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Riassunto esame Contabilita' Internazionale, prof. Guidantoni

Riassunti dei principi contabili internazionali Ias/ Ifrs presentati al corso.
Presenti anche indicazioni su come contabilizzare alcune operazioni secondo tali principi. Argomenti trattati: il framework come elemento non contabile, finalità del bilancio.

Esame di Contabilità internazionale docente Prof. S. Guidantoni

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DIFEFRENZE COSTO ACQUISTO E VALORE CONTABILE NETTO ACQUISTATO

Se il costo da me pagato per la partecipazione è superiore al valore della quota di netto da me acquistata, questo può

dipendere dal fair value della attività e passività della collegata che è diverso dal loro valore contabile o dalla presenza

di un eventuale avviamento.

Devo riuscire a capire da quale dei due fenomeni dipende!!

NB: al momento dell’acquisto della partecipazione la stessa viene iscritta al suo costo d’acquisto sempre e comunque.

Devo condurre una analisi di questo tipo:

1. Stimo il Fair Value delle attività e passività della collegata. Se questo porta a delle differenze rispetto al valore

contabile delle stesse, è dovuto all’effetto fiscale delle differenze temporanee. Provvedo a calcolare tale

plusvalore al netto degli effetti fiscali ( moltiplicando cioè il plusvalore trovato per l’aliquota di riferimento).

Se valore contabile < valore fair value al netto dell’effetto fiscale, ho un avviamento!!!

2.

 –

Avviamento = costo acquisto della partecipazione fair value netto della quota acquistata delle attività e delle

passività.

Ma come imputo questi valori nel conto economico ( cioè la differenza fra costo e valore contabile partecipazione) ???

 L’Avviamento viene incluso nel valore di carico della partecipazione e non viene ammortizzato nel calcolo

della quota di utile delle collegata di spettanza della partecipante ( vedremo dopo cosa significa).

 va ammortizzata sul risultato d’esercizio della collegata in

La differenza al fair value valore attività e passività,

spettanza della partecipante; Per i prossimi esercizi in cui le attività e passività di maggior valore avranno vita

utile!!!! 

x 650 €. Aliquota fiscale al 40 % 390 €. Su un periodo di vita utile residua di

Es. ho plusvalori lordi da fair value

 32,5€.

12 anni

Per i prossimi 12 esercizi imputo i 32,5€ al reddito contabile della collegata ( al reddito contabile non quello imputato

alla partecipante). Quindi avrò risultato esercizio collegata ammortamento plusvalore netto = reddito società

rideterminato * quota della partecipante = UTILI SU PARTECIPAZIONI ( nel pl della partecipante).

NB. Reddito effettivo diverso dal reddito rideterminato nella misura dell’ammortamento!!! La percentuale di spettanza

la calcolo su quello rideterminato non su quello effettivo!!!!

 Così ho ammortizzato il plusvalore die beni e rilevato il risultato di effettiva spettanza.

Nell’hp utile di 100, ammortamento plusvalore 32, 5, avrò utile su partecipazione ( 20 % ) per 13,5 €!! ( 100 – 32,5 =

67,5. 67,5 * 20% = 13,5).

PARTECIPAZIONI 13,5

UTILI SU PARTECIPAZIONI 13,5

NB nel caso di avviamento negativo, non cambia niente!! Semplicemente al primo esercizio utile attribuisco tutto il suo

valore nell’utile derivante dalla partecipazione ( che deve comunque essere espresso al netto del plusvalori da fair

value). Il calcolo rimane identico!!!

OPERAZIONI INTERSOCIETARIE ( par. 22)

Si chiamano operazioni intersocietarie le operazioni intrannetute fra la paretcipante ( e sue controllanti consolidate ) e la

collegata.

Sono operazione verso l’alto quelle dalla collegata alla partecipante e verso il basso quelle dalla partecipante alla

collegata.

Dobbiamo eliminare dal risultato della collegata, e quindi anche dalla quota di pertinenza della partecipante, gli utili e le

perdite realizzate per operazioni inter societarie non ancora realizzate verso terzi ( quelle verso terzi ovviamente

concorrono all’utile finale). Cioè se ad. Esempio la collegata vende merci alla partecipante e questa le vende poi a terzi

non succede niente, ma se parte di queste merci acquistate dalla partecipante dalla collegata, rimangono in magazzino

allora occorre stornare il margine non realizzato, in altre parole la differenza fra costo acquisto e valore unitario, dal

reddito di pertinenza della partecipante.

Es. x partecipante e y collegata, y vende 60 unità a 1,5 € a x che ne vende a sua volta 40 a terzi e venti ne tiene in

magazzino ( valutate ad 1 €, costo originario acquisto delle merci per y).

I venti pezzi non venduti da x rimangono invenduti, costituiscono una operazione inter societaria non ancora realizzata

con i terzi. Queste non devono concorrere a formare il risultato economico finale di x.

Come?? 20 unità non vendute * 0,5 ( margine non realizzato, trovato come differenza costo acquisto per y e costo

acquisto per x) = 10 ( al lordo delle imposte). Per aliquota di riferimento, trovo il reddito da stornare da quello realizzato

per ottenere quello rettificato.

INFORMAZIONI INTEGRATIVE

 Deve essere fornito il fair value delle partecipazioni valutate secondo il metodo del patrimonio netto.

 Deve essere fornito un riepilogo della situazione patrimoniale economico finanziaria delle collegate, incluso il

totale della attività, passività, ricavi e risultato d’esercizio.

 Devono essere indicate le motivazioni per cui si considera di avere una influenza notevole nonostante una

partecipazione inferiore al 20 % e le motivazioni per le quali si pensa di non avere un’influenza notevole

nonostante il possesso di più del 20 %.

 Deve essere fornita la data di chiusura del bilancio della collegata, se questo viene utilizzato per il calcolo della

partecipazioni secondo il metodo del patrimonio netto.

 Deve essere indicato il motivo per cui una partecipazione in collegata non viene contabilizzata secondo il

metodo del patrimonio netto nel rispetto del paragrafo 13 ( eccezioni al metodo del patrimonio netto).

IMMOBILI, IMPIANTI E MACCHINARI IAS 16

A quali beni si applica lo Ias 16?? Tutti immobili, impianti e macchinari eccetto quando un atro principio richiede un

 Beni posseduti per l’impiego nella produzione o fornitura di beni e servizi, per

trattamento contabile differente.

affittarli o per finalità ammnistrative e destinati ad essere utilizzati per più esercizi ( # 6 ).

Non si applica lo Ias 16 a :

 Immobili, impianti e macchinari destinati alla vendita (Ifrs 5);

 Investimenti immobiliari ( Ias 40 ) ;

 Attività biologiche connesse all’attività agricola ( Ias 41 );

 Attività per esplorazione e valutazione di giacimenti minerari ( Ifrs 6 );

 Diritti e giacimenti minerari ( Ifrs 6 ); definizione e riconoscimento dell’attività;

Seguire i criteri generali indicati dal Framework per Resta da capire quali

voci di costo devono essere iscritte come immobili , impianti e macchinari. Devono essere così contabilizzati i costi

sostenuti inizialmente per acquisire immobile, impianto o macchinario ( # 11 ) e i costi sostenuti successivamente per

manutenzione, sostituzione componenti e migliorie ( # 12 ). NB : con le dovute particolarità.

COSTO DI ACQUISIZIONE

Le componenti del costo di acquisizione dipendono dalle modalità di acquisto dello stesso, principalmente sono tre :

1. Acquisto, il bene viene iscritto al suo costo di acquisto ( costo in fattura al netto di Iva, eccetto quella

indetraibile, e sconti commerciali) più oneri accessori ( non sono tutti capitalizzabili, lo sono quelli necessari

per portare il bene nel luogo e nelle condizioni necessarie per il suo funzionamento; Dal momento in cui il

bene è pronto per l’impiego desiderato gli oneri sostenuti non sono più capitalizzabili ).

2. Costruzione interna o presso terzi, sorge il problema di determinare il costo di produzione. Il costo di

produzione è uguale ai costi diretti di produzione ( materiali diretti, servizi diretti e manodopera diretta ) più

gli oneri indiretti ( la sola manodopera indiretta. Non sono attribuibili materiali indiretti, spese amministrative,

ammortamenti, costi commerciali, costi di R & S, manutenzioni) , attribuiti in maniera sistematica ( cioè

secondo la quantità effettivamente impiegata ). Non sono capitalizzabili le diseconomie derivanti da sprechi di

materiale lavoro o altre risorse.

 Non è possibile iscrivere tutto il costo di produzione calcolato secondo i criteri visti precedentemente. E’

possibile iscrivere solo il valore maggiore fra il Fair Value ( meno i costi di vendita ) e il valore d’uso. La

differenza è il valore non capitalizzabile.

 oneri finanziari sostenuti per l’acquisizione del bene???

Come tratto gli l’acquisizione

Lo Ias 16 , # 22, obbliga a capitalizzare gli oneri finanziari sostenuti per e costruzione delle attività

di tempo prima di essere pronte all’utilizzo per esse previsto.

che necessitano di un rilevante periodo

La capitalizzazione dei suddetti oneri finanziari deve rispettare le regole impartite dallo Ias 23, cioè devo

capitalizzare gli oneri sostenuti durante il periodo di produzione, al tasso di interesse applicato se si tratta di un

finanziamento specifico, mentre se ho utilizzo le normali linee di credito dell’impreso calcolo il tasso di

attualizzazione tramite una media ponderata dei tassi applicati all’impresa.

Il periodo di produzione ( Ias 23, # 17, 20 , 22) al fine della capitalizzazione degli oneri finanziari inizia con il

momento in cui per la prima volta sostengo costi per il bene, oneri finanziari e intraprendo attività necessarie per lo

contemporaneamente ) e finisce con il momento in cui il bene è pronto per l’impiego

sviluppo del bene ( tutte e tre

previsto, cioè ho fatto tutte le azioni necessarie per realizzare il bene conformemente alle direttive aziendali.

NB: Il periodo di capitalizzazione degli oneri finanziari viene sospeso quando sospendo per un periodo prolungato

le attività di sviluppo del bene.

CALCOLO DEGLI ONERI FINANZIARI DA CAPITALIZZARE

Capitalizzo solo gli oneri finanziari sostenuti per ottenere credito al fine di pagare il bene in costruzione.

Calcolo l’esborso sostenuto ( se somma pagata per il bene è corrisposta in più periodi provvedo moltiplicare

), sulla base di questo capitalizzo prima l’esborso dovuto al finanziamento

ciascuna somma per n.mese / tot mesi

specifico ( esborso * tasso del finanziamento specifico ) e poi quello dei finanziamenti non specifici, se quello

specifico non è sufficiente a coprire l’intero esborso ( [tot. Esborso – esborso coperto fin. Spec. ] * tasso medio

altre linee di credito ( sommatoria interessi maturati / sommatoria somme prese a prestito).

Contabilmente provvederò al 31 / 12 a stornare la quota di interessi prima calcolata dagli interessi passivi alle

immobilizzazioni.

COSTI SUCCESSIVI ALL’ACQUISIZIONE

Seguono le seguenti regole di capitalizzazione :

1. Manutenzioni ordinarie, no possono essere capitalizzate, eccetto interventi sui beni acquistati e deteriorati.

2. Migliorie, capitalizzabili solo se rispondo al criterio generale; Cioè è probabile che i flussi in entrata

affluiranno all’entità e l’ammontare è determinabile.

3. Sostituzioni di componenti, devo provvedere a capitalizzare il nuovo componente ed eliminare

contabilmente il componente sostituito.

4. Manutenzioni cicliche, capitalizzo la nuova manutenzione ed elimino contabilmente quella precedente.

MISURAZIONE SUCCESSIVA AL RICONOSCIMENTO

Al omento dell’oscrizione del bene in bilancio queste viene misurato al costo storico, cioè al Fair Value!! Può

conicidere con il costo d’acquiosto se quest’ultimo è stato realizzato in una libera transazione; Può anche essere

maggiore o minore del costo storico.

Successivamnete all’iscrizione l’impresa può decidere su utilizzare :

1. Valutazione al costo storico;

periodica ( revaluation model ), scegliendo questa alternativa l’impresa si obbliga a rivalutare

2. Rivalutazione

periodicamente ( cioè ogni anno ) tali beni più quelli ad essi simili per natura e impiego ( DIVIETO

RIVALUTAZIONI SELETTIVE).

 E’ possibile passare da un metodo all’altro, ma questo non comporta l’applicazione dello Ias 8, cioè valutazione

impatto sui bilanci passati della nuova politica contabile ( anche perché sarebbe impossibile effettuare perizie di stima a

ritroso nel tempo).

Come si determina il Fair Value delle immobilizzazioni immateriali??

Il valore viene determinato sulla base di perizie realizzate da esperti dei beni rivalutati sulla base dei prezzi di mercato (

es. terreni e fabbricati); Per quei beni che non hanno valore riscontrabile sul mercato si cerca di stimare il valore attuale

netto dei benefici futuri di quel bene o il suo costo di sostituzione al netto degli ammortamenti ( cioè il valore di un bene

a lui analogo per grado di usura, al netto degli ammortamenti) # 32, 33.

NB: non si può applicare il fair value di primo livello, come per le attività finanziarie, perché non esiste fungibilità per

gli immobili ( cioè perfetta sostituibilità).

Metodo della rivalutazione periodica

Si ha l’iscrizione iniziale al fair value, ma tutte le volte che si realizza una differenza di valore rilevante ( nell misra di

un 5 %) del bene, deve provvedere ad aggiornare tale valore. E’ previsto il divieto rivalutazioni soggettive ( # 36 ), cioè

una volta applicato il metodo ad un bene lo deve applicare anche a tutti quelli simili per natura ed impiego. Occhio al

consolidato!! Se il metodo è usato da un impresa del gruppo quando vado a consolidare sono obbligato anch’io ad

che non annulli l’effetto del metodo prima di consolidare i bilanci.

attuarlo, a meno

2 modi per esprimere la rivalutazione periodica:

1. Rivaluto sia il valore del costo originario del bene, sia il valore del fondo ammortamento ( così facendo si

allinea il valore contabile);

2. Storno il fondo ammortamento del bene, quindi provvedo a rivalutare il valore netto contabile residuo.

In entrambi i casi si realizzerà una plusvalenza/minusvalenza da rivalutazione; Come classificarla ?? OCI o PL??

REGOLA DELLA LINEA DEL COSTO, la linea del costo è la linea degli ammortamenti che il bene avrebbe seguito

senza rivalutazione.

Es. immobile che vale 1000, f.do amm.to 400: Linea di costo

600 500 400

x4 X6

Anno X5

In questo esempio, in generale per ogni linea di costo, tutte le rivalutazioni che tengono il valore sopra la linea di costo,

vanno nella sezione OCI ( sia che siano di segno negativo, che di segno positivo).

Al contrario tutte le rivalutazioni, indipendentemente dal segno, che stanno sotto la linea di costo vanno nella sezione

PL del conto economico.

La rivalutazione va fatta si al 31 /12 ma solo dopo l’ammortamento.

Ciascuna rivalutazione obbliga alla rilevazione della fiscalità differita ( fiscalmente le rivalutazioni non sono

 

riconosciute; Plusvalenza diff. Temporanea imponibile. Minusvalenza diff. Temporanea deducibile).

NB: qualora la plusvalenza sia da imputare ad OCI, al momento in cui questa si realizza va stornata in PL; Ma quando

si realizza la plusvalenza?? Può essere Diretta ( es. vendita, alienazione del bene. Al moneto in cui si realizza la riverso

mediante l’utilizzo effettivo del bene, in altre parole con

completamente a PL) oppure Indiretta ( cioè la realizzo

l’ammortamento. Corrisponde alla differenza fra nuovo ammortamento e ammortamento storico, cioè al vecchio

valore).

 Quindi tutte le volte che realizzo un ammortamento su un bene che è stato rivalutato, dovrò liberare la rivalutazione

contenuta nell’OCI per la quota corrispondente ( ovviamente libero anche eventuale quota di passività fiscali differite

precedentemente rilevate).

PROCEDURA DI AMMORTAMENTO

Il valore ammortizzabile di una attività deve essere ripartito in base ad un criterio sistematico ( cioè a prescindere dal

risultato economico ) e razionale ( coerente con i criteri tecnico-economici largamente condivisi).

Sono tre le variabili del piano di ammortamento:

 Valore da ammortizzare, è il risultato della differenza fra valore costo storico / rivalutato e valore residuo (

valore stimato che l’entità potrebbe ricavare dalla cessione in quel momento del bene, al netto dei costi di

dismissione).

 futuri che effettivamente utilizzo nell’esercizio.

Io ammortizzo i soli benefici economici se raggiunge o supera il valore dell’attività si

Focus sul Valore Residuo: deve essere rivisto al termine di ogni anno;

interrompe l’ammortamento ( significa che in quell’anno non ho utilizzato il bene, non ne ho consumato i benefici

economici futuri che ne determinano il valore contabile). Se il valore residuo è negativo, allora costituisco un fondo

spese ( tipico caso in cui devo pagare per lo smaltimento).

 Periodo di Ammortamento, si possono usare due criteri per determinarlo:

Temporale, il periodo di ammortamento diventa il periodo entro il quale si prevede che l’attività avrà

o offerto tutti i benefici economici futuri ( è il metodo più applicato);

sulla base delle unità che ancora si prevede di ottenere dall’impiego

o Fisico, il periodo viene calcolato

dell’attività ( applicabile solo ad immobilizzazioni particolari, es. macchinario produttivo, discarica).

 Nel calcolo del periodo di ammortamento si deve tenere conto dei fattori fisici, tecnici, legali, commerciali del bene.

 Component Approach, per stabilire correttamente la vita utile del bene occorre suddividerlo nelle sue parti più

elementari ( capannone, ne considero tetto, terreno, murature, etc. ) e definire la vita utile di ciascun componente.

Dobbiamo procedere ad ammortizzare separatamente ciascuna parte con vita utile diversa.

 quando l’attività è pronta per l’impiego voluto dalla direzione aziendale e

Periodo di ammortamento inizia finisce al

come disponibile per la vendita ( Ifrs 5) o l’attività viene eliminata contabilmente

tempo più lontano fra classificazione

(dismissione o perdita totale dei benefici futuri).

 L’ammortamento non cessa se cessa la produzione, cioè se non viene utilizzato ( a meno che non utilizzi criterio di

previsione fisico o il bene abbia esaurito la propria utilità).

 Criterio di ammortamento, la società può scegliere fra tre criteri diversi ( quote costanti, scalare decrescente,

la quale l’impresa utilizza i benefici economici

per unità prodotte) quello che più è conforme alla modalità con

Alla fine di ciascun esercizio, l’impresa è tenuta a verificare se il metodo utilizzato

futuri delle proprie attività.

precedentemente è sempre idoneo all’utilizzo. Se così non è occorre procedere con il cambio di metodo.

NB: Revisione dell’Ammortamento, alla fine di ogni esercizio l’organizzazione deve verificare: criterio di

ammortamento e periodo di ammortamento. Se le scelte fatte non risultano idonee occorre cambiarle; Non si

applica comunque lo Ias 8 ( cambiamento di stime non di politiche contabili; Non è necessario valutare impatto

cambiamento sui bilanci precedenti).

 Eliminazione Contabile, il valore contabile di un elemento di immobili, impianti macchinari, deve essere eliminato

l’entità provvede alla sua dismissione o quando nessun beneficio economico futuro è atteso dal

contabilmente quando

suo utilizzo. L’utile o perdita da eliminazione deve essere rilevato in conto economico quando questo si verifica; è pari

alla differenza fra il corrispettivo per la dismissione, quando previsto altrimenti è zero, e il suo valore contabile.

Vd informazioni integrative # 73-77.

ATTIVITA’ IMMATERIALI ( IAS 38, IFRS 3 )

DEFINIZIONE

E’ attività immateriale una attività non monetaria priva di consistenza fisica, può anche essere cintenuta in supporti

lo Ias 16 o il 38 in base all’entità prevalente, materiale o immateriale.

fisici ( in questo caso si applica Es. un software

 

applicativo o software di sistema, il primo è separabile dal pc immateriale, il secondo non è separabile dal pc

ricompreso nel valore pc, quindi immobilizzazione materiale).

Per essere definita come immateriale deve rispettare tre condizioni, se non le rispetta viene iscritta come comune costo

a conto economico ( se deriva da aggregazione si include nell’avviamento). Tre condizioni sono:

Attività controllabile da parte dell’impresa, cioè l’impresa ha il potere di appropriarsi dei benefici economici

1. futuri prodotti dalla risorsa e di impedirne lo sfruttamento altrui; solitamente si consegue il controllo tramite un

diritto legale o altri mezzi simili, ma non sono condizione necessaria.

cioè deve permettere all’impresa

2. Attività capace di generare benefici economici futuri, di generare ricavi in

futuro o di risparmiare i costi .

l’attività deve essere risultato di un contratto o altri diritti legali oppure, se non lo è,

3. Attività identificabile,

deve essere separabile dall’impresa ( cioè vendibile, data in locazione, o in affitto). Se non è identificabile

viene ricompresa nell’avviamento. che può essere esploso o ridotto se l’informazione risultante è

# 119 indica uno schema tipo delle attività immateriali,

più utile per l’investor:

a) Marchi;

b) Testate giornalistiche e diritti di utilizzazione di titoli editoriali;

c) Software

d) Licenze e diritti di franchising

Diritti d’autore, brevetti e altri diritti industriali

e)

f) Ricette, formule, progetti e prototipi

g) Attività immateriali in via di sviluppo

RICONOSCIMENTO ATTIVITA’ IMMATERIALE

Affinché una attività immateriale venga iscritta a bilancio è necessario che:

 Afflusso dei benefici economici attesi sia probabile, tale probabilità deve essere determinata usando

presupposti ragionevoli e sostenibili, secondo le fonti disponibili al momento della rilevazione e dando un peso

maggiore alle fonti esterne.

 Il valore dell’attività deve essere misurato in maniera attendibile, la misurazione iniziale deve essere fatta al

deve riflettere il fair value dell’attività.

costo, che

 dell’attività

I criteri di riconoscimento e misurazione iniziale variano a seconda della modalità di acquisizione

immateriale:

a) Attività acquistate separatamente, il prezzo pagato riflette la probabilità che i futuri benefici economici

affluiranno o meno all’impresa; inoltre il costo è misurato in maniera attendibile. Si considerano quindi assolti

i due requisiti di riconoscimento.

Il costo deve includere prezzo pagato al netto di sconti ed abbuoni, più dazi doganali e tasse di acquisto non

recuperabili e gli oneri finanziari direttamente imputabili all’acquisizione dell’attività immateriale ( ias 23).

Sono inoltre imputabili tutti quei costi interni ed esterni sostenuti esclusivamente per mettere in funzione

l’attività per l’uso prestabilito, es. costi personale, consulenze professionali, collaudi. Non sono imputabili i

costi pubblicitari, per formazione personale, spese generali ed amministrative e tutti quei costi sostenuti dopo

che l’attività è pronta per l’utilizzo prestabilito.

Attività acquistate attraverso l’aggregazione con un'altra azienda,

b) si ha una aggregazione quando due o più

aziende si uniscono formando un unico soggetto economico; può essere realizzata tramite fusione, acquisto

di controllo o di un ramo d’azienda.

partecipazione

Le aggregazioni vengono contabilizzate secondo la logica del Purchase Method ( IFRS 3) che prevede:

Identificazione dell’acquirente e della data di acquisizione, cioè la data in cui l’acquirente assume

a. effettivamente il controllo delle unità acquisite;

b. Determinazione del prezzo pagato

c. Distribuzione del prezzo sulle attività e passività acquisite

d. Determinazione eventuale avviamento derivativo

Quindi le attività immateriali acquisite a seguito di una aggregazione vengono contabilizzate se lo sono anche nel

bilancio del venditore e se non sono contabilizzate ma sono identificabili ( devono comunque rispettare la definizione di

attività). Qualora non siano identificabili sono assimilabili all’avviamento.

dell’attività immateriale così acquisita è il fair value della stessa a momento dell’acquisizione ( non è rilevante

Il costo

il valore a cui era iscritta nel bilancio della venditrice); poiché il fair value riflette i benefici economici futuri ed è

misurabile in maniera attendibile, si rispettano i criteri del riconoscimento.

Il fari value si determina secondo le seguenti modalità:

 Prezzi correnti di offerta su un mercato attivo, dove per mercato attivo si intende un mercato nel quale gli

elementi negoziati sono omogenei, presenza costante di compratori e venditori disponibili e i prezzi sono

disponibili al pubblico. E’ molto difficile trovare un mercato attivo per le attività immateriali.

 Valore di una recente transazione similare avvenuta tra parti consapevoli e disponibili.

 Utilizzo di tecniche valutative, se esse riflettono le tecniche utilizzate nelle prassi del settore di appartenenza

dell’organizzazione. Tecniche che possono basarsi su utilizzo di multipli o attualizzazione dei fcs.

NB: nel caso in cui l’attività sia separabile ma soltanto insieme con un’attività immateriale o materiale ad essa collegata

(es. marchio acqua minerale e sua sorgente) rilevo il suo fair vale solo se sono determinabili attendibilmente entrambi e

se hanno una vita utile simile. Nel caso in cui siano di natura diversa ( materiale ed immateriale) si classificano come

materiali o immateriali a seconda della loro prevalenza.

Se il fair value non è misurabile in maniera attendibile ( cioè non c’è separabilità dell’attività o si riesce ad arrivare ad

una stima corretta con nessuno dei tre livelli) il valore di tali attività confluisce nell’avviamento derivativo, calcolato

– –

come prezzo acquisto attività a fair value (comprese le attività non contabilizzate ma identificabili) passività a fair

value (comprese quelle potenziali).

NB: ovviamente dalla valutazione al fair value di attività e passività acquisite possono originarsi plusvalori rispetto al

valore contabile originario nel bilancio dell’acquisita; in questo caso i plusvalori generano fiscalità differita passiva

mentre i minusvalori fiscalità differita attiva.

c) Attività acquisite attraverso la generazione interna, sono attività acquisite tramite lavoro di ricerca

dell’impresa; si distinguono due momenti nel processo di generazione interna dell’attività: Ricerca ( attività

associate alla predisposizione del progetto, quindi analisi, valutazione, indagini di mercato, etc. ) e Sviluppo (

tutte le attività che dalla definizione del progetto passano alla realizzazione del prototipo fino a quella del

prodotto; disegno, progettazione, realizzazione).

 le sole attività di Sviluppo possono essere capitalizzate!! Le attività di ricerca vanno a conto economico.

Qualora non si possa distinguere fra attività di ricerca e di sviluppo si classificano tutte le attività di generazione interna

attività immateriale come di ricerca ( # 53), vanno a conto economico.

I costi di sviluppo per essere capitalizzati devono rispettare una serie di condizioni (tutte, perché solo se tutte queste

condizioni sono ipotizzabili si può dire che tale attività produrrà benefici economici futuri e quindi capitalizzare i

rispettivi costi):

1) Dimostrata la fattibilità tecnica

2) Intenzione di completare la realizzazione di questa attività

3) Capacità di sfruttarla commercialmente e venderla

4) Probabilità di generare benefici economici futuri

5) Disponibilità delle risorse tecniche, finanziarie e organizzative necessarie per completare la realizzazione.

6) Capacità di misurare attendibilmente i costi di sviluppo ancora da sostenere.

Si possono capitalizzare solo i costi che vengono sostenuti dopo che si sono verificate tutte le condizioni appena viste; i

costi sostenuti prima di questo momento non sono capitalizzabili, anche se afferenti allo stesso progetto ( #71).

Non possono essere capitalizzate, perché non sono componenti del costo di una attività immateriale generata

internamente:

 Spese di vendita, amministrazione e altre spese generali, a meno che non possano essere direttamente

dell’attività all’uso;

attribuite alla fase di preparazione

 Inefficienze e perdite operative sostenute per portare l’attività al rendimento programmato;

 Spese sostenute per addestrare il personale a gestire l’attività.

# 63, Marchi, Testate giornalistiche, Diritti d’editoria, Anagrafiche clienti, se generate internamente non devono essere

contabilizzate come attività immateriali; perché è impossibile determinare costo sostenuto per realizzare tali attività dal

costo aziendale nel suo complesso.

# 71, non si possono mai riconoscere come attività costi prima attribuiti a conto economico.

Le spese sostenute successivamente al riconoscimento iniziale difficilmente sono capitalizzabili, perché concorrono a

mantenere i benefici economici futuri più che ad accrescerli; per questo di solito non vengono capitalizzate ( fatta

eccezione per le spese di sviluppo di progetti acquisiti da terzi e già capitalizzati ( devono comunque ricorrere i criteri

definitori). Vanno quindi a conto economico.

MISURAZIONE SUCCESSIVA AL RICONOSCIMENTO

Si seguono le regole già viste per le immobilizzazioni materiali; quindi la valutazione può essere fatta al costo storico o

adottando il revaluation model ( eventuale passaggio da l’una all’altra tecnica non produce variazioni ai fini dello ias 8 (

sono considerate variazioni di stima)).

Se applico il revaluation questo segue le stesse regole viste per le imm. Materiali:

 Misurazione fair value alla data di valutazione

 Divieto rivalutazioni selettive, applicazione obbligatoria anche ai valori simili per natura ed impiego (salvo

mancanza di un mercato attivo).

 Obbligo di mantenere i fair value aggiornati; effettuare rivalutazioni secondo la volatilità del fair value in

oggetto.

 Problema di misurazione del fair value, è ammessa la sola misurazione del fair value tramite il primo livello, cioè

osservazione di un prezzo sul mercato attivo. Data la scarsa possibilità di trovare mercati attivi per i beni immateriali, il

criterio più usato è certamente quello del costo.

Il # 78 indica come non ci un mercato attivo per marchi, brevetti e licenze, testate giornalistiche, diritti su film e brani;

in effetti sono tutti beni unici, dove manca un mercato concorrenziale, cioè attivo.

Per quanto riguarda il criterio di rilevazione delle rivalutazione periodica si fa riferimento alla stessa procedura vista per

le immobilizzazione materiali ( scelta fra due modalità alternative, plus/minusvalenze secondo linea del costo e loro

realizzazione, etc. ); obbligo di contabilizzare la fiscalità differita.

PROCEDURA DI AMMORTAMENTO

Piano di ammortamento deve essere razionale e sistematico ( vd. immobilizzazioni materiali).

Valore da ammortizzare è uguale alla differenza fra valore contabile ( costo storico o rivalutato) e valore residuo ( #100,

non vi sia un impegno formale di terzi ad acquisire l’attività al momento della sua

per ipotesi uguale a zero a meno che

dismissione o è probabile che esista in un futuro un mercato attivo per tale attività; in tal caso il valore residuo è pari al

valore realizzabile). da ammortizzare è quasi sempre il valore contabile dell’attività immateriale.

Nella realtà il valore

Anche qui il valore residuo deve essere rivisto ogni anno e qualora superi il valore contabile l’ammortamento si

interrompe. è uno dei momenti più difficili nel calcolo dell’ammortamento per le

Il Periodo di ammortamento ( vita utile del bene)

attività immateriali. Il periodo si calcola partendo dalla durata dei diritti contrattuali o legali detenuti sul bene (durata

massima dell’attività immateriale) e togliendo i fattori che possono diminuire tale periodo ( modalità impiego attività,

vita utile di attività simili, azioni dei competitors, limiti al periodo di controllo economico dell’attività, obsolescenza,

dinamiche del mercato, vd # 90). Se i diritti contrattuali o legali sono rinnovabili, il periodo deve tenere conto del

possibile rinnovo solo dal momento in cui c’è ragionevole certezza che questo potrà avvenire, senza costi significativi (

cioè è stato fatto nel passato in condizioni analoghe, il costo da sostenere per il rinnovo non è rilevante in relazione ai

benefici economici futuri attesi).

Le attività per le quali è possibile stimare il periodo di ammortamento in modo attendibile sono dette a vita definita, per

queste si procede all’ammortamento.

Le attività per le quali non è possibile stimare in maniera attendibile il periodo di ammortamento sono dette a vita

per queste non si procede all’ammortamento; ne

indefinita ( cioè non stimabile con attendibilità; diverso da infinita),

sono un esempio marchio, avviamento derivativo.

Al termine di ogni esercizio è fatto obbligo per queste attività di verificare la possibilità di stima della loro vita utile; dal

avere una stima attendibile si procede all’ammortamento ( partendo da quell’istante, no

momento in cui si riesce ad

retroattivo). Tale cambiamento non rileva ai fini dello Ias 8 ( sono considerate variazioni di stima).

usufruisce dei benefici economici generati

Il Metodo di ammortamento deve riflettere le modalità con cui l’impresa

dall’attività; può scegliere in questo senso fra : quote costanti, decrescenti o proporzionalità rispetto alle unità prodotte.

Se le modalità non possono essere determinate attendibilmente allora si deve ricorrere al criterio per quote costanti.

Al termine di ogni esercizio si devono rivedere periodo di ammortamento e metodo di ammortamento per ciascuna

attività immateriale; eventuali cambiamenti necessari non rilevano ai fini dello Ias 8 ( sono considerate variazioni di

stima).

Periodicamente per le attività immateriali a vita definita e annualmente per quelle a vita indefinita, si procede alla

verifica dell’idoneità del valore di carico ( impairment test ).

per l’avviamento ( in questo caso sarebbe un aumento del valore

Eventuali ripristini di valore sono ammessi, eccetto

aziendale dovuto all’operato dell’imprenditore, cioè avviamento originario; e l’avviamento originario non viene

contabilizzato # 48).

Per informazioni integrative vd. #118 e seguenti.

LE OPERAZIONI DI LEASING (IAS 17 )

17 tratta della trattazione del debito da leasing; poi l’operazione di leasing può essere condotta su beni

Lo Ias

immateriali o materiali. Dopo la prima iscrizione si farà riferimento ai rispettivi principi contabili prima visti.

Assumiamo qui il punto di vista di chi prende il bene in leasing.

Contratto di leasing, accordo con il quale un concedente ( lessor) rende disponibile ad un conduttore (leese), dietro una

serie di pagamenti, il diritto esclusivo di utilizzare un attività per un certo periodo di tempo. Si distinguono due

tipologie di leasing: non c’è trasferimento dei rischi

1. Leasing operativo, ( obsolescenza tecnologica, variazioni rendimento) e

benefici (utilizzo redditizio del bene) connessi con la proprietà del bene al conduttore. Si configura come una

normale operazione di locazione, come tale è contabilizzata. Ciascun canone è un costo che fa sorgere un

debito.

NB: non contabilizzo ogni anno il canone pagato ma il suo valore medio; l’anno in cui pago meno ( più) del

valore medio registro un debito (credito) vs la società di leasing. Debito (credito) che si azzera quando si

verificherà la situazione opposta (pago un canone superiore (inferiore) a quello medio).

 prevale la finalità di godimento del bene.

c’è trasferimento dei rischi e benefici connessi alla proprietà del bene; il leese non diventa

2. Leasing finanziario,

proprietario giuridicamente ( lo è il lessor) ma è come se lo fosse. L’operazione si configura come un prestito

finanziario per l’acquisizione di una attività, la società di leasing acquista il bene dal produttore per metterlo a

disposizione del locatore ( tipicamente tre soggetti coinvolti , ma non sempre).

 prevale la finalità di acquisizione, che può essere o meno prevista nel contratto.

NB: Quando prevale per lo Ias 17 la finalità di acquisizione??? Quando ricorre una delle seguenti condizioni ( requisito

comunque non necessario):

a) Trasferimento proprietà al termine del contratto

b) Opzione di riscatto conveniente, cioè prezzo acquisto inferiore al suo fair value

parte delle vita economica dell’attività ( tipicamente al suo 75%)

c) Durata del contratto pari a larga

Valore attuale dei canoni sostanzialmente uguale al fair value dell’attività ( tipicamente al suo 90%)

d)

e) Attività specifica adatta solo per il leese

f) Possibilità di prolungare il contratto ad un canone inferiore a quello di mercato ( significa cioè che ho già

pagato gran parte del suo valore).

 Se non ricorre nessuna di queste condizioni tipicamente significa che siamo di fronte ad un leasing operativo.

VALORE DI RICONOSCIMENTO INIZIALE LEASING FINANZIARIO

Se si cade nell’ipotesi del leasing finanziario, il bene preso in leasing va iscritto come attività (principio prevalenza

sostanza sulla forma) e per lo stesso importo si iscrive un debito verso la società di leasing, debito che verrà saldato con

i rispettivi canoni; nella pratica l’operazione di leasing finanziario si configura come la contrazione di un prestito del

quale si rimborsa l’entità. Ciascuna rata contiene al suo interno quota capitale, che andrà a ridurre il debito, e interessi.

valore iniziale è pari al minore fra fair value dell’attività o valore attuale netto dei pagamenti minimi,

Il dove per

pagamenti minimi si intendono:

i singoli canoni

+ valore di riscatto attività se previsto

all’opzione di riscatto; prevede la fornitura di una

+ eventuale valore residuo garantito (previsto in via esclusiva rispetto

garanzia da parte del locatore in favore della società di leasing per coprire vendita del bene locato a scadenza del

contratto ad una valore inferiore rispetto alla garanzia stessa)

– costi per assicurazioni , manutenzioni e imposte

– parte dei canoni legata a fattori esterni al rapporto di leasing ( es. variazione inflazione, costo del denaro, etc.), detto

anche Canone potenziale di locazione.

NB: se è prevista una clausola di acquisto ragionevolmente esercitabile ( cioè prezzo inferiore al fair value ipotizzabile

a scadenza del contratto) o una garanzia valore residuo allora il fair value sarà il criterio da scegliere per calcolare il

valore dell’attività e dell’esposizione debitoria ( perché, vd. slide pg 8, certamente sarà minore rispetto al valore attuale

pagamenti minimi).

NB 2: dal momento in cui c’è stata la prima iscrizione tratto il bene come se fosse di mia proprietà, anche se

giuridicamente non lo è ( capitalizzazione costi accessori, maxi canone diventa un rimborso mutuo, etc. ) .

Quale tasso utilizzo per attualizzare i pagamenti minimi??

Utilizzo il tasso di interesse implicito del leasing, cioè quel tasso che rende uguale 1) attualizzazione pagamenti minimi

+ valore residuo non garantito e 2) fair value bene locato + costi diretti iniziali del locatore.

 difficile da determinare perché costi diretti iniziale del locatore e valore residuo non garantito sono grandezze del

leesor, che io non conosco.

Se non è possibile determinarlo utilizzo il tasso di finanziamento marginale del conduttore, cioè il tasso che il

conduttore dovrebbe pagare per un leasing analogo o per un prestito di pari durata e garanzie simili, acceso per

l’acquisto specifico del bene.

RILEVAZIONI SUCCESSIVE LEASING FINANZIARIO

Ammortamento, per quanto riguarda metodo e durata dello stesso si seguono le indicazioni dello Ias 16 per i beni

materiali o lo Ias 38 per quelli immateriali. Il # 27 da però un obbligo sul periodo di ammortamento: se riscatto

 periodo = vita utile dell’attività; se riscatto non è ragionevolmente certo: minore fra vita utile

ragionevolmente certo

attività e durata leasing.

Pagamenti minimi ( canoni), vanno scomposti al momento della rilevazione fra quota debito ed interessi; gli interessi si

calcolano applicando il tasso interesse sul debito residuo. Da ciascuna quota si stornano gli interessi calcolati e si

determina quota debito corrispondente ( si ricostruisce così il piano di ammortamento del leasing, come se fosse un

mutuo a rata posticipata costante).

 Quale tasso utilizzo per il calcolo interessi?? Tasso che rende il Van ( pagamenti minimi) = fair value attività. Tasso

da calcolare perché dipende da fattori interni all’impresa facilmente stimabili.

facile

CONTABILITA’

Al momento contrazione leasing ( il valore attività = esposizione debitoria)

Bene in leasing X

Debiti vs società leasing X

( es. 10000 €, i= 10% , debito residuo 25000) avrò:

Al momento pagamento canone

cassa 10000

Oneri finanziari 2500 ( i * debito residuo)

debiti vs società leasing 7500 –

IMPAIRMENT TEST IAS 36

Abbiamo più volte detto come l’attività deve rispettare il valore dei benefici economici futuri che essa porterà

all’impresa; è necessario quindi che il valore contabile rifletta questo valore sempre e non solo al momento della

rilevazione iniziale.

L’Impairment è un processo di verifica periodica della congruenza fra valore contabile dell’attività e flusso futuro dei

benefici economici; se il flusso futuro dei benefici economici è inferiore al valore contabile si deve procedere a

svalutare l’attività.

Se tale svalutazione viene meno, si riscontra cioè che il flusso benefici economici futuro è tornato originario, si

provvede al ripristino del valore ( massimo un ripristino mai accrescimento sopra il valore del costo; diverso dalla

rivalutazione).

Il confronto del valore contabile con quello dei benefici avviene per mezzo di un parametro di controllo (uno per ogni

singolo bene). 

v. contabile > parametro di controllo : svalutazione attività; se viene meno la motivazione di tale svalutazione

ripristino.

Ambito di applicazione dell’Impairment

L’Impairment si applica a immobilizzazioni materiali, attività immateriali e partecipazioni qualificate; non si applica a:

attività detenute per la vendita, investimenti immobiliari al fair value e attività biologiche al fair value (poiché

contengono tutte e tre già al loro interno meccanismi di impairment, come ad es. il fair value è).

 Se i singoli beni non generano flussi di cassa indipendentemente dall’organizzazione, non possono essere sottoposti

a impairment; vanno ricompresi in una unità organizzativa più ampia capace di generare indipendentemente flussi di

cassa (CGU). Le regole di impairmente per i singoli beni valgono anche per le CGU.

Quando si deve fare l’Impairment

Ordinariamente si procede all’impairment solo quando ci sono segnali, nel mercato o interni all’impresa, che il valore

effettivo del bene è minore; per alcuni beni è invece obbligatorio procedere all’impairment almeno una volta l’anno.

Ma quali possono essere questi segnali che obbligano alla procedura di impairment??

#12, possono arrivare da fonti esterne (brusche riduzioni valore di mercato, cambiamenti sfavorevoli del contesto

ambientale, aumento dei tassi interesse, valore netto contabile > prezzo di mercato) o da fonti interne (obsolescenza o

danni fisici, ristrutturazioni aziendali non previste, risultati economici inferiori alle attese); sono comunque da

considerarsi semplici esempi.

I beni per i quali è obbligatorio fare l’impairment ogni anno sono: attività immateriali a vita utile indefinita, attività

per l’uso ( r & s) e l’avviamento; per queste attività si procede alla valutazione ogni

immateriali non ancora disponibili

anno indipendentemente dalla presenza o meno di segnali in tal senso ( nascono una serie di problematiche collegate al

fatto che questi beni non producono fcs indipendentemente).

Lo Iasb non predispone che la valutazione debba essere fatta in un momento specifico, ma prevede che sia fatta tutti gli

anni nel periodo prescelto inizialmente dall’organizzazione (cioè una volta scelto il mese della valutazione, poi tutti gli

anni la faccio in quel periodo); è comunque possibile scegliere momenti diversi per attività immateriali diverse.

Parametri di Controllo

Rimane da capire quali sono i parametri di controllo da utilizzare nell’impairment test; il parametro da utilizzare è il

Valore Recuperabile, espresso tramite il maggiore fra : prezzo di vendita al netto dei costi per la vendita stessa e valore

d’uso.

NB: non è necessario calcolarli entrambi!! Tipicamente si calcola prima il valore netto di realizzo (più semplice) e se

questo risulta maggiore del valore contabile mi fermo qui ( dato che il valore recuperabile è il maggiore fra il valore

il valore d’uso, se anche il secondo è maggiore sarà comunque superiore al valore contabile e

netto realizzo ed

viceversa se è minore sceglierò il valore netto di realizzo perché è più alto); se il valore netto di realizzo risulta essere

devo procedere al calcolo del valore d’uso ( procedimento molto difficile) e se anche

minore di quello contabile allora

questo risulta minore al valore contabile procedere con la svalutazione. Ovviamente se il valore netto di realizzo non è

procedere con la stima del valore d’uso.

determinabile in maniera attendibile devo subito

VALORE NETTO DI REALIZZO

E’ espresso come differenza fra Fair value attività ( inteso come importo ottenibile da una libera transazione fra parti

consapevoli e disponibili; può essere determinato tramite un prezzo stabilito in accordo vincolante o valore di mercato o

prezzo vendita in circostanze simili più recente o stima in base alle info disponibili, alla luce delle vendite di attività

 –

simili vd. Gerarchia del fair value) costi di vendita ( intesi come costi direttamente attribuibili alla vendita; i costi

finanziari e le imposte non vanno detratte).

Qualora ci sia una passività correlata all’attività e non divisibile da lei, allora devo togliere il valore contabile di tale

o dal valore d’uso ( a seconda dell’indicatore usato).

passività dal valore netto di realizzo

VALORE D’USO

E’ il valore attuale dei futuri flussi di cassa che si attende deriveranno da un’attività da qui fino a quando non deciderò

di dismetterla; dipende dall’entità dei flussi di cassa e dal tasso di attualizzazione utilizzato.

Per quanto riguarda i flussi di cassa futuri devo utilizzare i flussi in entrata e in uscita derivanti dalla gestione operativa

del singolo bene o della CGU ( es. immobile in affitto, avrò tutti gli affitti futuri meno le spese dirette, come utenze,

manutenzione, imposte dirette) e quelli in entrata/uscita derivanti dalla dismissione del bene ( NB è diverso dal valore

netto di realizzo, si parla di un valore lontano nel tempo non il prezzo di vendita oggi).

I flussi di cassa devono essere operativi e al lordo delle imposte (reddituali); vedremo dopo nella scelta del tasso quanto

questo sia importante.

Devo utilizzare fcs entro un orizzonte temporale massimo di cinque anni e derivanti dai più recenti piani approvati dalla

direzione; qualora ritengo ragionevolmente che la vita dell’attività sarà maggiore allora stimo un fcs std al sesto anno e

lo ripeto negli anni successivi al quinto moltiplicandolo per G; dove G è il tasso di crescita del mercato nel paese in cui

l’impresa prevalentemente opera (in Italia lo determina l’Istat). Il G scelto dall’impresa può essere inferiore a quello del

mercato ma non superiore.

NB: vanno esclusi dalla stima i FCS non attuali, e cioè: derivanti da investimenti futuri previsti destinati ad aumentare

la produttività e quelli derivanti da una futura riorganizzazione aziendale non ancora cominciata ( per riorganizzazione

si intende una modifica dell’oggetto d’attività o del modo in cui essa è condotta, che porta benefici all’impresa in

di risparmio di costo); se la riorganizzazione è cominciata al momento dell’impairment allora devo tenere conto

termini

anche dei suoi effetti. da utilizzare per il calcolo del valore d’uso, questo deve essere un tasso

Per quanto riguarda il tasso di attualizzazione

operativo e che non tenga conto dell’effetto dell’imposte (come i fcs che attualizza).

Ogni attività avrà il proprio tasso, che cambierà negli anni qualora cambi il profilo di rischio associato a questa attività.

Inoltre il tasso di attualizzazione deve remunerare il valore finanziario del tempo ( quindi il risk free del paese in cui

l’organizzazione opera prevalentemente; Italia Btp) e il rischio specifico dell’attività ( cioè il rischio

dell’investimento in quella singola attività o CGU).

NB: occhio a non duplicare i rischi!! Se contemplo un rischio nella stima dei flussi non lo devo poi inserire anche nel

tasso.

Il tasso di riferimento potrà essere quello implicito in transazioni correnti di mercato per attività simili oppure il costo

medio ponderato del capitale per imprese quotate simili (sono pubblici gli WACC delle quotate) oppure il costo medio

ponderato del capitale dell’impresa eventualmente rettificato.

Ma come si determina il costo medio ponderato del capitale??

WACC = costo ponderato debiti + costo ponderato dell’equity, cioè Kd * ( 1-t)*(D / D+E) + Ke*(E / D+E).

Per quanto riguarda il costo ponderato del debito è facile da calcolare, più difficile è stimare il costo ponderato

dell’equity, per le difficoltà di risalire a Ke; sono possibili più tecniche di determinazione, la più usata è sicuramente il

β * ( Rm –

CAPM ( possibile anche DDM) per il quale Ke = Rf + Rf).

NB: se β<1, azienda poco rischiosa; se β > 1, impresa molto rischiosa.

Il WACC è tasso operativo in quanto tiene conto di tutto il passivo ( D + E ) e quindi anche di tutto l’attivo; ma non è al

lordo delle imposte, perché è espresso al netto di queste ( es. il costo ponderato del debito è espresso al netto della

tassazione); perciò devo usare uno WACC corretto, che sia espresso al lordo della tassazione:

Grossed Up Wacc = WACC / 1-t, dove t= tax rate, cioè aliquota fiscale desunta dal business plan ( imposte previste +

scudi d’imposta da oneri finanziari) / EBIT.

Lo IASB dispone anche che il tasso di attualizzazione sia indipendente dalla struttura del capitale di un entità ma lo

WACC non lo è; per questo nel suo calcolo non si deve tenere conto del debito e dell’equity dell’impresa ma di quelli

medi del settore.

RILEVAZIONE DELLA SVALUTAZIONE

Una volta rilevato che il valore recuperabile è inferiore a quello contabile devo procedere alla svalutazione del cespite;

devo svalutare per la differenza fra i due valori, tale svalutazione costituisce una perdita per riduzione di valore.

La perdita di valore deve essere registrata a conto economico, a meno che non sia conseguente ad una precedente

rivalutazione; in quel caso si seguono gli schemi previsti dal principio corrispondente (es. ias 16, regola linea del costo).

SVALUTAZIONE (PL) X

ATTIVITA’ X

 rilevazione di una svalutazione può generare fiscalità differita, qualora nell’ordinamento vigente la svalutazione

La deducibile fiscalmente. In tal caso si applica l’aliquota di riferimento alla svalutazione e rilevo per pari importo

non sia

Attività fiscali differite. Libererò questi importi quando vado a vendere l’attività oppure quando procedo con

l’ammortamento (avrò ammortamento fiscale > ammortamento contabile).

ATTIVIT’ FISCALI DIFFERITE Svalutazione * tax rate

IMPOSTE PAGATE Svalutazione * tax rate

Dopo la svalutazione il valore contabile dell’attività cambia; utilizzerò tale valore (post impairment) nel calcolo della

quota di ammortamento.

Se la svalutazione impone un perdita di valore superiore al valore contabile (attività non vale più niente, anzi costa

smaltirla) rilevo una passività solo se un altro principio lo richiede).

RIPRISTINO DEL VALORE

di esercizio, l’organizzazione deve valutare se vi è indicazione che una perdita di valore

A ogni chiusura

precedentemente rilevata, per un attività diversa dall’avviamento, si sia ridotta o non esista più.

Possono essere cambiate le stime di: valore netto di realizzo o fcs stimati, loro periodo o tasso attualizzazione usato.

Sono segnali di recupero del valore (non necessari, basta sia cambiata la stima di un componente), #111:

 fonti esterne: aumento valore di mercato, cambiamenti favorevoli nel contesto ambientale, riduzione dei

rendimenti nel mercato degli investimenti.

 Fonti intere: favorevoli modalità utilizzo, aumento delle prestazioni economiche.

Al 31/12 stimo il valore di recupero, se questo è superiore al valore contabile (post svalutazione) procedo con il

ripristino.

Il ripristino riporta l’attività al valore contabile che questa avrebbe avuto senza la svalutazione precedente (quindi il

valore contabile secondo il piano di ammortamento).

Dopo il ripristino l’attività sarà ammortizzata negli anni di vita utile che gli rimangono.

Il ripristino deve essere registrato a conto economico, a meno che non sia conseguente ad una precedente svalutazione

secondo altri principi; in quel caso si seguono gli schemi previsti dal principio corrispondente (es. ias 16, regola linea

del costo).

ATTIVITA’ X

RIPRISTINI (PL) X

 Al ripristino devo conseguentemente registrare la fiscalità attiva differita che ho liberato; in tal caso la storno dal

fondo (ripristino * tax rate) e la registro nelle imposte dell’esercizio.

IMPOSTE DELL’ESERCIZIO ripristino * tax rate

ATTIVITA’ FISCALI DIFFERITE ripristino * tax rate

CASH GENERATING UNIT

Non sempre è possibile determinare il valore recuperabile di una attività; lo IASB identifica due ipotesi nelle quali tale

operazione non è possibile, #66:

Il valore d’uso dell’attività non è

1. prossimo al fair value;

L’attività non genera fcs ampiamente indipendenti da quelli delle altre attività.

2.

Quando non è possibile stimare il valore recuperabile dell’attività allora devo fare riferimento all’unità generatrice di

flussi finanziari del quale fa parte.

Per Unità generatrice di flussi finanziari si intende il più piccolo gruppo identificabile di attività che genera fcs in

entrata largamente indipendenti da quelli delle altre attività aziendali; per fare ciò è necessaria una valutazione

soggettiva del compilatore.

I criteri di identificazione di una CGU devono essere mantenuti costanti da esercizio a esercizio a meno che il

cambiamento sia giustificato; in tal caso, se si origina una svalutazione o un ripristino, devo commentarlo nelle note del

bilancio.

I flussi in entrata devono venire da scambi con terzi ma si può configurare anche CGU quando gran parte degli scambi

avviene internamente; in tal caso deve però esistere un mercato attivo al quale riportare tutti i flussi in entrata e in uscita

(alle condizioni che si otterrebbero in libere transazioni con il mercato).

IMPAIRMENT TEST PER L’AVVIAMENTO DERIVATIVO

L’avviamento derivativo non è un’attività come le altre, è risultato di una aggregazione aziendale: non genera fcs

largamente indipendenti e il suo valore recuperabile non può essere determinato come una normale attività.

L’avviamento derivante da aggregazione contribuisce ai fcs di una o più attività o gruppi di attività(CGU) e deve essere

attribuito a tutte quelle attività che ne beneficiano; le cgu a cui vengono attribuite devono rispondere a specifici criteri

(#80).

L’avviamento di una business combination (aggregazione) deve essere attribuito entro la fine dell’esercizio in cui essa è

l’esercizio successivo (comunque obbligatorio dare indicazione nella

realizzata; se non è possibile va ripartito entro

nota integrativa di quanto non si è riusciti ad allocare al termine dell’esercizio e del perché).

NB: l’allocazione dell’avviamento derivativo è un processo che si svolge a livello puramente informativo e non nella

pratica contabile; l’allocazione dello stesso diventa rilevante dal momento in cui si realizza un movimento (tipicamente

o parte di essa) relativo alla CGU alla quale l’avviamento è allocato.

vendita della cgu

 se l’organizzazione rivede la suddivisione in CGU, allora l’avviamento deve essere riallocato fra le nuove CGU.

IMPAIRMENT TEST DI UNA CGU

L’impairment test per una CGU segue le stesse regole che valgono per la singola attività; il valore contabile è uguale a

quello delle singole attività che compongono la CGU (devono essere comprese tutte le attività che generano flussi in

entrata utilizzati per stimare il valore recuperabile) meno le passività (relativo fair value) ad essa associate qualora un

eventuale compratore debba per forza accollarsele.

Se una CGU comprende l’avviamento deve procedere ogni anno all’impairment, altrimenti può limitarsi a farlo solo

qualora ricorrano i segnali già visti.

Qualora un CGU con avviamento allocato debba procedere all’impairment anche per le singole attività che la

compongono nello stesso momento, si procede prima con l’impairment per le singole attività.

 Corporate Assets, Per i beni destinati ad attività comuni ed ausiliarie (Es. settore elaborazione elettronica, ricerca e

sviluppo,..) si procede all’impairment allocandoli alle singole CGU, perché non generano flussi di cassa indipendenti

(corporate assets).

Tale allocazione avviene secondo criteri contabili (% vc singola attività nella cgu); se non è possibile allocarli alle

singole cgu si definisce la più piccola CGU che può incorporarle e ad essa si attribuisce interamente il valore dei

corporate assets.

La svalutazione viene attribuita in parte anche ai corporate assets (in relazione alla % di allocazione prima determinata).

La perdita di valore eventualmente rilevata deve essere prima attribuita all’avviamento, qualora allocato;

successivamente alle atre attività in proporzione al loro valore contabile su quelle della CGU. Le svalutazioni cosi

evidenziate vengono attribuite a conto economico (se soggette a precedenti svalutazioni o rivalutazioni seguono la

regola della linea del costo).

La perdita di valore attribuita alle altre attività non può eccedere il maggiore fra: fair value dedotti i costi di vendita,

valore d’uso o fari value. La svalutazione non attribuibile ad una singola attività deve essere ripartita proporzionalmente

fra le restanti attività appartenenti alla CGU.

Ripristino di Valore CGU, qualora la CGU recuperi valore il ripristino deve essere ri-attribuito alle singole attività

che la compongono; i valori così ri-attribuiti non possono eccedere il valore contabile delle attività pre-svalutazione. Il

ripristino non allocato deve essere distribuito proporzionalmente sulle altre attività della CGU.

In conformità allo Ias 38, il ripristino non deve essere attribuito all’avviamento, anche se allocato (molto più probabile

che si sia generato internamente). – –

ACCANTONAMENTI E FONDI IAS 37

Fondo (accantonamento) è una passività (cioè derivante da un obbligazione attuale dell’impresa, frutto di eventi passati,

il suo adempimento futuro comporterà il sacrificio di risorse che incorporano benefici economici def. Framework)

che ha ammontare o scadenza incerti; è questo che lo rende diverso dalle altre passività.

Si deve rilevare un accantonamento solo nei casi in cui è più verosimile che no, l’esistenza dell’obbligazione alla data

del bilancio (certa o probabile).

 per lo Iasb non esiste una distinzione fra fondi rischi o fondi oneri.

Per essere rilevato un fondo è necessario che l’obbligazione sia già sorta , alla data del bilancio, da un evento passato; è

quindi necessario che si sia già verificato l’evento vincolante che obbliga l’impresa.

L’evento è vincolante quando l’impresa non ha nessun altra realistica alternativa se non adempiere all’obbligazione.

Esistono due tipi di obbligazioni che possono sorgere: o dall’applicazione di una norma di legge;

1. Obbligazione legale, obbligazione derivante da un contratto

deriva da un azione dell’impresa o da una prassi consolidata, che ha creato delle

2. Obbligazione implicita,

aspettative nei terzi (tipicamente sorge quando l’impresa comunica la sua decisione al pubblico).

non necessario che si conosca la parte verso la quale l’obbligazione è rivolta, basta che vi sia stata comunicazione e

è

si sia creata l’aspettativa.

un evento che non da immediatamente luogo ad una obbligazione può farlo successivamente (lo contabilizzo solo dal

momento in cui l’obbligazione sorge) come un obbligazione può maturare di pari passo con l’evento (ad esempio

obbligo di risarcire i danni da inquinamento aumenteranno dal momento in cui prosegue l’attività dell’impresa).

solamente le obbligazione originate da eventi passate ed esistenti indipendentemente dal comportamento dell’impresa

sono rilevate come accantonamenti (deve esserci un evento passato ed un obbligazione ad esso collegato).

CONDIZIONI PER IL RICONOSCIMENTO

Per riconoscere un fondo del passivo occorre che siano verificate contemporaneamente queste tre condizioni:

1. Obbligazione attuale derivante da un evento passato;

2. Certezza o probabilità di un deflusso di risorse (cioè sia più probabile che si verifichi che non);

Stima attendibile dell’ammontare dell’obbligazione, se non è possibile effettuare una stima attendibile siamo di

3. fronte ad una passività potenziale (nessun fondo viene iscritto a bilancio). La stima è considerata attendibile

un intervallo di valori plausibili dell’attività.

quando è possibile definire

 se tutte queste condizioni non sono contemporaneamente verificate non si può riconoscere una passività.

PASSIVITA’ POTENZIALI

Sia di fronte a passività potenziali quando evento passato è solo possibile, il deflusso di risorse è solo possibile o stima

dell’esborso non è attendibile.

In tutti questi casi non rilevo alcuna passività in bilancio, devo solo darne indicazione nella nota integrativa (se la

fuoriuscita di risorse è remota allora non ne devo dare indicazione). Se un domani si vengono a verificare le condizioni

per il riconoscimento (l’evento diventa certo, il deflusso più che probabile e l’ammontare stimabile), allora devo

provvedere a trasformare l’indicazione in nota in una posta del passivo.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Accounting e libera professione
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tommaso.ceccarelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Contabilità internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Guidantoni Stefano.

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