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Lo stato: nozioni introduttive

Il potere politico

Il potere sociale è la capacità di influenzare il comportamento di altri individui. Ciò che distingue un tipo di potere sociale dall’altro è il mezzo attraverso cui si esercita questa azione di influenza sul comportamento altrui. Sono stati distinti tre tipi diversi di potere sociale: il potere economico (possesso di beni), il potere ideologico (possesso di conoscenze) e il potere politico. Il potere politico è quella specie di potere sociale che permette a chi lo detiene di imporre la propria volontà ricorrendo alla forza legittima. Il potere politico non si basa solo sulla forza ma anche su un principio di giustificazione dello stesso, che si chiama legittimazione. Attraverso principi e regole giuridiche, il potere politico viene limitato: il principio di legalità, la separazione dei poteri, le diverse libertà costituzionali e la possibilità di difenderle davanti a un giudice, sono i principali mezzi giuridici attraverso cui è stato perseguito l’obiettivo di legare il potere politico con il diritto.

Lo stato

Stato è il nome dato a una particolare forma storica di organizzazione del potere politico, che esercita il monopolio della forza legittima in un determinato territorio e si avvale di un apparato amministrativo. La spinta alla concentrazione del potere politico nello Stato è nata come reazione alla dispersione del potere tipica del sistema feudale, che si era consolidato tra il 12esimo e il 13esimo secolo. La società non era composta da individui, bensì da comunità minori tra loro variamente combinate: quelle familiari, quelle economiche, quelle religiose e quelle politiche. La nascita e l’affermazione dello Stato moderno rispondevano al bisogno di assicurare un ordine sociale dopo secoli di insicurezza. Gli scienziati della politica dicono che lo Stato moderno è un apparato centralizzato stabile che ha il monopolio della forza legittima in un determinato territorio.

Sovranità

Il concetto giuridico che è servito ad inquadrare questa caratteristica dello Stato è quella della sovranità, la quale ha due aspetti:

  • Sovranità interna: consiste nel supremo potere di comando in un determinato territorio, che è tanto intenso da non riconoscere nessun altro potere al di sopra di sé.
  • Sovranità esterna: consiste nell’indipendenza dello Stato rispetto a qualsiasi altro Stato.

Dopo l’affermazione dello Stato moderno, la storia politica europea ha posto la grande questione di chi esercitasse effettivamente il potere sovrano, campo suddiviso in tre teorie:

  • Teoria della sovranità della persona giuridica Stato: i giuristi tedeschi hanno configurato lo Stato come persona giuridica, cioè come vero e proprio titolare della sovranità.
  • Teoria della sovranità della nazione: una delle invenzioni più importanti del costituzionalismo francese dopo la rivoluzione del 1789. L’ordine politico che precedeva la rivoluzione era quello dello Stato assoluto, fondato sull’identificazione tra lo Stato e la persona del Re. Con l’ordine politico nato dalla rivoluzione al posto della persona del Re viene collocata la Nazione.
  • Teoria della sovranità popolare: la sua formulazione più nota si deve a Rousseau, il quale fece coincidere la sovranità con la volontà generale, ossia dell’insieme dei cittadini considerati come un ente collettivo.

Il costituzionalismo del '900 ha visto la generalizzata affermazione del principio della sovranità popolare. La vigente Costituzione italiana afferma che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Limitazioni della sovranità

Dall’altra parte, la sovranità del popolo ha perduto quel carattere di assolutezza che aveva nel secolo precedente e ciò a causa di tre motivi:

  • La sovranità popolare non si esercita direttamente, ma viene inserita in un sistema rappresentativo basato sul suffragio universale. L’esercizio del potere politico da parte delle istituzioni rappresentative deve svolgersi sulla base del consenso popolare.
  • La diffusione di Costituzioni rigide ha un’efficacia superiore alla legge e può essere modificata solamente attraverso procedure molto complesse.
  • Affermazione di organizzazioni internazionali: ha trovato il suo culmine e insieme il suo fallimento nella prima metà del '900 con le due guerre mondiali. Da allora si è sviluppato un processo di limitazione giuridica della sovranità esterna degli stati, con la finalità di garantire la pace e tutelare i diritti umani. Il processo è stato avviato con il trattato istitutivo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, approvato a San Francisco il 26 giugno 1945, con la finalità del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

La limitazione della sovranità statale diventa molto più evidente ed interna con la creazione in Europa di Organizzazioni sovranazionali, cioè: l’istituzione della Comunità europea economia, della Comunità del carbone e dell’acciaio, della Comunità europea per l’energia atomica, tutte e tre riunite a partire dal Trattato di Maastricht, nella Comunità europea ed ora nell’Unione europea.

Territorio e cittadinanza

La sovranità è esercitata dallo Stato su un determinato territorio e la precisa delimitazione del territorio è essenziale per garantire allo Stato l’esercizio della sovranità e per assicurare agli stati l’indipendenza reciproca. La cittadinanza è uno status su cui la Costituzione riconnette una serie di diritti e di doveri. Il cittadino dell’Unione europea, oltre a poter agire in giudizio davanti agli organi di giustizia dell’Unione, può agire nei confronti dello Stato di cui possiede la cittadinanza per far valere i diritti che gli spettano in forza della cittadinanza comunitaria.

Organizzazione dello stato

Le persone giuridiche non sono altro che figure soggettive immateriali tendenzialmente equiparate alle persone fisiche, ma se si vuole descrivere la realtà correttamente, è meglio definire lo Stato come un’organizzazione disaggregata, cioè come un congiunto organizzato di amministrazioni diverse. Accanto allo Stato esistono numerosi e diversi enti pubblici, come le Regioni, le Province, i Comuni, dotati di personalità giuridica. Gli enti pubblici possono essere definiti come quegli apparati costituiti dalle comunità per il perseguimento dei propri fini, i quali sono riconosciuti come persone giuridiche o comunque come soggetti giuridici. Sono istituiti per il soddisfacimento degli interessi ritenuti comuni a una determinata comunità, cioè sugli interessi pubblici. Lo Stato e gli enti pubblici sono collocati dalle norme giuridiche in una posizione di supremazia rispetto ai soggetti privati. Per tale ragione, gli effetti giuridici degli atti da essi compiuti derivano esclusivamente dalla loro manifestazione di volontà. Le leggi, i provvedimenti amministrativi e le sentenze producono effetti nei confronti dei loro destinatari e questo potere di determinare unilateralmente effetti giuridici nella sfera dei destinatari dell’atto prende il nome di potestà pubblica o di potere di imperio.

Apparati minori e organizzazione interna

Ognuno degli apparati minori in cui si articola l’organizzazione dello Stato e degli altri enti pubblici può essere configurato come una macchina organizzativa che è congegnata in modo tale da soddisfare gli interessi pubblici per cui la cura è stata creata.

  • Ufficio: regola lo svolgimento di determinati servizi, a ciascuno dei quali è preposta una o più persone e che ha una sua assegnazione di beni strumentali e di risorse finanziarie.
  • Organi: apparato, che per adempiere i suoi compiti deve poter instaurare rapporti giuridici con altri soggetti e quest’apparato si serve di una particolare categoria di uffici.

La persona giuridica (l’ente) può avere parecchi uffici, di cui però solo alcuni (gli organi) hanno la capacità giuridica di compiere atti giuridici. Classificazione degli organi:

  • Organi rappresentativi: i titolari sono eletti direttamente dal corpo elettorale.
  • Organi burocratici: sono preposte persone che professionalmente prestano la loro attività in modo pressoché esclusivo a favore dello Stato o degli altri enti pubblici, senza alcun rapporto con il corpo elettorale.
  • Organi attivi: decidono per l’apparato di cui sono parte e assolvono un compito deliberativo.
  • Organi consultivi: danno i pareri (facoltativi, obbligatori o vincolanti) ai primi sul modo in cui esercitare il loro potere decisionale.
  • Organi di controllo: verificano la conformità alle norme, ovvero l’opportunità di atti compiuti da altri organi.

La figura più importante è costituita dagli organi costituzionali, elaborata dalla dottrina per indicare gli organi dotati delle seguenti caratteristiche:

  • Sono elementi necessari dello Stato; la mancanza di uno di essi determinerebbe l’arresto della complessiva attività statale.
  • Sono elementi indefettibili; non può aversi la loro soppressione o sostituzione con altri organi senza determinare un mutamento dello Stato.
  • La loro struttura di base è interamente dettata dalla Costituzione.
  • Ciascuno di essi si trova in condizione di parità giuridica con gli altri organi costituzionali.

Forme di stato

Con l’espressione forma di stato si intende il rapporto che corre tra le autorità dotate di potestà di imperio e la società civile, nonché l’insieme dei principi e dei valori a cui lo Stato ispira la sua azione. Con l’espressione forma di governo si intendono i modi in cui il potere è distribuito tra gli organi principali di uno Stato-apparato e l’insieme dei rapporti che intercorrono tra essi.

Stato assoluto e stato liberale

Il stato assoluto è la prima forma dello Stato moderno. Nacque in Europa tra il 400 ed il 500 e si affermò nei due secoli successivi. È quel modello di Stato in cui il potere sovrano è concentrato nelle mani della Corona, che perciò era titolare sia della funzione legislativa che di quella esecutiva, mentre il potere giudiziario era esercitato da Corti e Tribunali formati da giuridici nominati dal Re. Il suo potere assoluto non incontrava limiti legali (il Re era legibus solutus) perché il potere regio non derivava da scelte umane, ma era ritenuto di origine divina.

Lo stato liberale è una forma di stato che nasce tra la fine del 700 e la prima metà dell’800, a seguito della crisi dello Stato assoluto, dello sviluppo del modo di produzione capitalistico e dell’affermazione della borghesia. La crisi dello Stato assoluto fu dovuta soprattutto a ragioni finanziarie, connessi ai costi crescenti del suo funzionamento che portarono a un peso fiscale ritenuto insopportabile.

Caratteristiche del modello stato liberale

I caratteri strutturali dello stato liberale sono:

  • La base sociale ristretta ad una sola classe.
  • Il principio rappresentativo.
  • Lo “Stato di diritto”.

Un altro importante fattore che ha promosso l’organizzazione del potere politico tipica dello Stato liberale è stato l’avvento di un’economia di mercato connessa a un modo di produzione capitalistico. L’economia di mercato si basa sul libero incontro tra domanda ed offerta di un determinato bene. Lo Stato assoluto ostacolava la nuova economia: va sottolineata l’assenza di unitarietà e di coerenza delle leggi vigenti all’interno di ciascuno Stato, che è stata indicata con l’espressione di particolarismo giuridico.

Il modello “Stato liberale” è caratterizzato dai seguenti tratti essenziali:

  • Da una finalità politico costituzionale garantistica. Lo stato è considerato uno strumento per la tutela delle libertà e dei diritti degli individui, in primo luogo del diritto di proprietà.
  • Dalla concezione dello Stato minimo. Se lo scopo dello Stato liberale è esclusivamente quello di garantire i diritti, si tratta di uno Stato limitato, che assume solamente le funzioni necessarie all’adempimento della finalità garantistica. Uno Stato che si astiene dall’intervenire nella sfera economica, affidata alle regolazioni ed alle autoregolazioni dei soggetti privati.
  • Dal principio di libertà individuale. Lo Stato riconosce e tutela la libertà personale, la proprietà privata, la libertà contrattuale, la libertà di pensiero e di stampa, la libertà religiosa, la libertà di domicilio, ma si tratta di libertà esclusivamente riferite all’individuo.
  • Dalla separazione dei poteri. Lo Stato liberale affida la tutela dei diritti individuali ad essa: il potere politico viene cioè suddiviso tra soggetti istituzionali diversi, che si controllano reciprocamente.
  • Dal principio di legalità. La tutela dei diritti è affidata alla legge. Il principio di legalità definisce uno dei tratti strutturali dello Stato liberale e questa funzione garantistica della legge si basa su due premesse: che la legge abbia i caratteri della generalità e dell’astrattezza, secondo il modello proprio dei codici; che la legge sia formata dai rappresentanti della Nazione ai cui membri essa si applica, perciò si basa sul principio rappresentativo.
  • Dal principio rappresentativo. I rappresentanti vengono eletti da un corpo elettorale assai ristretto, essenzialmente circoscritto alla classe borghese. La legislazione elettorale di questa forma di Stato attribuisce il diritto di voto solamente a cittadini ritenuti particolarmente capaci ed affidabili, e in quanto realmente interessati alla buona gestione della cosa pubblica. Il diritto di voto pertanto è circoscritto a coloro che hanno un adeguato livello di istruzione e di reddito e vengono esclusi tutti gli altri che non superano questa soglia. Lo Stato liberale ha una base sociale ristretta, tendenzialmente circoscritta alla classe borghese e pertanto viene qualificato come Stato monoclasse.

Lo stato di democrazia pluralista

Lo Stato di democrazia pluralista si afferma a seguito di un lungo processo di trasformazione dello Stato liberale, che porta all’allargamento della sua base sociale. Lo Stato monoclasse si trasforma così in Stato pluriclasse. Tre trasformazioni hanno determinato il modo di essere dello Stato di democrazia pluralista:

  • L’affermazione dei partiti di massa, che organizzano la partecipazione politica di milioni di elettori.
  • La configurazione degli organi elettivi come luogo di confronto e di scontro di interessi eterogenei.
  • Il riconoscimento di diritti sociali come strumenti di integrazione nello Stato dei gruppi sociali più svantaggiati.

Questi elementi hanno contribuito all’affermazione dello Stato di democrazia pluralista, le cui istituzioni si sono sviluppate fino ai nostri giorni in Oriente. Un ruolo fondamentale nella configurazione degli assetti politici e costituzionali degli Stati di democrazia pluralista lo hanno avuto i partiti politici. Erano ristretti gruppi di persone, legati da grande omogeneità economica e culturale. Essi agivano soprattutto dentro il Parlamento, raggruppando insieme più parlamentari in nome di una comune visione del bene comune, ma fuori del Parlamento si riducevano a comitati elettorali o circoli di opinione costruiti attorno alle personalità di alcuni notabili. Con l’introduzione del suffragio universale sono nati e si sono affermati i moderni partiti di massa, caratterizzati da una solida struttura organizzativa che ha consentito loro di essere radicati nella società e di diventare strumenti di mobilitazione popolare.

Conflitto sociale e affermazione dei partiti di massa

Un altro fenomeno importante è costituito dalle caratteristiche del conflitto sociale nel '900. I gruppi sociali più deboli, come la classe operaia, hanno gradualmente trovato nell’aggregazione in strutture collettive il modo per tentare di bilanciare il potere basato sul controllo dei mezzi di produzione.

In altri Paesi, l’affermazione dei nuovi partiti di massa non si è accompagnata alla comune accettazione di una democrazia pluralista da parte dei principali poteri politici. La Germania, uscita sconfitta dalla prima guerra mondiale, rimosse l’imperatore e diede vita a una Repubblica basata sulla Costituzione di Weimar del 1919 con la quale si tentava una profonda democratizzazione delle strutture dello Stato.

Stato fascista e nazionalsocialista

Lo Stato fascista ha operato in Italia dal 1922 al 1943, ed è stato organizzato in contrapposizione al modello liberale ed a quello di democrazia pluralista, accusati di non essere in grado di difendere gli interessi nazionali a causa della frammentazione del potere politico. Concentrata il potere in un unico organo, che assommava la funzione legislativa a quella esecutiva, cioè il Capo del Governo. L’esperienza fascista combinata con la dottrina elaborata da Hitler portarono alla formazione dello Stato nazionalsocialista, operante in Germania dal 1933 al 1945. Si basava sull’idea secondo cui lo Stato doveva essere uno degli strumenti dei quali si avvaleva il movimento nazionalsocialista. Il Capo del movimento era vertice dello Stato, del Governo e delle forze armate e poteva adottare e modificare qualsiasi precetto giuridico.

Stato sociale o Welfare State

Un’altra alternativa alla democrazia pluralista è stata rappresentata dallo Stato sociale o dallo Stato di benessere o Welfare State: era basato sul principio di libertà negativa. Allo Stato era affidato il compito di garantire le libertà dei soggetti privati, di intervenire nella distribuzione di benefici e dei sacrifici sociali, compensando o correggendo gli esiti che sarebbero derivati dal semplice operare dei rapporti economici nel mercato. In questo modo, lo Stato supera l’individualismo liberale e sviluppa forme di solidarietà tra gli individui e tra i diversi gruppi sociali. Pertanto, lo Stato di democrazia pluralista ha visto lo sviluppo di forme variegate di intervento pubblico nell’economia e nella società.

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Scienze giuridiche IUS/08 Diritto costituzionale

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