PREMESSA
Scopo di questa tesi sarà di presentare, qualitativamente, il fenomeno della trasmissione di calore per
convezione dal punto di vista fluidodinamico, concentrandoci sul legame che unisce il moto di un fluido sulla
superficie e i flussi termici associati al gradiente di temperatura. Partendo dall'equazione di Newton per il
raffreddamento, spiegheremo le variabili caratterizzanti il problema, per poi passare allo studio dello strato
limite ( dinamico e termico ) nel caso della lastra piana, il quale ci consentirà di sviluppare un'analogia fra
trasporto di quantità di moto ed il trasporto d'energia, a seconda del tipo di moto ( laminare o turbolento) o
della causa del moto ( convezione naturale o forzata ).
N.B: Le conoscenze di fluidodinamica saanno date per acquisite oppure non verranno spiegate in dettaglio.
Per ogni riferimento consultare gli appunti del corso di fluidodinamica.
INTRODUZIONE
La convezione riguarda lo scambio termico fra un fluido e la superficie di un corpo solido, fra fluido e fluido
(nel caso siano inmiscibili) oppure fra un liquido e un aereoforme. A livello microscopico i meccanismi di
scambio energetico sono i medesimi della conduzione, infatti se il fluido è in quiete il flusso di calore convettivo
equivale a quello conduttivo. Questo significa che a contraddistinguere la convezione saranno i termini di
trasporto mascroscopico dovuto al moto (CONVEZIONE = CONDUZIONE + TRASPORTO ENERGIA = fenomeno
termofluidodinamico).
Appurato che è necessario avere il fluido in moto relativo con la superficie, diverse possono essere le cause di
esso, tramite le quali possiamo distinguere fra:
- CONVEZIONE FORZATA: il moto è causato da un lavoro esterno ( es: ventilatori, pompe...) e le caratteristiche
termofisiche vengono considerate costanti, valutate ad una temperatura media.
- CONVEZIONE NATURALE O LIBERA: le caratteristiche termofisiche del fluido sono costanti, ad eccezione della
densità, che varia con la temperatura. Ilmoto è causato dal gradiente di densità, dipendente dal gradiente di
temperatura, e dall'azione di una forza di volume, quale la gravità.
N.B: In realtà le due convezioni non sono mai separate, ad eccezione di casi rarissimo, ma gli effetti di una delle
due possono essere di un ordine di grandezza differente dall'altra così da poterne trascurare gli effetti.
La convezione all'interfaccia fluido-superficie interessa la parte di fluido radente essa di uno spessore molto
sottile, all'interno del quale possiamo avere, a seconda del numero di Reynolds, regime laminare o turbolento.
- STRATO LIMITE LAMINARE: abbiamo conduzione all'interfaccia e in ottima approssimazione anche a livello
molecolare.
- STRATO LIMITE TURBOLENTO: il contributo dei termini di trasporto è più elevato a causa dei vortici di
mescolamento. La turbolenza aumenta la potenza termica convettiva scambiata.
IL PROBLEMA DELLA CONVEZIONE: IL NUMERO DI NUSSELT
Prendiamo in considerazione la legge di Newton per la convezione (equazione semi-empirica basata sulla
proporzionatilà di tutti i fenomeni convettivi con una temperatura a contorno e una caratteristica del fluido):
q h dA T T
c c s
q
dove = potenza termica specifica scambiata fra superficie e fluido, h = "coefficiente convettivo locale", T =
c c s
temperatura della superfice (locale), T temperatura flusso "indisturbao". Integrando l'equazione sulla
superfice, considerandola isoterma, abbiamo:
q h (
T T ) dA (
T T ) h dA
c c s s c
A A
1
h h dA
c c
A A
q h A T T
c c s
q <h A> K
dove = "flusso temico medio convettivo", e dove = ="CONDUTTANZA CONVETTIVA".
c c c
N.B: In analogia con la legge di Ohm è possibile definire una resistenza termica convettiva, paragonando q ad I
(corrente elettrica= flusso di densità di corrente) e la d.d.p alla differenza di temperatura (che sono le cause dei
rispettivi flussi).
1 V
q T ( I )
c R R
c 1
R
c h A
c
Ai fini pratici ci interessa sapere la potenza schambiata media, che dipende dalla conduttanza media
convettiva. Il problema della convezione si riduce proprio alla ricerca di una espressione analitica relativamente
semplice di questa che la colleghi alle altre variabili caratteristiche. Trovare i vari valori di h non è per niente
c
semplice poichè è una funzione molto complessa e non uniforme sulla superficie delle proprietà termiche, della
geometria e della fluidodinamica del sistema. Considerando il fluido che lambisce la superficie, la condizione di
aderenza ci suggerisce che il flusso convettivo sia equivalente a quello conduttivo. Quindi si può scrivere:
q T
c h (
T T ) K
c s
A y
y 0 y 0
Introducendo la lunghezza caratteristica del sistema ed essendo dT= d(T-Ts):
T (
T T )
s
y
h h T T
L
y 0
c c s
L
y
K L T T K
s
L
y 0
h L
c
N u K
Def : N = "NUMERO DI NUSSELT" = h L/K = Indice, adimensionale, del coefficiente di convezione.
u c
Fisicamente rappresenta il rapporto fra il flusso effettivamente scambiato per convezione e quello che
verrebbe trasmesso per conduzione nell'ipotesi di fluido fermo.
N.B: il Numero di Nusselt è un valore >1. Assume il valore unitario nel caso di pura conduzione.
STRATO LIMITE TERMICO
Si definisce strato limite termico, analogamente allo strato limite dinamico, la regione di fluido attorno alla
superficie, di spessore molto piccolo, oltre il quale le caratteristiche termofisiche del fluido sono prossime a
quelle asintotiche.
Def : = "SPESSORE DELLO STRATO LIMITE TERMICO" = distanza dalla superficie tale che:
t
T T
t 0
,
99
T T
s
Def :
t* = "SPESSORE STRATO STAGNANTE" = spessore in cui il calore è trasmesso principalmente per
conduzione (analogo allo "spessore di spostamento" dello strato limite dinamico).
(
T T )
s
q h T T K
c c s *
t
K L
h N
c u
* *
t t
Utilizzando la definizione di quest ultimo possiamo vedere che lo spessore stagnante è direttamente collegato
t*
alla conduttanza convettiva: diminuendo aumenta la potenza termica trasmessa e viceversa. Per diminuire
lo spessore dello strato stagnante possiamo aumentare velocità e turbolenza del flusso.
DETERMINAZIONE NUMERO DI NUSSELT
Il modo più "semplice" e conveniente per determinare il numero di Nusselt, e quindi trovare il coefficente di
convezione, è quello di compiere un'analisi dimensionale raggruppando le variabili in gruppi adimensionali
attraverso il teorema di Buckingham, per poi combinare i risultati con quelli provenienti dagli esperimenti. Con
questo metodo evitiamo di risolvere complesse equazioni. Necessaria è però una conoscenza teorica del
fenomeno per applicare in modo mirato il teorema suddetto.
n = { l, K, v, , c , h } = variabili fisiche del problema
p c
m = { L, M, T, t } = dimensioni fondamentali
7-4 = 3 gruppi adimensionali -----> F(
l
a b c d e pf g
K v c h
Prendiamo il generico e sostituiamoci le dimensioni:
c
a -1 -3 b -1 c -3 d -1 -1 e 2 -1 -2 f -1 -3 g
[] = [L] [MLT t ] [LT ] [ML ] [ML t ] [L T t ] [MT t ]
Imponendo che la somma degli esponenti delle singole dimensioni fondamentali sia nulla imponiamo anche
l'adimensionalità alla grandezza Siamo di fronte a un sistema di 4 equazioni in 7 incognite:
b d e g 0
a b c 3
d e 2 f 0
3
b c e 2 f 3 g 0
b f g 0
Dobbiamo quindi dare arbitrariamente un valore