Breve introduzione alle scuole filosofiche
Il periodo arcaico delle prime tre dinastie Xia, Shang e Zhou è fortemente impregnato di religione e spirito sacro, basti pensare alla visione iniziale del sovrano come figlio di una divinità, seguito poi dall'idea che fosse il Cielo a decidere chi fosse il sovrano adatto. Tale periodo è importante anche un momento di importanti cambiamenti e rivoluzioni sociali, oltre che religiose e rituali.
In questo contesto si afferma la presenza a corte di classi di letterati chiamati Shi. Gli Shi sono una nuova classe che si inserisce proprio nel mezzo, tra sovrano e aristocrazia. Essi si distinguono per la loro ampia cultura (Wen), che si pone come punto di riferimento per i sovrani, infatti molti di essi arrivano ad assumere il titolo di funzionari del sovrano. Gli Shi fanno comunque parte di famiglie aristocratiche oppure sono cadetti di famiglie importanti, ma non avranno mai possibilità di accedere al titolo superiore e quindi si dedicano al ruolo di funzionari.
Tra gli Shi ci sono diversi orientamenti e correnti di pensiero ma una divisione più specifica (come ci è pervenuta ad oggi) è frutto di rielaborazioni e sistematizzazioni avvenute durante i secoli, per cui queste correnti di pensiero sono state ordinate come le conosciamo solo secoli dopo e ricondotte al concetto di scuole. Sono etichette applicate in epoca Han imperiale, in cui si stabiliscono i canoni di tutti i sistemi imperiali, culturali ecc.
Fu Ssu’ma Chien (vissuto tra II e I secolo a.C.) nella sua opera Shiji a dare origine alla classificazione in correnti filosofiche, chiamate jia (il termine di «casa, famiglia» che qui si traduce con «scuole»). Esse sono schematicamente 6:
- Yin e Yang
- Ru (i cosiddetti «classicisti»)
- I Moisti (seguaci di Mozi)
- La scuola dei nomi (i dialettici)
- La scuola della legge
- La scuola daoista
Il fatto che il termine Jia significhi “casa” e quindi un ambiente familiare, e che venga associato alla scuola, ne implica un’accezione alla quotidianità (per gli argomenti trattati). Le singole scuole vengono riorganizzate più volte. A volte persone vissute in secoli diversi vengono unite nella stessa tradizione scolastica, secondo questa classificazione (esempio: Chuangzi e Laozi, tra i quali intercorrono tre secoli di differenza, secondo gli storici appartengono entrambi alla scuola taoista).
Confucio (551 a.C. – 479 a.C.) e il confucianesimo
Secondo vari studi, Confucio non sarebbe una persona singola, ma un insieme di Shi raggruppati in un’unica categoria. Secondo altri potrebbe addirittura non essere mai esistito, identificandosi con i pensieri di tali Shi che, in quanto uomini di cultura, conoscono gli antichi albori degli Zhou e per questo vollero sforzarsi per riportarli in auge.
Ad ogni modo Confucio non si pone come l’inventore di una filosofia, piuttosto il suo obiettivo era quello di recuperare i valori dell’antichità Zhou (coloro che avevano ottenuto il mandato celeste e avevano dato inizio ad un nuovo periodo di prosperità, non degli Zhou decadenti di fine dinastia), ormai perduti, ma non irrecuperabili. In generale sono i valori della collettività, il rispetto degli altri, l’armonia sociale, il rifiuto della carriera individuale, sociale e politica ecc.
Il nome Confucio viene dal latino Confucius, che ci è stato tramandato a partire dal 1600 dai missionari gesuiti (Matteo Ricci in particolare), e a sua volta viene dal cinese Kǒng Fūzǐ ("maestro Kong” è il cognome e Zi alla fine significa maestro, oltre che figlio e bambino). Il nome è stato latinizzato e semplificato eliminando il riferimento al “maestro”.
Questo personaggio cerca per tutta la sua vita di portare avanti questi valori che riteneva assolutamente necessari per la tranquillità politica ma non avrà nessuna fortuna. Avrà anche una vita molto difficile economicamente e saranno solo i secoli successivi a crearne la fortuna, specialmente in epoca Han, in cui venne scelta la sua scuola come elemento fondante dell’impero. La sua origine familiare è comunque aristocratica ma non ricca, secondo alcuni sarebbe un discendente degli Shang. Il padre morì quando Confucio era ancora piccolo, lasciando la famiglia in condizioni economiche molto difficili.
Dopo un lungo tempo in cui egli, in qualità di funzionario, cercò di convertire lo stato agli ideali di benevolenza, tutto ciò che ricevette fu solo una delusione in quanto i sovrani non credevano che convertirsi alla benevolenza li avrebbe aiutati a vincere le guerre, per cui, al contrario, era necessaria la forza bruta. Così egli abbandonò il progetto e decise di ritirarsi ad insegnare. Il circolo di studenti che gli viene attribuito, si raggruppa attorno a lui infatti solo dopo che egli ha già abbandonato i suoi progetti per le delusioni subite. La sua scuola in realtà si chiama la scuola dei Ru (Rújiào; "insegnamento dei ru"), che sono dei letterati che pur senza ricoprire un incarico di Shi hanno la loro stessa preparazione, ovvero una classe di letterati esperti di tutto quanto riguardi l’antichità. Confucio è stato Shi ma era anche un Ru, ma non tutti i Ru sono discepoli di Confucio.
Le rappresentazioni di Confucio
Confucio e la sua immagine sono stati a lungo al centro di dibattiti speculativi. Esistono molte immagini di Confucio, una delle più accreditate lo rappresenta con lo spazio tra i due incisivi frontali, mentre in altre rappresentazioni ha una spada (simbolo aristocratico). Nelle varie epoche è stato associato a valori sempre diversi e adattati agli scopi politici del tempo, di conseguenza anche le sue rappresentazioni ne hanno risentito.
La prima immagine di Confucio è arrivata in Occidente grazie al lavoro dei Gesuiti, un ordine fondato nel 1500, che giunse per la prima volta in Cina nel 1582. Diffusero in Europa la conoscenza della Cina, e possono essere considerati i creatori della sinologia. Diedero inizio a un profondo, duraturo, e proficuo scambio culturale con la Cina, aprendo la cultura cinese alla conoscenza dell'Europa e della cultura occidentale, e introducendo le scienze e molte tecnologie occidentali in quella lontana nazione. I gesuiti vogliono portare in auge la cultura cinese come superiore rispetto ad altri popoli con cui si era venuto a contatto.
Di Confucio non si hanno informazioni certe se non a partire dal IV secolo, grazie a Ssu’ma Chien il quale, nell’opera storiografica Shiji, presenta varie biografie, tra cui anche quella di Confucio. Questo storico e letterato di corte ammirava molto il pensiero di Confucio quindi lo seleziona tra i personaggi meritevoli e caratterizzanti della Cina.
Gli scritti di Confucio
I testi a lui attribuiti probabilmente non sono scritti da lui in prima persona ma dai suoi discepoli. Il testo principale si chiama i Dialoghi (Lúnyǔ), contenenti domande e risposte tra lui e i suoi discepoli. Ma non abbiamo un trattato sistematico in cui ci descrive i capisaldi del suo pensiero, poiché, come già spiegato, Confucio non mirava a fondare una nuova scuola filosofica. Nei dialoghi le idee (soprattutto gli aforismi) vengono espresse attraverso il discorso diretto, cioè da Confucio in prima persona, ma la vera discussione la troviamo solo nei discepoli vissuti dopo di lui.
Il testo pervenutoci era fisicamente un insieme di listarelle di seta. Il problema della seta era però la sua estrema delicatezza per cui si deteriorava più in fretta del bambù e quindi è capitato che, nel corso dei secoli, a causa della mancanza di alcuni pezzi che si erano deteriorati e quindi andati perduti, i Dialoghi venissero assemblati in modo diverso e quindi suscettibili a manipolazione e variazione di interpretazione nei secoli successivi.
La geografia di Confucio
Dove è nato Confucio? A Chufu nel principato di Lu, una zona orientale rispetto a quella di Zhou. Oggi Chufu fa parte della provincia dello Shangdong dove troviamo addirittura un tempio dedicato a Confucio. Questo aspetto è molto importante: siccome ci sono dei riti a lui dedicati alcuni pensano che sia una religione. In realtà Confucio ripropone solo dei valori dei Zhou, meno che mai lui si pone come divinità, anzi in alcuni testi lui paragona la Via, il Dao, come puro metodo di miglioramento personale e mai per dare onore a sé stessi, quindi più che una divinità è un modello, come i santi per i cristiani, infatti il termine cinese che si usa per i saggi in generale è lo stesso che si usa anche per indicare i santi della nostra religione.
Questo tempio è andato completamente distrutto e fu ricostruito solo in epoca Ming con il desiderio di riaffermare determinati valori autoctoni. Oggi rappresenta ancora qualcosa di diverso. Il culto confuciano fu bandito dalla Cina comunista nel XX secolo, visto come qualcosa di regresso e quindi negativo. Negli anni ‘90 invece si vuole recuperare la tradizione antica come fattore di coesione nazionale (l’elemento più solido) e quindi parte il recupero del Confucianesimo da parte del partito comunista. Dagli anni ‘90 in poi, quindi, sono stati riattivati tutta una serie di rituali di stato come la celebrazione del compleanno di Confucio e le statue con rappresentazione univoca, oltre al ritorno dei testi da imparare a memoria nelle scuole.
Le caratteristiche generali del confucianesimo
“Io non creo, trasmetto”
Per apprendere le idee espresse nei Dialoghi potremmo schematizzare il pensiero di Confucio in 3 elementi.
- L’Apprendimento: Confucio afferma che tutti siamo in grado di migliorare sé stessi e, per farlo, è necessario apprendere le virtù, ovvero a comportarsi in maniera corretta, essere dediti alla collettività. Il miglioramento si deve insegnare perché la bontà non è insita nell’uomo (almeno nella maggior parte dei casi), nonostante ci sia la possibilità per tutti di arrivare a tali virtù. Tutto quello che bisogna fare è studiare i testi dell’antichità perché è ad essa che risalgono. La cosa fondamentale per Confucio era imparare ad applicare gli antichi valori automaticamente e spontaneamente, cosa che succede solo se ciò che si impara si comprende a fondo e diventa insito nell’uomo. L’educazione parte dallo studio ma deve essere affiancata anche dalla pratica.
“Apprendere significa imparare ad essere umani” [Jianzai]
A proposito dell’apprendimento continuo:
“A quindici anni, decisi di apprendere. A trenta, ero saldo sulla Via. A quaranta, non avevo più dubbi. A cinquanta, compresi...”
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Mozi Mengzi e Xunzi
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