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Dante - Divina Commedia

Appunti essenziali su autore e opera, utili per liceo ed università. Suddivisa in capitoli e strutturata per apprendere le basi medievali, inoltre alcuni canti sono commentati. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Prandi dell’università degli Studi Ca' Foscari Venezia - Unive. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Introduzione a Dante docente Prof. L. Prandi

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ESTRATTO DOCUMENTO

La montagna del purgatorio è circondata dalle acque, un regno migliore dell’inferno,

dell’ingegno poetico

ma è anche metafora come una nave che solca le acque.

Dante afferma di aver preso il testimone di Virgilio, della

Nella terza terzina

poesia morta, la quale risorgerà con la sua opera ecco perché Virgilio pareva

fioco.

come già detto

Dante si rivolge ora alle sante muse e si rivolge alla più importante Calliope, vengono

evocate anche le piche che persero la gara di canto contro Calliope divenendo gazze,

essa è una punizione, Dante evoca una punizione. Nel purgatorio le anime sono

destinate al paradiso, la sfida che Dante lancia alla poesia qui è più audace.

3. Prologo del Paradiso (36 versi)

L’io qui è assente all’inizio, il protagonista qui è Dio, Dante afferma che vede cose

segrete che non si possono ripetere avvicinandosi all’apice dei propri desideri (nel

 non si parla più di ingegno, ma di

Paradiso il desiderio è al culmine), qui

intelletto. Esso qui sprofonda in modo abissale e la memoria non riesce a

ricordare .

Non vi sono le muse, ma il dio della poesia Apollo. Dante gli chiede di poter contenere

l’alloro (pianta sacra), deve quindi innalzare la sua poesia.

Anche qui è presente una punizione, quella di Marsia che sfidò Apollo

perdendo, venne punito legato ad un albero capovolto e scuoiato vivo. Dante utilizza

Dante sta cercando di

qui immagini che indicano il rovesciamento, come il Proteon.

compiere un’operazione impossibile, descrivere un regno senza spazio,

tempo, materia e dovrà farlo come attraverso uno specchio, cioè appunto

l’immagine rovesciata .

La sfida che Dante affronta nel Paradiso è molto più rischiosa.

In Paradiso verso XXV Dante afferma che mira a prendere la corona per aver scritto un

poema che aveva lo scopo di salvare l’intera umanità, viene evocato il battesimo

come atto di salvezza dell’umanità.

La commedia dovrebbe avere una funzione redentiva per l’umanità.

Nell’inferno Virgilio subisce una serie di sconfitte poiché visse prima di Cristo,

nell’inferno viene chiuso fuori dalla città di Dite, egli subisce l’umiliazione di fronte a

Dante. Solo l’arrivo di un angelo aprirà le porte.

Virgilio come Dante ha la doppia dimensione personaggio-autore, in inferno XIII nel

canto dei suicidi Virgilio fa riferimento all’Eneide quando Apolinoro viene sepolto e

diviene un arbusto ed Enea spezzando un ramo fa uscire sangue sentendo la voce di

lamento. Qui accade la stessa cosa con l’anima di Pierre.

egli spezza un ramo e ha il colloquio

Abbiamo una “clonazione” da parte di Dante,

con l’anima, poi Virgilio dice che se Dante avesse prestato fede all’Eneide

non avrebbe spezzato il ramo ferendolo, ma lui gli ha detto di spezzarlo

perché ciò che aveva scritto lui era incredibile (falso) .

Dante ci sta dicendo che quello che nell’Eneide era

Possiamo affermare che

incredibile (falso) diventa vero nella sua opera . Dante vuole che per il lettore ciò

che lui descrive sia reale.

Virgilio nel purgatorio XXX scompare, ma scompare anche il Virgilio autore.

Ritorno dopo anni dalla Vita Nuova Beatrice, Dante afferma che tutte le anime del

purgatorio dicevano “benedetto colui che viene” e fa una citazione classica di Virgilio,

Dante aggiunge gli effetti dell’apparizione di Beatrice e si volta verso Virgilio. Compare

il nome di Dante pronunciato da Beatrice, ella sarà inizialmente una presenza severa

questa è un’allusione alle Georgiche di Virgilio quando Orfeo viene fatto a

pezzi dalle baccanti, la testa di Orfeo chiamerà ancora tre volte l’amata, così

come Virgilio è chiamato tre volte da Dante .

Si dissolve il personaggio di Virgilio e la sparizione da citazione, ad allusione a

sparizione del Virgilio autore e Dante piangendo affronta il superamento del padre

Virgilio.

Trivio discipline:

- Grammatica (studio del latino sulle opere di Virgilio)

- Retorica (arte della persuasione)

- Dialettica (opinione)

La figura di Beatrice

Beatrice accompagnerà Dante nella terza cantica, lei possiede la funzione di dare

spiegazioni a Dante, ma è anche un personaggio con la sua complessità e sta nel fatto

per Dante il lettore deve conoscere e aver letto precedentemente la

che

“Vita nova”.

Qui vi è un ritorno di Beatrice dopo la morte, un ritorno dopo il termine della “Vita

nova”, inizialmente si presenta come un’anima dura che porta Dante al pianto.

Afferma che se Dante avesse seguito il suo esempio della retta via non si troverebbe lì,

il viaggio all’inferno è dovuto all’abbandono della retta via.

Dante ha seguito immagini false di bene che non danno ciò che promettono,

Beatrice si riferisce agli altri amori da lui cantati ma anche al fatto che

Dante si dedicò alla filosofia ponendo in essa l’intera felicità umana (l’opera

del “Convivio”).

Beatrice giunge a pensare che l’unico modo per correggere il suo cammino fosse

mostrargli le anime dell’inferno, per questo Dante compie il viaggio.

Beatrice utilizza nuovamente la metafora delle penne come nel canto XXIV

del purgatorio affermando che dopo la sua morte è precipitato come un

volatile .

Dante alla fine del XXXI fa un grande elogio a Beatrice , la quale si siede nel suo

lo ha

seggio e viene omaggiata, Dante dice che tutto ciò che ha visto è merito suo e

reso uomo libero dal peccato .

Teoria politica e profezia

Dante afferma che un cane da caccia riuscirà a scacciare la lupa, cioè la

cupidigia, su questo vi sono molte teorie, tra le molte Dante stesso potrebbe

essere il Veltro.

Dante presenta la Commedia come una vera e propria profezia.

Le profezie devono essere oscure, devono possedere molte spiegazioni, per questo

motivo vi sono molte ipotesi senza una soluzione finale.

Attraverso le invettive Dante chiarisce la sua posizione politica al lettore con categorie

etiche e morali, Dante distingue le realtà temporali da quelle spirituali, l’ambito civile

spetta all’imperatore, quello religioso al Papa.

Beatitudine della vita eterna – Papa come guida

 Beatitudine vita terrena – imperatore come guida

 L’ordine delle gerarchie terrene rispecchia l’ordine celeste, l’imperatore ha

 dunque ricevuto un mandato da Dio.

La profezia è importante per la sfera politica, questa era legata alla sfera religiosa e

quella morale. Nella Bibbia vi sono i profeti, da qui il legame e il modello preso da

Dante. Anche le invettive sono utilizzate da Dante come armi politiche per denunciare

fatti, i dannati hanno la capacità d’avere visioni profetiche.

Per Dante ciò che costituisce la rovina di Firenze è la cupidigia, l’attaccamento al

denaro.

Per Dante vi sono due figure garanti: il Papa e l’imperatore; Dante nella “monarchia”

sposta il concetto da solo intellettuale a anche morale, per la felicità nella vita terrena

e quella successiva sono date due guide, il Papa e l’imperatore.

La monarchia finì nell’indice dei libri proibiti poiché Dante afferma che il Papa deve

occuparsi esclusivamente di tutto ciò che è legato all’aspetto religioso.

Nel XVI del purgatorio un’anima parla della degenerazione della funzione del Papa, il

quale avrebbe unito il suo bastone alla spada con effetti nefasti.

Dante lamenta nel suo tempo una decadenza del papato e dell’impero, nel Purgatorio

XVI parla dei danni enormi prodotti dalla lotta secolare di Papa e imperatore.

L’imperatore viene visto da Dante come un pastore che scaccia le pecore, parla anche

di volpi insidiose (Firenze) che si ribellano all’imperatore.

La finalità di Dante è etica e morale e per giungerci utilizza mezzi di argomentazione

spirituali e biblici.

La missione di Dante

Cacciaguida,

Dante incontra un antico antenato di Dante, egli prese parte ad una

crociata ed è di stirpe nobile. La sua importanza è tale da apparire in ben tre canti, dal

XV al XVII.

Dante afferma che Cacciaguida ha una capacità profetica poiché guarda Dio, un eterno

presente, i beati vedono dunque il futuro.

La visione di Dio è “dipinta”, poiché con lo sguardo ha una visione immediata totale. Il

futuro degli uomini è aperto e condizionato dalle loro azioni avendo il libero arbitrio,

Dio vede ciò che gli uomini sceglieranno.

Il viaggio di Dante è immaginato nel 1300, cioè un anno prima del suo esilio, può

quindi utilizzare elementi già capitati che nella finzione dell’opera devono ancora

accadere. Dante chiede riguardo le profezie negative ricevute, egli vorrebbe limitare i

danni per ciò che gli spetterà in futuro.

A Dante viene profetizzata la sua cacciata ed il suo esilio da Firenze, lui verrà accusato

da tutti, ma ci sarà una vendetta a testimone della verità.

Dante sarà sempre ospite di qualcuno e mai a casa sua, inoltre dovrà sopportare la

compagnia dei guelfi bianchi, ex compagni di Dante che gli si rivolgeranno contro. Loro

saranno però uccisi e non lui.

Dante afferma di dover restare saldo ai colpi che riceverà e teme che se scriverà le

esperienze del suo viaggio saranno compromessi i luoghi in cui sarà ospitato. Teme

dunque la ritorsione di molti.

Se dice la verità non saprà più dove andare, ma se non lo fa teme di perdere la fama

immortale che gli garantirebbe il suo poema.

Cacciaguida dice che in molti si arrabbieranno, ma lui dovrà scrivere tutta la sua

visione poiché la sua denuncia avrà effetti positivi sull’umanità.

Dante ha visitato i tre regni proprio per scrivere la Commedia, perché il lettore

Nella finzione del poema l’imperatore Arrigo VII ancora è in vita e Dante gli assegna in

Paradiso XXX un posto nel paradiso a lui.

Filosofia, teologia e poesia nella Commedia

Al tempo di Dante la teologia prende importanza a Parigi soprattutto a Parigi, si

consolida inoltre la filosofia scolastica la quale aveva un approccio “scientifico”

fondandosi sulla metafisica. Secondo loro la quinta essenza celeste era incorruttibile,

studiavano le intelligenze angeliche.

La filosofia di quell’epoca non assegna alla poesia un ruolo elevato, cambia totalmente

la poesia staccandosi da quella neoplatonica. La concezione medievale di Dante fino al

convivio è quella della poesia come un modo indiretto (allegoria) di esprimere la verità

velata.

La vera filosofia medievale si sposta in ambito scientifico e non nella poesia.

Dante rimette la poesia al centro della riflessione intellettuale e gli assegna

un valore conoscitivo assoluto, egli vuole essere un poeta-teologo .

Convivio II – 4 sensi (livelli) di interpretazione del testo :

Letterale

- , il più basso, strettamente legato al testo, nella Commedia la

situazione delle anime dopo la morte.

Allegorico

- , il quale si nasconde sotto il manto, una verità nascosta sotto una

bella menzogna, Dante fa l’esempio di Orfeo e la cetra. Educa gli uomini alle

scienze e alle arti.

Dante fa una precisazione, afferma che i teologi non intendono l’allegoria come

 i poeti antichi, egli comprende che per i teologi il senso letterale della poesia è

falso; non vi è significato profondo nella poesia in generale. Nella Divina

Commedia dove l’allegoria ha un valore assoluto per molto tempo è stata vista

con il pensiero opposto di Tommaso d’Aquino.

Morale

- , il lettore lo deve cercare e Dante fa l’esempio della trasfigurazione di

Cristo. Esso riguarda la vita terrena.

Anagogico

- , senso profondo ultraterreno, il destino delle anime dopo la morte.

Epistola XIII a Cangrande della Scala :

Dante considera allegorico, morale e anagogico in un’unica categoria (sovrasensi) e

separatamente quello letterale. Rispetto al convivio vi è un cambiamento, qui al

centro vi è l’opera letteraria, la poesia è allo stesso livello delle sacre scritture, la

Commedia equivale al testo sacro. Dante chiede di crede alla finzione della Commedia

così da godersi il testo.

Canto XVI inferno:

Qui vi è una voragine, per oltrepassarla appare la creatura della menzogna e Dante

dice che all’uomo si deve tacere la verità se questa è incredibile, altrimenti apparirei

come bugiardo.

Dante afferma che sa che appare una bugia, ma egli giura sul suo testo che ha

davvero visto emergere dal buio una figura incredibile e spaventosa.

Purgatorio XXIX:

Dante vede una processione ed un carro con 4 ruote, dove vengono rappresentati i 4

evangelisti. Egli descrive qui degli angeli dal testo di Ezechiele il quale afferma che

queste figura hanno 4 ali, mentre nel vangelo di Giovanni si dice che hanno 6 ali.

Dante afferma che questi animali hanno 6 ali dicendo che Giovanni era con lui e si

differenzia da Ezechiele.

Il metro di misura non è la scrittura, è Giovanni a seguire Dante e non il contrario, il

valore della Commedia per Dante è pari e superiore a quello delle scritture. Autorità

elevata che Dante si assegna al centro.

La divina allegoresi

Dante afferma che il paradiso non può essere letto come le altre due cantiche, nel

paradiso la materia non c’è perciò non si può descrivere con i sensi. Ecco perché nei

primi due canti Dante avverte il lettore che egli può apprendere solo dai sensi, per

questo la Bibbia si piega ai limiti umani percettivi.

Viene qui citato il Timeo, il quale racconta la creazione del mondo, ma esso discorda

da ciò che si vede nella Commedia. Secondo Platone le anime si appesantiscono

cadendo dentro un corpo e dopo la morte queste anime tornano alla loro stella per poi

riprecipitare in un altro corpo umano o animale.

Dante applica l’allegoresi alla filosofia di Platone affermando che questa affermazione

va oltre il letterale ed il suo intento è meritevole, bisogna interpretarlo come la

scrittura.

Platone è fondamentale per capire le modalità di lettura della Commedia, dopo la

Bibbia e dopo Platone verrebbe dunque Dante.

Tutte le anime stanno nell’Empireo, ma Dante non potrebbe reggere quella visione,

perciò scendono mostrandosi un po’ alla volta così che egli possa raccontare ciò che

ha visto, l’allegoresi viene dunque applicata anche alla Commedia così come a Platone

e nella Bibbia.

Difficoltà di poter ricordare ciò che viene visto nel Paradiso

 La difficoltà di descrivere a parole ciò che ricorda data l’elevatezza

Canto V Inferno

Primo cerchio infernale, quello dei lussuriosi, dove le anime sono sbattute ovunque da

una forte tempesta legata alla vita disordinata dalla violenza della passione. L’amore

passionale è centrale al tempo di Dante ad esempio nei poeti provenzali.

Il dolore delle anime percuote profondamente

Dante, il luogo è “muto di luce” (sinestesia) in

opposizione alle grida delle anime.

Presente la metafora del vento che muggisce

la quale ci porta in una sfera non umana dove

i dannati hanno rinunciato alla loro umanità.

Il suono -r è continuo e dà un effetto di

ruvidezza nel verso.

I dannati maledicono la punizione, Dante qui

comprende di trovarsi nel cerchio dei

lussuriosi.

Sillabe brevi con accento su mena, questo per

dare ‘impressione dinamica e di assoluta

violenza.

Dante parla dei “lai”, un genere medievale

letterario poetico che esprimono dolore e

sofferenza. “lai” significa sia “lamento” sia questo

genere letterario.

Riferimento alla regina di Assiria Semiramide,

donna che ebbe moltissimi amanti. Lei rese lecito

tutto ciò che amava.

Cita anche Cleopatra, ma mischia i personaggi

storici con uno letterario, cioè Didone (da Virgilio).

Introduce anche Elena ed Achille, altri personaggi

letterali.

Altro personaggio letterale è Tristano e poi Paride, indica dunque anche uomini non

solo donne. La storia si mescola con l’invenzione, il poeta Virgilio riconosce personaggi

nati dopo di lui poiché nel limbo Virgilio può vedere il futuro.

Dante sente pietà e condivide il loro dolore data la

loro natura letteraria

Dante si concentra su due anime che volano

insieme (metafora volo degli uccelli), l’essere

trascinate delle anime diviene qui leggerezza.

Virgilio dice di pregare loro di parlargli in nome

dell’amore (non lussuria) che li ha uniti.

Dante li chiama e li prega di parlare.

Dante è emotivamente coinvolto, le colombe

rappresentavano la lussuria per i medievali.

Francesca parla a Dante definendolo una creatura gentile, viene introdotto un

elemento di bene in un regno dove regna il male. Presente il colore rosso della

passione ed il sangue (il marito di Francesca uccide gli amanti).

Francesca si definisce un male perverso.

La bufera si calma per permettere alle anime di parlare con Dante.

Francesca parla di sé e della sua vita, ritorna

nuovamente la parola “pace”.

Da qui le prossime tre terzine iniziano con la parola “Amor”,

questi versi esprimono una teoria dell’amore.

Francesca dice che l’amore è un tratto distintivo della

migliore umanità nonostante si trovi all’inferno. “ancor

m’offende”, l’amore ancora vince con la dannazione, il gesto

del marito nell’ucciderli è come dissacratorio e ora ne

pagano le conseguenze. Francesca non accetta la sua

dannazione.

“Amor, ch’nulla...” Dante pone tre declinazioni di

amore che vuole reciprocità. Lei afferma di esser stata

presa d’amore per Paolo tanto che ancora non l’ha

abbandonato il punto di vista di Dio e Francesca non

coincidono, per Dio è una punizione nel ricordare, per

Francesca è un modo per restare uniti perfino

all’inferno, legge la sua punizione in maniera personale. Da

vita si passa a morte, ma in questa morte c’è il “noi”.

L’unione è più forte della morte. Il marito è punito con una

pena peggiore, queste sono le uniche parole destinate al

marito omicida.

Dante rimane pensieroso con la testa bassa.

Dante si concentra su come è nato l’amore, non

sulla morte.

Importante la parola “passo”, esso è il luogo del

testo esplicitando la natura letteraria del peccato.

Dante usa ripetutamente “dolce”, centrale negli

Stilnovisti.

Francesca evidenzia il dolore nel ricordare la

felicità passata, ma dato il suo “affetto” lei lo

racconta.

Il pianto crea empatia da Francesca a Dante e con

i lettori.

Si entra nel cuore della vicenda e troviamo il libro

“galeotto”, la storia dell’amore di Lancillotto per

la regina Ginevra, la moglie di Artù.

Erano insieme e leggevano questo libro, soli e

“senza sospetto” cioè senza sapere di essere

innamorati l’uno dell’altra non riuscivano a

vedere oltre, non capivano che dovevano

fermarsi. Dalla sfera della lettura sono passati alla passione nella realtà, bisognava

fermarsi prima, avere il sospetto.

Essi sono guidati da una forza più grande, furono vinti da un “punto” (nel canto XXX

del Paradiso riprende la parola ponendo l’amore di Beatrice con anti-Francesca), cioè

quando lessero del bacio tra Ginevra e Lancillotto.

Leggono il bacio e si baciano, unione vita e letteratura scambiano la vita con

la letteratura.

Subito afferma che ora essendo anime dannate lui non si separerà mai da lei.

L’amore prosegue nella vita, il libro rimarrà chiuso, Dante qui per pietà sviene

come un corpo morto, il personaggio Dante nel suo cammino cambia. Egli si fa

coinvolgere totalmente e sviene esponendosi come complice data la sua pietà, egli

non può rimanere indifferente alla vicenda. La debolezza di Dante arriva fino a noi.

Il canto di Ulisse:

La figura di Ulisse è un modello d’eccellenza

intellettuale, non solo per l’uso della sua

ragione, ma anche per l’uso della parola (vicino

alla letteratura). Egli è dunque pregnante di

letteratura nonostante la distanza.

L’atteggiamento dantesco diviene qui

complesso, Dante si modifica nel suo cammino,

all’inizio egli è più fragile ed esposto al peccato.

Ci troviamo nella parte finale dell’inferno dove si

trovano i traditori, l’ottava bolgia. Si vedono

delle fiamme che circondano i dannati, nella

fiamma di Ulisse è presente anche Diomede.

Dante ha inizialmente una visione panoramica

del paesaggio, non è angosciante, anzi,

contrasta con l’ambiente presente:

Parafrasi:

Quante sono le lucciole che il contadino dall’alto

della collina in cui dimora si riposa, durante la

stagione nella quale il sole ci mostra i sui raggi

(estate) vede giù per la vallea nella pianura

sottostante forse dove ci sono le sue vigne che

coltiva,

quando la mosca lascia il posto alla zanzara

(sera), allo stesso modo la bolgia sottostante

splendeva di fiamme, si accorse di dove si

trovava.

Parafrasi:

Quando i cavalli di fuoco erti s’innalzarono (Elia)

Non si poteva vedere nulla se non la fiamma,

allo stesso modo la fiamma dei dannati si

vedeva nella gola del fosso.

Si sottraeva alla vista l’anima del peccatore, “furto” alla vista”

La doppia similitudine delle lucciole e del profeta Elia col cavallo di fuoco

 possiede l’aspetto della luminosità, entrambe fonti di luce, ma l’aspetto

contrastante è lo spazio. Nel primo caso lo sguardo del contadino va dall’alto

verso il basso, nel secondo si va dal basso verso l’alto similitudini speculari

tra loro.

Parafrasi:

Dante stava su uno sperone di roccia e guardando in basso ha un capogiro,

s’aggrappa ad una roccia. Questo capogiro è il rovescio delle similitudini sopracitate,

da paesaggio soave si passa alla negatività dell’inferno.

Virgilio che lo vide attento gli spiega che nei

fuochi vi sono i dannati, avvolti dal fuoco che

li brucia.

Dante pone una domanda a Virgilio dopo

aver detto che già lo aveva capito.

Chiede chi sia il dannato nel fuoco diverso,

quello che termina con due punte anziché

una (riferimento alla Tebaide di Stazio con il

personaggio di Eteocle, bruciati dall’odio tra i

fratelli si separano le fiammelle).

Si trovano Ulisse e Diomede, uniti e divisi

dalla loro punizione.

Il peccato è quello dell’inganno del cavallo,

che fece distruggere Troia con l’inganno.

Riferimento alla statua sottratta.

Segnali:

Dante prima rischiava di cadere, qui invece è

presente una forte enfasi di Dante data la

sua forte curiosità nel voler parlare con

Ulisse. Si sporge poiché desidera parlare a tutti i costi. Si spiega questo gesto per la

straordinarietà di Ulisse e poiché è prototipo di intellettuale, uomo capace di

governare la parola come un poeta.

Virgilio approva la sua richiesta, degna di lode, nonostante l’insidia del parlare con un

fraudolento, si rischia di cadere in trappola.

Virgilio chiede di potergli parlare lui, poiché ha compreso ciò che gli vuole chiedere.

Afferma che i greci sono diffidenti greci come superbi e diffidenti. Virgilio subisce

sconfitte dinanzi al cristiano, ma qui vi è Ulisse, siamo nel mondo di Virgilio.

La fiamma si avvicina ed inizia il discorso di Virgilio verso Ulisse.

Grande apertura retorica di Virgilio, presenti

artifizi retorici.

Domanda come loro siano morti e finiti in quel

luogo.

Prologo al discorso di Ulisse, la fiamma d’Ulisse

si agita ed inizia a mormorare, vi è un lamento

della fiamma che viene agitata da un vento.

La lingua della fiamma è una lingua che parla,

vi è un concentrato di ciò che era Ulisse, lingua

capacità oratoria di Ulisse.

Parte il monologo di Ulisse (come Francesca):

Ulisse parte la descrizione del viaggio da Circe

che lo trattenne per più di un anno.

Né l’amore del figlio, né per Penelope o il padre poteva vincere nel suo cuore il

desiderio ardente che egli ebbe non appena tornato ad esplorare il mondo e l’animo

umano.

Un viaggio non solo materiale ed esterno, ma interno ai segreti dell’uomo interiore,

esattamente come quello di Dante.

Egli affrontò un viaggio in mare aperto con un gruppo di persone, non era solo.

Il viaggio li porta lungo molte coste. Ulisse qui è sottolineato come vecchio, non

giovane e pieno di forze, egli è invecchiato

ma non “tira i remi in barca”, al contrario

continua a farlo. Arrivarono alle colonne

d’Ercole.

Qui vi è un discorso nel discorso di Ulisse.

Si trovano al tramonto della vita di Ulisse,

ma la definisce una vigilia, il momento

migliore. Dinanzi alla vecchiaia parla di

rinascita.

Nell’epoca di Dante non si chiede di fare

esperienza, ma Dante è intellettuale e non

si accontenta, Ulisse difatti si è spinto oltre

il limite indagando. Ulisse è andato oltre.

Chi vive senza conoscenza vive come un

bruto, l’uomo segue la virtù (etica) e la

conoscenza (intellettivo).

I compagni furono desiderosi di continuare, tanto da non poterli convincere a tornare.

Dante riprende i versi di Virgilio nell’Eneide quando parla di Icaro remi paragonati

ad ali, una nave che vola verso il proibito.

La notte mostra tutte le stelle del polo, Ulisse ha raggiunto terre sconosciute.

Dopo cinque mesi, finalmente entrarono nell’alto (aggettivo importante) passo.

Apparve loro una montagna, quella del purgatorio, dove l’uomo non può mettere

piede.

Si allegrarono, ma subito divenne pianto, poiché dalla terra arrivò un forte vento che

colpì la prua della nave.

Fece girare tre volte la prua della nave, alla quarta la poppa si sollevò e la prua

sprofonda nell’abisso, come voleva Dio (non espresso direttamente).

Finché il mare si richiuse sopra loro.

Ulisse ed i compagni passano sullo

 sfondo, in primo piano arriva la

punizione divina, nelle ultime battute vi sono gli eventi descritti

oggettivamente, il lettore si trova dinanzi un dilemma, cosa pensare di Ulisse.

Dante non dona una risposta, fa riflettere il lettore. L’Ulisse di Dante è differente

da quello più antico, nessuno ne riparlerà fino a Joyce.

Canto I Purgatorio

Catone è il guardiano e rappresentante di morale fatto eccetto della fede essendo

nato prima di Cristo, egli di uccise come atto di forza per non subire la sottomissione a

Cesare. Il purgatorio si apre con la sua figura.

Nel purgatorio si parla dell’ingegno umano con poesia e arte, la parola “arte” in Dante

si sposa spesso con “natura”. L’arte è umana e l’artista è colui che crea, concetto

rivoluzionario nell’epoca di Dante. La creazione dal nulla al tempo di Dante era

totalmente inesistente come concetto. La natura nel medioevo è dunque l’arte di Dio

dove egli è il vero artista e possiede un progetto, la natura è intermediaria dell’arte

divina e da li arriva l’universo. Dante però impone il concetto di “artista umano”, il

quale fa ciò che fa Dio in maniera estremamente simili, l’uomo imita Dio nell’opera di

creazione.

Dante incorre nel rischio di essere blasfemo, il quale pretenderebbe di imitare l’opera

di Dio. Il canto XI mostra questo rischio, dove Dante mostra delle sue creazioni.

L’arte divina sarà qui rappresentata da particolari bassorilievi fatti da Dio, ma descritti

da Dante, il vero artista quindi chi diviene tra i due? Dante parla in tutta la Commedia


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in filologia e letteratura italiana
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DavideLettere di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione a Dante e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Prandi Luisa.

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