bassiano Rossi Pietro.
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