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La criminalità organizzata in Campania

Premessa

La Camorra è stata a lungo un fenomeno urbano. Per comprenderla bisogna partire da Napoli, dall'analisi delle sue condizioni fisiche, demografiche e culturali. Solo così potremo comprendere le cause profonde che hanno condotto alla nascita e allo sviluppo di questa organizzazione criminale.

Le cronache dimostrano che già dai primi decenni dell'800 la camorra (che non veniva designata con questo termine) aveva esteso i suoi tentacoli su ogni forma di commercio, percependo tangenti che venivano chiamati "sbruffo".

La pratica delle estorsioni pare che avvenisse pubblicamente al porto, al mercato orto-frutticolo e solo in rarissimi casi si registravano reazioni da parte del popolo. In una città nella quale lo Stato non garantiva nulla, la Camorra era una tassa che si pagava ad uno Stato più riconosciuto, fisicamente più vicino, ordinatore della vita collettiva.

Sappiamo bene che il fenomeno "Camorra" è divenuto oggetto di una vasta ricerca bibliografica, a differenza di quanto è accaduto riguardo alle altre mafie, in particolare a Cosa Nostra.

Capitolo primo: Profili storici della criminalità organizzata in Campania

Le caratteristiche demografiche e socio-economiche di Napoli

"La camorra potrebbe essere definita l'estorsione organizzata: essa è una società segreta popolare, cui è fine il male."

Lungo tutto il 19o secolo il termine camorra ha indicato un'attività e un'organizzazione. Dal punto di vista etimologico alcuni studiosi, come Monnier, fanno derivare la parola camorra da "Gamurra", un indumento con il quale pare che si vestissero i componenti di un'organizzazione criminale formatasi a Cagliari nel 13o secolo. Camorra in spagnolo significa risa. La parola compare per la prima volta nel 1735 in una prammatica nella quale si autorizzavano a Napoli 8 case da gioco e di queste una si chiamava "Camorra avanti palazzo" perché si trovava di fronte al palazzo reale.

Il nome però potrebbe derivare dal gioco della morra (innegabile la somiglianza tra i due termini) e per questa associazione appare convincente l'idea che la Camorra indicasse un gioco e una specie di tassa per coloro che lo controllavano, impedendo risse.

Dunque si parla di camorra come di una società segreta e tale rimane sebbene i camorristi facessero di tutto per rendersi visibili. La camorra, composta dai più violenti plebei, ha sempre cercato di scimmiottare i ceti dominanti con l'imposizione di tasse, il monopolio della violenza, la tecnica del duello (la zumpata).

La camorra è l'unico fenomeno mafioso che ha origini urbane e ha sempre operato nell'ottica, non di sostituirsi allo Stato, ma di occuparne gli spazi vuoti stringendo il maggior numero di relazioni di scambio con singoli partiti e istituzioni.

Uno degli elementi strutturali che dal 16o secolo ad oggi l'ha caratterizzata è l'assoluta sproporzione tra la dimensione demografica e la reale dimensione economico-produttiva di Napoli. Da quando nel '500 iniziarono ad affluirvi dalle province vaste masse di diseredati, attratti dalla minore imposizione fiscale e dalle periodiche e gratuite distribuzioni annonarie (scorte alimentari), Napoli rivelò la sua incapacità a fornire a questa popolazione condizioni di vita quanto meno dignitose.

Il capoluogo diventa meta privilegiata sia della feudalità sia dei ceti più svantaggiati. Se la città non avesse offerto infinite possibilità di arrangiarsi non si sarebbe potuto vivere neppure così. Infatti, negli studi degli illuministi, Napoli viene descritta come una città in cui la plebe vive in condizioni igienico-abitative pessime.

Con l'ingresso di Garibaldi a Napoli nel settembre del 1860 tutti i contrasti e le contraddizioni secolari della storia meridionale emersero anche per l'affrettata unificazione che colpì gli interessi del Mezzogiorno per l'imposizione del gravoso sistema fiscale e per l'accentuato centralismo burocratico piemontese.

In questo clima, il prefetto di polizia nonché ministro dell'interno Liborio Romano, nella delicata fase del passaggio di consegna della città dalla dinastia borbonica al neonato Regno d'Italia, inserì nella Guardia cittadina un buon numero di camorristi, i quali, indossando l'onorata divisa, avviarono una vera e propria escalation al contrabbando mostrando una crescente audacia nel commettere reati.

La Bella Società Riformata

Sull'origine della camorra le ipotesi degli studiosi appaiono discordanti. Questo fenomeno non è un fenomeno lineare, bisogna parlare piuttosto di un percorso "carsico".

Nel progredire degli studi si sono affermate alcune linee di pensiero discordanti: la prima rintraccia le origini della camorra già nella Napoli dei viceré spagnoli. Secondo questo filone di studi, la camorra discende da una società segreta spagnola la "Confraternita della Guarduna" che fu fondata a Siviglia nel 1417 e sarebbero stati gli spagnoli quindi ad esportare la setta e le attività ad essa connesse.

Le difficoltà nel rintracciare l'evoluzione storica della camorra deriverebbero dal fatto che essa non veniva chiamata con questo nome. Subito dopo la rivolta capeggiata da Masaniello sembra che la setta si chiamasse "Società dei Mastri Ferrari"; nella seconda metà del 17o secolo si costituì la "Compagnia della Morte" che di lì a poco divenne la "Confraternita degli Impeciati".

In seguito apparvero gli "abati di mezza sottana", delinquenti in abito da prete che si aggiravano di notte per i vicoli della città, taglieggiando i commercianti e dando alle fiamme le botteghe di quelli che non si sottomettevano.

La maggior parte degli studiosi sostiene che le origini spagnole della camorra si rifanno al Don Chisciotte e ad una novella di Cervantes nelle quali si parla di due attività praticate dai delinquenti spagnoli: la riscossione di una tangente prelevata ai carcerati per l'olio della lampada di una santa e di un'altra tangente "il barattolo", pretesa da coloro che controllavano le bische.

Una seconda linea di pensiero propone di rintracciare le origini del fenomeno camorristico nella rottura degli equilibri socio-economici che avvenne nel periodo a cavallo tra l'esperienza repubblicana del 1799 e la restaurazione della monarchia borbonica nel 1815. Si assistette in quella fase storica, al cambiamento nella guida del municipio partenopeo dovuto al rientro di molte famiglie nobiliari negli stessi feudi provinciali lasciati circa due secoli prima.

La conseguenza fu un maggiore peso della plebe nella vita politica cittadina e anche il crollo di un'economia che fino a quel momento si era retta grazie ai lavori che il popolo svolgeva presso le famiglie nobiliari.

Inoltre, l'aperta ostilità del popolo nei confronti degli intellettuali aprì la strada alla paradossale alleanza tra i camorristi e le forze di polizia borboniche. Su questa linea ci sarebbe stata una camorra conosciuta con il nome di Bella Società Riformata nata all'inizio dell'800 e organizzata come una setta segreta, con un vertice, riti di iniziazione, uno statuto e un linguaggio proprio, dedita al contrabbando e all'estorsione su qualunque attività commerciale. Questa organizzazione nasce e muore nel 19o secolo.

Dopo segue una fase piuttosto travagliata della storia della camorra in concomitanza con l'inchiesta Saredo, il processo Cuocolo e l'avvento del regime fascista. La terza ed ultima fase (che tutt'oggi viviamo) è quella del rapido ed esorabile ingresso della camorra nei grandi traffici internazionali, il contrabbando del tabacco per poi giungere al traffico degli stupefacenti e all'ingresso sempre più invasivo nell'economia globale.

Con l'ascesa al trono di Francesco I nel 1825 il regno precipitò in una forma di corruzione gravissima. In questo clima la polizia iniziò ad agire in perfetto accordo con la Bella Società Riformata. La Bella Società Riformata era stata fondata nel 1820 ed era suddivisa in una Società Maggiore e una Società Minore, quest'ultima riservata ai giovanissimi. Solo dopo aver percorso varie tappe il giovanotto poteva entrare a far parte della Società Maggiore.

L'organizzazione si articolava nei 12 quartieri in cui era divisa Napoli e fino all'unificazione pare che fossero esclusi i ladri. In ognuno dei 12 quartieri di Napoli agiva una società rionale divisa in paranze (gruppi con diverse specializzazioni) retta da un capintrito aiutato dal contaiuolo (segretario). Il contaiuolo riscuoteva i proventi delle estorsioni e li ripartiva tra gli affiliati in base al grado che avevano nell'organizzazione.

Collegati tra loro ma di fatto indipendenti i capintriti rispettavano l'autorità del capintesta (una sorta di supremo capo della camorra che governava il quartiere della Vicaria). Lo statuto agli inizi era tramandato oralmente, poi è stato redatto in forma scritta intorno al 1840. La copia pervenutaci stabilisce i gradi della gerarchia interna, sancisce le pene irrogabili dai "tribunali" camorristi. Questi si articolano in "mamme" e "Gran mamma", questa era presieduta dal capintesta chiamato Mammasantissima.

Il rito di iniziazione era complesso e pericoloso. Due erano i pilastri fondamentali sui quali si reggeva la setta: obbedienza e onore. La disobbedienza significava morte certa. Ma quest'organizzazione non era presente su tutto il territorio. La camorra almeno negli anni del regno di Francesco I era maggiormente presente nei quartieri a larga presenza popolare.

I camorristi si dedicavano all'estorsione su attività lecite e meno lecite e riscuotevano i soldi alla luce del sole. Inoltre la camorra controllava completamente il gioco d'azzardo e il lotto clandestino. Spesso i camorristi (specialmente i capintriti) svolgevano nelle zone di loro competenza le funzioni di giudici di pace. Le loro sentenze venivano rispettate; ad essi infatti soettava il compito di gestire controversie tra inquilini e padroni di casa, tra creditori e debitori e intervenivano nelle questioni d'onore a tutela delle fanciulle sedotte da giovani che le costringevano al matrimonio.

La camorra prospera con la modernizzazione dell'assetto socio-politico del regno borbonico e il progressivo decadere del sistema organizzativo imperniato sui Sedili (cioè sugli organismi di rappresentanza della nobiltà e del popolo napoletani). Questi fenomeni sottopongono Napoli (seconda città europea dopo Parigi per numero di abitanti) a un processo di rapida trasformazione che produce il graduale afferarsi dei camorristi, élite non più solo della plebe urbana ma anche di un emergente ceto mercantile.

La Bella Società Riformata comincia a non accontentarsi di ricoprire solo il ruolo di "partito della plebe" ma ambisce ad essere legittimata quale "governo naturale del disordine". Secondo l'analisi dello storico Giustino Fortunato, l'operazione camorristica viene svolta sia in basso, con l'imposizione di tangenti ai mestieri e alle attività illecite, che in alto, ad opera della borghesia.

Nella seconda metà del 19o secolo la camorra svelò il suo carattere mercenario e la sua disponibilità di mettersi al servizio del miglior offerente. Sarà il prefetto Liborio Romano a riconoscere dignità istituzionale alla camorra, affidando ad essa il compito di organizzare la guardia cittadina, allo scopo di consentire il trapasso incruento del potere nelle mani di Garibaldi, in rappresentanza dell'appena istituito Regno d'Italia.

Nella notte tra il 26 e il 27 giugno 1860 a Napoli venne proclamato lo stato d'assedio, nonostante pochi giorni prima Francesco II avesse promulgato la Costituzione del 1848. La polizia venne a conoscenza dei propositi della plebe di saccheggiare e mettere a ferro e fuoco la città e la situazione si fece esplosiva.

La setta nel frattempo svolge sempre più il ruolo di "governo parallelo" della società napoletana puntando sempre ad occupare gli spazi lasciati vuoti dalle istituzioni e mai presentandosi come alternativa ad esse. I camorristi nei primi giorni della nascita dello Stato Unitario approfittarono della confusione e servendosi dell'uniforme che legittimamente indossavano, passarono a spartirsi le tangenti sul contrabbando per mare oppure piantonavano i varchi cittadini riscuotendo il dazio sulle casse di merci scaricate al posto degli ufficiali.

Quanto accadeva era noto a molti per cui il primo atto del direttore della Polizia Silvio Spaventa fu proprio lo scioglimento della Guardia Cittadina. Spaventa subì minacce e violenze di ogni genere e dopo circa 2 mesi si dimise dalla carica di Direttore di Polizia e la camorra restò.

La lotta alla setta però fu portata avanti dal vicequestore e poi sindaco Nicola Amore, ma nel frattempo nuove forme di gestione del potere avevano permesso alla camorra di inserirsi ancor meglio nelle vicende politiche cittadine. La struttura parlamentare infatti offriva ampi spazi di manovra a chi era in grado di controllare migliaia di persone.

Neppure i numerosi arresti valsero a somentare la setta che continuò ad arricchirsi. La setta dunque continuò a prosperare mentre, con l'inchiesta amministrativa affidata all'onorevole Giuseppe Saredo, Napoli svelava al resto d'Italia la profonda corruzione nel quale versava.

Dall'inchiesta Saredo al processo Cuocolo

L'8 novembre 1900 il governo Saracco emanava il decreto con cui venne ufficialmente istituita una Regia commissione di inchiesta sulle condizioni cui versava Napoli. L'onorevole Saredo fu nominato presidente della Commissione. La commissione di inchiesta lavorò incessantemente, tra la generale ostilità, per oltre 10 mesi raccogliendo e analizzando prove a testimonianza del mal governo e della corruzione imperanti nella città di Napoli.

La situazione partenopea aveva cominciato a precipitare sul finire dell'800 quando Napoli, non più capitale, sede di corte, ambasciate, uffici stentava a trovare una nuova identità. L'inchiesta Saredo è un documento fondamentale sui rapporti tra stato liberale e società civile in generale, e in particolare tra Stato unitario e Mezzogiorno.

La vita della gran parte della plebe partenopea era scandita dai ritmi della camorra che aveva abilmente saputo intessere una rete fitta di rapporti con uomini politici e imprenditori. Saredo lo aveva compreso e per questo motivo nella prima parte dell'inchiesta dedicò una riflessione specifica alla camorra considerandola l'atto di prepotenza col quale uno o più individui s'impongono ad altri individui per ottenere con minacce una somma, un servizio, un bene.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Cunzio Marialaura.
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