Prefazione
Questo libro fu pubblicato nel 1985 e vent'anni dopo l'autore ha deciso di riprenderlo in mano per vedere se la sua proposta di una teoria generale della formazione non potesse essere ri-dimensionata vent'anni dopo. Lo squilibrio esistente ancora tra teoria e prassi però l'ha spinto a non modificare il testo e a lasciarlo com'era. Anzi, i temi sollevati nell'85 risultano essere tutt'ora di grande centralità nel dibattito sul rapporto tra teoria e pratica della formazione, e oggi più di allora si sente il bisogno di sviluppo che necessitano le pratiche formative in ambito organizzativo.
La formazione resta comunque non solo un fatto organizzativo e procedurale, ma è comunque vicenda e vicissitudine personale, soggettiva. Per cui, per quanto la formazione possa necessitare della tecnologia, essa va considerata soprattutto dalla prospettiva dei valori personali che la influenzano in maniera imprescindibile. Negli ultimi anni si è andati incontro ad una perdita del soggetto a favore di una formazione tutta centrata sui contenuti, come se chi impara fosse un contenitore vuoto da riempire, che ha perso però tutta la sua singolarità e tutto il suo peso che è invece fondamentale.
Cap. 1 Per una teoria generale della formazione
Introduzione
In questo capitolo si tracciano le coordinate del discorso che s'intende affrontare: dall'orizzonte della formazione e della sua situazione odierna al punto di vista dell'autore e conseguente descrizione delle prospettive che evidenziano la necessità di una teoria della formazione e ne costituiscono, allo stesso tempo, gli ostacoli.
1.1. La formazione oggi
La caratteristica principale della formazione al giorno d'oggi è sicuramente la sua complessità. Dopo una prima fase eroica-pioneristica alla fine degli anni '60 si passa ad una fase tecnicistica di consolidamento di certe pratiche per poi approdare ad una terza fase alla fine degli anni '70 di ripensamento e anche questa evoluzione dal semplice al complesso ne conferma appunto la sua natura complessa. Infatti dire questo può sembrare qualcosa di banale se non si considera che:
- Complesso fa qui riferimento alla necessità di stabilire dei termini, delle categorie totalmente nuove per poter affrontare il "problema formazione".
- Si rinuncia così al principio che lega la complessità alla continuità: ma è il cambiamento di pensiero che sottointende necessariamente un pensiero complesso.
Inoltre il concetto di complessità è insito nella stessa natura della formazione, non è semplicemente un suo carattere descrittivo, ma fa riferimento ai problemi che la formazione stessa pone (sulla definizione del suo oggetto e sugli strumenti che sono appropriati). Questo problema legato alla complessità è stato spesso lasciato da parte e spesso si è scelto un'orientamento semplicistico, che non tenesse conto di questa caratteristica che è invece primaria. Inoltre complessità significa differenziazione/frammentazione, pluralità/realtà multiforme per cui come tale difficilmente conoscibile e controllabile. La complessità in questo caso non è quindi un mero elemento descrittivo, è piuttosto il problema stesso della formazione!
Oltre alla complessità, altri caratteri distintivi della formazione contemporanea sono: l’espansione della domanda, lo stallo dell’offerta e l’animazione degli operatori, tre caratteri distintivi per l’autore derivanti dal principio di evidenza portano alla luce due problemi: occorre motivare tali caratteri piuttosto che elencarli per giungere ai loro fondamenti, e sulla base di queste riflessioni bisogna delineare quelli che saranno gli orientamenti futuri.
- Espansione della domanda: significa crescente richiesta di attività ed interventi formativi, per cui anche crescente bisogno di una progressiva istituzionalizzazione dei “luoghi di formazione”. Essa si spiega se osserviamo “lo stato delle cose”, ovvero della società contemporanea che necessita sempre maggiormente di una formazione continua per stare al passo coi tempi. È il mondo del lavoro che accelera questo fenomeno: le sue spinte al cambiamento, la sua dimensione precaria in cui gli equilibri son pochi spinge verso una formazione che non è solo funzionale internamente, ma diventa strategica nel contesto globale delle organizzazioni.
- Lo stallo dell'offerta: si riferisce a quei segnali che evidenziano la ripetitività e la routinizzazione di certi programmi. Non si tratta di un blocco della formazione ma di una sfasatura dell’offerta rispetto a quella che è la domanda. Ci troviamo di fronte alla perdita di investimenti nel campo, che può portare anche ad una perdita di credibilità e i motivi che spiegano questo fenomeno possono trovarsi nella necessità di passare da una teoria sullo stato della formazione ad una teoria sulla formazione. Tutto questo deriva da altri motivi di fondo riconducibili sia alla reputazione non ottima della formazione nel nostro paese, sia perché l’interesse per il mondo degli adulti ha trovato sinora scarsa teorizzazione. Inoltre prevale ancora il pregiudizio che insegnare non sia faticoso come imparare, ed in genere, manca l’equivalenza processo educativo e fatica. Lo stallo dell’offerta dipende quindi dal mancato riconoscimento dell’istruzione come valore, come sapere e come promozione del sapere inteso esso stesso come valore.
- Animazione della comunità degli operatori di formazione: questo terzo carattere distintivo della formazione odierna significa molte cose: sia aumento numerico di tutti gli operatori nell’ambito della formazione, sia crescita professionale dello stesso gruppo e consolidamento di certe figure e quindi di conseguenza bisogno di riconoscimento sociale dentro e fuori l’organizzazione, e segno di tutto questo sono le sempre più diffuse iniziative volte ai formatori. Questo fenomeno si spiega come conseguenza necessaria di quanto sopra accennato: è il risultato delle due dimensioni, una che vede crescere la domanda di formazione e l’altra che ci fa constatare l’adeguatezza del sistema rispetto a questa richiesta.
I problemi da sollevare sono tanti, ma principalmente si tratta di rilevare come il bagaglio di sapere e di informazioni è da un lato non più sufficiente, dall’altro non più adeguato alle odierne condizioni. Esiste un vuoto di teoria: ovvero si nega la possibilità di una teoria in quest’ambito svuotandola dei suoi significati, mentre invece per Quaglino è assolutamente doveroso riconoscere la teoria come “guida all’azione”, anzi, senza di essa non si ha consapevolezza delle proprie azioni né dei propri risultati. Senza la teoria c’è solo fatica, e occorre ricominciare tutto daccapo senza mai apprendere dall’esperienza. Quest’errata convinzione si basa su un altro pregiudizio che considera le teorie come indistruttibili nel tempo e quindi al di là della dimensione temporale. Anche questo è un grande errore visto che una teoria diventa realmente astratta quando ce ne allontaniamo noi, disinvestendo nella teoria e creando così un vuoto in essa. Inoltre c’è una sorta di tendenza a scindere le teorie, sottoponendole costantemente al processo di concretezza, smontandole in tutti i loro pezzi senza mai provare a ricostruirle.
Per far fronte ai problemi che la formazione pone occorre invece ri-esaminare i contenuti e gli strumenti, rinnovarli dove occorre, e sia questi problemi di concretezza, sia quelli legati alla complessità non affrontano comunque il nodo della teoria. Senza teoria parliamo di “azione alla cieca”, dunque preclusione di ogni accumulo di esperienza: da qui il circolo vizioso vuoto di teoria-vuoto di formazione. Non tutta la formazione odierna si trova però in questa situazione, e non è che manchi del tutto la teoria, semmai occorre riconoscerla nella fitta rete di riflessioni che si son fatte a tal proposito, e anche vuoto di consapevolezza della teoria corrisponde ad un vuoto di consapevolezza della formazione. Si tratta insomma di sapere cosa si sta facendo per farlo ancora meglio. Questo libro si pone allora non come soluzione al problema ma come proposta di una possibile ipotesi di lavoro.
1.2. Un punto di vista sulla formazione
Formazione è attività educativa. Il suo obiettivo è la promozione, la diffusione, l’aggiornamento del sapere e dei suoi modi di utilizzo. Essa ha a che fare con la crescita culturale, sociale, professionale, e personale dei soggetti e perciò diventa quasi impossibile scindere il concetto di apprendimento da quello di cambiamento, soprattutto quando si tratta di formazione all’interno di un’organizzazione dove è strettamente finalizzata a certi obiettivi strategici di cambiamento. I soggetti però cambiano quando apprendono, mentre le organizzazioni apprendono quando cambiano, quindi mentre per i soggetti si tratta di qualcosa di fattuale, per le organizzazioni impegnarsi nella formazione significa possibilità di cambiamento. Questi cambiamenti in ambito organizzativo sono possibili solo a partire da certe condizioni:
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La formazione deve essere intesa nel senso di un processo che prevede quattro step principali:
- Sistema informativo: insieme di info, istruzioni di orientamento per la formazione.
- Analisi dei bisogni.
- Progettazione.
- Valutazione dei risultati azione formativa.
Quindi nel complesso sistema di una formazione efficace bisogna non tralasciare quello che è il sistema informativo inteso come guida concettuale, e il sistema operativo finalizzato all’esecuzione. Senza il primo la formazione sarebbe cieca, senza il secondo sarebbe vuota. Come processo si presenta quindi sovraordinato a due sistemi che a loro volta contengono tutta una serie di sotto-sistemi.
- La formazione condivide un significato ed un orientamento strategico: dal momento che la formazione oggi è finalizzata ai cambiamenti organizzativi non si può non considerare il suo compito strategico e gestionale. L’accelerazione dei processi lavorativi odierna richiede un costante aggiornamento delle competenze e del “know how” e la formazione è chiamata perciò a presidiare tale fenomeno. Ma non si tratta semplicemente di trasmettere dei saperi funzionali alla competitività dell’azienda, si tratta di saper gestire dei fenomeni ancora più complessi come il rapporto dei soggetti con le nuove tecnologie, o l’emergere di nuovi valori legati alla “qualità della vita di lavoro” che prima non esistevano. Bisogna quindi pensare ad una formazione in termini etici, orientata o meglio centrata sul soggetto e sulla sua sfera individuale. Sarebbe quindi più opportuno prevedere degli interventi che siano di medio-lungo periodo che meglio si concilia con la condizione prima esposta, ovvero sull’importanza, per le aziende, di considerare la formazione come un processo educativo con i suoi tempi, costituita da un percorso che non può limitarsi a un breve corso che tenta di strumentalizzare il tempo reale alla ricerca della rapidità di risposta. Tutti gli interventi lampo si rivelano infatti poi inefficaci o ottengono risultati mediocri. I tempi dell’apprendimento e del cambiamento sono tutto meno che di breve periodo, e il legame fra questi due momenti è complesso e necessita perciò di tempo. È vana quindi, ogni illusione di una formazione che voglia ottenere risultati immediati. Inoltre, progettare un intervento formativo strategico significa considerare anche gli altri sistemi organizzativi che entrano in gioco, come il sistema di gestione del personale o il sistema di pianificazione strategica, ma soprattutto occorre stilare un progetto di innovazione che vada parallelo al processo di formazione.
- La formazione richiede tecnologia ed espressione di valori: essendo legata ad una logica della complessità, la tecnologia deve essere adeguata e non povera come accade spesso, costruita sempre con le “solite esercitazioni” o i “soliti schemi”. Tecnologia adeguata non fa riferimento solo alle strumentazioni e alla loro ricchezza ma anche ad una teoria più solida su cui fondare le pratiche formative e renderle più efficaci rispetto a quelle tradizionali che risultano, per la maggior parte, ormai superate. Accanto alle nuove tecnologie si è infatti sviluppata una tendenza ad un sapere strumentalizzato che ha portato ad una perdita dei valori. Si può notare una perdita di “confidence” nell’attività educativa che è diventata il semplice presidio della trasmissione dei “contenuti che servono”. Praticando la formazione così si è perso di vista anche il soggetto, che è invece fondamentale per una teoria della formazione davvero valida. Il recupero del soggetto deve quindi diventare un atto di valore per la formazione che acquista così nuovamente la capacità di essere espressione di valori. Oggigiorno le tecnologie sofisticate non possono essere slegate dai valori personali ma anzi, questi due aspetti devono complementarsi reciprocamente.
Quindi formazione come processo, tecnologie sofisticate e espressione di valori sono le tre condizioni essenziali affinché l’apprendimento individuale possa tradursi in un vero e proprio cambiamento per il soggetto. L’ambito formativo ha bisogno di ritrovare questi presupposti per fronteggiare lo stallo dell’offerta prima delineato e per dar vita a delle attività formative davvero efficaci che non siano meramente finalizzate ad obiettivi strategici aziendali ma che siano fonte di miglioramento per il soggetto che attraverso essa acquisisce valore aggiunto.
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