Lezione 1
Cultura letteraria della Grecia antica
La cultura letteraria della Grecia antica ha fornito statuti letterari, canoni, che hanno costituito il fondamento della cultura contemporanea, e non solo letteraria. Ci sono pervenuti integralmente pochissimi testi e opere letterarie della Grecia antica, perciò è importante conoscerli e valorizzarli. Venivano trascritti su papiri e pergamene di carta. Questi testi sono stati trasmessi nel corso di millenni: questo è ciò su cui si fonda la tradizione, ovvero ciò che porta un’opera dal suo concepimento fino a noi.
La maggior parte dei testi sono stati naufragati dal tempo, dal disuso delle loro letture e da accidenti meccanici. I gusti cambiano nel corso del tempo, e ciò accade anche in ambito letterario portando alla morte di intere produzioni o alla conservazione di testi lacunosi. Ci sono due tipi di pronuncia, ovvero alla greca e alla latina.
La carriera di Sofocle
Sofocle arrivò all’anzianità, e questo non era scontato, soprattutto perché il progresso medico-tecnologico dell’antichità non permetteva di sconfiggere le malattie e di vivere a lungo termine. Sofocle visse ultra-novantenne e iniziò la sua carriera di drammaturgo attorno ai vent’anni: produsse molti drammi e partecipò a numerosi concorsi. Ebbe anche la possibilità di assistere ad un frangente di evoluzione della cultura teatrale greca.
Ha scritto probabilmente 124 drammi (sicuramente più di 120, ma possiamo leggere solo 7 drammi integralmente di tutta la sua produzione). Possiamo dire, oggi, di conoscere la poetica teatrale di Sofocle? Parzialmente, inevitabilmente, eppure quell’autore, dal V secolo a.C., con i suoi drammi e le sue opere superstiti, ha fatto la storia del teatro, e non solo di quello occidentale, al punto di divenirne un canone.
Nel libro sulla poetica di Aristotele, egli assume come canone estetico “Edipo Re” di Sofocle della cultura teatrale classica. Questo significa assicurare una vita eterna a quell’opera. Le restanti opere di Sofocle sono, nella migliore delle ipotesi, ridotte a frammenti o testimonianze, ma di alcune non si conosce nemmeno il titolo.
Lezione 2
Letteratura greca antica
È difficile attuare un’opera di sintesi della letteratura greca antica. Si estende dall’età Protoarcaica (VIII secolo a.C.) fino all’età bizantina sotto l’imperatore Giustiniano; l’età bizantina si conclude con un evento traumatico durante la crisi dell’impero romano occidentale, ma soprattutto la caduta di Costantinopoli nell’impero romano d’Oriente, che va in mano ai turchi. Quella data è divenuta un simbolo, nel tempo enfatizzato (1453 d.C.).
È insufficiente rivolgersi a specifici manuali, perché offrono una visione parziale e specialistica, in quanto frutto di scelte di specifici autori che possono differire tra loro. Con quella data coincide la fine della civiltà greca per come noi oggi la intendiamo. Le prime testimonianze della letteratura greca sono l’Iliade e l’Odissea, poemi omerici da collocare agli inizi dell’età storica arcaica dell’VIII secolo a.C. Questo può essere considerato, in senso lato, l’esordio della cultura letteraria greca.
L'importanza dei manuali
Un manuale deve essere chiaro e deve offrire una visione panoramica della materia trattata, andando al sodo ed evidenziandone i concetti chiave; è importante, pertanto, selezionare gli esempi più esemplari e significativi. Anche sul piano diacronico della storia un manuale può essere revocato in dubbio. I manuali diacronici individuano il profilo storico di una civiltà letteraria, permettendo di comprendere la linea del tempo, e quindi fatti e vicende così remoti.
La condivisione di esperienza tra la civiltà antica e quella contemporanea è insufficiente; si tratta di realtà diversissime tra loro. L’alterità rispetto ai nostri parametri, banalmente anche alla base dei nostri gusti estetici, può indurci a considerare la materia trattata come strana. È necessario sforzarsi a comprendere le diversità ed aprirsi ad un mondo a noi ancora estraneo, soprattutto negli usi e nei costumi.
Esempi: misoginia, patriarcato, concezione dell’eros rispetto all’altro sesso o al proprio, l’omosessualità, la schiavitù e la libertà. È importante comprendere ciò che ci lega e ciò che ci distanzia da quel mondo.
Ad esempio, Aristotele teorizza molti di questi aspetti, tra cui la condizione servile e l'inferiorità della figura femminile. Una impostazione diacronica è, pertanto, fondamentale per comprendere i “meccanismi” della civiltà greca.
Tradizione e trasmissione
Uno dei concetti più importanti è quello di tradizione, utilizzato per indicare la trasmissione di un patrimonio di testi che costituiscono una letteratura; inevitabilmente si incrocia con la storia delle lingue, e quindi della storia del libro (testi in forma scritta), ma anche di quella degli esseri umani. Quando ci riferiamo al termine “tradizione”, dobbiamo articolarlo in due grandi linee, a partire dal quesito: com'è il tipo di tradizione di quella specifica cultura letteraria?
- Diretta → tutto ciò che ci è pervenuto attraverso supporti e documenti librari e scritti che ci hanno trasmesso direttamente quanto a noi pervenuto.
- Indiretta → tutto ciò che ci è pervenuto attraverso la mediazione, notizie, testimonianze, parti o sezioni, estratti (in prosa e in versi) e citazioni, da parte di terzi autori antichi rispetto ad una determinata tradizione.
Non è sempre possibile riconoscere e individuare delle fonti. Ad esempio, a Cicerone capita spesso di citare autori greci, da cui egli si rifà direttamente o indirettamente, seppure appartenenti a volte alla stessa epoca. Naturalmente la tradizione indiretta ha dei limiti, sia qualitativi che quantitativi.
Ad esempio, Socrate non lascia testimonianze dirette scritte, e molte delle testimonianze sono state scritte da Platone, suo allievo. Vagava per la città e parlava con molti cittadini ateniesi del V secolo a.C. ed era una figura singolare e particolare. Socrate prese parte ad un simposio, poi divenuto il titolo di una delle più celebri opere di Platone, dove è scritto che per la prima volta, addirittura, si lavò, e prima di calzare dei sandali.
Diceva che sentiva dentro di sé un “dáimon”, termine con un'accezione positiva che indica un'entità che si erge oltre le potenzialità umane, ovvero uno stimolo positivo che coincideva con uno spirito divino che lo spingeva a ricercare la verità; lo induceva alla curiosità e alla volontà di sapere. Con l’aforisma “so di non sapere”, Socrate si collocava come una sorta di semi-dio. “Dáimon” è una “vox media”, ovvero un’espressione che può essere intesa sia secondo una concezione positiva che negativa.
Lezione 3
Filologia classica
La filologia “classica” ha come oggetto la civiltà greco-romana nella sua essenza. È definita “unità”, e va ricostruita mediante la scienza. La definizione di filologia classica è presente nel preambolo del volume (Berlino; 1931) di Ulrich von Wilamowitz-Moellendor (princeps filologi). È un’opera di resurrezione della vita antica attraverso la filologia, ovvero lo studio dei testi. C’è una differenza fondamentale tra la tradizione diretta e la tradizione indiretta.
I testi a noi oggi pervenuti non sono quelli originali, ma sono frutto della ricostruzione e dello studio dei filologi. Questo processo di tradizione e trasmissione meccanica ha alternato l’assetto originario del testo. Questi testi sono stati inquinati da errori, cambiamenti, alterazioni talvolta e persino volontarie che hanno modificato la volontà originaria dell’autore.
Il compito dei filologi è quello di ricostruire un testo nella versione più verosimilmente vicino all’originale, ma il concetto di originale è quasi chimerico per un filologo. Un filologo (non solo classico) cerca di risalire anche ai processi di genesi dell’opera, alla biografia dell’autore, alle influenze. È una scienza totale; tutto ciò che si è salvato di quelle civiltà è testo, è parola.
La questione omerica
La “questione omerica” è un problema enorme, che ha tormentato la filologia classica, già a partire dalla sua definizione. In realtà sono “questioni”, una serie di dubbi posti attorno a ciò che la tradizione in primis ci presenta come Omero.
- Biografia (Chi è Omero? È esistito realmente?)
- Cronologia assoluta e relativa (Quando sono state composte l'Iliade e l’Odissea?)
- Veridicità storiografica (Quanto si può scorgere di vero in queste opere?)
- Trasmissione e diffusione
Queste due opere nacquero in un periodo in cui la letteratura greca non veniva riprodotta in forma scritta, ma esclusivamente in forma orale. Il libro nascerà più tardi, ovvero nel III - II secolo a.C., in età ellenistica. Si tende ad identificare Omero con un cantore, un aedo professionista, che ad un certo punto dette impulso alla scrittura e alla fissazione di poemi e canti separati già presenti nella cultura aedica nel corso della seconda metà dell’VIII secolo a.C. Abbiamo delle fonti? Sì, dell’età imperiale (I - II secolo d.C.) che, numerose, presentano notizie su Omero, alcuni erroneamente attribuiti a Erodoto, un opuscolo di Plutarco, di età medievale, e altri ancora.
Il problema è che queste notizie sono spesso profondamente contraddittorie, per esempio sulla data e il luogo di nascita (tra Asia Minore e Grecia, sessant’anni e quattrocento anni dopo la guerra di Troia del 1000 - 1100 a.C.). Poeta-vate della letteratura greca. Che grado di affidabilità hanno queste fonti antiche? È possibile ricostruire la figura di Omero come scrittore realmente esistito? La risposta è no.
Autoschediasmo → si ricostruivano le vite degli autori antichi non sulla base di dati certi, ma da notizie che i biografi traevano dall’opera stessa dell’autore, e questo è un problema enorme perché l'epica è un genere letterario anonimo; non c'è mai, all'interno dell'opera omerica, un'intrusione autorale. Nonostante ciò, quasi nessuno ha realmente dubitato che Omero sia realmente esistito; giusto qualche erudito alessandrino, che ha infuso il dubbio che ci siano stati due autori per i poemi omerici. Erano detti “curizontes” (separatori), ed ebbero breve vita nella biblioteca alessandrina. Fu Aristarco di Samotracia ad opporsi.
C'è un trattato anonimo datato al I secolo d.C. chiamato “Del Sublime” (Peri Hypsous) che affermava che l'Odissea fosse necessariamente posteriore all'Iliade sul piano diacronico (cronologico), perché:
- ne presupponeva la conoscenza (l’Iliade trattava gli ultimi giorni della guerra di Troia)
- l’Odissea trattava il tema del “nostos” (il ritorno); maggiore tendenza alla digressione rispetto all’Iliade (racconto aneddotico)
L’Odissea aveva una storia quasi lirica rispetto all'Iliade, poema guerriero di eroicità giovanile. L'operazione di riorganizzazione del testo dell'Iliade e dell'Odissea è avvenuta intorno all'VIII secolo a.C., mentre la fissazione scritta è avvenuta, secondo il “De oratore” di Cicerone (I secolo d.C.) o anche secondo il dialogo pseudo-platonico “Ipparco”, nella prima metà del VI secolo a.C. quando Pisistrato, tiranno di Atene, istituì una commissione di esperti che avrebbero dovuto riunire i canti di Omero, sparsi per tutta la Grecia, che sarebbero dovuti confluire in un'unica opera. Si aveva l’obiettivo di sottrarre i canti omerici alla condizione di fluidità magmatica propria della tradizione aedica.
Si trovavano in una condizione di fluttuazione dettata dall'oralità della trasmissione. Assistiamo al passaggio da un’epica orale ad un’epica scritta. Il filologo classico è insicuro sulla ricostruzione. L’omeristica è quella branca della filologia classica che si occupa della “questione omerica”. È possibile riconoscere nelle opere omeriche una realtà politico-istituzionale realmente esistita?
Queste domande nel 1868 diedero vita, con il mercante Heinrich Schliemann, fermamente convinto della veridicità storica dei poemi omerici, a una serie di ricerche archeologiche che riportarono alla luce numerosi siti dell’antica Grecia. Scavò allora a Hissarlik e trovò un impianto urbano del 1100 a.C. (età del bronzo) che identificò con la Troia omerica, tra l’Egeo e i Dardanelli. Fu una rivoluzione. Scavò a Micene nel 1878 dove trovò dei ruderi che identificò con il tesoro di Agamennone della stessa epoca (i fatti mitici dell’Iliade richiamano questi elementi). Un altro filologo, Manfred Korfmann, nel 1988 scavò di nuovo a Troia.
Aveva a disposizione il metodo stratigrafico, e individuò dieci strati. Il decimo era del 3500 a.C. Il settimo era quello della Troia di Omero. Era una fiorente città commerciale, vista la vicinanza con il mare. Disse che non c’è stata un’unica guerra di Troia, ma numerose, in cui i popoli limitrofi avrebbero tentato di espugnare Troia proprio per la centralità sul piano mercantile. “Archeologia omerica” → ricerca archeologica di siti a partire dai testi omerici; ma quanto è opportuno questo metodo? Passare dal piano della storia a quello della poesia è un salto nel vuoto. Diceva Esiodo (VII secolo a.C.), nella “Teogonia”, attraverso la voce delle Muse (ispirazione divina della poesia), che noi facciamo dire tante menzogne simili al vero.
Lezione 4
Dal livello archeologico a quello storico
Il passaggio dal livello archeologico a quello storico, così come da quello storico a quello poetico, non è immediato. Diceva Machiavelli che la poesia tradisce la realtà effettiva delle cose. Il nucleo più duro e vivo della “questione omerica” è il problema relativo alla genesi e alla trasmissione del testo omerico.
L’epica omerica si iscrive in un periodo della letteratura greca in cui genesi, composizione, trasmissione e fruizione sono esclusivamente di natura orale. Gli aedi performavano i testi omerici in specifici contesti in cui gareggiavano tra loro facendo sfoggio della loro sapienza. Gli aedi ricordavano tutto; recitavano ogni cosa a memoria prima del “medium” della scrittura. Non c’era, perciò, un testo fisso e comunemente condiviso. C’era un enorme margine di manipolazione del testo epico.
La cristallizzazione del testo omerico
Le ricostruzioni medievali ci restituiscono una intelaiatura dei testi omerici la cui genesi appartiene all’VIII secolo a.C. Il testo inizia a prendere forma nel VI secolo a.C. con il tiranno ateniese Pisistrato. Non sappiamo, però, se sia stata la prima ricostruzione in assoluto, ma costituì un momento cruciale per la storia del testo, in più anche patrocinato dallo Stato. Il testo, dunque, cambiò. Si parla in questo caso di tradizione indiretta.
Negli autori di IV e V secolo, le citazioni di Omero presentano una forma nettamente divergente rispetto ai manoscritti medievali; si tratta di varianti significative. Avviene anche con i frammenti papiracei del III, II e I secolo a.C., ovvero di tradizione diretta. È ovvio che i frammenti papiracei dovrebbero essere più attendibili, perché più vicini all’opera stessa. Il testo di Omero, quindi, continuò a variare, seppur impresso su carta.
Quando, allora, il testo omerico si cristallizzò nella forma che noi oggi conosciamo? Ci fu un momento, nel III-II secolo a.C., in cui i filologi alessandrini (i primi editori e commentatori di Omero), ovvero Zenodoto di Efeso, Aristarco di Samotracia, Aristofane di Bisanzio e altri ancora, arrestarono il processo di cambiamento dell'opera omerica. Si preoccuparono di allestire edizioni autorevoli dell'Iliade e dell’Odissea che poi si sono tramandate nei manoscritti medievali.
Nella Grecia continentale, in un certo senso, Omero costituiva la base di apprendimento della lingua e della cultura letteraria della Grecia antica. Omero era un autore imparato nelle scuole, e tanto più un autore è scritto, tanto più è tramandato (nell’Oriente bizantino). In Occidente, invece, con la caduta dell'impero romano d'Occidente e l'avvento dei secoli bui del Medioevo, il greco non si conosceva più. Dante, ad esempio, non aveva mai letto Omero.
La riscoperta di Omero
Omero diventa leggibile i primi del ‘300, quando Petrarca e Boccaccio commissionarono a Leonzio Pilato, un esule bizantino, una traduzione latina di Omero. Nel 1453 Costantinopoli cadde in mano ai turchi, e questo comportò la migrazione di molti intellettuali bizantini in Italia (Firenze, Urbino, Venezia); si portarono dietro le loro biblioteche e vari manoscritti. Tra il '400 e il ‘500, il Rinascimento è stato alimentato proprio da questo influsso di libri ed eruditi e dalla riscoperta delle opere latine.
Si cominciò ad allestire edizioni di Omero in Italia e in Europa. Si promosse la storia redazionale ed esegetica del testo di Omero. Con questo rifiorire dell'interesse di Omero iniziarono i problemi: gli intellettuali iniziarono a notare le contraddizioni logiche, narrative, linguistiche e sintattiche.
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