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XIX lezione – 16.05.2017

Le cours de Linguistique générale è stato edito postumo, mettendo insieme gli appunti degli studenti. Infatti, il testo è stato oggetto di studi e interpretazioni. Si è anche sostenuto che in realtà il vero pensiero di Saussure non sia rispecchiato in questo testo, che viene considerato come il testo di fondazione della linguistica generale, quindi, in quanto tale, è stato tradotto in tantissime lingue.

La traduzione di un testo di linguistica si inscrive nella traduzione di saggistica, che ha ricevuto da sempre una scarsa attenzione nell’ambito di studi della traduttologia. In realtà, un saggio, un trattato scientifico di scienze molli comporta un po’ di problemi per la traduzione; è come se fosse una situazione intermedia tra la traduzione specialistica e quella letteraria. Esistono diversi contenuti che sono veicolati in un saggio, perché c’è il contenuto scientifico, che è supportato da un determinato lessico tecnico (traduzione specialistica); quindi, è necessario avere gli strumenti adatti per tradurre un lessico speciale e bisogna conoscere il tecnoletto. Un autore traspone in un saggio il contenuto scientifico attraverso un linguaggio che rispecchia anche una certa ideologia di una determinata epoca e, quindi, usa un etnoletto, una lingua ordinaria. Si tratta di una cornice ideologica molto ampia, che non è il paradigma scientifico, che si traduce nel lessico speciale.

Inoltre, l’autore fa riferimento a una determinata lingua e a una precisa fase storica, ma usa anche un linguaggio specifico, idiosincratico, un idioletto. Quindi, quando si traduce un saggio di linguistica, è importante tener presente questi tre diversi livelli. Molto spesso, si tende a privilegiare soltanto il primo, ma anche gli altri due sono importanti per capire la concezione di un autore. Questa suddivisione si collega alle contrapposizioni tra traduzione fedele al contenuto, oppure alla forma o all’autore, la traduzione estraniante o addomesticata.

Due traduzioni inglesi del Cours di Saussure a confronto

Le due traduzioni prese in considerazione risalgono al 1959 e 1983, eppure, a dispetto della scarsa distanza cronologica, queste traduzioni si sono rivelate molto diverse. L’autore della prima traduzione è Baskin, uno studioso americano di filosofia e di arte, non è un conoscitore della linguistica, ma un eccellente traduttore; Harris è un linguista inglese e uno studioso di Saussure. Questi due autori sono molto diversi, dalle loro traduzioni si evince questa loro diversità di formazione.

Il primo si concentra di più per restare fedele al testo di partenza, invece, il secondo è un linguista, quindi, si preoccupa di più del contenuto. In questo senso, Harris opera una serie di interpretazioni, che si rivelano come delle violazioni del testo. D’altra parte, mentre in campo letterario, si possono produrre numerose traduzioni della stessa opera, in campo scientifico, se si produce una nuova traduzione, quella precedente (o tutte le precedenti) è considerata non adatta.

Questo è il punto di partenza di Harris, che quindi interviene in modo critico rispetto alle scelte di Baskin, che, secondo il linguista inglese, sono state troppo fedeli al testo e non hanno colto il vero pensiero di Saussure, anzi hanno prodotto un grandissimo danno nella ricezione del suo pensiero. Harris azzarda l’ipotesi, secondo cui la ricezione del pensiero di Saussure in America sia stata poco felice a causa della cattiva traduzione di Baskin e che questo sia stato uno dei fattori che ha portato alla nascita del generativismo e alla fine dello strutturalismo in America.

Un’altra differenza tra questi due autori riguarda il periodo in cui è stata eseguita la traduzione: Baskin la esegue nel periodo di maggior sviluppo dello strutturalismo, invece, Harris produce la sua traduzione durante il declino di questo movimento (inoltre, lo stile di Harris è molto più fluido, sciolto, elegante e moderno). Questa operazione può non essere legittima, perché se si traduce un’opera molti anni dopo la data di pubblicazione e le lingue coinvolte si sono evolute, non è detto che bisogna necessariamente operare un ammodernamento, che provoca a sua volta uno straniamento non sempre giustificato. Inoltre, l’ammodernamento di Harris non riguarda soltanto la forma, ma investe anche i contenuti, è come se correggesse certe osservazioni di Saussure, proiettando i risultati dell’interpretazione saussuriana sulla traduzione.

Il metalinguaggio di Saussure è particolarmente interessante, in quanto lui non ama i tecnicismi, tant’è vero che in diversi momenti della sua elaborazione teorica, lui sostituisce alcuni concetti con termini nuovi, fino ad arrivare a dei termini che, nella sua visione, sono più vicini al linguaggio ordinario. Infatti, i due termini significante e significato sono propri dell’ultima fase di elaborazione, prima di questi lui usa immagine acustica e concetto, e prima ancora usa some e parasome.

Nel brano sull’atlante a pagina 108, Il pallone aerostatico, riflette sull’ambivalenza del termine francese sème e afferma che questo è il tutto, cioè è il segno, all’interno del quale distinguiamo il some, cioè il corpo, l’involucro, la parte materiale, dal parasome, ovvero la parte interna al pallone. Quindi, Saussure è attento alla dimensione metalinguistica, anche se non usa dei tecnicismi; tuttavia, la scelta dei termini da lui fatta non è casuale, per cui l’operazione di Harris di sostituire i termini risulta arbitraria.

Phononologie Phonology Physiological phonetics
Phonème Phoneme Speech sound
Changéments phonétiques Phonetich change Sound change

Nella traduzione di Baskin resta l’opposizione tra la fonologia e la fonetica, mentre nella traduzione di Harris si perde completamente, perché emerge sound. In realtà, Harris ha una certa ragione per fare quest’operazione, in quanto il fonema di cui parla Saussure corrisponde al fono, al suono (questo lo si evince dalla lettura del suo testo). Tuttavia, resta il fatto che Saussure ha scelto i termini phonologie e phonème, che all’epoca avevano tutt’altro valore, proprio perché a lui interessava contrapporre la phonologie alla phonétique, il piano sincronico (o pancronico) a quello diacronico. Quando parla di fonologia e di fonemi, sta parlando delle articolazioni così come si trovano in tutte le lingue del mondo.

“La fisiologia dei suoni (ovvero ciò che per lui è la fonologia) è spesso chiamata fonetica.” Questa citazione fa capire che Saussure è consapevole della sua scelta, sa benissimo che ciò che lui definisce fonologia è in realtà la fonetica, ma non gli sembra opportuno usare il termine fonologia. Il suo intento è quello di distinguere la fonologia, che è fuori dal tempo, perché i meccanismi di articolazione restano sempre gli stessi, dalla fonetica, che è sempre evolutiva ed è una scienza storica. Quindi, Harris ha ragione a fare questa sostituzione, ma allo stesso tempo commette un errore, perché la sua è una correzione, un eccesso di interpretazione che non ha giustificazioni. Nel tradurre l’opera di Saussure, infatti, si deve rispettare anche la sua decisione di contrapposizione terminologica, perché si danneggia sia il pensiero sia la terminologia dell’autore.

Quindi, le scelte di Harris non sono legittimate, anche perché la parola suono non è metalinguistica, infatti, i suoni possono non essere linguistici. Nell’ambito della phonologie di Saussure, che corrisponde all’odierna fonetica articolatoria e in parte anche a quella acustica, sono moltissime le operazioni arbitrarie che Harris compie, per esempio, lui sostituisce écriture phonologique con transcription, che si è affermata dopo la morte di Saussure. Chaîn parlée è tradotto da Baskin con spoken chain e da Harris con spoken sequence. Ancora più notevole è la traduzione dei termini implosion ed explosion con, adduction e abduction, che sono due termini assolutamente devianti, sono due tecnicismi del lessico della medicina e fanno riferimento al movimento degli arti. L’adduzione è il movimento delle braccia verso il corpo, invece, l’abduzione è l’allontanamento delle braccia dal corpo (vale lo stesso per le dita che si avvicinano o si allontanano dall’asse centrale). Questa è ancora una volta una scelta discutibile, anche perché questi due termini non rientrano nel lessico della linguistica; il suo scopo è quello di rendere il testo più moderno, tecnico, scientifico, perché Saussure usa pochi tecnicismi.

Invece, langue, parole e langage sono stati tradotti da Baskin con language, speaking e speech. La traduzione di questi termini ha portato vari problemi nelle altre lingue, perché capita che questi diversi piani, a livello di linguaggio ordinario, non siano sempre distinti, infatti, sia langue sia langage possono essere tradotti in inglese con language. Baskin, a dispetto del fatto che language tradurrebbe sia langue sia langage, decide di usare un’altra parola, con un altro morfema lessicale, per creare la contrapposizione. Invece, Harris non vuole ricorrere a un altro radicale e pensa di riuscire a ricreare questa contrapposizione concettuale attraverso delle scelte metalinguistiche molto sottili, come l’omissione dell’articolo. Dunque, traduce langage con language, mentre langue è tradotto con a/the language. Ciò che è evidente è la sua scelta di una varietà di equivalenze traduttive, per cui la langue è tradotta in alcuni casi con a language e in altri con linguistic structure, language structure, languages, language system. Tutto questo va contro i principi della traduzione specialistica, in cui deve esserci un rapporto biunivoco tra i termini, non ci devono essere casi di sinonimia né varietà terminologica.

Queste scelte hanno prodotto una serie di problemi: l’uso di language accompagnato dall’articolo fa sì che si perda in alcuni casi la contrapposizione di Saussure tra langue, intesa come entità astratta, e langue, con riferimento a una singola lingua. La scelta di Harris di usare a language come traduzione di la langue è un caso in cui è evidente la divaricazione tra i due termini, in quanto in Saussure il termine è unico e il concetto è sempre lo stesso, invece, in Harris troviamo language structure e a language (quest’ultimo può anche far riferimento a una singola lingua). Queste traduzioni mettono in evidenza come in Saussure ci sia sempre la stessa scelta, perché la langue individua un concetto molto particolare, invece, Harris usa vari termini, che possono riferirsi a concetti diversi. Inoltre, l’uso di the language per tradurre langage si dimostra non felice, in quanto Harris in molti casi è costretto a specificare the language con qualcos’altro: nell’esempio n. 3 a pagina 245, Harris introduce itself per fare emergere la contrapposizione tra langage e langue.

Volendo creare una contrapposizione chiara, sul piano metalinguistico, tra linguaggio e lingua, in inglese c’è anche il termine tongue, che prima dell’introduzione di language, indicava sia il muscolo della fonazione sia il prodotto dell’attività fonatoria. Infatti, language significa sia lingua che linguaggio, perché a un certo punto nel lessico inglese è entrato il termine francese langage come prestito adattato. Harris avrebbe potuto usare questo espediente, invece di creare una grande molteplicità di termini.

In alcuni casi, Saussure vuole distinguere la langue da une langue (una specifica lingua), infatti, nell’esempio 4 parla del sistema della langue, che è diverso dallo studio delle relazioni tra la storia di una lingua e quella di una civiltà. Baskin usa language in entrambi i casi, ma nel secondo il termine è accompagnato dall’articolo indeterminativo; invece, Harris la contrapposizione si perde, in quanto usa sempre a language. Molte volte, tutti questi termini da lui scelti per tradurre langue interpretano in qualche modo la nozione di langue, ma sono comunque diversi tra di loro. È vero che il termine langue di Saussure presenta diverse accezioni, ma è difficile individuare esattamente il caso in cui la langue è intesa come totalità delle lingue, quelli in cui è intesa come sistema e infine altri in cui si fa riferimento a tutte le accezioni.

In realtà, le scelte di Harris non sono felici e non si sono affermate, tant’è vero che nei testi inglesi in cui si fa riferimento a Saussure, si trovano i termini francesi. In anni recenti, nell’abitazione di Saussure, è stato scoperto un manoscritto, che probabilmente era il testo che avrebbe voluto pubblicare, che corrisponde nei contenuti al testo denominato Cours de linguistique générale. Questo manoscritto è intitolato La Double essence du langage e, insieme con altri scritti, è stato pubblicato nel 2002 con il titolo Écrits de linguistique générale, che nel 2006 sono stati tradotti in inglese, che porta il titolo Writings in General Linguistics. Una delle traduttrici, Carol Sanders, una specialista di francese e una conoscitrice di Saussure, nel testo inglese conserva i termini originali; nell’introduzione, lei spiega che la sua scelta è dovuta al fatto che langue e parole non rappresentano più dei prestiti, bensì dei termini trasversali.

Per quanto riguarda signe, signifiant, signifié, questi sono tradotti da Baskin in modo letterale: sign, signifier, signified. Secondo Harris, questi termini sono tradotti in traduzionese, rimarcando il fatto che la traduzione alla lettera è sbagliata; invece, lui usa sign, signal e signification. La scelta di Baskin è molto più felice, in quanto Saussure adotta signifiant e signifié, perché si richiamano l'uno con l’altro e sono aderenti a signe. Signifier (un termine esistente nella lingua inglese, le cui prime attestazioni risalgono al 1500, quindi, non è una coniazione di Saussure), dal punto di vista morfologico, è perfettamente aderente a signifiant, perché è un participio presente e un nome d’agente. I termini usati da Baskin riproducono le intenzioni di Saussure, cioè mettere in evidenza come i due termini si richiamino l’uno con l’altro, perché sono le due facce del segno.

Tutto questo si perde nelle traduzioni di Harris, perché traduce il signifiant con signal, che in realtà sta sullo stesso piano e ha le stesse ambiguità di segno, infatti, sème è considerato come qualcosa che pertiene soltanto all’aspetto materiale, così come segnale, inteso come qualcosa che si percepisce con i sensi. Questo spiega il motivo della scelta di Harris; ma in realtà, con la sua scelta va in contrasto con quella di Saussure. La traduzione di signifié con signification comporta un altro problema, perché Saussure ha usato anche signification, per cui è costretto a trovare un altro termine, meaning (che è generico, come sound), creando un corto circuito con la signification.

Nei suoi scritti, Saussure usa sempre il termine signification, quando parla del significato sul piano della parole; lui ha sempre presente la contrapposizione tra le due dimensioni fondamentali. Quindi, il signifiant e il signifié sono delle entità che si percepiscono sul piano della langue; mentre, sul piano della parole, chain parlée corrisponde al signifiant e signification corrisponde a signifié.

XX lezione – 18.05.2017

In tutti i testi in cui si parli di Saussure, si usa la terminologia di Baskin e non quella di Harris; questo avviene anche nei testi più recenti, dove langue e parole non sono tradotti. Negli anni ‘90, sono stati pubblicati i tre corsi, che portano la versione originale e a fronte la traduzione inglese. Harris si è occupato della traduzione dell’ultimo, costituito da appunti di suoi altri studenti, e, nella sua introduzione, specifica chiaramente che ha rivisto la sua scelta di tradurre signifiant e signifié con signal e signification, optando per i termini signifying element e signified element, cercando di riprendere la contrapposizione tra participio presente e passato. Nonostante abbia operato questa sostituzione, continua a insistere sul fatto che siano termini insoddisfacenti.

Un’altra circostanza, che dimostra come questa scelta di Harris non sia stata accettata dagli studiosi di Saussure, è che stranamente si ritrova nei testi inglesi il riferimento a Harris (inserito anche in bibliografia), ma in realtà si usa la terminologia di Baskin. Questo avviene nel dizionario di linguistica di Gussman, dove è presente il lemma sign, si spiegano le due componenti, signifier e signified, ma in bibliografia è inserito Harris, che non è il coniatore di questi termini. Ancora più notevole è il caso dell’enciclopedia curata da Brown nel 2006, che include la voce Saussure, in cui si fa riferimento alle sue teorie e alla traduzione di Harris; inoltre, ci sono vari brani tratti dalla traduzione di Harris e Brown riproduce uno di questi brani, cambiano signal e signification, dichiarando di aver chiesto l’autorizzazione al traduttore, perché questi termini gli sembrano inappropriati, pertanto riporta quelli originali, signifiant e signifié.

Oltre ai termini tecnici, nel confronto sulle traduzioni, si è posta l’attenzione anche sul lessico del linguaggio ordinario, in quanto in un saggio di linguistica, si trovano contenuti scientifici e le ideologie dell’autore specifico e dell’epoca, che possono essere veicolate dal lessico ordinario. Anche in questo caso, è importante soffermarsi sulle scelte traduttive che, a volte, possono cancellare le connotazioni di alcune parole. In questo senso, si può far riferimento alla...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

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