Culture differenze e conflitti
Significati della cultura
Normalmente si distinguono due accezioni del termine cultura:
1. Di tipo classico o umanistico
Affonda le sue radici nella Grecia e nella Roma antica: [paideia, colere] con questi termini si indicava l’atto di ingentilire l’animo umano attraverso la filosofia, le lettere, etc. Nel corso dei secoli, questa idea legata all’ingentilimento dell’animo si sovrappone con il concetto di civilizzazione: di conseguenza l’idea è che la cultura nobiliti il soggetto facendone un cittadino, questo nuovo ruolo contribuisce al progresso della società. All’interno di questa concezione classico-umanistica del termine "cultura" possiamo ricordare le celebri parole del critico letterario inglese Arnold, il quale ricorda il fatto che "la cultura è quanto di meglio è stato elaborato dall’essere umano." [1869]. Questo significato che viene attribuito al termine cultura, in senso classico, è una definizione che si avvicina molto a quella che viene data per senso comune.
2. Di tipo antropologico e sociale
È l’antropologia, verso la fine dell’800, a problematizzare la concezione classica di cultura, ritenendola eccessivamente normativa, caratterizzata da pretese universalistiche e considerandola troppo focalizzata sul singolo a discapito del sociale e della collettività. L’antropologia, grazie a questo modo differente di guardare alla cultura, si afferma come disciplina il cui interesse è rivolto all’eterogeneità dei costumi, delle norme sociali e delle tradizioni di una società. Attraverso questo modo di procedere, si differenzia dalle discipline (soprattutto di tipo letterario) che hanno sostenuto la definizione umanistica di cultura; l’antropologia abbraccia questo interesse conoscitivo e rivendica, anche, per il suo lavoro un intento descrittivo [e non prescrittivo] della società, descrivendone le sue specificità. In questa nuova, e diversa, definizione di cultura spicca la figura di Edward Tylor che fonda anche la disciplina antropologica. Sottolineando una differenza dalla concezione classica di cultura, l’idea che sta alla base dell’antropologia è quella che la cultura:
- Interessa la collettività [e non il singolo];
- Si apprende collettivamente e si condivide;
- Ha un rapporto circolare con la struttura sociale (cioè non ne è definita bensì cultura e struttura sociale esistono e si alimentano reciprocamente).
Sarà un altro antropologo, Geertz, a influenzare e proporre una definizione di cultura che, oggi, è condivisa anche dalla sociologia. L’antropologo statunitense è diventato celebre per aver fornito la definizione di cultura: "La cultura è composta da reti di significato che sono state create e tessute dall’attore sociale (l’uomo), il quale è impigliato e immerso in queste stesse reti di significato che ha creato.” Si tratta di una definizione inedita e innovativa di cultura e ha contribuito ad avviare una svolta epistemologica all’interno dell’antropologia (e della sociologia) che viene definita “cultural turn”; per sottolineare la rilevanza della cultura intesa come reti di significato dentro la struttura sociale.
3. La nuova sociologia della cultura
Beneficia di questo suggerimento Geertziano. A partire dagli anni ’70, focalizza la propria attenzione sul ruolo della dimensione simbolica (ovvero quella culturale) nella vita quotidiana; in questo senso possiamo ricordare le figure di Ann Swidler e Richard Peterson. La prima viene ricordata, in particolare, per la sua celebre definizione di “cultura come una cassetta per gli attrezzi”; questo termine fornisce un “tool kit” di abitudini, competenze e stili attraverso cui il soggetto predispone “strategie d’azione”. Bisogna ricordare anche il secondo che, in una prospettiva sociologica, fornisce una definizione di cultura che è quella su cui oggi si converge [al di là delle specificità di alcune tradizioni]: "La cultura è l’insieme di valori, norme, credenze e simboli espressivi”.
Tradizioni sociologiche a confronto
- Tradizione tedesca
- Tradizione francese
- Tradizione statunitense
- Tradizione marxista (trasversale a nazioni)
All’interno di queste tradizioni sociologiche, antropologia e sociologia si sono contaminate a vicenda proprio perché avevano entrambe lo scopo di portare avanti questa nuova concezione di cultura, differente da quella classica e umanistica.
Tradizione tedesca
La tradizione tedesca di studio di analisi sociologica viene collocata a partire dalla seconda metà dell’800; all’interno di alcune circostanze storiche rilevanti in cui si definisce un dibattito di tipo metodologico, il quale contrappone la natura alla cultura. Dilthey e Ricket [matrice storico-filosofica] sono gli autori principali che hanno animato questo dibattito sul metodo; al cuore di quest’ultimo, sostanzialmente, emerge la necessità di distinguere un metodo di analisi quando si sceglie di studiare la natura e quando, invece, la cultura. Fondamentalmente, questi due autori convergono sull’idea che fosse necessario distinguere tra le “scienze della natura” e le “scienze dello spirito” (= dimensione culturale).
Accanto a questo dibattito principale ne scorre un altro, il quale tematizza il rapporto tra cultura e società: in questo caso al centro dell’attenzione degli autori ci sono i ruoli che i valori svolgono rispetto al processo di significazione della realtà sociale. All’interno di questi due dibattiti, si collocano i due padri fondatori della sociologia di origini tedesche: Simmel e Weber. Entrambi sono stati particolarmente influenzati dalla filosofia, dagli studi storici e dall’economia (a differenza di altri influenzati molto dall’antropologia).
- Simmel: viene ricordato per la sociologia formale ovvero aver sottolineato il fatto che la sociologia debba studiare le forme invariate delle relazioni sociali. All’interno di una delle sue opere più importanti “La filosofia del denaro” (1900) tematizza la dimensione simbolica: in quest’opera Simmel studia gli effetti dell’economia monetaria sulla cultura; lo scambio monetario che viene identificato come un ‘inedita forma di interazione sociale, attesta la supremazia di quella che viene definita dall’autore cultura oggettiva [prodotti artistici, oggetti domestici, tecnica] sulla cultura oggettiva.
- Weber: si sofferma di più sullo studio dei valori e i significati dell’azione nelle dinamiche intersoggettive, nel quadro delle trasformazioni strutturali economiche. All’interno delle sue opere “L’etica protestante e Lo spirito del capitalismo” (1904) e in “Economia e società” (1922), questo autore studia il legame tra religione (come forma culturale) e sviluppo economico sottolineando che, tra queste due sfere, non c’è un rapporto deterministico: la religione non determina lo sviluppo economico, ed è impossibile immaginare il contrario. Un altro aspetto molto importante all’interno dello studio della cultura di Weber è la definizione degli attori sociali come "soggetti di i cultura”: i significati e i valori che sono mediati culturalmente guidano l’azione sociale del soggetto.
Tradizione francese
Rispetto a quella tedesca, la tradizione francese è particolarmente influenzata dall’antropologia; utilizza i dati empirici etnografici, raccolti dai colleghi antropologi, per elaborare una teoria generale della società. Le figure di spicco di questa corrente sono August Comte ed Émile Durkheim.
- Durkheim: definisce i fatti sociali come fatti anche culturali cioè i simboli, le credenze e le rappresentazioni sono immaginate e definite dall’autore come il vero e proprio collante della società. Nella sua opera “Le forme elementari della vita religiosa” (1912) è presente una definizione più esplicita del ruolo che svolge la dimensione culturale all’interno della società. Durkheim utilizza poco il termine “cultura” ma preferisce usare il concetto di “rappresentazioni collettive” cioè l’insieme di forme del pensiero, credenze religiose, miti, norme, valori che consentono ai membri di una società di saldarsi, ovvero di salvaguardare il legame sociale.
Oltre a Durkheim all’interno della tradizione francese bisogna ricordare, anche, lo strutturalismo francese (influenzato proprio dall’autore) che si focalizza sullo studio del linguaggio come espressione della cultura e, insieme, condizione affinché si dia cultura; gli autori principali di questa corrente di studio sono de Saussure, Lévi-Strauss e Barthes. Lo strutturalismo francese e Durkheim influenzano un altro nome importante della tradizione francese sociologica, vale a dire Pierre Bourdieu.
- Bourdieu: è interessato a comprendere il mutamento culturale e sottolinea che i valori, le norme e i codici cambiano con il mutamento storico, pur rimanendo fedeli al sistema che li ha generati e cambiano in relazione alla capacità del soggetto di rielaborarli. Anche questo autore, come Durkheim, disdegna il termine “cultura” preferendo il concetto di “habitus” vale a dire un “sistema di disposizioni durevoli” interiorizzato dall’attore fin dalla nascita che orienta l’agire; è una bussola vincolata alla struttura sociale in cui si è generato e, al tempo stesso, garantisce spazi di libertà al soggetto.
Tradizione statunitense
Innanzitutto, va ricordata la Scuola di Chicago (attiva nell’omonima città agli inizi del ‘900), viene particolarmente influenzata dall’antropologia e da Simmel; viene posta l’attenzione sulla differenziazione culturale, soprattutto di tipo etnico, legato alle trasformazioni della città [esempi di opere “Il contadino polacco”, “Gli immigrati e l’America”, “Human Migration and the Marginal Man”]. La Scuola di Chicago, per far riflettere su questo tema, elabora un metodo d’indagine etnografico.
- Parsons: si colloca accanto a questa scuola di pensiero; l’autore americano ha caratterizzato ed influenzato la tradizione statunitense e gli viene dato il merito di aver fornito, per la prima volta, una definizione sociologica di cultura. Nello schema AGIL, elaborato da Parsons, la cultura ha un ruolo strategico nella struttura sociale (funzione latenza): “la cultura è costituita da sistemi strutturali o ordinati di simboli che sono gli oggetti dell’orientamento dell’azione; da componenti interiorizzate della personalità dei soggetti agenti individuali e da modelli istituzionalizzati dei sistemi sociali’’. [“Sistema sociale” 1951] Questa definizione di cultura è caratterizzata da un forte aspetto normativo: la cultura dice al soggetto ciò che è giusto o no fare, in relazione all’ordine sociale.
- Geertz: viene ricordato perché ha ispirato, e continua ancora ad ispirare, le riflessioni sociologiche; è un antropologo americano che, all’inizio della sua carriera, viene molto condizionato dal pensiero parsonsiano dal quale, a poco a poco, si allontana. Definisce la cultura come una rete di significati in cui il soggetto è immerso, rete che lui stesso ha creato (questa intuizione, in fondo, era appartenuta a Weber). Con Geertz la cultura perde il carattere normativo parsonsiano: la cultura è un processo di produzione di significati e codici culturali capaci di rendere intellegibile la realtà, ovvero comprensibile. A fronte di questo nuovo modo di intendere la cultura (non più in termini normativi), lo studioso arriva a proporre una trasformazione, anche, degli obiettivi conoscitivi dell’antropologia; questa disciplina si deve fare interpretativa, non deve limitarsi a descrivere e a “dire come si deve fare” perché non è una scienza normativa, ma deve guardare la realtà come un testo da codificare. In questo aspetto risiede il “cultural turn” ovvero quella svolta culturale che viene attribuita tipicamente a questo autore.
Tradizione marxista
Karl Marx è l’autore centrale della tradizione marxista, il cui pensiero ha influenzato sociologi e sociologhe al di là dei confini tedeschi. I rapporti materiali di produzione sono il motore della storia, la struttura della società e determinano le altre sfere sociali (compresa quella culturale, politica, religione, morale e artistica); la sfera culturale è cruciale, all’interno della lettura marxista, per garantire il mantenimento dei rapporti di produzione, secondo Marx è ideologicamente necessaria per il funzionamento dei rapporti sociali e di produzione. Nell’analisi dello studioso, la sfera culturale è indagata anche in rapporto al processo di reificazione ovvero la riduzione a oggetto di quanto ha, invece, volontà (cioè una componente intellettuale e morale).
La Scuola di Francoforte identifica il bacino di una riflessione, che parte da Marx, ma che vuole andare oltre; la particolarità di questa scuola è che vuole offrire uno studio della società interdisciplinare, quindi accanto ai filosofi ci sono studiosi di psicoanalisi, antropologia e pedagogia. La Scuola di Francoforte parte da una domanda: “In che cosa consiste il perdurare del sistema capitalistico, nonostante ci siano le condizioni per superarlo?” Da qui, nasce la necessità di analizzare la dimensione culturale e il rapporto tra economia e cultura, con un nuovo approccio critico. È soprattutto l’opera “Dialettica dell’Illuminismo” [1947] di Adorno e Horkheimer a costituire, in qualche modo, il punto di riferimento di questa scuola. In questo testo, gli autori, sottolineano che l’Illuminismo abbia generato un sapere razionale improntato al dominio in diversi campi sociali e, all’interno di questo quadro generale in cui viene messa in mostra la tirannia del sapere razionale, gli studiosi analizzano l’emergere della così detta società di massa; la quale costituisce l’effetto e la condizione per forme sempre più diffuse e numerose di dominio. La Scuola di Francoforte è ricordata per l’interesse verso questi “effetti perversi dell’Illuminismo” e gli studi sulla società di massa: in particolare, hanno tematizzato il concetto di industria culturale che corrisponde a un sistema di produzione culturale, di costruzione del gusto estetico e di fruizione culturale finalizzato a omologare i soggetti e a servirli al mercato. La cultura, tuttavia, non è solo asservita al mercato ma gli autori sottolineano che nelle sue forme avanguardistiche conserva il suo potenziale critico.
La Scuola di Birmingham ha sede all’interno del “The Centre for Contemporary Cultural Studies” [University of Birmingham], questa istituzione di studi culturali ha chiuso qualche anno fa per carenza di fondi; alla quale si riconosce, almeno in parte, un ruolo nell’avvio del “cultural turn” che è stato attribuito, principalmente, a Geertz. Anche questa scuola utilizza un approccio interdisciplinare, ponendo il proprio interesse per la sfera culturale e la sua produzione, in particolare: a livello dei media, delle subculture e dei giovani; ma anche nell’influenza sulle pratiche quotidiane e nella relazione con il potere. Nella Scuola di Birmingham si sottolinea la visione marcata del potenziale critico della cultura.
Nelle loro specificità queste tradizioni mostrano, tuttavia, alcuni elementi fondamentali:
- La dimensione soggettiva della cultura che fa riferimento a quel processo di interiorizzazione dei soggetti;
- La dimensione oggettiva della cultura ovvero il modo in cui le forme culturali si sedimentano all’interno della società;
- Il carattere descrittivo della cultura cioè la capacità di restituire la realtà naturale e sociale attraverso le rappresentazioni sociali dei soggetti;
- Il carattere prescrittivo della cultura (Parsons) che fa riferimento ai valori e alle norme che guidano l’azione;
- Il carattere processuale della cultura la quale è storicamente situata e mantiene la produzione costante di significati grazie al linguaggio.
Produzione e trasmissione di cultura
Come si producono e trasmettono le forme culturali? Le forme culturali si trasmettono e producono, certamente, attraverso le concezioni mitiche, religiose, scientifiche e filosofiche che si trovano alla base delle rappresentazioni della e sulla realtà sociale. Non solo, si può far riferimento anche all’arte (arti figurative classiche, letteratura, musica, etc.) e ai processi di socializzazione. Infine, la cultura è trasmessa e prodotta, anche, tramite il linguaggio e ai processi comunicativi, il cui spazio elettivo è costituito dalla vita quotidiana (Schütz e Goffman).
Nella trasmissione e nella produzione della cultura è rilevante il ruolo della vita quotidiana ovvero uno spazio-tempo cruciale in cui i soggetti sono stabilmente inseriti e costituisce il luogo elettivo del “dato per scontato” dove produciamo significati intersoggettivamente e senza problematizzarli. La vita quotidiana è quello spazio-tempo di elaborazione condivisa del senso comune, di sapere pratico, di rituali e pratiche con carattere morale e/o sacro con cui si crea un ordine sociale. In concreto, l’attore sociale agisce grazie a delle tipizzazioni ovvero degli schemi astratti e categorie con cui vengono catalogate le esperienze comuni; per questo le tipizzazioni e il senso comune sono incorporati nelle pratiche, nelle routine e nelle pratiche della vita quotidiana.
Il pluralismo culturale e le differenze culturali
Differenziazione sociale e pluralismo culturale
Prima di tutto, bisogna fare una premessa importante: a lungo, la sociologia e l’antropologia si sono interrogate su una questione “il sistema culturale di una società è coerente al...
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