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INFERNO DIVINA COMMEDIA

LE MALEBOLGE

Le malebolge vengon considerate importanti per tre motivi:

1. Estensione —> l’ottavo cerchio è infatti la parte più ampia

dell’inferno dantesco. I canti che riguardano malevole iniziano

dal XVIII e finiscono nel XXX (15 canti);

2. Posizione —> L’inferno è costituito da 34 canti totali, il canto con

cui inizia Malebolge corrisponde al 18, quindi, con Malebolge

inizia la seconda metà dell’opera dantesca. Questo gesto è molto

utilizzato dagli autori di quell’epoca o precedenti (Virgilio con

l’Eneide fa coincidere il momento più importante dell’opera con

la metà dei canti totali, VI su XII. In quel punto, infatti, Enea

discende negli inferi e incontra l’anima del padre Anchise che gli

rivela che dalla sua discendenza nascerà una famosa stirpe che

conquisterà il mondo intero = protagonisti che faranno grande

Roma) (Ludovico Ariosto con L’Orlando Furioso pone l’episodio

della follia di Orlando, ovvero la parte più importante, a fine del

XXIII canto su 46 totali);

3. Malebolge Male = malvagie;

Bolgia = tasca, borsa;

La parola è stata inventata da Dante, utilizzata

già nel XVIII CANTO.

‘’Tasche che ospitano dei malvagi’’

Dante utilizza questo termine per i 10 fossati in cui è diviso l’ottavo cerchio.

Descrive quest’ultimi come luoghi molto stretti in cui sono ammassate molte anime e molti dannati.

Bolge = senso figurato per dire ‘stippati’, ‘attaccati’ gli uni agli altri, oggi viene utilizzato con il significato di

luogo affollato.

Nella testa, nella borsa viene inserito il denaro, infatti Dante con il termine BOLGIA vuole rifarsi al termine

DENARO perché è l’elemento che accomuna tutti i peccati di Malebolge (cupidigia, avidità)

Tanto è il tema centrale delle Malebolge, quanto lo ritroviamo anche nel canti precedenti.

DANTE E LA CUPIDIGIA

Nel I canto Dante, smarrito nella selva, vede un colle vicino a lui e pensa di poter uscire da questa selva

scalando questo colle.

Davanti a lui compaiono le 3 FIERE (beste medievali):

Lonza = lussuria o invidia? È la vestia che blocca Dante ma non lo spaventa;

• Leone = superbia;

• Lupa = cupidigia, avarizia; è la bestia che rappresenta il desiderio sfrenato di denaro, di potere.

• Viene Infatti rappresentata famelica, affamata, magra;

Dante vuole sottolineare come questi peccati siano i più pericolosi per lui (infatti lo fanno smarrire)

e per l’umanità. Spiega, inoltre, che tra le tre fiere quella che lo spaventa di più è la LUPA, la quale

rappresenta il peccato più terribile, quello che corrompe di più.

Dante torna su questi tempi sia nel Canto 7 (avari e prodigi) sia nei canti 16 - 17, ovvero quelli che

precedono malebolge.

CANTO XVI

Nel III GIRONE troviamo i violenti contro la natura ( = sodomiti), contro Dio e contro l’arte (=

usurai).

Nei sodomiti si trova Benedetto Latini (maestro di Dante).

Nel XVI canto, si descrive la pena cui devono sottostare, ovvero, una continua corsa sulla sabbia

durante una pioggia di fuoco. Mentre Dante attraversa questo girone, si avvicinano tre persone, o

meglio, tre fiorentini Guido Guerra, Tegghiaio Aldobrandi e Iacopo Rusticucci; tutti e tre hanno

ben contribuito negli anni del governo di I popolo ( governo di Firenze nel 1250 circa).

Dante parla con Iacopo Rusticucci che chiede se a Firenze esistessero ancora cortesia e valore

( Firenze città corrotta?).

Dante risponde che Firenze è corrotta e spiega le cause.

‘’ Oh Firenze, la gente nuova e i guadagni veloci hanno causato arroganza, orgoglio e dismisura a tal punto da

addolorarti.’’

- Gente nuova = famiglie che dalle campagne - Subiti guadagni = rapidità di questi grossi

si erano trasferite in città e si erano guadagni;

arricchite, le quali turbano gli equilibri - Orgoglio = quello dei guelfi neri ma anche

sociali (tensioni, rivalità invidia); quello dei guelfi bianchi;

Nel VI Canto Dante parlando con Ciacco, anima Guelfi bianchi = nuova aristocrazia;

fiorentina, chiede una profezia su Firenze e il Guelfi neri = vecchia aristocrazia;

dannato rispose: Con gli ordinamenti di Giano Della Bella, i vecchi

‘’ Giusti sono solo due e nessuno gli da retta. aristocratici verrano fermati, /limitati. Si

Superbia, invidia e avarizia sono le cause che prevedeva l’esclusione dei feudali e latifondisti a

hanno acceso una scintilla nel cuore delle favore della nuova aristocrazia.

famiglie aristocratiche provocando questa

rivalità.’’

CANTO XVII L’arte è intesa come lavoro manuale, infatti, nel

In questo canto troviamo gli usurai XI secolo, Virgilio spiega come secondo lui il

(violenti contro l’arte), coloro che prestano guadagno dell’uomo deve essere ricavato solo da

denaro a interesse. ciò che ha creato Dio;

(natura o lavoro manuale = arte)

Gli usurai si arricchiscono tramite il prestito di denaro a cui aggiungono altissimi interessi ( il

denaro non è stato creato da Dio).

Dante a questo punto dell’Inferno (canto 17) incontra tre anime di cui conosciamo solo le famiglie.

Siamo nel III girone del VII cerchio, sono sotto la pioggia di fuoco ma seduti; al collo hanno delle

sacche (= tasche) dove generalmente si metteva il denaro ( come a voler sottolineare il loro

attaccamento ad esso). Sulle tasche sono disegnati gli stemmi delle famiglie nobili a cui

appartenevano ( Gianfigliazzi e Obriachi —> Fiorentini; Scrovegni -> Padovana).

Dante citando su tre famiglie, 2 fiorentine, vuole sottolineare quanto i fiorentini siano attaccati a

questo vizio.

Nel VII cerchio l’autore sottolinea la principale causa dell’umanità intera:

FAME DI DENARO = L’AVIDITÀ CHE HA ROTTO I LEGAMI DI SOLIDARIETÀ

GERIONE

Tra il VII e VIII cecrchio c’è un precipizio che li separa.

Dante e Virgilio riescono a passare da un cerchio all’altro tramite il dorso di un figura alata

(Gerione) invocata da Virgilio.

Gerione Gigante ripreso dalla mitologia classica, che viene modificata da Dante

per diventare l’allegoria della frode. Dante segue una delle versioni del

mito di Gerione, ovvero, quella dove vive in un’isola al largo della

Spagna; accoglieva tutti i marinai che approdavano ma nel sonno li

uccideva per darli in pasto ai suoi buoi (ricorre quindi alla frode,

all’inganno).

XVII CANTO, vv. 7 - 12 PARAFRASI

E quella sozza imagine di froda sen venne, e E quell’immondo, simbolo della frode si avvicinò

arrivò la testa e ‘l busto, ma ’n su la riva non e pose sopra la riva la sua testa e il suo busto, ma

trasse la coda. La faccia sua era faccia d’uhm non la coda (non si appoggia con tutto il corpo).

giusto, tanto benigna aveva di fuor la pelle, e d’un Il suo volto era quello di un uomo giusto, tanto

serpente tutto l’altro fusto; rassicurante era il suo aspetto esteriore. Il resto

del corpo era quello di un serpente (simbolo di

satana, colui che inganna Eva).

CANTO XVIII LE PRIME DUE BOLGE: RUFFIANI, SEDUTTORI E ADULATORI

Luogo è in inferno detto Malebolge, Nell’Inferno si trova un luogo detto Malevole,

tutto di pietra di color ferrigno, costituito interamente di roccia di colore del

come la cerchia che dintorno il ferro, come le mura che tutto intorno lo

volge. circondano (cerchia = mura = parete di roccia).

Nel centro preciso dello spazio malvagio (=

Nel dritto mezzo del campo maligno dell’ottavo cerchio) si apre un vuoto, un pozzo

vaneggia un pozzo assai largo e profondo, molto largo e profondo del quale svelerò la

di cui suo loco dicerò l’ordigno. struttura a tempo debito. (il pozzo è il burrone

che divide l’ottavo dal nono cerchio)

Quel cinghio che rimane adunque è tondo Quella cintura di terreno che si estende tra il

tra ’l pozzo e ’l piè de l’alta ripa dura, pozzo e la base delle mure rocciose è perciò

e ha distinto in dieci valli il rotonda e ha il fondo diviso in 10 fossati.

fondo. Nel dipinto di Brunelleschi le prime due bolge

sono rappresentate come luoghi stretti pieni di

anime. Esistono due ponti che collegano una

bolgia all’altra. Su questi punti si vedono

Dante e Virgilio che si spostano.

La I bolgia (quella in alto) ospita due categorie

di peccatori: ruffiani: coloro che inducono

• le donne a prostituirsi per

loro interesse;

seduttori: coloro che hanno

• sfruttato le lusinghe del sesso

con lo scopo di vantaggi

personali;

Entrambi sono accomunati dal fatto di aver a che fare con la lussuria, l’avarizia e la frode. Entrambi sono

disposti in due file parallele distinte e procedono in direzioni opposte: la prima schiera da destra a sinistra

(ruffiani), la seconda schiera da sinistra a destra (seduttori).

In mezzo ai dannati troviamo delle figure di colore rosso, i diavoli che tormentano i dannati frustandoli

(carattere umiliante delle due colpe, la fustigazione ai quei tempi veniva eseguita in pubblico, fonte quindi di

vergogna).

In basso invece, troviamo la II bolgia: gli adulatori, ovvero, coloro che fingono amore o adorazione per

interesse personale. La pena degli adulatori è quella di dover stare per sempre tra le loro feci e a causa di una

continua dissenteria (Dante esprime così il suo disprezzo).

CANTO XVIII vv. 22-33: LA PRIMA BOLGIA

A la man destra vidi nova pieta, Alla nostra destra vidi uno strano spettacolo

novo tormento e novi frustatori, angoscioso, vidi una pena insolita e dei frustatori

di che la prima bolgia era insoliti (i diavoli) di cui la prima bolgia era piena.

repleta. Nel fondo di questa bolgia i peccatori erano nudi;

nella parte del fossato compreso tra il centro della

Nel fondo erano ignudi i peccatori; bolgia e la nostra posizione, i peccatori

dal mezzo in qua ci venien verso ’l volto, procedevano verso il nostro volto (= verso di

di là con noi, ma con passi maggiori, noi).

Dall’altra parte della bolgia, procedevano nella

come i Roman per l’essercito molto, nostra stessa direzione ma più svelti, come i

l’anno del giubileo, su per lo ponte Romani, nell’anno del Giubileo, a causa della

hanno a passar la gente modo colto, gran folla di pellegrini che accorrevano in città,

hanno escogitato un modo per far passare la

che da l’un lato tutti hanno la fronte gente tramite il ponte di castel Sant’Angelo, i

verso ’l castello e vanno a Santo Pietro; quali da un lato procedono verso San Pietro,

da l’altra sponda vanno verso ’l monte. dall’altra parte vanno verso Monte Giordano.

Dante scorge due anime:

tra i ruffiani Benedico Caccianemeo, un guelfo bolognese che riuscì a cacciare i

• ghibellini. Fece prostituire la sorella con un marchese per creare un’alleanza. (notizia

non confermata storicamente);

tra i seduttori, Giasone che sedusse due donne tra cui Medea (figlia del re della

• Colchide a cui doveva sottrarre il vello d’oro), la quale diverrà sua moglie ma poi la

tradirà. Medea si vendicherà uccidendo i suoi figli e la nuova moglie di Giasone.

CANTO XVIII vv 103-114 LA SECONDA BOLGIA: GLI ADULATORI

Quindi sentimmo gente che si nicchia Da lì sentimmo delle anime della’ltra bolgia che

ne l’altra bolgia e che col muso scuffa, si lamentavano sommessamente e che

e sé medesma con le palme producevano un rumore come un soffio violento

picchia. dal naso (rumore come quello dei maiali) e si

picchiavano sulla testa con il palmo delle mani

Le ripe eran grommate d’una muffa, (gesto folle dato dalla disperazione).

per l’alito di giù che vi s’appasta, Le pareti sono incrostate (grommate= gromma=

che con li occhi e col naso facea incostrazioni vino sulle pareti della botte) da una

zuffa. muffa a causa delle esalazioni che provenivano

dal fondo della bolgia che offendevano

Lo fondo è cupo sì, che non ci basta (provocavano irritazioni) la vista e l’olfatto.

loco a veder sanza montare al dosso Il fondo della bolgia è così profondo che non c’è

de l’arco, ove lo scoglio più sovrasta. un luogo adatto per vedere, se non salire in

prossimità del ponte che sovrasta sulla bolgia

stessa.

Quivi venimmo; e quindi giù nel fosso Qui giungemmo e di qui vidi giù nella fossa

vidi gente attuffata in uno sterco anime immerse in uno sterco che sembrava

che da li uman privadi parea mosso. nascere dalle latrine umane.

In questi versi c’è la presenza di un lessico basso, popolare e le rime producono un suono aspro/

duro (prediligendo consonanti dure doppie e vocale ‘u’), perché Dante voleva rendere i luoghi che

stava descrivendo.

Sono passi dove, inoltre, vuole sfoggiare la sua abilità poetica utilizzando rime molto rare,

utilizzate poco dai poeti (nicchia - picchia).

CANTO XVIII vv. 115-126 INCONTRO CON ALESSIO TERMINELLI

E mentre ch’io là giù con l’occhio cerco, E mentre scrutavo giù con lo sguardo, vidi un

vidi un col capo sì di merda lordo, dannato così pieno di escrementi che non si

che non parea s’era laico o capiva se fosse un laico o un clerico (al tempo di

cherco. Dante molti ecclesiastici si distinguevano tanto

per gli abiti quanto per il taglio di capelli).

Quei mi sgridò: «Perché se’ tu sì gordo Quel dannato mi gridò: ‘’Perchè sei così

di riguardar più me che li altri brutti?». desideroso di guardare più me che tutti gli latri

E io a lui: «Perché, se ben dannati?’’ (l’anima non vuole essere riconosciuta)

ricordo, E io dissi a lui: ‘’Perchè se ben ricordo io ti ho

visto quando eri vivo e sei Alessio Terminelli da

già t’ho veduto coi capelli asciutti, Lucca, per questo motivo ti osservo più di tutti

e se’ Alessio Interminei da Lucca: gli altri.’’

però t’adocchio più che li altri tutti». E allora lui colpendosi la testa: ‘’Qua giù mi

hanno sommerso di adulazioni di cui la mia

lingua non fu mai stanca.’’

Ed elli allor, battendosi la zucca:

«Qua giù m’hanno sommerso le lusinghe

ond’io non ebbi mai la lingua stucca»

CANTO XVIII vv. 127-136 INCONTRO CON TAIDE

Appresso ciò lo duca «Fa che pinghe», Dopodichè la mia guida Virgilio mi disse ‘’Fai in

mi disse «il viso un poco più avante, modo di spingere il viso (= sguardo) un poco più

sì che la faccia ben con l’occhio avanti, cosicché tu possa vedere bene con i tuoi

attinghe occhi la faccia di quella fante (donna di modesta

condizione sociale = serva) sudicia e scapigliata

di quella sozza e scapigliata fante che là si graffia con le sue unghie piene di sterco e

che là si graffia con l’unghie merdose, ora si china sulle cosce e ora sta in piedi.

e or s’accoscia e ora è in piedi stante. È Taide, la prostituta che rispose al suo amante

quando questo gli chiese ‘’Ho io grandi meriti

presso di te?’’ E lei rispose ‘’Anzi, grandissimi’’.

Taide è, la puttana che rispuose E di questo siano soddisfatti i nostri sguardi.

al drudo suo quando disse "Ho io grazie

grandi apo te?": "Anzi maravigliose!".

E quinci sien le nostre viste

sazie».

Taide è una figura letteraria inventata, proviene dall’Eunuco di Terenzio, scrittore latino.

Taide è una prostituta che si lascia corteggiare da un soldato fanfarone (personaggio tipico della

commedia latina) che si chiama Trasone (drudo a cui fa riferimento Dante).

Trasone invia una schiava in dono a Taide per conquistare i suoi favore e le chiede ‘’Questo dono

che io ti ho fatto ti ha convinta a concederti?’’. Lei rispose di sì (adulazione di Taide che esagera il

gradimento per sfruttarlo secondo i suoi scopi).

‘’Anzi meravigliose’’ non fu pronunciato da Taide ma bensì da Dante e si basa su una frase che

pronunciò Cicerone (il quale è tanto stimato da Dante stesso) nella sua opera ‘De Amicizia’,

fraintendendo però ciò che realmente volesse intendere Cicerone. Dante infatti lo indicò come un

palese esempio di adulazione, perché sarebbe bastato rispondere alla domanda con un semplice

‘sì’.

CANTO XIX: LA CORRUZIONE DEL PAPATO

La terza bolgia dell’ottavo cerchio è una parte molto importante perché per la prima volta Dante

affronta il tema della corruzione del papato/chiesa che sarà ricorrente anche dopo l’Inferno

(presente anche nel Purgatorio).

Il papato era vittima di un’enorme corruzione in quanto i membri del clero trascuravano i doveri

spirituali e si preoccupavano della dimensione terrena, esercitando e incrementando il loro potere

temporale. I Papi, secondo Dante, si comportavano come dei ‘semplici principi’ che cercavano di

aumentare il prestigio della loro autorità, dei loro domini territoriali e si scontravano con i nemici.

Questo aspetto è visto da Dante come una forma di corruzione ma soprattutto di usurpazione (il

primato del governo dovrebbe spettare all’imperatore e non al Papa) che è dannosa e sacrilega

perché va contro il volere di Dio (secondo Dante è stato dio a dare all’imperatore il compito di

governare gli uomini).

Il motivo di questa poca ammirazione nei confronti del papato è dovuta a una vicenda passata: nel

corso della sua vita Dante ha incontrato 14 papi (= furono eletti 14 papi); ne nomina solo 9, di cui

sono 1 viene citato nel Paradiso —> Giovanni XXI (grazie alla sua attività filosofica).

Gli altri 8 papi verrano citati tra il Purgatorio e l’Inferno, soprattutto nel canto XIX. (Niccolò III,

Bonifacio VIII e Clemente V)

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elyballerina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Navone Matteo.
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