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Rinascimento la diretta analogia per indicare un periodo di eccezionale fioritura per la

letteratura ispanica e per tutte le arti. Volontà di rinnovamento, l’idea di gioventù sono le

caratteristiche basilari che caratterizzano le opere di questo periodo. Il Modernismo è una

rinascita. Esso non nasce come reazione contro il naturalismo, bensì contro lo spirito

materialistico dell’epoca: bisogna ravvivare i nostri spiriti tramite l’emozione artistica,

restituire al sentimento ciò che gli è stato rubato dalla razionalità. Il nostro spirito, infatti, è

stato soffocato da un progresso che ha dato maggiore attenzione all’istinto piuttosto che al

sentimento, l’immaginazione si è assopita e la poesia è assente. Il termine “modernismo”

indica perlopiù una rottura col passato, il desiderio di liberazione dai vecchi sistemi e dai

vecchi pregiudizi. Viene rifiutata l’accettazione della società moderna ed è forte

l’intenzione di ricostruire ciò che è vecchio, di renderlo nuovo. Questo passaggio da

vecchio a nuovo deve nascere da una rottura dalle correnti culturali dell’800: il positivismo

e il realismo. Viene, quindi, spezzata ogni dialettica col passato e segnata una

discontinuità da esso. Il positivismo aveva tradito le aspettative di pace e benessere e di

raggiungimento della felicità che aveva propugnato; il realismo, invece, in seguito alla

perdita delle sicurezze, non sembra più in grado del compito di poter rappresentare il

mondo. La perdita delle certezze si attua in vari ambiti. In ambito scientifico, si scopre che

la realtà non è più solida e non si presta più a una rappresentazione diretta. Gli scrittori,

quindi, cercano di riflettere sulla natura problematica di una realtà priva di parametri saldi.

Nell’ambito della psicoanalisi, poi, vengono introdotte nuove prospettive nei confronti della

coscienza umana, costringendo gli autori di romanzi a una modifica delle descrizioni del

comportamento dei loro personaggi. In ambito antropologico, alcune scoperte fanno

vacillare l’idea di una natura umana unica in seguito alle scoperte di culture lontane. Il

modernismo è, dunque, un ampio movimento formatosi a cavallo tra i due secoli, sulla

base della perdita di certezze e sul conseguente bisogno di una totale riformulazione nella

consapevolezza umana. Da questo bisogno si origina la struttura in crisi della coscienza

moderna. Il modernismo non è affatto un movimento unitario, ma vede al suo interno

l’espressione di diversi linguaggi: romanticismo, decadentismo, impressionismo,

parnassianesimo, simbolismo, estetismo, ecc. Questa componente eterogenea che

caratterizza il modernismo è una conseguenza naturale, proprio perché esso è

l’espressione dell’indeterminatezza della realtà. Il modernismo sarà, dunque,

caratterizzato dall’intreccio di tendenze, correnti, movimenti che si possono sovrapporre

anche nell’opera di uno stesso scrittore, producendo delle sperimentazioni del tutto

originali ed estremamente diverse da quelle degli altri autori modernisti. Lo scrittor

modernista può forgiare uno stile personale per poi mutarlo nel corso del tempo. Il risultato

è una tendenza all’innovazione permanente.

Rubén Darío

3.1.

Félix Rubén García-Sarmiento, più noto con lo pseudonimo “Rubén Darío”, nasce in

Nicaragua nel 1867. Il suo nome comincia a circolare in Spagna con la pubblicazione del

libro Prosas profanas nel 1896 e di Azul nel 1888 e nel 1890. Il rinnovamento attuato dal

poeta nicaraguense, ispirato dalla poetica parnassiana e da quella simbolista, riguarda la

lingua poetica, ricca di immagini e di parole colte o rare, che sono scelte in ragione del loro

valore sensoriale. Inoltre, singolari sono anche l’utilizzo della metrica, versi alessandrini,

dodecasillabi e endecasillabi, e l’organizzazione delle strofe, con la possibilità di

combinare metri diversi e di inventare nuovi schemi di rime. Il successo di Darío venne

consolidato con la pubblicazione di Cantos de vida y esperanza nel 1905, nel quale la

totalità viene espressa dalla forte sensualità e dall’evasione in altri luoghi e in altri tempi,

rappresentando, però, anche una riflessione interiore, che dona maggior senso ai simboli.

All’interno dei Cantos troviamo l’aspirazione del poeta a voler ricercare una comune

identità tra la terra spagnola e le ex colonie americane. Sul filone del dibattito sulla

questione dell’identità nazionale spagnola, Darío partecipa all’elaborazione di un’identità

nazione ispanoamericana. All’epoca, il termine “modernismo” veniva impiegato per

alludere anche a un movimento religioso dissidente. Darío decide di assumere il termine

con orgoglio, sottolineando, così, il senso di rottura con il passato. La presenza di Darío in

Spagna è un fattore fondamentale per le iniziative militanti del modernismo. Il modello

rubendariano presenta tutte le caratteristiche del modernismo: la tendenza all’evasione nel

tempo e nello spazio, il sentimento di solitudine, l’esaltazione dell’irrazionale, del fantastico

e dell’onirico, la predilezione per le tonalità autunnali e crepuscolari. Questi aspetti,

tuttavia, richiamo anche alcuni aspetti della sensibilità romantica, evocati anche nella

ripresa di alcune componenti ideologiche, come il rifiuto del razionalismo esasperato, del

primato del materialismo (il capitalismo come monopolio, raffigurato emblematicamente

dalla grande potenza degli Stati Uniti d’America). I modelli francesi, in particolare i poeti

parnassiani e simbolisti, e quello del postromantico Bécquer sono comuni a Darío e ai

poeti spagnoli di questo periodo. In particolare, i poeti modernisti sono caratterizzati da

un’ampia adesione alle poetiche del simbolismo, portatrici di riferimenti essenziali. Un’altra

sfumatura importante all’interno della poetica rubendariana e modernista in generale è

quella del decadentismo, inteso come ricerca spirituale estenuante di un altrove e di un

altro tempo, da contrapporre alla moderna società borghese. Questo altrove può stare ad

indicare anche l’isolamento nella torre d’avorio, la vita anticonformista da bohémien, nei

ricordi d’infanzia, nei paesi vecchi, nei paesaggi popolati di storia. Il modernismo è

caratterizzato dalla consapevolezza di una élite spirituale che si innesta contro la

tradizione borghese, associata ormai al materialismo capitalistico e degli interessi

economici. La poesia diventa, ora, il più spirituale tra i generi letterari e viene preferita dai

modernisti nella lotta dello spirito contro la materia. Inoltre la poesia deve essere

considerata come il veicolo necessario per l’evoluzione spirituale dell’uomo verso una

nuova vita. La poesia, espressione del sentimento che trascende tutti gli altri generi

letterari, viene utilizzata dai modernisti per demistificare la cultura dell’800 dominata dalla

scienza e dalla tecnica. Solo al singolo liberato dalle costrizioni sociali è permesso di

realizzare una piena condizione umana, in quanto quest’individuo è l’unico capace di

giudicare il mondo da una prospettiva più vasta di quella offerta dalla società. La realtà

della coscienza individuale, interna, diventa più importante di quella esterna. Il poeta,

dunque, diventa un iniziato (vate): colui capace di vedere ciò che agli altri sfugge. La

parola si stacca dalla realtà esterna, per scoprire quella interna, voce profonda. La

funzione principale non è più quella di riflettere l’esterno, bensì di determinare il modo in

cui esso viene percepito. Poiché la realtà va reinterpretata, anche il linguaggio deve

cambiare, in una rielaborazione linguistica basata sui suoi risvolti sensoriali. Le

conseguenza della rapidità del fenomeno dell’alfabetizzazione nelle città divarica il

pubblico virtuale del libro. Infatti, a differenza dello scrittore dell’800, lo scrittore del ‘900 si

trova a non soddisfare un arco sufficientemente ampio di lettori. Lo scrittore si chiude

all’interno dello spazio segreto della propria intimità, nello scavo autobiografico, che logora

la struttura letteraria tradizionale, decompone il dialogo nell’uso soggettivo e simbolico

delle cose, arriva a forzature della semantica nell’espressione di uno stile antinaturalistico.

Viene proposta nelle opere moderniste l’immagine di una realtà irrazionale e

contraddittoria. L’utilizzo di diverse ipotesi sperimentali corrisponde alla risposta critica

della percezione di una realtà disgregata: la scelta difensiva dello spazio privato come

luogo separato dall’irrazionalità sociale, o il rifiuto di ogni funzione associata alla poesia,

che dà luogo alla poesia pura, che esprime il distacco dalla società moderna.

Juan Ramón Jiménez

3.2.

Nato a Huelva nel 1881, studia presso i Gesuiti a Cadice. In seguito studia giurisprudenza

e legge i grandi poeti romantici. Nel 1900 si trasferisce a Madrid dove entra in contatto con

l’élite culturale del tempo. In particolare, conosce Rubén Darío, il quale influenzerà a lungo

la sua poetica. La morte del padre aumenta la sua paura della morte e delle malattie. La

depressione lo costringe a trascorrere lunghi periodi in clinica a Bordeaux, compiendo

viaggi in Francia e in Italia. Si trasferisce, poi, definitivamente a Madrid, dove organizza

riunioni culturali per gli intellettuali. In Francia, Jiménez aveva subito l’influsso della nuova

poetica decadente: Mallarmé, Rimbaud, Baudelaire, allontanandosi da Darío e

riscoprendo il fascino per Bécquer. Fonda la rivista Helios alla quale scrivono un grande

numero di intellettuali. Viaggia a New York nel 1916 per sposarsi con Zenobra Camprubí

Aymar, che aveva conosciuto a Madrid tre anni prima. Fino al 1920 decide di isolarsi dalle

preoccupazioni della vita esterna. Poco dopo l’inizio della guerra civile, i coniugi Jiménez

si trasferiscono negli Stati Uniti. Qui compiono molti viaggi, tra cui L’Avana, Miami,

Washington, Maryland. Nel 1946 ha una forte crisi depressiva .Due anni dopo compie un

viaggio in Argentina e in Uruguay, ritrovando, all’interno di quell’ambiente ispanico, la

serenità perduta. Gli ultimi anni della sua vita li trascorre a Portorico, dove insegna

all’università. Nel 1956 viene insignito del premio Nobel e tre giorni dopo muore Zenobia. Il

poeta si lascia andare fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 1958. Il giovane

Jiménez è un poeta fortemente influenzato dal decadentismo e dal modello becqueriano.

Tuttavia, quella di Jiménez è una poetica meno intimista. Da Bécquer adotta la concezione

della vita spirituale. L’influsso simbolista del periodo francese si esprime all’interno di Arias

tristes (1903), in cui Jiménez elabora un lessico ristretto che crea un paradigma

simbolistico attorno ad alcune immagini definite (la luna, la notte, il giardino). I paesaggi

appaiono emanazione della malinconia e nella comunione spirituale con la natura si attua

l’ideale della percezione magica dell’istante senza temporalità. Il tema della morte fa parte

del senso di fugacità del vivente e rimane sempre la speranza di un ritorno di una nuova

primavera. Lo smarrimento delle illusioni si ritrova nelle sue elegie, in cui il poeta diventa

incarnazione del dolore che nasce dal senso di una mancanza indefinita. Ne La soledad

sonora vengono ripresi i toni elegiaci, ma nello stesso tempo la solitudine acquista un

valore positivo, ovvero come opportunità di una comunione più profonda con la natura e,

quindi, con la poesia. All’interno di Estío il tema centrale è il sentimento amoroso che

acquista stabilità attraverso l’appropriazione dell’essenza della donna amata, ricreata

nell’anima del poeta. La svolta innovatrice si ha con Diario de un poeta recién casado, il

cui titolo successivo diventerà Diario de poeta y mar. Qui viene effettuata una scelta

lessicale diversa da quella dei libri precedenti. Fa riflettere qui la mancanza di aggettivi

sensoriali, frequenti in precedenza. Viene utilizzato il verso libero, forma che Jiménez

considera appropriata per il poeta che vuole controllare la poesia e non il contrario. Spicca

l’alternanza dei versi con una prosa poetica agile e ricca di sfumature. Qui la novità è la

riscoperta del proprio io, se pur in immagini ristrette. In quest’opera poetica, i simboli

acquistano piena vita soltanto nello sviluppo complessivo del libro. L’intervallo a New York

gli permette di effettuare una piena accettazione dell’amore e del mare, riconosciuti, ora,

non più come assoluti esterni al poeta, bensì interni ad esso. Una nuova sicurezza anima

l’opera Eternidades, che consente all’autore di dichiarare il suo disaccordo con tutta la sua

poetica precedente, in quanto soffocata da un eccesivo utilizzo di immagini. Il suo compito,

ora, sarà quello di cogliere il nome esatto delle cose, l’essenza delle cose percepite

riversata all’interno della parola che la rappresenta in maniera ottimale e senza bisogno di

complementi. Viene, dunque, abbandonata la vaghezza. Non ci sono barriere tra la totalità

dell’universo e l’anima del poeta. Qui la parola è coinvolta in un processo di arricchimento

verso la profondità del significato, fino a diventare necessaria anche per gli altri, i lettori.

Jiménez persegue la strada intrapresa con decisione e non pretende nemmeno dal suo

pubblico una piena comprensione del sistema intellettuale che soggiace alla sua nuova

poetica. Il traguardo di questa poetica è raggiunta nella Estación total (1946), in cui si

riassume nel desiderio di eternità la volontà di voler portare a compimento il possesso

totale della bellezza. In relazione a questa nuova idea di completezza, anche la morte

trova un senso positivo. Il poeta apprende il linguaggio dell’universo nelle manifestazioni

della natura, nel ripetersi delle stagioni, la cui essenza è la stagione totale. È evidente, qui,

l’influsso platonico e romantico. Jiménez conferisce al poeta anche un alone di religiosità,

elevandolo al pari di un poeta-dio creatore del proprio mondo. L’obiettivo della sua

avventura intellettuale verso la purezza poetica, mera attività dello spirito, si astrae dalle

realtà corporee e dal mondo delle passioni per esaltare il potere creativo della parola.

Antonio Machado

3.3.

Nasce a Siviglia nel 1875 e a otto anni si trasferisce a Madrid con la famiglia. Studia

presso la Institución Libre de Enseñanza. La morte del padre lascia la famiglia in

condizioni economiche precarie. Frequenta poco gli ambienti culturali di Madrid, ma

conosce Unamuno, Jiménez e altri intellettuali spagnoli dell’epoca. Si reca diverse volte a

Parigi, conoscendo Oscar Wilde e Rubén Darío, Bergson. Nel 1907 si trasferisce a Soria,

in Castiglia, dove insegna francese presso una scuola. Nel 1909 sposa Leonor Izquierdo

Cuevas. Resterà a Soria fino alla morte della moglie, avvenuta nel 1912. Insegna, poi,

francese a Baeza, una città dell’Andalusia che egli sente come fredda, cupa e molto

provinciale. La asfissiante vita di Baeza gli appare il simbolo della deleteria realtà

spagnola, suscitando l’indignazione di Machado. Nel 1919 si trasferisce a Segovia,

creando varie riunioni con giovani poeti. A Madrid conosce gli esponenti delle nuove

poetiche, le quali gli sembrano estranee nel loro processo di depurazione. La sua poetica

è caratterizzata da una forte matrice personale, estranea alla poetica di Jiménez e dei

nuovi poeti di quegli anni, i quali, secondo Machado, erano visti troppo concettuali e poco

intuitivi. Durante il periodo della repubblica, Machado collabora attivamente alla vita

politica culturale del governo. Con la fine della guerra civile nel 1939, Machado, assieme

alla sua famiglia, fugge dai nazionalisti vincitori cercando di varcare i confini francesi. Ci

riuscirà, morendo, però, il mese dopo. All’interno di Soledades sono raccolti i testi poetici

scritti tra il 1899 e il 1902. La raccolta, poi, venne intitolata Soledades, galerías y otros

poemas (1907). Questa raccolta presenta l’impronta formale del modernismo

rubendariano e contemporaneamente viene effettuata la scelta verso un linguaggio

apparentemente semplice che, insieme all’intensa introversione, conferiscono un tono

molto personale alla raccolta poetica di Machado. Lo stesso titolo, Soledades, annuncia

l’essenza intimistica del libro. Solitudini non solo dell’uomo, ma anche di uno spazio

deserto, abitato soltanto dal soggetto che, simbolo del viaggiatore, trascorre dei dialoghi

autobiografici con le immagini degli oggetti e i fantasmi del passato. Questo perenne

vagare del poeta in cammino senza un traguardo è l’espressione del trascorrere del tempo

e del timore della finitezza e del nulla. L’orizzonte della strada percorsa resta incerto.

Importante è il processo di trasfigurazione simbolica delle immagini. Machado fa ampio

uso del metro tipico del modernismo rubendariano: il verso alessandrino. Inoltre

importante è la presenza di dati sensoriali, visivi e acustici. In Soledades troviamo

immagini tipiche dell’epoca, associate alla corrente del decadentismo. Tutto appare velato

da una tonalità di malinconia, nostalgia e delusione. Le immagini formano un sistema

linguistico personale che si caratterizza dalla loro chiave simbolica, nonché riflesso degli

stati d’animo del poeta: la sera, l’acqua della fontana, la noria, il fluire del tempo

rispecchiano simbolicamente i temi della vecchiaia, del tempo, della morte, dell’angoscia e

della solitudine da una parte, mentre dall’altra esprimono un paradigma vivace delle

sensazioni. Le immagini di questo lessico rappresentano gli universali del sentimento che,

secondo Machado, costituiscono i temi del destino umano, del tempo e della morte nel

contatto fra l’anima e il mondo e che solo il poeta può esprimere, in quanto si sottrae al

linguaggio corrente. All’interno di questa raccolta poetica Machado vuole fissare

nell’immagine la singolarità dell’istante percepito e l’essenza delle cose, che, nella visione

di Machado, acquisiscono esperienza. Secondo Machado, infatti, il tempo è vivo, è

personale, non è astrazione. Il tempo per Machado è la durata della storia individuale,

dove non ci sono limiti personali. Da qui la sensibilità acuta per il divenire delle cose e del

tempo che distrugge. L’unico riscatto possibile all’azione distruttrice del tempo è la

creazione di una poesia che renda immortale nel tempo la propria storia. In Campos de

Castilla (1912), scritta durante il soggiorno a Soria, il poeta si lascia catturare dalla

bellezza del paesaggio della regione, attraverso tratti essenziali e soggettivi. Insieme alla

meditazione sul tempo si aggiunge qui, influenzato dalla breve esperienza amorosa, la sua

azione distruttrice. La raccolta, però, segna uno stacco importante dalle Soledades, non

solo per il suo sguardo non più rivolto verso l’interno, bensì rivolto verso l’esterno, ma per

l’introduzione della storia. All’interno del testo, infatti, troviamo tracce del dibattito

sull’identità nazionale, dedicate all’evocazione del passato nazionale della Spagna

presenti nei paesaggi della sua regione più rappresentativa, la Castiglia. Il cui passato

viene contrapposto alla decadenza attuale dei luoghi e alla cupa solitudine degli uomini. I

percorso dell’anima castigliana si estendono, poi, all’Andalusia, con un nuovo spirito critico

che cancella la cordiale partecipazione alla terra e con le sue persone, riservata ora alla

Castiglia. Il tono del poeta diventa sempre più critico, talvolta satirico. La raccolta è ricca di

riferimenti autobiografici. La simbolica primavera della gioventù rimpianta e desiderata in

Soledades appare ora con la nuova connotazione di una speranza civile. In Nuevas

canciones (1924-1930), redatto a Baeza, Machado si muove verso una riscoperta del

paesaggio andaluso, costantemente contrapposto a quello di Soria, nel ricordo sempre più

sfumato della moglie Leonor. Accanto alla dispersione tematica troviamo, qui, una pluralità

di stili: il poeta privilegia forme classiche brevi (sonetto) alternate con forme tradizionali

popolari. Inoltre Machado sviluppa, qui, una riflessione sulla poesia, in cui contrappone

l’ispirazione naturale e autentica a quella astratta, con riferimenti alla poesia pura

modernista. Frequente è l’utilizzo da parte di Machado di eteronimi. Il più importante fu

Juan de Mairena (1936), raccolta di sentenze, dialoghi e memorie attribuiti al discepolo di

Abel Martín che si definisce il poeta del tempo. Juan de Mairena, e, con lui, Machado, si

pone in contrasto con la funzione dell’élite intellettuale di guida spirituale della nazione in

quanto egli afferma che egli non vuole educare “i più”, ma il suo unico interesse è l’uomo.

All’interno di quest’opera troviamo elementi come il dilemma della separazione tra

l’individuo e gli altri e tra percezione e realtà. Juan de Mairena rifiuta il soggettivismo

romantico, preferendo una poesia nuova, che sia la voce delle masse, per il popolo. Juan

de Mairena, rispecchiando Machado, preferisce una prosa ironica e concisa, rifiutando il

linguaggio barocco.

Miguel de Unamuno

3.4.

Miguel de Unamuno y Jugo nasce a Bilbao nel 1864. Perse molto presto il padre, dal

quale ereditò una biblioteca molto fornita di testi letterari. Si reca a Madrid per studiare

lettere e filosofia. La prima formazione di Unamuno è di stampo positivista, credendo in

una iniziale fiducia nell’idea di progresso. Tornato nella terra natale, sposa Concepción

Lizárraga, dalla quale avrà dieci figli, uno dei quali morirà nel 1902, colpendo

profondamente l’artista. Insegna greco antico e storia della lingua spagnola all’università di

Salamanca e nel 1900 ne diventa rettore. Amico del dirigente del partito socialista,

comincia a scrivere articoli politicamente impegnati. A partire da un certo punto della sua

vita, Unamuno respingerà ogni rigidità ideologica ed eviterà sempre prese di posizione

univoche. Nel 1914 viene rimosso dall’incarico di rettore dell’università per le sue posizioni

politiche. Per il suo atteggiamento critico contro la dittatura di Primo de Rivera e contro il

re, viene inviato al confino nelle Canarie. Va, poi, in esilio volontario in Francia. Caduta la

dittatura, torna in Spagna e viene nominato rettore a vita dell’università di Salamanca.

Deluso dalla nuova politica repubblicana, vede nell’insurrezione militare di Franco una

possibilità per migliorare la situazione spagnola. Tuttavia, all’inaugurazione dell’anno

accademico 1936-1937, Unamuno protesta apertamente, in presenza di Franco, contro la

brutale violenza del suo regime fascista. La conseguenza sarà l’isolamento nella sua casa

di Salamanca, dove muore nel 1936. Forte polemista, Unamuno incarna l’anima

anticonformista del modernismo spagnolo. Come poeta, Unamuno non disdegna la satira

e la polemica, rivelando nei suoi componimenti una vena intimistica che vede come

riferimenti i libri dei grandi poeti del romanticismo. Unamuno, nelle sue opere, entra in

comunione spirituale con il paesaggio, in contrasto con la sua figura pubblica di polemico.

In iniziale polemica contro le tendenze letterarie in voga al momento, Unamuno, poi,

riconosce la loro importanza, per la creazione di uno stile assolutamente personale, che

esalti la spontaneità del soggetto. Oppositore dell’artificiosa poetica modernista, attraverso

le sue critiche Unamuno riesce a raggiungere una continua sperimentazione formale dei

diversi stili letterari, attraverso l’esplorazione del linguaggio, considerato lo strumento di

accesso dell’uomo all’essenza dell’umanità, rifiutando o rielaborando gli schemi

tradizionali e contaminando continuamente i propri. La produzione letteraria di Unamuno è

ricca di riflessi autobiografici, in quanto per lui la scrittura è concepita come

un’autobiografia in divenire, in cui vengono espresse le varie personalità dell’io. Unamuno

indaga il molte delle sue opere il tema della morte e dell’esistenza. Nell’opera Del

sentimento trágico de la vida en los hombres y en los pueblos (1913) il sentimento tragico

è caratterizzato dall’immagine che l’uomo ha dell’io, dilaniato da continui conflitti e in lotta

per la sopravvivenza. Nel libro appare una meditazione sul contrasto perenne fra ragione

e fede, che per Unamuno corrispondono rispettivamente alla morte e alla vita. La sua

concezione di fede è quella di chi, sapendo secondo ragione di essere mortale senza la

prospettiva di un aldilà, vuole comunque affermare questa sua caratteristica di finitezza,

credendo nell’immortalità dell’io, insieme di anima e corpo, con tutti i condizionamenti e le

passioni della vita. Unamuno, con le sue opere, vuole provocare nel lettore inquietudine, al

fine di strapparlo dalla passività e costringerlo a occuparsi dei problemi fondamentali

dell’uomo. Fondamentale il concetto di intrahistoria, ovvero la storia della piccola gente,

dei singoli individui. In Amor y pedagogía (1902)Unamuno impiega una scarsa precisione

e abolisce la costruzione degli ambienti e di ogni particolare che possa distogliere

l’attenzione dall’interiorità dei personaggi, all’interno di una trama piuttosto semplice,

volutamente discontinua. Da una prospettiva ironica vengono analizzare le conseguenze

di un’educazione esclusivamente razionale e scientifica, senza sentimenti. La novità

rispetto alla narrativa dell’800 risiede nella teoria della nivola, neologismo che, storpiato

dalla parola novela (romanzo) definisce gli sviluppi di una scrittura improntata a sovvertire

gli schemi tradizionali e di offrire al lettore diverse capacità interpretative. La nivola più

importante di Unamuno è Niebla (1914). Il nome del protagonista di questo romanzo,

Augusto Pérez, contiene in sé l’eccezionale (il nome) e il banale (il cognome) insieme.

Importane in questo romanzo è il tema del libero arbitrio. La modernità dell’invenzione

narrativa di Unamuno si avvicina tantissimo a quella di Pirandello, nonostante i due

abbiano detto di non conoscersi e di non aver mai letto nulla l’uno dell’altro. All’interno dei

romanzi di Unamuno è indubbia la presenza di una componente della psicologia di Freud.

Curioso ibrido tra autobiografia e riflessione meta letteraria è l’opera Cómo se hace una

novela (1927), in cui un uomo, trasposizione della biografia di Unamuno, si imbatte in un

libro che descrive situazioni simili a quelle vissute da lui stesso. Egli non può fare a meno

di leggere avidamente il libro, anche se sa che alla fine andrà in contro alla propria morte.

Josè Martín Ruiz “Azorín”

3.5.

José Martín Ruiz, più noto con lo pseudonimo “Azorín” nasce ad Alicante nel 1873 da una

famiglia conservatrice. Studia giurisprudenza e inizia a dedicarsi soprattutto a battaglie

politiche, mostrando un atteggiamento abbastanza polemico. Viene eletto in parlamento

nella schiera dei conservatori. Nel 1936 appoggia la rivolta militare e si trasferisce in

Francia. Al suo rientro in patria nel 1939, nonostante si dichiari favorevole al regime di

Franco, vivrà una vita appartata a Madrid, dove muore nel 1966. La sua scrittura si avvale

di un forte simbolismo decadente. Azorín è un personaggio che si trova all’interno di due

romanzi: La voluta (1902) e Antonio Azorín (1903). Il primo rappresenta lo scontro di

Antonio Azorín con l’insensibilità di un ambiente gretto, specchio della società madrilena,

disumana. Non troviamo una trama vera e propria all’interno del romanzo, in quanto,

secondo Azorín, la vita non ha una trama precisa, ma è contraddittoria. Il ruolo di

connessione tra le impressioni spetta allo stile, che deve, quindi, esprimere il conflitto tra

azione e contemplazione e il concetto di fugacità del tempo. Azorín affida alla letteratura il

compito di conservare il ricordo contro l’azione distruttrice del tempo. La sperimentazione

di Azorín si realizza soprattutto nella cura del linguaggio, rilevabile nella concisione della

sua prosa,attuata attraverso una sintassi semplificata e l’utilizzo del sostantivo quale

espressione esatta dello spirito delle cose. Si arriva alla costruzione di un lessico puro.

Variazioni della narrativa modernista

All’interno della narrativa di Unamuno e di Azorín assistiamo a una messa in discussione

del prevalere della prospettiva soggettiva. Le premesse di questo mutamento sono da

imputare ad alcune considerazioni sul discorso modernista: la percezione frantumata della

realtà esterna e di quella interna; l’introversione che predilige lo spazio intimo della

coscienza come oggetto di analisi dei romanzi; la concezione non più lineare del tempo.

L’esistenza, ora, non appare più descrivibile come una successione ordinata di eventi.

L’impressione della continuità del tempo prodotta dalla narrazione tradizionale si trova,

ora, in contrasto con l’esigenza di rappresentare una realtà fondamentalmente illogica e

contraddittoria. Siccome la realtà è mutevole, essa sfugge alla percezione dei sensi. Per

capirla bisogna rifletterci sopra attraverso la descrizione, spesso presentata in forma

dialogica. Diventa, così, di estrema importanza il ruolo della variabile della prospettiva

soggettiva. Vengono sperimentati ibridi tra prosa e poesia, tra romanzo e saggio. Per lo

scrittore modernista, a differenza di quello realista, la natura è provvisoria ed il punto di

vista non è stabile, ma può subire modifiche. L’influsso delle condizioni sociali sullo

sviluppo dei personaggi diminuisce e, con esso, la determinazione precisa di spazio e

tempo. Questa impossibilità di narrare la realtà viene accompagnata dalla discontinuità e

dalla dispersione. Cambiano la progressività dell’azione e la coerenza della storia narrata

che può non rispettare la cronologia degli eventi, o può presentare un finale aperto. La

struttura portante del racconto viene indebolita o alleggerita. Viene interrotto il

convenzionale per narrare in maniera oggettiva introducendo pause per la riflessione

interiore o per la percezione soggettiva. Il narratore modernista, a differenza di quello

realista, non intende rappresentare il mondo nella sua totalità, ma si concentra su

raffigurazioni parziali. La varietà del discorso modernista si può presentare nella

diversificazione dei suoi principi e nella ricerca di nuove forme di rappresentazione.

Variazioni della narrativa realista

Di fondamentale importanza è la pubblicazione di novelle e romanzi brevi su settimanali. A

queste pubblicazioni partecipano gli scrittori più importanti del periodo. Questo tipo di

pubblicazione per loro rappresenta un’importante fonte di guadagno. L’estensione della

fascia di lettori ai quali si rivolge questa forma di pubblicazione richiede una scrittura

rispettosa degli schemi tradizionali, quelli del romanzo dell’800: il realismo e il naturalismo.

Ciò implica un’adesione alla visione del mondo fondata sulla certezza della realtà esterna.


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Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher darkside1012 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura spagnola 3 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof D'Agostino Maria.

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