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Introduzione alla Divina Commedia

Lezione introduttiva

Dante ha una posizione agonistica verso sé stesso e muta continuamente la sua scrittura, avviene quindi una progressione, un processo lungo teorico e poetico (concezione della poesia). Questa progressione culmina con la Divina Commedia. La progressione di Dante porta ad una più alta complessità. La Commedia è un punto di arrivo, poiché è poesia e riflessione su essa allo stesso tempo. Essa è un grande sistema articolato che funziona come strumento della memoria, Dante vuole che il lettore ricordi tutto a memoria. Ogni luogo rappresenta un concetto, avveniva una divisione delle cose da ricordare associati a delle stanze. La Commedia è come una grande “città”.

Le anime sono fissate nel loro luogo con il momento del loro peccato mortale. Dante ci pone in un contesto nel quale l’Io è triplice: Dante che vive le vicende, Dante autore e un terzo Dante che deve ricordare ciò che ha vissuto da protagonista (nel Paradiso per esempio Dante fatica a ricordare).

Il titolo “Comedìa” è il titolo di partenza che Dante assegna, essa è un genere umile e non elevato. Nella lettera di Dante a Cangrande egli afferma che La Comedìa inizia difficoltosa per terminare felicemente, egli scrive quest’opera in volgare. Fu chiesto a Dante perché non scrisse in latino, la sua scelta lasciò perplessità, Dante rispose ironicamente. Comedìa poiché scritta in uno stile dunque umile, inoltre Auerbach (studioso del medioevo) sostiene che lo scrittore cristiano dovrà scegliere una scrittura non alta, ma umile. Dante fa questo, parla di concetti altissimi ponendoli alla nostra portata.

Virgilio accompagna Dante dall’Inferno al XXX del Purgatorio, egli è il più alto esponente della poesia latina. Tra i due nell’opera si instaura un legame discepolo – maestro, Virgilio chiama la sua maggiore opera “tragedìa”. Dante nel Paradiso cambierà il nome all’opera da Comedìa a Poema Sacro, al di sopra dell’Eneide. Egli ha un vantaggio rispetto a Virgilio poiché ha conosciuto la rivelazione cristiana. Dante non conosceva il greco, non lesse l’Odissea, lesse solo dei riassunti. Per Dante è fondamentale l’Eneide di Virgilio, nella discesa negli inferi vi sono molte similitudini con Dante. Un terzo elemento fondamentale è “Il sogno di Scipione”.

Modelli cristiani e contesto storico

I due modelli cristiani più importanti sono:

  • Paolo 2, Corinzi: Paolo compie un viaggio in carne ed ossa in cielo tacendo il viaggio.
  • Apocalisse e Gerusalemme celeste.

La nascita del regno del purgatorio è vicina a Dante, nella seconda metà del XII secolo. Il purgatorio però è sempre visto e le descrizioni sono simili all’inferno. Dal sogno di Dante iniziale non si comprende se Dante stia compiendo un sogno oppure sia sveglio. In una raffigurazione troviamo Dante dormiente e un Dante che cammina accanto, come se quello intento a camminare sia una proiezione del sogno di Dante. L’io narrante, il primo aggettivo personale che troviamo è nostra, un plurale, un gesto che mostra la volontà di dare un racconto che possa essere condiviso da tutti. Questo cammino potrebbe capitare a chiunque. Il "mi ritrovai" riporta al personaggio di Dante.

Nel medioevo l’unico vero autore era ritenuto Dio, vi erano tanti livelli di autorità, quello di autore è il massimo complimento. Livelli inferiori erano il compilatore, il commentatore, ecc.

Dante e il volgare

Il primo libro Convivio: la stesura si interruppe, a causa delle condizioni di Dante dopo l’esilio e poiché Dante abbandonò l’idea per scrivere la Commedia. Dante afferma che vuole con quest’opera condividere il “pane intellettuale” con il numero di persone maggiore possibile. Spiega che il volgare è per lui prezioso poiché da esso ha ricevuto un beneficio, esso lo ha nutrito fin dalla nascita positivamente, è uno strumento che accompagna Dante fin dalla nascita.

Il Convivio ha una struttura interessante, si apre con una canzone e tutta la parte successiva è un commento alla canzone. La canzone nella quale scrittura il convivio è dato come un sole che illumina persone al buio, essa è un’immagine evangelica tratta dal vangelo di Giovanni. Dante afferma che il latino è superiore solo per la codificazione grammaticale, esso è grammatica.

De vulgari eloquentia: anch’essa opera incompiuta tenta di fare per la prima volta un ragionamento sulla lingua partendo dalla lingua di Adamo, fino alla torre di Babele, per arrivare alle lingue del suo tempo in Europa ma soprattutto in Italia dove individua 14 varietà linguistiche. Dante qui sostiene che il volgare è superiore al latino, poiché più spontanea e poiché è nato prima, poiché per Dante la parola di Adamo era volgare (concetto importante nel medioevo), secondo Dante essendo Adamo creato da Dio parlava una lingua perfetta. Dopo questa perfezione arriva la torre di Babele, lì fu tolta all’uomo la lingua perfetta per aver sfidato Dio.

Dante qui intravede l’inizio di una guerra intestina nell’umanità, egli pensa che le lingue sono decadute, ma la lingua perfetta è rimasta nell’ebraico antico, nel 26 canto del Paradiso Dante incontra Adamo ed egli gli dice le prime parole pronunciate, chiede anche se la sua lingua esiste e lui dice no, che anche l’ebraico non è la lingua perfetta. Le lingue si evolvono e non esiste una lingua perfetta.

Dante definisce il volgare in senso ipotetico, poiché l’Italia era frazionata, ma se gli italiani fossero uniti avrebbero il volgare come lingua della nazione, Dante immagina quindi secoli prima un’unità per l’Italia. Esso rappresenta come una casa comune per gli italiani. La definisce anche curiale: corte dell’imperatore come re dei romani, Dante riprende questa qualifica per affermarne la mancanza nella sua realtà: l’assenza del regno e corte imperiale in Italia. Il volgare ridona unità e un luogo centrale ad una nazione che non lo ha, tutto questo è un’utopia per Dante poiché la lingua non esisteva ancora. Il volgare in Dante punta ad obiettivi sempre più ambiziosi.

Lingua e poesia in Dante

Lo stile comico: essa è una modalità di scrittura che prende come obiettivo delle realtà umili, basse, ma esso non è rozzo; al contrario è uno stile molto difficile. Esso presenta delle rime complesse con molte consonanti. Dante si cimenta con lo stile comico nella tenzone (componimento a botta e risposta dove due poeti si rinfacciano argomentazioni di tipo filosofico, la cultura medievale era di tipo agonistica, perfino nelle università dove avvenivano dispute per spingere allo spirito critico) con Forese Donati, personaggio d’importante famiglia e amico di Dante, nella Commedia Donati viene posto come personaggio. Le accuse che si scambiano per gioco, 3 sonetti ciascuno in stile comico:

  • Dante a Forese: risente dello stile di Guinizzelli, Dante afferma che se qualcuno sente tossire la moglie di Donati potrebbe dire che ella ha trascorso l’inverno in un luogo gelido. Perfino d’agosto è raffreddata, non serve che si copra poiché la coperta è troppo corta (s’intende che Forese non le da le giuste attenzioni a letto). Nel medioevo le malattie erano per loro legate agli umori, lei è dunque malata per una mancanza “al nido”, la madre piange poiché per pochi soldi l’ha sposata col conte Guido. Stile allusivo ricco di doppi sensi con salti logici.
  • Forense risponde a Dante: al primo dicendo che il padre è un delinquente usuraio che gli permette di studiare con soldi sporchi.
  • Dante risponde qui: quando Forese afferma che l’anima del padre di Dante è legata da un complesso nodo, il nodo di Salomone. Dante accusa Forese di essere un goloso, cioè di essersi rovinato economicamente per la sua golosità, inoltre afferma che coloro che gli hanno prestato i soldi hanno registrato i suoi debiti. Dunque sarà vicino al carcere di Firenze a meno che se ne vada fuggendo poiché anche se evitasse il vizio della gola non sarebbe sufficiente per riscattare i debiti. Dante gli da del ladro, dato che conosce quest’arte potrà rifarsi subito dei soldi spesi, tanto che lui non teme quindi i debiti.

Lo stile comico qui evidenzia elementi locali per rendere difficile la sua decifrazione, questi testi rappresentano l’esordio di Dante dove si dimostra un poeta con un’alta padronanza del mezzo espressivo. In particolare nell’Inferno ci sono dei canti impregnati di comico, soprattutto nel canto dei ladri, quello dei barattieri e degli usurai. Dante attinge a qualsiasi stile in base alla necessità, la Commedia è un luogo di pluristilismo. Lo stile comico domina nell’Inferno, ma è presente anche nel Paradiso.

Nel XXIII canto del Purgatorio Dante incontra un personaggio che non riconosce poiché affamato ed assetato, la voce riporta a Dante la memoria, si tratta di Forese Donati. La faccia di Forese è la prima spia di un rapporto con la tenzone con Forese Donati, il suo aspetto gli fa compassione così come la morte sua che già ha pianto. Si trova eppure già in alto nel Purgatorio, poiché la preghiera della moglie aiutava la sua anima ad alleviare la pena. La moglie di Donati qui diviene una figura alta e sublime che ha ottenuto l’intercessione grazie alla preghiera del marito. Dante la definisce una donna molto onesta al contrario delle classiche donne di Firenze definite “sarde”.

Una seconda spia è il riferimento alla coperta, legato sempre alla tenzone. Dante dice che ormai le donne a Firenze girano mezze nude e contrappone invece la moglie di Donati lodandola. La prospettiva di Forese è un’anima che deve espiare le proprie pene, ricordando anche la gioventù con Dante, un terzo segnale per il lettore che lega Dante a Forese nella loro gioventù.

Dante agisce in modo inclusivo, non tralascia nessun argomento, lo stile comico ci dice quanto comprensivo sia lo sguardo di Dante sul mondo. Dante è stato la finestra attraverso la quale molti autori successivi conobbero molti autori e furono condizionati da lui.

Dante afferma che i toscani credono di avere la lingua perfetta, ma Dante li definisce poeti “municipali”, cioè con una lingua ristretta alla loro zona di residenza. Egli cerca una lingua universale che valga per tutti. Guittone d’Arezzo (concorrenziale a Dante) è un poeta che ebbe una conversione passando a scrivere rime sacre e d’argomento morale, una parabola simile a quella di Dante. Allo stesso modo Dante passa da rime d’amore alla Commedia, una poesia di argomento sacro. Guittone ama le difficoltà tecniche e sceglie uno stile arduo analogamente a Dante ed alle sue rime petrose.

Vi è quindi una sorta di rivalità percepita da Dante, Guittone si presente davanti alla Chiesa con ruolo moralizzatore così come in Dante, egli è dunque un personaggio scomodo per Dante poiché rischiava di indebolire la novità di Dante. Bonagiunta da Lucca era un poeta siculo-toscano, il modo di poetare siciliano si era trapiantato in toscana ed i testi furono copiati in toscana con un adattamento linguistico, svanisce qui la rima siciliana. I poeti siculo-toscani erano pre stilnovisti. Dante afferma che la loro lingua sarà non più che municipale e mai curiale, Dante fa una lista dei luoghi municipali tra cui Firenze, Pisa, Lucca, ecc.

Guido Cavalcanti, Cino da Pistoia e Guido Guizzo: secondo lui vengono salvati per la loro lingua letteraria, essi erano i rappresentanti del dolce Stilnovo. Nel Purgatorio, XXIV, 37-63, nel purgatorio Dante incontra la maggior parte dei poeti e degli artisti del suo tempo, in questi versi avviene un vero e proprio confronto con le arti liberali. Qui Dante incontra un poeta che mormora chiamato Gentucca (un nome riferito alla realtà lucchese del tempo di Dante). Dante dice all’anima di parlare in modo chiaro, l’anima risponde (dobbiamo ricordare che Dante parlava male di Lucca definendola ricca di ladri) che alcuni parlano male della sua città, ma essa sarà importante per lui. L’anima è quella di Bonagiunta e domanda a Dante se fosse l’autore di “Donne ch’avete intelletto d’amore” dove vi è la lode a Beatrice, qui vi è uno scalino superiore nella Vita Nova con questa poesia, il punto che causa l’inizio del contrasto tra Dante e Cavalcanti per la concezione dell’amore: Cavalcanti considerava l’amore una malattia distruttiva, mentre Dante in questa poesia concepisce l’amore come una forza nobilitante che raffina l’animo e può portare addirittura a Dio.

Bisogna pensare che la Vita Nova era dedicata a Cavalcanti, ma Dante ad un certo punto, con “donne ch’avete intelletto d’amore”, si allontana e distingue da Cavalcanti. Dante alla domanda dell’anima risponde in maniera un po’ evasiva dicendo che si rappresenta come un fedele scriba di ciò che detta amore, il verbo “ispirare” è usato nel Paradiso quando si rivolge ad Apollo in un contesto altissimo ed una terza occorrenza con la trinità dove le tre persone spirano tra loro contesti molto alti.

La poesia è della diretta ispirazione, naturale, spontanea e allo stesso tempo con una grande sapienza formale (dato il verbo “ditta” che nel medioevo era colui che scriveva lettere, Dante utilizza questo verbo in un’altra poesia dello Stilnovo di Dante). Bonagiunta afferma che ora si rende conto di quale sia il punto che ha fatto la differenza tra lui, Guittone d’Arezzo e i poeti dello Stilnovo, affermando che loro erano poeti municipali, il termine lucchese “issa” lo evidenzia, Dante rilegge la storia letteraria a suo modo. Dante ci pone davanti il Bonagiunta storico e quello di personaggio che interpreta i testi a favore di Dante, una sorta di riferimento metaletterario. Il termine “penne” ha una doppia valenza, quella della penna per scrivere e la penna del prendere il volo, la poesia vista come un volo, affermazione che tornerà alla fine della Commedia quando Dante afferma che il suo volo si deve fermare. Questa è inoltre la prima definizione scritta di dolce Stilnovo, così lo chiamiamo proprio da questi versi, essi sono dunque versi fondativi.

Bonagiunta da Lucca aveva polemizzato con Guido Guinizzelli: “Voi ch’avete mutata la maniera”, - detestava il fatto che gli stilnovisti avessero rinnovato la poesia introducendo concetti filosofici-teologici facendo degenerare la poesia. Dante risponde a questa accusa di Bonagiunta dicendo che loro stilnovisti hanno seguito amore e non loro.

Accusa con questi versi Guinizzelli ritenendolo incoerente data la sua intelligenza scrivere poesia per forza di scrittura (utilizzando citazioni colte) utilizzando “traier”. Dante utilizza “trasse” nei suoi versi con un chiaro riferimento di risposta a questa accusa.

Argomenti dello stile illustre secondo Dante

Quali sono gli argomenti proprio dello stile illustre, secondo Dante sono tre, l’anima vegetativa, sensitiva e razionale, l’uomo le possiede tutte e tre. La finalità più bassa è quella dell’utile (denaro), dopodiché arrivava sopra il piacere, infine ancora più in alto in concetto di bene (ad esempio rinunciare all’utile per il bene morale). All’utile corrisponde la salute (tutela interessi), il piacere l’amore e al bene la virtù.

  • Salute: tema delle armi
  • Amore: desiderio amoroso
  • Virtù: la retta volontà diretta al giusto, la rettitudine morale

Conclude Dante facendo tre nomi, alcuni poeti provenzali di lingua d’Oc: Bertran de Born (tema armi), Arnaut Daniel (tema amore) e Giraut de Bornelh (rettitudine). Dante fa poi altri due nomi (non tre perché non esisteva una poesia lirica di guerra): Cino da Pistoia (amore) e sé stesso per la rettitudine.

Purgatorio, XXVI, 23-126: Dante incontra qui Guinizzelli il quale è punito per lussuria, eppure non era lussurioso, egli qui espia la sua poesia d’amore. Dante fa un grande elogio a questo personaggio, il quale scrisse poesie dolci, raffinate e leggiadre. L’anima fa un complimento a Dante per ciò che ha scritto dicendogli che mai sarà dimenticato. Dante utilizza il termine “voi”, ma così facendo si stacca dal gruppo degli stilnovisti ponendosi un passo innanzi a lui.

Afferma Guinizzelli che colui che si trova accanto fu “miglior fabbro del parlar materno” e ciò il provenzale, fu il miglior scrittore di tema amoroso, costui è Arnaut Daniel. Gli stolti...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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