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Appunti di Comunicazione pubblica per l’esame della professoressa Benenati. Gli argomenti trattati sono i seguenti: le tipologie di comunicazione pubblica, comunicazione pubblica svolge compiti di integrazione, la comunicazione funzionale e di integrazione simbolica: un modo più appropriato di distinguere informazione e
comunicazione.

Esame di Comunicazione pubblica docente Prof. S. Benenati

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revisione degli strumenti informativi tradizionali e al coinvolgimento di competenze professionali esterne specializzate; quindi

abbiamo strategie programmate anche per quei messaggi che hanno finalità informative.

Bisogna inoltre dire che la prima e principale informazione è veicolata dal prodotto stesso.

Con la dizione di comunicazione si intendono le iniziative esplicitamente indirizzate a promuovere specifici valori, atteggiamenti e

comportamenti sociali e a rendere più produttiva l’attività dell’ente; tutto ciò è la comunicazione di integrazione simbolica nella quale

rientrano le attività finalizzate alla promozione di atteggiamenti e comportamenti.

Le campagne condotte attraverso differenti mezzi di comunicazione sono lo strumento principale attraverso il quale l’istituzione

stabilisce una relazione con i suoi utenti e veicola la sua immagine e anche qui non è possibile distingue fra informazione e

comunicazione. Al limite si può considerare la differenza fra compagne di comunicazione/informazione e campagne manipolatorie.

3. comunicazione autoprodotta e eteroprodotta

Per comunicazione autoprodotta si intende quella che si identifica con le iniziative assunte e gestite direttamente dall’istituzione; qui

l’istituzione ha il controllo della sua comunicazione, definisce i contenuti che la caratterizzano, i canali attraverso i quali viene

veicolata ed è anche la responsabile del modo in cui viene percepita. In essa si includono quei messaggi che l’istituzione produce e fa

circolare autonomamente. La comunicazione eteroprodotta invece corrisponde all’insieme dei messaggi costruiti, gestiti e spesso

veicolati da soggetti esterni. Infatti sono questi ultimi a definire contenuti, forme e modalità delle percezioni sociali; in essa si

considerano i messaggi dell’informazione giornalistica, delle altre istituzioni concorrenti e l’insieme dei fatti e degli eventi che

riguardano una certa istituzione e che sono di dominio pubblico.

Con l’instaurarsi di una situazione di mercato della comunicazione si è determinata un’accentuata comunicazione fra etero e

autoprodotta. Comunque la quanità di comunicazione eteroprodotta aumentata e risulta essere un combinato di diversi fattori alcuni

dei quali di natura comunicativa e altri provenienti da sfere diverse dell’agire sociale.

Negli ultimi anni però alla massa crescente di comunicazione etero prodotta ogni istituzione ha cercato di contrapporre proprie

strategie comunicative cercando di scavalcare la mediazione etrodiretta del sistema dei mass media per comunicare direttamente con i

cittadini.

In ogni caso la complessità delle attività di auto e eterocomunicazione è tale che molto spesso il principale problema che si pone è

quello del coordinamento tra le 2 immagini che ne derivano. Infatti spesso le iniziative intraprese nel campo della comunicazione

autoprodotta configgono con le percezioni diffuse fra il pubblico in seguito all’attività di soggetti terzi determinando l’insuccesso

delle iniziative autoprodotte e anche un livello di contraddittorietà dell’immagine dell’istituzione. Quindi un’efficace pianificazione

delle attività di comunicazione autoprodotta e eteroprodotta richiede la conoscenza delle immagini percepite e la necessità di canali di

informazione in entrata: per poter agire efficacemente l’istituzione pubblica deve sapere con esattezza come essa è percepita

all’esterno.

4. comunicazione interna e esterna

la comunicazione interna è fondamentale, è collegata alle strategie di comunicazione esterna e allo stesso tempo bisogna dire che la

comunicazione non può essere concepita come un’attività indipendente e distaccata dalla struttura organizzativa dell’istituzione.

Nel nuovo scenario della sfera pubblica le organizzazioni interne non possono non prevedere e costituirsi anche in base alle esigenze

comunicative.

Fregoli sottolinea la necessità che l’organizzazione sia in linea con i nuovi compiti che le vengono assegnati da una più matura

sensibilità verso le strutture dell’amministrazione pubblica, ma anche con quanto la scienza dell’organizzazione sta teorizzando nel

campo dell’impresa industriale.

Quindi le nuove strategie della comunicazione istituzionale comportano una rivoluzione culturale all’interno dell’ente pubblico che

deve essere prevista anche nella sua struttura organizzativa. I modelli di sviluppo organizzativo ideati per l’impresa industriale

possono essere adattati alle necessità dell’istituzioni pubblica tentando di ovviare ai problemi di rigidità, formalità e frammentarietà.

Nell’ambito del processo di mutamento organizzativo devono essere previste quelle strutture e quei collegamenti organizzativi

necessari affinché le strategie di comunicazione esterna non vengano percepite come inutili sovrastrutture perdendo la loro efficacia.

Inoltre l’attività di comunicazione dell’ente locale non può che collocarsi in linea con un fenomeno di mutamento sociale che reclama

un’idea nuova di comune aperta alla partecipazione dei cittadini.

Quindi si formulano 2 modelli di comunicazioni contrapposizioni: uno autoreferenziale dominato dalle esigenze di un’istituzione

chiusa, poco disponibile alle aperture verso l’esterno, contraddistinto da un’organizzazione rigida e finalizzata a soddisfare le esigenze

interne. Il secondo è finalizzato a proiettare l’organizzazione verso l’esterno prevedendo canali per le informazioni in entrata e per

quelle in uscita istituzionalizzando dei processi di adattamento continuo alle esigenze dei cittadini fruitori.

Il rapporto fra comunicazione e organizzazione è un rapporto essenziale già compreso nella definizione di organizzazione che

costituisce un sistema stabile mediante il quale più individui coordinano il proprio lavoro attraverso la comunicazione per raggiungere

obiettivi comuni.

Soprattutto per gli operatori del settore pubblico è essenziale operare una corretta selezione della gran quantità di informazioni che

ricevono. Alcune di queste sono sollecitate e altre sono proposte dai soggetti esterni all’organizzazione ma non tutte le informazioni

hanno lo stesso valore.

Le informazioni devono seguire nell’organizzazione certi flussi in modo da raggiungere quel personale che impiegato nei compiti

settoriali interessati. Questi problemi di flusso sono aggravati dalla settorialità delle competenze e dei linguaggi che rendono più

complicati gli scambi comunicativi tra le varie aree dell’organizzazione; quindi è necessario che vi siano reti di comunicazione che

limitino le dispersioni di informazioni e consentano di esplicitare i compiti dell’istituzione in relazione alle conoscenze assunte

dall’esterno.

Inoltre gli amministratori pubblici tendono a enfatizzare i contenuti positivi e innovativi delle loro scelte cercando di persuadere i

cittadini della bontà del loro operato ma in questo modo molti contenuti essenziali si perdono e la presenza di dettagli informativi può

far passare in secondo piano gli elementi innovativi.

Rovinetti sottolinea il ruolo strategico nei processi di ammodernamento della pubblica amministrazione della comunicazione e

evidenzia in particolare i 3 valori della comunicazione ovvero, la consapevolezza (del ruolo e del lavoro che ciascun operatore della

PA svolge può rafforzare la creatività e l’identità della struttura), la partecipazione (migliora i livelli di competenza e progettualità ) e

la proiezione esterna (rafforza i livelli di corresponsabilità facilitando il coinvolgimento negli sforzi prodotti da ogni struttura).

5. trasparenza e comunicazione

nell’accezione di comunicazione pubblica può esservi incluso anche il livello della permeabilità di ogni istituzione nei confronti

dell’esterno, cioè quanto essa è aperta e disponibile a fornire informazioni sul proprio funzionamento e sui propri servizi che possono

venire richieste dall’esterno e il termine trasparenza è il più adatto per indicare questa propensione. Talvolta il concetto di trasparenza

viene indicato come diritto all’informazione e esso può essere inteso come diritto attivo ad informare, ad esprimere il proprio pensiero

e le proprie idee (cioè è richiamato dall’art.21 della Costituzione). Il diritto all’informazione può essere inteso anche come libertà di

accesso alle fonti e come rapporto effettivo con esse e quindi può essere interpretato con la modalità di libertà, di diritto a informarsi,

ad avere accesso a tutte le informazioni che possono interessare un cittadino (è molto vicina alla definizione di trasparenza) e con la

modalità di libertà e di diritto a essere informati (è a metà fra il diritto ad avere accesso ai documenti individuali e il dovere dello stato

ad agire perché ciò sia reso possibile). Oggi comunque il numero delle informazioni che lo stato poteva non rendere pubbliche è

diminuito ed è aumentato il livello della consapevolezza sociale. Quindi c’è una richiesta di controllo operato dai cittadini nei

confronti dello stato e delle diverse istituzioni della sfera pubblica; inoltre le istituzioni pubbliche hanno richiesto di potersi

reciprocamente controllare.

6. mutamento sociale e modelli di comunicazione pubblica

il primo modello è quello della comunicazione pubblica in funzione propagandistica. Infatti per molto tempo dopo il ritorno della

democrazia l’istituzione pubblica non si preoccupata di informare e di comunicare, al massimo lo ha fatto per raggiungere specifici

obiettivi di parte e dare una migliore immagine di se stessi. In questa fase l’identità politica e quella amministrativa si identificavano e

la competizione fra le diverse istituzioni dello stato era poco accentuata. Inoltre la diffusione degli strumenti di comunicazione di

massa era limitata. Sia il Parlamento che il governo non si preoccupavano di far circolare i loro messaggi e questo compito era svolto

dai partiti e dai singoli uomini politici che facevano i loro interessi di parte; l’attenzione verso i bisogni del pubblico era minima.

Questo periodo dura fino agli anni 70.

Subentra poi il modello informativo a senso unico e inizia a svilupparsi una coscienza del sistema diritti/doveri che collega

l’istituzione pubblica con i cittadini. Quindi ai cittadini iniziano a essere offerti diverse opzioni di servizi e i mass media diventano più

autonomi. In questo scenario emergono le prime necessità di informare i cittadini su quello che ciascuna istituzione può offrire; così il

cittadino non si sente più suddito dello stato anche se è ancora percepito come ricettore passivo e la comunicazione pubblica è

percepita come un processo a senso unico.

Poi con il decentramento istituzionale e la nascita delle regioni vengono introdotte molte innovazioni fino ad arrivare agli anni 90

quando si ha la fase della comunicazione biderezionale in cui il cittadino e percepito come soggetto attivo del processo di

comunicazione. In questa fase si afferma il concetto di marketing dei servizi e dell’istituzione pubblica, adesso si cerca di studiare gli

elementi e le strutture che devono comporre il messaggio; inoltre il servizio offerto dall’istituzione pubblica non è più oggetto di una

decisione interne e autonoma dal contesto circostante. Si afferma così la filosofia dell’ascolto e la pubblicità intesa come un atto

dovuto. L’identità amministrativa delle istituzioni tende a distinguersi da quella politica e cresce una nuova percezione dei diritti di

cittadinanza.

La prima forma di comunicazione è l’ascolto, ovvero l’informazione di marketing che include l’insieme delle diverse forme di

partecipazione (URP); l’informazione in entrata è alla base di molte delle decisioni assunte dall’istituzione pubblica, è strumento e

prassi di partecipazione il livello di accessibilità esterna dell’istituzione.

I flussi di comunicazione che dall’istituzione muovono verso i cittadini sono 2: quelli di comunicazione auto e eteroprodotta.

Nel libro di Arcuri e Fusaroli, “la trasparenza invisibile”, si afferma come l’Italia sia in ritardo, rispetto ad altri paesi, per quanto

riguarda la cultura della trasparenza. Alla base di ciò c’è un problema con radici lontane e complesse: la cultura del segreto che risale

alla formazione dello stato italiano, alla debolezza e contraddittorietà dei soggetti che l’hanno promossa, alle traversie che ha

attraversato la democrazia italiana, alla diffusione del “familismo amorale”(una delle cause dell’arretratezza del sud; è al tendenza dei

gruppi famigliari a richiudersi su se stessi, a pensare solo ai propri interessi, ad evitare di costruire una rete di rapporti di

comunicazione. Tutto ciò pone una linea di demarcazione fra il nord, che ha un maggiore senso civico, e il sud, dove è assente a causa

di uno sviluppo storico passato solo attraverso un sistema feudale, burocratico, assolutista), alla difficoltà di impiantare una civic

culture che promuova la trasparenza e il diritto all’informazione.

Il problema del sud sembra però che sia estendibile allo “stato”. A differenza degli altri paesi l’Italia percepisce l’ambiente sociale

come pieno di rischi e la cultura politica del nostro paese è definita “alienazione politica, isolamento e sfiducia sociale. Anche se oggi


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AUTORE

erikav

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Siena - Unisi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher erikav di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Siena - Unisi o del prof Benenati Sabrina.

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