I criteri di risoluzione delle antinomie normative
Con il termine di antinomie normative si fa riferimento ai contrasti tra più disposizioni di diversi testi normativi all'interno di un ordinamento. Ogni ordinamento nel quale la produzione del diritto sia demandata a una pluralità di fonti normative, contemporaneamente rivolte a disciplinare le stesse fattispecie, contiene in sé delle potenziali antinomie. È quindi necessario ricomporre, ovvero ordinare, tali fonti in un sistema per rendere possibile l'attività di applicazione del diritto (compresa quella giurisdizionale). Ecco perché le antinomie normative richiedono di essere risolte dall'ordinamento che a tal fine predispone una serie di criteri.
Criteri di risoluzione
- Il criterio della competenza
- Il criterio cronologico
- Il criterio gerarchico
Il criterio cronologico
Il criterio cronologico prevede che in caso di contrasto tra due norme si deve preferire quella più recente a quella più antica, secondo il principio per cui lex posterior derogat priori. La prevalenza della norma nuova sulla vecchia si esprime attraverso l'abrogazione. L'abrogazione è quindi determinata dal sopravvento di una norma successiva in contrasto con quella precedente, purché la norma più recente sia prodotta da fonte dotata della medesima competenza e collocata al medesimo livello gerarchico. La norma precedente perde efficacia dal momento in cui entra in vigore la norma nuova. Di conseguenza, la norma antecedente non sarà più applicabile per i rapporti giuridici che sorgeranno dal momento dell'abrogazione in poi. Essa invece continuerà ad applicarsi ai rapporti giuridici sorti sotto il suo vigore e cioè prima che si producesse l'abrogazione. Dunque l'abrogazione ha effetto solo ex nunc ("da ora").
Dal punto di vista pratico questo significa che la vecchia norma, benché abrogata, sarà però pur sempre la norma che il giudice dovrà applicare ai rapporti sorti antecedentemente all'abrogazione stessa. Ad esempio, una legge che disciplini una certa materia, entrata in vigore nel 1985, viene abrogata dall’entrata in vigore nel 1996 di una nuova legge, disciplinante in maniera difforme la stessa materia. I rapporti sorti dopo il 1996 saranno quindi disciplinati dalla nuova normativa, ma quelli sorti sotto il vigore della legge precedente, cioè dal 1985 al 1996, continueranno ad essere disciplinati dalla vecchia normativa.
Il criterio gerarchico
Il criterio gerarchico prevede che in caso di contrasto tra due norme si deve preferire la norma che nella gerarchia delle fonti occupa il posto più elevato.
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