Estratto del documento

Corso di laurea in “Conflitti e disagi sociali”

Docente: Prof.ssa Giuliana Chiaretti

Studente: Sara Busatto

Il razzismo tra ieri e oggi

  • Il concetto di razza e le sue implicazioni
  • L’evoluzione storica del pensiero razzista
  • Le teorie sulla razza
  • Le molteplici sfaccettature del razzismo
  • Esempi estremi di razzismo: il fascismo e il nazismo
  • I nuovi razzismi

1. Il concetto di razza e le sue implicazioni

Ha ancora senso parlare di razze? Da questa domanda di grande attualità prende l’impulso il libro del Prof. P. Basso “Razze schiave e razze signore”, dove, l’autore analizza il concetto di razzismo e le sue implicazioni anche nella società moderna.

Si sostiene che la razza è ormai una categoria priva di significato. Da molto tempo, infatti, le scienze naturali, hanno appurato che le popolazioni umane non presentano differenze molto più rilevanti di quelle che esistono tra le singole persone. In base a queste considerazioni, sono molti gli studiosi che sostengono la necessità di abbandonare il termine razza ritenuto obsoleto.

Queste opinioni si scontrano, però, con la realtà quotidiana che dimostra in modo costante e deciso che il concetto di razza è ben radicato nella nostra società a livello sociale, psicologico, ideologico e politico.

Il mondo è infatti profondamente diviso tra quelle che l’autore definisce “razze signore” (afferenti alla razza bianca – ariana – occidentale) e quelle che denomina “razze schiave” (prevalentemente i popoli di colore). Tale divisione si manifesta oggigiorno in una accentuazione del razzismo verso il Terzo Mondo ma anche verso le popolazioni europee più povere, ad esempio gli slavi.

L’immigrazione, fenomeno in grande ascesa in tutto il mondo occidentale, funge da catalizzatore del razzismo, facendo degli immigrati il capro espiatorio per tutto ciò che di “brutto” e “sbagliato” esiste nella società moderna. L’aumento delle correnti razziste nel mondo odierno lo si può riscontrare ad esempio nella formazione di numerosi gruppi neo-nazisti ma anche nei mass media, sempre pronti a demonizzare l’immigrato.

Il moderno razzismo è il frutto di una molteplicità di determinazioni che a partire dal ‘500 in poi si sono accumulate. Determinazioni legate sia ad un discorso meramente biologico con la pretesa della superiorità di una data razza su una altra in base al “sangue”, ma altresì ad un discorso che si potrebbe definire spirituale con una razza, quella bianca anglosassone, chiamata da Dio ad un compito di “civilizzazione” delle razze barbare incapaci di evolversi.

Per camuffare questi sentimenti razzisti si tende a non usare più il termine razza ma bensì quello di etnia, ritenuto “politicamente” più corretto. Tuttavia quest’ultimo termine non fa altro che ribadire e legittimare le vecchie disuguaglianze tra le razze.

Infatti, al contrario del passato, ove si faceva riferimento a 3 razze principali, bianca, gialla e nera, ora si parla di una moltitudine di etnie diverse e, come tali, inevitabilmente nemiche fra loro, pertanto bisognose di qualcuno che le guidi attraverso la civiltà, si pensi ad esempio alla caratterizzazione che viene data alla situazione del continente africano.

Il concetto di razza è dunque vivo oggi più che mai, e si mescola come da tradizione ad altri concetti quali la classe sociale, il nazionalismo, il genere. Ancora adesso la società moderna si caratterizza per la valenza inferiore che attribuisce alla persona di colore, alla persona povera e anche alla donna. Le dottrine razziste mescolano questi aspetti e ribadiscono l’inferiorità naturale, biologica, spirituale di tali “soggetti”.

Secondo P. Basso il razzismo è l’ideologia dello sfruttamento e dell’oppressione delle razze1 “schiave” per natura: i colorati, i proletari e le donne. Stiamo vivendo una fase di riacutizzazione del razzismo che è incentivato dal mercato, è per questo che il razzismo è un fenomeno intrinseco al capitalismo, dalle istituzioni, stato, dai mass media e da ultima anche dalla classe popolare, con i numerosi pregiudizi sugli immigrati.

Il razzismo moderno, non differentemente da quello del passato, si basa sull’oppressione intesa in quattro diverse direzioni: oppressione di razza, di classe, di nazione e di sesso.

1 Pietro, Basso, Razze schiave e razze signore, Franco Angeli, Milano, 2000, p. 14.

2. L’evoluzione storica del pensiero razzista

La visione razzista dei rapporti tra i popoli è nata nell’Europa moderna ma senza dubbio le sue radici sono molto più profonde tanto da arrivare al mondo antico e al medioevo.

Gli antichi infatti, consideravano gli uomini socialmente diseguali per natura. Era la natura a creare individui superiori ad altri e ad imporre una sorta di gerarchia fisica, intellettuale, morale e sociale.

Il medioevo riprende tale idea dando però maggiore enfasi alla cosiddetta purezza del sangue, grazie al contributo della nobiltà e della Chiesa. Per la nobiltà la questione del sangue e dunque della stirpe diventa un aspetto di primaria importanza per l’affermazione della nobiltà stessa come classe giuridica ed ereditaria. Il diritto ad essere nobile si basa sull’ereditarietà e per difendere tale diritto è fondamentale una rigida separazione tra le diverse classi sociali tramite provvedimenti specifici, primo fra tutti, il divieto ai matrimoni misti.

Ma anche la Chiesa contribuì ampiamente all’affermarsi del tema del sangue, utilizzandolo contro gli ebrei o i musulmani, insomma contro “gli infedeli” sempre pronti a distruggere i cristiani e ad infiltrarsi tra di loro andando così a minarne la purezza.

Tuttavia, sarà il XVI secolo, con i viaggi dei più famosi esploratori, Colombo, Vasco da Gama, ecc., verso le Indie occidentali e orientali, a provocare la svolta storica che farà dell’Europa la nazione conquistatrice del mondo. A partire da quel momento, per un lunghissimo periodo, l’Europa elaborerà in tutte le forme possibili un aggressivo razzismo che si materializzerà nell’ideologia coloniale europea, elemento base di tutte le teorie razziali. In questo periodo storico, con l’avvicinarsi del popolo europeo a quello dei nativi dei “mondi di recente scoperta”, si svilupperà il concetto dell’inferiorità di tali popoli rispetto alla suprema razza bianca.

La formazione di questo pensiero la si può ben notare tramite la rappresentazione elaborata da diversi autori degli indios e dei neri. Gli indios in molti testi sono stati rappresentati come degli esseri semi umani che per loro natura sono portati alla schiavitù in quanto organicamente inferiori ai bianchi. Peggiore è la rappresentazione che è stata fatta dei neri, considerati privi di morale, di genio, un popolo pericoloso da trattare alla stregua degli animali. Prima con la sottomissione dei nativi americani e in seguito tramite la tratta degli schiavi dall’Africa, i mercanti e i proprietari di schiavi, ribadirono sempre il diritto naturale e inviolabile della razza bianca alla supremazia su queste genti.

Per far ciò era fondamentale operare una separazione netta tra i bianchi e i popoli di colore, negando a questi ultimi la possibilità di essere cittadini e di avere dei diritti. In tal senso, potremo definire gli Stati Uniti d’America il primo stato razziale dell’epoca moderna, in quanto basato da una parte sullo sterminio dei nativi e dall’altra sulla schiavitù dei neri.

Anche l’Illuminismo ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione delle teorie razziste. Questo è stato il secolo della massima espansione del commercio degli schiavi. Il capitalismo, secondo Marx, nacque proprio grazie al sistema coloniale. Saranno le colonie con la loro produzione di materie prime e di “capitale umano” a dare linfa vitale all’industrializzazione.

Nel ‘700 e nell’800 il mondo era già profondamente diviso tra popoli colonizzatori e popoli colonizzati e l’ideologia illuminista non fece altro che riflettere tale situazione e usarla a proprio vantaggio. L’ideologia coloniale non sarà superata, in questo periodo, anzi ai tradizionali concetti storici-culturali-religiosi usati per giustificarla se ne affiancheranno altri basati su presupposti scientifici. Sarà proprio nell’800 che il concetto di razza diventerà centrale nella vita della società e il razzismo dilagherà in tutte le fasce della popolazione.

3. Le teorie sulla razza

Sono molti gli autori che hanno contribuito alla diffusione della teoria razzista, probabilmente il classico più famoso in tal senso è quello di Arthur de Gobineau. L’autore fu il primo a esporre in modo chiaro la teoria della disuguaglianza naturale tra le razze e a collegare tale idea con quella della centralità della razza nella storia dell’umanità.

Secondo Gobineau, l’evoluzione della civiltà umana è regolata da leggi universali inesorabili e sempre uguali a sé stesse; la prima di queste leggi è data dal “principio di morte naturale”3 delle civiltà, in base al quale ogni società umana dopo un periodo di forza è destinata al declino. Tale declino per l’autore sarebbe provocato dalla mescolanza tra le razze e dalla tensione tra due tendenze contrapposte, ovvero la repulsione tra le razze e l’attrazione tra le stesse.

In base a ciò sarebbero le razze superiori ad essere maggiormente esposte al decadimento. Infatti mentre le razze inferiori mirano alla mescolanza poiché attraverso essa possono elevarsi, le razze superiori ne vengono compromesse.

2 P. Basso, op. cit., p. 30.

3 P. Basso, op. cit., p. 37.

Per Gobineau le razze sono per natura diseguali così come lo sono le civiltà e le nazioni che su esse si fondano. Da tale presupposto egli espande la propria analisi identificando tre razze primitive, bianca, gialla e nera, tra loro diseguali in ogni aspetto. A causa di tale ineguaglianza naturale, per quanto le razze inferiori arrivino a innalzarsi non potranno mai raggiungere il livello della razza superiore.

L’autore traccia anche le caratteristiche di ogni singola razza: la razza nera è quella che si trova sul fondo della scala dell’evoluzione poiché caratterizzata da tratti animaleschi e da una intelligenza minima se non nulla. Di contro per&ograv

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

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