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L'oggetto della linguistica e definizione di lingua

L'oggetto formale della linguistica è la lingua, ossia una parte, seppure essenziale, del linguaggio. Aristotele definiva la lingua come "il mezzo con cui gli uomini comunicano". Per Humboldt (XIX sec.) la lingua non è un’opera, ma un’attività, ossia "l’attività dello spirito che continuamente si rinnova". Da precisare questa distinzione: la lingua non è un’opera perché tale definizione presupporrebbe una decisione a priori che per la lingua non può esserci; nessun gruppo umano ha mai deciso di costruire una lingua. Recentemente è stata data una definizione più comprensiva di lingua da Giacomo Devoto: "La lingua è un’istituzione sociale, ma un’istituzione sociale del tutto particolare".

Il punto di vista della linguistica

Il punto di vista della linguistica è descrittivo, non prescrittivo: la linguistica osserva la lingua così come si manifesta e cerca di comprendere come essa è fatta e funziona.

La linguistica generale come scienza empirica

La linguistica generale è una scienza empirica in quanto studia elementi osservabili, ossia gli eventi sonori e grafici, i quali però vengono recepiti come eventi semiotici. Sono considerati tali in quanto i suoni o caratteri scritti rinviano ad altro da sé (aliquid stat pro aliquo). Chi recepisce il testo lo vive come un messaggio, senza prestare attenzione alla componente sonora o grafica di per sé.

Langue e parole

Ferdinand de Saussure, studioso svizzero considerato il padre della linguistica moderna, individuò quattro dicotomie, tra le quali quella tra langue e parole. La langue è il patrimonio immutabile e pre-esistente, a cui il parlante attinge per produrre un atto linguistico. La parole è esecuzione della langue ed è un fatto individuale ed un elemento accessorio. L'oggetto di studio della linguistica deve essere la langue, ma attraverso le realizzazioni individuali della parole. In breve, la langue, rispetto alla parole, è un concetto astratto, è la struttura soggiacente, è ciò che permette alla parole di realizzarsi.

Gli eventi semiotici e l'intenzione comunicativa

I fenomeni linguistici hanno la qualità di essere eventi semiotici. Per la loro comprensione è necessario che il destinatario comprenda l’intenzione comunicativa del mittente. È possibile classificare i segni interni alla comunicazione umana in base al grado di intenzionalità e al grado di motivazione.

  • L'indizio è un fenomeno naturale non intenzionale, la cui motivazione è del tipo causa – effetto (sbadiglio involontario);
  • Il segnale è un fatto naturale ed intenzionale, che richiama il destinatario a qualcos’altro (sbadiglio volontario per segnalare noia/stanchezza);
  • L'icona è una riproduzione che per forma è analoga all’oggetto a cui rinvia (emoticon);
  • Il simbolo è caratterizzato da intenzionalità e motivazione culturale ed è dunque il risultato di una convenzione adottata all’interno di una comunità (semaforo rosso per fermarsi);
  • I segni condividono con i simboli l’intenzionalità e la convenzionalità, ma la loro caratteristica peculiare è la possibilità di essere divisi in parti, a loro volta ricombinabili, mentre il simbolo è olistico.

Fasi dell'atto linguistico

Ogni atto linguistico presuppone un elemento pre-esistente, ossia il pensiero, e si sviluppa in tre fasi:

  • Il primo step è quello del pensiero, attivato da un processo psichico, per il quale accade che l'idea viene associata ad un segno linguistico.
  • Nella seconda fase, quella dell’immagine acustica, si attiva un processo fisiologico per cui al pensiero viene associata un’immagine fonica.
  • La terza fase attua un processo fisico per cui l’immagine acustica viene realizzata nell’espressione fonica.

Il destinatario dell’atto linguistico compie esattamente lo stesso procedimento, ma in ordine contrario (percezione, decodificazione, associazione).

Struttura dell'atto comunicativo (modello di Jacobson)

Il modello di Jacobson è un’astrazione della struttura dell’atto comunicativo e può essere così rappresentato:

contesto

mittente messaggio destinatario

contatto codice

Un messaggio, prodotto da un mittente e diretto ad un destinatario attraverso il contatto stabilito da un canale di trasmissione, è riferito ad un contesto ed è formulato per mezzo delle unità di un codice condiviso. Il messaggio è legato a sei funzioni, una delle quali può prevalere sulle altre (funzione dominante) oppure alcune possono essere disattivate:

  • Referenziale
  • Emotiva
  • Poetica
  • Conativa
  • Fàtica
  • Metalinguistica

I segni dell'atto comunicativo (modello di Buhler)

Per Buhler il messaggio è un segno, la cui portata semiotica varia a seconda del fattore a cui è legato. Il segno rappresenta qualcosa nel contesto, è espressione del mittente ed appello al destinatario. Buhler, a differenza di Jacobson, non rende insignificante la partecipazione degli individui alla costruzione dei testi.

Sincronia e diacronia

La dicotomia saussuriana sincroniadiacronia pone l’accento sui punti di vista, i modi di diversi di osservare e interrogare i dati empirici osservati. Dal punto di vista sincronico si studia lo stato di lingua, la lingua presa in un punto simultaneo del tempo. Saussure fa anche un esempio: se si vuole descrivere una determinata situazione di una partita a scacchi, si analizzi la posizione dei pezzi sulla scacchiera senza prendere in esame tutto ciò che è successo in precedenza. La prospettiva diacronica mette invece in luce i cambiamenti delle lingue nel tempo per continuare a funzionare.

Asse paradigmatico e asse sintagmatico

La dicotomia saussuriana fra asse paradigmatico e asse sintagmatico individua rispettivamente la selezione tra funzioni similari e la frase in quanto tale. Un parlare, per sé

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

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