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a) È impossibile non comunicare.

b) Ogni messaggio può essere considerato per due aspetti: il contenuto informativo ("numerico") e

quello relazionale con il destinatario del messaggio.

c) Non esiste una precisa punteggiatura della sequenza degli eventi comunicativi: la comunicazione

è circolare, e noi vi siamo "gettati dentro" in una contemporaneità di funzione "emittente" e

"ricevente", e ne siamo responsabili al pari di altri.

d) La comunicazione è sempre "numerica" e "analogica": il linguaggio numerico ha una sintassi

logica molto complessa e di estrema efficacia (ad esempio la lingua, la tecnica pittorica ecc.) ma

manca di una semantica adeguata a esprimere il tipo di relazione, mentre il linguaggio analogico (in

genere, "linguaggio del corpo") ha la semantica ma non ha alcuna sintassi adeguata per definire, in

un modo che non sia ambiguo, la natura delle relazioni.

e) Ogni messaggio può essere complementare o simmetrico. L'ideale per la comunicazione che vi

sia equilibrio fra gli interagenti, nel senso che ora prevalga uno e ora l'altro. Detto in altri termini:

ogni messaggio è portatore, pur senza volerlo, di un sentimento che tende a imporre un certo punto

di vista (posizione Up) o di un sentimento che tende a far capire all'altro che il suo parere viene

accolto (posizione Down).

Se dunque si prende in considerazione il fenomeno anzi accennato, della decadenza dell'arte a

merce da vendere e da comprare, valorizzata nella sua parte concreta di res o symbol, e svalutata e

umiliata nella sua valenza simbolica, se dunque si riconsidera tale fenomeno alla luce di questi

cinque "assiomi", possiamo agevolmente comprendere che il processo che ha condotto a questo

stato di cose non è piovuto dal cielo e non è soltanto il risultato di una cosiddetta "perdita di valori"

o il prodotto della prassi di una "industria culturale", che è per certi aspetti innegabile. Il processo di

mercificazione del simbolico, insomma, non è soltanto il risultato del cambiamento di un'etica, che

ormai vede nel danaro l'unico metro di ciò che vale, non solo per gli oggetti ma anche per i valori

dello spirito (convincimento sul quale, a mio avviso, ci sarebbe sin troppo da discutere ? e che io

considero, così come solitamente formulato anche nella letteratura sociologica, più un abbaglio o

una valutazione distorta, che una realtà).

Il 1 ° A

S S I

O

M A, applicato al linguaggio artistico, non sembra abbia bisogno di argomentazioni

particolari. Però potrebbe essere utile rovesciarlo: "qualsiasi tentativo di non comunicare è un atto

di comunicazione". Questa "comunicazione", come si è visto, contiene in sé quattro elementi

fondamentali: chi comunica, il destinatario, un codice espressivo, un canale. Senza questi quattro

elementi (ma anche altri, come vedremo di seguito) non c'è comunicazione. Non è sillogismo

eristico, a questo punto, dedurre che l'arte deve sempre avere questi quattro elementi, appunto

perché è comunicazione, ed è comunicazione appunto perché ha sempre questi quattro elementi.

Il 2 ° A

S S I

O

M A ci dice che la comunicazione consta di altri due elementi sempre presenti: il

contenuto (o "messaggio", o "concetto" o che dir si voglia) e la relazione. Se vi è comunicazione c'è

dunque un contenuto: è impossibile comunicare nulla, perché il nostro cervello (che è il centro di

elaborazione degli stimoli sensoriali), non riesce a figurarsi il nulla, neppure il nulla metafisico (o

almeno, così è finora), anche se del nulla metafisico l'uomo ha un terrore atavico. L'arte dunque è

sempre messaggio, pensiero. È un pensiero diverso da quello filosofico, ma in quanto pensiero può

essere espresso con una sintassi, ossia con delle regole, che possono essere inventate dall'artista

stesso, oppure già conosciute a tutti, e si riferisce a un senso espresso da una semantica. Il che

significa che, comprendendo queste sintassi e semantica, questo particolare "gioco linguistico"

inventato dall'artista, si entra nell'orizzonte di pensiero che egli intende comunicare. Allo stesso

modo, ad esempio, i grandi psichiatri riescono a entrare nell'orizzonte di pensiero degli

schizofrenici e a comprendere il loro linguaggio che a prima vista potrebbe apparire illogico e senza

2

senso, pur se apparentemente costruito secondo le regole della comune sintassi e semantica. Il

secondo assioma ci dice ancora che la comunicazione artistica esprime anche una relazione, ossia il

modo con il quale mi sento collegato (com-unicante) con il ricevente. Questo modo può essere

benevolo, conflittuale, confidenziale, rispettoso, irriguardoso ecc. Fatto sta che non è possibile che

non ci sia un modo di esprimersi ricollegabile alla relazione: se il modo sarà accademico o se,

all'estremo, uno usa il computer per scrivere una poesia randomizzando le parole, apparirà sempre

un modo di stabilire una relazione, che in questo caso sarà di assoluta inavvicinabilità, freddezza

ecc. Messaggio che ha un contenuto (non voglio comunicare) e anche una relazione (non mi

interessi).

Per "punteggiatura della sequenza di eventi", il concetto del 3 ° A

S S I

O

M A, la scuola di Palo Alto

intende riferirsi all'impossibilità di stabilire chi sia il primo, all'interno di un processo di

comunicazione, a iniziare il processo stesso. Il processo è spiegato come circolare, per distinguerlo

dal processo stimolo/risposta, così com'è inteso dalla psicologia comportamentista. Secondo la

visione comportamentista infatti, a un certo stimolo segue, da parte del ricevente, una certa risposta,

mentre per la Scuola di Palo Alto, in realtà non si può parlare di "emittente" e di "ricevente" come

di persone distinte; ogni persona coinvolta nel processo di comunicazione, è sempre, nello stesso

tempo, sia emittente che ricevente. In un certo senso, il ricevente stesso influenza, in qualche modo,

lo stimolo e il comportamento che l'emittente produrrà nella comunicazione. Qui è importante

introdurre un concetto essenziale, che è quello di feed back cibernetico. Se io scrivo un pezzo di

musica e alla prima esecuzione il pubblico si alza e se ne va, ottengo un feed back, ossia

un'informazione di ritorno. Il feed backdiviene cibernetico (dal greco kybernos, il timoniere), se io

interpreto questo messaggio e ripenso al mio modo di scrivere musica, in modo da raggiungere

l'effetto che volevo ottenere con il mio messaggio. Oppure posso analizzare la situazione e

concludere che il pubblico non ha capito nulla, e deciderò di continuare a scrivere musica nello

stesso stile; ma anche in quel caso, in qualche modo, il mio comportamento viene "governato" dal

feed back, se non altro perché alla prossima occasione cercherò qualche stratagemma per fare in

modo che il mio modo di scrivere musica sia meglio compreso dall'uditorio. Ma non è stato il

pubblico a "iniziare" un processo di comunicazione, e neppure il compositore con la sua musica:

c'era già, prima che si tenesse il concerto, o addirittura già prima di scrivere la musica, una storia

personale e culturale del compositore che lo ha indotto a scrivere in quel modo; c'era nella sua

mente un pubblico per il quale scriveva, c'era un clima culturale che intende la musica in un certo

modo, c'era un sistema di attese verso la musica del compositore, anche se il compositore si esibiva

per la prima volta. Tutte queste variabili entrano nella comunicazione, nel suo processo, di modo

che noi siamo, per parafrasare (ma non più di tanto) Heidegger, come "gettati" nella comunicazione,

e dentro di essa siamo allo stesso tempo soggetti e oggetti. Ne consegue, come corollario, che noi

siamo responsabili del processo, così come lo sono gli altri individui coinvolti. In ultima analisi, se

al pubblico non piace la mia musica, è anche per responsabilità mia e non solo per "colpa" del

pubblico. E, per inciso, non solo per una caduta di valori, per una cattiva educazione musicale nelle

scuole, per l'attrazione verso forme di sottocultura che propongono livelli più scandenti e più vicini

ad altri comportamenti (l'irrazionale ludico, la regressione, l'edonismo ecc.).

Il 4 ° A

S S I

O

M A asserisce che ogni contenuto della comunicazione viene contemporaneamente

espresso attraverso due (almeno) modalità: la prima "numerica", che si riferisce a una sintassi (ad

esempio, nella lingua, la sintassi corretta della lingua stessa), e a una modalità "analogica" o

"paraverbale", che viene espressa principalmente dal linguaggio del corpo. Se questi due aspetti non

sono armonizzati fra loro la comunicazione è ambigua, paradossale, contraddittoria. Il caso di uno

ad esempio, che dice di essere molto contento di vederti ma nello stesso tempo continua a fare i fatti

suoi e non ti guarda in volto. Nelle espressioni artistiche è facile notare questa congruenza o

incongruenza in alcune discipline, ad esempio nel teatro o nella lirica, ed è meno facile ricostruirla

in forme dove il corpo umano è assente (un quadro, una poesia scritta). Di conseguenza gli elementi

paraverbali devono essere cercati nell'opera stessa, analizzandone la struttura profonda, alla luce del

linguaggio espressivo usato dall'artista, della sua semantica, della sua sintassi. L'opera, in questo

caso, diventa essa il "corpo" che deve essere congruente con il suo stesso messaggio. Nella poesia,

ad esempio, è relativamente facile verificare questi aspetti relativi al quarto assioma. La poesia

infatti esprime un messaggio, attraverso un linguaggio fatto di parole, i significanti che trasmettono

il significato. Inoltre, la poesia ha sempre (non può non averlo) un "tono", un'ambientazione

espressiva (fonica, prosodica) che crea un "ambiente" nel quale il significato va a collocarsi. Il

"tono" e le parole sono due elementi del testo che in qualche modo possono essere considerati

elementi paraverbali. Peraltro, il "tono" può essere reso soltanto da una voce recitante, interna di chi

legge mentalmente, o esterna di chi legge in pubblico, ed è quindi facilmente ricreabile ? e se resa

bene, fa acquistare al testo molta espressività. Se uno scrive in tono alto banalità di contenuti, la

dissonanza è evidente, così come se sbaglia tono e recita cose alte con un piglio recitativo

giornalistico. In sintesi, ogni opera d'arte deve trovare una giusta armonia interna fra i diversi

elementi che la caratterizzano: laddove uno di questi elementi non sia integrato con gli altri, si

produce nel fruitore una dissonanza cognitiva, un'ambiguità, che inconsciamente o consciamente

viene rifiutata. Da questo punto di vista, l'arte esprime sempre un'armonia, una coesione interna, pur

secondo regole che l'artista stesso può inventare, anche soltanto per una singola opera d'arte.

Infine, il 5 ° A

S S I

O

M A esprime il concetto che la comunicazione deve essere aperta alla

problematicità. Sappiamo già, dalla filosofia, che qualsiasi pretesa di verità data dagli strumenti del

linguaggio è destinata a fallire. Nessuna verità sembra resistere alla critica, e se ve ne fosse una,

allora potremmo dire, con Kuhn, di avere finalmente un "paradigma" con il quale misurare la verità

di ogni evento. Ma non è questo il punto. Ognuno, proprio in conseguenza di quanto sopra, ha una

sua verità che, in quanto verità, ha la stessa dignità di qualsiasi altra, almeno per quanto riguarda la

sfera delle opinioni, dell'orizzonte di pensiero. Ovviamente tali opinioni e orizzonti di pensiero

trovano un terreno di confronto nella sfera del razionale, mentre la verità soggettiva è fortemente

influenzata da pre-concetti, convinzioni acritiche o mai criticate o anche magiche e irrazionali, che

costituiscono gli schemi mentali e comportamentali che seguiamo per vivere abitualmente. Se, nella

comunicazione, ogni verità individuale viene sempre disconosciuta, si avrà una frustrazione

individuale, che porta a lungo andare a un conflitto, oppure una cristallizzazione di ruoli di potere,

che ovviamente non è indice di comunicazione efficace. La nostra salute mentale infatti, dipende in

gran parte dalle conferme che gli altri ci danno, e la conferma è, pari pari, il riconoscimento di te

come individuo, la tua sicurezza di base, l'accettazione del ruolo che ti scegli nella vita.

N

o n s i p u ò n o n c

o m

u n i c

a r

e

.

"Il comportamento non ha un suo opposto. In altre parole, non esiste qualcosa che sia un non-

comportamento o, per dirla ancor più semplicemente, non è possibile non avere un comportamento.

Ora, se si accetta che l'intero comportamento in una situazione di interazione ha valore di

messaggio, vale a dire è comunicazione, ne consegue che comunque ci si sforzi, non si può non

comunicare. L'attività o l'inattività, le parole o il silenzio hanno tutti valore di messaggio:

influenzano gli altri e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e in

tal modo comunicano anche loro".

Chiunque si trovi in una situazione sociale (cioè, in pratica, in contatto con gli altri) è comunque la

sorgente di un flusso informativo che fornisce continuamente indizi su di sé. Anche rimanere in

silenzio è comunicare. Nel mondo sociale la comunicazione trasuda da ogni persona e anche da

ogni oggetto. L'analisi di questo assioma offre numerosi spunti di riflessione. Innanzitutto notiamo

che, all'interno di una relazione di aiuto, ogni comportamento è degno di rilevanza, cioè comunica

qualcosa. Il fatto di non parlare, di ignorarsi reciprocamente, di isolarsi, non indica "non


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flaviael

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Cultura della comunicazione con particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: i cinque assiomi della comunicazione interpersonale secondo gli esponenti della Scuola di Palo Alto ( l'impossibilità di non comunicare, i livelli comunicativi di contenuto e relazione, la punteggiatura della sequenza di eventi, la comunicazione numerica e analogica, interazione complementare e simmetrica).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie della comunicazione (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Fatelli Giovambattista.

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