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I miti di resistenza a Dioniso:

I miti di resistenza a Dioniso sono dei miti dionisiaci che coinvolgono

direttamente le figure femminili e sono di grande importanza culturale perché

esplorano la condizione femminile nei suoi fondamenti.

Alcuni di questi miti sono nati da testi estremamente sintetici e schematici,

mentre altri da interi libri (come ad esempio le Baccanti di Euripide).

1. mito di Orcomeno:

Mito di resistenza che si svolge in Beozia, nella polis di Orcomeno. Qui il re

Minia aveva tre figlie, che rifiutavano le danze e i cori di Dioniso. Le tre figlie

erano all'interno della reggia, intente a lavorare al telaio, quando intorno a questi

apparvero dei viticci, nei cesti della lana serpenti e dal soffitto iniziò a piovere

vino e latte (tutti i segni dell'irruzione del dio Dioniso nella sfera domestica).

Conscie di essere di fronte ad un evento straordinario le figlie di Minia decisero

di placare l'ira del dio sacrificando in suo onore e il figlio di una di loro, Ippaso.

Dopo aver smembrato il giovane, le tre donne abbandonarono la reggia e si

rifugiarono insieme alle menadi tra i monti.

2. mito di Penteo:

Il luogo in cui si svolge questo mito è Tebe, dove giunse il dio Dioniso a

proporre al popolo il rituale dionisiaco e a stimolare con la mania le donne. Il

sovrano Penteo cercò di combattere il dio e Dioniso, preso l'aspetto di un

mortale, dichiarò la sua ira contro il re.

Il dio, in forme umane, si lasciò catturare dalle guardie reali e venne condotto

dinanzi al sovrano, che iniziò interrogarlo. Il dio si rifiutò di parlare, poiché i

particolari erano esclusi i non iniziati. Attraverso un messaggero, al re arrivarono

delle notizie di ciò che stava accadendo sui monti dove si erano recate le donne,

fra le quali anche la madre del sovrano. Il dio suggerì al re di andare a verificare

lui stesso, travestendosi da baccante. Recatosi sui monti, Penteo salì su un albero

per riuscire a vedere meglio il gruppo di donne, ma finì per rimanere intrappolato

di fronte alla loro ira: le donne, guidate dalla madre del re, si avventarono su di

lui e lo dilaniarono, staccandogli la testa e conficcandola sulla punta del tirso.

I rituali di passaggio e il loro rapporto con la mitologia artemisia:

Artemide:

E’ una divinità che si colloca in un ambito selvatico, è una divinità “esterna”, che

si occupa di ciò che sta al di fuori dello spazio della civiltà. E’ la dea cacciatrice

per eccellenza, contrapposta all’agricoltura che era lo spazio della società,

dell’ordine, della procreazione, di Demetra. Artemide, invece, si colloca in uno

spazio non ordinato né addomesticato.

La dea ha un controllo sulle fanciulle vergini come lo ha sugli animali selvatici,

le fanciulle sono quindi intercambiabili con gli animali perché entrambi sono in

attesa di essere addomesticati.

Rituali di passaggio femminili alla maturità:

1. Il mito del sacrificio di Ifigenia

Si tratta di un mito antico epico, rappresentato spesso nelle tragedie e presente

nella mitografia. 5

Il mito, nella sua versione più diffusa, racconta che Agamennone, per aver

accidentalmente ucciso durante una battuta di caccia una cerva sacra ad

Artemide, aveva provocato la dea, la quale perciò impediva alla flotta achea di

salpare dall'Aulide alla volta di Troia. Calcante, l'indovino al seguito della

spedizione, aveva decretato la necessità di offrire in sacrificio alla dea, per

placarne le ire, la figlia di Agamennone, Ifigenia.

Con uno stratagemma Agamennone ingannò la moglie Clitennestra, facendole

credere che Ifigenia dovesse sposare Achille, e fece giungere la figlia in Aulide.

Il sacrificio non fu, però, compiuto, perchè Artemide sostituì sull'altare la

fanciulla con un'altra cerva, portando Ifigenia in Tauride (l'odierna Crimea) per

farne una sua sacerdotessa, addetta ai sacrifici umani in suo onore.

Analisi:

 Ci troviamo in un contesto artemisio (della divinità Artemide).

 Troviamo un ruolo importante degli animali cari ad Artemide.

 La donna coinvolta è una fanciulla pronta per il matrimonio.

 La fanciulla va incontro alla morte per sacrificio.

 L’esito della vicenda è la sostituzione dell’animale alla fanciulla:

intercambiabilità tra questo tipo di fanciulla e l’animale.

2. Mito di Embaro

E’ un mito localizzato nell’Attica, nella zona del Pireo, precisamente a Munichia,

dove ha sede un tempio dedicato ad Artemide.

Il mito racconta della comparsa nel tempio di un’orsa, uccisa da alcuni ateniesi.

All’uccisione segue una violenta carestia, e l’oracolo dice che il sollievo da

questa sarebbe arrivato solo se qualcuno avesse sacrificato la figlia. Solo un

uomo di nome Embaro accetta, ponendo però la condizione che la sua stirpe

avrebbe ottenuto il sacerdozio a vita.

Embaro acconcia la figlia per il sacrificio, ma poi la nasconde e la sostituisce con

una capra travestita da fanciulla.

Analisi:

 Questo mito fa parte della spiegazione antica di un proverbio (Sei un Embaro =

sei uno sciocco).

 L’astuzia finale è in realtà una sciocchezza, ma quest’elemento di contraffazione

non ne elimina l’aspetto costitutivo, ossia l’intercambialità tra una fanciulla in età

da marito e un animale.

3. Mito di Brauron:

Mito localizzato a Brauron, sulla costa dell’Attica, dove ha sede un santuario di

Artemide.

Racconta di un orso feroce, che era stato addomesticato e che viveva all’interno

del tempio, che un giorno, provocato da una fanciulla, la ferisce.

I fratelli della fanciulla, per vendicarla, decidono di uccidere l’orso, ma una

terribile pestilenza si abbatte sulla città. L’oracolo dice che la città si sarebbe

liberata dalla pestilenza solo se tutti gli abitanti avessero fatto eseguire il rituale

dell’orso alle fanciulle prima del matrimonio.

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Analisi generale:

E’ presente in tutti e tre i miti un insieme di rimandi tra Artemide, un animale a

lei caro e una fanciulla.

Questi miti, secondo uno studioso di folklore, Van Gennep, sono collegati ai

cosiddetti “rituali di passaggio” che le fanciulle dovevano svolgere prima di

potersi sposare.

Con questo termine Van Gennep identificava una struttura rituale fondamentale

che serviva a celebrare il passaggio ad un’età diversa della vita.

Queste fasi erano evidentemente così cruciali per le popolazioni antiche che

dovevano essere gestite socialmente attraverso dei rituali. Il rito, che voleva

enfatizzare il mutamento di condizione di queste fanciulle, era diviso in tre fasi:

quella dell’abbandono della condizione precedente, quella dell’allontanamento e

quella dell’acquisizione della nuova condizione sociale.

Nello specifico, il rituale dell’orsa era un rituale di passaggio tra una fase

infantile e una di maturità sessuale, sottolineata mettendo in campo la nozione

della morte della fanciulla e la nascita della sposa.

Le fanciulle, per mimetismo fisico, dovevano travestirsi da orse e passare alcuni

giorni all’interno del tempio, dove erano sottoposte ad una selezione di tipo

onorifico.

I rituali prematrimoniali come quello dell’orsa sono quindi dei rituali di

passaggio da una situazione artemisia, selvaggia, ad uno stato adulto.

Il rapporto tra mito e rito va interpretato: è necessario comprendere

separatamente i due tipi diversi di linguaggio e individuare corrispondenze e

differenze tra ciò che racconta il mito e ciò che prevedeva il rituale.

Legge di Bremmer: il mito ingigantisce ed estremizza la realtà, mentre il rito la

rappresenta simbolisticamente.

Riassunto del libro di Fritz Graf “Il mito in Grecia” pagg. 1-42

La prima parte del capitolo primo fa riferimento alla situazione europea del ‘600

e ‘700, sottolineando in particolar modo la figura di dello studioso Christian

Gottlob Heyne, all’origine degli studi classici in Germania intorno al XVII

secolo. Secondo Heyne il mito aveva avuto origine in età arcaica ed era nato

secondo natura e dietro necessità, appena quegli uomini, colti da meraviglia o da

angoscia di fronte alla natura, cercarono spiegazioni, o non appena vollero

descrivere e lodare le grandi imprese di uomini eccezionali. La reazione degli

uomini al loro ambiente naturale, che provoca il mito, ebbe per conseguenza il

culto di pietre, di alberi e di astri; così pure la reazione alle imprese dei grandi

uomini ebbe per conseguenza il culto di eroi e dei: perciò il mito accompagna il

rituale come espressione parallela, avendo entrambi un punto di partenza comune

nel concetto di divino.

Nel 1724 appare un’opera molto importante per la storia della mitologia: si tratta

de “I costumi dei selvaggi americani comparati ai costumi dei tempi remoti”, di

Francois Joseph Lafitau, un gesuita missionario presso gli indiani d’America

del versante atlantico. In questo libro Lafitau raccoglie una quantità di dati

relativi alle tribù indiane e li confronta con i costumi e la mitologia del mondo

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classico. Il confronto con gli indiani, presi come esempio di popolo primitivo,

serve a dimostrare che i miti classici hanno caratteristiche primitive.

Nella Germania romantica del primo ‘800 si ebbe un grande sviluppo della

cultura classica e della mitologia, grazie ad un clima favorevole dovuto ad una

serie di scoperte di quegli anni, tra cui le traduzioni di antichi testi della cultura

indiana e iranica.

Si definiscono a questo punto diverse posizioni: Friedrich Creuzer, un filologo

classico e studioso di mitologia greca, si caratterizza per una posizione molto

marcata, che vedeva la religione e la mitologia indiana alla base di tutto quanto.

La mitologia greca sarebbe nata da un’errata interpretazione degli insegnamenti

indiani e della loro simbolistica. L’interpretazione simbolista di Creuzer, che

riteneva che la mitologia avesse un proprio linguaggio che andava compreso in

quanto tale, è un passo avanti rispetto all'interpretazione naturalista, inaccettabile

scientificamente, che vedeva la mitologia come lo specchio del rapporto tra

uomo e natura.

L'interpretazione di Creuzer viene criticata da uno studioso di antichità, Karl

Otfried Müller, che gli rimprovera di aver creduto troppo nella capacità di

diffusione della cultura indiana in Occidente. Nel suo libro "Prolegomena ad una

mitologia scientifica" del 1825 propone un'interpretazione storicistica in cui le

grandi epoche della storia umana danno luogo a forme diverse di mitologia.

Secondo Müller la mitologia nasce sempre in rapporto ad un luogo e ad una

popolazione ben precisa.

Nel suo libro "Comparative Mythology" del 1956, Friedrich Max Müller

sostiene una mitologia originaria indogermanica, in cui i miti nascono o da

allegorie di fenomeni naturali o da equivoci linguistici.

Esiste poi un insieme di interpretazioni che si fondano sull'importanza

dell'agricoltura e sulla comparazione tra una mitologia classica e i dati etnologici.

Johann Wilhelm Emanuel Mannhardt, ad esempio, vedeva nella tradizione

popolare il fondo dal quale era nata ogni singola mitologia nazionale. La raccolta

di tradizione folcloristica lo portò a concedere pari attenzione sia alle usanze e ai

riti che alle saghe e ai miti, e per primo egli spiegò i rituali greci partendo dagli

usi contadini del Nord Europa. Sovrappose quindi saldamente l'orizzonte

interpretativo della religione greca alla cultura agricola, associando lo studio dei

miti a quello dei riti.

Il filologo classico di Cambridge James George Frazer, nel suo libro “Il ramo

d'oro” (1890), costruì un modello generale di evoluzione a tre livelli della

spiegazione umana della natura: il mito diventa qui importante soprattutto in

quanto ci offre la possibilità di dare un'occhiata ad un livello primitivo del

pensiero umano. Dall'arcaica epoca magica, l'uomo sale all'epoca religiosa e

infine a quella scientifica, la nostra. L'interesse particolare di Frazer si appuntava

soprattutto sul primo periodo, un'epoca di falsa spiegazione magica della natura,

che poggia su una falsa compressione della causalità: l'uomo crede di assicurarsi

il progresso e la sopravvivenza attraverso la sua influenza magica sulle forze

personificate della natura; e poiché gli uomini primitivi erano agricoltori, tutto il

loro interesse si rivolgeva alla fertilità dei campi e degli animali. A queste realtà

si ricollegano riti e miti: come sopravvivenze essi continuano ad esistere al

livello religioso, e addirittura a quello scientifico.

La separazione dalla mitologia naturale non è affatto così netta e radicale come

Mannhardt e Frazer credevano: sia l'una che l'altra teoria si riferiscono ad una

spiritualità primitiva, responsabile della nascita di miti; entrambe riducono il

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Cultura classica sulla mitologia greca per l'esame del professor Giangiulio sui seguenti argomenti: il mito, le origini della mitologia greca, gli eroi, il mito di Demetra, la festa religiosa demetriaca delle Tesmoforie, i misteri eleusini, la mitologia dionisiaca, i miti di resistenza a Dioniso.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in studi storici e filologico-letterari
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura classica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Giangiulio Maurizio.

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