Costruzione e rottura dei legami affettivi
John Bowlby
Bowlby nel 1956 viene invitato al centenario della nascita di Freud ad una conferenza sulla psicoanalisi e le cure infantili. Freud ha portato alla luce grandi verità nella sua carriera, ha affermato per prima cosa che le radici del nostro comportamento sono da ricercarsi nell’infanzia e nei primi anni di vita. Freud incontra molte difficoltà, alcuni psichiatri nel 1950 affermano che non ci sono basi scientifiche per sostenere che i processi della prima infanzia incidono sulla salute mentale dell’uomo. Ora molte riviste note riprendono il concetto di Freud, un bambino infelice sarà un grande nevrotico sottolineando l’importanza della madre nella sua crescita. Il bambino dovrebbe ricevere cure regolari sempre dalla stessa persona. Le influenze che formano di più l’individuo sono quelle sperimentate della prima infanzia.
L’ambivalenza e la sua regolazione
Donald Winnicott ha trattato il problema del senso di colpa e la capacità di vivere questo in modo normale. Il senso di colpa fa parte di ogni essere umano, ogni soggetto è portato ad arrabbiarsi anche con le persone alle quali tiene di più al mondo. Il bambino dovrebbe essere educato a regolare il conflitto tra amore ed odio.
Freud ci parla di questo tema dell’ambivalenza partendo dai sogni, spesso l’individuo sogna la morte di un parente caro perché inconsciamente la desidera, questo accade perché nei primi anni di vita il piccolo prova sentimenti ambivalenti di amore ed odio sia per le figure genitoriali sia per i fratelli. Secondo Freud gli istinti sessuali e quelli dell’Io originano l’odio e l’amore, quest’odio e amore può essere dovuto alla non fusione degli istinti di vita e degli istinti di morte. La paura e il senso di colpa che sono al vertice di questi conflitti possono dar luogo a disturbi psicologici se non si riesce a risolverli.
- Le tappe per le quali passa il bambino per giungere a regolare la propria ambivalenza tra istinti di amore ed odio sono importanti per lo sviluppo della sua personalità. Se questo sviluppo sarà positivo il piccolo riconoscerà che in lui esistono impulsi contraddittori (amore ed odio) che sarà in grado di dirigere e controllare e l’angoscia che ne deriverà sarà molto più sopportabile.
- Uno sviluppo non positivo porterà il soggetto ad essere sopraffatto dagli impulsi che non riuscirà a controllare e che faranno insorgere in lui una grande angoscia nei confronti della sicurezza di chi lo ama e inizierà a temere delle punizioni che crederà di meritarsi. (La paura della punizione può portare ad una maggiore aggressività oppure cercherà eterno conforto, questi circoli viziosi si creano perché il soggetto non riuscirà a gestire amore ed odio).
Il soggetto può inoltre usare espedienti psicologici che consistono nel reprimere una delle due parti del conflitto, o l’amore o l’odio, si nega così l’esistenza del conflitto.
- Il conflitto, sottolinea Bowlby, non è qualcosa di patologico ma fa parte di ognuno di noi, spesso dobbiamo prendere decisioni e rinunciare a cose altrettanto desiderate.
- Lorenz afferma che anche gli animali sono soggetti ad impulsi conflittuali.
Condizioni che presentano particolari difficoltà
Ciò che rende difficile il conflitto è la vastità delle sue componenti. Per l’educazione di un bambino è importante che ci si comporti in modo che nessuno dei due impulsi di amore ed odio diventino troppo forti. L’affetto dei genitori è un tratto fondamentale, con il loro amore faranno sì che il desiderio libidico e l’odio non crescerà in maniera spropositata. Se da parte dei genitori non ci sarà questa attenzione egli tenderà a cercare costantemente amore e ad odiare chi non si cura di lui. Bowlby ha studiato la separazione del bambino dalla propria madre analizzandone il fenomeno del conflitto che si crea.
- La separazione dalla figura d’attaccamento sviluppa nel bambino un sentimento ambivalente d’amore ed odio verso di questa che lui stesso non riesce a gestire.
Quando un bambino mostra odio verso un genitore farglielo notare e accrescere il suo senso di colpa non può che peggiorare la situazione. Questo metodo fa controllare al soggetto i suoi impulsi negativi ma la conseguenza è l’infelicità. Anche la punizione può dare lo stesso effetto portando il bambino a far accrescere la sua aggressività e a diventare un potenziale delinquente. Non è detto con questo che il bambino può far ciò che vuole ma compito del genitore è quello di proporsi verso di lui in modo amichevole senza usare punizioni (perché generano angoscia e rancore). Il terrore non serve a nulla, il bambino non appena il genitore sarà assente ripeterà la stessa azione che poco prima era stata proibita.
Problemi emotivi dei genitori
Vediamo ora il problema dal punto di vista dei genitori. Si può chiedere al genitore di essere sempre paziente e tollerante? La risposta è no. Perdere la pazienza fa parte del lavoro di ogni genitore che afferma così i propri limiti e può chiedere scusa se è andato oltre ma resta il fatto che la punizione non è un qualcosa di educativo. I figli in presenza dei genitori hanno reazioni molto più primitive mentre se a contatto con sconosciuti possono sembrare bambini buonissimi. Per un bambino è anche molto importante ciò che la mamma non dice esplicitamente ma i suoi gesti, i tratti più o meno rilassati del suo volto, il tono della voce. Spesso i problemi dei genitori ricadono sui figli, la mamma è portata ad un amore per il figlio che lo vorrebbe tutto per sé ma spesso a questo amore si associa un sentimento di odio, un genitore che è stato geloso del fratello può nutrire gelosia per il nuovo arrivato (molto comune nei padri). I genitori che da piccoli hanno negato i loro sentimenti di amore ed odio verso i propri genitori perché puniti o squalificati si trovano impreparati di fronte ad una nuova nascita e al risorgere di un conflitto che hanno già sperimentato. La loro paura di non essere in grado di essere pazienti ed amorevoli viene risolta con gli stessi mezzi usati quando erano piccoli.
Conflitto intra-specifico ed extrapsichico
Gran parte dei disturbi e dell'infelicità sono attribuibili a condizioni esterne sulle quali si può intervenire e modificarle. Molti bambini crescono senza problemi mentre altri ne sono tormentati, ciò è da ricercarsi nel patrimonio ereditario e nelle influenze ambientali. Il conflitto extrapsichico riguarda invece i bisogni infantili e la scarsa possibilità di soddisfarli a causa dell'ambiente. L'ambiente entra in gioco quando c'è un grande conflitto di tipo intrapsichico tale da non essere più regolato dall'individuo.
Capitolo II: Un approccio etologico alla ricerca sullo sviluppo infantile
Bowlby nel 1957 partecipa ad un congresso sul contributo delle attuali teorie alla comprensione dello sviluppo infantile. Lo studioso parlerà dei contributi dell'etologia.
- Qual è la natura e lo sviluppo del rapporto del bambino con gli altri? Per rispondere a questa domanda gli psicologi adottano o l’approccio con la teoria dell’apprendimento o l’approccio con la psicanalisi.
Questi due approcci si sono però verificati molto contraddittori e non hanno portato a grandi risultati sul campo d’indagine. Gli psicanalisti affermavano che le relazioni sociali dell’uomo fossero mediate da istinti biologici che spingevano il soggetto ad agire. I teorici dell’apprendimento sostengono che la loro teoria esegue esperimenti adeguati atti a confermare le loro idee cosa che non accade per la psicanalisi.
Bowlby non entra a far parte di nessuno di questi due tipi di approccio ma intraprende la strada dell’etologia affascinato in quanto quel mondo gli appariva simile a quello clinico. L’etologia studia i comportamenti dei primati non umani ma che sono omologhi a quelli umani servendosi di metodi empirici. Il padre dell’etologia è Darwin, in uno suo libro dedica un capitolo all’istinto dove afferma che ogni specie è dotata di un repertorio di schemi di comportamento oltre a caratteristiche anatomiche. Gli istinti si sono creati per selezione naturale ed hanno mantenuto le variazioni più vantaggiose accumulate nel corso dei secoli. Questi schemi di comportamento si sviluppano in un determinato modo pressoché uguale in tutti gli individui di una specie e si arriva a pensare che questi schemi siano ereditari e non appresi. In alcuni soggetti questi schemi sono più sviluppati grazie anche all’influenza che ha esercitato l’ambiente esterno. L’uomo ha in comune con i mammiferi inferiori molte componenti fisiologiche ed anatomiche così come ha in comune dei componenti comportamentali.
Gli stimoli segnale sono delle funzioni che permettono di attivare lo schema più idoneo nella situazione che si sta presentando (questi stimoli sono noti come stimoli sociali attivanti). Lo schema comportamentale può essere attivato anche da condizioni interne come ad esempio può accadere con la maturazione del corpo e del sistema nervoso centrale e con l’equilibrio che si viene a formare a livello endocrino. Secondo Lorenz esistono una serie di serbatoi che contengono energia specifica di reazione adeguata ad un particolare schema di comportamento, ogni serbatoio è regolato di conseguenza da una valvola che viene aperta con la percezione degli appropriati stimoli segnale viene così scaricata l’energia specifica di quello specifico comportamento. Chiusa questa valvola accumula nuova energia e dopo un po’ quel processo potrà esser ripetuto. Questi modelli vengono abbandonati successivamente da Lorenz e da Tinbergen, gli schemi comportamentali cessano infatti non perché si è esaurita energia ma perché sono stati disattivati. Il nostro comportamento di base per il comportamento istintivo è rappresentato da due meccanismi, uno ne controlla l’attivazione, l’altro la cessazione.
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