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Esami e date importanti

25.09.2018 • Primo parziale 26 ottobre Frequentanti: , secondo parziale 7 dicembre • È sospesa: 4 ottobre-5 ottobre; 2 novembre

Obiettivi del corso

Il corso mira ad analizzare alcuni aspetti della criminalità: violenza domestica (settimana 25 novembre).

Materiale di studio

  • Tutto il capitolo sulle Teorie Psicodinamiche non deve essere fatto. (1 manuale)
  • Non bisogna studiare il capitolo 3, 23, 25. (2 manuale)
  • Gli appunti delle lezioni devono essere integrati solo dai capitoli scritti nelle slide e dal materiale didattico su Insegnamenti Online.

Modalità di esame

• Esame: è svolta in forma scritta, non c'è orale

• Parziale: 2 domande aperte (sviluppare l’argomento come un mini-tema) es: scuola classica e scuola positiva al confronto, teorici dell’etichettamento e politiche prevenzione devianza, criminalità apparente, indagini di vittimizzazione, tipologie di delinquenti di Lombroso, funzioni del conflitto, il Chicago Alan Project

Spiegazione della criminologia

La criminologia è una disciplina trasversale e interdisciplinare che si occupa di studiare il delitto, con metodologie diverse. Studia grazie alla collaborazione con altre discipline (psicologia, diritto penale, pedagogia) il delitto. Utilizza i metodi comunemente usati dalle scienze sociali (osservazione, intervista, questionario, ricerche storiche).

Dopo dibattiti durati decenni, gli studiosi si sono concordati sul fatto che la vittimologia sia una branchia della criminologia e si occupa di tutto ciò che si riallaccia alle caratteristiche della vittima. Gli obiettivi della vittimologia sono principalmente due: il primo è più strumentale a fini criminologici perché è quello di ottenere, attraverso lo studio della vittima, un complesso di elementi utili al progresso della criminologia per una migliore comprensione della materia mentre il secondo è quello di raccogliere elementi utili per un miglior sostegno e supporto alle vittime e a una prevenzione alla vittimizzazione.

Il contributo fondamentale della vittimologia è di fornire un indirizzo bidimensionale, sia all’autore che alla vittima, per lo studio del reato come la criminologia si è posta come un approccio alternativo all’approccio tradizionale unidimensionale focalizzato unicamente sulla delinquenza. Le interpretazioni criminologiche hanno dato più importanza al reo che alla vittima. La maggior parte delle teorie non faranno mai precisi richiami alla vittima, ma grazie alle teorie vittimologiche ora possiamo farlo. Ci sono politiche e programmi consolidati che si propongono di favorire la risocializzazione del reo una volta scontata la pena, ma bisogna favorire anche il riadattamento della vittima, perché troppo spesso viene dimenticata una volta che viene strumentalizzata quando sporge denuncia.

Discipline correlate

Alcune discipline hanno come materia di studio il fenomeno della criminalità come ad esempio la politica criminale, che è una disciplina oggetto di insegnamento (in Inghilterra, in Canada). È un’arte per creare o meglio preparare la creazione e applicare la norma penale al fine di ottenere i migliori risultati dalle norme da applicare. Specialmente in Canada, ha un notevole influsso nel sistema di prevenzione della criminalità e di trattamento dei delinquenti, per scrivere delle norme specifiche per il meccanismo di riadattamento e come prevedere un sistema istituzionalizzato per aiutare le vittime. Non basta fare riferimento solo sulle forze dell’ordine.

Un’altra disciplina è il diritto penale, parte del diritto pubblico che disciplina i fatti che sono reati. Altra disciplina è il diritto penitenziario, esso regola la fase esecutiva del diritto penale e del diritto processuale penale, dopo la sentenza è il diritto penitenziario a dirci la fase esecutiva della pena. Un’altra disciplina è la psicologia forense o giuridica, che si occupa dello studio di fenomeni di situazioni che concernono gli individui o i gruppi in mano alla giustizia, e adotta metodi di tutte le aree della psicologia. L’ultima è la criminalistica, si occupa delle tecniche di investigazione per quanto riguarda i diritti, tutto quell’insieme di procedure scientifiche che sono impegnate nella ricerca delle prove (riguarda più le scienze, delle scienze umane). Hanno a che fare con biologia, balistica, chimica, tecnologia. Poi c’è la medicina legale, essa applica la scienza medica per cercare di risolvere un delitto.

Sociologia della devianza

Una delle prime espressioni specifiche della sociologia della devianza è l’espressione controllo sociale. Che cos’è il controllo sociale? Ogni comportamento che viola una norma sociale e che divenga noto all’interno del gruppo deve provocare una reazione. Avviene in diversi casi. La reazione può avvenire nei confronti di un comportamento che non abbia osservato un costume abituale e condiviso dai membri del gruppo o di un comportamento che rappresenta un atto contrario alla norma scritta (possono essere compiuti da un singolo o da un gruppo). Il controllo sociale, in entrambi i casi, si collega strettamente alla devianza. Scatta nel momento in cui qualcuno avverte la possibilità o si rende conto dell’attuazione di un comportamento deviante ed agisce. Agisce o per contrastare questa possibilità (siamo nel campo della prevenzione) o per opporsi al comportamento che viola la regola condivisa (siamo nell’ambito della repressione).

Come reagisce? Attraverso meccanismi basati sulla persuasione o sulla forza, nel secondo caso. Questi meccanismi sono accomunati dal fatto che viene attuato un qualche tipo di relazione interpersonale. Lo scopo ultimo di ogni controllo sociale è quello di mantenere, quindi riconoscere come valide, le regole che possono essere violate o che sono già state violate. Un’altra evidenza deriva direttamente da questo concetto ovvero che la reazione sociale può essere più forte, quando la regola violata sarà ritenuta importante e venga condivisa dai membri del gruppo oppure quando si tratta di un atto premeditato. La reazione sociale nei confronti dei minorenni è meno forte rispetto ai soggetti maggiorenni, perché si da per scontato che i minorenni siano meno in grado di usare intelligenza e volontà rispetto agli adulti.

Reazione sociale e devianza

Alcuni autori che hanno studiato il controllo sociale, anche dal punto di vista teorico, tendono a evidenziare che chi subisce il controllo sociale può anche reagire al controllo sociale, ma come? Di solito, chi reagisce al controllo sociale cerca di reintegrarsi con un’immagine positiva oppure al contrario accettare la conseguenza della reazione sociale, e quindi dell’esclusione sociale, ed identificarsi come deviante.

Il controllo sociale è quell’insieme, più o meno organizzato, in un’unità sociale, con reazione più o meno formali, coercitive o persuasive che sono previste o messe in atto nei confronti del comportamento deviante e che sono dirette a stabilire l’ordine sociale.

  • Controllo sociale informale (primario o relazionale): sono tutte le reazioni alla devianza che avvengono tra tutti i membri di un gruppo, relativamente stabile e con modelli di comportamento condivisi, e si esprimono con reazioni reciproche tese a confermare o a rafforzare la conformità interna del gruppo e la sua unità.
  • Controllo sociale formale (secondario o istituzionale): racchiude le reazioni alla devianza che sono stabilite per legge, sulla base di norme scritte, e vengono attuate da ufficiali preposti (forze dell’ordine, magistratura, personale penitenziario) dal sistema sociale di appartenenza, a cui è stato dato il compito di far rispettare le norme importanti che regolano la vita sociale al fin di permettere una convivenza sufficientemente ordinata e civile.

La polizia penitenziaria è solo italiana. Le forze dell’ordine sono la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri di cui fa parte anche la Guardia Forestale, e la Guardia di Finanza.

27.09.2018 Controllo sociale Quando la società si accorge che c’è un atto deviante o criminale?

Disuguaglianze e controllo sociale

Non tutti i soggetti criminali hanno la stessa possibilità di venir presi o meno, a prescindere che si nascondano o meno. Il fattore che interviene principalmente tra il criminale ricco o povero (commettere delitti contro il patrimonio commesso per strada o contro l’economia in generale) a creare differenza tra l’essere individuato o meno è il privilegio di classe. Un altro fattore è la protezione istituzionale. È capitato che degli impiegati di banca, siano scappati con dei soldi. In questo caso interviene perché si vuole mantenere la reputazione della banca, e c’è una certa impunibilità nell’azione. La banca pur di non perdere clientela, o uscire nei media, preferisce insabbiare la vicenda, trovare accordi privati, ma non rendere pubblico il fatto. Questo fattore permette che un’azione criminosa venga nascosta e il controllo venga esercitato solamente all’interno dell’istituzione per non rovinare l’apparenza pubblica.

Mentre, l’altro fattore è collegato alla distribuzione differenziale della privacy che caratterizza le diverse classi sociali. Le persone di classe sociale elevata tendono a passare il loro tempo in spazi privati, molto più di quanto sia per le persone di più bassa classe sociale. I ricchi difendono meglio la loro privacy e conoscono i metodi giusti per difenderla, e fanno una vita più privata. Per questo sono meno esposti al controllo sociale. Maggiore è la classe sociale d’appartenenza, minore è l’esposizione al controllo sociale. I reati commessi da persone di ceto inferiore sono di gran lunga maggiore rispetto a quelli di una certa classe.

Reazione sociale nei confronti del criminale

La reazione sociale nei confronti del criminale passa attraverso tre fasi:

  • Fase di valutazione: durante la quale si riflette, considerato tutto il reato nel complesso, su che cosa dovrebbe accadere a chi ha compiuto quel reato deviante o criminoso.
  • Fase legale: vede l’applicazione della legge. Dopo la valutazione, si decide che deve essere giudicato l’atto commesso e si applica la legge per dimostrare le responsabilità e punirti.
  • Fase di attesa: dopo la condanna, durante la quale si guarda come reagisce il criminale che sta scontando la pena, e si cercano degli sbocchi per il suo reinserimento sociale.

Quanto più è ritenuto grave l’atto, tanto più la reazione sociale arriverà alla terza fase. Si verificherà una sorta di isolamento sociale, come l’inserimento in un carcere.

Concetto di devianza

Non è un concetto facile. Per definire meglio la devianza dobbiamo analizzarne degli elementi costitutivi. Proprietà:

  1. Nei termini di una definizione canonica, si ritiene “deviante” il comportamento che viola le aspettative istituzionalizzate di una data norma sociale. La norma sociale è possibile scomporla in due elementi costitutivi: aspettativa istituzionalizzata e sanzione. La prima è un concetto che è correlato, in maniera più o meno intensa, a parametri espressivi di un dover essere. I contenuti dell’aspettative sono ritenuti giusti quando rispecchiano dei modelli di risposta ideali. Il secondo elemento è la sanzione, che viene attivata in seguito alla violazione dell’aspettativa.
  2. Il comportamento deviante viene individuato come tale da un gruppo, e notando il gruppo, può notare l’individuazione di ciò che può essere considerato come deviante.
  3. Ai fini dell’individuazione, interviene un elemento situazionale. Lo stesso comportamento deviante in una certa situazione può apparire non deviante in una situazione diversa.
  4. Diversi tipi di devianza sembrano collegate a determinati ruoli sociali e questi tipi di devianza ne esprimono una modalità di funzionamento più o meno ricorrente.
  5. Il comportamento deviante può assumere intensità e direzioni diverse.

Prima proprietà

La devianza si riferisce alle aspettative connesse ad un orientamento normativo. Il riferimento è alle aspettative e non direttamente alla norma. Se deviasse la norma, dovremmo ammettere che i concreti contenuti dell’agire (le aspettative) degli esseri umani siano legati dall’enunciato della norma da un nesso logico. Quindi, le aspettative si possono dedurre dal dettato generale della norma. Leggendo una norma dovremmo essere già in grado di capire come comportarci. Non sempre avviene ciò, dipende dalla norma. Molto spesso i legami tra ciò che dice la norma e ciò che noi ci aspettiamo è di tipo sociologico, non logico. È un legame che è mediato dall’incidenza di diversi fattori di diverso ordine. (es: marziano e codice civile)

Talcott Parsons, Il sistema sociale Dalla conoscenza della norma, non risultano automaticamente le concrete aspettative di comportamento della norma. Si tratta di acquisizione che solo la vita reale può assicurare. Secondo lui, le norme sociali sono in larga misura estrinsecazione di valori sociali, che vengono appresi, interiorizzati dai membri della collettività in particolare nel periodo dell’infanzia, in linea di principio dovrebbero apprendere un’istruzione simile fra loro, dal quale emergerà un nucleo comune di valori sociali. Ciò costituirà la loro personalità di base. Essa è una funzione dei valori dominanti del sistema sociale. Tutti i membri di una comunità in un dato momento storico, hanno un identico corredo di profilo di valori, grazie alla socializzazione primaria, hanno una personalità di base.

Le risposte di comportamento singolo sono caratterizzate da un sensibile grado di variabilità per alcuni motivi, perché si riscontrano diverse circostanze. La prima circostanza è che la personalità di base non è la personalità totale, l’identità degli individui è comunque importante. (da ciò ammettiamo che due attori possano rispondere in modo diverso alla stessa cosa). La seconda circostanza è che un attore individuale ha sempre una certa capacità di compiere adattamenti razionali alle esigenze delle situazioni. (variabilità di risposte comportamentali)

Esiste in misura largamente variabile, da società a società e da ruolo a ruolo nel medesimo contesto, un ambito istituzionalizzato di tolleranza, che fa sì che la conformità non significhi uniformità di comportamento. La quarta circostanza individua la specificazione del ruolo su base situazionale. Ci sono certe situazioni in cui la personalità di base non riesce a trovare un inquadramento, non sempre è possibile vivere in modo congruo. Quando si tratta di concretizzare, ci si imbatte in numerose situazioni che non hanno nessun rapporto con la personalità di base, occorre l’acquisizione di una CULTURA ADULTA tramite la socializzazione aggiuntiva.

Seconda proprietà

La proprietà fondamentale degli studi criminologici afferma che da una prospettiva sociologica non esiste un comportamento deviante in sé e per sé, ma appare “deviante” in base alle aspettative di un determinato gruppo sociale. Lo stesso comportamento può essere valutato come “non deviante” se si guardano le aspettative di un altro gruppo sociale. Si configura nei termini del relativismo culturale.

  • Fino agli inizi del Novecento, si dà rilievo costitutivo a determinate devianze (omicidio, furto) e si riconosce una caratteristica intrinseca, come la natura dannosa per la società o di offendere universali sentimenti di giustizia. Se l’omicidio offende il sentimento universale di pietà, chi non possiede questo sentimento vuol dire che è un asociale.
  • Fu agevole mostrare che assassini, ladri, prostitute, giovani delinquenti provenivano in grandissima parte dalle classi inferiori. (fino alla fine degli anni 30, c’era questo assunto) POCA = CRIMINALITÀ. Non è più assunto che valga oggi. Per i positivisti, la devianza è un vasto insieme di comportamenti che sono accumunati dal fatto di rappresentare una violazione delle aspettative → istituzionalizzate. Teoria dell’etichettamento dà forza alla seconda proprietà della devianza

Quinta proprietà

È stata valorizzata dai radicals, che hanno accordato una rilevanza che prima non possedeva. È individuabile nel netto rifiuto di credere, di utilizzare le statistiche come fedele strumento di rilevazione di reali fenomeni di devianza e criminalità perché enfatizza gli aspetti negativi. Ce l’hanno con chi davanti a statistiche che segnalano tassi più alti di furto, deducono che nella realtà ce ne siano di più. (non tutti denunciano il furto)

I radicals dicono che davanti ad una statistica occorre in via preliminare, e in via sistematica (sempre), controllare le varie incidenze degli eventi e trovare degli eventuali elementi abbiano potuto contribuire a plasmare i fatti nella forma che l’assegnazione statistica ci presenta. (es: davanti ad un aumento, bisogna controllare tutti i vari fattori economici, politici, sociali e cercare una eventuale giustificazione)

Questo orientamento è molto condivisibile, ma è un modo di porsi davanti ad un grado di tolleranza che purtroppo nonostante abbiano avuto successo, nella realtà non è così utilizzato. (es: i media dicono “aumentano i furti” non “aumentano le denunce di furto”) A volte, rivolgersi alle statistiche, in alcune aree, possono avere dei risvolti negativi, e può anche legittimare un aumento del controllo sociale.

Studio consigliato

▪ Studio capitolo 2, 8 (par. 1,2,8)

Concetto di criminalità

  • Concetto
  • Come si misura e i problemi per la quantificazione
  • Vittime del crimine (violenza domestica)

Dimensioni della criminalità

Ci sono cinque dimensioni della criminalità:

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariasolegotter di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e sociologia della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Sette Raffaella.
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