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Antropologia del turismo

Introduzione all'antropologia

Antropologia: studio dell’uomo. Si occupa degli uomini in relazione al contesto culturale, storico e ambientale in cui essi vivono. Uno degli obiettivi degli antropologi è quello di conoscere il massimo numero di mondi diversi possibili e il massimo numero di modi diversi di vivere (quando è nata l’antropologia già studiava la diversità tra i vari popoli). L’antropologia non è più solo uno sguardo dell’occidente sugli altri, ma uno sguardo anche a eventi e mondi culturali vicini. “La diversità è il nostro mestiere” (Ulf Hannerz).

La diversità nell'antropologia

Oggi l’antropologia si occupa in maniera olistica e generale delle diversità che non devono essere per forza intese come grandi differenze. Tre grandi differenze di cui si sta occupando oggigiorno:

  • Genere (uomo-donna). Sessismo
  • Etnia (che non è razza). Etnocentrismo
  • Specie. Specismo

Per tanti anni, e ancora oggi, la differenza è vista come inferiorità; per l’uomo ciò che è differente è vissuto come inferiore. Tutto inizia con l’etnocentrismo che si sviluppa e appare nel mondo occidentale ma che ancora oggi è comune a tutto il mondo. L’antropologia è anche chiamata la scienza della riflessività, in quanto si tende a confrontarsi uno con l’altro.

Schema del nostro agire

Indipendentemente da dove e da quando si nasce, tutti gli uomini che vivono nel pianeta hanno uno schema di funzionamento uguale.

  • Piano ontologico: costituito da pochi elementi che sono i valori e la religione. Tutti gli orientamenti ultimi all’agire. Qui ci sono le fondamenta della persona, che la fanno stare in piedi. Questo è il piano più piccolo ma da cui dipendono gli altri due piani.
  • Piano normativo: è più grande del primo e si può dividere in due parti: leggi istituzionali (come la cittadinanza e altre norme istituite che bisogna obbligatoriamente rispettare) e norme a cui ognuno di noi si attiene, non legate a dimensioni obbligatorie; queste norme sono scelte. Attraverso questo piano si differenzia di più un individuo dall’altro.
  • Piano delle pratiche: è il piano più ampio che contiene tutto (è la vita di ognuno) ed è la manifestazione dell’agire dell’uomo. Attraverso il piano delle pratiche è possibile risalire al piano normativo e a quello ontologico mediante i quali è possibile conoscere l’uomo.

Nell’anno 2010 è stato rilevato il numero più alto di mobilità umana, cioè l'uomo che si sposta a vivere in un contesto differente dal suo abituale (evento della globalizzazione); tutti questi uomini si sono ritrovati a cambiare le loro abitudini quindi il loro piano delle pratiche.

Piano delle pratiche

Il piano delle pratiche è per ognuno il piano più evidente. Alcune pratiche sono più scontate, come lavarsi i denti la mattina (cit. Luman). Per capire l’importanza di queste pratiche automatiche e scontate, l’uomo adulto deve comprendere che ognuna di queste pratiche sono le sue pratiche, che sono diverse da altri (es. africani si lavano i denti con un bastoncino di legno, l’efficacia del gesto è uguale a quella dell’uomo occidentale).

Cultura e definizioni

Il piano del nostro agire è cultura. Un tempo la cultura era il sapere (oggi non ha più senso dire così); oggi è costume, arte, simboli, religione, strutture della parentela, famiglia, musica, cibo, alimentazione, tradizione, costumi, pratiche. Tylor, nel 1871, data convenzionale con la quale si fa nascere l’antropologia come disciplina accademica, attraverso la pubblicazione di “Primitive Culture”, dà una nuova definizione alla parola cultura che venne poi abbracciata da tutti. Se prima di Tylor la cultura era sapere dotto, dal 1871 la cultura è definita come quell’insieme complesso che include arte, tradizione, morale e qualsiasi altra cosa acquisita dall’uomo in quanto membro di una civiltà.

Prima della definizione di Tylor, il termine cultura era attribuito a un numero molto ristretto di persone (ai saggi, ai dotti). Con questa definizione Tylor rivoluziona il mondo in quanto non è solo appannaggio esclusivo di alcune società. In antropologia, parlando di cultura, si intende il complesso degli elementi non biologici attraverso i quali i gruppi umani si adattano all’ambiente e organizzano la loro vita sociale.

Distinzioni culturali e critiche all'etnocentrismo

Nel 1871, periodo positivista ed evoluzionista, l’antropologia nasce in questo contesto e in accordo con queste filosofie di pensiero. Nella sua definizione Tylor inserisce gli elementi non biologici, ciò, ai tempi, sosteneva una gerarchizzazione delle culture perché il termine cultura era utilizzato e interpretato in maniera singolare (considerata come unica cultura quella occidentale, da cui deriva il razzismo e la differenza di razza). Oggi la definizione di cultura di Tylor è ancora valida ma non gerarchizza più le culture perché si è compreso che esiste un’unica cultura, ciò che è differente è quanto una società è più evoluta rispetto ad un’altra. Per spiegare la diversità umana, Tylor dice che la cultura è una, la diversità è data da stadi diversi dell’evoluzione umana. Si ipotizza ciò che viene chiamato evoluzionismo unilineare (equazione primitivi-bambini).

Il metodo di paragone ai tempi dell’evoluzionismo era un metodo comparativo e il piano di paragone che si considerava era l’occidente. Si confrontavano le altre comunità sempre in rispetto alla società occidentale (quindi si arrivava a dare un giudizio di inferiorità o superiorità e a fare una scala, una gerarchia delle culture) periodo etnocentrico.

Mutamenti nel concetto di cultura

Mutamento radicale con gli sviluppi novecenteschi in cui si contesta l’utilizzo singolare del concetto di cultura. La definizione valida era sempre quella sviluppata da Tylor, ma si afferma un concetto pluralista e relativista di cultura attraverso la quale il metodo di giudizio e paragone non era più la cultura occidentale. Crolla il metodo comparativo, il mondo è suddiviso in un’irriducibile pluralità di culture, intese come entità autonome, ben distinte e di uguale dignità. Si critica l’etnocentrismo.

Per il modernismo, l’antropologia studia l’uomo in un contesto. Etnocentrismo: tendenza a considerare la propria cultura la migliore e giudicare il comportamento e le credenze di altri popoli culturalmente inferiori. Relativismo culturale: posizione secondo la quale i valori e gli standard delle culture differiscono e meritano rispetto. L’antropologia è caratterizzata da un relativismo di tipo metodologico (comprende le motivazioni e le credenze di altre culture) piuttosto che morale. Il relativismo metodologico non preclude tuttavia la possibilità di esprimere giudizi morali o di scendere in campo per prendere posizione contro pratiche ritenute disumane o comunque lesive della dignità umana.

Parole chiave

  • Specchio: nel momento in cui si incontra la diversità in un altro si vede di più anche te stesso.
  • Sguardo: altro, lo sguardo è la scienza che dà gli strumenti giusti per guardare l’altro.
  • Singolare e plurale: con una lettura singolare nascono problematiche (inferiorizzazione); con una lettura plurale dell’altro invece nasce la differenziazione.

Due percorsi:

  • Specchio → Sguardo → Singolare → Inferiorizzazione (riguarda la prima antropologia, etnocentrismo)
  • Specchio → Sguardo → Plurale → Differenziazione (riguarda l’antropologia moderna a partire dal 1900)

Discussioni sul naturale e culturale

(Monten) di quattro secoli fa: Ognuno definisce barbarie quello che non è nei suoi usi. Due secoli dopo, Montesquieu fa emergere che l’altro, il diverso nasce su una dimensione relazionale (l’altro è diverso in base agli occhi di chi guarda). L’occidente è “altro” per il resto del mondo che non è l’occidente. Avvicinarsi all’altro richiede di comprendere che anche noi siamo altro (dimensione relazionale).

Teorie dell'antropologia

Evoluzionismo

Edward Tylor è fondamentale per l’antropologia; è colui che nel 1871 introduce il concetto di cultura come poi rimarrà nella disciplina antropologica. È il padre fondatore della teoria evoluzionistica (evoluzionismo unilineare, dal più al meno evoluto). Di questa teoria fanno parte anche Spencer, Smith, Morgan e Frazer.

Evoluzionismo: tutta la realtà naturale e sociale è in costante movimento da uno stato originario indefinito verso forme più complesse e coerenti di organizzazione. Evoluzione come progresso continuo e itinerario verso tempi migliori. Unità del genere umano e stadi universali di sviluppo. Le prime fasi dell’antropologia, seconda metà del XIX secolo, erano dominate da queste prospettive evoluzionistiche (soprattutto quelle di Tylor e Morgan).

Funzionalismo

All’inizio del XX secolo appaiono le prime reazioni verso la teoria evoluzionista soprattutto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Dopo l’evoluzionismo, le due teorie che si sviluppano in maniera parallela sono il funzionalismo e il particolarismo storico. Padre del paradigma funzionalista è Malinowski; con lui ha inizio la fase dell’antropologia moderna. Altro funzionalista è Brown. Secondo Malinowski, la cultura e la società è studiata come un complesso di fenomeni correlati tra loro e non estraibili dal contesto generale da cui dipendono (non c’è una sola cultura). Da una visione singolare di cultura si passa a una visione plurale. Metodo dell’osservazione partecipante (idea di società intesa come un tutto, le cui parti sono funzionali al mantenimento di un ordine generale). I funzionalisti si chiedono perché gli altri, al di fuori della cultura occidentale, non hanno certe cose e certi modi di fare uguali agli occ.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher f.cena di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia del turismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Ghiringhelli Barbara.
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