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Concetti base di linguistica generale

Appunti di linguistica generale che sono basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della professoressa Caffi dell’università degli Studi di Genova - Unige, della facoltà di lettere e filosofia, Corso di laurea in lettere. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Linguistica generale docente Prof. C. Caffi

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La doppia articolazione

Per articolazione si intende la segmentazione del dato linguistico in unità minori;. Con la

prima articolazione si riconoscono i morfemi, unità di suono e significato; attuando

un’ulteriore segmentazione, la seconda articolazione, si ottengono unità minori, che non

hanno una portata semantica, ma servono per distinguere tra loro le unità della prima

articolazione.

Ridondanza

È la caratteristica della lingua per cui più unità linguistiche ripetono una medesima

componente semantica o informazione grammaticale. Ad esempio, nella frase “partirò

domani” l’indicazione di tempo ci è data sia dal verbo che dall’avverbio. La ridondanza è

fondamentale per garantire la ricezione e la comprensione del messaggio da parte del

destinatario ed attesta la naturale dialogicità del fatto linguistico.

Pertinenza semiotica e motivazione

La pertinenza semiotica è una differenza semantica istituzionalizzata relativa ad un

sistema linguistico. Si prendano le parole inglesi time, weather e tense: esse possono

essere tutte tradotte con la parola “tempo”, ma ciascuna di esse si riferisce ad un

determinato campo semantico. Hanno un potenziale semantico differente, quindi una

pertinenza semiotica diversa.

La motivazione è la formazione di espressioni della struttura trasparente, ossia motivate

da un aspetto dell’esperienza (e.g. “ferro di cavallo”, “horseshoe”). E’ una strategia di

costruzione di unità linguistiche, nelle quali si combinano elementi già dotati di potenziale

semantico, per creare una struttura trasparente.

Arbitrarietà

L’arbitrarietà caratterizza il legame tra il suono ed il significato di un determinato segno:

non vi è alcuna ragione per cui a un dato suono sia collegato un dato significato. In questo

modo è possibile attribuire altri significati a quel suono.

Polivalenza, varianza, preferenzialità, endolinguisticità

La lingua è un insieme di strutture intermedie tra il suono ed il significato; queste strutture

possiedono quattro proprietà: polivalenza, varianza, preferenzialità, endolinguisticità.

Secondo la polivalenza, una struttura può avere una molteplicità di funzioni, più o meno

strettamente collegate tra loro, che fanno intravedere una base semantica comune. La

varianza permette una pluralità di strategie di manifestazione. Le strutture di una lingua

tendono a privilegiare una valenza che assume anche il carattere di naturalezza, tipicità. È

una preferenza sia di tipo psicologico che statistico. Una struttura appartiene ad un

sistema linguistico e si differenzia da tutte le altre strutture del sistema. Le strutture sono

inevitabilmente linguistiche.

Significato – Significante

Saussure identifica il segno come un’entità bilaterale: una faccia è il significante,e

l’immagine acustica, la realizzazione della parole; l’altra è il significato, l’immagine

mentale, il concetto a cui il significante si riferisce. Come una tessera del domino,

significato e significante sono inscindibili, ma legati da un’unione di natura arbitraria: la

scelta del significante non è determinata dal significato.

Fonetica

La fonetica è lo studio delle caratteristiche dei suoni della lingua e si avvale di tre tipi di

analisi: l’analisi percettiva, che concerne la ricezione del fenomeno acustico e la sua

interpretazione come elemento linguistico; l’analisi acustica, che studia il mezzo di

propagazione sonora e considera i fenomeni acustici come fenomeni fisici; l’analisi

articolatoria, che riguarda l’apparato di fonazione e la genesi dei suoni.

Modi di articolazione

Il modo di articolazione dei suoni si differenzia a seconda del tipo di ostacolo che si

frappone all’uscita dell’aria: se l’ostacolo è nullo si hanno le vocali (o vocoidi); se l’ostacolo

è totale, si hanno le occlusive; se è parziale, si hanno le fricative, le liquide, che si dividono

in vibranti e laterali, e le approssimanti; le nasali si pronunciano con il velo palatale alzato,

la cavità orale chiusa e con l’aria che fuoriesce dalle fosse nasali.

Luoghi di articolazione

A seconda dei luoghi di articolazione interessanti nel momento della fonazione, si hanno

suoni bilabiali, labiodentali, alveolari, post-alveolari, palatali e post-palatali, velari, uvulari e

laringali. Nei suoni a ostacolo nullo il luogo di articolazione si configura come il grado di

direzione ed innalzamento della lingua verso il palato; un ulteriore fattore è l’apporto delle

pliche vocali: se c’è, si hanno suoni sonori, se no, sordi.

Classificazione genealogica e metodo comparativo – ricostruttivo

La classificazione genealogica si occupa di determinare se un gruppo di lingue appartiene

ad un medesimo ceppo linguistico: in questo caso si ha una parentela linguistica. Per

giungere a questa conclusione, gli studiosi si servono del metodo comparativo –

ricostruttivo, che si divide in due fasi: la prima consiste nel mettere a confronto una serie di

termini nelle diverse lingue esaminate, notando se c’è somiglianza. Ovviamente questo

non è l’unico fattore preso in considerazione, in quanto le somiglianze possono essere

date da svariati motivi (caso, prestiti, vicinanza geografica...), ma è il punto di partenza.

Una volta accertato che la vicinanza di forme può essere ritenuta un prova della parentela

delle lingue, si passa alla seconda fase, ossia la ricostruzione dell’antecedente. Nel caso

delle lingue romanze questo passaggio non è necessario, poiché l’antecedente, il latino, è

attestato. La seconda fase è invece necessaria per le lingue germaniche: in questo caso è

necessario ricostruire le forme originarie, cercando di spiegare in modo convincente come

si è passati da una fase unitaria precedente alla varietà successiva.

Caratteristiche della parola indoeuropea

Una caratteristica della lingua indoeuropea è la piena autonomia della parola: ogni parola

contiene in sé l’indicazione del significato e del rapporto con le altre parole della frase. La

parola indoeuropea ha una struttura fissa: radice + suffisso (tema) + desinenza; gli ultimi

due elementi possono anche non esserci, ma l’ordine non può cambiare. In mancanza di

suffisso, con la radice direttamente legata alla desinenza, si parla di formazioni radicali.

Apofonia

L’apofonia è un fenomeno di alternanza vocale libera (non influenzata dal contesto

fonetico) e funzionale (è in grado di opporre fra loro forme diverse). Prevede tre gradi: il

grado nero è assenza di vocale, il grado normale quando la vocale è breve, il grado

allungato quando la vocale è lunga.

I casi dell’indoeuropeo

L’indoeuropeo prevede otto casi (comprendendo il vocativo): il nominativo è il caso del

soggetto e di tutto ciò ad esso riferito; l’accusativo è il caso del complemento diretto, del

complemento di moto a luogo e di tempo continuato; il vocativo è una modalità di

invocazione, appello, più che un caso; il genitivo segnala dipendenza da un altro nome o

da un verbo; il dativo è il termine dell’azione; l’ablativo è il caso dei complementi di origine,

provenienza, allontanamento ed esprime anche il secondo termine di paragone; il locativo

designa lo stato in luogo ed in tempo; lo strumentale esprime i complementi di mezzo,

compagnia (con preposizione) e causa.

Il verbo indoeuropeo

Il verbo indoeuropeo si basa su tre temi: presente, aoristo, perfetto. Il presente indica

un’azione nel suo svolgersi; l’aoristo un’azione pura e semplice o l’azione vista in uno dei

suo momenti; il perfetto non indica l’azione, bensì lo stato che ne consegue, ed usa il

raddoppiamento. Per quanto riguarda l’espressione del tempo cronologico, per esprimere

un’azione presente si usano le desinenze primarie, per quelle passate o per esprimere

un’azione generica, si usano le desinenze secondarie. In seguito all’attenuarsi di questa

opposizione, per esprimere un’azione passata, è stato introdotto l’uso dell’aumento. Per

quanto riguarda la diatesi, il verbo indoeuropeo prevede la diatesi attiva e quella media

(con desinenze proprie). Quest’ultima esprime un’azione che rimane circoscritta nella

sfera di interesse del soggetto. I verbi che hanno solo forma media sono detti deponenti.

Classificazione tipologica

La classificazione tipologica raggruppa le lingue a seconda dei tipi linguistici e definisce la

lingua sulla base di criteri stabiliti a priori. Possono essere assunte come criterio

caratteristiche di qualunque genere. Uno dei criteri può essere la disposizione con cui si

susseguono gli elementi fondamentali di una frase, soggetto, oggetto e verbo. Le

combinazioni possibili sono sei: S.O.V, S.V.O, V.S.O, V.O.S, O.S.V. O.V.S.

Un altro tipo di classificazione tipologica è la classificazione morfologica, la quale si

concentra sulla modalità di formazione delle parole. Si distinguono quindi le lingue isolanti

(cinese), in cui le parole sono invariabili e le differenze semantiche sono date dalla

posizione nella frase; le lingue agglutinanti (ungherese, turco) in cui ad ogni morfema

corrisponde un lessema; le lingue flessive (italiano) sfruttano la flessione delle parole,

perciò ogni morfema può dare diverse indicazioni; le lingue polisintetiche incorporanti

(Inuit) prevedono un accumularsi teoricamente illimitato di morfemi in ogni parola, la quale

può esprimere un’intera frase.


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10 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher optical_lens di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Caffi Claudia.

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