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che i due gruppi, oggetto di studio, tendono a stabilire nel contesto familiare e in quello

scolastico(capitoli 7 e 8).

PRIMA SEZIONE

Ricerca 1: Il bullismo a scuola-Alcune questioni di metodo

Ci si interessa a due tipi di metodologie di cui la maggior parte delle ricerche ha fatto uso nell’ambito

degli studi sul bullismo: la nomina dei pari (nomine dei coetanei per selezionare i soggetti coinvolti

e approfondire le loro caratteristiche) e il metodo dell’autovalutazione ( “questionario anonimo di

Olweus”, consente una descrizione del fenomeno sulla base del resoconto dei soggetti, quante volte

alcuni episodi di bullismo li hanno visti coinvolti nel ruolo di vittime o bulli) .

Obiettivo

Confrontare le due metodologie. I due strumenti sono stati messi a confronto in rapporto a tre

obiettivi, allo scopo di scegliere alla fine il metodo più valido:

-Il primo obiettivo, era di confrontare i risultati delle due misure al fine di selezionare i soggetti

coinvolti in episodi di bullismo.

-Il secondo obiettivo, consisteva nell’approfondire la relazione tra le due misure.

-Infine il terzo obiettivo, era quello di analizzare come i soggetti si differenziano in rapporto ad

alcune

dimensioni, considerate discriminanti, ad esempio, gli atteggiamenti verso la violenza. Ciò allo scopo

di caratterizzare il ruolo di bullo, vittima e controllo.

Metodologia

E’stato selezionato un campione, costituito da 19 classi di quarta elementare, appartenenti a 17

plessi

scolastici, e 17 classi di seconda media, appartenenti a 15 istituti della Versilia-Lucca. I soggetti in

totale erano 661, 316 di scuola elementare e 345 di scuola media, di ambo i sessi.

Strumenti

Sono stati usati due metodi per selezionare i soggetti, in termini di bullo, vittima o controllo: la

nomina dei pari e il metodo dell’autovalutazione.

A partire dall’autovalutazione, i ricercatori si sono avvalsi della versione italiana del questionario

anonimo sulle prepotenze,elaborato originariamente da Olweus, e utilizzato nelle ricerche inglesi e

italiane. La versione italiana di tale questionario comprende 28 domande a risposta multipla, in

alcune delle quali si chiede ai bambini di riferire di prepotenze subite e agite in rapporto ad un arco

di tempo definito, gli ultimi 2-3 mesi. Il questionario è composto da varie sezioni, una dedicata ai

comportamenti prepotenti, altre parti indagano gli atteggiamenti verso il bullo e la vittima, e la

condizione di benessere o malessere dei bambini nella scuola. Per selezionare i soggetti, mediante il

metodo dell’autovalutazione, i ricercatori si sono avvalsi di due domande: una, in cui si chiedeva al

soggetto quante volte aveva subito prepotenze, e un’altra in cui gli si chiedeva quante volte si era

unito ad altri per fare prepotenze. Le risposte alle due domande erano già state predefinite dal

ricercatore.

A partire dalla nomina dei pari, invece, è stato usato un questionario in cui si chiedeva ai soggetti

dapprima la presentazione della definizione di comportamento prepotente; successivamente di

indicare il nome dei compagni di classe che più spesso fanno prepotenze e di coloro che più spesso

le

subiscono.

Risultati

In rapporto al primo obiettivo, sono state calcolate le frequenze dei soggetti bulli, vittime, controllo e

bulli-vittime, in rapporto al sesso e alla scuola. Gli esiti delle due diverse misurazioni sono stati

analizzati separatamente, nonostante l’oggetto di valutazione sia lo stesso, per cogliere meglio la

complessità della situazione da indagare.

Sono emersi i seguenti risultati: Nomina dei pari

Questionario di autovalutazione

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I soggetti si percepiscono sia come bulli, e I soggetti si percepiscono o bulli o vittime.

sia come vittime. La frequenza dei bulli e delle vittime è

La frequenza dei bulli e delle vittime è inferiore rispetto a quella registrata con il

maggiore rispetto a quella registrata con metodo dell’autovalutazione.

la

nomina dei pari.

La frequenza bulli-vittime è alta rispetto a La frequenza bulli-vittime è bassa rispetto

quella registrata dalla nomina dei pari. a

quella definita con l’autovalutazione.

Il gruppo dei bulli non è costituito quasi Il gruppo dei bulli è costituito quasi

unicamente da maschi. unicamente da maschi.

In rapporto al secondo obiettivo è risultata una relazione tra le due misure, inferiore a .30 con valori

più elevati e significativi, solo nella scuola media.

Infine, in rapporto al terzo obiettivo, sono stati selezionati alcuni item del questionario anonimo sulle

prepotenze che riguardano l’atteggiamento verso la violenza e la vittima. Gli item si riferivano alle

tre

componenti che costituiscono gli atteggiamenti:

1. La componente di azione. A questo proposito si chiedeva ai soggetti, che cosa facevano quando

vedevano un ragazzo che subiva delle prepotenze.

2. La componente emotiva. Rispetto a questa, si chiedeva ai soggetti che cosa provavano quando

vedevano un ragazzo subire prepotenze.

3. La componente cognitiva. La domanda era: “Che cosa pensi dei ragazzi che fanno prepotenze?”

Nel confronto tra i tre gruppi, con il metodo basato sull’autovalutazione, non sono emerse differenze

significative rispetto, invece, al confronto tra i tre gruppi definiti sulla base delle nomine, e dal quale

sono emerse, al contrario, differenze significative in rapporto alle domande relative alla componente

emotiva e cognitiva.

Punti deboli

-L’autovalutazione è risultata poco valida e poco affidabile. Poco valida, poiché basandosi sulle

risposte

ad un’unica domanda, esse sono fortemente influenzate dalla percezione soggettiva della persona

osservata: il soggetto tende ad attribuirsi tratti positivi e socialmente desiderabili. Inoltre tale

metodo

non è affidabile perché per bambini piccoli non presuppone un’autoconsapevolezza del proprio

comportamento. Ciò dipende dal fatto che, nella scuola elementare tale consapevolezza non è

presente. Infine l’autovalutazione non è in grado di discriminare bulli e vittime.

-La nomina ha il limite di una distribuzione anomala dei ruoli tra i due sessi, perché è emerso che,

nella percezione dei compagni bulli, sono quasi esclusivamente di sesso maschile. Tuttavia è il

metodo

considerato più valido, perché permette di sapere con precisione e affidabilità, chi sono coloro che

più

spesso fanno prepotenze, e coloro che più spesso le subiscono. Per cui la nomina è risultata l’unica

capace di discriminare i bulli, le vittime e i soggetti di controllo.

SECONDA SEZIONE

Ricerca 2: La grammatica delle emozioni in prepotenti e vittime.

Obiettivo

Ci si interessa al legame esistente tra la capacità di riconoscere le emozioni altrui, e le condotte

disadattive del prepotente e della vittima di prepotenze.

Rilevare se, per bulli e vittime, si possa parlare di difficoltà nel riconoscere le emozioni, o piuttosto

non sia accettabile attribuire loro, l’uso di specifiche strategie interpretative delle situazioni sociali.

L’ipotesi è che sia possibile misurare un possibile deficit nella capacità di riconoscere le emozioni.

Metodologia

Per quanto riguarda il campione, la ricerca è stata condotta su bulli, vittime e esterni, secondo la

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metodologia riportata nella prima sezione.

Bulli, vittime e soggetti di controllo si differenziano nel riconoscimento delle emozioni e della felicità.

Le vittime si differenziano dal gruppo di controllo sia per quanto riguarda il riconoscimento dell’intero

set di emozioni, e sia per il riconoscimento della felicità. Anche i bulli riconoscono meno la felicità,

rispetto al gruppo di controllo. Questi dati assumono caratteristiche particolari in relazione al sesso e

all’età: le vittime di sesso sia maschile che femminile della scuola elementare, si differenziano dai

bulli

e dal gruppo di controllo, per quanto riguarda il riconoscimento dell’intero set di emozioni, e una

minor capacità delle vittime di sesso maschile, nel riconoscere il disgusto. Nelle vittime di sesso

femminile della scuola media è emersa una difficoltà nel riconoscimento della felicità.

Per cui:

. Sono sostanzialmente le vittime a presentare un deficit per quanto riguarda il riconoscimento

delle emozioni.

. Le femmine, nonostante abbiano maggiori abilità di riconoscere l’espressione delle emozioni,

nel caso in cui sono vittime di prepotenza, dimostrano il contrario e ciò evidentemente dipende dal

fatto che, essendo ansiose e timide, evitano lo sguardo dell’interlocutore dal quale possono

comprendere i possibili segnali emozionali.

Ricerca 3: Il disimpegno morale-La legittimazione del comportamento prepotente.

Area di studi

Si vuole approfondire lo studio del disimpegno morale in relazione al fenomeno del bullismo. Da

alcuni

studi è emerso che meccanismi come, la distorsione delle conseguenze dell’atto aggressivo,

l’attribuzione di colpa alla vittima, e la scarsa empatia dimostrata verso le sofferenze dei compagni,

sostengono il bullo nelle proprie azioni. Tali meccanismi mostrano di avere notevoli legami con il

disimpegno morale.

Obiettivo

Rilevare possibili differenze tra bulli, vittime e controllo in relazione al disimpegno morale.

L’ipotesi è che, nei soggetti prepotenti, ci sia un più alto livello di disimpegno morale rispetto ai

soggetti del gruppo di controllo e alle vittime. Inoltre si ipotizza, per i bulli, che alcuni meccanismi

come l’attribuzione di colpa alla vittima, siano più attivi rispetto ad altri.

Metodologia

Per la selezione del campione si rimanda alla prima sezione, ma con una modificazione: essendo

emerse dal campione originario differenze tra i gruppi che non raggiungevano livelli di significatività

statistica accettabili, i soggetti sono stati ulteriormente classificati usando come condizione due

deviazioni standard sopra la media. Sulla base di questo sono stati selezionati 30 bulli, 35 vittime, e

140 soggetti esterni, circa la metà del campione usato in altre ricerche. Le frequenze dei tre gruppi

in

rapporto al sesso e all’età, evidenziano che il gruppo dei bulli è composto quasi esclusivamente da

maschi.

Strumenti

Lo strumento utilizzato per questa ricerca è composto da 32 item valutati lungo una scala likert a 5

punti : da 1 “completamente in disaccordo” a 5 “completamente d’accordo”.

E’ stata condotta una prima analisi sul sottocampione maschile(poiché il gruppo dei bulli è costituito

solo da soggetti maschi) per rilevare le differenze di status (bullo vittima e controllo) e di età (scuola

elementare e scuola media), e una seconda analisi sul sottocampione delle vittime e del controllo

per

rilevare le differenze di status e sesso (maschi e femmine).

Risultati

Dall’analisi condotta sul sottocampione maschile è emerso:

-Un grado più elevato di disimpegno morale nei bulli rispetto alle vittime. I bulli non dimostrano

sensi

di colpa dopo aver compiuto un atto aggressivo, anzi, approvano quello che hanno fatto e non sono

consapevoli delle emozioni negative vissute dalla vittima.

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-Nei bambini di scuola media risulta più frequente l’etichettamento eufemistico( la tendenza ad

etichettare un certo comportamento in maniera troppo semplicistica rispetto a quello che in realtà è.

Per esempio definire una spinta o una colpo dato a un compagno semplicemente un gioco agitato,

anziché un comportamento prepotente), uno dei meccanismi del disimpegno morale.

-I bulli presentano un grado elevato di deumanizzazione della vittima(un altro meccanismo del

disimpegno morale che sta a indicare la tendenza delle persone a maltrattare chi secondo loro se lo

merita) rispetto ai soggetti di controllo e alle vittime. Essi percepiscono le vittime in modo diverso da

come percepiscono gli altri compagni.

Per quanto riguarda l’analisi condotta sul sottocampione delle vittime e dei soggetti di controllo

Il campione è stato suddiviso in 4 sottogruppi: vittime maschi, vittime femmine, controllo maschi e

controllo femmine. E’ emerso un effetto significativo dell’interazione tra status e sesso:

-Le vittime femmine tendono maggiormente al disimpegno morale rispetto alle vittime maschi e al

controllo femmine.

-Emerge una differenza significativa relativa all’etichettamento eufemistico tra il gruppo di controllo

maschi e il gruppo di controllo femmine, e tra vittime femmine e controllo femmine. Le vittime

femmine tendono ad accettare più passivamente la loro condizione di vittimizzazione al punto da

giustificare le condotte aggressive che subiscono dai bulli.

Ricerca 4: Il bullismo come malessere evolutivo.

Area di studi

Approfondire il significato dei fenomeni di bullismo, nell’ambito delle manifestazioni di disagio che

accompagnano l’esperienza del bullismo.

Obiettivo .

Rilevare in bulli, vittime e soggetti esterni, le eventuali manifestazioni sintomatologiche, di

natura esterna od interna, che essi presentano.

. Verificare l’esistenza di differenze fra i sintomi di disagio nei tre gruppi.

. Valutare il ruolo che l’età ha nella spiegazione di tali differenze.

Metodologia

L’indagine si è svolta su un campione iniziale di 304 soggetti, di ambo i sessi, di cui 155 di quarta

elementare, e 149 di seconda media. Il campione finale sul quale è stata svolta l’indagine è risultato

composto di 129 soggetti, 58 di scuola elementare e 71 di scuola media.

I campioni sono stati selezionati secondo la metodologia riportata nella prima sezione.

E’ stato usato il metodo della nomina dei pari per individuare lo status di bullo, vittima e controllo,

mentre per rilevare i problemi relazionali e di condotta, ma anche, quelle manifestazioni

sintomatologiche come ansia, depressione, e disturbi psicosomatici, si è ricorso a una scala

composta

da 32 item, dei quali il soggetto doveva indicare se e in che misura, l’affermazione riportata lo

descrive. Le risposte sono graduate su una scala likert di 4 punti: da 1, “l’affermazione non descrive

mai lo stato del soggetto” a 4, “l’affermazione descrive sempre lo stato del soggetto”.

Risultati

Dall’analisi sul campione totale è emerso:

I tre gruppi si differenziano per quanto riguarda l’ansia, la depressione, e i problemi di condotta: le

vittime sono maggiormente ansiose e depresse dei bulli e dei soggetti di controllo. I bulli hanno

maggiori problemi di condotta del gruppo di controllo.

Dall’analisi condotta sul campione della scuola elementare è emerso:

I tre gruppi si differenziano per quanto riguarda l’ansia, la depressione e i problemi di condotta: le

vittime sono maggiormente ansiose dei bulli e dei soggetti di controllo, e maggiormente depresse

del

gruppo di controllo. I bulli hanno maggiori problemi di condotta rispetto alle vittime e al gruppo di

controllo.

Dall’analisi sul campione della scuola media è emerso:

Non vi è alcuna differenza significativa tra i tre gruppi. A differenza del campione totale e del

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sottocampione di scuola elementare, quello della scuola media, ha un andamento asimmetrico,

poiché

le dimensioni sintomatologiche nei ragazzi grandi, presentano punteggi estremi molto elevati. Per

cui

il fenomeno del bullismo risulta più omogeneo nelle scuole elementari e più eterogeneo nelle scuole

medie; quindi con l’aumentare dell’età il fenomeno del bullismo cambia, assumendo una forma di

disagio individuale.

I dati confermano l’ipotesi secondo la quale, sia il bullo e sia la vittima, presentano manifestazioni di

disagio: il bullo esprime il suo disagio mediante problemi di condotta, come manifestazioni

aggressive

o trasgressione delle regole, mentre la vittima tende invece ad isolarsi dagli altri, ha scarsa fiducia in

sé, prova sentimenti di paura, tristezza e ansia nelle situazioni sociali.

Ricerca 5: Narrazioni ed interpretazioni delle prepotenze.

Area di studi

Si vogliono indagare le caratteristiche socio-cognitive dei bulli e delle vittime ed il modo in cui essi

interpretano le relazioni sociali.

Obiettivo/ipotesi

L’ipotesi generale da cui parte questa ricerca è che bulli e vittime siano tra loro diversi nel modo di

ricostruire gli eventi e di comprendere i motivi e le cause alla base delle loro azioni. Per cui

l’obiettivo

è quello di studiare il modo in cui essi costruiscono e interpretano una certa esperienza sociale.

Metodologia

La ricerca è stata condotta su un campione di 306 soggetti frequentanti la quarta elementare e la

seconda media. E’ stato applicato su questi soggetti un questionario centrato sulla nomina dei pari,

per selezionare i bulli, le vittime, e il gruppo di controllo. Dopodichè ai tre gruppi è stato chiesto di

svolgere due prove narrative relative a due tipi di eventi sociali: uno di prepotenza ricevuta, ed uno

di

amicizia.

L’analisi delle produzioni narrative si è centrata su due schemi differenti che entrano in gioco ogni

qual

volta si costruisce e si interpreta un evento: il copione e lo schema di storia. Il copione esprime una

conoscenza degli eventi a livello semantico(la semantica indica il significato delle parole e quindi la

descrizione dei fatti). Bulli e vittime costruiscono copioni diversi delle prepotenze perché agiscono

ruoli

differenti nella routine. Quando essi realizzano un copione, si rappresentano gli eventi sociali

costruendo su di essi più punti di vista, e secondo una certa modalità più o meno dettagliata.

Lo schema di storia è un modello sintattico (la sintassi indica il modo in cui le parole si combinano

tra

loro, la grammatica) attraverso il quale si ordinano gli eventi nel tempo e secondo un certo legame

causa-effetto. Per cui ad esempio, se si vuole raccontare una prepotenza subita, lo schema di storia

permetterà al soggetto di:

-Costruire un contesto iniziale (informazione d’orientamento). Per esempio “Ero nel giardino di casa

mia e stavo giocando a palla con i miei amici.

-Rappresentare una situazione stabile (antecedente) nella quale poi ad un certo punto succede

qualcosa che dà origine alla prepotenza (evento principale). Per esempio, “Ho colpito

involontariamente Luca con la palla”, “Luca allora dopo un po’ mi ha dato una spinta”.

-Prevedere una risposta all’evento “prepotenza” per cercare di risolvere il problema. Tale risposta

può

avere successo o generare un altro problema (conseguenza). Per esempio “ Io allora sono andato a

dirlo a mia madre e lei ha detto a Luca che sarebbe stato punito dalla sua mamma”.

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Per quanto riguardano le differenze tra i tre gruppi circa lo schema di storia delle prepotenze,

sono

emersi i seguenti risultati:

. Non ci sono differenze tra i tre gruppi per quanto riguarda la completezza del racconto: l’intero

campione, indipendentemente dallo status, vive e rappresenta la prepotenza nello stesso modo.

. Tuttavia i tre gruppi si differenziano per:

-L’informazione d’orientamento; i bulli le usano più delle vittime.

-Le conseguenze; i bulli le impiegano meno del gruppo di controllo e delle vittime.

-I commenti compiuti da ciascun narratore sulla storia raccontata; i bulli ne fanno minor uso rispetto

al gruppo di controllo e alle vittime.

. I bulli hanno maggiormente citato prepotenze di tipo fisico, mentre il gruppo di controllo,

prepotenze di tipo verbale.

Per quanto riguardano invece le differenze tra i tre gruppi circa lo schema di storia dell’amicizia

sono emersi i seguenti risultati:

. Le vittime hanno raccontato storie, su un gesto d’amicizia ricevuto, in modo meno completo,

rispetto alle storie raccontate dal resto del campione. Questo perché i tre gruppi si differenziano per

quanto riguarda l’uso dell’antecedente, ossia il raccontare quelle situazioni particolari che hanno

causato l’evento successivo; i bulli ne fanno un uso maggiore rispetto alle vittime e al gruppo di

controllo.

Per quanto invece riguarda le differenze tra i tre gruppi individuate nell’analisi del copione è

emerso: .

Mentre nelle storie di prepotenza, non sono emerse differenze tra i tre gruppi, ciò non vale per

le storie di amicizia, in particolare, per quanto riguarda la dimensione dell’incertezza, vale a dire,

quella situazione che ostacola il normale svolgersi degli eventi. Le vittime hanno punteggi più bassi

dei

bulli quando trattano l’incertezza, poiché esse la rappresentano come un livello cognitivamente più

povero. .

I bulli sono più capaci delle vittime di operare una ricostruzione causale degli eventi. Questo è

testimoniato dal tipo di gesti di amicizia i quali sono stati suddivisi in tre categorie:

-La categoria formata da quei gesti che esprimono un aiuto in una difficoltà.

-La categoria di quegli atteggiamenti che esprimono consolazione in un momento di difficoltà

emotiva.

-La categoria di quegli atti che facilitano l’inserimento sociale e l’accettazione in un gruppo.

I bulli concepiscono l’amicizia come un aiuto in una difficoltà, mentre le vittime come un atto di

consolazione in una difficoltà.

Per cui sia per i bulli che per le vittime l’amicizia è dare un aiuto in un momento di bisogno, solo che

per il bullo, l’aiuto serve per superare un ostacolo concreto, mentre per le vittime serve per

accettare

di non averlo superato, ne un esempio quando si è tristi per una litigata e l’amico ci consola.

Per cui sono emersi due aspetti:

. Il primo aspetto riguarda il fatto che, bulli e vittime, usano diverse strategie per interpretare un

evento di prepotenza o di amicizia: i bulli danno significato agli eventi cercando di capire le cause,

quindi da dove essi sorgono, perché sono accaduti, mentre le vittime sono interessate alle

conseguenze che hanno provocato l’evento, e quindi alle ripercussioni che esso può avere

nell’ambiente sociale.

. Il secondo aspetto pone un problema di livello: i bulli hanno ottenuto un punteggio più alto

delle vittime nella completezza della storia di amicizia e nella categoria “incertezza”. Per cui hanno

uno

schema di storia più completo ed evoluto.

Ricerca 6: Quando i “diversi” incontrano i “diversi”-Uno studio sulle rappresentazioni

mentali. OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

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Si vuole esplorare come, in bulli e vittime, si configurino, in età evolutiva, la nozione di rischio

sociale

e le rappresentazioni mentali di esso. In questa prospettiva l’attenzione è posta al ruolo che

credenze,

giudizi, e rappresentazioni individuali, svolgono nei confronti di altre forme di comportamento

socialmente a rischio.

Obiettivo

Rilevare le rappresentazioni che bulli, vittime e soggetti di controllo, esprimono circa le relazioni

interpersonali, in particolare come si connota il loro punta di vista sul rapporto con una persona

socialmente a rischio. Per la presente ricerca, è stata posta l’attenzione sul rapporto con persone

tossicodipendenti.

Metodologia

La raccolta dati è stata effettuata su 350 bambini, di ambo i sessi, di cui 156 soggetti frequentavano

la scuola elementare, 194, la scuola media. Da questi soggetti è stato poi selezionato un

sottocampione costituito da tre gruppi: i bulli (30), le vittime (32), e i soggetti neutri (73).

Sono stati usati due metodi:

-Il disegno tematico per rilevare gli aspetti inerenti alle relazioni interpersonali: coesione,

distanziamento, somiglianza e valore. Tali aspetti sono stati rilevati mediante due disegni eseguiti

dai

bambini su richiesta del ricercatore: in un foglio ogni soggetto doveva disegnare se stesso con un

drogato, e nell’altro foglio doveva disegnare se stesso con qualcuno che non si droga.

-Il Test delle relazioni interpersonali per valutare la qualità dei rapporti che i ragazzi hanno con

figure

dell’ambiente sociale, familiare e scolastico, così com’è da loro percepita. Il punteggio esprime un

indice di intensità relazionale che rappresenta un indicatore dell’intensità e della qualità di ciascuna

delle relazioni esaminate.

Risultati

Per quanto riguarda la coesione

-Dai disegni tematici, è emerso che i soggetti neutri dimostrano di avere un legame più stretto con

la

persona che non si droga, mentre i bulli e le vittime non fanno differenze tra un tossicodipendente e

una persona che non si droga, mostrano per entrambi coesione in pari misura.

-Anche l’intensità relazionale emersa dal test, nei soggetti neutri risulta più elevata con una persona

che non si droga.

-Pure la variabile sesso incide sulle relazioni interpersonali: è emerso che le femmine hanno livelli di

coesione maggiori dei maschi nella relazione con il tossicodipendente, e ciò risulta anche dal test.

Per quanto riguarda il distanziamento

Qui lo status e il sesso non incidono sulle relazioni interpersonali.

Per quanto riguarda la somiglianza

L’intero campione si è mostrato diverso rispetto al tossicodipendente, per aspetto, accessori, forma

e

dimensioni del corpo.

Per quanto riguarda il confronto di valore tra partner

I soggetti neutri si dotano di maggior valore rispetto al tossicodipendente: l’immagine di sé, è più

curata nei particolari e ricca di accessori, quando è situata nella relazione con una persona normale,

mentre si disegnano in forma peggiore, quando hanno a che fare con un tossicodipendente. Le

vittime

e i bulli, invece, non cambiano il loro valore al variare del partner.

Inoltre dal confronto tra il tossicodipendente e la persona normale, è emerso che le vittime sono

l’unico gruppo che non fa differenze di valore tra i due partner, mentre i bulli e i soggetti neutri,

disegnano con più cura e più particolari, la figura del partner normale che non quella del

tossicodipendente.

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Ricerca 7: Il contesto familiare dei bulli e delle vittime

E’ stato preso in considerazione il sistema familiare dei bambini coinvolti in episodi di bullismo e di

vittimizzazione.

Obiettivo

Indagare le differenze tra bulli, vittime e soggetti di controllo, nella percezione del proprio contesto

familiare, con particolare attenzione alle dimensioni della coesione, comunicazione, conflittualità,

organizzazione, e controllo.

Metodologia

E’ stato selezionato un campione a partire da un gruppo iniziale di 661 soggetti appartenenti alla

scuola elementare e medie del territorio della Versilia, sulla base delle nomine dei pari. Vedi sezione

1.

Essendo il sottocampione dei bulli squilibrato sul versante maschile, in quanto solo due bambine

della

scuola elementare vengono classificate come “bulli”, e nessuna della scuola media, sono state

condotte due tipi di analisi: una riguardante bulli, vittime e soggetti di controllo di sesso maschile, e

l’altra, vittime e soggetti di controllo di entrambi i sessi. Per cui, per la prima analisi, è stato

selezionato il sottocampione dei maschi, i quali si differenziano per status ed età, mentre per la

seconda analisi, è stato selezionato un sottocampione di vittime e controllo, che si differenziano in

rapporto allo status, al sesso e all’età.

Strumenti

E’ stato usato uno strumento self-report per misurare la percezione del contesto e delle relazioni

familiari.

Gli strumenti self-report vengono somministrati a singoli soggetti, il cui numero può essere ampio,

non richiedono un’unica risposta da parte del gruppo, e nell’uso di questi metodi, il ricercatore

inevitabilmente rivela molto degli scopi della ricerca. Per tutti questi motivi, ogni soggetto decide per

se stesso che cosa e quanto svelare al ricercatore e i dati che si ottengono sono individuali.

Sono strumenti self-report i questionari, l’intervista libera o semistrutturata, le scale di valutazione..

Per la presente ricerca è stato utilizzato un questionario composto da 5 subscale, per un totale di 50

item, e relative alle dimensioni del contesto familiare: coesione, espressività, organizzazione, e

controllo. Il sistema di valutazione adottato è dicotomico, del tipo si/no.

Risultati

Le prime analisi condotte sull’intero campione, hanno evidenziato differenze in rapporto all’età e al

sesso. Per la variabile “sesso”, è emerso che le femmine percepiscono il proprio ambiente familiare,

come caratterizzato da un più alto livello di controllo rispetto ai maschi.

Per la variabile “età” è emerso che i ragazzi più grandi, quelli della scuola media, percepiscono

l’ambiente familiare come caratterizzato da un alto livello di conflittualità familiare e di controllo

genitoriale rispetto ai bambini della scuola elementare, inoltre, ragazze e ragazzi della scuola media,

hanno una percezione più alta della conflittualità rispetto ai maschi della scuola elementare.

Dall’analisi condotta sul sottocampione maschile è emerso che, i bulli, percepiscono il loro cotesto

familiare come caratterizzato da un basso livello di controllo, rispetto ai soggetti del gruppo di

controllo.

Dall’analisi condotta sul sottocampione delle vittime e del gruppo di controllo di ambedue i sessi

sono

emerse differenze tra i due gruppi in tutte e cinque le subscale, in particolare, le vittime presentano

una maggiore coesione, un più alto livello di espressività e comunicazione tra i membri, una

maggiore

organizzazione, e un più basso livello di conflittualità e di controllo familiare, rispetto alla percezione

dei soggetti di controllo.

In conclusiva, questi risultati sconfermano l’ipotesi secondo la quale, i bulli maschi hanno particolari

difficoltà nelle proprie famiglie. Al contrario, i dati non hanno evidenziato effetti significativi in

rapporto

alla coesione, espressività e conflittualità. L’unico effetto significativo a carico dei bulli maschi, è

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relativo alla dimensione del controllo, secondo la quale, essi percepiscono il proprio contesto

familiare

come meno controllante rispetto ai soggetti esterni al problema.

Un altro risultato che emerge, è che non vi è differenza tra bulli e gli altri gruppi in relazione alla

dimensione conflittuale. Ciò conferma un’ipotesi formulata recentemente dalla letteratura, e secondo

la quale, conflitto e incoerenza educativa, risulterebbero significative nel conteso familiare dei

soggetti

bullo-vittima.

Ricerca 8: L’amicizia nel bullismo-Fattore di rischio o di protezione?

Si vuole analizzare l’atteggiamento dei membri del gruppo nei confronti del prepotente e della

vittima,

facendo riferimento a quegli studi che hanno evidenziato il livello di accettazione e di rifiuto che il

gruppo manifesta verso chi compie le prepotenze e verso chi le subisce.

Obiettivo

Indagare il ruolo dell’amicizia nel bullismo, in particolare, le relazioni che intercorrono tra il soggetto

(in termini di bullo, vittima, e controllo) e i compagni, e le relazioni sociali in cui sono implicati i

compagni amici del soggetto.

Riguardo alle relazioni che intercorrono tra il soggetto e i compagni, vengono prese in

considerazione

due dimensioni: la desiderabilità amicale che i compagni del gruppo attribuiscono a bulli, vittime e

soggetti di controllo, e le relazioni amicali reciproche, su cui possono contare, bulli, vittime, e

soggetti

di controllo.

Per quanto riguardano le relazioni sociali in cui sono coinvolti i compagni amici del soggetto, anche

qui

sono considerate due dimensioni: la desiderabilità amicale attribuita dai membri del gruppo agli

amici

dei bulli, vittime, e soggetti di controllo, e la tendenza di tali amici ad assumere il ruolo del bullo,

vittima o entrambi, verso gli altri membri del gruppo.

Metodologia

Per le caratteristiche dei soggetti partecipanti e per i criteri usati per la selezione dei bulli, delle

vittime

e dei soggetti esterni, si rimanda alla prima sezione.

Strumenti

Per studiare le dimensioni di ambedue i tipi di relazioni che s’intendono approfondire, è stato

utilizzato

il questionario sull’amicizia.

-Per quanto riguarda la desiderabilità amicale che i compagni del gruppo attribuiscono a bulli,

vittime,

e soggetti di controllo.

E’ stato chiesto a ciascun soggetto di indicare i compagni di classe che avrebbero voluto avere come

amici, e quelli che non avrebbero voluto avere come tali. Per ciascun soggetto si è calcolato un

indice

di scelte ed uno di rifiuti ricevuti.

-Per quanto riguardano le relazioni amicali reciproche su cui possono contare bulli, vittime, e

soggetti

di controllo.

Si è calcolato quante volte i soggetti bulli, vittime, e di controllo, indicavano un compagno di classe

come amico, e venivano da questo corrisposti.

-Per quanto riguarda la desiderabilità amicale attribuita dai membri del gruppo agli amici dei bulli,

vittime e dei soggetti di controllo.

Sono stati calcolati le scelte e i rifiuti rivolti dai compagni di classe agli amici reciproci dei bulli, delle

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vittime e dei soggetti di controllo.

-Per quanto riguarda, infine, la tendenza di tali amici ad assumere il ruolo del bullo, vittima, o

entrambi, verso gli altri membri del gruppo.

È stato calcolato quante volte gli amici dei bulli, delle vittime, e dei soggetti di controllo, venivano

indicati dai compagni come soggetti che agivano in modo prepotente, e quante volte venivano

indicati

come oggetto di prepotenze.

Risultati

Per quanto riguarda la desiderabilità amicale

I tre gruppi, ad entrambi i livelli di età, non si differenziano in termini di scelte ricevute, mentre ci

sono delle differenze in rapporto ai rifiuti: i bulli sono più rifiutati del controllo, sia alla scuola

elementare e sia alla scuola media, e le vittime, sono rifiutate più del controllo, nella scuola

elementare, ma ciò non vale nel campione della scuola media.

Per quanto riguardano le relazioni amicali reciproche

Non emergono differenze fra i tre gruppi, a entrambi i livelli di età.

Per quanto riguarda la desiderabilità degli amici di bulli, vittime, e soggetti di controllo.

Gli amici dei tre gruppi non presentano differenze in rapporto alle scelte e ai rifiuti, sia alla scuola

elementare, e sia alla scuola media.

Per quanto riguarda la tendenza di tali amici, ad assumere il ruolo del bullo, della vittima, o

entrambi, verso gli altri membri del gruppo.

Emergono differenze significative: gli amici dei bulli presentano livelli di bullismo più elevati degli

amici

delle vittime e dei controllo, ma solo nella scuola media. Le vittime hanno amici con livelli di

vittimizzazione più elevati degli amici dei bulli, sia alla scuola elementare, e sia alla scuola media.

In conclusione

-Sia alla scuola elementare, e sia alla scuola media, i bulli sono scelti come amici al pari del gruppo

di

controllo e delle vittime; di contro, a entrambi i livelli di età, sono i più rifiutati dei soggetti di

controllo.

-Gli amici dei bulli, alla scuola elementare, sono meno vittimizzati degli amici delle vittime, mentre

alla

scuola media, sono più prepotenti sia degli amici delle vittime, e sia di quelli del controllo.

-Le vittime al pari degli altri, sono scelte come amici, ma alle elementari, hanno più rifiuti, mentre

alle

medie no.

-Gli amici delle vittime, sono più vittimizzati alle elementari, mentre alle medie, oltre ad essere più

vittimizzati, sono meno prepotenti.

Da tutto questo, emerge che nell’ambito del problema del bullismo si delinea la propensione del

soggetto ad avere amici con i suoi stessi problemi di comportamento.

CONCULSIONI FINALI

In base ai parametri considerati, emerge chiaramente come bulli e vittime si differenziano dai

soggetti

di controllo per alcune caratteristiche:

1. L’indagine sul malessere/benessere (ricerca 4) ha dimostrato che bulli e vittime si differenziano

dai

soggetti di controllo per disturbi di condotta, e sentimenti di ansia e depressione.

2. Lo studio sulle rappresentazioni mentali (ricerca 6) ha messo in luce che, sia i bulli e sia le

vittime,

hanno, rispetto al gruppo di controllo, scarsa plasticità, povertà strutturale rappresentativa, e

scarsa capacità di tenere conto delle caratteristiche del partner nel dosare il grado di intimità nei

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3. L’interesse per il contesto familiare dei bulli e delle vittime (ricerca 7) ha mostrato come questi

soggetti si differenziano dal gruppo di controllo per la rappresentazione che essi hanno del proprio

ambiente familiare: le vittime, hanno un immagine di sé come individui chiusi all’interno del

proprio contesto familiare, protettivo e rassicurante. Tale percezione sta alla base delle paure e

delle ansie che le vittime e i loro genitori, hanno verso il mondo esterno. Al contrario i bulli si

percepiscono come individui liberi da controlli e da costrizioni all’interno del proprio contesto

familiare, permissivo.

4. Infine bulli e vittime non sono diversi tra loro per quanto riguarda la rete di amicizia: entrambi

hanno il medesimo numero di amici (ricerca 8).

Tuttavia accanto a queste convergenze emergono anche delle differenze:

1. Gli studi sulla capacità di riconoscere le emozioni (ricerca 2) hanno dimostrato che sono le vittime

ad avere una competenza inferiore quando si tratta di leggere le emozioni sui volti altrui.

2. Lo studio condotto sulle narrazioni e sulle interpretazioni degli eventi sociali (ricerca 5), hanno

dimostrato che sono di nuovo le vittime ad avere doti limitate, in questo caso, dimostrano di avere

una scarsa capacità di raccontare episodi salienti della propria esperienza, e di produrre storie

meno complete, e con uno stile narrativo meno evoluto.

Vi è un unico settore in cui i bulli si differenziano, in senso negativo, sia dalle vittime e sia dai

soggetti

di controllo, ed è quello del disimpegno morale (ricerca 3). Tuttavia il gruppo che si distacca

maggiormente dal gruppo di controllo è quello delle vittime, con un carico di indici negativi,

maggiore

di tutti gli altri.

1. DEFINIZIONE DI OSSERVAZIONE

. Osservare è diverso dal semplice guardare. Osservare implica un atteggiamento più critico e di

ricerca, un guardare in modo mirato, con l’intento di scoprire qualcosa che ancora non si conosce.

Osservare in modo mirato, vuole a dire che, l’osservazione, deve essere guidata da un’ipotesi di

ricerca, in precedenza formulata, sulla base della quale si selezionerà ciò che si deve osservare. In

questo senso osservazione è sinonimo di rilevazione, intendendo per “ricerca osservativa” un

particolare metodo di acquisizione delle conoscenze su un certo fenomeno, mentre per “rilevazione

di

tipo osservativo”, un modo in cui i dati sono raccolti. Per cui l’osservazione non è solo un metodo di

ricerca, ma anche una particolare tecnica di raccolta dati. La scelta di tale tecnica può dipendere da

due motivi:

-Dalla necessità di un osservatore umano che esprima un giudizio, poiché i comportamenti ai quali il

ricercatore è interessato, non possono essere solo rilevati strumentalmente, in quanto si otterrebbe

solo una traccia permanente del comportamento, ma occorre in un secondo momento, il giudizio di

una o più persone. Tale giudizio è preferibile per ragioni pratiche ed economiche: se ad esempio si

vuole rilevare, strumentalmente, la differenza tra un’intonazione ascendente e un’intonazione

discendente, l’apparecchiatura che occorre in questo caso è abbastanza costosa, e inoltre

l’interpretazione dei tracciati richiederebbe una preparazione specifica. Per cui è preferibile il giudizio

di un ascoltatore addestrato in grado di rilevare tale differenza.

-L’uso di osservatori, è necessario in quanto ciò che si vuole studiare riguarda l’interazione fra esseri

umani, e questo si può rilevare mediante le abilità che si sono sviluppate per interpretare e capire i

comportamenti altrui. Il modo con cui l’osservatore usa tali abilità non è sempre uguale, perché ci

sono osservatori che descrivono ciò che vedono, altri che codificano il comportamento all’interno di

due o più categorie definite in precedenza.

. Osservare non vuol dire interpretare, ma descrivere, rilevare o codificare, a seconda

dell’obiettivo che mi sono prefissata, ciò che realmente è accaduto. Lo scopo è di ottenere una

descrizione del comportamento e non quello di spiegarlo.

. Osservare non è registrare fedelmente e direttamente la realtà.

Quando si vuole osservare in maniera scientifica, ci sono delle regole da seguire e dei criteri da

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Per quanto riguarda le regole occorre:

-Controllare la tendenza ad aggiungere proprie interpretazioni: l’osservatore deve essere il più

oggettivo possibile. Il pensiero ostacola l’osservazione e lo psicologo casca nell’errore di interpretare

anziché osservare, confondendo le proprie esperienze metodologiche con quelle soggettive. Quando

si

osserva, prima bisogna vedere e dopo pensare. Noi raramente descriviamo ciò che succede, mentre

molto facilmente facciamo dei commenti senza aver visto a sufficienza.

-Mantenere la distanza giusta dato che, il metodo osservativo impone una notevole vicinanza

all’oggetto di studio, oltre che il coinvolgimento emotivo. La distanza giusta permette al bambino di

comportarsi in maniera naturale e spontanea, di essere il meno condizionato possibile dalla presenza

dell’osservatore, il quale, non deve intervenire e stabilire una relazione. La distanza giusta permette

all’osservatore di concentrarsi su quello che sta succedendo e assicura il non coinvolgimento diretto.

Il ruolo dell’osservatore è quello di essere neutrale e partecipe, vale a dire, sufficientemente lontano

dall’oggetto da osservare, e sufficientemente vicino per osservare. E’ necessaria la scelta di un

metodo che sia unico e con un fine specifico.

Per cui l’osservazione richiede la capacità di non coinvolgersi troppo, e di sospendere il giudizio su

quanto si osserva.

L’osservazione può essere sistematica o occasionale. L’osservazione sistematica è un’osservazione

progettata e caratterizzata dal controllo delle variabili; quindi, implica un obiettivo specifico di

conoscenza, determinate procedure e tecniche per registrare ciò che si osserva. Per cui, quando è

presente un alto grado e livello di specificazione, dove sono stati decisi molti aspetti, si ha a che fare

con questo tipo di osservazione. Un’osservazione sistematica è quella sperimentale. L’osservazione

può variare nel grado di sistematicità. Il livello di sistematicità è sempre meno specifico quando è

usato sul piano educativo-applicativo, mentre è altissimo quando fa parte di una ricerca.

L’osservazione occasionale, al contrario, è un’osservazione in cui le condizioni non sono

programmate

e quindi dove il livello di specificazione “cosa devo fare” non è alto. N’è un esempio l’osservazione

naturale.

Per quanto riguardano i criteri l’osservazione deve essere:

-Selettiva, perché è umanamente impossibile registrare tutto quello che accade intorno a noi, si

finirebbe solo per prestare attenzione agli aspetti più vistosi, con la conseguenza di avere una serie

di

informazioni distorte e lacunose, oppure si finirebbe per essere sommersi da un’enorme mucchio di

dati diversi, di scarsa o nessuna utilità. Per cui bisogna rilevare o valutare caratteristiche scelte di un

dato fenomeno, quindi, l’osservazione deve essere condotta per uno scopo di ricerca o applicazione.

E’

meglio definire in anticipo gli aspetti che ci interessano, per evitare di oscillare da un

comportamento

a un altro, come avverrebbe se si osservasse alla cieca.

-Pianificata, vale a dire che, l’osservazione, rispetto a chi, dove e quando, è realizzata non in

maniera

casuale.

-Documentabile o registrata, cioè che fornisce il materiale che prova la sua utilizzazione.

-Controllabile o passibile di verifica, può essere valutata da chiunque esamina i suoi prodotti.

2. AREE IN CUI SI USA L’OSERVAZIONE

. Nella ricerca in psicologia.

. In campo educativo.

. In campo clinico.

3. PROGETTO DI OSSERVAZIONE

Quando si fa un progetto, non bisogna avventurarci in tante cose, mettere in gioco tante variabili,

perché non siamo sul piano della ricerca, ma sul piano dell’osservazione. Bisogna porci degli

interrogativi a cui dare risposta:

1. L’obiettivo. OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Scatolero Duccio.

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