Estratto del documento

Introduzione

Caso della concorrenza sleale di Algida (Unilever) nei confronti di “La Bomba” (piccola ghiaccioleria di Rimini). Caso di Uber (“creative destruction”) e del car-sharing.

L'economia industriale

L'economia industriale (in inglese “industrial organization”) o organizzazione industriale, è lo studio di come le imprese si comportano nei mercati. Le imprese sono attori strategici, si analizza un’ampia gamma di problemi comportamentali ad esempio “perché medicine/assicurazioni costano meno in Inghilterra?”/“c’è spazio per lanciare un nuovo progetto in questo settore?”

Come si studia

Attraverso la teoria dei giochi, modelli matematici, rivoluzione degli ultimi decenni dell’econometria (prendere i risultati della teoria e vedere se funzionano nella pratica con analisi statistiche).

  • Analizziamo i criteri/modelli utilizzati per studiare i comportamenti strategici di imprese, consumatori e regolatori.

Paradigma Harvardiano

Deriva dalla matrice struttura/comportamento/risultato:

  • Osserviamo la struttura del mercato (monopolio/oligopolio/concorrenza perfetta);
  • Data la struttura, gli agenti si comportano in un certo modo;
  • Dato il comportamento, anticipiamo il risultato (prezzi/quantità/benessere).

Causalità strettamente unidirezionale, spettro di variabilità dei mercati, vicinanza al monopolio = perdita di benessere sociale. In realtà questo paradigma non funziona perché i mercati sono dei pessimi predictor, però è utile per imparare ad operare.

Chicago School

Nuove tendenze: contro tutti, sostiene che ci siano monopolisti buoni e cattivi, per tenere a bada un monopolista basta la minaccia di avere concorrenti (non serve la presenza misurabile di essi). Struttura endogena: c’è un circolo causale tra struttura e comportamento.

Dopo la rivoluzione della scuola di Chicago si è prestata molta più attenzione ai comportamenti strategici (la disciplina della competizione da parte dello stato può fallire).

Moderna organizzazione industriale

Studia l’interazione strategica:

  • Attraverso la costruzione di modelli sulla base della teoria dei giochi, la derivazione di proposizioni verificabili empiricamente e le stime econometriche.
  • Serve a difenderci dagli antitrust/trovare soluzioni private alle inefficienze del mercato.

Struttura e potere di mercato

Ragioni per lo studio dell’organizzazione industriale

Sherman Antitrust Act (Standard Oil) – 1890, il bisogno di una normativa antitrust era stato riconosciuto fin da Adam Smith. Questa legge evita che i monopolisti tengano artificialmente bassa l’offerta per alzare i prezzi.

  • Vieta intese/cospirazioni che restringono il mercato;
  • Rende illegale ogni tentativo di monopolio.

Clayton Act – 1914, previene i monopoli prima che si formino e rende illegali le pratiche che riducono in modo sostanziale la concorrenza. Federal Trade Commission – 1914, introduce la prova d’intenzionalità e la salvaguardia della meritocrazia dell’impresa.

In Europa la protezione della concorrenza è un principio fondamentale della CEE, ci sono differenze però con l’antitrust Americano (esiste anche un commissario alla concorrenza, tra il 1999 ed il 2009 lo è stato Monti).

  • Nate per far funzionare il mercato unico europeo;
  • Già il trattato di Roma del 1957 aveva disciplinato l’abuso di potere;
  • Vengono regolamentate solo fusioni di interesse internazionale.

In Italia la prima norma Antitrust specifica è del 1990 e ricalca quella Europea attraverso la AGCM (“autorità garante della concorrenza e del mercato”).

Misurazione della concentrazione

Struttura: mercati diversi hanno strutture diverse. Bisogna misurare la concentrazione creando un indice (come il rapporto di concentrazione CR4 o l’indice HHI o la curva di concentrazione);

  • CR4 si calcola come la sommatoria delle quote di mercato delle prime 4 imprese per quota di mercato in un settore;
  • L’HHI invece è la sommatoria delle quote di mercato al quadrato di tutte le prime imprese per quota di mercato.
  • Se due imprese si fondono può avvenire che il CR4/HHI aumenti o diminuisca.

Definizione di mercato

Non c’è consenso riguardo a cosa sia un mercato perché tutto è interconnesso e vario. Una soluzione potrebbe essere la vicinanza in termini di sostituibilità ma il problema non si risolve in maniera inequivoca. Serve una definizione univoca in base a cui operare.

  • L’approccio standard è basato sui dati industriali e si riferisce alla sostituibilità della produzione.
  • Ogni azienda ha un proprio codice in base al settore (ad esempio “311” dove 31 sta per manifatturiero e 1 è il sottogruppo del cibo). In questo caso le fonti statistiche provengono da FedStats (per gli USA).
  • Le misure di concentrazione variano in base al paese (l’uso di statistiche basate sulla produzione ha quindi dei limiti, perché in questo modo ad esempio prodotti dello stesso mercato possono figurare in industrie diverse).

Geografia e relazioni verticali

  • La geografia conta (ad esempio il costo di trasporto può essere una barriera all’entrata).
  • Le relazioni verticali tra imprese sono rilevanti (la maggior parte delle imprese produce beni intermedi, non finali).

Ruolo della politica

Lo stato e gli enti pubblici possono influenzare direttamente la struttura di un mercato ad esempio limitando l’entrata (ad esempio le licenze dei taxi VS Uber).

Misurazione del potere di mercato

La struttura di mercato è spesso rappresentativa della performance (ma non è una misura perfetta). Indice di Lerner (misura la performance): LI = (P – CM)/P

In concorrenza perfetta LI = 0 (P = CM), in monopolio invece LI = 1/ξ (inverso dell’elasticità della domanda).

Con più di una impresa (ma non “troppe”) il calcolo di LI risulta molto più complesso tanto che viene ricavato come una media ponderata delle quote di mercato delle singole imprese: LI = (P – Σ CM)/P

Ci sono però vari problemi:

  • Il CM non è semplice (poiché tutte le imprese sono diverse);
  • Il LI misura il risultato (non per forza la performance);
  • Un alto margine P – CM può essere dovuto al potere di mercato/alti costi fissi.

Applicazione empirica

Secondo Harberger (1954) la perdita di benessere (“Welfare Loss”, WL) dovuta al potere di mercato è

WL = ½(P – CM)(Q – Q)c

Quindi in rapporto ai ricavi WL/PQ = ½(P – CM)/P * (Q – Q)/Q = ½*1/ξ = 1/2ξ.

Secondo Aiginger e Pfaffenmayer i costi di monopolio in Europa potrebbero essere il 4-11% del PIL (dovuti soprattutto all’inefficienza).

Visione neoclassica

Afferma che l’impresa è ciò che trasforma gli input in output. Di per sé quindi l’impresa è la sua funzione di produzione, che è data e da cui deriviamo la funzione di costo che ha il fine di massimizzare i profitti minimizzando i costi.

Teoria dell’impresa

Ronald Coase sostiene che l’impresa è definita dai suoi rapporti economici (regolati all’interno di un’istituzione, da questo si definisce come una teoria istituzionalista).

  • All’interno dell’impresa vige un rapporto gerarchico, all’esterno ci sono rapporti paritetici di fornitura;
  • L’impresa deve scegliere tra make o buy, la scelta delimita il perimetro e la sua organizzazione interna.

C’è un problema di “hold-up” fuori dal perimetro nel senso che per il distributore può risultare difficile investire sufficientemente nel ramo richiesto dal cliente perché rischierebbe di dipendere troppo da quel cliente. All’interno dell’impresa invece possono capitare problemi di azzardo morale.

  • Il perimetro dell’impresa dipende dalle tecnologie, costi di transazione, riforme del lavoro...

Impresa a singolo prodotto

È una semplificazione che ci permette di analizzare la funzione di produzione q = f(x1, x2, ..., xn) da cui deriva la funzione di costo min Σi=1 wixi (w = salario).

Da questo processo di minimizzazione otteniamo f(c) = c(q) + F (+ ripasso microeconomia)

Economie di scala

Indice delle economie di scala = AC/MC (costo medio fratto costo marginale) = (dC/dQ)*Q/c = ξ. Se è maggiore di 1 ci saranno economie di scala, se è minore di 1 invece diseconomie di scala.

Origini

  • Motivi fisici (ad esempio la grandezza di un silos);
  • Specializzazione e divisione del lavoro;
  • Economie delle riserve di massa (risparmi sui costi di inventario/manutenzione);
  • Indivisibilità;
  • Monopoli naturali (caso speciale).

Costi irrecuperabili

Influenzano la struttura di mercato condizionando l’entrata (è più semplice aprire un bar che un’acciaieria). Il numero di imprese diminuisce all’aumentare dei costi fissi.

Imprese multiprodotto

Come definiamo i costi medi? Non hanno una definizione generale, Baumol, Panzar e Willig però introducono i costi medi radiali (costo medio di un mix di prodotti a rapporto costante) che vengono descritti dalla formula CMR(q) = C(λq1, λq2)/q

Economie di scopo

Conviene produrre congiuntamente più prodotti per avere più efficienza. Ma quanto conviene?

Indice delle economie di scopo

S = (C(q1, 0) + C(q2, 0) – C(q1, q2))/C(q1, q2)

Origini

  • Input condivisi (marketing/pubblicità...);
  • Complementarietà di costo (produrre un bene riduce il costo dell’altro).

Produzione flessibile

È una versione estrema delle economie di scopo. Ipotizziamo che un’impresa produca varie versioni dello stesso prodotto con un intervento manuale di riadattamento minimo. Differenziazione orizzontale, le varietà si distinguono in base ad una certa caratteristica che si può rappresentare su un segmento che divide prodotto base/varianti.

Per adattare la catena di produzione alle altre varianti dovrò sostenere un costo di adattamento S. Esistono anche dei costi marginali extra r che devono essere sostenuti in più per le varianti (ad esempio aggiungere zucchero). Infine ci sono costi condivisi F fra produzione/macchinari... senza di essi ci sarebbero solo imprese specializzate (questi costi motivano le economie di scopo).

La regola generale per i costi totali quindi è: C(ZJ, qJ) = F + (m - 1) + Σ [(C + r|ZJ - zJ|)qJ], dove Z indica la varietà.

Altre determinanti della struttura di mercato

  1. Politiche del governo;
  2. Dimensione del mercato, se il mercato si ingrandisce diventa più o meno concentrato? Dipende dal settore (ad esempio quello bancario più, quello aereo meno). Se i costi fissi aumentano con la dimensione, potrebbe esistere un numero massimo.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DamiTheHero di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Bracco Emanuele.
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