Estratto del documento

Corso di antropologia medica

Antropologia

L'antropologia nasce dall’etnografia, ed è una disciplina non teorica ma che parte dalla realtà, ovvero che studia l’uomo nella concretezza dei contesti in cui vive. La medicina che noi studiamo è un modello culturale occidentale che probabilmente non si presta ad essere applicato ovunque perché le culture variano sia nel tempo che nello spazio, per cui è necessario che anche la medicina sappia rispondere a queste diversità culturali.

Dobbiamo innanzitutto considerare 3 concetti:

  • Etnografia → Osservazione e descrizione dei gruppi umani nella loro particolarità;
  • Etnologia → Studio comparativo dei documenti raccolti dagli etnografi;
  • Antropologia → Integrazione delle due fasi precedenti in un più ampio discorso sull’uomo in un dialogo continuo con altre discipline che si propongono una conoscenza dell’essere umano (storia, linguistica, psicologia e filosofia).

Secondo alcuni autori questi 3 fattori non costituiscono discipline diverse o diversi modi di concepire gli stessi studi quanto 3 fasi o momenti di una medesima ricerca. Questa suddivisione era più evidente nel passato mentre oggi, all’interno di un contesto planetario e di una società globalizzata, in cui i gruppi umani chiusi sono praticamente scomparsi, questa distinzione è ormai stata messa in discussione.

Tradizionalmente l’etnologo ha sempre studiato le relazioni sociali all’interno di gruppi ristretti; oggi il contesto è planetario e le relazioni cambiano con lo svilupparsi delle tecnologie di comunicazione; è quindi rimessa in questione la distinzione tra etnologia, come osservazione localizzata, e antropologia, in quanto punto di vista più generale. Ogni etnologia è oggi anche antropologia.

Origini e sviluppo dell'antropologia

“Antropologia” deriva dal greco, anthropos, “uomo”, e lògos, “studio” → è la scienza delle relazioni, scienza che studia l’uomo all’interno delle sue relazioni. L’antropologia studia l’uomo non come singolo individuo ma all’interno di contesti culturali specifici e quindi nelle relazioni ed interazioni con i suoi simili. Campo d’osservazione dell’antropologia è quindi la relazione tra gli uomini e degli uomini con l’ambiente, che nel suo insieme costituisce quella che gli antropologi chiamano “cultura”.

Non è l’individuo a interessare l’antropologo, quanto il suo essere parte di un gruppo di individui con cui intrattiene relazioni di vario tipo. Sono queste relazioni, unite a quelle che gli individui instaurano col loro ambiente, a costituire l’oggetto di studio dell’antropologo.

L’antropologia nasce a Parigi, in età napoleonica e poi si consolida nel corso dell’800 e del ‘900. Dall’epoca napoleonica in poi il percorso di accreditamento scientifico (antropologia come scienza) è stato difficile. Diventa parte del sistema accademico quando le basi si vengono a consolidare e comincia un fruttuoso dialogo con le altre discipline. A livello internazionale le discipline etnoantropologiche si vanno ad istituire come discipline autonome nella seconda metà dell’800.

In particolare la metodologia etnografica è stato teorizzato all’inizio del Novecento da un gruppo di intellettuali, tra cui primeggia Bronislaw Malinowski, uno dei padri dell’antropologia contemporanea. Malinowski nasce a Cracovia, studia fisica ma nel mentre si ammala e, durante il periodo della malattia, legge Il ramo d’oro, un’opera immensa dell’antropologo britannico James Frazer, così si appassiona all’antropologia e si trasferisce a Londra.

Nel 1914 si reca a Melbourne per partecipare ad un congresso internazionale di antropologia ma, una volta scoppiata la Prima Guerra Mondiale, gli viene impedito di rientrare a Londra in quanto considerato un suddito austro-ungarico e, dunque, un potenziale nemico per gli inglesi e gli australiani. Malinowski si ritrova così a girovagare per i Mari del Sud e si ferma per quattro anni alle isole Trobriand, un piccolo arcipelago nel Pacifico occidentale: la sua vita all’interno di questa comunità gli permetterà di scrivere una serie di libri, tra cui il più famoso è Gli argonauti del Pacifico occidentale.

Malinowski fa tutta una serie di scoperte studiando la popolazione di queste isole, ma in particolare mette a fuoco il metodo, ossia inventa l’osservazione partecipante, che è uno dei metodi che ad oggi gli antropologi utilizzano nel loro lavoro, che consiste nello studiare le comunità umane non dall’esterno ma in compartecipazione con le stesse, cogliendo degli “aspetti aggiuntivi”.

L'antropologia in Italia

Anche in Italia gli studi di antropologia iniziano negli anni ‘70 dell’800. Tra i padri fondatori dell’antropologia in Italia vi sono due medici (a sottolineare lo stesso legame che unisce l’antropologia e la medicina):

  • Paolo Mantegazza (medico ed antropologo darwiniano)
  • Giuseppe Pitré, medico palermitano a cui, nel 1911, fu affidata la prima cattedra di studi demoetnoantropologia dell’università di Palermo.

In particolare gli studiosi come Pitré erano interessati alla demologia, ossia allo studio della cultura popolare (danze, canti popolari, abiti tradizionali, fiabe, artigianato, ossia il cosiddetto “folklore”).

Concetto di cultura

L’antropologia è una scienza che nasce dalla scoperta, all’interno della cultura europea, di una diversità culturale, ormai oggi assodata, ma che nel Medioevo non era ancora stata appurata in quanto non si conoscevano altri popoli al di fuori dell’Europa: l’arte medievale, infatti, raffigura l’eventuale diversità con sembianze mostruose. Le grandi scoperte geografiche hanno contribuito a far lentamente maturare, nella cultura occidentale, l’attenzione verso la diversità umana.

Sarà poi Cristoforo Colombo a smentire queste credenze medievali con i suoi resoconti di viaggio del 1493. Egli scrive: “Non ho trovato in quelle isole alcun mostro umano come ci si poteva aspettare”, e ancora: “Sono uomini ben costruiti e di alta statura”. Con la scoperta dell’America si è passati da un mondo in cui il pensiero si muoveva nell’”elemento della somiglianza” a un mondo in cui gli osservatori cominciano a descrivere e a classificare la differenza.

Per l’antropologia la “cultura” è quell’insieme che include conoscenze, credenze, arte, morale, legge, costume e ogni altra capacità e usanza acquisita dall’uomo come appartenente ad una società. “Cultura” comprende tutte quelle abilità e usanze dell’uomo che fanno parte di una società, che caratterizzano una società.

La cultura è, quindi, l’insieme dei saperi che vengono appresi ed ai quali non si attribuisce un giudizio di merito (le credenze magiche e le superstizioni sono parte della cultura, in una prospettiva antropologica, in quanto costituiscono anch’esse un modo di concepire il mondo e la vita), che non è dunque limitata ai saperi dotti ed elitari ma che comprende anche le conoscenze che vengono trasmesse da una generazione all’altra (come ad esempio i saperi trasmessi in forma orale).

L’uomo ha bisogno della cultura per sopravvivere: l’essere umano infatti, da solo, non funziona, ma ha bisogno di un processo culturale che lo accompagni per tutta la vita. Questa è una caratteristica che ci distingue dagli altri esseri animali, che invece nascono già dotati di tutto l’occorrente per la propria sopravvivenza, mentre l’uomo, alla nascita, è considerato incompleto.

I bambini hanno bisogno di apprendere una cultura perché questa non è innata: questo apprendimento viene attuato tramite il cosiddetto processo dell’inculturazione, il quale non ha a che fare solo con l’obbligo scolastico, ma anche e soprattutto con la cultura appresa vivendo all’interno di una comunità, per cui si impara a riconoscere le opinioni sviluppate all’interno di un gruppo sociale e si apprendono i comportamenti propri ed impropri.

Questi saperi variano tra un gruppo umano e l’altro: per esempio la distanza interpersonale cambia a seconda delle popolazioni, e questo non si insegna a scuola ma lo si impara attraverso l’esperienza, osservando le altre persone della comunità in cui si è inseriti, soprattutto nell’età dello sviluppo. La cultura non appartiene ai singoli individui in sé ma agli individui in quanto membri di gruppi e viene trasmessa all’interno della comunità.

L’inculturazione unifica gli individui attraverso esperienze comuni e la cultura si basa su simboli che hanno un particolare significato e valore per coloro che si ritengono appartenere a tale cultura. La cultura non appartiene ai singoli individui ma agli uomini in quanto membri di un gruppo, viene trasmessa all’interno di una società attraverso esperienze comuni (ad esempio guardando la partita della squadra di calcio nella propria città, o mangiando i piatti tipici locali), e si basa sui simboli e sui luoghi che costruiscono l’identità di una comunità.

Elementi e tratti identitari della cultura

L’antropologia studia, quindi, quali possano essere gli elementi ed i tratti identitari di una comunità. Sulla base dei tratti caratteristici che più o meno ampi gruppi sociali condividono, si distinguono diversi livelli di cultura:

  • Internazionale, nel contesto di una società globalizzata, in cui vi sono elementi che si ritrovano ovunque, anche se bisogna fare attenzione a generalizzare perché, ad esempio, la Coca-Cola, elemento simbolo nella globalizzazione, non è percepita ed utilizzata in maniera uguale dalle varie culture.
  • Nazionale, che indica credenze, comportamenti, valori e istituzioni condivisi dai cittadini di una stessa nazione.
  • Subcultura, all’interno di una nazione si originano per regione, etnicità, lingua, classe sociale e religione (es. gli ispanici negli Stati Uniti o i canadesi francesi, che presentano differenze culturali rispetto agli abitanti di lingua inglese dello stesso paese).

L’antropologia è dunque lo studio delle diversità umane nel tempo e nello spazio. Ad esempio si possono studiare i Guaranì del Brasile, così come i manager di Wall Street. (Un antropologo, ad esempio, può anche studiare come evolva la visione della malattia e della morte ai tempi del Covid, che è stato un mutamento inaspettato.)

Fino alla metà del ‘900 i gruppi etnici come i Guaranì venivano definiti primitivi. Oggi questa categoria assume contorni ideologici non più accettabili e quindi si propongono nuove definizioni come “culture semplici o “culture di oralità primaria”. Oggi infatti è possibile studiare le comunità umane anche attraverso i differenti modi di trasmissione del sapere: sono state così definite le cosiddette culture di oralità primaria. Oggigiorno vi è come principale mezzo di informazione e di comunicazione la scrittura, mentre in molti periodi della storia umana, ed in parte tuttora, vi sono state e vi sono popolazioni in cui predomina la trasmissione orale (si preferisce usare il termine culture di oralità primaria rispetto ad altri termini come culture primitive o culture semplici).

Adattabilità e diversità

Di particolare interesse per l’antropologia è la diversità che si connette all’adattabilità, un aspetto connesso ai metodi di sussistenza nel mondo. La diversità umana si concretizza, nei diversi contesti, attraverso la capacità tipica degli esseri umani di adattarsi alle varie situazioni (l’essere umano, pur essendo incompleto e pur passando la vita a cercare di completarsi, riesce ad esempio a vivere nel deserto, nei ghiacci, a 5000 metri, nei contesti più difficili ed impervi per la sopravvivenza).

L’adattamento è il processo attraverso cui gli organismi riescono a superare con successo lo stress e le forze avverse che sussistono nell’ambiente in cui vivono (problemi legati al clima, alle specificità geografiche o presenza e convivenza con altri animali predatori). La capacità di adattamento dell’uomo è dovuta anche ai diversi sistemi di sussistenza ed alle diverse strategie con cui l’uomo soddisfa i propri bisogni fondamentali (come nutrirsi o vestirsi).

Un esempio di adattabilità è molto recente, basti pensare al primo lockdown all’inizio del 2020: in pochi giorni interi popoli sono stati bloccati e costretti a cambiare stile di vita, riuscendo comunque ad adattarsi, in poco tempo, a situazioni che poco prima non erano prevedibili (nuovi ritmi di lavoro e di vita domestica, ma anche nuovi usi, come l’utilizzo delle mascherine).

  • Rimanere reclusi in casa
  • Fare a meno di cinema, svaghi, palestre
  • Socialità fisica
  • Nuovi ritmi di lavoro e di organizzazione della vita domestica
  • Uso delle mascherine

Abbiamo rapidamente ideato/utilizzato nuove:

  • Forme di socialità
  • Forme di comunicazione e interazione
  • Modalità di elaborazione del lutto, ecc.

Adattabilità

L’uomo ha una notevole capacità adattativa, grazie alla quale riesce a superare grandi difficoltà sia ambientali sia di convivenza. Quindi l’adattabilità si situa a cavallo tra biologia e cultura: l’uomo, come altri animali, sfrutta le sue capacità di adattamento biologico, che è noto abbiano caratterizzato l’evoluzione umana. Infatti l’adattamento biologico ha permesso agli uomini, durante il corso dell’evoluzione, di assumere caratteristiche fisiche differenti in base all’ambiente in cui vivevano (gli inuit, ad esempio, sono piccoli e tozzi perché devono mantenere il calore, mentre i popoli del deserto sono più alti e longilinei).

Sull’adattamento biologico si innesta l’adattamento culturale, che si concretizza nella cultura materiale, ossia in tutto il novero di competenze, di oggetti e di attrezzi che accompagnano la nostra vita. Tra i mezzi di adattamento culturale infatti possiamo considerare gli oggetti. Si pensi infatti all’incremento che utensili e oggetti hanno avuto nella storia umana degli ultimi decenni.

Lo studio degli oggetti è uno degli ambiti in cui l’etnografia e l’etnologia si sono molto applicate (ad esempio si studia come, in una cultura contadina, vari la forma di una falce o di un aratro nel corso degli anni). In realtà si studiano anche le società complesse, oggigiorno ciascuno di noi possiede circa 10.000 oggetti.

Esemplificativa di come la nostra vita sia circondata da oggetti è l’opera di un artista cinese esposta al MOMA di New York, che è un’installazione costruita con tutti gli oggetti comprati dalla propria madre in oltre 50 anni (televisori, sedie, bottiglie, oggetti da cucina…). La pervasività degli oggetti, ma anche la sua mancanza, ci dà molte informazioni sull’organizzazione e sullo stile di vita degli uomini in una determinata società.

Sempre riguardo all’importanza degli oggetti, per uno studio etnografico, si fa riferimento alle ricerche di Daniel Miller ed al suo libro Cose che parlano di noi. Questo antropologo britannico è entrato nelle case dei londinesi e ne ha analizzato i vari oggetti presenti all’interno (fotografie, cibi, abiti…). Infatti gli oggetti parlano di noi, della nostra relazione con il mondo che ci circonda e di cui siamo parte. È quindi possibile anche un’antropologia del “microcosmo domestico”.

L’allestimento di musei etnografici è esemplificativo di questa attenzione per gli oggetti (“cultura materiale”) da parte degli etnografi.

Approccio comparativo

L’approccio comparativo è fondamentale per l’antropologo. Mentre le altre scienze sociali tendono a concentrarsi su una sola società, l’antropologia offre una prospettiva transculturale (tra culture) mettendo costantemente a confronto le tradizioni di diverse società → intrinseca vocazione allo studio delle differenze. Tra le scienze sociali l’antropologia consente di avere una prospettiva tra le diverse società e, attraverso la comparazione, riusciamo a cogliere in particolare gli universali culturali. Una volta appurata l’esistenza di una diversità tra le varie culture delle varie comunità umane ed una volta studiata una per una le singole comunità, mettendo in ordine i dati e comparandoli è possibile osservarne sia i tratti comuni sia i tratti divergenti.

Tra i tratti universali più noti ed importanti possiamo citare lo scambio di doni: infatti non esistono al mondo comunità umane che non prevedano, al proprio interno, uno scambio di doni, ossia il passaggio di oggetti al di fuori delle regole di mercato. Altri esempi di universali culturali sono la proibizione dell’incesto, ovvero il divieto di accoppiarsi con i propri parenti, che è una norma di per sé culturale e non naturale, ed il seppellimento dei cadaveri.

Studio della famiglia

Per gli antropologi non esiste una famiglia naturale, bensì una famiglia culturale. La parentela si situa tra natura e cultura. Dal punto di vista naturale è possibile affermare che l’unità minima sia quella di madre e figlio (il padre lo si può considerare come un elemento passeggero ed incidentale). La parentela intesa come capacità di identificazione con una cerchia più o meno estesa di parenti è universale, ma la definizione di chi ne fa parte è oggetto di scelte culturali e non ha a che fare con la biologia. I sistemi di classificazione della parentela sono culturali.

Ogni cultura costruisce un determinato tipo di parentela, che è una caratteristica propria degli esseri umani, perché infatti in natura la parentela non...

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 29
Corso di antropologia Pag. 1 Corso di antropologia Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Corso di antropologia Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Corso di antropologia Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Corso di antropologia Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Corso di antropologia Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Corso di antropologia Pag. 26
1 su 29
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze mediche MED/02 Storia della medicina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tia80 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della medicina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Fassino Giampaolo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community