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Dallo Stato alla Divisione

Appunti di Diritto costituzionale sul periodo dallo Stato alla divisione basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Randazzo dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di Giurisprudenza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto Costituzionale docente Prof. B. Randazzo

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imporre la riduzione del debito pubblico e del disavanzo di bilancio in modo da

assicurare il rispetto dei parametri di Maastricht, né è riuscito ad impedire che gli

squilibri macroeconomici e di bilancio di alcuni Paesi si riflettessero sulla stabilità

finanziaria di tutta l’Eurozona. Per affrontare la grave crisi delle finanze degli Stati

dell’Eurozona, sono state introdotte importanti riforme, che vanno nella direzione di un

rafforzamento dell’integrazione europea. In questo contesto, la nuova governance

economica europea (introdotta nel 2010), ha rafforzato il coordinamento a livello

europeo delle politiche economiche nazionali e reso più efficace la sorveglianza sulle

politiche di bilancio degli Stati membri dell’Eurozona. Le principali innovazioni adottate

tra il 2010 e il 2014 sono le seguenti:

Il semestre europeo: consiste in una procedura finalizzata al coordinamento

 preventivo delle politiche economiche e di bilancio degli Stati membri;

La nuova sorveglianza macroeconomica finanziaria: introdotta con il six pack (un

 insieme di sei regolamenti comunitari) che ha modificato il Patto di stabilità e crescita

e con il two pack (altri due regolamenti). È stato introdotto un sistema di sorveglianza

sui dati macroeconomici di ciascun Paese, per cui se la Commissione ritiene che vi

siano degli squilibri può chiedere allo Stato di adottare misure di politica economica

dirette alla loro eliminazione;

Il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione

 europea: firmato il 2 marzo 2012, la cui parte fondamentale è il patto di bilancio. Si

tratta di un vero e proprio Trattato internazionale il quale si caratterizza per

l’introduzione di due regole: l’introduzione del pareggio di bilancio e l’individuazione di

un percorso di riduzione del debito pubblico, in rapporto al PIL;

L’introduzione di un meccanismo di solidarietà diretto ad aiutare gli Stati in

 difficoltà finanziarie. Nel 2010 è stato introdotto l’Euopean Financial Stability Facility,

dotato di risorse finanziarie messe a disposizione dagli Stati membri (440 miliardi di

euro), per aiutare i Paesi in difficoltà. Nel 1 luglio 2012 fu sostituito dal Meccanismo

europeo di stabilità, dotato di un capitale di 700 miliardi di euro e di una capacità di

prestito fino a 500 miliardi;

La creazione di un’Unione Bancaria: evitare rischi di contagio tra sistema

 finanziario privato e finanza pubblica degli Stati.

Dal rafforzamento della governance economica europea è risultato accresciuto il

deficit democratico dell’Unione per effetto delle innovazioni introdotte per rispondere

alla crisi dei debiti sovrani. Anche i cittadini degli Stati in difficoltà finanziaria hanno

dovuto sopportare i sacrifici derivanti dalle politiche di austerità, che sono apparse

come politiche decise dagli Stati creditori, al di fuori del circuito democratico. Per varie

ragioni l’UE si trova davanti ad un bivio: o ritornare indietro, restituendo agli Stati

nazionali una parte delle competenze perdute oppure procedere avanti lungo la strada

dell’integrazione. La prima prospettiva è quella adottata da partiti populisti ed

euroscettici che hanno ottenuto consistenti successi nelle elezioni per il rinnovo del

Parlamento europeo della primavera 2014. In queste elezioni i partiti hanno proposto

direttamente agli elettori di tutti i Paesi europei un candidato alla carica di Presidente

della Commissione. La competizione elettorale ha visto il confronto tra i candidati delle

due principali famiglie politiche europee, quella popolare e quella socialdemocratica. Il

candidato della prima era Juncker; quello della seconda Schulz. I risultati elettorali non

hanno dato a nessuna famiglia politica la maggioranza dei seggi parlamentari,

rendendo necessaria la formazione di una coalizione, con la collaborazione die

popolari, dei socialdemocratici, per la scelta del Presidente della Commissione e per la

direzione politica del Parlamento europeo.

LA COSTITUZIONE.

SIGNIFICATI DI COSTITUZIONE.

Il termine costituzione è impiegato nel linguaggio dei giuristi con significati diversi.

Il termine è usato in funzione descrittiva: il modo in cui organizzano il potere, la

 sua distribuzione tra organi diversi o tra centro e periferia, i rapporti che si sono

istituiti tra il Palazzo e i cittadini ecc.

La costituzione come manifesto politico;

 Testo normativo, una fonte del diritto da cui derivano diritti e doveri, obblighi e

 divieti giuridici, attribuzione di poteri e regole per il loro esercizio;

I giuristi ovviamente guardano alla Costituzione come ad un testo normativo. Non

serve a loro per spiegare un sistema politico o la sua ragione storico-filosofica, ma per

decidere se un determinato atto o comportamento sia conforme o difforme rispetto

alla Costituzione, se sia qualificabile come legittimo o meno. Ma, per usare un testo

come premessa di una decisione, bisogna prima interpretarlo, cioè attribuire alle sue

formulazioni scritte un significato utile alla qualificazione dello specifico atto o

comportamento che si deve giudicare.

POTERE COSTITUENTE E POTERI COSTITUITI.

L’emanazione della Costituzione segna il passaggio tra due fasi storiche e tra due

situazioni giuridiche diverse. Con la Costituzione si esaurisce il potere costituente ed

inizia il potere costituito. Nel linguaggio giuridico, il potere costituente è definito come

potere l’unico potere libero. Il potere costituente è un potere libero perché non è

regolato da leggi: è una situazione di fatto in cui non valgono né giudici né legalità, ma

solo i rapporti di forza. I condizionamenti di cui risente il potere costituente sono di

natura essenzialmente politica. Il nuovo regime politico deve ottenere innanzitutto il

consenso interno, perché nessun regime politico può durare a lungo con i soli poteri

della coercizione e della violenza. Poi il consenso esterno, quello degli altri Stati, che si

esprime attraverso la pratica del riconoscimento internazionale: lo Stato acquisisce

l’approvazione degli altri Stati.

COSTITUZIONI FLESSIBILI E COSTITUZIONI RIGIDE.

La distinzione tra costituzioni flessibili e costituzioni rigide è generalmente spiegata

così: sono flessibili le costituzioni che non prevedono un procedimento particolare per

la loro modificazione ma consentono che questa avvenga attraverso la normale

attività legislativa. Sono tipiche dell’800, quelle gentilmente concesse dal sovrano

assoluto; sono rigide, invece, quelle che dispongono un procedimento particolare per

la loro modifica. Sono tipiche del ‘900 e sono costituzioni lunghe, in contrapposizione

alle precedenti, perché non si limitano a disciplinare le regole generali dell’esercizio

del potere pubblico e della produzione delle leggi, ma contengono principi e anche

disposizioni analitiche che riguardano le materie più disparate, dal credito al risparmio,

dall’ambiente alla famiglia. Le costituzioni dell’800 segnavano la fine del potere

assoluto. Il senso della Costituzione dell’800 era dunque: decretare il passaggio della

titolarità del potere dal Re al Re in Parlamento, cioè ad una procedura di codecisione.

La nozione di Costituzione flessibile ha qualche margine di ambiguità: è flessibile nella

parte in cui non pretende di essere una regola giuridica, ma è più che rigida nella

parte in cui attribuisce la sovranità alla legge e al suo procedimento di formazione. Le

costituzioni rigide pretendono che tutte le loro disposizioni abbiano forza regolativa e

siano trattate come regole inderogabili. Nelle costituzioni del ‘900 una componente

pattizia è comunque presente: non è un patto tra Stati, ma tra parti politiche, religiose,

sociali ecc. Quello che questo patto vuole garantire è che la parte che ottiene la

maggioranza nelle elezioni non si impossessi definitivamente del potere e non minacci

la sopravvivenza di quelle componenti che si ritrovino in minoranza. Il che significa che

ogni Costituzione rigida è frutto di un compromesso, che è necessariamente lunga

perché ogni componente accetta l’accordo a condizione che i suoi interessi siano

garantiti da regole costituzionali, che è necessariamente garantita da un giudice a cui

è attribuito il compito di assicurare il rispetto del compromesso.

LE GARANZIE DELLA RIGIDITÀ COSTITUZIONALE.

La Costituzione rigida è dunque una Costituzione garantita: è garantita la prevalenza

delle sue regole rispetto a qualsiasi altra regola. Le garanzie sono di due tipi: il

procedimento di revisione costituzionale e il controllo di legittimità delle leggi. Il

procedimento di revisione è sempre più gravoso del normale procedimento legislativo.

Sono diversi da paese a paese, perché diversa è la genesi delle loro costituzioni. Ma

nessuna costituzione è rigida a tal punto da non ammettere alcun cambiamento:

sarebbe un invito alla rivoluzione.

COSTITUZIONE SCRITTA E DIRITTO COSTITUZIONALE.

Attorno ai 139 articoli della Costituzione vi sono numerose altre componenti che

formano assieme il diritto costituzionale:

Alcune leggi costituzionali, anche se non sono molte: alcune sono state emanate

 per modificare singole disposizioni della Costituzione; altre previste dalla Costituzione,

riguardano questioni specifiche (le garanzie di indipendenza dei giudici della Corte

costituzionale; i modi di accesso alla Corte stessa).

Vi sono le tradizioni costituzionali di cui siamo eredi. La storia costituzionale

 moderna ha sedimentato le regole basilari di funzionamento delle istituzioni

rappresentative e delle garanzie delle libertà individuali;

La giurisprudenza della Corte costituzionale rappresenta un lavoro di continua

 specificazione del significato delle disposizioni costituzionali in relazione a tutti gli

infiniti casi che le vengono prospettati;

Importante è la legislazione ordinaria: in primo luogo è importante per la

 legislazione elettorale, per i regolamenti parlamentari e per i referendum; in secondo

luogo è importante soprattutto nella parte dedicata alla libertà e ai diritti

fondamentali.

DISPISIZIONI, NORME, REGOLE, PRINCIPI, VALORI, INTERESSI.

Sono spesso che nel linguaggio dei giuristi spesso si intrecciano e si rincorrono a

vicenda. I valori e gli interessi stanno fuori del diritto e sono gli obbiettivi che muovono

il legislatore. Ogni norma cerca di proteggere qualche valore o interesse, anzi cerca di

fissare il punto di equilibrio tra valori e interessi contrastanti. I valori nel diritto entrano

come principi, cioè come norme dal contenuto molto generale e non circostanziato. I

principi sono un tipo di norma giuridica che si distingue dalle regole per il fatto di

essere dotato di un elevato grado di genericità e di non essere circostanziato. Sono

affermazioni assolute: i modi e le circostanze con cui i principi operano, si adeguano

alla convivenza e al bilanciamento con altri principi e vengono applicati sono definiti

regole. Principi e regole sono norme giuridiche, cioè costruzione che gli interpreti

fanno per dare un senso coerente a quello che il costituente o il legislatore hanno

scritto alle loro disposizioni. Le disposizioni sono parte del testo, enunciati scritti dal

legislatore.

LA COSTITUZIONE ITALIANA.

La Costituzione italiana repubblicana entrò in vigore il 1 gennaio 1948 e fu approvata

dall’Assemblea costituente, eletta contemporaneamente al referendum costituzionale.

È una costituzione lunga, perché un consenso così vasto si è potuto realizzare soltanto

sommando le istanze, gli interessi e i valori delle diverse componenti. È una

Costituzione aperta, nel senso che non pretende di individuare il punto di equilibrio tra

i diversi interessi, ma si limita ad elencarli, a giustapporli, lasciando alla legislazione

successiva di individuare il punto di bilanciamento. Si compone di parti diverse. Inizia

con i Principi fondamentali: 12 articoli che contengono un complesso di norme di

principio, non collegate tra loro, ma poste l’una accanto all’altra. Una seconda sezione

della Costituzione pone le garanzie delle libertà individuali, dei diritti sociali e delle

libertà economiche, nonché i modi in cui il popolo esercita la sua sovranità. Segue poi

una parte dedicata all’organizzazione costituzionale dello Stato, cioè al Parlamento, al

Presidente della Repubblica, al Governo e ai loro rapporti reciproci; alla disciplina della

pubblica amministrazione; della magistratura; delle Regioni; delle autonomie locali;

delle garanzie costituzionali; la revisione della Costituzione.

FONTI: NOZIONI GENERALI.

FONTI DI PRODUZIONE.

Nel linguaggio giuridico la definizione tradizionale delle fonti è la seguente: dicasi

fonte del diritto l’atto o il fatto abilitato dall’ordinamento giuridico a produrre norme

giuridiche, cioè ad innovare all’ordinamento giuridico stesso. Gli ordinamenti moderni

si istituiscono tutti attraverso una struttura gerarchica, basta che la Costituzione

indichi le fonti ad essa immediatamente inferiori, dette anche fonti primarie, cioè le

leggi e gli atti ad esse equiparati, perché saranno poi queste a regolare le fonti ancora

inferiori, le fonti secondarie. Le norme di un ordinamento giuridico che indicano le fonti

abilitate a innovare l’ordinamento stesso si chiamano usualmente norme di

riconoscimento oppure fonti sulla produzione delle norme.

FONTI DI COGNIZIONE: PUBBLICAZIONE E RICERCA DEGLI ATTI NORMATIVI.

Le fonti di cognizione non sono altro che gli strumenti attraverso i quali si viene a

conoscere le fonti di produzione. In Italia vi sono fonti di cognizione ufficiali e private.

La più importante delle fonti ufficiale è la Gazzetta Ufficiale. Altre fonti ufficiali: i

Bollettini ufficiali delle Regioni e la Gazzetta Ufficiale della Unione europea. Che siano

ufficiali è fondamentale perché il testo che pubblicano è quello che entra in vigore,

divine cioè obbligatorio per tutti. Per consentire la conoscenza e lo studio dei nuovi

atti, questi non entrano in vigore immediatamente, ma soltanto dopo la vacatio legis,

un periodo di regola di 15 giorni in cui gli effetti del nuovo atto sono sospesi. Le fonti

non ufficiali possono essere fornite da soggetti pubblici o private, ed essere cartacee o

informatiche. Al contrario di quelle ufficiali non hanno valore legale.

FONTI-FATTO E FONTI-ATTO.

Le fonti di produzione si distinguono in due categorie: le fonti-atto (atti normativi) e le

fonti-fatto (fatti normativi). Le fonti-atto sono parte degli atti giuridici e hanno due

caratteristiche:

Quanto agli effetti giuridici, gli atti normativi hanno la capacità di porre norme

 vincolanti per tutti;

Quanto ai comportamenti, questi devono essere imputabili a soggetti cui lo

 stesso ordinamento riconosce il potere di porre in essere tali atti.

Le fonti-fatto sono invece una categoria residuale, cioè tutte le altre fonti che

l’ordinamento riconosce e di cui ordina o consente l’applicazione, non perché prodotte

dalla volontà di un determinato soggetto indicato dall’ordinamento, ma per il semplice

fatto di esistere. Appartengono alla categoria dei fatti giuridici, cioè agli eventi naturali

o sociali che producono conseguenze rilevanti per l’ordinamento. Dal punto di vista

redazionale, l’atto è suddiviso in articoli, questi in commi; gli articoli possono essere

raggruppati in capi, e questi in titoli e parti. Una volta si poteva dire che la fonte-fatto

per eccellenza fosse consuetudine. Questa nasce da un comportamento sociale

ripetuto nel tempo sino al punto che esso viene sentito come obbligatorio,

giuridicamente vincolante. Oggi però la consuetudine è quasi scomparsa dagli

ordinamenti moderni che si ispirano al sistema della codificazione. Il giudice ha il

potere e il dovere di individuare e interpretare le fonti normative da applicare al

giudizio con i propri mezzi: è il principio jura novit curia, che vale per tutte le fonti,

siano esse atti o fatti. Comporta anche il dovere-potere del giudice di interpretarne le

disposizioni al fine di individuare la norma da applicare al caso. Ultimo versante su cui

si pone il principio jura novit curia, il giudice deve valutare non solo che una certa

norma esista, ma anche che sia valida: accade quando è posta in conformità alle

norme di rango superiore.

TECNICHE DI RINVIO AD ALTRI ORDINAMENTI.

Il principio di esclusività, che è espressione della sovranità dello Stato, attribuisce a

questo il potere di riconoscere le proprie fonti, cioè indicare e i fatti e gli atti che

possono produrre norme nell’ordinamento. Per consentire alle norme prodotte da fonti

di altri ordinamenti di operare all’interno dell’ordinamento statale si opera attraverso

la tecnica del rinvio: lo strumento con cui l’ordinamento di uno Stato rende applicabili

al proprio interno di norme altri ordinamenti. Il rinvio si distingue in fisso e mobile. Il

rinvio fisso è il meccanismo con cui una disposizione dell’ordinamento statale richiama

un determinato atto in vigore in altro ordinamento. Si dice fisso perché recepisce uno

specifico e singolo atto, ordinando ai soggetti dell’applicazione del diritto di applicare

le norme ricavabili da questo atto come norme interne. Le eventuali variazioni, sono di

regola indifferenti per il nostro ordinamento: se l’atto recepito subisce modifiche,

queste non produrranno effetti nel nostro ordinamento senza un altro apposito atto di

recepimento. Il rinvio mobile è il meccanismo con cui una disposizione

dell’ordinamento statale richiama non uno specifico atto di un altro ordinamento, ma

una fonte di esso. Con il rinvio mobile l’ordinamento statale si adegua

automaticamente a tutte le modifiche che nell’altro ordinamento si producono nella

normativa posta dalla fonte richiamata.

LA FUNZONE DELL’INTERPRETAZIONE.

L’atto normativo è un documento scritto: attraverso questo il legislatore esprime la

sua volontà di disciplinare una determinata materia. L’atto normativo è articolato in

enunciati, cioè qualsiasi espressione linguistica che ha una forma grammaticale

compiuta. Tramite gli enunciati il legislatore cerca di esprimere la sua volontà

normativa e per questa loro caratteristica imperativa, gli enunciati degli atti normativi

si chiamano disposizioni. Il primo passo da compiere è la distinzione tra

interpretazione e applicazione del diritto. Si dice che l’applicazione del diritto consiste

nell’applicazione di una norma generale e astratta a un caso particolare e concreto. La

norma di che, se è compiuto da chiunque (generalità e in qualsiasi circostanza

(astrattezza), il comportamento X, deve esserci la conseguenza Y. Questo è lo schema

del sillogismo giudiziale: premessa maggiore (la norma), premessa minore (il fatto),

conclusione (applicazione della norma al fatto). La norma è il frutto dell’interpretazioni

delle disposizioni, quello che esse possono dirci in relazione al caso specifico.

LE ANTINOMIE E TECNICHE DI RISOLUZIONE.

Antinomie si chiamano i contrasti tra norme. Si ha l’antinomia quando le disposizioni

esprimono significati tra loro incompatibili. È compito di risolvere le antinomie,

individuando la norma applicabile al caso.

IL CRITERIO CRONOLOGICO E L’ABROGAZIONE.

Il criterio cronologico dice che, in caso di contrasto tra due norme, si deve preferire

quella più recente a quella più antica. La prevalenza della norma nuova sulla vecchia si

esprime attraverso l’abrogazione: è l’effetto che la norma più recente produce nei

confronti di quella meno recente. Consiste nella cessazione dell’efficacia della norma

giuridica precedente. L’efficacia è una figura generale del diritto e consiste

nell’idoneità di un atto o fatto a produrre effetti giuridici, cioè a costituire, modificare o

estinguere situazioni giuridiche. La norma diventa efficace quando la disposizione da

cui è tratta entra in vigore. Vige il principio di irretroattività degli atti normativi, cioè

dispongono solo per il futuro e non hanno effetti per il passato. Il principio di

irretroattività vale anche per l’abrogazione. Se questa è un effetto prodotto dal nuovo

atto sulle norme precedenti, opera, in mancanza di disposizioni contrarie, solo per il

futuro. La vecchia norma perde efficacia dal giorno dell’entrata in vigore del nuovo

atto. La vecchia norma, benché abrogata, sarà quindi pur sempre la norma che il

giudice dovrà applicare ai vecchi rapporti e può accadere che il giudice si trovi ad

applicare ancora norme abrogate da diversi anni. L’abrogazione opera ex nunc.

L’effetto abrogativo può essere prodotto da fenomeni diversi. L’art. 15 delle preleggi

elenca 3 ipotesi di abrogazione:

Per dichiarazione espressa del legislatore (abrogazione espressa);

 Per incompatibilità tra le nuove disposizioni e le precedenti (abrogazione tacita);

 Perché la nuova legge regola l’intera materia già regolata dalla legge anteriore

 (abrogazione implicita).

Le tre forme di abrogazione sono diverse perché l’abrogazione espressa è il contenuto

di una disposizione: di solito si tratta di uno degli articoli finali della legge in cui si

scrive: “sono abrogate le seguenti disposizioni”. In caso dell’abrogazione tacita non è

disposta dal legislatore, non è il contenuto di un’apposita disposizione. Il problema

nasce appunto dal fatto che il legislatore non si è preoccupato di eliminare le vecchie

disposizioni ed è quindi il giudice o l’interprete a dover far pulizia perché si trova di

fronte ad un’antinomia. Quanto agli effetti temporali, l’abrogazione tacita è identica a

quella esplicita, entrambe operano ex nunc; ciò non vale per gli effetti spaziali, perché,

mentre le disposizioni del legislatore valgono sempre per tutti, le operazioni

intellettuali del giudice valgono solo nel singolo giudizio e non vincolano gli altri

giudici. Il terzo tipo di abrogazione è in tutto simile all’abrogazione tacita. Non c’è una

disposizione che dichiari l’abrogazione della legge precedente, ma è l’interprete che

trae dal fatto che il legislatore abbia riformato la materia; quest’abrogazione perciò

opera sul fatto dell’interpretazione e non su quello della legislazione. La differenza tra

abrogazione tacita e quella implicita è quindi essenzialmente di strategie

argomentative seguite dall’interprete. Diversa dall’abrogazione è la deroga, la quale

nasce da un contrasto tra norme di tipo diverso, nel senso che la norma derogata e

una norma generale, mentre la norma derogante è una norma particolare: è

semplicemente un’eccezione alla regola. La differenza tra abrogazione e deroga sta

nel fatto che la norma abrogata perde efficacia per il futuro e può riprendere a

produrre effetti soltanto nel caso in cui il legislatore emani un ulteriore disposizione

che lo prescriva; la norma derogata non perde invece la sua efficacia, ma viene

limitato il suo campo di applicazione, per cui se dovesse essere abrogata la norma

derogante, automaticamente si riespande l’ambito di applicazione della regola

generale. Simile alla deroga è la sospensione dell’applicazione di una norma,

sospensione limitata ad un certo periodo e spesso a singole categorie o zone.

IL CRITERIO GERARCHICO E L’ANNULLAMENTO.

Il criterio gerarchico dice che in caso di contrasto tra due norme si deve preferire

quella che nella gerarchia delle fonti occupa il posto più elevato. La prevalenza della

norma superiore a quella inferiore si esprime attraverso l’annullamento, il quale è

l’effetto di una dichiarazione di illegittimità che un giudice pronuncia nei confronti di

un atto, disposizione o di una norma. A seguito della dichiarazione di illegittimità,

l’atto, la disposizione o la norma perdono validità. La validità è una figura generale del

diritto e consiste nella conformità di un atto o di un negozio giuridico rispetto alle

norme che lo disciplinano. L’atto invalido è un atto viziato e i vizi di illegittimità

possono essere di due tipi: vizi formali o vizi sostanziali. I primi riguardano la forma

dell’atto; i secondi riguardano i contenuti normativi di una disposizione, cioè le norme.

In linea generale, quando un giudice dichiara l’illegittimità di un atto normativo,

questa dichiarazione ha effetti generali: in seguito ad essa, l’atto annullato non può

essere più applicato a nessun rapporto giuridico, anche se sorto in precedenza

all’annullamento. Al contrario dell’abrogazione, l’annullamento non opera solo per il

futuro, ma anche per il passato. Però gli effetti dell’annullamento si avvertono solo per

quei rapporti giuridici che l’interessato possa sottoporre ad un giudice, che siano cioè

ancora azionabili: si chiamano rapporti pendenti in contrapposizione ai rapporti

esauriti. I rapporti si chiudono con il decorso del tempo oppure per volontà

dell’interessato o perché il rapporto è stato definito con una sentenza ormai non più

impugnabile. Se una norma di grado posteriore contraddice una norma precedente di

grado superiore, non ci potrà essere abrogazione della norma superiore da parte della

norma inferiore, ma annullamento di quest’ultima. Il criterio gerarchico prevale

dunque su quello cronologico. In caso contrario dipende dal fatto che le due norme

siano omogenee o meno. Due norme si possono dire omogenee se sono entrambe di

principio o entrambe di dettaglio: se sono omogenee si ritiene che prevalga il criterio

cronologico, se invece sono disomogenee c’è l’abrogazione nell’ipotesi in cui la norma

successiva superiore sia di dettaglio. Nel caso in più normale in cui la norma

successiva superiore sia di principio, non si ha abrogazione, ma dovrà intervenire il

giudice dichiarando l’illegittimità della norma precedente, inferiore e di dettaglio.

IL CRITERIO DELLA SPECIALITÀ.

Il criterio della specialità dice che in caso di contrasto tra due norme si deve preferire

la norma speciale a quella generale, anche se questa è successiva. La preferenza per

la norma speciale non si esprime né con riferimento all’efficacia della norma (come per

l’abrogazione), né con riferimento alla sua validità. Le norme in conflitto rimangono

entrambe efficaci e valide: l’interprete opera solamente una scelta circa quale la

norma deve essere applicata; l’altra norma semplicemente non è applicata. Si può dire

che la deroga sia l’effetto tipico della prevalenza della norma speciale su quella

generale. La deroga è solo uno dei possibili esiti di un conflitto tra norma generale e

norma speciale.

Se la norma generale è successiva, e la norma generale e la norma speciale

 hanno parità gerarchica si preferisce la norma speciale;

Se la norma generale è successiva, e la norma generale è superiore alla norma

 speciale si preferisce la norma generale superiore;

Se la norma generale è successiva, e la norma generale è inferiore alla norma

 speciale è preferita la norma speciale superiore.

IL CRITERO DELLA COMPETENZA.

Il criterio della competenza non si presta, come i precedenti, a una definizione

stringente in forma di regola per l’interprete; non è un criterio prescrittivo, ma

esplicativo: serve a spiegare com’è organizzato attualmente il sistema delle fonti e

non a indicare all’interprete come risolvere le antinomie. Il problema da cui nasce il

criterio della competenza è che l’introduzione della Costituzione rigida, quindi di una

fonte sovrapposta alla legge ordinaria ha comportato che siano presenti altre leggi o

altri atti equiparati alla legge formale a cui la Costituzione assegna competenze

particolari. Benché il principio di competenza non sembri dunque avere una propria

consistenza, esso è tutto assunto dalla Corte costituzionale come criterio che deve

guidare i giudici in alcune situazioni, come nei rapporti tra atti normativi regionali o

quando si trovino di fronte al contrasto tra una norma dell’ordinamento italiano e una

dell’ordinamento dell’Unione europea.

RISERVE DI LEGGE E PRINCIPIO DI LEGALITÀ. La riserva di legge è lo strumento con cui

la Costituzione regola il concorso delle fonti nella disciplina di una determinata

materia. L’obbiettivo è di evitare che manchi una disciplina legislativa capace di

vincolare il comportamento degli organi del potere esecutivo. Essa è una regola circa

l’esercizio della funzione legislativa: impone al legislatore di disciplinare una

determinata materia, impedendogli di lasciare che essa venga disciplinata da atti che

stanno ad un livello gerarchico più basso della legge. Diverso significato ha il principio

di legalità. Affonda le sue radici nello Stato di diritto, della cui definizione è anzi

elemento intrigante: si afferma quindi già in un’esperienza istituzionale che preesiste

alle moderne costituzioni rigide. Il principio di legalità prescrive che l’esercizio di

qualsiasi potere pubblico si fondi su una previa norma attributiva della competenza: la

sua ratio è di assicurare un uso regolato del potere, quindi non arbitrario, controllabile

o giustiziabile. Bisogna distinguere tra:

Riserve di legge e riserve ad altri atti;

All’interno delle riserve di legge, tra le riserve alla legge formale ordinaria e le riserve

alle fonti primarie;

Tra le riserve alle fonti primarie si possono distinguere le diverse tipologie di riserve

(assolute, relative, rinforzate, ecc.)

Le riserve a favore di atti diversi dalla legge sono rare:

 Riserve a favore della legge costituzionale. L’art. 138 introduce un particolare

o procedimento per la revisione costituzionale. È riservata la disciplina dell’approvazione

degli Statuti delle Regioni ad autonomia differenziata, il mutamento delle circoscrizioni

regionali, i giudizi di legittimità costituzionale e le garanzie di indipendenza dei giudici

della Corte;

Riserve a favore dei regolamenti parlamentari;

o Riserve a favore dei decreti di attuazione degli Statuti speciali.

o La riserva di legge formale ordinaria impone che sulla materia intervenga solo

 l’atto legislativo prodotto attraverso il procedimento parlamentare, con l’esclusione

degli altri atti equiparati alla legge formale stessa. L’oggetto della riserva formale sono

alcuni specifici atti, per i quali il Parlamento esprime con la legge la sua partecipazione

ad un procedimento decisionale che ha il Governo come protagonista: siccome gli atti

equiparati alla legge formale sono tutti atti del Governo, se non vi fosse una riserva

formale il Governo approverebbe con un suo atto il suo stesso operato.

Le semplici riserve di legge prescrivono che la materia da esse considerata sia

 disciplinata dalla legge ordinaria, escludendo o limitando l’intervento di atti di livello

gerarchico inferiore alla legge, cioè dei regolamenti amministrativi. La ratio della

riserva di legge è di assicurare che la disciplina di materie particolarmente delicate

venga decisa con la garanzia tipica insita nel procedimento parlamentare.

A seconda dei rapporti tra legge e regolamento si distinguono due tipi di riserve di

legge:

La riserva assoluta esclude qualsiasi intervento di fonti sub-legislative dalla

 disciplina della materia che dovrà essere integralmente regolata dalla legge formale

ordinaria o da atti ad essa equiparata.

La riserva relativa non esclude che alla disciplina della materia concorra anche il

 regolamento amministrativo, ma richiede che alla legge disciplini preventivamente

almeno i principi a cu il regolamento deve attenersi.

Le riserve rinforzate sono un meccanismo con cui la Costituzione non si limita a

 riservare la disciplina di una materia alla legge, ma pone ulteriori vincoli al legislatore.

Si possono distinguere:

Le riserve rinforzate per contenuto: si hanno in quei casi in cui la Costituzione

 prevede che una determinata regolazione possa essere fatta dalla legge ordinaria

soltanto con contenuti particolari: art. 14.3, 16.1, 43. La ratio di queste riserve è di

limitare il potere del legislatore, in modo che le eventuali leggi che intendessero

comprimere la sfera di libertà degli individui potranno essere considerate legittime

soltanto a condizione che siano razionalmente giustificabili in relazione ai fini indicati

dalla Costituzione, oppure che non siano ispirate a intenti discriminatori, oppure che

siano limitate a casi specifici e giustificabili;

Le riserve rinforzate per procedimento prevedono invece che la disciplina di una

 determinata materia debba seguire un procedimento aggravato rispetto al normale

procedimento legislativo. Es: art. 7, 8, 116.3, 132, 133. La ratio di queste riserve di

legge è di limitare il potere della maggioranza politica nei confronti delle minoranze,

siano comunità religiose o comunità locali.

LE FONTI DELL’ORDINAMENTO ITALIANO: STATO.

COSTITUZIONE E LEGGI COSTITUZIONALI.

La Costituzione della Repubblica italiana rappresenta il vertice della gerarchia delle

fonti dell’ordinamento italiano. È il fondamento di validità elle fonti primarie di cui

detta la disciplina. È una costituzione rigida il cui mutamento è soggetto a un

procedimento particolare. Il procedimento ordinario prevede una sola deliberazione, a

maggioranza relativa, di ciascuna Camera sullo stesso testo, seguita dalla

promulgazione da parte del Presidente della Repubblica, il procedimento per le leggi

costituzionali disciplinato dall’art. 138, il quale prevede due deliberazioni successive

da parte di ciascuna camera. In tutto vi saranno quindi 4 deliberazioni sul medesimo

testo: due in ogni ramo del Parlamento. La prima deliberazione è a maggioranza

relativa e il progetto è destinato a viaggiare tra Camera e Senato tante volte quante

sono necessarie ad ottenere il voto favorevole di entrambe sul medesimo testo. La

seconda votazione può essere effettuata solo dopo che sia trascorso un intervallo di 3

mesi dalla prima. Nella seconda approvazione si aprono due strade alternative:

Se il consenso sulla riforma è così ampio che nella votazione in ciascuna Camera

 si esprime a favore la maggioranza qualificata dei 2/3 dei membri di essa, la legge è

fatta e viene promulgata dal Presidente della Repubblica;

Se ciò non avviene, basta che la legge sia approvata con la maggioranza

 assoluta (metà più uno dei membri di ciascuna Camera). In questo caso non si tratta di

un’approvazione definitiva: il testo approvato dal Parlamento è pubblicato sulla

Gazzetta Ufficiale, in modo da darne la massima pubblicità; entro 3 mesi dalla

pubblicazione può essere chiesto un referendum costituzionale, in modo da sottoporre

il testo ad approvazione popolare. Lo possono chiedere minoranze del corpo elettorale,

minoranze territoriali e le minoranze politiche: bastano le firme di 1/5 della Camera. Se

nel referendum i consensi superano i voti sfavorevoli la legge viene promulgata;

altrimenti la volontà della maggioranza parlamentare è vanificata.

LEGGE FORMALE ORDINARIA E ATTI CON FORZA DI LEGGE.

La legge formale è l’atto normativo prodotto dalla deliberazione delle Camere e

promulgato dal Presidente della Repubblica. La forma della legge è data dal particolare

procedimento prescritto dalla Costituzione per la sua formazione. Attraverso questo

procedimento sono formate sia le leggi ordinarie che le leggi costituzionali. Il

procedimento di formazione delle leggi costituzionali non è che una variante

aggravata del procedimento legislativo ordinario. Con l’espressione legge formale si

indica sia la legge che occupa nella gerarchia delle fonti lo stesso gradino della

Costituzione, sia la legge che occupa il gradino immediatamente inferiore. Gli atti con

forza di legge sono atti normativi che non hanno la forma della legge, ma sono

equiparati alla legge formale ordinaria occupano la sua stessa posizione nella scala

gerarchica e perciò possono validamente abrogarla ed essere da essa abrogati.

PROCEDIEMENTO LEGISLATIVO.

Il procedimento è una serie coordinata di atti rivolti ad uno stesso risultato finale: il

risultato del procedimento legislativo è la legge formale. Gli atti di cui si compone il

procedimento legislativo sono:

L’iniziativa legislativa;

 La deliberazione legislativa delle Camere;

 La promulgazione.

 L’iniziativa legislativa consiste nella presentazione di un progetto di legge ad una

Camera. Nel linguaggio tecnico i procedimenti di legge si chiamano disegni di legge se

presentati dal Governo o proposte di legge negli altri casi. In ogni caso un progetto di

legge consta in due parti:

Il testo dell’articolato che il proponente sottopone all’esame della Camera, nella

 speranza che venga trasformato in legge;

La relazione che accompagna l’articolato e che ne illustra gli scopi e le

 caratteristiche.

L’iniziativa legislativa è riservata ad alcuni soggetti tassativamente indicati dalla

Costituzione.

Iniziativa governativa. Il Governo è l’unico soggetto che ha potere di iniziativa su

 tutte le materie: su alcune materie l’iniziativa legislativa è anzi riservata al Governo.

La formazione del disegno di legge è organizzata anch’essa in un procedimento: vi è

l’iniziativa di uno o più ministri, la deliberazione del Consiglio dei Ministri e

l’autorizzazione del Presidente della Repubblica; il procedimento culmina con la

presentazione alla Camera.

Iniziativa parlamentare. Ogni deputato e ogni senatore può presentare progetti

 di legge alla Camera cui appartiene, salvo per le materie in cui l’iniziativa è riservata

al Governo.

Iniziativa popolare. L’art. 71.2 prevede che il progetto di legge possa essere

 proposto da parte di 50.000 elettori. Questa disposizione è rimasta disapplicata sino

all’entrata in vigore ella legge 352/1970, che disciplina il meccanismo della richiesta e

della raccolta delle firme. Non vi sono limiti all’iniziativa popolare, salve sempre le

materie riservate all’iniziativa governativa.

Iniziativa regionale. L’art. 121.2 riconosce ai Consigli regionali il potere di

 presentare progetti di legge alle Camere. Non è indicato alcun limite particolare.

Iniziativa del CNEL. Al CNEL l’art. 99 attribuisce l’iniziativa legislativa senza

 stabilire dei limiti: questi erano fissati con grande abbondanza dalla legge istitutiva,

ma dopo la sua modifica l’iniziativa legislativa del CNEL non ha più limiti normativi, ma

solo quelli derivanti dalla scarsa funzionalità dell’organo.

L’art. 72.1 vieta che un progetto di legge sia discussa direttamente dalla Camera:

prima deve essere esaminato dalla commissione permanente competente. In relazione

alle diverse funzioni che svolgono la commissione e l’aula, si distinguono 3

procedimenti principali:

Procedimento ordinario: spetta al presidente della Camera individuare la

 commissione competente per materia, salvo ma solo nella Camera dei deputati, la

possibilità che un presidente di gruppo o 10 deputati propongano un’assegnazione

diversa, provocando un voto dell’aula. Il presidente della commissione o un relatore da

lui incaricato, espone le linee generali della proposta di legge, provocando una

discussione generale su di essa. Si passa poi alla discussione articolo per articolo e alla

votazione degli eventuali emendamenti. Si può procedere alla nomina di un comitato

ristretto per riunire in un unico esame più progetti di legge che hanno provenienza

diversa, ma il medesimo oggetto. In aula la discussione procede per 3 letture. La prima

è introdotta dai relatori e consiste nella discussione generale; la seconda prevede la

discussione dei singoli articoli, degli eventuali emendamenti e la votazione del testo

definitivo di ogni articolo; la terza, invece, consiste nell’approvazione finale dell’intero

testo della legge.

Procedimento per commissione deliberante. Consente alla commissione di

 assorbire tutte le fasi del procedimento di approvazione, sostituendo l’aula: la

commissione esaurisce tutte le letture senza che il progetto di legge debba essere

discusso o votato dall’assemblea. Le garanzie di cui è circondato sono molte:

Alcune materie sono escluse dal procedimento per commissione deliberante. Vi è

o dunque una riserva di assemblea: essa si estende anche alle leggi riapprovate a

seguito di rinvio da parte del Presidente della Repubblica.

Per la composizione della commissione deliberante l’art. 72.3 dispone che sia

o seguito il criterio della rappresentanza proporzionale dei gruppi parlamentari.

Quanto all’assegnazione della proposta alla commissione, nel Senato la

o decisione spetta al Presidente e non è opponibile; alla Camera invece, il regolamento

prevede che il Presidente abbia solo un potere di proposta, che si considera accettata

se nessun deputato chiede di sottoporla al voto dell’assemblea.

Procedimento per commissione redigente. È una via di mezzo tra i due

 precedenti: non e previsto dalla Costituzione, ma dai regolamenti parlamentari, con

significative differenze tra Camera e Senato.

Conclusa la fase dell’approvazione, la legge è perfetta, ma non ancora efficace.

L’efficacia è data dalla promulgazione da parte del Presidente della Repubblica. Questa

è la terza fase del procedimento di formazione delle leggi, detta integrativa

dell’efficacia. È il Governo che deve trasmettere la legge al Presidente della

Repubblica. Quest’ultimo ha il potere di rinviare la legge alle Camere, con un

messaggio motivato.

LEGGI RINFORZATE E FONTI ATIPICHE.

Alcune leggi si scostano dalla normale legge approvata dal Parlamento. Rispetto ad

essa, alcune leggi si discostano per certi connotati formali-procedimentali che la

stessa Costituzione individua espressamente grazie al meccanismo della riserva di

legge rinforzata per procedimento: la Costituzione ha cioè previsto che per disciplinare

una determinata materia sia necessario seguire procedimenti particolari di formazione

della legge, più complessi di quello ordinario, cioè le leggi rinforzate. Per atre leggi

invece, si ritiene che non abbiano una collocazione particolare nel sistema delle fonti e

che non abbiano esattamente la stessa forza attiva o passiva delle altre leggi

ordinarie, leggi atipiche. Considerazioni delle leggi rinforzate:

Le leggi rinforzate sono tali perché è reso più complesso dell’ordinario il

 procedimento di formazione del progetto di legge;

Le riforme costituzionali degli ultimi anni manifestano la tendenza ad introdurre

 ulteriori ipotesi di leggi rinforzate nel procedimento di formazione della legge;

I procedimenti rinforzati sono procedimenti specializzati seguiti per produrre

 leggi anch’esse specializzate. Sono atti che hanno competenza riservata e limitata:

rappresentano uno di quei fenomeni che si è cercato di spiegare attraverso

l’introduzione del criterio della competenza.

Per fonti atipiche si intendono quegli atti che non rientrano interamente nel tipo della

legge ordinaria perché hanno una posizione particolare nel sistema delle fonti per

quanto riguarda la loro forza. Sono due le tipologie principali:

Sono atipiche anche le leggi meramente formali. Con questa denominazione

 vengono indicati alcuni atti che hanno necessariamente la forma della legge, ma non

hanno il contenuto normativo tipico delle leggi, cioè non introducono nell’ordinamento

norme nuove, capaci di introdurre effetti giuridici generali. Sono approvati con legge

sia il bilancio di previsione (consiste che la legge che lo approva non può modificare la

legislazione sostanziale vigente; la sua forza attiva, cioè di innovare le leggi ordinarie,

è azzerata. Per la sua forza passiva, cioè per quanto riguardano l’abrogazione, ha

un’efficacia temporale limitata all’anno: nel corso dell’anno possono essere apportate

le modifiche necessarie previste da apposite leggi e quelle occorrenti per

l’applicazione di leggi successivo) dello Stato che il rendiconto consuntivo (il

Parlamento esercita il controllo su un documento contabile presentato dal Governo, in

cui sono riepilogati i dati relativi all’esercizio finanziario trascorso).

È autorizzata con legge formale anche la ratifica dei trattati internazionali art. 80: sono

di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni

del territorio ad oneri alle finanze o modificazioni di leggi. Il Parlamento partecipa alla

formazione dei trattati attraverso la legge di autorizzazione alla ratifica. Nella maggior

parte dei casi la formula di autorizzazione è seguita dall’ordine di esecuzione e una

certa assimilazione si è compiuta attraverso la giurisprudenza costituzionale e la

prassi parlamentare. La Corte costituzionale ha esteso all’ordine di esecuzione due

regole:

- La riserva di assemblea, per estendere le garanzie che circondano la legge di

autorizzazione anche alle leggi che ordinano l’esecuzione di trattati stipulati in via

semplificata;

- L’esclusione del referendum abrogativo, per estendere alle leggi che danno

esecuzione ad un trattato l’esclusione che ben poco senso avrebbe se riferita alla sola

norma di autorizzazione.

Le camere hanno esteso all’ordine di esecuzione la regola della non emendabilità.

LEGGE DI DELEGA E DECRETO LEGISLATIVO DELEGATO.

La legge di delega è la legge con cui le Camere possono attribuire al Governo

l’esercizio del proprio potere legislativo. Il decreto legislativo è il conseguente atto con

forza di legge emanato dal Governo in esercizio della delega conferitagli dalla legge.

L’art. 76 delimita il potere di delega, fissando alcuni vincoli precisi alla legge di

delegazione:

La delega può essere conferita esclusivamente con legge formale: si tratta cioè

 di una delle materie coperte da riserva di legge formale; è una legge che deve essere

approvata con il procedimento ordinario.

La delega può essere conferita soltanto al Governo e non ai singoli organi che lo

 compongono.

L’art. 76 prescrive che la legge di delega contenga indicazioni minime:

 Deve restringere l’ambito tematico della funzione delegata indicando un oggetto

definito;

Deve restringere l’ambito temporale della funzione delegata, indicando un tempo

limitato entro il quale il decreto deve essere emanato;

Deve restringere l’ambito della discrezionalità del Governo, indicando i principi e criteri

direttivi che servono da guida per l’esercizio del potere delegato.

Il potere esecutivo esercita le proprie funzioni attraverso la forma del decreto. Decreti

sono anche gli atti che il Governo emana nell’esercizio delle attribuzioni legislative che

gli sono riconosciute dalla Costituzione. Quanto ai decreti emanati in forza della legge

di delega, la loro formazione segue:

Proposta del ministro competente;

 Delibera del Consiglio dei ministri;

 Eventuali adempimenti ulteriori, se prescritti dalla legge di delega;

 Eventuale deliberazione definitiva del Consiglio dei ministri;

 Emanazione da parte del Presidente della Repubblica.

 I decreti delegati vengono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale con la denominazione di

decreto legislativo e con la stessa numerazione progressiva delle leggi. È

un’innovazione importante perché in precedenza essi venivano emanati nella forma di

decreto del Presidente della Repubblica. Un particolare caso di delega accessoria è

quella che autorizza il Governo a coordinare le leggi esistenti in una certa materia,

raccogliendole in un testo unico. È un lavoro di semplificazione legislativa, perché il

Governo può procedere alla selezione delle norme vigenti, abrogando quelle che

ritiene superflue o tacitamente abrogate.

DECRETO-LEGGE E LEGGE DI CONVERSIONE.

Il decreto-legge è un atto con forza di legge che il Governo può adottare in casi

straordinari di necessità e urgenza: entra in vigore immediatamente dopo la

pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma gli effetti prodotti sono provvisori, perché i

decreti-legge perdono efficacia sin dall’inizio se il Parlamento non li converte in legge

entro 60 giorni dalla loro pubblicazione. Il decreto-legge deve essere deliberato dal

Consiglio dei ministri, emanato dal Presidente della Repubblica e immediatamente

pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Il decreto-legge stabilisce il momento della sua

entrata in vigore: di solito il momento è il giorno stessa della pubblicazione o il giorno

successivo. Il giorno stesso della pubblicazione, il decreto-legge deve essere

presentato alle Camere, che anche se sciolte sono appositamente convocate e si

riuniscono entro 5 giorni: infatti la conversione del decreto-legge rientra tra i poteri

delle Camere in regime di prorogatio. Presentando il decreto-legge il Governo chiede al

Parlamento di produrre la legge di conversione, per cui il decreto-legge viene

presentato come allegato di un disegno di legge, il cui contenuto si risolve in un’unica

disposizione. Il procedimento di conversione presenta, rispetto al procedimento

legislativo ordinario, alcune variazioni. Il regolamento del Senato prevede il parere

obbligatorio espresso dalla Commissione affari costituzionali sulla sussistenza dei

requisiti della necessità e urgenza: la Commissione deve esprimersi in 5 giorni; se dà

parere negativo, deve deliberare l’aula entro i successivi 5 giorni. Alla Camera è stato

tolto il parere preventivo della Commissione affari costituzionali, sostituendolo con un

procedimento più complesso:

Nella relazione del Governo, deve essere dato conto dei presupposti di necessità

 e urgenza per l’adozione del decreto-legge; vengono descritti gli effetti attesi dalla sua

attuazione e le conseguenze delle norme da esso recato sull’ordinamento;

La Commissione referente può chiedere al Governo di integrare gli elementi

 forniti nella relazione, anche con riferimento a singole disposizioni del decreto-legge;

Il disegno di legge è sottoposto al Comitato per la legislazione.

 La perdita d’efficacia del decreto-legge è chiamata decadenza e costituisce un

fenomeno unico nell’ambito delle fonti del diritto, diverso dall’abrogazione e

dall’annullamento. La decadenza travolge tutti gli effetti prodotti dal decreto-legge,

probabilmente anche lo stesso giudicato. Quando il decreto entra in vigore è

pienamente efficace e va applicato, mentre se decade tutto ciò che si è compiuto in

forza di esso è come se fosse stato compiuto senza una base legale. L’art. 77 appresta

due strumenti attraverso i quali è possibile trovare una soluzione:

La legge di sanatoria è una legge riservata alle Camere con cui si possono

 regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti;

Un altro strumento è inciso dall’art. 77.2 con il quale il Governo adotta, sotto sua

 responsabilità, provvedimenti provvisori. La responsabilità non è solo quella politica,

ma anche giuridica.

ALTRI DECRETI CON FORZA DI LEGGE.

L’art. 78 dispone che le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al governo

i poteri necessari. Gli Statuti delle regioni speciali, che sono leggi costituzionali

prevedono che l’attuazione dello Statuto e trasferimento delle funzioni, degli uffici e

del personale dallo Stato alla Regione stessa si provveda con un particolare tipo di

atto: un decreto legislativo, emanato dal Presidente della Repubblica su proposta di

un’apposita Commissione paritetica formata da membri designati in parti eguali dal

Governo e dall’assemblea regionale.

REGOLAMENTI PARLAMENTARI.

Il regolamento parlamentare è l’atto con cui l’art. 64 riserva la disciplina

dell’organizzazione e del funzionamento di ciascuna Camera, con particolare

riferimento al procedimento legislativo. È approvato a maggioranza assoluta dalla

Camera e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Nonostante il nome che portano per

tradizione, i regolamenti parlamentari sono fonti primarie, inferiori soltanto alla

Costituzione e dotate di un ambito di competenza riservato. I regolamenti

parlamentari hanno forza di legge di tipo relazionale: si definisce la qualità di

determinati atti con riferimento al tipo di relazioni che essi hanno con un altro atto, la

legge formale ordinaria. La posizione della Corte costituzionale è complessa:

Ha dichiarato di non poter giudicare della legittimità dei regolamenti investita di

 una questione che riguarda l’autodichia nei confronti del personale dipendente, le cui

controversie di lavoro sono risolte dagli organi della Camera, con esclusione della

giurisdizione ordinaria; ha confermato la non sindacabilità dei regolamenti in sede di

giudizio di legittimità.

Ha dichiarato di poter giudicare della legittimità delle leggi anche per ciò che

 riguarda il procedimento seguito per la loro formazione, con riferimento al rispetto

delle norme della Costituzione da parte dei regolamenti parlamentari; non si può

opporre alla Corte che queste sarebbero questioni interne dell’organo.

Ha ammesso con riferimento al regolamento del Consiglio regionale che il

 regolamento possa essere oggetto di conflitto di attribuzioni tra Stato e Regioni.

I regolamenti degli altri organi costituzionali:

Il Governo pone una riserva di legge per l’ordinamento della Presidenza del

 Consiglio e per l’organizzazione dei ministeri.

Il Presidente della Repubblica adotta dei regolamenti: si tratta di semplici

 strumenti di gestione amministrativa degli uffici e dei servizi di un organo cui deve

essere garantita l’indipendenza dagli altri poteri.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ursu.denisa03 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Randazzo Barbara.

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