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Tredicesima lezione – 20.04.17

Conflitti tra forma fonologica e principi di naturalezza

Ci sono altri tipi di conflitti, dovuti a una contrapposizione tra la forma fonologica e i principi di naturalezza. Prima della morfologia naturale, negli anni '60 si è parlato anche di fonologia naturale, con cui ci si riferiva al fatto che le forme linguistiche dovessero avere un aspetto più accettabile e gestibile (la materia di cui sono fatte le parole dovrebbe essere più accessibile).

Negli anni '90, dalla fonologia naturale si è passati alla teoria dell’ottimalità, i cui maggiori autori sono Prince e Smolensky e che si inscrive nel quadro teorico generativista, distante dalle prospettive di fonologia e morfologia naturale. Nell’ambito di questa teoria, naturale significa confacente alle capacità mentali dell’uomo e si sostiene che ci siano molte forme in competizione tra loro. Nel confrontare queste forme, agiscono i vincoli specifici di ogni lingua, i quali permettono di eliminare delle forme, per affermare di volta in volta quelle ottimali. In questo modo, si spiegano le differenze tra le lingue (simile al discorso dei principi e dei parametri, che pure ha una matrice generativista).

Tutte le lingue genererebbero delle forme linguistiche, ma si impongono delle forme diverse per via dei vincoli fonologici adottati dalle lingue. Questi vincoli fonologici sono aderenti alla metrica di una determinata lingua, per esempio, in base alla metrica dell’italiano, le forme ottimali sono parole bisillabiche o trisillabiche. Ciò non impedisce che in italiano siano prodotte anche forme più lunghe, che sono marginali e non rispondono al tipo fonologico dell’italiano. Detto ciò, si capisce perché si imponga ladro come forma ottimale, anche se non è naturale dal punto di vista della costruzione, piuttosto che rubatore, che è naturale, perché è più lunga ed è costruita secondo i principi di naturalezza.

Le lingue agglutinanti sono caratterizzate da una trasparenza morfotattica e dal rispetto del rapporto biunivoco forma-funzione, quindi, rappresenterebbero il modello più naturale. Tuttavia, in questo caso, le parole delle lingue agglutinanti sarebbero molto più lunghe, in quanto a ogni morfema deve corrispondere una funzione, di conseguenza contrasterebbero con il criterio dell’ottimalità.

Cambiamenti fonetici e conflitti

Si viene a creare un conflitto nel momento in cui si verificano dei cambiamenti fonetici; per esempio, se questi riguardano il morfema derivativo delle parole nelle lingue flessive, si avrebbe una confusione tra le diverse forme e si perderebbe il principio di uniformità della codifica. In latino, le parole amabam, amabas, amabat, a seguito del decadimento fonetico, le consonanti finali sono cadute e le forme sono diventate uguali, amaba (fino al XIX secolo, la 1° e la 3° persona in italiano coincidevano e corrispondevano entrambe ad amava). In questo caso, il rapporto biunivoco forma-funzione viene meno, portando a un conflitto. Nell’evoluzione linguistica, c’è stata l’esigenza di differenziare le forme, pertanto si è tornati a una situazione in cui il rapporto forma-funzione è biunivoco, distinguendo le parole con la vocale finale: amavo e amava.

Conflitto tra naturalezza e lessico

Un altro tipo di conflitto è quello tra la naturalezza e il lessico, è quest’ultimo che si impone sui principi di naturalezza: writer sembrerebbe una forma trasparente, processabile, infatti, è costruita come altri nomi d’agente. Laddove player significa giocatore e reader significa lettore, writer non significa semplicemente ‘colui che scrive’, bensì rappresenta anche una precisa figura intellettuale. In questo caso, l’intero elemento lessicale porta un significato aggiunto che si impone. In italiano, questo non avviene, perché si crea un’opposizione tra scrittore e scrivente, differenziando i due significati: scrivente è il nome d’agente, scrittore indica la figura intellettuale.

Grammatica

La grammatica è un importantissimo ambito di studi per la linguistica e, anche in questo caso, molte concezioni, che si discutono ancora oggi, sono state fondate nell’antichità. Quasi tutto ciò che rientra nell’ambito di studio della linguistica è stato studiato già nell’Antica Grecia; si è cominciato dalla retorica, i cui oggetti di studio sono il discorso e la comunicazione in generale. Al contrario, la frase è stata studiata nell’ambito della logica, fondata da Aristotele in una prospettiva in cui la logica coincideva con la metafisica; infatti, propone simultaneamente le sue idee sulla metafisica, che coglie le essenze delle cose, e sulla logica, che coglie il modo di predicare sulle cose.

Aristotele fonda alcuni concetti che sono rimasti in linguistica, come quello di soggetto, che deriva dalla forma latina, a sua volta un calco della forma greca, o’usia che indica l’essenza, ciò che sta all’interno e sotto le cose. Nel mondo latino, o’usia diventa il substantivum, quindi, la sostanza, l’essenza, ma anche il sostantivo e poi il soggetto. Questi concetti sono strettamente collegati, perché, per esserci un’essenza, deve esserci una sostanza, un sostantivo, quando quest’ultimo è oggetto di predicazione ed è inserito in una frase, diventa un soggetto, perché è indispensabile. La parola frase in inglese corrisponde a sentence, un termine strettamente correlato a giudizio, quindi, la frase come termine metalinguistico inglese è una diretta discendenza dell’idea di Aristotele secondo cui la frase è un giudizio.

Nel mondo antico, ci sono tre ambiti: la retorica, che si occupa dei discorsi, la logica, che si occupa delle frasi, e la grammatica, che ha come oggetto di studio la parola. Queste tre discipline costituiscono insieme il trivium, la base di qualsiasi conoscenza, e coprono tutto l’ambito linguistico.

Gli studiosi dell’antichità si occupano della Tékne Grammatikè, che significa arte grammaticale ed è una delle grammatiche più importanti scritta da Dionisio Trace; dal punto di vista etimologico, la parola grammatica deriva da gramma, cioè lettera, per cui questa disciplina era connessa con i maestri nell’arte dello scrivere, perché conoscevano la forma più corretta della lingua espressa nella scrittura. Oggi, si intende la grammatica in modo diverso rispetto agli antichi; è un insieme di regole di una lingua, una disciplina che coglie le regolarità, uno o più libri di grammatica (possono essere incompleti, ma costituiscono una guida fondamentale per comprendere la struttura e il funzionamento di una lingua).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher HIlarity90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi descrittivi delle lingue e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Di Pace Lucia.
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