L a c r i s i
d e l l e
c e r t e z z e
E. Munch, Il grido, 1893 4
Mappa Concettuale
La crisi delle
certezze
Ambito filosofico: Ambito matematico: Ambito letterario:
Nietzsche e il tema della La crisi dei fondamenti Pirandello tra vita e forma:
maschera Il fu Mattia Pascal
Il classico e l’uomo Introduzione
contemporaneo come Introduzione su Pirandello
maschera
La duplicità del classico I paradossi della teoria La poetica : L’umorismo, il
tra apollineo e dionisiaco degli insiemi contrasto vita-forma e il
passaggio dalla comicità
all’umorismo
Il ruolo dell’Olimpo e L’assiomatizzazione Il fu Mattia Pascal – le
dell’orizzonte storico della teoria degli insiemi premesse iniziali e i cap.
XII e XIII
Problema della Le tre scuole: logicista
liberazione o intuizionista e formalista
dal del I temi del romanzo
dionisiaco
La tragedia, la sua genesi
e il ruolo del satiro La struttura 4
Introduzione
Nel periodo compreso tra fine Ottocento e inizio Novecento si verifica una vera e propria
rivoluzione che colpisce i più diversi campi del sapere e sancisce il passaggio all' uomo
contemporaneo . Questa crisi è data soprattutto dalla perdita della fiducia nel progresso e in tutta la
filosofia positivista. In questo percorso interdisciplinare esamineremo l’influenza di questa “crisi
delle certezze” nell’ambito filosofico con Nietzsche, nell’ambito scientifico con la crisi dei
fondamenti matematici, e nell’ambito letterario con la poetica di Pirandello. 4
Filosofia
Nietzsche e il tema della maschera 4
Nietzsche e il tema della maschera
Una particolare forma di maschera: il classico
Sostanzialmente il problema della maschera è il problema del rapporto tra essere e apparenza. Da
qui, possiamo vedere il rapporto che lega Nietzsche a Schopenhauer (basti pensare al velo di Maja,
la liberazione dall’apparenza tramite l’ascesi, il mondo come pura illusione). Il tema della maschera
in Nietzsche è legato anche alla sua esperienza diretta come filologo dove l’assunzione
dell’antichità classica come modello, lo studio dell’arte e della letteratura greca, vengono usati per
poter fare una critica e per poter dare un giudizio sul presente che inevitabilmente appare come
decadenza e degenerazione.
In Hegel il concetto di classico (anche se non definitivo in quanto non rappresenta la forma
compiuta dello spirito) è una perfetta coincidenza di interno e esterno, di cosa in sé e fenomeno;
nonostante questo concetto non sia definitivo, comunque viene inscritto in un contesto dove si
presuppone una possibile coincidenza tra essenza e manifestazione. Nietzsche invece, sotto
l’influenza di Schopenhauer, considera il classico come modo di reagire difensivamente alla
possibilità di questa coincidenza e di conseguenza tutti i caratteri con i quali si è soliti
contraddistinguere il classico (cioè l’equilibrio, l’armonia, la perfezione) si rivelano essere
nient’altro che maschere. Nonostante questo comunque Nietzsche conserva nella classicità una
qualche forma di modello che però non viene più visto come realizzazione esemplare di coincidenza
tra interno ed esterno, ma viene invece inteso come configurazione della divergenza tra essere e
apparire, quindi una particolare forma di maschera. Nietzsche rimane quindi in un certo senso
classicista, anche se individua ancora, sia pure non più nella classicità tradizionalmente intesa, un
modello di cultura non decadente. Ciò significa che la decadenza e in generale la valenza negativa
dei fenomeni storici, non si identifica nel suo essere maschera, cioè nel divergere dalla cosa in sé.
Quindi si dovrà distinguere tra una forma di mascheramento non decadente e invece una maschera
decadente. Rimane comunque in Nietzsche una residua “volontà di verità” che contraddice
nettamente con la scoperta che non c’è verità possibile nell’esistenza storica. 4
L’approccio alla civiltà come maschera può essere assunto come motore centrale dell’ itinerario
speculativo di Nietzsche dalla riflessione sui greci, fino alla nozione di superuomo (o oltreuomo).
Intorno al rapporto tra essere e apparire si costituisce quindi tutto il pensiero nietzscheano.
La maschera dell’uomo contemporaneo
Come filologo Nietzsche non studia l’antichità classica con lo spirito dello scienziato che
ricostruisce “obbiettivamente” un mondo passato, ma la studia utilizzando le tre modalità secondo
cui è possibile fare storia cioè con un’ atteggiamento antiquario, critico e monumentale, creando
nell’antichità esempi e modelli per il presente di fronte ai quali, la vita si caratterizza come
decadenza, ma non per una mancata corrispondenza con qualche canone formale, bensì con il
rapporto forma-contenuto, interno-esterno, essere-apparire. L’uomo contemporaneo appare a
Nietzsche caratterizzato dalla totale assenza di coerenza tra forma e contenuto, per cui la forma non
può che apparire come un travestimento. Il travestimento non è qualcosa che ci appartiene
naturalmente ma si assume deliberatamente in vista di qualche scopo. Nel caso dell’uomo moderno,
questo travestimento, viene assunto per combattere uno stato di paura e di debolezza. La malattia
storica, cioè la consapevolezza esasperata del carattere divenuto e diveniente di tutte le cose ha reso
l’uomo incapace di creare davvero la storia. Questa incapacità è data dalla paura di assumersi
responsabilità storiche in prima persona.
Il travestimento nasce dunque dall’insicurezza e significa assunzione di maschere convenzionali,
irrigidite; nella infatti Nietzsche parla di maschere con una sola espressione a
Nascita della tragedia
proposito del decadere della tragedia dopo Euripide e Socrate (questo particolare esempio di
mascheramento è analogo a quello delle figure convenzionali che analizza Kierkegaard).
Un altro esempio di mascheramento lo troviamo nel saggio Sulla verità e sulla menzogna in senso
dove l’uomo viene indicato come quell’ animale che, trovandosi ad essere più debole
extramorale
di molti altri, ha assunto come sola possibile arma di difesa la finzione; l’intelletto quindi diventa un
mezzo per la conservazione dell’individuo e sviluppa tutte le sue forze principali nella finzione. La
scienza stessa nasce, secondo Nietzsche, come sistema di finzioni escogitate dall’intelletto per
garantire la sopravvivenza dell’animale-uomo in mezzo ad una natura ostile e soprattutto nella
competizione con altri individui della sua stessa specie. Nietzsche vede la scienza dunque come un
sistema di concetti convenzionali, di metafore, escogitati dall’uomo per ordinare il mondo e che è a
sua volta basato su di un sistema metaforico di base che è poi il linguaggio.
La duplicità della “maschera-classico” e la sua
genesi
Nella il tema della maschera è ricondotto al dolore, e mostra le radici del
Nascita della tragedia
conflitto in cui si trova coinvolto anche l’uomo moderno, in funzione del quale egli assume la
finzione come travestimento e arma. Si tratta del classicismo di Nietzsche : la nostra civiltà appare
come fenomeno di decadenza se messa a confronto con l’antichità classica, ma nonostante ciò la
nostra decadenza appartiene ad una storia di cui fa parte (come momento iniziale o comunque
privilegiato) anche quella classicità con cui si intende confrontarla. Il mondo classico dell’armonia
tra interno e esterno viene chiamato da Nietzsche “mondo della cultura apollinea”. Fin dai tempi di
Winckelmann si credeva che i greci avessero potuto creare un mondo di bellezza e di compostezza
solo perché essi stessi erano vivi esempi di una umanità serena ed equilibrata, ignara di conflitti.
Ora Nietzsche mette in contrasto questa serenità con la saggezza popolare di alcuni miti greci come
quello di Re Mida. Attraverso questo mito Nietzsche introduce l’altra faccia dell’anima greca, cioè
quella dionisiaca, presente nella civiltà classica, nonostante non emerga in maniera definita. Tramite
il dionisiaco i greci antichi avevano una visione lucida ma terrificante della “verità” dell’esistenza.
Quindi questa veniva personificata nelle divinità dell’Olimpo in quanto altrimenti sarebbe risultata
insopportabile. In questo modo tutti i caratteri dell’esistenza venivano trasferiti in un dominio dove
non esiste più il terrore della morte o l’annientamento. Quindi la cultura apollinea, che trova la sua
4
massima espressione nella statuaria greca, non è altro che un’illusione, una maschera che serve a
sopportare l’esistenza, la quale viene colta invece nella sua interezza dalla saggezza dionisiaca con
cui condivide il carattere oscuro e caotico. Riconoscendo nell’essenza dell’esistenza la
contrapposizione dell’apollineo e del dionisiaco, di tutti i contrasti interni,e quindi del molteplice,
Nietzsche prende le distanze dalla concezione dell’essere come L’Uno di Schopenhauer e lo
inserisce comunque nel quadro decadente.
L’orizzonte storico: l’Olimpo della modernità
La funzione che gli dei dell’Olimpo hanno, nella di proteggere l’uomo dalla
Nascita della tragedia,
lucida intuizione dionisiaca dell’essenza caotica dell’esistenza, sembra essere svolta dalla
delimitazione dell’orizzonte nel caso della storia, come viene descritta nella seconda Inattuale.
L’uomo per poter effettivamente incidere nella storia, deve delimitare il suo orizzonte fondando le
sue azioni sui valori fondamentali appartenenti al contesto storico in cui vive. Quindi nella seconda
oltre che al travestimento dell’uomo decadente, il quale non sa prendere iniziative ma si
Inattuale,
maschera assumendo ruoli stereotipati, maschere con una sola espressione, troviamo anche un’altra
forma di mascheramento, cioè la definizione di un orizzonte dell’azione storica.
Liberazione dionisiaco o dionisiaco?
dal del
Passando a parlare più specificatamente del tema della maschera nella Nascita della tragedia
possiamo dire che il problema che inizialmente Nietzsche pone a proposito della tragedia come
forma d’arte che aspira alla liberazione “dal” dionisiaco, cioè della fuga dal caos nel mondo delle
apparenze, tende a trasformarsi in quello della liberazione “del” dionisiaco. Infatti nella tesi
generale dell’opera, cioè che la tragedia come forma d’arte più alta esprime la complementarietà dei
due principi, apollineo e dionisiaco, si risolve in ultima analisi nella riduzione dell’apollineo al
dionisiaco, cioè nella ricollocazione della forma definita nel fluido caotico da cui è nata ed è nutrita.
A conclusione delle pagine dedicate al Tristano, Nietzsche scrive:
“nell’effetto complessivo della tragedia, il dionisiaco prende di nuovo il sopravvento; essa chiude
con un’ accento che non potrebbe mai risuonare nel regno dell’arte apollinea. E con ciò l’inganno
apollineo si dimostra per quel che è, cioè per il velo che per tutta la durata della tragedia ricopre
costantemente il vero e proprio effetto dionisiaco: il quale è tuttavia così potente, da spingere alla
fine, lo stesso dramma apollineo in una sfera in cui esso stesso comincia a parlare con sapienza
dionisiaca, e in cui nega se stesso e la sua visibilità apollinea. Così si potrebbe in realtà
simboleggiare il difficile rapporto fra apollineo e dionisiaco nella tragedia con un legame di
fratellanza tra le due divinità: Dioniso parla la lingua di Apollo, ma alla fine Apollo parla la lingua
di Dioniso.” Da Nascita della tragedia 22
Il mito tragico è da intendere solo come una simbolizzazione di sapienza dionisiaca attraverso
mezzi artistici apollinei. Bisogna quindi volere il ritorno dell’apollineo in seno al dionisiaco che
l’ha generato. Questo processo non è giustificato con la necessità di sfuggire alla sofferenza, intesa
come paura e bisogno, in quanto la paura rientra anch’essa in una determinata configurazione
storica. Essa è il modo di essere dell’uomo nell’epoca della decadenza; non può quindi essere
assunta come radice universale del mondo delle apparenze e della maschera, giacché queste
rientrano in una delle possibili connotazioni storiche, che questo mondo delle maschere assume.
Bisogna quindi intendere questa sofferenza come interna multiformità dell’essere.
Lirica e tragedia come arti supreme
La riduzione del mondo apollineo al suo fondo dionisiaco, è rappresentata anche dalla lirica, allo
stesso titolo della tragedia, come la sintesi tra l’impulso apollineo (che guida il poeta epico e lo
scultore) e l’impulso dionisiaco (che guida il musicista). Le immagini del lirico non sono nient’altro
4
che lui stesso, quasi diverse sue oggettivazioni, e risultano più complete e autentiche di quelle
dell’epico e del musicista. Se il problema fosse solo fuggire dal dionisiaco, l’epopea sarebbe l’arte
suprema, se invece fosse solo immedesimarsi nel dionisiaco, l’arte maggiore sarebbe la musica
(come accadeva in Schopenhauer quando avviene l’identificazione nell’Uno primordiale). Invece,
come già detto prima, con le conclusioni sul discorso di Tristano nella l’arte
Nascita della tragedia
suprema è la tragedia perché si ha un processo di identificazione nelle immagini analogo a quello
della lirica, che esclude sia l’oggettività propria della scultura e dell’epica, sia il confondersi
caoticamente nel tutto, peculiare del musicista dionisiaco.
E’ questo processo di identificazione la vera alternativa al “travestimento” per debolezza, proprio
dell’uomo della decadenza. Anche il lirico e la tragedia vivono nel mondo della maschera. Quindi la
maschera decadente è il travestimento dell’uomo debole, e più in generale è ogni maschera nata
dalla paura e dall’insicurezza; mentre la maschera non decadente nasce dalla forza e dalla
sovrabbondanza del dionisiaco. Questa diversificazione della maschera è implicitamente presente
nelle sue opere giovanili.
La nascita della tragedia e l’importanza
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.