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L'antico regime

Tutti gli aspetti delle economie agrarie

Tutte le economie agrarie, fin dalla loro apparizione nel Neolitico, sono caratterizzate da tre aspetti comuni:

  • Scarsità delle risorse alimentari, è il risultato della crescita della popolazione. A misura che aumenta la densità di popolazione risulta sempre più difficile ottenere l’alimentazione sufficiente. La crescita demografica costringe l’uomo a trasformarsi in produttore, sforzandosi di migliorare la riproduzione di determinati alimenti per mezzo del lavoro, fattore abbondante, che sostituisce la terra che diventa fattore scarso.
  • Eterogeneità;
  • Economie non statiche, con la presenza di vincoli sociali, culturali, istituzionali, tecnologici.

A partire dalla rivoluzione agraria della Preistoria (o rivoluzione neolitica), le innovazioni e il progresso delle società agrarie continuarono a intensificarsi nei secoli successivi. L’agricoltura è stata l’attività economica fondamentale in tutti i paesi fino alla metà del XIX secolo. La centralità assoluta dell'agricoltura si traduce in bassa produttività. Le nuove tecniche agricole e dell’allevamento permettevano di mantenere una maggiore popolazione, ma non sempre di migliorarne le condizioni. La forza lavoro e le tecniche disponibili erano poco efficienti, per cui la produttività era scarsa e ogni gruppo famiglia incontrava difficoltà ad assicurarsi l’alimentazione nel corso dell’anno.

Legame con andamento demografico: pressione sulle risorse. L’antico regime economico non è in grado di generare grandi redditi, per cui esso è tripartito in maniera scarsa e tantissimi vivono in maniera precaria. Il reddito è frutto della società medievale che è tripartita:

  • Gli ecclesiastici hanno tanti beni e ricchezze;
  • L’aristocrazia e i nobili possiedono potere politico e grandi redditi (è il ricco che detiene la terra);
  • Schiavi, poveri (attenzione a Europa ad ovest dell’Elba in età moderna perché non ci sarà ancora la servitù della gleba, mentre in Prussia e Germania ci sarà).

Gran parte della popolazione ai limiti della sussistenza (con effetti sulla domanda). La massa compra poco. Le classi privilegiate invece dovrebbero fare grandi domande e grandi risparmi. Per i più adagiati (i ricchi) c’è la possibilità di risparmiare e questi risparmi dovrebbero diventare degli investimenti. Perché il risparmio è diventato un miglioramento dell’attività economica. Carenza di investimenti (determinata anche da organizzazione della produzione). Offerta e domanda di capitali limitata (assenza di sistemi creditizi efficienti, quindi banche). Una minoranza detiene gran parte del reddito (tesaurizzato o investito nel patrimonio fondiario).

La demografia

Il modello demografico antico corrisponde all’insieme delle società preindustriali. Le sue caratteristiche sono:

  • Elevati tassi di natalità (35-40‰);
  • Elevati tassi di mortalità (30-35‰);
  • Bassa speranza di vita alla nascita (Europa inizio '700: 25 anni per un europeo).

Secondo Nadal (1992) l’elevata mortalità era infantile (su 1.000 nati vivi 250 non arrivano all'anno, 250 non arrivano a 20 anni, altri 250 muoiono prima dei 45 anni. Solo 10 superano i 60 anni). La mortalità era molto irregolare, con frequenti punte di mortalità dovute a epidemie, fame e guerre.

La popolazione cresceva a breve termine, ma si stabilizzava o aumentava molto lentamente nel lungo periodo. In alcuni momenti caratterizzati da epidemie forti, poteva registrare una riduzione importante, come quello che successe in Europa con la peste nera del 1348. In generale però la tendenza era l'incremento della popolazione, ma a tassi molto bassi. Il risultato: la popolazione cresceva a denti di sega (reversibilità).

Il vincolo malthusiano

Secondo Malthus una popolazione di una determinata area è limitata dalla quantità di alimenti di cui può disporre: il cosiddetto tetto malthusiano. Malthus aggiungeva che qualsiasi popolazione si avvicinava rapidamente a questo tetto, perché mentre la produzione di alimenti cresce in proporzione aritmetica, il numero delle bocche da sfamare cresce in maniera geometrica e gli impulsi sessuali mantengono la popolazione al massimo livello possibile e ciò condanna la maggior parte della popolazione a un'alimentazione scarsa. Progressione aritmetica delle risorse, progressione geometrica della popolazione.

La tesi di Malthus ha anche un secondo aspetto: le società umane tendono verso questo tetto, ma non lo raggiungono, perché quando si avvicinano, cominciano a funzionare una serie di controlli o freni che decelerano la crescita della popolazione e possono addirittura determinarne una diminuzione.

Questi freni sono di due tipi:

  • Controlli (freni) compulsivi;
  • Controlli preventivi.

I freni compulsivi funzionano automaticamente, cioè l’alimentazione insufficiente priva il corpo delle difese di fronte alle malattie e aumenta la mortalità, limitando così la popolazione. Mentre i freni preventivi riducono e possono arrivare a fermare la crescita della popolazione mediante la diminuzione del tasso di natalità. Si tratta di scelte personali o familiari, nelle quali hanno un peso importante la situazione economica e i costumi della propria società. I freni preventivi sono più potenti nelle società nelle quali non c’è l’abitudine di accedere al matrimonio se non si dispone di mezzi di vita adeguati, tipica dell’Europa occidentale. Una forma tragica di freno preventivo è l’infanticidio. I freni preventivi operano prima di quelli compulsivi, nelle società che li utilizzano, la crescita si ferma molto prima del tetto malthusiano: sono società a bassa pressione demografica.

Definizione del tetto malthusiano: crescita della popolazione e della domanda si scontrano con la bassa efficienza tecnologica e sociale del sistema agricolo, incapace di incrementare il surplus.

Abbiamo una fase positiva: congiuntura favorevole, aumento risorse disponibili e reddito pro-capite, risposta demografica positiva (riduzione mortalità ed età del matrimonio). Fase negativa: se aumenta il livello dei prezzi e calano i redditi pro-capite, il trend demografico si inverte (aumento mortalità, matrimoni ritardati, riduzione natalità).

Passaggio al ciclo demografico moderno

Dalla caduta dell’impero romano in Europa possiamo distinguere tre cicli di crescita demografica. Partendo da un minimo di popolazione intorno al 650, provocato da pesti e guerre, la popolazione sembra poi essere cresciuta ininterrottamente fino alla metà del XIV secolo. Esso mostra segni di esaurimento verso la fine del '700, ma viene interrotto da una nuova crisi. Verso la fine del XIV secolo inizia un secondo periodo di crescita, si nota un periodo di stagnazione nei paesi mediterranei, dove subito apparvero le epidemie, seguite da guerre come quella dei trent'anni, che decimarono la popolazione. La caduta della popolazione e dell’attività economica caratterizzano la crisi del seicento, che non fu tanto generale e lunga come quella precedente. Dal XVII secolo inizia il terzo ciclo di crescita, molto più rapido e non fu interrotto da una nuova crisi. Anzi, le trasformazioni economiche della rivoluzione industriale, i miglioramenti nella disponibilità di alimenti, nell'igiene e nella prevenzione delle epidemie segnano un salto qualitativo: è l'inizio del regime demografico moderno. Il ciclo demografico moderno segna:

  • Bassi tassi di natalità e di mortalità;
  • Elevata speranza di vita alla nascita.

Rapida crescita iniziale della popolazione, durante la transizione demografica la mortalità cade rapidamente (scomparsa punte di mortalità epidemiche, calo mortalità infantile, in seguito anche di quella adulta). Il tasso di natalità cala in un secondo momento. Il problema dell’antico regime era proprio quello studiato da Malthus, cioè che l’andamento della popolazione e quello della produzione andavano diversamente, per cui l’offerta di cibo non stava dietro al bisogno.

L’agricoltura tradizionale e il suo superamento

L’agricoltura tradizionale: nell’antico regime ha un ruolo centrale, la terra è un bene scarso rispetto al numero di persone che ci sono, per cui è limitata e disomogenea. C’è una concorrenza fra campi (agricoltura), pascoli (allevamento) e boschi (materiale da costruzione, energia termica).

Il capitale è scarso e fisso; accumulazione lenta, potenziale di trasformazione del settore. Il lavoro è fattore abbondante a ovest, con legame con tecnica importante (attrezzi, conoscenze), anche se attrezzi scarsi soprattutto per la dotazione tecnica e le conoscenze.

Per quanto riguarda i rendimenti (cioè quantità di prodotti che otteniamo per unità di superficie) sono bassi e irregolari. C’è una differente organizzazione della produzione nell'Europa mediterranea; infatti, i loro sistemi hanno rapporti solo con la singola famiglia, per cui il movimento è caratterizzato dalla transumanza. Mentre nell’Europa del nord o atlantica l’agricoltura tipica è quella delle open fields (o comunitaria). I campi aperti non sono beni di uso comune, ma beni privati. Sono disposti in maniera da essere lunghi e stretti (per facilitare la coltivazione). Sono privati ma gestiti comunque comunemente, infatti il campo aperto è sparpagliato nel villaggio. È quindi privato ma di uso parziale del proprietario. Tutto ciò, economicamente parlando, è inefficiente perché è volto a vincoli comunitari.

L’agricoltura del nord Europa

  • Terra divisa in grandi campi (multipli di due o di tre a seconda del tipo di rotazione colturale utilizzata).
  • Ogni contadino del villaggio dispone di almeno una particella in ogni campo.
  • Sistema per ridurre i rischi. Obiettivo è la sopravvivenza della comunità (ma rendimenti bassi e irregolari).
  • Il pascolo avviene sui campi a maggese e negli open fields dopo il raccolto.

La distribuzione del prodotto

Il feudalesimo è il sistema politico, sociale ed economico predominante in Europa dal XI fino alla formazione delle società industriali. Le sue caratteristiche sono:

  • Dal punto di vista politico: l’appropriazione e privatizzazione del potere pubblico e delle sue entrate (quindi imposte, terre ecc.) da parte dei detentori delle cariche pubbliche (conti, marchesi) e delle istituzioni ecclesiastiche (cattedrali, monasteri ecc.).
  • Dal punto di vista giuridico: norma principale è la disuguaglianza, in aggiunta la privatizzazione del potere pubblico implica anche l’appropriazione della giustizia da parte dei signori, quindi con la possibilità che possano praticare violenza.
  • Dal punto di vista economico: i signori mantengono i diritti sulla terra della signoria, ripartita tra tenute familiari. I signori, avvalendosi dell’esercizio del potere e della forza, in aggiunta ai loro diritti sulla terra, imponevano ai contadini una serie di prestazioni di lavoro e di pagamenti in denaro o natura, l’insieme dei quali costituiva la rendita feudale. I servi dipendevano direttamente dal signore e avevano poca libertà individuale. I contadini potevano trovarsi in assoluta condizione di precarietà; il signore se ne poteva liberare a piacimento. La rendita feudale permetteva al signore di impossessarsi di una parte della produzione e del lavoro del contadino, questo a sua volta doveva consegnare una quota del raccolto, il censo, e piccole quantità di denaro. Un’altra imposizione feudale era la decima, una imposta per mantenere la chiesa, nonostante ciò era quasi sempre intascata dai signori.

A partire da questa situazione originaria, il sistema feudale sperimentò dei cambiamenti. Queste trasformazioni furono lente, disuguali, incomplete e con grandi differenze anche all’interno di una stessa zona. L’evoluzione dell’Europa occidentale contrasta con la situazione dell’Europa orientale, dove molti territori sono arrivati con un regime feudale fino al XIX secolo che comportava prestazioni in lavoro e servitù.

La rivoluzione agraria

Prima della rivoluzione c’è un lento miglioramento (e diffusione) di nuove conoscenze e di nuovi attrezzi. Introduzione di nuove coltivazioni:

  • Medioevo: piante provenienti dall’oriente, attraverso la mediazione del mondo musulmano (frutta, ortaggi).
  • Età moderna: piante originarie dell’America (mais, patata).

Non bisogna dimenticare che la produzione per il mercato e l’introduzione di nuovi prodotti richiedono condizioni favorevoli sia dal punto di vista produttivo (terra, clima) che di quello della distribuzione (facilità d’accesso ai mercati) e spesso comportano grandi investimenti di capitali o riforme istituzionali.

L’inizio della crescita agraria è dovuto all’apparizione di un nuovo sistema produttivo che costituì una vera rivoluzione. La rivoluzione agraria si basa su cambiamenti tecnici, ma comportò anche trasformazioni importanti nelle strutture delle proprietà (enclosure). Il processo cominciò nei Paesi Bassi sul finire del Medioevo e culminò in Gran Bretagna nel XVIII secolo. La rivoluzione agricola consiste nella specializzazione e nella intensificazione dell’uso dei fattori produttivi: terra, lavoro e capitale. La grande innovazione è il concime, usato per restituire la capacità produttiva o per migliorarla.

Il cambiamento negli assetti proprietari consente una rapida evoluzione tecnica (venir meno dei vincoli precedenti). Evoluzione che inizia nei Paesi Bassi e in area padana, per culminare nel secolo XVIII in Gran Bretagna. Le innovazioni olandesi furono infatti ben presto imitate dagli inglesi e migliorate. All’incremento delle rese si aggiunse l’aumento della produttività (per persona) applicando il modello olandese in aziende più grandi e con un maggior apporto di capitale. I cambiamenti più importanti della rivoluzione agricola consistono in:

  • Introduzione di rotazioni delle coltivazioni: da cicli biennali o triennali al ciclo di Norfolk, che elimina il maggese, perché con l’inclusione di leguminose e foraggere che incorporano azoto nella terra ripristinano la fertilità della terra. Permettono l'allevamento stabulare, eliminando la concorrenza fra allevamento e agricoltura, e permettono di coltivare anche le aree in precedenza adibite a pascolo.
  • Introduzione di radici sarchiabili (patate, rape, barbabietole): richiedono aratura profonda, che smuove e arieggia il terreno e permette di concimarlo (letame).
  • Selezione di sementi e di animali da riproduzione.
  • Maggiore attenzione alla concimazione (da metà '800 anche fertilizzanti artificiali).
  • Investimento di capitali nelle migliorie nei campi (recinzione, drenaggio, correzione dei suoli).
  • Attenzione al progresso agrario e alla sua diffusione (pubblicazioni, società agrarie).
  • Progressiva adozione di nuovi strumenti e macchinari (aratri in ferro, seminatrici): legame con nascente rivoluzione industriale.
  • Preoccupazione del progresso agrario manifestata con pubblicazione di libri ecc.

In Inghilterra, con la rivoluzione agraria, un altro episodio chiave è la distruzione dell’agricoltura tradizionale, quindi degli Open fields orientati all’autosostentamento, con il nuovo processo dell’Enclosure e un’agricoltura capitalistica di proprietà assoluta e coltivazioni senza restrizioni. La chiusura delle terre facilitava l’introduzione delle innovazioni che il proprietario considerava opportune e dava una maggior sicurezza all’investimento di capitale. Permetteva, per esempio, di organizzare liberamente le coltivazioni o di mantenere una mandria più sana, dal momento che non era esposta a possibili contagi con altri animali tenuti senza necessarie cure. Questo prima non era possibile con gli open fields. Allo stesso modo però il processo delle enclosure pregiudicava gran parte del mondo contadino, l’affitto familiare scomparve e molti piccoli proprietari finirono per vendere o per perdere le loro terre perché non potevano affrontare il costo della chiusura. Le trasformazioni agrarie provocarono un forte incremento della produzione per l’aumento della superficie coltivata, grazie all’introduzione di nuove rotazioni e alla diminuzione del maggese.

Il rapporto tra città e campagna

La città medievale mantiene una stretta simbiosi con la campagna circostante: la città dipende dalla campagna circostante dal punto di vista demografico (popolazione) ed economico (derrate, materie prime, mercato di vendita).

Dal punto di vista demografico: l’aumento della popolazione della città dipende dalla campagna. Nell’aspetto economico, la città si alimenta con le derrate che le fornisce la campagna, lavora le materie prime che le offre il contado (cioè la campagna che si estende intorno alla città) e paga le une e le altre con la vendita dei prodotti urbani al mondo rurale. Quante più eccedenze la zona rurale può apportare alla città, maggiore sarà l’attività artigianale. Lo sviluppo dell'attività artigianale dipende appunto dal surplus prodotto dalle campagne, che stabilisce il tetto dello sviluppo urbano.

Il punto di incontro fra città e campagna è il mercato, spazio di interscambio regolato e protetto legalmente, dove contadini e cittadini portano i rispettivi prodotti. Il mercato, all’inizio settimanale, si trasforma poi in quotidiano nelle città più grandi per arrivare a dividersi in mercati specializzati.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tommi.schembri98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Besana Claudio.
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