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Appunti di modelli descrittivi delle lingue su: Linguistica, antropologia, scienze naturali, economia, smith, darwin, Chomsky, construction grammar, Matteo Renzi, linguaggio pubblicità, Whitney, Wallace, Mary Lecron Foster, Trombetti, origine del linguaggio e della lingua, modisti, dionisio trace, grammatica, analogisti, anomalisti, creazionisti.

Esame di Modelli descrittivi delle lingue dal corso del docente Prof. L. Di Pace

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ESTRATTO DOCUMENTO

problema, perché Saussure ha usato anche signification, per cui è costretto a trovare un altro

termine, meaning (che è generico, come sound), creando un corto circuito con la signification.

Nei suoi scritti, Saussure usa sempre il termine signification, quando parla del significato sul piano

della parole; lui ha sempre presente la contrapposizione tra le due dimensioni fondamentali. Quindi,

il signifiant e il signifié sono delle entità che si percepiscono sul piano della langue; mentre, sul

piano della parole, chain parlée corrisponde al signifiant e signification corrisponde a signifié.

XX Lezione – 18.05.2017

In tutti i testi in cui si parli di Saussure, si usa la terminologia di Baskin e non quella di Harris;

questo avviene anche nei testi più recenti, dove langue e parole non sono tradotti.

Negli anni ‘90, sono stati pubblicati i tre corsi, che portano la versione originale e a fronte la

traduzione inglese. Harris si è occupato della traduzione dell’ultimo, costituito da appunti di suoi

altri studenti, e, nella sua introduzione, specifica chiaramente che ha rivisto la sua scelta di tradurre

signifiant e signifié con signal e signification, optando per i termini signifing element e signified

element, cercando di riprendere la contrapposizione tra participio presente e passato. Nonostante

abbia operato questa sostituzione, continua a insistere sul fatto che siano termini insoddisfacenti.

Un’altra circostanza, che dimostra come questa scelta di Harris non sia stata accettata dagli studiosi

di Saussure, è che stranamente si ritrova nei testi inglesi il riferimento a Harris (inserito anche in

bibliografia), ma in realtà si usa la terminologia di Baskin. Questo avviene nel dizionario di

linguistica di Gussman, dove è presente il lemma sign, si spiegano le due componenti, signifier e

signified, ma in bibliografia è inserito Harris, che non è il coniatore di questi termini. Ancora più

notevole è il caso dell’enciclopedia curata da Brown nel 2006, che include la voce Saussure, in cui

si fa riferimento alle sue teorie e alla traduzione di Harris; inoltre, ci sono vari brani tratti dalla

traduzione di Harris e Brown riproduce uno di questi brani, cambiano signal e signification,

dichiarando di aver chiesto l’autorizzazione al traduttore, perché questi termini gli sembrano

inappropriati, pertanto riporta quelli originali, signifiant e signifié.

Oltre ai termini tecnici, nel confronto sulle traduzioni, si è posta l’attenzione anche sul lessico del

linguaggio ordinario, in quanto in un saggio di linguistica, si trovano contenuti scientifici e le

ideologie dell’autore specifico e dell’epoca, che possono essere veicolate dal lessico ordinario.

Anche in questo caso, è importante soffermarsi sulle scelte traduttive che, a volte, possono

cancellare le connotazioni di alcune parole. In questo senso, si può far riferimento alla

contrapposizione tra parole e termini, che è stata creata da Leopardi nello Zibaldone. I termini

hanno dei confini molto precisi, il loro significato è ben circoscritto, ben delimitato, per questo

motivo si chiamano termini, quindi, si adattano a un linguaggio scientifico; invece, le parole non

hanno questi confini, per cui oltre alla denotazione, c’è anche una connotazione, dunque, sono più

adatte, nell’ottica di Leopardi, all’espressione letteraria.

L’esame lessicale si potrebbe fare anche semplicemente sulle scelte di parole, che non sono

particolarmente cariche di ideologia, e già queste mostrerebbero la differenza tra la traduzione di

Baskin e quella di Harris, evidenziando ancora una volta come quest’ultimo si allontani di più

dall’originale, in quanto la sua traduzione è orientata verso il lettore.

Quando la traduzione specialistica passa per i termini non specialistici

Ci sono delle differenze, che in alcuni casi sono soltanto stilistiche e non hanno una ricaduta

particolare sul significato, come per esempio immutabilité; invece, solidarietés diventa

interdipendencies, che è molto diverso, infatti è un termine usato da Hjelmslev, un autore

successivo a Saussure e conosciuto da Harris. Baskin non è un linguista, quindi, non ci pensa

proprio a fare una scelta simile.

Le due parole organisme e èspece sono state etichettate come epurazioni lessicali, cioè questi

termini sono stati considerati da Harris totalmente inappropriati e, quindi, sono stati espulsi dal

testo. Mentre Baskin traduce letteralmente, rispettando la presenza delle due parole, Harris fa la

solita operazione di iperinterpretazione e traduce con structure e system. La motivazione sta nel

fatto che organismo è stato rilevante in linguistica per tutto il XIX secolo e da un certo punto in poi

invece è caduto in disuso, tutte le teorie che si rifacevano al naturalismo linguistico sono state

superate con l’avvento dello strutturalismo, però stranamente questo termine compare in Saussure

ed è un esempio di ideologia dell’epoca, in quanto Saussure scrive alla fine del XIX secolo e tiene i

corsi all’inizio dell’‘800. Quindi, lui è intriso di linguistica ottocentesca e l’uso di organisme ne è

una riprova (è presente anche l’aggettivo organique). Questa parola sta per sistema linguistico, un

altro termine che compare nel testo di Saussure; tuttavia, Harris cancella organisme e usa structure

e system.

Nell’ottava citazione, si fa riferimento ai fenomeni fonetici: in questo caso, phénomènes

phonétiques indica proprio i cambiamenti fonetici (a conferma del fatto che lui usa sempre il

riferimento al piano diacronico), che in alcuni casi sono particolarmente pervasivi e possono

causare danni nella dimensione grammaticale.

Nell’estratto a pagina 4, Saussure usa organisme linguistique ed è interessante notare come

quest’espressione compaia in un contesto in cui si fa riferimento anche alle lingue morte con

l’utilizzo della metafora biologica della lingua. Quindi, l’uso di organisme accanto alle lingue vive

e morte è ben motivato, ma Harris lo traduce con linguistic structure, che usa anche in riferimento

alla langue. Questo significa che Harris viene meno ancora una volta al principio della

monoreferenzialità della traduzione specialistica.

Anche il termine specie rientra nell’ambito del naturalismo linguistico e Harris lo sostituisce con

type, ma la sua operazione è molto scorretta, perché gioca sul doppio valore del termine. Sia in

italiano sia in francese specie significa anche tipo; ma Saussure usa sort, quando parla di tipo.

Invece, quando usa espèce fa una riflessione metodologica, usa specie per mettere in contrasto il

piano astratto rispetto a quello concreto.

“Si può parlare della t in generale come della specie T (noi designeremo le specie attraverso le

maiuscole)” per contrapporle alle realizzazioni concrete della t, che è astratta e, quindi, una specie.

Quando parla della T come specie, la definisce espèce phonologique in accordo con la sua

distinzione. Invece, Harris sostituisce phonologique con sound, quindi, espèce phonologique

diventa sound type (espressione meno tecnica di quella di Saussure), cancellando in questo modo

ben due distinzioni di Saussure. Harris preferisce operare delle sostituzioni, piuttosto che usare una

terminologia che secondo lui è desueta, in questo modo compie delle epurazioni lessicali.

Di contro, ci sono altri termini che Harris introduce, come structure, che può tradurre sia langue sia

organisme; anche questa scelta non è felice. Il corrispondente francese structure compare soltanto

tre volte in Saussure, ma è usato in riferimento a un’altra area designativa. Quando Saussure parla

di structure non intende mai la struttura della lingua, bensì la struttura della parola. L’accezione che

poi diverrà quella più affermata di struttura, intesa come lingua organizzata, sistema (accezione

centrale nello strutturalismo) è stata creata successivamente.

In un caso, Baskin traduce structures of language laddove in francese non c’era, per contro traduce,

ad esempio, «lien grammatical» con “structure of words” esattamente nello stesso senso in cui

Saussure intende struttura, come qualcosa interna alla parola.

Un altro termine presente nel testo di Harris è evidence, un termine più scientifico rispetto a

testimonianza, che è una parola; evidence è poi diventato un termine tecnico della linguistica,

perché fa riferimento alle prove, di cui si parla nella linguistica genealogica, dove bisogna

dimostrare la parentela di certe lingue. In realtà, anche in questo caso, Saussure usa testimonianza in

riferimento al rapporto tra lingua, antropologia e preistoria. La citazione di Saussure: “La lingua

può essere un’importante testimonianza per delle deduzioni in ambito antropologico o preistorico.”

In realtà, in linguistica genealogica ci si avvale molto delle prove dell’antropologia, della genetica e

degli studi di preistoria per avvalorare delle ipotesi di parentela linguistica. Quindi, Harris

sostituisce testimonianza con evidence, perché lui vive in un’epoca in cui in linguistica genealogica

non si parla più tanto della lingua come di organismo, non si parla dei legami, di specie che possono

variare, modificarsi e produrre altre specie / lingue; bensì si parla di evidence come prove. Gli studi

di macrocomparazione si occupano di dimostrare le parentele tra le diverse famiglie linguistiche. Il

problema non sta nel fatto che evidence non sia una buona traduzione di testimonianza, ma è una

dimostrazione del fatto che Harris utilizza la terminologia della sua epoca, degli anni ’80 del XIX

secolo.

Intervento correttivo combinato con appiattimento semantico

Il sintagma image acoustique è costituito da una parola e da un termine tecnico (acqoustique).

Harris cancella la parola image e la sua connotazione semantica, ed esegue una correzione tecnica

sull’aggettivo. Infatti, lui usa sound pattern, mentre Baskin usa sound image.

Nell’introduzione alla sua traduzione, Harris si scaglia in modo feroce contro l’impiego

dell’espressione image acoustique, perché tra tutte le scelte terminologiche di Saussure, questa è la

più infelice, che comporta un tranello per i lettori del testo. Secondo lui, l’uso di acoustique è

sbagliato, perché in realtà Saussure non fa riferimento alla dimensione acustica, fisica della parola,

bensì alla dimensione uditiva. A rigore, Saussure dovrebbe usare uditivo, piuttosto che acustico. Lo

si potrebbe definire come un errore da parte dell’autore francese, ma la linguistica ai suoi tempi non

era allo stesso grado di precisione di quella in cui scrive Harris. Inoltre, Saussure usa anche uditivo,

ma lo usa come sinonimo di acustico. Ancora più grave è la sostituzione di image con pattern, in

quanto per Saussure la scelta di image è molto importante e si confà molto bene alla sua teoria della

componente del segno. Lui parla di immagine acustica per la prima volta, quando espone il circuito

della parole, composto di tre fasi: psicologica, fisiologica e fisica. L’image acoustique viene fuori

nella prima fase, cioè quando il soggetto pensa a un concetto e immediatamente associa

un’immagine acustica, che è qualcosa di assolutamente mentale. È sempre stato molto attento a

distinguere la parte astratta della lingua dalla sua manifestazione. Nel tradurre sound, è Harris a

stravolgere completamente il pensiero di Saussure, in quanto il termine inglese fa riferimento a

qualcosa di espresso e materiale. Lui giustifica la sua scelta, sostenendo che image può essere

fuorviante per l’interpretazione del pensiero di Saussure, perché quando si fa riferimento

all’immagine, si pensa piuttosto a un sistema di comunicazione visivo. In questo modo, il lettore è

indotto a pensare che image sia la forma scritta della parola, ma non è così, tant’è che Saussure

parla anche di image graphique, specificando che si riferisce alla scrittura. La scelta di pattern è

discutibile, perché questa parola non si addice al pensiero del linguista francese ed è molto diffuso e

usato nella linguistica teorica, ma corrisponde a un altro concetto, che non è quello di Saussure. In

alcuni casi, lui usa altre espressioni che fanno riferimento alla dimensione del ricordo mentale:

impressione, traccia acustica (perché si imprimono e restano nella mente del parlante). Image

acoustique è presente in una sua definizione canonica, in cui lui dice che la lingua è il deposito delle

immagini acustiche, che si crea attraverso il succedersi delle impressioni e dei ricordi nella testa del

parlante. Anche Baskin ha cancellato acoustique, preservando solo image. Questa traduzione di

Harris è poco felice, soprattutto se viene confrontata con altre in cui compare sound; Saussure ha

creato delle distinzioni sui piani concettuale e terminologico, usando acoustique, phonème,

phonétique, phonique e phonologique, che si perdono nell’unico sound di Harris. In questo senso si

intende l’appiattimento semantico, in quanto si cancella la concezione dell’immagine di Saussure e

la distinzione dell’immagine acustica da altri fatti che comunque hanno a che fare con la fonetica e

fonologica.

Inoltre, Harris cancella le parole usate come metafore, perché non sono accettabili in un testo

scientifico, ancor meno in un manuale che è rivolto in modo immediato agli studenti. La prima

cancellazione riguarda la parola trésor. “La lingua è un tesoro depositato dalla pratica della parole

nei soggetti che appartengono a una stessa comunità.”

Questo passaggio è molto importante anche per comprendere bene qual è, per Saussure, il rapporto

tra langue e parole, nel senso che qui si vede molto bene, come sia la parole a produrre la langue.

Molto spesso si pensa alla langue come qualcosa di fondamentale, a cui si fa riferimento per poter

produrre atti di parole; in un senso logico, è come se venisse prima la langue e poi la parole. In

realtà, è vero anche il contrario, la langue si crea anche a seguito delle modificazioni che avvengono

a livello di parole, quindi quest’ultima entra nella langue.

La parola tesoro non piace a nessuno dei due traduttori, quindi, viene tradotto con storehouse da

Baskin, e fund da Harris. In un certo senso, fondo è anche più aderente, nel senso che tesoro ha

anche un valore economico; ma in Saussure, questa parola ha un valore molto più ampio, con varie

sfumature semantiche che in fund non ci sono. Harris è coerente e usa termini economici come

accumulato, laddove il linguista francese usa depositato (l’idea del deposito come qualcosa che si

sedimenta nella langue). Baskin usa storage e storehoue che ricorrono in linguistica. Ciononostante,

le scelte di entrambi i traduttori sono poco felici.

Nella sua introduzione, Harris dichiara di volere una traduzione scientifica, quindi, cancella

sistematicamente le parole, sostituendolo con i tecnicismi, commettendo in alcuni casi degli errori,

perché elimina le metafore, che sono funzionali in Saussure. Non c’è soltanto il metalinguaggio

tecnico, i contenuti di una certa visione della lingua possono essere trasmessi e veicolati anche da

parole del linguaggio ordinario. In un’altra citazione, la parola trésor è accompagnata da interieur¸

quindi, si rimanda a tutta la ricchezza della lingua. In Baskin, l’idea dell’interiorità e di qualcosa

che è proprio, ma in un senso molto ampio, c’è ancora; invece, in Harris viene persa, perché usa la

parola store, mentre l’aggettivo viene trasformato in un’espressione analitica, che si riferisce al

cervello di un individuo, che è completamente diverso. Un tesoro interiore include anche la

dimensione emotiva, che, invece, è esclusa in brain (è la stessa differenza che esiste tra mente e

cervello, su cui si sofferma anche Chomsky. Il cervello è composto solo di meccanismi neurologici,

invece, la mente include il cervello, ma è qualcosa che va oltre).

In un’altra citazione con la parola trésor, si nota che in Harris si perde il meccanismo della

metafora; per cui, trésor de la langue diventa in Baskin storehouse of language, invece, in Harris

store held by the language. La metafora è un meccanismo di sostituzione, quindi, trésor sta per la

lingua, il deposito, invece, sembra in Harris che il deposito sia qualcosa di cui la lingua si serve ed è

accanto a essa. In questo caso, la perdita della metafora si coglie non soltanto sul piano lessicale ma

anche a livello sintattico, perché si inserisce un verbo, che cancella il principio di sostituzione

lessicale della metafora. Questa citazione è utile, perché mostra come il linguaggio di Saussure, per

quanto lui si allontani da una visione organicistica della lingua, in realtà è ricco di termini che si

rifanno a questa dimensione; per esempio, l’espressione le forme generatrici dà l’idea della

generazione, che Baskin traduce con produttive (più moderno e aderente all’idea della generazione).

Al contrario, in Harris si perde quest’espressione, che viene sostituita da sponsoring forms (forme

supportate / sostenute); tuttavia, la parola sponsor è ben abbinata con store, accumulated, fund,

perché rientra nell’area economica (sicuramente, Harris non ne è consapevole).

Un’altra metafora cancellata da Harris è quella della rappresentazione mentale della lingua come

teatro. “[..] avvenimenti dei quali la lingua è il teatro.” In questa citazione, Saussure parla di

linguistica diacronica, di evoluzione e cambiamento, quindi, gli avvenimenti sono le cose che

cambiano. Baskin conserva questa metafora, che viene cancellata del tutto da Harris. L’idea della

lingua come teatro e l’idea dell’espressione linguistica come una rappresentazione è molto presente

in linguistica; per cui l’impiego della parola teatro fa riferimento a un’ideologia condivisa. Tesnière

parla della frase proprio come di un dramma, di una scena, in cui ci sono degli attori e i circostanti,

cioè gli elementi della scena. Ecco perché esce fuori il termine attanti, che dal punto di vista

etimologico, come scelta metalinguistica, sono una modificazione di attori. A livello ideologico, la

lingua è stata spesso paragonata al teatro, anche da parte di non linguisti; c’è un esempio di uno

studio di critica letteraria, Ferdinand Brunettier, contemporaneo di Saussure, che afferma “La

lingua è un teatro, nel quale le parole sono gli attori.” A differenza sua, per Tesnière gli attori sono i

partecipanti all’atto comunicativo; tuttavia, ciò che conta è l’immagine della lingua come teatro.

XXI Lezione – 23.05.2017

L’influenza dell’economia sulla linguistica alcuni indizi lessicali

La linguistica si appoggia anche ad altre discipline, che sono considerate più scientifiche, da cui trae

non solo nozioni, ma anche tecnicismi. Sono diverse le scienze che lasciano tracce, a livello

terminologico, nella linguistica; ne sono un esempio: radice (botanica), valenza (chimica),

centrifuga, centripeta (fisica), stratificazione, sostrato (geologia), funzione, costante, variabile

(matematica). Gli ultimi tre sono presenti nella visione e nella descrizione della lingua di Hjelmslev,

che è piuttosto astratta e molto formalizzata; lui usa termini come funzione, funtivi, variabili, che

sono considerati proprio in senso matematico. Mentre questi travasi terminologici sono stati messi

in evidenza abbastanza frequentemente, è stata poco valutata, se non per un unico caso (cioè quando

Saussure utilizza la nozione di valore, spiegando che è intesa in termini economici), l’influenza

dell’economia sulla linguistica. Si può parlare di uno scambio tra economia e linguistica, per cui

l’economia è in un rapporto bilaterale con la linguistica, perché dà e riceve allo stesso tempo.

A partire dalla fine degli anni ’90, si è sviluppata una nuova branca dell’economia, chiamata

economia linguistica o economia delle lingue, che ha l’obiettivo di indagare sui meccanismi di

funzionamento delle lingue attraverso le categorie economiche. Quindi, gli economisti trattano le

lingue come fatti economici e i parlanti come agenti economici.

In riferimento alla lingua, in economia si usano le categorie di offerta e domanda, che sono

squisitamente economiche; si fa anche riferimento al concetto di esternalità nell’economia della

lingua, come in “La rete dell’approccio delle esternalità”. Esternalità è un termine economico, che

indica che un determinato bene acquista un valore, un’utilità maggiore, quanto più ampia è la sua

diffusione (all’inizio i cellulari avevano un valore ridotto, perché poche persone li possedevano, poi

si sono diffusi, più si è creata la rete di esternalità, tanto più i cellulari hanno acquisito valore,

utilità, perché ha una funzionalità più estesa). Il discorso dell’esternalità passa anche alla

dimensione linguistica: quanto più una lingua è conosciuta e usata, tanto più acquisisce valore.

Nel lavoro di Grin del 2003, “Pianificazione linguistica ed economica”, l’autore evidenzia un

passaggio anche a livello terminologico, in quanto la pianificazione è un’operazione economica;

però, c’è anche una pianificazione linguistica, che rientra in tutta la serie di operazioni di politica

linguistica. A dispetto del fatto che gli economisti si stanno appropriando dell’oggetto di studi della

linguistica, i linguisti sembrano poco attenti a questa interazione; eppure c’è sempre stata una sorta

di attenzione da parte degli studiosi sia all’ambito economico sia a quello linguistico, è come se i

due ambiti fossero sempre stati connessi. Aristotele aveva già stabilito un’analogia tra monete e

parole, perché entrambe stanno per qualcos’altro; inoltre, aveva concretizzato questa analogia per

cogliere dei tratti strutturali, comuni alla dimensione monetaria e a quella linguistica, come la

convenzionalità. Aristotele parla di convenzionalità del linguaggio, facendo proprio riferimento a

quella delle monete.

Illustri studiosi ed economisti che si sono interessati al linguaggio sono Ferdinando Galiani e Adam

Smith. Il primo ha scritto un importante trattato sulla moneta, ha scritto anche un’opera e dizionario

sul dialetto napoletano. Il secondo è il padre dell’economia politica e ha scritto non solo opere di

questa disciplina, ma anche sull’origine del linguaggio; ha parlato anche di altre nozioni e ha

pubblicato delle Lectures of retorics.

Per contro, ci sono anche dei linguisti che hanno fatto espressamente riferimento alla sfera

economica, istituendo delle analogie come quelle di Aristotele. Per esempio, Schlegel parla

dell’omologia che esiste tra certe parole e la carta moneta; infatti, anche lui, prima ancora di

Saussure, parla del valore in termini economici. Saussure ha usato la nozione di valore, ha stabilito

una correlazione tra l’economia politica e la storia economica, da una parte, e la sincronia e la

diacronia, dall’altra. L’economia politica studia i sistemi economici nella loro complessità, mentre

la storia economica studia i fatti economici; ecco, quindi, che effettivamente è possibile creare

questo parallelo, in quanto la sincronia studia tutto il sistema, tutta una struttura linguistica, e la

diacronia studia i fatti isolati così come si sviluppano nel tempo.

Anche Sapir utilizza la metafora delle monete in relazione alle parole; Hjelmslev, uno strutturalista

convinto, parla di valore, notando come in realtà esso cambi, nel momento in cui c’è un passaggio

dalla dimensione della langue a quella della parole. Anche le monete modificano il loro valore, nel

momento in cui vengono usate.

Tutta la teoria di Martinet è improntata a un principio economico; la teorizzazione della doppia

articolazione si basa su un meccanismo di economia, con un numerato limitato di elementi, cioè di

fonemi, si arriva a un numero illimitato di combinazioni, cioè di monemi. Il principio economico lo

si trova anche nei meccanismi del mutamento linguistico, tant’è vero che Martinet parla di

fonologia diacronica. La fonologia e la fonetica sono da sempre tenute separate dagli studi

sull’evoluzione dei suoni, che sarebbero semplicemente cambiamenti fonetici. La fonologia

riguarda la langue, il sistema, per cui non prevedrebbe la dimensione temporale. Dunque, Martinet

compie un’importante operazione, cioè quella di indagare i meccanismi di fonologia diacronica;

oltre a lui, anche Jakobson ha teorizzato dei meccanismi di evoluzione fonologica.

August Wilhelm Schlegel ha individuato i due sottotipi all’interno del tipo flessivo, cioè il tipo

analitico e quello sintetico. Proprio quando parla della distinzione tra questi due tipi di lingue,

spiega che ci sono alcune parole, quelle presenti nelle lingue analitiche, che perdono il loro valore

significativo e, quindi, diventano vuote. I verbi ausiliari, che sono assenti nelle lingue sintetiche, si

sviluppano nelle lingue analitiche e sono un chiaro esempio del passaggio dalla parola piena a

quella vuota, ovvero del processo di grammaticalizzazione. È importante come la trattazione di

questo processo avviene attraverso un riferimento alla dimensione e alla terminologia economiche.

Quindi, si spogliano certe parole della loro energia significativa, che restano come un valore

nominale (questo sintagma è usato nell’ambito economico). Schlegel usa valore, per dare a queste

parole un corso più generale.

“Le parole diventano una specie di carta moneta, destinata a facilitare la circolazione.”

Si contrappone la carta moneta, che ha un valore nominale, sta per qualcosa che non c’è, alla

moneta, che invece ha un suo valore intrinseco.

Anche Sapir individua questa correlazione, ma usa la parola counter, cioè gettone.

«It is the form which constitute the value and the constant, and it is substance which identifies the

variables […]. Thus, a coin and a banknote can change value, in exactly the same way that a sound

and a sense can, that is to say, by changing interpretation in relation to different schemas»

La forma è qualcosa di astratto, che si coglie sul piano della langue, invece, la sostanza corrisponde

alle variabili; di fatto, quando si parla, si usano le variabili della costante. Quindi, una moneta o una

banconota può cambiare il proprio valore, esattamente nel modo in cui un suono cambia valore in

relazione a differenti schemi. Hjelmslev sta proprio riflettendo sul passaggio dalla dimensione

astratta a quella concreta.

«… a parità di altri elementi, una opposizione fonologica utile alla reciproca comprensione si

mantiene meglio di un’altra meno utile. Ben inteso, il mantenimento dell’una e l’eliminazione

dell’altra non risultano da una decisione volontaria dei soggetti parlanti, ma da un effetto normale

degli scambi linguistici che favorisce i tratti utili a spese dei meno utili» (A. Martinet, Économie

des changements phonetiques, tr. it. 1968, p. 35).

Il ricorso alle nozioni di utilità e reciprocità si inscrive molto bene in una visione economica; la

prima proposizione potrebbe essere scritta tranquillamente da un economista, se si sostituisse

opposizione fonologica con scelta e comprensione con interesse. Questa è proprio la visione di

Adam Smith del meccanismo di funzionamento dell’economia; ciascuno persegue il proprio

interesse, ma ci sono degli interessi che diventano utili reciprocamente, per questo l’economia si

mantiene meglio. Nel caso specifico, Saussure parla della tenuta di un’opposizione fonologica, che

può essere più o meno alta, in riferimento al concetto della resa funzionale. Le opposizioni

fonologiche servono a distinguere coppie di parole, che esprimono significati diversi, pur essendo

molto simili nella forma. Un’opposizione come p-b ha una resa funzionale molto elevata, perché

serve a distinguere molte parole, quindi, difficilmente può essere cancellata; al contrario, ci sono

delle opposizioni che hanno una resa funzionale molto più bassa, per cui possono sparire più

facilmente, come quella tra sibilante sorda e sonora.

Su un piano strettamente lessicale e terminologico, sono stati ricercati tutti quei termini, che

denunciavano il passaggio dalla sfera economica a quella linguistica, che poi sono stati suddivisi in

tre categorie:

a) presenza di termini nel linguaggio ordinario che riguardano la sfera economica per riferirsi a una

serie di manifestazioni linguistiche (sono logonimi – spendere può essere usato al posto di dire);

b) presenza di termini di derivazione economica nel metalinguaggio della linguistica (es.

produttività);

c) presenza di espressioni tratte dalla scienza economica per definire, etichettare teorie o leggi

linguistiche, ma che non rientrano in senso stretto nell’apparato terminologico della linguistica (es.

mano invisibile) (è un metalinguaggio specifico di alcune teorie che magari non è così condiviso e

comune rispetto a quello precedente).

Mentre i primi termini si ritrovano nei dizionari della lingua, i secondi sono presenti nei dizionari

della linguistica; infine, i termini della terza categoria non rientrano ancora nell’apparato

terminologico condiviso della linguistica, quindi, possono essere presenti in testi specifici di certi

autori che hanno utilizzato concetti economici.

Esempi di a) espressioni della lingua comune: coniare, córso, corrente, spendere

Coniare

1 battere monete o medaglie facendovi l’impronta col conio | estens., fabbricare: c. nuove monete

2 fig., inventare: c. un neologismo, una parola

Di fatto, coniare si riferisce esclusivamente alle monete e alle parole. Nel dizionario, si riporta

come significato figurato quello di inventare, ma non è questo il processo metaforico, perché se

fosse così, si potrebbe usare coniare anche per altre cose, invece, questo non accade. Il senso

figurato di coniare è quello di dare una forma a partire da uno stampo, un modello, in cui si versa la

sostanza, cioè i suoni, che poi danno una forma linguistica, cioè una parola. Quindi, le parole si

creano attraverso i processi di analogia o di fusione. Inoltre, ci sono dizionari che accolgono non

solo il verbo, ma anche il nome d’agente, cioè coniatore, che indica colui che inventa neologismi.

Corso

Dizionario Treccani: “oltre che delle monete è solo delle parole…. Non è passato in senso figurato

ad esprimere genericamente creare”

Battaglia: 1) battere monete …

2) Fig. Inventare, creare, comporre (con riferimento per lo più a vocaboli, a locuzioni, a

componimenti letterari, oppure ma più raramente, a bugie, false notizie ecc.)

Le monete e le parole sono omologhe da un punto di vista ontologico, perché stanno per

qualcos’altro, e fenomenologico, perché si spendono, circolano, entrano in corso ed escono fuori

corso. Le idee di corso, circolazione e coniazione sembrano essere esclusive di queste due sfere.

Esempi di termini metalinguistici

Produttività

1a (comune) l’essere produttivo; capacità o attitudine a produrre, spec. dal punto di vista

economico; fertilità

2a (TS) econ. medio

⇒prodotto

2b (TS) econ. del lavoro

⇒produttività

2c (TS) econ., stat. ⇒rendimento

3 (TS) ling., capacità di un sistema linguistico o di una sua parte, che consiste nell’utilizzazione

frequente e sistematica di elementi pertinenti (fonemi, morfi lessicali e grammaticali, suffissi,

prefissi) nella formazione di nuovi segni (come per es. in italiano l’uso frequente del suffisso –

mento o –zione nella formazione di sostantivi deverbali).

Produttività è un termine strettamente metalinguistico; nel dizionario di De Mauro, c’è una

classificazione del termine scientifico sia in ambito economico sia in quello linguistico. Per

produttività si intende la capacità di un morfema di produrre un elevato numero di parole, è un

concetto quantitativo più che qualitativo, cioè dei suffissi possono essere più o meno produttivi. Il

concetto di produttività in linguistica è ripreso dalla dimensione economica.

De Mauro fa riferimento soltanto alla dimensione morfologica, ma si può usare la produttività

anche in sintassi, infatti, ci sono delle regole di formazione di frasi che sono più produttive di altre.

Rendimento

1 . il rendere; resa

2a (comune) l’utilità che si ricava da qcs. intesa come rapporto tra quanto ottenuto e quanto

impiegato, tra risultato e sforzo, ecc.

2d (TS) econ., stat., efficienza di un mezzo o sistema produttivo determinata dal rapporto tra

l’effetto utile prodotto e la quantità di risorse necessaria per ottenerlo

3 (TS) fin., econ., reddito di un capitale in rapporto al suo impiego: r. immobiliare | fin., reddito di

un titolo in rapporto al suo prezzo di mercato | immediato

⇒rendimento

Rendimento funzionale loc.s.m. (TS) ling., quantità di coppie minime di parole che due fonemi

riescono a distinguere in una data lingua.

Rendimento è un termine che rimanda subito alla concezione funzionalista, ma può essere usata

anche nella sua valenza tecnico-scientifica o in quella primaria, che comunque fanno riferimento a

una dimensione economica. Nel dizionario di De Mauro, è presente anche come espressione

tecnico-scientifica che fa riferimento alla linguistica.

Termini specifici di alcune teorie, che certi linguisti potrebbero non conoscere

“Mano invisibile” (economia)

“Adam Smith era dell’avviso che la collettività era tale che, sebbene i singoli individui

perseguissero il loro personale tornaconto, la loro libertà nel fare ciò si traduceva nel vantaggio

massimo per la collettività nel suo complesso. “Ciascuno era condotto da una mano invisibile a

promuovere un fine che non rientrava nelle sue intenzioni” (Dizionario di economia, di Bannock,

Baxter, Rees, Laterza 1983.

“Mano invisibile” (linguistica)

Rudi Keller, On language change. The invisible hand in language, London: Routledge 1994

Sprachwandel. Von der unsichtbaren Hand in der Sprache, 1992

Il sintagma mano invisibile è stato creato da Adam Smith, secondo cui i singoli individui,

perseguendo il loro personale interesse, riescono a creare un vantaggio per tutta la collettività;

ciascuno era condotto da una mano invisibile a promuovere un fine che non rientrava nelle sue

intenzioni. Il singolo individuo opera secondo il proprio interesse e non ha questa intenzionalità di

perseguire l’interesse collettivo. L’idea della mano invisibile è qualcosa che opera sopra il sistema

economico ed è utilizzata dal linguista Rudi Keller, per spiegare il meccanismo di evoluzione

linguistica, infatti, il sintagma compare già nel titolo. Keller vuole intendere che il cambiamento

linguistico è il risultato dell’azione umana. L’uomo, parlando, realizza dei cambiamenti linguistici,

ma tutto questo non avviene secondo una proprio intenzione (proprio come gli agenti economici

non operano secondo l’intenzione di creare un’utilità collettiva), ma tutti i parlanti operano nella

stessa direzione, non avendo una progettualità di fare ciò che fanno. Quindi, in Keller, c’è una

contrapposizione tra il risultato delle azioni e il prodotto delle intenzioni dell’uomo, chiamati

artefatti, e il risultato delle sue azioni, ma non è l’esito delle sue intenzioni. Questi ultimi fenomeni,

che non sono artificiali né naturali, sono definiti da Keller come fenomeni del terzo tipo. In qualche

modo, si potrebbe anche collegare questa teoria di Keller al discorso sull’origine e la natura

profonda della lingua; c’è qualcosa di naturale e anche qualcosa di artificiale, ma quest’ultimo non è

intenzionale.

Fenomeni del terzo tipo

Le cose sono suddivise in due grandi categorie: le cose naturali e le cose artificiali. La seconda

categoria include le cose create dall’uomo ed è ulteriormente suddivisa in artificiali in senso stretto

e innaturali (artificiali/naturali). Tra i naturali ci sono i fiori, che esistono in natura, tra gli artificiali,

troviamo i fiori di carta, ma anche l’esperanto, che è una lingua artificiale, creata dall’uomo in

modo intenzionale. Invece, nella categoria artificiali/naturali, troviamo l’inglese come esempio di

una lingua creata dall’uomo ma non in modo convenzionale, e così anche le monete, l’euro è una

moneta artificiale. L’alfabeto latino è naturale e artificiale allo stesso tempo, perché ha avuto una

sua evoluzione indipendentemente dall’intenzionalità dell’uomo; al contrario, l’alfabeto morse è un

fatto esclusivamente convenzionale. In tutto questo, coesiste ciò che è naturale con ciò che è

convenzionale. Un altro esempio è dato dalle città storiche, che sono artificiali e naturali, perché si

sono venute costituendo non secondo l’intenzione dell’uomo, e si contrappongono alle città create,

che sono artificiali.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in linguistica e traduzione specialistica
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher HIlarity90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Modelli descrittivi delle lingue e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli L'Orientale - Unior o del prof Di Pace Lucia.

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