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Dottrine politiche

Cos'è la storia delle dottrine politiche?

È la storia del pensiero politico che si è sviluppata nei secoli nell'occidente, a partire dagli antichi greci fino ad arrivare ai giorni nostri. I greci hanno inventato la politica e la democrazia (degli antichi, che non era liberale, nel senso che non prevedeva diritti individuali). La polis in cui si è sviluppata maggiormente la riflessione politica è stata Atene. La politica è sia un’arte di governare (tecnica che serve a governare), sia una riflessione sull’arte di governare (su quale sia il modo migliore di governare).

Socrate

Socrate, maestro di Platone, credeva di essere chiamato a illuminare gli Ateniesi; gli dei gli avevano detto di percorrere le strade e discutere con i giovani i loro punti di vista su importanti argomenti. Era famoso per dichiarare di non sapere niente e quando l'oracolo di Delfi lo nominò il più saggio uomo di Atene, rimase interdetto, ma arrivò a pensare che l’oracolo avesse ragione perché gli altri uomini pensavano di conoscere una grande quantità di cose, mentre lui aveva capito di non sapere nulla. Socrate non era interessato a scrivere i suoi pensieri per i posteri, in quanto era convinto che la scrittura avesse indebolito l’intelletto: per questo in realtà non sappiamo di preciso cosa pensasse davvero. I suoi amici erano aristocratici che si sentivano minacciati dalla democrazia e potrebbe essere stato giustiziato dalla democrazia, almeno in parte, perché era amico di membri dell’oligarchia dei Trenta Tiranni.

Secondo Socrate, la realtà ha un fondamento oggettivo, ed è di tipo logico: il concetto. Dietro alla realtà vi è una struttura razionale comprensibile alla mente.

Platone

Parole chiave: anti-democrazia, idea

Platone è stato accusato nel corso del XX secolo di razzismo, totalitarismo, fascismo e di altri crimini politici dal sapore molto contemporaneo. Ma queste accuse sono troppo anacronistiche per essere prese sul serio. Platone nasce nel 428 a.C. circa e morì ottant’anni dopo (348 a.C. circa). Proveniva da una famiglia dell’alta società ateniese e i suoi genitori erano membri dell’oligarchia che rimpiazzò velocemente la democrazia ateniese alla fine della Guerra del Peloponneso.

Platone rifiutò di unirsi al regime oligarchico: disprezzava la democrazia ma ancor più la sanguinaria oligarchia. Inizialmente accolse positivamente la restaurazione della democrazia come la restaurazione del regno della legge, ma fu disilluso dall’omicidio giudiziario di Socrate, suo maestro. La democrazia diventa per lui il regime che mette al governo il popolo bue, che non è a conoscenza del fatto che esiste un altro mondo perfetto a cui possono accedere solo i filosofi.

Atene era diventata una democrazia diretta, ma la polis aveva perso la sua egemonia sulla Grecia dopo la guerra con Sparta. Platone, dopo l’omicidio giudiziario di Socrate, va in esilio, ma nel 387 a.C. torna ad Atene e fonda l’Accademia (scuola che continuò la sua attività per quasi mille anni, fino a che l’imperatore Giustiniano non la soppresse come parte di una generale purga delle idee non cristiane). Platone tenterà fino a 3 volte (fallendo tutte) di realizzare la sua idea politica a Siracusa, città della Magna Grecia.

Platone (come Socrate) fronteggiava i sofisti (che conosciamo solo attraverso le opere scritte dai loro nemici) e li definiva “prostituti della cultura”. I sofisti insegnavano l’arte della persuasione ai loro allievi che volevano avere successo nelle corti di giustizia e nei dibattiti nelle assemblee (soprattutto ad ex aristocratici che avevano perso il potere con l’avvento della democrazia e che volevano persuadere le assemblee cittadine a prendere provvedimenti a loro favore). Inoltre, i sofisti si facevano pagare per l’insegnamento.

Socrate e Platone a confronto

I sofisti credevano in una pluralità di posizioni politiche e per questo sono passati alla storia come i “relativisti” cioè coloro secondo i quali la realtà non ha un fondamento oggettivo: l’importante non è il contenuto, ma saper convincere indipendentemente dal contenuto. Secondo Socrate, invece, la realtà ha un fondamento oggettivo, ed è di tipo logico: il concetto. Tutta la realtà è unificata dal fatto che vi è una struttura razionale comprensibile alla mente.

Platone, invece, dice che la realtà ha un fondamento oggettivo, ma è di tipo ontologico (relativo all’essere): cioè l’idea. L’idea per Platone è la realtà oggettiva che sta in un altro mondo, l’Iperuranio, che sta al di là del cielo. La realtà ha un fondamento, una struttura razionale: esiste una realtà superiore (Iperuranio) che noi conosciamo ben poco in quanto siamo solo delle pallide copie del mondo delle idee che è eterno e ineluttabile (contro cui non si può lottare). Tale mondo è formato da idee perfette, incorruttibili. Per Platone questo mondo può essere di ispirazione ai filosofi che sono gli unici che riescono a vederlo. Il pensiero che sta nel “mondo delle idee” è più reale del pensiero del nostro “mondo dei sensi”. Infatti, Platone è un autore metafisico.

Il pensiero politico di Platone

Il pensiero politico di Platone è antipolitico: nella polis immaginata da Platone non esiste politica. Platone abolisce la politica con un decreto filosofico; solo i filosofi governano perché solo loro hanno la saggezza di acconsentire liberamente a ciò che la ragione richiede. Platone è convinto dell’ignoranza dei politici e che niente andrà bene finché i re non saranno filosofi: la conoscenza è la radice della salvezza e l’ignoranza la radice della perdizione.

L’opera principale che analizziamo è la “Repubblica”: usa dialoghi tra personaggi che sono storicamente morti prima (metodo dialettico confutatorio). Temi principali: la politica e la giustizia (cos’è il giusto, chi è l’uomo giusto e cos’è lo Stato giusto/ideale?).

La "Repubblica"

Platone è un pensatore organicista, pensa cioè alla polis come se fosse un organismo vivente, un uomo in grande, in cui ogni parte svolge una funzione ben precisa. “Repubblica” è un dialogo in 10 libri:

  • I) Problematica della giustizia: protagonista è Socrate che da vecchio torna verso la città da una festa tenuta al porto di Atene. Viene invitato in casa di un amico dove si tiene un dibattito sulla giustizia. Ciascuno dei partecipanti dà la sua definizione di giustizia. Il sofista Trasimaco definisce la giustizia come “l’utile del più forte”. Socrate è colpito da questa definizione perché l’accento è posto su chi esercita la forza e gli fa notare che i soggetti sono obbligati ad ubbidire ai loro governanti, ma che questi ultimi qualche volta commettono errori a proposito dei propri interessi. Così facendo Socrate lo induce a cedere alla conclusione che ogni tanto è giusto che i soggetti facciano ciò che non è nell’interesse dei più forti.
  • Per Socrate (in realtà Platone) la giustizia deve essere paragonata all’arte medica che non è esercitata nell’interesse del medico ma del malato, e quindi la giustizia deve essere esercitata nell’interesse dei governati non dei governanti. La giustizia esiste, è una, e lo scopo della discussione è trovarla. La giustizia promuove l’interesse del più debole, non del più forte. Inoltre, solo se ogni membro di ogni classe rispetta la virtù/facoltà umana della sua classe si avrà uno Stato giusto. La giustizia è un’armonia di virtù. Quando ogni cosa è al suo posto e ogni persona e ogni classe svolgono il proprio compito e non un altro vi sarà giustizia.
  • La giustizia nell’uomo vi sarà solo quando la razionalità prevarrà sulle altre due facoltà e allo stesso modo vi sarà uno Stato giusto quando i filosofi governeranno sulle altre due classi.
  • II e III) Platone delinea lo Stato ideale: l’idea di Stato ideale può essere riprodotta nella realtà dei sensi? No, non potrà mai essere riprodotta perfettamente nella realtà dei sensi. La polis viene interpretata con una visione organicista in cui esistono 3 classi sociali (perché 3 sono le parti dell’anima: per analogia tale è l’uomo, tale è la polis). Platone, essendo un filosofo gerarchico, crea una struttura sociale in cui chi sta al vertice comanda:
    • Filosofi: essendo gli unici ad avere accesso al mondo delle idee, le conoscono e questa dà loro il diritto di governare la polis ispirandosi all’idea di Stato ideale. Solo i filosofi possono governare perché solo loro hanno la saggezza di acconsentire liberamente a ciò che la ragione richiede. Platone è convinto dell’ignoranza dei politici e che niente andrà bene finché i re non saranno filosofi.
    • Guerrieri: supportano i filosofi nel governo della polis e svolgono la funzione di salvaguardia dell’ordine interno e di protezione da minacce esterne.
    • Produttori: esclusi dal governo, possono avere una famiglia e una proprietà privata. L’attaccamento materiale per Platone è funzionale alla produzione e alla riproduzione della specie.
  • Platone poi teorizza il comunismo platonico: prevede che le due classi di governanti (filosofi e guerrieri) debbano vivere in regime di comunione dei beni. Inoltre, per queste due classi vi è l’abolizione della famiglia. Il comunismo platonico è previsto solo per le due classi di governanti perché sono queste che devono governare, cioè dovrebbero pensare solo a governare senza altre distrazioni. I filosofi e guerrieri non hanno proprietà, né famiglia e i loro figli sono i figli dell’intera società. Essi avrebbero così pensato alla polis solo in termini collettivi e non sarebbe più esistito né “io” né “mio”, ma solo “noi” e “nostro”. I loro interessi sarebbero così subordinati all’interesse della collettività, non il contrario.
  • Platone crede nell’uguaglianza tra uomo e donna, pertanto queste possono svolgere le stesse attività degli uomini (anche governare). Platone è a favore di “classi aperte” nel senso che coloro che nascono da una coppia di filosofi ma manifestano una facoltà diversa da quella della razionalità saranno indirizzati verso le altre due classi e viceversa, figli che nascono da due produttori ma manifestano la facoltà della razionalità possono diventare filosofi tramite l’educazione fornita dalla polis.
  • Platone, essendo un filosofo organicista, immagina lo Stato come un uomo in grande: se troviamo giustizia nell’uomo, vi sarà giustizia nello Stato e viceversa. La giustizia nell’uomo vi sarà solo quando la razionalità prevarrà sulle altre due facoltà e allo stesso modo vi sarà uno Stato giusto quando i filosofi governeranno sulle altre due classi. Vi è una gerarchia sociale, ma ogni classe è necessaria.
  • IV) Creazione di una nuova aristocrazia: Platone dedica la sua ricerca filosofica al tentativo di creare una nuova aristocrazia, non di sangue, ma un’aristocrazia basata sulla conoscenza e il sapere. La conoscenza è la scienza con cui i filosofi dovranno governare lo Stato.
  • Inoltre, in questo dialogo Platone parla delle virtù/facoltà dell’animo umano che devono avere gli appartenenti a ciascuna classe sociale:
    • Filosofi: sapienza
    • Guerrieri: coraggio
    • Produttori: temperanza (il popolo ha come facoltà prevalente quella passionale e non è razionale, per questo deve saper controllare i propri impulsi)
  • Solo se ogni membro di ogni classe rispetta la virtù della sua classe si avrà uno Stato giusto. La giustizia è un’armonia di virtù. Platone attua una politica eugenetica, cioè di selezione della specie ed eliminazione fisica dei portatori di handicap in modo che tutti possano svolgere l’attività che la natura ha preposto loro.
  • Nella “Kallipoli” tutti si specializzeranno in ciò per cui sono più portati per natura. Le loro abilità si baseranno sul talento naturale, ma avranno bisogno di svilupparlo attraverso l’educazione.

Il mito della biga alata

Le 3 facoltà sono spiegate nel “Mito della biga alata”: vi è una biga (un carro da corsa trainato da cavalli) alata che vola nel cielo guidata da un auriga (cocchiere, uomo che tiene le redini dei due cavalli che compongono la forza motrice del carro). I cavalli sono uno bianco e uno nero e devono andare in direzione dell’Iperuranio, però il cavallo bianco tende verso l’alto e il cavallo nero tende verso il basso. I due cavalli e l’auriga incarnano le diverse 3 facoltà.

  • Il cavallo nero rappresenta la facoltà concupiscibile (che desidera) dell’anima, cioè la facoltà più legata ai sensi.
  • Il cavallo bianco rappresenta la facoltà dell’anima irascibile.
  • L’auriga rappresenta la facoltà dell’anima razionale che ha il compito di tenere le redini in modo che si vada verso il mondo delle idee (Iperuranio).

Platone e la giustizia

Quindi il cavallo nero rappresenta i produttori, il cavallo bianco rappresenta i guerrieri e l’auriga rappresenta i filosofi. Platone, essendo un filosofo organicista, immagina lo Stato come un uomo in grande: se troviamo giustizia nell’uomo, vi sarà giustizia nello Stato e viceversa. La giustizia nell’uomo vi sarà solo quando la razionalità prevarrà sulle altre due facoltà e allo stesso modo vi sarà uno Stato giusto quando i filosofi governeranno sulle altre due classi. Vi è una gerarchia sociale, ma ogni classe è necessaria.

Un'uguaglianza fra uomo e donna

V) Uguaglianza fra uomo e donna: Platone sancisce l’uguaglianza fra uomo e donna: le donne possono fare le stesse attività degli uomini, anche comandare.

Il mito della caverna

VII) Il mito della caverna: immaginiamo una caverna in fondo alla quale vi è un gruppo di schiavi legati con delle catene e non possono muoversi. Hanno il volto rivolto verso una parete della caverna. A poca distanza vi è un fuoco acceso: tra il fuoco e gli schiavi vi è un muro sopra al quale qualcuno fa passare degli oggetti. Gli schiavi per tutta la loro vita vedono le ombre, create dalla luce del fuoco, muoversi e pensano che la realtà sia composta da ombre. Ad un certo punto uno schiavo si libera dalle catene e si gira. Vede il muro e gli oggetti passare sopra di esso e capisce che la realtà non sono le ombre, ma gli oggetti: gli si prospetta davanti agli occhi una nuova percezione del mondo. Anche provando a raccontare la realtà agli altri prigionieri è difficile che questi gli credano non avendola mai vista e se gli chiedessero cos’è la vera realtà si troverebbe in difficoltà a rispondere e riterrebbe le cose viste prima più vere di quelle che gli si mostrano adesso davanti agli occhi.

Trascinato fuori dalla caverna viene accecato dalla luce del sole perché per anni aveva vissuto al buio. Arriva di fronte ad uno specchio d’acqua e inizia a guardarsi attorno: pian piano riesce a scorgere nuovi oggetti e infine abituatosi alla luce riesce a vedere il sole e metaforicamente il mondo delle idee, cioè la vera realtà. Se il prigioniero decidesse di tornare indietro nella caverna e tentasse di incitare i suoi compagni prigionieri ad abbandonare la realtà delle ombre, liberarsi e uscire per conoscere la vera realtà, questi non gli crederebbero e potrebbero addirittura tentare di uccidere il portatore della verità qualora ne avessero l’opportunità. Il difficile compito del filosofo è quindi quello di far conoscere la verità a coloro che non possono vederla.

Il mito ci spiega che vi sono vari gradi di conoscenza umana che stanno tra di loro in modo gerarchico. Alcune sono più vicine alla verità altre meno. Il momento in cui lo schiavo si trova in fondo alla caverna corrisponde alla forma di conoscenza dei sensi e poi a quella forma di conoscenza di un gradino superiore detta doxa (opinione). Tutti possono sperimentare queste due forme di conoscenza perché non richiedono grandi conoscenze, studi o elaborazioni e pochi riescono ad elevarsi al di sopra di tali forme di conoscenza. Al di sopra vi è la conoscenza scientifico-matematica a cui possono accedere un numero ristretto di persone. La quarta forma di conoscenza è la conoscenza a cui possono accedere pochissime persone attraverso un lunghissimo processo di apprendistato che inizia a partire da una certa età e chi vi ha accesso è in grado di vedere il mondo delle idee: questi sono i soggetti che devono governare (filosofi).

L'idea di stato ideale è realizzabile?

I governanti secondo Platone non devono essere soggetti ad alcuna legge e l’unico criterio di guida è l’idea. Questa sua idea di Stato è la trasposizione di un’idea che in quanto tale può esistere solo nell’Iperuranio. Ci potrebbe essere un errore di programmazione e il rischio che vadano al potere persone non preposte dalla natura a governare porta alla necessità di limitare il potere di chi comanda. Nella sua opera il “Politico” Platone ribadisce la sua visione di un re-filosofo e la sua idea che il filosofo non debba sottostare ad alcuna legge: la politica è una scienza pratica che può essere paragonata all’arte medica e nautica (del navigare). Il politico cioè deve essere come un medico o come un marinaio.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zuriku di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Berti Francesco.
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