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riassunto del programma di costruzioni edili comprendente:
il fenomeno incendio
sicurezza in caso di incendio
reazione al fuoco e classi
carico di incendio
sistemi di rivelazione incendio e di allarme
sistemi di estinzione
resistenza al fuoco
resistenza al fuoco strutture in cls armato e in legno
vie di fuga
dpp e fasi di progetto
classificazione azioni... Vedi di più

Esame di Costruzioni edili docente Prof. M. Lemma

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per brevi periodi di tempo (-4° della T di risposta), e la T normale di esercizio come

quella T a cui opera per la maggior parte del tempo (-25° della t di risposta). Possono

essere fornite indicazioni supplementari riguardo al tipo di risposta fornita dal

rivelatore: rivelatori di classe –S = non danno risposta al di sotto della T di risposta

statica minima indicata; rivelatori di classe –R = dotati di una funzione

termovelocimetrica che rende possibile una risposta del dispositivo anche al di sotto

della T normale di esercizio. POSIZIONAM: al soffitto con hmax da terra < 8 m e raggio

operativo < 4.5 m e lontani da impianti di condizionamento.

RIVELAZ DI FUMO: quelli PUNTIFORMI operano secondo i principi di diffusione e

trasmissione della luce e di ionizzazione. Quelli di tipo LINEARE usano principi di tipo

ottico. In entrambi i casi vanno applicati al soffitto (come per i dispositivi di rivelaz di

calore) e raggio operativo < 6.5 m, non in locali con produz di aerosol, se locali

superano 50° devono essere predisposti a questa condizione, e h<3m possono creare

falsi allarmi, se elevata circolaz d’aria va raddoppiato il n° di rilevatori (se aria

immessa tramite bocchette rilevatori posti il + lontano possibile da bocchette e

alcuni in corrispondenza delle bocchette di ripresa; se aria immessa in modo

omogeneo attraverso sofitto forato rilevatori protetti da fori otturandoli entro un

raggio di 1m); per quelli ottici lineari la larghezza dell’area coperta < 15 m.

RIVELAZ DI FIAMMA: rilevano raggi infrarossi o UV come indicatori di presenza del

fuoco. Caratterizzati da 3 livelli di sensibilità: classe 1 (rispondono a distanze fino a

25m), classe 2 (fino a 17m), classe 3 (fino a 12m) e danno una risposta più veloce

degli altri rivelatori (uso: depositi di legname aperti, vernici, solventi, elementi con

veloce sviluppo di fiamma).

IMPIANTO DI SISTEMA ALLARME: costituito da una rete di rivelatori/punti di

segnalazione manuale che inviano un segnale alla centrale di controllo che azionerà

allarmi dopo opportune verifiche (e può anche essere collegato ad un sistema di

estinzione). L’area sorvegliata dell’impianto deve avere dimensioni ridotte per un

rapido riconoscimento del punto da cui proviene il segnale (per questo ogni zona di

sorveglianza su ogni piano, ad eccezione di piccoli edifici). Tra le aree sorvegliate sono

compresi: vani corsa/ascensori/montacarichi, cortili interni coperti, cunicoli per cavi

elettrici, condotti di condizionam e ventilaz, intercapedini. In linea generale lo sviluppo

a pavimento di ogni area sorvegliata deve essere <1600 mquadri. È inoltre opportuno

che ad ogni accesso ai locali siano posti segnalatori ottici per riconoscere il luogo da

cui è partito l’allarme, e che ogni zona di sorveglianza non comprenda + locali non

contigui e con accessi da diversi disimpegni. I rilevatori vengono scelti in base a:

condiz ambientali e presenza di sostanze infiammabili, natura dell’incendio nella fase

iniziale (compatibile con caratteristiche del rilevatore), confuguraz geometriche

dell’ambiente. Il loro posizionamento ha come scopo l’intera copertura della zona da

sorvegliare: se si conosce il raggio operativo quindi il loro numero è in funzione

dell’area del locale e della sua morfologia.

CRITERI DI POSIZIONAMENTO: se copertura inclinata <20°  punto mediano area

operativa;

- se copertura >20°  fila di rilevatori nel colmo di copertura

- a shed  fila + alta di rilevatori distante almeno 1m da piano verticale passante

per linea di colmo

- distanza tra rilevatori e pareti > 0.5 m

- distanza da elem mobili nel locale > 0.5 m

DOVE: edifici soggetti a CPI: attività commerciali >400mquadri, uffici con + di 25

addetti, ospedali e alberghi con + 25 posti letto.

SISTEMI DI ESTINZIONE

sistemi portatili (a mano; carrellati); fissi (a comando manuale; a comando remoto).

Agenti estinguenti: acqua, schiuma, polveri, CO2, idrocarburi alogenati, wet chimicals,

ecc.o

ACQUA: grazie al calore dalla combustione passa allo stato di vapore che crea azione

di soffocamento (= inibiz contatto tra combustibile e comburente). Se spruzzata in

gocce sottili crea una sospensione in aria con forte rilascio di vapore e quindi forte

soffocamento. Non è tossica, è economica e facilmente reperibile. Azioni estinguenti:

raffreddamento (assorbendo calore dall’ambiente, abassa T del combustibile),

soffocamento, diluzione (dovuto al vapore che rende la miscela combustibile-aria

sempre meno combustibile). USO: fuochi di classe A e B (s enebulizzata anche E). NON

USO: fuochi classe F, E (se frazionata), no su apparecchi elettronici, no sotto 0°C, no

per fuochi di idrocarburi leggeri (questi galleggerebbero sull’acqua ricreando contatto

con ossigeno).

CO2: al rilascio genera si espande generando neve di anidride carbonica (a decine di

gradi sotto zero) che si scioglie sottraendo calore alla combustione e crea strato di

CO2 che isola combustibile da ossigeno perché + pesante. Economica abbondante e

non lascia residui. USO: fuochi che interessano meccanismi delicati. Usata con cautela

in ambienti chiusi per effetto asfissiante.

SCHIUMA: è un emulsione di acqua + aria con agente schiumogeno (3÷6%). Usata per

lo + nelle installazioni fisse e grandi mezzi mobili di spegnimento. USO: fuochi di

idrocarburi, di classe A, B, F (se agenti schiumogeni con additivi). NON USO:

apparecchiature elettriche. Azioni estinguenti: raffreddamento (per produz di vapore

acqueo per parziale eaporazione acqua e produz di CO2), soffocamento (schiuma

separa combustibile dall’aria).

POLVERI: miscele di particelle solide proiettate sul materiale che brucia mediante gas

propellenti in pressione attraverso appositi erogatori. Polveri possono essere: chimiche

(bicarbonato di sodio e potassio, x fuochi classe B e C), chimiche polivalenti (Sali di

ammonio, x fuochi di classe A B C), inerti (allumina, grafite, cloruri alcalini, x fuochi

classe D). Azioni estinguenti: inibizione chimica (rallentamento e arresto

combustione), soffocamento (fondono a 200° formando rivestimento vetroso che

soffoca la combustione avvolgendo il combustibile), raffreddamento (decomponendosi

le polveri assorbono calore). USO: tutti fuochi tranne classe E; NON USO: classe E

(danneggiano attrezzatura per presenza di acidi).

CLASSI DI FUOCO (in base a tipo di combustibile): classe A: mat solidiformaz braci; B:

liquidi, solidi liquefattibili; C: gas; D: metalli; F: oli/grassi anim veget.

ESTINTORI: 1° int in caso incendio. Massa <20 kg, funzionamento tra 6÷15 sec. Per

estintori per fuochi di classe A e B capacità estinguibile espressa in codici (es: 89A,

89=quantità del combustibile (solido o liquido)che può affrontare e spegnere). Utilizzo

estintori per fuochi di classe F è pericoloso.

ESTINTORI PORTATILI: prova classe A: focolai di prova formati da cataste normalizzate

di elem legno di pino con massa vol 0.4÷0.65kg/dmquadri. Prova classe B: fuochi

simulati con liquido combustibile alifatico e acqua (1/3 H20, 2/3 idorcarburo) in

contenitori metallici di dm 0.92-3m. Prova classe F: fuochi simulati con olio vegetale

combust (con T di autoaccens: 330-380°).

ESTINTORI CARRELLATI: durata e portata + elevata. Prova classe A: estintori non messi

alla prova ma aganti estinguenti certificati: se estintori a polvere 9 kg dell’agente

estinguente devono spegnere catasta di tipo 34A, se a base d’acqua 9 l agente

estinguente devono spegnere catasta di tipo 13 A. Prova classe B: classi di prestazione

in relazione a focolai di prova da spegnere in successione che simula alcuni scenari

possbili fuoco.

SISTEMI FISSI (MANUALI): 3 livelli di rischio: 1: attività lavoraz mat incombustibili,

attività a basso carico incendio; 2: ospedali, case cura, alberghi, attività lavoraz mat

combust; 3: attività con presenza mat infiammab. A seguito di analisi rischi si

definiscono tipo di alimentaz + caratt rete: alimentaz idriche: garantire portata e

pressione richiesta da impianto + continuità di erogaz necessaria . Posizionam t.c. ogni

punto area protetta risulti raggiungibile da getto acqua e non disti + 20 m da essi.

SISTEMI AUTOMATICI: progetto impianto basato su dati forniti da progettista: classi di

rischio, tipo materiale immagazzinato, tipologia uso aree, h ambienti, alimentaz

idriche. Anche qui caratt impianti basati su 3 livelli di rischio e a seconda di questi

risultano differenti nel progetto: requisiti per alimentaz idriche, tipologie erogatorie,

criteri di disposiz erogatori, max area per ogni spinale e max distanza reciproca.

RESISTENZA FUOCO

=capacità elem di conservare (per periodo di tempo) richiesta di stabilità, tenuta,

isolam termico a fuoco e ogni altra prestaz definita in prova normalizzata di resitsenza

fuoco. Principi: 1: resistenz a afuoco=prestazion e a tempo  elem deve conservare

caratt per un periodo di tempo det (compatibile con possibilità evacuaz e soccorso); 2:

caratt che elem deve garantire: STABILITà R, INTEGRITà E, ISOLAM TERMICO I. stabilità:

struttura in grado di resistere a azioni fuoco senza perdere stabilità e capacità di

sostenere azioni mecc a cui è sottoposto. Interessa strutture portanti e elem

significativi per protez fuoco (Rxxx con x in min). Integrità: capacità di resistere a

azioni su una faccia senza permettere trasmissioni su faccia non esposta. Significativa

per elem divisori. Rischio di integrità valutato secondo presenza di

fessure/aperture,possibilità di accensione elem su facia non esposta, presenza di

fiamma sostenuta su lato non esposto (Exxx). Isolam termico: capacità resistere a

azioni fuoco dovute a trasmissioni calore tra faccia esposta e non (criterio soddisfatto

se innalzamento T media della faccia non esposta < 140° e ogni punto < 180°).

Mancaton rispetto di R E  mancato rispetto I.

IL PROGETTO: Riduz propagaz fuoco affidata a compartimentaz efficace; progetto volto

a rispetto classi del compartim (criterio R x elem portanti; criterio REI x elem

separanti). Classi di compartimento determinate in funz livel di sicurezza: LIV 1: no

requisiti specifici resist fuoco; 2: mantenim requisiti resist per evacuaz; 3: mantenim

requisiti restst per gestione emergenza; 4: requisiti resist tali da garantre limitato

danneggiam costruz dopo incendio; 5: requisiti tali da garantire mantenim tot

funzionalità eidificio dopo incendio.

CRITERIO R – IMPOSTAZ DEL PROBLEMA: esistono diversi metodi con cui valutare la

resistenza al fuoco di una struttura: utilizzo dei dati tabellari riguardo le caratteristiche

degli elementi (travi, pilastri) considerati come isolati senza prendere in

considerazione le azioni indirette del fuoco; analisi su una parte di una struttura

operando delle verifiche sulle sezioni significative attraverso metodi di calcolo; analisi

globale della struttura attraverso modelli di carico più avanzati e complessi.

Per le singole parti della struttura si individuano le azioni a cui l’elem è sottoposto in

caso di incendio, utilizzando questo modello di carico: F = G1 + G2 + P + ∑A(T) +

Ψ(2,1)Q(K,1) + ∑Ψ(2,2)Q(K,2) dove:

- G1 = peso proprio elem strutturali

- G2 = peso proprio elem non strutturali

- P = azione permanente di precompressione

- Ad = valori di progetto delle azioni derivanti dalla esposizione all’incendio

- Ψ(2,i) = coeff di combinaz relativo a azione variabile considerata (quelli di

carichi quasi permanenti)

- Q(k,i) = valore caratteristico dell’azione variabile considerata

STRUTTURE IN CLS ARMATO: bisogna sapere come si comporta ad alte T

analizzandone i componendi: cls e acciaio. CLS: all’aumento di T, aumenta

deformabilità e resist a trazione diminuisce (200°-perdita 20%; 300°-40%; 400°-60%;

500°-80%). Perdita resist incide su fenomeni di fessuraz che aumentano esposiz

fuoco acciaio (con innalzamento + rapido sua T). ACCIAIO: sollecitaz a rottura invariato

fino a 400°, si riduce velocem tra 400 e 600°(oltre 50%); resistenza al limite elastico

diminuisce dopo i 100°, si dimezza a 350°, diventa 1/3 a 500°.

PROGETTO SEZ: comportamento struttura in cls armato previsto tenendo conto della

distrubuz della T nelle sezioni: parti + esterne raggiungono T> parti interne bisogna

fornire protez a copriferro delle armature perché possa contare su resist caratt capace

di fronteggiare sollecitaz x fuoco (compres/traz) dati tabellari per dim min elem strutt

e copriferro (in relaz a resist fuoco in min) rappresentati da curva standard temp

tempo. Copriferri minimi diminuiscono al crescere delle sezioni. METODO DELLE

ISOTERME: utilizzato per identificare andamento delle T all’interno della sezione

(perché non è uniforme) e secondo la normativa le isoterme a 500° sono minimo 3 e

quate + sioterme ci sono tanto + la definizione dell’andamento delle T è preciso. Per

la verifica delle sezione. PROGETTO PILASTRI: 2 metodi per calcolo preliminare:

METODO A: lunghezza effettiva pilastri (=0.5 volte lunghezza reale x piani basi; 0,7 x

piani alti) < 3m ; armatura <4% sez reagente, snellezza <30; METODO B: valori

tabellari espressi in relaz a: n =livello di carico (=1 se elem lavora del 70% sforzo

sostenibile); w = coeff di rinforzo (=rapp tra capacità resistente armature e capacità

sez cls).

STRUTT LEGNO: elem che partecipa a fuoco e coinvolto in carbonizzazz delle sezioni.

È possibile stimare vel ci carbonizzaz e quantità materiale consumato (per questo

considerato materiale sicuro). Per dimensionare sez: si presuppone che esiste sez

residua individuata con porzione sez reagente che ha come inviluppo est. Vel di carb

diversa in base a: sup portette o no durante esposiz; sup protette con protez in gradi

di resistere x tempo richiesto. PRIGETTO SEZ: 2 metodi: METODO DELLA SEZ

EFFETTIVA: no diretta valutaz proprietà materiale (solo in modo approssimato),

verifiche su sez effettiva ottenuta da quella residua asportando da pareti esposte

porzione di materiale . METODO A PROPRIETà RIDTTE: valori resist rigidez in base a T

raggiunte; verifica su sez residua con vaori ridotti per resist e rigidez utilizzando come

valori per fattore di riduz (k): K=1-p/200Ar (resist flessione); k=1-p/125 Ar (x reist

compres); k=1-p/330Ar (traz) con p=perim sez res; Ar=area sez res.

VIE DI FUGA

= percorso orizzontale/sub verticale che conduce da un qualsiasi punto interno

all’esterno o a un luogo sicuro (=spazio scoperto/compartimento antincendio separato

dagli altri mediante filtri antifumo con caratteristiche idonee a ricevere un

predeterminato n° di persone o consentirne un movimento ordinato). Esempi di aree

sicure:

- Scala protetta = vano scala protetto (resistenza a fuoco REI e porte

antichiusura) con accesso a ogni piano e dotato di porte di auto chiusura

- Filtro a prova di fumo = disimpegno areato per mezzo di camera di ventilazione

delimitato da strutture resistenti al fuoco (REI 60) e porte con congegni anti

chiusura

- Ascensori antincendio = ascensori con caratteristiche di sicurezza (REI 120) con

accesso ai piani filtro antifumo e doppia alimentazione elettrica

La larghezza delle vie di fuga è determinata dal rapporto tra max affollamento previsto

e la capacità di deflusso… unità di misura è il modulo di uscita = 0.60 m. Per prog le

vie di fuga è necessario valutare il grado d’affollamento (varia a seconda dell’edificio

dellla larghezza dei percorsi e della classe di rischio), la disp planimetrica e la loro

larghezza/lunghezza. LUNGHEZZE: scuole=60m (da luogo sicuro a porta di ogni

locale), loc spettacolo=50m (da interno sala a luogo sicuro), uffici=45m (da luogo

sicuro a porta di ogni locale), alberghi=40m (da luogo sicuro a porta di ogni camera).

Per luoghi di lavoro non soggetti a CPI: rischio incendio elevato (15/30m), medio

(30-45m), basso (45-60m).

DPP E FASI DEL PROGETTO

Definito da committente: Vengono individuate esigenze requisiti vincoli dell’intervento

edilizio. Su tre livelli: strategico, operativo, descrittivo. Liv strategico: quello principale.

Prigettista fornisce esigenze dal punto di vista economico e temporale. affrontati

definizione fabbisogno, verifica effettiva necessità intervento. L’analisi di questi

conduce a: tipo e dimensioni intervento, possibile localizzaz, vincoli e risorse dispon.

Indicate modalità con cui verifiche verrano svolte e tempi di realizzaz opera. Fissa

l’obiettivo principale di intervento, le varie caratteristiche dell’opera (dimensioni: posti

letto e occupanti), identificaz delle risorse (vincoli di natura economica e temporale).

Se i tempi di realizzaz sono molto lunghi il dpp può subire mdificaz. Liv operativo: da

questo prende spunto fase preliminare progettaz. Definite in maniers + puntuale

risorse, vincoli (temporali economici:budjet della realizzazione e normale costo di

esercizio del fabbricato; e legislativi: norme sociali e culturali), obiettivi di qualità,

aspetti organizzativi, economici, legislativi, temporali, descriz modalità d’uso in

dettaglio, naalisi contestuale (clima, vincoli di natura geologica sismic, studi

territoriali). Leggi e norme tecniche: norme urbanistiche, norme e standard edificio e

progetto, obiettivi finanziari e temporali, analisi contesto, esigenze requisiti tecnici

bisogni da soddisfare, funzioni intervento, livelli progettaz, elaborati grafici descrittivi.

Liv descrittivo: eventuale, indicaz per stesura progetto definitivo o esecutivo. Si ha la

traduzione delle esigenze in requisiti e caratteristiche specifiche dell’edificio.

Caratterizzazione del fabbricato (fruibilità accessibilità, circolazione). Obiettivi di

qualità ora espressi in termini di requisiti e prestaz. Aspetti salienti: area

intervento,unità funzionali, analisi requisiti strutture portanti.

Progettista ha il compito succesivo: deve fornire soluzioni che possano essere

controllabili, verificabili e chiare e complete. Fase progettuale divisa in tre

fasi:vpreliminare, definitivo, esecutivo. Preliminare: vengono definiti i punti +

importanti che saranno approfonditi nelle successive fasi del progetto. definisce caratt

qualitative e funzionali + imp per elaborati dei successivi livelli di progettaz e

contiene: relaz illustrativa e tecnica, planimetria generale + schemi grafici, calcolo

sommario spesa, indicaz per stesura piani sicurezza, capitolatp speciale di prestaz

(=necessità funzionali di requisiti e prestaz riferite a singole unità ambientali).

Definitivo: individua tutti lavori da eseguire in funzione delle caratteristiche e

funzionalità espresse nella fase preliminare. contiene tutti elem necessari per rilascio

del permesso per costruire; comprende: relaz descrittiva, geologica, geotermica,

idrologica, idraulica, sismica, studio inserim urbanistico, computo metrico estimativo,

quadro econ, disciplinare descrittivo e prestaz elem tecnici (=precisa contenuti prestaz

tecnici elem progetto + prestaz (descrizioni della forma, posa in opera, costo unitario,

ecc) riferite ai singoli elem n maniera + approfondita). Esecutivo: definisce in ogni

particolare intervento da realizzare (rispettando rpogetto definitivo), ogni singolo

elemento strutturale, architettonico, impiantistico, ecc. Contiene: descrizioni

dettagliate, calcoli strutturali e di tipo impiantistico, elaborati grafici, calcoli esecutivi,

piani e coordinam di sicurezza, computo metrico estimativo e definitivo, elenco prezz

unitari e analisi, mano d’opera, capitolato speciale appalto (=contiene definiz tecnico

econom oggetti d’appalto. In due parti: specificaz prestaz tecniche, descriz lavoraz.

Viene individuato il prodotto con loro prove di accettazione e modalità di posa in opera

costi unitari di ogni singolo oggetto). Classe di prestazione espressa in base alle

esigenze del committente. Piano di manutenzione: prevede pianifica e porgramma

l’attività di manutenzione dell’intervento per mantenere nel tempo qualità,

funzionalità, efficienza edificio. Articolato in tre parti: manuale d’uso (informazioni per

conoscere modalità di fruizione del bene per limitare danni da utilizzo improprio

struttura e eseguire operazioni per conservazione) , manuale di manutenzione (scopi e

modalità delle prove di verifiche e attrezzature da utilizzare, il modo in cui le

procedure di manutenzione devono essere controllate e registrate), progetto di

manutenzione (prevede sistema di controlli e interventi da eseguire a cadenze

temporali prefissate x una corretta gestione del bene. Articolato in due sotto

porgrammi: sottop degli interventi criteri per attivaz delle signole procedure

manutentive attraverso 3 logiche: tempo fisso di calendario, di funzionamento, oerdita

di prestazione; sottop delle prestazioni prende in consideraz le prestaz fornite dal

bene nel corso di vita utile; sottop dei controlli per verificare se una specifica prestaz

ha superato il limite del corretto funzionam).

CLASSIFICAZ AZIONI:


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DESCRIZIONE APPUNTO

riassunto del programma di costruzioni edili comprendente:
il fenomeno incendio
sicurezza in caso di incendio
reazione al fuoco e classi
carico di incendio
sistemi di rivelazione incendio e di allarme
sistemi di estinzione
resistenza al fuoco
resistenza al fuoco strutture in cls armato e in legno
vie di fuga
dpp e fasi di progetto
classificazione azioni (per un maggior approfondimento, vedi appunti "dati e formule da norma")
sicurezza elementi vetrati
sicurezza nei serramenti (all'effrazione)
pavimenti (sicurezza e metodi di prova)
coperture e gronde
resistenza e stabilità meccanica di un edificio (azioni del vento e della neve)
resistenza e durabilità del cls


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria edile
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher letoppina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Costruzioni edili e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico delle Marche - Univpm o del prof Lemma Massimo.

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