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Compitivi evolutivi e clinica dell'adolescente e del giovane adulto

Appunti di Compiti evolutivi e clinica dell'adolescente e del giovane adulto
basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Lancini dell’università degli Studi di Milano Bicocca - Unimib, facoltà di psicologia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Compiti evolutivi e clinica dell'adolescente e del giovane adulto docente Prof. M. Lancini

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Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

2. Adolescenza protratta: prolungamento dell’adolescenza dovuto a condizioni culturali.

3. Adolescenza abbreviata: accorciamento dell’adolescenza che sfocia così prima nell’età adulta

a discapito della differenziazione della personalità.

4. Adolescenza simulata: la pubertà si manifesta attraverso la riedizione di antiche organizzazioni

pulsionali

5. Adolescenza traumatica: “acting out regressivo”

6. Adolescenza prolungata: perseverazione dello stato adolescenziale dovuto alla “libidizzazione

degli stati egoici dell’adolescenza”

7. Adolescenza abortiva: perdita dell’esame di realtà e conseguenti manifestazioni psicotiche.

Per Blos la psicoanalisi rappresenta un prezioso strumento al fine della comprensione

dell’adolescente, ma presenta anche limiti nell’applicazione al trattamento terapeutico.

L’adolescente, infatti, non sarebbe sempre in grado di tollerare l’eccitamento conseguente

all’interpretazione del transfert e ciò determinerebbe e favorirebbe l’acting out. Ulteriori elementi

di ostacolo sarebbero l’eccessiva dipendenza dall’analista che renderebbe difficoltoso il processo

emancipativo e di autonomizzazione, e l’insorgenza di identificazioni primarie e conflitti annessi,

che impedirebbero invece il processo di individuazione che costituisce il filo conduttore di tutte le

varie sottofasi di cui si compone l’adolescenza e che presuppone una tensione dialettica costante

tra regressione e progressione.

Punti di forza:

Sistematizzazione e descrizione dei processi adolescenziali

• Distinzione tra fisiologia e patologia

• Trattamento psicoanalitico come mezzo per favorire i compiti adolescenziali

Erik H. Erikson

L’approccio psicoanalitico risente dell’influenza del pensiero di Hartmann e della scuola

interpersonalista.

La sua opera promuove una rivisitazione teorica psicoanalitica e un’integrazione attraverso una

prospettiva socio-culturale con un ridimensionamento della componente biologica per una

maggior importanza del contesto sociale, economico e culturale.

Crea un modello di sviluppo in 8 fasi, che vanno dall’infanzia alla vecchiaia, il cui esito è la

formazione di un senso di identità, aperto al mondo e capace di relazione. L’identità è il risultato di

una sintesi e integrazione delle diverse componenti ad un nuovo tipo di integrazione, più ampia e

non una mera somma gerarchizzata delle identificazioni infantili.

Nel passare da una fase all’altra si hanno crisi. La crisi evolutiva può provocare un enorme disagio

e sofferenza ma può anche essere un’occasione di crescita; importante per lo psicologo non

perdere mai la speranza riguardo questo aspetto anche perché la mancanza di fiducia è un

aspetto caratterizzante l’adolescente in crisi.

infanzia e società Gioventù e crisi

Erikson descrive prima in (1950,1963) e successivamente in

d’identità (1968) otto tappe di sviluppo che scandiscono la crescita individuale dall’infanzia all’età

adulta e per ognuna di esse individua una potenziale crisi evolutiva

Infanzia: fiducia di fondo vs sfiducia di fondo speranza

• Prima fanciullezza: autonomia vs dubbio e vergogna volontà

• Età del gioco: iniziativa vs senso di colpa finalità

• Età scolare: industriosità vs senso di inferiorità competenza

• Adolescenza: identità vs confusione d’identità fedeltà

• Giovinezza: intimità vs isolamento amore

• Età adulta: generatività vs stagnazione cura

• Età senile: integrità vs disperazione e disprezzo saggezza

L’esito della crescita è la formazione di un senso di identità, inteso come apertura al mondo e

capacità di relazione, ed è perseguibile attraverso un complesso e progressivo percorso di

adattamento dell’individuo all’ambiente sociale di appartenenza.

Lo sviluppo è caratterizzato da una serie di tappe in cui il bambino acquisisce competenze nuove,

ma in una qualche misura già possedute dall’individuo in una misura di abbozzo o prerequisiti

necessari al futuro sviluppo.

Il passaggio da uno stadio all’altro implica una condizione di crisi in cui si percepisce una

condizione di precarietà dovuta al fatto che l’individuo deve sperimentare una riorganizzazione e

un riassetto che sconvolge l’equilibrio precedentemente raggiunto. Questa condizione di crisi

spinge il bambino ad essere particolarmente vulnerabile nelle aree che riguardano il cambiamento

stesso, ma allo stesso tempo impenetrabile nei restanti aspetti della vita psichica. 12

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Identità: crisi di identità

Erikson si riferisce all’identità in contrapposizione alla intesa come

passaggio necessario e cruciale per il futuro sviluppo dell’individuo, che giunge ad un crocevia

che lo pone in una condizione di scelta necessaria. Questo processo è innato nella natura umana

ed è quindi riscontrabile universalmente.

L’identità p il risultato di una sintesi e integrazione delle diverse componenti della personalità, ma

non una somma delle identificazioni infantili.

Ciò che si avvia in adolescenza è un processo di riflessione e osservazione che interessa vari

livelli delle funzioni mentali e si svolge prettamente a livello inconscio. Il giovane deve riuscire a

sciogliere i legami che lo tenevano saldo alle prime figure di accudimento e volgere lo sguardo

all’ambiente sociale: in quest’ottica la formazione dell’identità è un concetto estremamente

dinamico e comporta una differenziazione crescente dell’individuo.

La fase adolescenziale si caratterizza per la crisi identità vs confusione d’identità; fedeltà.

Crescere significa essere divisi in parti, che si muovono a velocità diverse, e diventare

consapevoli di queste pluralità e divisioni interne, della difformità di sviluppo delle diverse parti di

sé.

La centralità nello sviluppo adolescenziale dell’acquisizione di un senso di identità organico, forte

e contemporaneamente aperto alla relazione con l’Altro, implica il rischio parallelo del fallimento

catastrofico, la “dispersione” di sé, intesa come disgregazione del senso di identità in parti interne

irriducibilmente separate oppure in ambiti relazionali non simbolizzabili dal soggetto.

Questo fallimento pregiudica la possibilità dell’adolescente di accedere ad una vita adulta e ad

una prospettiva mentale e affettiva autenticamente “genitale”: solo quando si è sperimentato un

sufficiente senso di identità, si può arrivare a sperimentare l’intimità con se stessi e con l’altro,

acquisizione che caratterizza la fase successiva, post-adolescenziale dello sviluppo individuale.

Il contributo eriksoniano si caratterizza per un approccio non deterministico all’adolescenza, che è

concettualizzata come una fase evolutiva nella quale tutte le fasi precedenti dello sviluppo sono

messe in discussione e possono essere riorganizzate.

l’abbandono delle prime identificazioni viene raggiunto dopo un periodo di apprendimento

insieme ai coetanei e ciò che ne deriva sono scelte e soluzioni che saranno per tutta la vita. Ciò

che offre l’ambiente al giovane consiste in fasi di transizione, intermedie tra l’infanzia e l’età

adulta, variabili per durata, ritualità e intensità a seconda del singolo e della società di

appartenenza. indispensabile, però è che ci sia un reciproco riconoscimento: la società deve

saper riconoscere che l’adolescente è un potenziale portatore di innovazione, mentre

l’adolescente deve saper riconoscere che la società è in grado di potergli conferire stabilità

offrendo occasioni ed incoraggiando il suo processo evolutivo.

Se da un lato, quindi, il giovane deve riuscire ad attuare una separazione dalle identificazioni

infantili, dall’altro lato la società deve garantire un’identificazione con l’adolescente, sulla base di

una possibile fiducia e credibilità. Questo processo non è però sempre così immediato e semplice

per l’individuo, così ogni ambiente ed ogni cultura adottano specifiche forme di “moratoria

psicosociale”. Per moratoria psicosociale si intende quel periodo di stallo e sospensione

concesso all’adolescente che non è ancora in grado di affrontare i compiti e le richieste che gli si

presentano e per questo motivo necessita di tempo.

La società scende a compromessi, diventando permissiva nei confronti del giovane che risponde

attuando comportamenti caratterizzati da una leggerezza volutamente provocatoria, ma che

spesso cela un profondo impegno sottostante.

Nel processo eriksoniano, il processo di sviluppo non è esente da difficoltà: il rischio maggiore per

l’adolescente è rappresentato dalla confusione o crisi d’identità che può a volte trasformarsi in

dispersione. In questo caso il compito dello psicoterapeuta chiamato in causa consiste nel

tentativo di individuazione delle risorse dell’Io e nel diagnosticare fino a che punto i suoi stereotipi

conflittuali infantili determino ancora il suo comportamento e quali siano le possibilità che egli

ritrovi se stesso perdendosi in qualche interessante problema sociale.

In questa fase della crescita, l’Io è chiamato in causa per il fatto che l’identità viene intesa proprio

come senso di continuità dell’Io, ma ciò che l’Io riflette nella contemplazione del corpo e della

personalità rispecchia le mutevoli forme del Sè. Il Sè non è però un’entità stabile, spesso subisce

straordinarie transizioni tra le parti, con il rischio implicato di una dispersione del senso di identità.

Ciò che è richiesto per un esito favorevole è dunque un Io sufficientemente forte da essere in

grado di mantenere una coerenza del Sè, soprattutto in relazione all’ambiente esterno. In questo

modo è realizzabile il passaggio alla fase successiva caratterizza dall’intimità. Infatti, solo dopo

aver sufficientemente sperimentato un senso di sé, l’individuo può giungere a sperimentare

l’intimità, sia con sé stesso che con l’altro. 13

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

La buona riuscita di questo processo è garantita dallo sviluppo del senso di fedeltà: una qualità

dell’Io di primaria importanza nell’acquisizione dell’identità. I giovani sono alla ricerca costante di

persone, oggetti e valori a cui essere fedeli; la fiducia promuove e sostiene il passaggio del ruolo

guida dalle figure parentali a nuove figure di riferimento, ora collocate nell’ambiente esterno al

rifiuto del ruolo

nucleo familiare. Il fallimento in questo processo si traduce in un che si traduce

essenzialmente in due forme: la diffidenza nei confronti di potenziali d’identità e la sfida ovvero

una perversa propensione per un’identità negativa.

Punti di forza:

riduzione del determinismo psichico infantile sull’adolescenza

• specificità dei processi adolescenziali

• importanza del contesto sociale

• distinzione tra fisiologia e psicopatologia

Donald Meltzer

Psicoanalista di formazione kleiniana, la cui opera è ricca di spunti e suggerimenti metodologici

derivanti dalla sua pratica clinica con adulti e bambini specialmente autistici.

Si distanzia da Freud e in particolare modo dalla centralità della componente sessuale; per lui

l’aspetto centrale nell’elaborazione adolescenziale è la conoscenza cioè il bisogno di trasformare

la confusione in conoscenza in adolescenza si è destinati a scoprire la verità.

Le esperienze di consultazione e psicoterapia con gli adolescenti confermano questo bisogno di

comprensione e simbolizzazione di sé e del mondo: l’adolescente è affamato di verità.

L’adolescente è proteso a elaborare teorie sulla mente e sul mondo, alla ricerca spasmodica dei

misteri di vita che travagliano la sua mente infantile: la differenza dei sessi e l’origine della vita.

Questi interrogativi già nel bambino vanno al di là della dimensione sessuale perché sono

domande sul mondo, su di sé, sui propri genitori, sulle relazioni affettive di base. Nell’adolescente

questa fame di verità diventa una brama insaziabile, non più silenziosa e quieta, ma talvolta

gridata, provocatoria, persino disperata.

Confusione conoscenza

e sono termini chiave intorno ai quali si sviluppa il pensiero di Meltzer:

in primo piano non vi è lo studio della sessualità ma quello delle trasformazioni dell’istinto

originario dell’individuo, la sua capacità di pensare e di dare senso alle esperienze vissute,

l’attitudine a sopportare i vissuti depressivi che si scatenano in seguito all’abbandono

dell’onnipotenza ed onniscienza propria e delle figure genitoriali. Secondo l’autore solo in

apparenza lo scopo principale del soggetto è quello di raggiungere una gratificazione sessuale

ma, in realtà, questo fine nasconde delle ansie molto profonde che riguardano il rapporto con

l’autorità adulta.

L’adolescente è chiamato ad elaborare la confusione originaria tra buono e cattivo, tra maschile e

femminile. Alla sessualità Meltzer contrappone la brama di conoscenza derivante dalla necessità

di far fronte a quel sentimento di confusione che affligge il soggetto durante questa fase di

sviluppo.

Ciò che accade in adolescenza è un progressivo processo di disillusione e deidealizzazione

derivante delle figure infantili di riferimento, i genitori, che ora non appaiono più né onnipotenti né

onniscienti. Nell’affrontare questa realtà l’adolescente sperimenta profondi vissuti depressivi e le

conclusioni a cui giunge sono frutto di una conquista solitaria e dolorosa che richiede particolari

abilità quali la capacità di tollerare la confusione e la sofferenza che ne susseguono e un’acquisita

consapevolezza della propria impotenza e debolezza.

La mente dell’adolescente ha bisogno, per crescere ed emanciparsi, di un’ipernutrizione di verità,

che lo aiuti ad uscire dalla confusione, dalle illusioni dell’infanzia e della pubertà nella quale il

mondo adulto vorrebbe talora rinchiuderlo.

Il processo di disillusione e deidealizzazione con cui l’adolescente investe le figure genitoriali, è

dovuto soprattutto alla costernata scoperta che i genitori non solo non sono onnipotenti e buoni,

ma non sono nemmeno sapienti e onniscienti. Così la conoscenza si rivela non più come un

potere privilegiato, concesso come una sorta di investitura all’adulto genitore, che conosce il

segreto della generazione dei bambini, bensì come una conquista dolorosa e solitaria che

comporta la capacità di tollerare la confusione e di sopportare la sofferenza, perché il sapere è

anche dolore, consapevolezza della propria debolezza e impotenza, e della necessità di rinunciare

alle illusioni infantili.

L’idea di essere estromesso dalla conoscenza propria degli adulti può indurre il soggetto

adolescente alla riattivazione della fantasia originaria di penetrare il corpo materno alla ricerca

della comprensione di quale sia il funzionamento del corpo della madre e di quali segreti

nasconda. 14

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Tuttavia, il penetrare il corpo materno per comprenderlo comporta anche una fantasia illusoria, un

processo di identificazione proiettiva. Il tentativo di comprendere del soggetto in età

adolescenziale è caratterizzato dunque dalla fantasia di penetrare nel corpo materno e di

esplorarlo e ciò determina una forte confusione tra il Sé e il Sè che si è identificato con l’oggetto

materno.

La confusione tipica di questa fase riguarda il Sé e il Sè identificatosi con l’oggetto materno, il

proprio corpo e quello dei propri genitori, congiuntamente alla confusione tra femminile e

maschile derivante dal riemergere di tensioni bisessuali inibite durante la fase di latenza.

Secondo Meltzer la grande confusione tra sé e l’altro, tra oggetto buono e oggetto cattivo sembra

cioè riattivarsi durante la pubertà, in connessione con l’identità sessuale dell’individuo e con la

distinzione tra il proprio corpo e quello dei genitori, e ciò avviene in virtù delle primitive fantasie di

entrare nell’oggetto che accompagnano l’identificazione proiettiva e l’identificazione dell’oggetto

sessuale. Inoltre, il riemergere in questo periodo di tensioni bisessuali inibite durante la latenza,

amplifica ulteriormente il costituirsi della confusione tra femminile e maschile.

Con l’ingresso nella fase adolescenziale, l’individuo si trova ad esperire una delle più grandi

disillusioni: la scoperta dell’assenza delle caratteristiche onnipotenti fino ad ora attribuite ai propri

genitori.

Il problema dell’adolescente è dunque quello di arrivare alla conoscenza per superare la

confusione; si tratta di riuscire a ritrovare la generosità dell’oggetto.

Secondo Meltzer, l’adolescente deve cercare di riscoprire l’oggetto parentale e la sua generosità e

bellezza all’interno della propria mente, deve riuscire ad assumersi la responsabilità nei confronti

dell’oggetto, solo così potrà accedere alle competenze parentali che introiettato durante l’infanzia

dalla relazione con l’oggetto primitivo.

Se l’adolescente riesce a sopportare la sofferenza che si sperimenta nell’essere nuovamente

dipendenti dalla propria mente come un bambino, allora è possibile fare esperienza di come

l’oggetto del suo mondo interno possa chiarire ed eliminare la confusione sperimentata.

Tramite la sofferenza e l’accettazione dell’impotenza sperimentata nei confronti della madre, il

soggetto adolescente può instaurare un rapporto diverso con il suo oggetto interno,

identificandosi con esso in modo nuovo, introiettivamente. Si attiva così un’identificazione

proiettiva, tendenzialmente narcisistica e onnipotente, che è, invece, immediata e implica

un’identificazione primaria con l’oggetto pieno di successo e di potere.

Il percorso che porta all’identificazione introiettiva è, però, in realtà penoso e gravoso per il

soggetto, il quale può sopportare l’angoscia che ne deriva solo per periodi brevi, sfuggendo ad

essa rifugiandosi nel gruppo adolescenziale di tipo clinico, oppure tornando ad essere bambino in

famiglia o muovendosi alla ricerca di status e successo personale.

A partire da questa prospettiva, l’esigenza di sessualità tipica dell’adolescente deve essere

inquadrata e analizzata alla luce dei tentativi per superare in modo definitivo la confusione

originaria tra sé e altro, tra buono e cattivo, tra maschile e femminile.

Lo stato di enorme incertezza porta l’adolescente a riattivare le fantasie riguardanti l’origine della

propria persona, spingendolo pure a dubitare di essere realmente figlio dei propri genitori.

Il processo di separazione adolescenziale rappresenta un progressivo processo di disillusione che

sfocia nella difficile scelta tra la teoria di essere genitore di se stesso oppure figlio di un’entità

astratta, scelta cruciale per avviare il processo di identificazione con il gruppo di coetanei.

L’adolescente può così sperimentarsi o come soggetto isolato che pensa di esseri autogenerato e

di avere da compiere una missione unica al mondo o come soggetto che può accedere e

partecipare alla comunità dei propri coetanei.

In età puberale la comunità di giovani ha caratteristiche tendenzialmente monosessuali, ed è

quindi composta da individui dello stesso sesso, e solo successivamente s aprirà all’accettazione

di componenti dell’altro sesso.

Meltzer individua quattro comunità differenti tra le quali il ragazzo oscilla, effettuando

continuamente movimenti progressivi e regressivi.

I movimenti oscillatori lo spingono da una parte alla ricerca di un’identificazione con i genitori

onnipotenti, onniscienti e detentori della libertà sessuale. Così facendo può percorre il suo

percorso, considerando valori come l’egocentrismo e l’invidia, l’ambizione e l’assenza di pietà,

che lo condurranno in direzione dell’indipendenza e dell’essere adulto in senso onnipotente;

mentre dall’altra proverà anche a tornare a sperimentare quelle esperienze di debolezza e

impotenza infantili, ricche di sensazioni ed emozioni nei riguardi della bellezza del mondo alle

relazioni affettive e al mondo delle arti. 15

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

A questo punto è come se il soggetto dovesse scegliere tra l’accogliere la propria sofferenza

mentale, tornando così a sperimentare debolezza e impotenza che lo possono condurre alla

dimensione del vero adulto, oppure decidere di imporre la sofferenza agli altri ed essere spietato.

A partire da queste concettualizzazioni, Meltzer individua quattro tipologie mentali e

psicopatologiche utili alla comprensione dell’andamento dello sviluppo adolescenziale:

bambino nella famiglia: adolescenti che permangono in famiglia in una sorta di latenza

• prolungata e che restano ancorati, nelle loro idee e scelte, ad un processo passivamente

imitativo dei genitori.

mondo degli adulti: adolescenti propensi alla realizzazione schematica di uno scopo sociale che

• è però fortemente orientato dalle ambizioni irrealizzate dei genitori.

mondo degli adolescenti (“normale”): più severa dal punto di vista psicopatologico; si

• caratterizza per il ritiro in un’organizzazione narcisista adibita alla creazione di un’illusoria

sensazione di onnipotenza e straordinaria originalità a cui si associa la convinzione di dover

compiere una missione unica nel mondo.

adolescente isolato (psicopatologia più “severa”): categoria che più rappresenta il “normale”

• andamento dello sviluppo adolescenziale. Il giovane, incerto e confuso, condivide questa

infelice condizione con i coetanei, insieme ai quali tenderà a ricercare la verità. Il risultato di

questa dolorosa sperimentazione sarà l’ingresso nel mondo degli adulti e della sessualità.

Questo processo di crescita si snoda dialetticamente tra posizioni di indipendenza e

onnipotenza, in cui saranno centrali valori come l’egocentrismo e l’invidia, l’ambizione e

l’assenza di pietà, e posizioni di impotenza e debolezza, tipicamente infantili in cui risultano

vivide le sensazioni e le emozioni nei riguardi della bellezza nel mondo. L’ambivalenza viene

risolta attraverso la conoscenza, che consente di superare la confusione e di ritrovare la

generosità dell’oggetto, oltre che di responsabilizzarsi nei riguardi dell’oggetto, in modo tale da

poter attuare in futuro quelle competenze parentali introiettate durante l’infanzia. Il risultato è

quindi una nuova identificazione basata su qualità parentali come la forza, la generosità, la

bontà e la bellezza dell’oggetto.

Risulta dunque evidente la funzione fondamentale dell’amicizia e della dimensione gruppale nel

sostenere il processo che consente il passaggio adolescenziale dalla confusione alla conoscenza.

Punti di forza:

specificità della fase adolescenziale, caratterizzata da compiti fase-specifici

Punti critici:

concettualizzazioni da rivedere alla luce del contesto

Moses e M.Egle Laufer

Riprendono i contributi freudiani, ponendo al centro del processo evolutivo adolescenziale lo

sviluppo sessuale. Al centro c’è il corpo sessuale che si modifica, vi è quindi grande attenzione

anche rispetto agli attacchi diretti verso il corpo.

La pubertà è vista come un processo di sperimentazione, riorganizzazione e integrazione dello

sviluppo psicologico precedente, determinato dall’acquisita maturità fisica e il principale compito

dell’adolescente consiste dunque nell’elaborazione dell’organizzazione sessuale definitiva.

I genitali fisicamente maturi devono cioè essere integrati nella più ampia rappresentazione

corporea di sé.

La realizzazione di questo compito evolutivo avviene attraverso il raggiungimento di un

compromesso tra i desideri edipici e le esigenze dettate dalla maturità sessuale appena raggiunta.

Il corpo viene ora vissuto come minaccioso, portatore attivo di fantasie proibite e aggressive e la

soluzione sarà perseguibile solamente attraverso un compromesso tra ciò che è desiderato e ciò

che è proibito.

I Compito: integrazione nel Sè della rappresentazione mentale dei genitali sessuali maturi.

• Rischio di breakdown evolutivo: arresto nel processo di integrazione dell’immagine del corpo

fisicamente maturo nella rappresentazione che l’adolescente ha di se stesso.

In questa fase dello sviluppo, l’adolescente è dunque particolarmente vulnerabile ed è esposto

a una rottura con la realtà, ad un “breakdown evolutivo” che definisce l’arresto nel processo di

integrazione dell’immagine del corpo fisicamente maturo nella rappresentazione che

l’adolescente ha di se stesso. Questa “frattura con la realtà” comporta una visione alterata del

proprio corpo e della propria sessualità. Il corpo viene infatti vissuto come il luogo responsabile

delle fantasie e delle emozioni regressive cui il soggetto sente di soggiacere, esprimendo

direttamente odio contro di esso o proiettando contro la madre con la fantasia di essersi arreso

a lei. 16

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Si tratta di una situazione di stallo o arresto nel processo che riguarda l’integrazione della

rappresentazione del proprio corpo sessualmente maturo nella più ampia rappresentazione

corporea che l’adolescente ha di se stesso.

La gravità del breakdown evolutivo è determinata dal significato stesso attribuito al corpo

sessuale e dalle carenze difensive manifestate che conferiscono un’impronta individuale ad ogni

singolo processo di breakdown. La componente individuale si palesa anche nel decorso

temporale e nelle modalità di manifestazione. Nel caso in cui il breakdown si verifichi durante la

pubertà è spesso rintracciabile una componente legata ai desideri incestuosi e all’angoscia

derivante dal fatto di non essere in grado di scegliere se avere un corpo femminile o maschile.

Le più diffuse manifestazioni comportamentali di questo disagio sono: l’isolamento dei coetanei,

le aggressioni nei riguardi del genitore edipico, la fobia scolare, la masturbazione coatta, i gesti

autolesivi e i tentativi di suicidio.

Non meno preoccupante è il caso in cui il breakdown avvenga invece in una fase di

adolescenza già inoltrata, anche se il danno psichico è strutturalmente meno grave di quello

riscontrabile nel breakdown della pubertà poiché l’organizzazione difensiva individuale ha

consentito di fornire soluzioni adeguate al confitto, rendendo meno probabile una grave

compromissione dell’esame di realtà. In questo caso le manifestazioni più diffuse sono i tentativi

di suicidio, l’abuso di sostanze, i disturbi del comportamento alimentare, l’omosessualità, la

depressione grave e l’improvviso fallimento scolastico, che rappresentano il ripudio di corpo

sessuale come esito di un fallimento dell’integrazione dei genitali fisicamente maturi nella

propria immagine corporea.

Lo sviluppo della differenziazione maschile-femminile è diverso a seconda che si sia verificato o

meno il breakdown. La presenza di un breakdown determina infatti risultati ben differenti

rispetto ad un processo esente da situazioni di stallo e l’evidenza maggiore risiede

nell’impossibilità si superare una relazione oggettuale di tipo omosessuale che sfoci in una

relazione di tipo eterosessuale.

II Compito: integrazione dei genitali sessuali maturi nella “fantasia masturbatoria centrale”,

• fantasia universalmente presente e non patologica e comprensiva di diversi soddisfacimenti di

topo regressivo così come delle primarie identificazioni sessuali.

Con questa espressione i Laufer si riferiscono a quelle fantasie autoerotiche rimosse che

strutturano le relazioni oggettuali del soggetto che acquistano un nuovo significato.

fantasia masturbatoria centrale

La è un’eredità dell’infanzia; durante l’infanzia e la latenza, il

bambino aderisce inconsciamente alle modalità di soddisfazione della pulsione originaria, le

quali hanno carattere regressivo, per ricreare il rapporto con la madre gratificante.

Queste modalità di relazione preedipiche si esprimono in forma contratta nei sogni ad occhi

parti, nelle fantasie autoerotiche, nei giochi e nelle attività di finzione di genere. Tuttavia, dopo la

risoluzione del complesso edipico è il Super-Io a giudicare se una soddisfazione regressiva sia o

non sia accettabile.

Nella pubertà, con la maturazione fisica dei genitali, il contenuto delle fantasie assume un nuovo

significato e investe l’Io con richieste qualitativamente differenti che potrebbero sfociare in

condotte coatte. Il soggetto sente il bisogno di viverle all’esterno nelle relazioni oggettuali e nelle

primissime esperienze di tipo sessuale. Questo carattere coatto può spaventare enormemente

l’adolescente a causa della potenza e della forza distruttiva che tale fantasia può assumere.

Nel caso in cui l’organizzazione difensiva dell’adolescente si mostri insufficiente a fronteggiare

l’angoscia derivante da questo processo, a contenere la spinta regressiva dei desideri

pregenitali, l’adolescente incomincia a percepire il suo corpo sessuale come fonte e immagine

dell’anormalità.

Il rifiuto del corpo sessualmente maturo potrebbe dar vita a un breakdown evolutivo; si

assisterebbe in questo caso a un rapporto decisamente alterato con la propria sessualità e a

una fattura nel rapporto con la realtà circostante e ancora una volta il compito di integrazione

dei genitali sessuali maturi, e contemporaneamente la differenziazione tra maschile e femminile

sarebbero compromessi.

I giovani in stallo risultano impossibilitati nel servirsi della fantasia masturbatoria come atto di

prova per giungere ad una sessualità matura, il corpo è quindi vissuto come nemico, separato

dal resto di sé e per questo può essere attaccato attraverso l’assunzione di droga,

l’alimentazione forzata e i tentativi di suicidio. Per i Laufer sia la masturbazione che la fantasia

masturbatoria sono centrali nel realizzazione della capacità dell’adolescente di instaurare il

primato dei genitali, in modo tale che l’Io possa riorganizzarsi sulla base di questa nuova

modalità di funzionamento. 17

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Il rischio maggiore consiste nel fatto di poter percepire il proprio corpo come un potenziale

nemico, minaccioso e fuori da ogni eventuale controllo.

La masturbazione giunge ad essere un atto di prova per poter realizzare questo processo, ma

adolescenti problematici non riescono a servirsi di tali attività in modo tale da poter realizzare il

predominio dei genitali.

Rispetto alla centralità della masturbazione va riconosciuto ai Laufer il merito di aver

approfondito il contributo della masturbazione nell’integrazione dell’immagine corporea non solo

per quanto riguarda lo sviluppo maschile, ma soprattutto anche per lo sviluppo femminile.

Una delle tesi sostenute dai Laufer riguarda l’importanza che rivestono sia la masturbazione che

le fantasie masturbatorie nel rendere l’adolescente capace di instaurare il primato dei genitali e

nel condurlo verso l’inclusione dei genitali maturi nella propria immagine corporea.

Il rifiuto inconscio del corpo sessualmente maturo, il sentimento di passività con cui

l’adolescente affronta le esigenze del proprio corpo percepito e vissuto come ambivalente e il

rifiuto dei genitali determinano l’arresto del processo di integrazione dell’immagine del corpo

maturo nella rappresentazione di sé da parte dell’adolescente.

Per i Laufer quindi il compito evolutivo fondamentale dell’adolescente ha a che fare con la

fissazione dell’identificazione sessuale principale, con la definizione precisa del nucleo

dell’immagine corporea e con la differenziazione tra maschile e femminile.

Da questo punto di vista appare evidente come la principale funzione evolutiva dell’adolescenza è

quella che prevede l’instaurarsi dell’organizzazione sessuale definitiva.

Questo passaggio può avvenire solo se la rappresentazione del corpo riesce a includere e a

legittimare i genitali ora divenuti fisicamente maturi. Spesso i conflitti insorgono in relazione al

Super-Io che consente o, al contrario, ostacola il cambiamento rispetto alle precedenti

rappresentazioni e identificazioni.

Durante la pubertà avviene un cambiamento dell’immagine corporea che sfocerà

nell’identificazione del corpo con quello del genitore edipico e con la capacità di procreazione.

Il bambino deve quindi trovare una soluzione per affrontare l’angoscia che deriva dall’impossibilità

di soddisfazione dei bisogni libidici da parte della madre e ciò si traduce nella formazione di

un’immagine corporea idealizzata nella fantasia che verrà interiorizzata insieme all’immagine

corporea effettiva nel corso dello sviluppo.

Per quanto riguarda il lavoro clinico, i Laufer si discostano sensibilmente dalle precauzioni

analitiche con soggetti adolescenti espresse da altri psicoanalisti. Per i Laufer la psicoanalisi

risulta utile e indicata alla comprensione, alla valutazione e alla cura dei disturbi affettivi e

psicologici, nonché indispensabile ed urgente per quegli adolescenti che si trovano in una

situazione di breakdown evolutivo.

Lo scopo del lavoro clinico è quello di aiutare l’adolescente nel delicato compito di integrazione

dei propri desideri e del proprio corpo in un’identità sessuale stabile e definita. Il principale mezzo

terapeutico è rappresentato dalla relazione tra terapeuta e paziente in cui poter sperimentare

nuovamente il breakdown avvenuto attraverso il breakdown di traslazione.

L’intervento dello psicoanalista non solo è indicato ma è anche urgente ed indispensabile, poiché

in adolescenza è ancora possibile assecondare e favorire un progresso nello sviluppo e aiutare il

ragazzo o la ragazza a integrare la funzione genitale nella sua organizzazione sessuale definitiva.

Il breakdown di traslazione permette all’adolescente di sperimentare la sua capacità di contenere

ed elaborare le fantasie regressive e di superare il senso di colpa ad esse correlato, permettendo

così l’integrazione del corpo sessualmente maturo e attivo nel Sé individuale.

Tramite il processo di ricostruzione e l’esperienza di breakdown di traslazione con l’analista,

l’adolescente può finalmente trovare una nuova modalità per integrare il proprio corpo e i propri

desideri incestuosi in un’identità sessuale stabile e ben definita.

La valutazione della terapia avviene sulla base di tre obiettivi:

1. Stabilire se sia avvenuto o meno il breakdown evoluivo

2. Stabilire il livello di vulnerabilità del soggetto, inteso come capacità delle misure difensive di

far percepire al soggetto di aver controllo del proprio funzionamento

3. Livello di vulnerabilità a cui il giovane sarà esposto dopo l’instaurazione dell’organizzazione

sessuale definitiva.

La valutazione viene effettuata sulla base di tre categorie principali le quali rispecchiamo la

portata della rottura che si è verificata nell’adolescente:

funzionamento difensivo

• situazione di stallo

• conclusione prematura

• 18

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

I Laufer rinunciano ad una valutazione globale, in favore di un esame di specifiche aree per

verificare il livello di compromissione:

Direzione della libido: quanto l’adolescente appare dipendente dal soddisfacimento autoerotico;

• quanto evita il soddisfacimento, quanto questo dipende dagli oggetti.

Relazioni oggettuali: se l’adolescente è capace di distinguere tra l’immagine proiettata di sé e la

• realtà esterna delle persone con le quali è in relazione.

Relazioni con gli oggetti edipici: quanto l’adolescente dipende ancora dagli oggetti edipici, e

• quanto sente l’angoscia derivante dall’identificazione con aspetti inaccettabili di quegli oggetti.

Mezzi di soddisfacimento: quali sono gli indizi che la genialità sta prendendo il sopravvento su

• altre forme di soddisfacimento? Gli attuali mezzi di soddisfacimento non genitale riescono a

evitare l’angoscia derivante dal mancato raggiungimento della genialità?

Identificazioni maschile-femminile: quali sono gli indizi che l’adolescente è in grado di

• identificarsi con il genitore dello stesso sesso senza sentirsi sopraffatto dall’angoscia?

Rapporto con l’angoscia: fino a che punto l’adolescente può permettersi di essere consapevole

• della propria angoscia; c’é una tendenza al diniego, agli stati maniacali, all’inibizione o alla

repressione?

Rapporto con altre emozioni: è capace l’adolescente di riferirsi a sé stesso come a una persona

• che prova emozioni quali la depressione, la rabbia o l’eccitamento?

Rapporto con la realtà esterna: in quale misura l’adolescente è capace di stabilire legami con gli

• eventi esterni, oppure rimane isolato nell’ambito del suo mondo interno e del suo stato

emotivo?

Punti di forza:

centralità del processo di mentalizzazione del corpo sessuato in adolescenza

• Importanti indicazioni alla pratica clinica specifica con l’adolescente

Punti critici:

• scarsa attenzione ad “altre” aree dello sviluppo adolescenziale oltre alla sessualità

Lezione 6 (15 marzo 2018)

Psicodinamica del suicidio adolescenziale e nel giovane adulto (Lezione con Antonio Piotti)

Non è sempre semplice definire con precisione l’incidenza del suicidio nei giovani adulti. Infatti

questo periodo è spesso diviso tra le statistiche relative agli adolescenti e quelle degli adulti.

Già questa evidenza spinge a concludere che si tende a non ritenere che la fascia di età dei

giovani adulti sia isolabile da quelle precedenti e da quelle successive così da costituire un

periodo autonomo. Di conseguenza, risulta assai difficile stabilire se esista una specificità del

suicidio giovanile che lo differenzi dal punto di vista dinamico sia rispetto al suicidio sia rispetto a

quello degli adulti.

Con gli adolescenti e giovani adulti ci si rende conto che la loro voglia di morire non vai i pari

passo con una patologia esplicita (es. sintomi psicotici o depressivi).

(*linee generali di trattamento con adolescenti e giovani adulti che hanno il desiderio di suicidio;

“descrivere la speranza”, libro su ragazza che ha tentato il suicidio ed è sopravvissuta, dal punto

di vista clinico dell’elaborazione)

Del suicidio se ne parla molto poco, però è un’epidemia. Al giorno d’oggi il numero di suicidi

supera quello degli omicidi in tutto il mondo; viene considerato una delle più grandi crisi che

l’umanità deve affrontare.

L’altro anno in America il suicidio era al primo posto per causa di morte nei giovani, superando

anche gli incidenti stradali: è vero che gli incidenti stanno diminuendo, però i suicidi stanno

aumentato. l’Italia ha un tasso abbastanza basso di suicidi, però è al secondo posto come causa

di morte per i giovani maschi, e al terzo per le giovane femmine. Negli ultimi 7 anni i suicidi non

sono in aumento fortunatamente.

Al giorno d’oggi non sappiamo effettivamente quant’è il numero di suicidi giovani in Italia, in

quanto, ad esempio, l’overdose non è considerato suicidio, cosa che invece avviene negli altri

stati, o ancora incidenti stradali, che possono anche essere volontari. Si considera generalmente

l’idea che il numero di suicidi nel mondo sia sottostimato.

Di suicidi non se ne parla molto, un tempo non se ne poteva proprio parlare, addirittura i cadaveri

veniva sepolti in luoghi separati, era considerato il crimine peggiore, in quanto per la religione

cattolica il corpo non appartiene a noi; è rimasto così una forte stigmatizzazione, che colpisce

anche i famigliare di chi si è suicidato, o ha tentato il suicidio. 19

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

La cultura in generale sottintende che sia meglio non parlarne, e ci sono numerose altre

convinzioni errate in merito all’argomento, come il pensare che chi vuole morire davvero non lo

comunica, e chi lo fa invece non ha reali intenzioni; o ancora l’idea della vendetta e

dell’aggressione (es. lasciando il corpo in vista, o compiere l’atto in un determinato momento).

L’OMS pensa che per ogni suicidio compiuto, ce ne siano 10 falliti.

Che cosa spinge la gente a suicidarsi?

Ogni persona ha la sua storia, ma ci sono degli elementi “tipici” della suicidarietà in adolescenza,

e nel giovane adulto poi.

Premessa: è, sotto certi punti di vista, comprensibile il suicidio di una persona anziana, che sia

per depressione, solitudine, malattie gravi; un adulto può suicidarsi perché ha perso il lavoro, si

ritrova ad affrontare situazioni drammatiche di cui noi non ignoriamo il senso. Comprendere però

questo gesto compiuto da un giovane diventa una faccenda molto più complicata.

L’ipotesi a riguardo ha a che fare con la questione del narcisismo. Del narcisismo diciamo che,

quello che accade a un adolescente (non patologico), è una difficoltà di integrazione col corpo, o

in altre parole, difficoltà nella mentalizzazione del corpo. Questo compito è difficile in quanto il

corpo ha due modi di presentarsi (del corpo immaginario):

1. Presentarsi come un corpo sontuoso, che riceve riconoscimento, che è bello, che pensa che

in un momento di sfida vincerà, che pensa che verrà accettato e apprezzato dall’altro sesso

(forte ideale del Se)

2. Presentarsi come un corpo meschino, brutto, un corpo non adatto ad accettare la sfida con gli

altri, che perderà perché fallimentare (svalutazione), che non sarà amato, verrà respinto

L’adolescente si trova così in questa dialettica, ma li possiede sempre entrambi, ed è sempre

stato così; una grossa differenza al giorno d’oggi però è che non c’è una strutturazione sociale

definita. In passato questa strutturazione c’era, di tipo edipico, in cui era presente una figura

verso cui tendere, solitamente paterna. In questo contesto sociale la dialettica corporea poteva

trovare il suo spazio e la sua direzione di crescita. La collocazione era estremamente rigida, ad

esempio la forte differenza tra uomini e donna, padre e madre, ma c’era una certezza nel fatto che

un posto sarebbe stato trovato; era presente un “mansionario sociale” alla quale ci si doveva

adeguare, con grosse difficoltà annesse (es. omosessuali, donne che non volevano diventare

madri ecc.. chi era non conforme alle norme).

Oggi le cose sono cambiate molto: in meglio, perché il soggetto di definisce liberamente per

quello che è, non necessita di limitarsi o di adempiere a precisi ruoli con precise regole, i ruoli

femminili e maschili sono sono più così definiti; c’è una grande libertà di collocazione. Da ciò ne

deriva però che lo scontro fra Se sontuoso e meschino non ha difese: c’è una costante ricerca

della gratificazione come necessità di sopravvivenza, se non sei amato e riconosciuto tendi verso

il Sè brutto.

Prendiamo l’esempio del cyberbullismo: la vittima crolla quando capisce che il carnefice dice

qualcosa che il soggetto stesso reputa vera, percepisce la cattiveria che però è verità, ormai non

più celatile agli occhi degli altri, dal momento in cui in rete è visibile da tutti.

Questo bisogno così forte di ammirazione è dettata dal fatto che viviamo in una cultura basta sul

riconoscimento e la paura di non essere apprezzati e amati.

Cosa avviene nella mente della persona suicida?

Il soggetto suicida pensa di essere in un vicolo cieco, di non avere via di uscita, e così il suicidio

diventa una via di fuga. Un altro elemento è l’idea che suicidandosi ci sarà un riscatto e una

vendetta: si materializza nel fatto che il suicida descrive spesso il suo funerale nella lettera

lasciata, a cui il soggetto stesso assiste con compiacimento.

Questo compiacimento deriva da diversi aspetti:

se uno si suicida l’ambiente intorno a lui lo renderà eroico (effetto Waerter), e ciò è nocivo,

• poiché, nel momento in cui il suicidio viene raccontato in termine romantico, c’è un grosso

rischio di contagio, promuovendo esaltazione. Lo studioso americano Phillips ha condotto studi

in merito a questo tipo di suicidi, valutando se il tasso di suicidio aumentava nelle zone in cui

era stata più diffusa romanticamente, la notizia che un personaggio famoso si fosse suicidato,

ed effettivamente era ciò che avveniva. Dunque è bene parlare di suicidio, ma in termini oggetti,

è fondamentale non trattare l’argomento con romanticismo, idealizzando la figura di chi si è

suicidato, organizzando concerti, o quant’altro.

(* la storia di Blue Wales è una fake news, eppure ci sono stati numerosi tentati suicidi in seguito

alla circolazione della notizia)

idea della vendetta, punire le persone legando a loro per sempre l’idea della morte, del

• cadavere; suicidio come un mancato omicidio 20

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Idea del capro espiatorio, ‘se mi tolgo di mezzo il sistema di metterà a posto, tutto continuerà a

• funzionare’

Queste tre fantasie costituiscono dei grossi facilitatori: con la prima si evita la vergogna, con la

seconda si riguadagna il riconoscimento, con la terza si aggiusta il sistema.

(esempio di Andrea trattato anche nel Giovane Adulto)

Nel caso del giovane adulto non è più questione di integrazione dei Se, dei due corpi, giunti a

questa fase del ciclo di vita si è in grado di tollerare il fallimento. Nel caso di Andrea, c’era stato

un tentato suicidio in seguito alla rottura con la sua fidanzata in adolescenza e poi a 24 anni in

seguito alla rottura con una nuova fidanzata.

Nel giovane adulto il tentato suicidio non deriva da una dinamica interna, ma da qualcosa esterna,

dalla mancata capacità di accettare che i fallimenti possono anche essere causati da fatti ed

eventi da noi non controllabili, manipolabili. L’aspetto doloroso per il giovane adulto, in quanto tale

(nel senso che a 25 anni puoi anche essere adolescente), è che si ritrova di fronte a una perdita

ingiusta, come nel caso di Andrea, in cui lui era pronto a costruire il suo futuro con una ragazza

che però l’ha lasciato. Si ritrova di fronte al fallimento di un’ambizione legittima, e non più la

caduta di un sogno adolescenza poco chiaro e definito. Il dilemma del giovane adulto non è

quello di dover adeguare il suo Sé alla realtà, ma di doverlo adeguare ai fallimenti oggettivi che la

vita produce.

Nel suo ultimo tentativo di suicidio, Andrea interrompe di sua spontanea volontà l’atto, avendo

così messo in scena la simbolica morte della sua adolescenza, arrivando alla comprensione di

dover accettare il fallimento.

Un punto importante è la questione del successo e dell’insuccesso: un tempo la psicologia è

stata un sapere alternativo, di differenziazione rispetto al sistema, oggi c’è il rischio di una

psicologia che aderisce al sistema in maniera eccessiva. Se noi psicologi diciamo alla gente che

per diventare adulto devi avere una coppia stabile, dei figli un lavoro ecc, altrimenti hai un

problema, non facilitiamo la crescita dei giovani, in quanto non sono dei parametri che

rispecchiano la realtà sociale di oggi, in cui c’è molta più libertà e scelta. I giovani pazienti non

vanno condotti verso una normalità definita, ma verso una progettualità individuale costruita su

loro stessi, andando così a sgravare il concetto di realizzazione del Sè, levandogli la connotazione

di frustrazione che è oggi presente. Non sono presenti parametri oggettivi per definire la

realizzazione di una persona nella vita adulta, poiché viviamo in un ambiente in cui sono cambiati i

tipi di rapporti di coppia, come la genitorialità e il lavoro.

L’ascolto clinico con soggetti suicidi durante la fase evolutiva del giovane adulto deve tendere

verso la ricerca di nuove possibilità, a partire da uno stile empatico che riconosca il dolore, ma

che allo stesso tempo cerchi di non renderlo insuperabile.

Considerazioni indispensabili:

1. Non eludere mai ma affrontare direttamente il tema della morte: un soggetto attraversato da

fantasie suicidali non riceve alcun aiuto dal terapeuta se non riesce a renderlo partecipe delle

proprie intenzioni; il progetto suicidale non verrà lasciato cadere ma sarà coltivato e sviluppato

in segreto, mentre al terapeuta verrà mostrata una maschera ingannevole. Al contrario,

quando è il terapeuta stesso a introdurre in seduta il tema dei pensieri suicidali, questo genera

nel paziente la sensazione di essere finalmente compreso, di aver trovato un interlocutore

competente, preoccupato ma non incapace di affrontare con serietà e attenzione anche un

tema così terribile.

2. Importanza del coinvolgimento del contesto e i termini con qui questa questione deve essere

impostata. Nel caso dei giovani adulti, ad esempio, il coinvolgimento dei genitori non è del

tutto necessario e deve sottostare all’approvazione del paziente. Tuttavia è un passo

importantissimo e fortemente auspicabile per moltissime ragioni; quando si lavora con il

rischio suicidale bisogna agire in tempi molto brevi e poter avere un colloquio con i genitori,

specialmente quando il giovane vive ancora in casa fornisce delle informazioni estremamente

utili. È inoltre utile stabilire una stretta alleanza con loro per gestire in modo efficace i momenti

critici e per cercare di prevenire la messa in atto di comportamenti autodistruttivi. Una delle

fantasie suicidali più frequenti è quella secondo la quale tutti gli altri significativi sarebbero

poco interessati alla vita del paziente e che trarrebbero beneficio dalla sua scomparsa. Il

paziente pensa quindi di essere sacrificabile. Un intervento massiccio dei genitori può

quantomeno falsificare questo costrutto autodistrutto e depontenziarne gli effetti letali.

3. Lavoro di rete con servizi psichiatrici e reti di sostegno sociale; il terapeuta si pone il ruolo di

ispirare le linee guida delle azioni, nel senso che deve fornire gli elementi interpretativi che

consentano di chiarire la risonanza emotiva.

4. Necessario che uno psicoterapeuta non assuma troppi casi suicidi e che lavori in équipe. 21

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Lezione 7 (19 Marzo 2018)

François Ladame

Il processo di separazione-individuazione è centrale nel percorso evolutivo adolescenziale.

Nel caso in cui questo processo fallisca, a causa di un’identificazione con le ragioni materne e di

un’interiorizzazione di uno sguardo persecutore, l’adolescente può non trovare altra soluzione che

l’atto suicidario.

La madre dell’adolescente suicidale tende ad essere fredda, espulsiva e rifiutante ma la sua

approvazione è ricercata continuamente dal figlio e mai ottenuta, di conseguenza si sviluppa un

processo di interiorizzazione del disprezzo materno che assume le sembianze di un persecutore

interno.

Il tentativo di suicidio viene interpretato come un disperato tentativo di espellere il persecutore

interno, sostenuto dal fallimento del processo di separazione e di individuazione dalla madre.

L’autore analizza due dimensioni che nel tentato suicidio si intersecano e si influenzano a vicenda:

dimensione interna: personalità del giovane

• dimensione esterna: ambiente familiare e sociale

Considerato separatamente e singolarmente un singolo fattore non può costituirsi come unica

causa del gesto suicidale.

L’adolescenza ha come obiettivo il raggiungimento di un’identità sessuale stabile ed irreversibile e

ciò comporta la necessità di una rivisitazione ed un capovolgimento dei rapporti con il proprio

corpo, con i genitori e con i pari.

Tipica di questo periodo è l’alternanza di fasi progressive e regressive, di spinte verso l’autonomia

e ritorno ad una dipendenza primitiva. Ciò coinvolge non solo la sfera della sessualità, ma

dell’intero Io.

Divenire una persona adulta implica anche la capacitò di avere relazioni intime e di essere in

grado di poter stare da soli; nell’alternanza di progressione e regressione, l’adolescente corre il

rischio di incorrere in situazioni di ritorno ad una simbiosi primitiva con i genitori oppure di sentirsi

totalmente smarrito di fronte ad una situazione di totale abbandono.

Ladame sottolinea come in questa fase dello sviluppo, oltre a sviluppare la capacità di

separazione, l’adolescente sia chiamato ad un profondo rimaneggiamento delle rappresentazioni

oggettuali e ad una riorganizzazione strutturale del mondo interiore, in cui l’ambiente familiare ed

esterno devono fungere da ausilio e supporto.

infatti, la sola sicurezza di cui l’adolescente può disporre è rappresentata dall’interiorizzazione

dell’Io genitoriale. L’adolescenza comporta quindi la creazione di confini e barriere che siano in

grado di delimitare la realtà interna e corporea del giovane, in modo tale da renderlo indipendente

ed autonomo, seppur ancorato all’ambiente di provenienza.

Tutti questi processi implicano dei conflitti (principalmente interni) e l’elaborazione del lutto per le

antiche rappresentazioni di sé e degli oggetti.

Questa rinuncia porta con sé un’inevitabile sofferenza, sentimenti fisiologici di perdita e di vuoto.

L’indipendenza viene consolidata attraverso la formazione del carattere e ciò è possibile

solamente dopo l’elaborazione del lutto della dipendenza e della sicurezza dell’infanzia e se si

sono avviati i processi di internalizzazione.

In adolescenza si ha un intreccio di meccanismi di difesa arcaici ed evolutivi che possono

promuovere acting out, usato per evitare il richiamo di ricordi che sarebbero troppo penosi ma

anche perché non hanno altre modalità per evitare che gli affetti invadano la psiche. Si assiste

cioè ad un processo di esternalizzazione di ciò che dovrebbe essere internalizzato.

Questi agiti permettono una sperimentazione di sé in un contesto sociale allargato al mondo dei

pari che porta al raggiungimento di una padronanza totale del proprio corpo e della propria

mente.

Da un punto di vista cognitivo, l’adolescente dipone per la prima volta di un pensiero astratto e

ciò non implica esclusivamente la capacità d’intellettualizzazione ma anche la possibilità di creare

uno spazio fantasmatico funzionale alla regolazione omeostatica attraverso la creazione di

un’alternativa immaginaria. È all’interno dello spazio fantasmatico che nascerebbero le idee

suicidali, in stretta relazione con i vissuti di perdita e di lutto sperimentati e gli ostacoli incontrati

nella realtà esterna. Per Ladame non si tratta di idee fantasmatiche di morte e annullamento, ma

piuttosto di fantasmi che prospettano una soluzione alternativa.

La ricerca di questa soluzione alternativa si mostra tanto più marcata in quegli adolescenti in cui

l’internalizzazione della fonte di sicurezza (figure genitoriali) e la funzione dell’attività

fantasmatiche si sono rivelate precarie. Il giovane quindi mostra una vulnerabilità narcisistica, si

trova in uno stato in cui la regolazione del sentimento di sé appare labile e dipendente dalle

conferme degli altri. 22

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

L’unico mezzo per perseverare il proprio narcisismo è ricorrere a meccanismi arcaici, ma

ipotizzare il tentativo di suicidio come rimedio ad una crisi narcisistica non spiegherebbe il motivo

per cui l’adolescente sceglierebbe di distruggersi; in gioco vi sarebbero i processi di regolazione

tra meccanismi di esternalizzazione e di internalizzazione, così come i meccanismi di difesa e una

possibile confusione tra rappresentazioni di sé e rappresentazioni dell’oggetto.

L’odio per il proprio corpo è una caratteristica che si riscontra spesso nei suicidi e ciò non è

connesso al fatto che l’adolescenza comporta il reinvestimento di una nuova rappresentazione del

sé corporeo ma dal fatto che la mentalizzazione non permette una differenziazione tra

fantasmatico e reale e se l’angoscia provata non viene contenuta nella psiche si ha il rischio di un

riversamento sul corpo.

Oltre ai fattori personali, non si possono trascurare i fattori ambientali e sociali. L’adolescente è,

infatti, inserito in una rete sociale di cui la componente più immediata è la famiglia.

In una condizione non patologica, il giovane continua la partecipazione alla vita famigliare senza

importanti crisi e ciò consente il procedere di un normale sviluppo. Nel momento in cui l’equilibrio

familiare viene messo in discussione dal processo di separazione-individuazione, la famiglia

mobilita le proprie forze in modo da affrontare la costituzione di un nuovo equilibrio in cui il figlio

sarà individuo autonomo e indipendente.

Uno degli aspetti più interessanti discussi da Ladame riguarda la barriera intergenerazionale che

presuppone una gerarchia all’interno del sistema famigliare in cui i genitori si collocano in una

posizione di superiorità. L’aspetto gerarchico non comporta una forma di potere ma la capacità di

fungere da filtro in modo tale da contenere le oscillazioni e le deviazioni dei figli, accogliendo tutto

ciò che potrebbe costituire un pericolo e restituendolo in una forma più tollerabile.

Se i genitori non sono in grado di svolgere questa funzione si corre il rischio di formare coalizioni

all’interno del gruppo famigliare, estremamente disfunzionali per lo sviluppo dell’adolescente.

Questa prospettiva sottolinea l’importanza dei genitori come componenti attive nel processo di

individuazione-separazione.

Figli e genitori devono essere in grado di accettare il lutto e l’angoscia, la depressione, ma anche

l’aggressività che ciò comporta.

Gli sbocchi patologici più frequenti nel processo di separazione-individuazione sono:

vincolo: può presentarsi in forma affettiva, intellettiva o cognitiva, ingloba quelle situazioni in cui

• le soddisfazioni e le sicurezze si ritrovano esclusivamente all’interno della famiglia senza lasciare

spazio all’ambiente sociale

delega: i genitori assegnano al figlio un compito da espletare nell’ambiente extrafamiliare;

• l’adolescente diventa così un surrogato del volere genitoriale.

espulsione: strumento necessario nelle condizioni in cui vi è una crisi parentale, l’adolescente

• viene visto come componente nociva da espellere per salvare il rapporto coniugale.

In questo quadro, i meccanismi psichici sottesi al fallimento di questo processo sono

l’identificazione proiettiva e l’identificazione con l’aggressore.

Nella famiglia in cui l’adolescente tenta il suicidio spesso si osserva un meccanismo di difesa

arcaico, l’identificazione proiettiva, attraverso il quale i genitori proiettano sul figlio i conflitti

caratterizzanti i loro legami oggettuali con i genitori. Parallelamente il giovane accumula gli aspetti

negativi del sé di uno o di entrambi i genitori, senza accedere a quelli positivi.

L’adolescente si trova così impossibilitato a soddisfare due esigenze contrarie, che rendono

particolarmente drammatico il conflitto: liberare i genitori dal loro sé cattivo e non interrompere il

legame con loro.

Xavier Pommereau gesto suicidale

Contributo rilevante nella comprensione del visto come l’espressione di un

profondo malessere e il risultato dell’intrecciarsi di fattori personali, familiari e ambientali, che si

rafforzano e si mantengono in una sorta di circolo vizioso.

L’adolescenza è vista come un periodo di transizione e di profonde trasformazioni, fase di

estrema fragilità e vulnerabilità, in cui viene a mancare ogni sorta di punto di riferimento ed ogni

limite.

Il soggetto si sente smarrito e sperimenta vissuti estremamente dolorosi. L’attività mentale è volta

all’azione e all’autonomia da ogni legame di dipendenza, per giungere alla formazione di una

propria identità. L’azione si manifesta come alternativa alla possibilità di concettualizzazione, di

espressione di sentimenti attraverso la parola.

Pommereau distingue l’azione vera e propria (contrapposizione attiva, violenza) dall’azione per

sottrazione (evitamento, ritiro) in cui le motivazioni rimangono per la maggior parte inconsce. 23

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

L’azione non è di per sé patologica; è importante monitorare l’agire per evitare eventuali sbocchi

patologici poiché il soggetto sperimenta pulsioni e rappresentazioni psichiche dal carattere

esclusivo ed eccezionale e ciò causa un senso di incapacità ed impossibilità di controllo sui

mutamenti che stanno avvenendo sul proprio corpo.

Tutti gli adolescenti sperimentano questi vissuti, ciò che cambia da individuo a individuo è

l’intensità di tali vissuti e la possibilità che traumi psichici infantili possano riaffiorare, alimentando

e rafforzando l’angoscia adolescenziale.

Pommereau sottolinea come sia importante distinguere tra intenzione suicidiaria e normali

preoccupazioni. Il pensiero di morte è indispensabile per la strutturazione della propria identità,

mentre l’ideazione suicidiaria racchiude un nucleo patologico sottostante che si risolve

nell’incapacità di mentalizzare il disagio e vede come unica soluzione possibile ai conflitti interiori

l’agire.

L’adolescente che tenta il suicidio cela una disorganizzazione psichica sottostante, un nucleo

depressivo o un senso di crollo dovuto alla sensazione di perdita eminente.

Eventi che rievocano la perdita sono fattori scatenanti di un passaggio all’atto e spesso il giovane

tenta velatamente di comunicare il disagio ai genitori attraverso messaggi allusivi. Queste

manifestazioni si estendono alle relazioni sociali, con autolimitazioni nei rapporti e isolamento che

riflettono il ripiegamento del soggetto su sé stesso e che sono il primo campanello d’allarme che

giunge all’attenzione dei genitori. Spesso si associano sintomi somatici e psichici (mal di testa,

mal di pancia, disforia) e comportamenti a rischio (sbronze, assunzione di stupefacenti, fughe).

Nonostante l’adolescente suicidale e il suo contesto di riferimento tentino di mettere in atto delle

difese di negazione e banalizzazione del gesto, inserendolo nel novero delle azioni impulsive,

dimostrative, segno dell’immaturità dell’adolescente. Pommereau sottolinea come invece sia da

evitare qualsiasi tentativo di minimizzare quanto avvenuto.

Il tentativo di suicidio si inserisce in una particolare costellazione di affetti e relazioni che

contribuiscono a costituire il significato simbolico sotteso a questo gesto disperato. Esso

racchiude semplice un duplice intento: porre fine ad una sofferenza interna e una rinascita dopo

una fine simbolizzata come momentanea.

Inoltre, attraverso il gesto suicidale, l’adolescente tenta di liberarsi dalla dipendenza che

impedisce la costruzione di altre relazioni, la possibilità di investire sui nuovi oggetti e

contemporaneamente tenta disperatamente di garantire la sopravvivenza dei legami.

Attraverso la morte l’adolescente sviluppa la fantasia di uscire da uno stato di intollerabile

sofferenza, una situazione divenuta ormai insostenibile, e di poter finalmente vedere soddisfatti i

suoi intensi bisogni di riconoscimento e more, ponendo fine a tutte le frustrazioni e sofferenze.

È un gesto che lascia nei sopravvissuti un ricordo indelebile, permette di rimanere per sempre

immortalato nella memoria degli altri che saranno dominati da senso di colpa e da un drammatico

interrogativo sulle motivazioni del gesto.

L’adolescente suicidale rivendica in questo modo l’terna presenza in un legame indissolubile.

Le rappresentazioni familiari presenti nell’ambiente di appartenenza del soggetto che tenta il

suicidio esercitano una grande influenza nelle dinamiche psichiche: individuare una singola causa

è impossibile poiché le diverse rappresentazioni si intrecciano e formano un insieme complesso.

Uno dei compiti dell’adolescenza consiste nel liberarsi del proprio passato infantile caratterizzato

dalla dipendenza totale dei genitori, per raggiungere uno stato di autonomia e una propria

identità.

Tutto ciò non determina una rottura dei legami finora stabiliti, né un diniego di ciò che ha

alimentato l’autostima, lo scopo è formare nuove identificazioni attraverso l’elaborazione del lutto

per alcune rappresentazioni di sé e dei genitori. Questo processo implica una certa quantità di

sofferenza nel soggetto, sofferenza che viene amplificata nel caso in cui i genitori si pongano da

ostacolo, non rinunciando all’immagine infantile del figlio.

Quando un giovane tenta il suicidio evidentemente non ha avuto modo di contenere e

simbolizzare le tensioni sperimentate: il corpo diviene quindi l’unico bersaglio su cui agire la

propria sofferenza.

La ricostruzione di un tentato suicidio può comunque ridursi alla colpevolizzazione di una persona

vicina all’adolescente, bisogna piuttosto focalizzarsi sulla storia comune del soggetto e della

famiglia per ristrutturare i rapporti interfamigliari e promuovere le relazioni sociali.

In questa prospettiva, il terapeuta è chiamato a svolgere una funzione decisiva governata anche

dall’identificazione con il dolore e lo sconvolgimento dei genitori. 24

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Philippe Jeammet

Focus sulla vulnerabilità narcisistica destabilizzata dalle trasformazioni puberali.

Le modalità e l’esito del percorso verso un nuovo equilibrio dipenderanno dalla quantità e dalla

qualità di risorse interne a disposizione del soggetto, tra le quali risultano fondamentali la capacità

di mentalizzazione del corpo e di relazione con oggetti esterni.

Il giovane è chiamato a trovare nuove soluzioni che lo rendano capace di regolare la propria

autostima e il proprio equilibrio psichico, mettendo in discussione quindi quelle condizioni che

permettono il senso di continuità della propria identità.

Jeammet parla di divario narcisistico pulsionale per riferirsi al processo che l’adolescente affronta

per poter acquisire i meccanismi di regolazione dell’autostima e sostegno che erano prima di

competenza dei genitori.

Jeammet sottolinea l’importanza delle dipendenze infantili, che ricadono sull’individuo

influenzandone il successivo sviluppo, sia l’importanza delle nuove occasioni offerte da questa

fase dello sviluppo.

L’adolescenza è un periodo ricco di novità, un’occasione di rivisitazione e combinazione creativa

di rappresentazioni infantili che si attualizzano sulla base delle opportunità che l’ambiente

familiare e sociale giunge ad offrire.

Organizzazioni psichiche che partono da punti di partenza molto simili, dopo il percorso

adolescenziale, possono sfociare in quadri molto distanti tra loro e ciò dipenderebbe

dall’individualità e dalla peculiarità dei differenti quadri di riorganizzazione possibili.

L’adolescente è chiamato ad affrontare il processo di formazione dell’identità ed è quindi

impegnato nel passaggio da uno stato di dipendenza ad uno di autonomia in cui le funzioni svolte

in passato dai genitori devono essere assunte dall’individuo in prima persona. Questo compito

non trova fine nell’adolescenza, ma si protrae fino all’età adulta vera e propria in cui la persistenza

di oggetti interni consentiranno all’individuo il mantenimento di un senso di identità unitario e

continuo.

La ripresa dell’attività autoerotica in adolescenza trova spiegazione nell’esigenza di mantenere

questo senso di continuità ed unitarietà e nella necessità di ripresa degli investimenti esterni.

Per poter affrontare questa fase assai problematica senza giungere a situazioni di blocco,

l’adolescente deve ricevere il supporto necessario sia dall’ambiente esterno che dal mondo

interno, chiamati a lavorare in modo congiunto come risorse a sostegno dell’individuo.

L’attrazione per l’oggetto si rivela una minaccia per l’equilibrio e l’integrità narcisistica e le

condotte estreme rappresentano l’espressione ultima del tentativo di salvaguardia e affermazione

del Sè, in contrapposizione alla minaccia costruita dall’oggetto.

Il passaggio all’atto è l’espressione di un’estrema difesa della propria identità da parte

dell’adolescente; un mezzo per ristabilire i limiti e i confini personali di soggetti vulnerabili e

narcisisticamente fragili. In questa prospettiva, il tentato suicidio rappresenta un tentativo di

difendere la propria identità e una modalità simbolica di attaccare il legame con i genitori e in

particolar modo con la madre, proprietaria originaria del corpo del bambino.

La violenza è il modo per affermare la diversità tra sé e il mondo esterno, un drammatico tentativo

di sancire la differenza tra sé e l’altro, di interrompere la relazione.

Il problema centrale dell’adolescenza non è tanto quello del conflitto tra desiderio e divieto ma

piuttosto quello della giusta distanza dei legami e dall’oggetto.

A partire dall’analisi dell’adolescenza della fase adolescenziale e dai problemi sollevati dai ragazzi,

Jeammet sottolinea due concetti cardine per la comprensione del funzionamento in adolescenza:

predominanza del “vissuto sul pensato”: tendenza ad agire derivante dalla difficoltà del vivere il

• cambiamento e, contemporaneamente, di pensarlo. L’ampiezza della trasformazione

adolescenziale, che coinvolge completamente le istanze della personalità, raramente perette il

mantenimento di quello sguardo critico sulla propria persona che consente di meta-comunicare

i conflitti e i disagi sperimentati.

spazio psichico allargato: spiega la straordinaria importanza dell’ambiente e delle sue risposte in

• adolescenza; l’altro è ricercato come oggetto a cui cedere parti delle proprie istanze personali,

capace di svolgere sia funzioni supplementari che di contenimento del mondo interno

dell’adolescente.

L’importanza del contesto di crescita nella nascente definizione dell’immagine di sé richiede agli

adulti di evitare categorizzazioni che rischiano di consegnare precocemente all’adolescente

aspetti identitari devianti e patologici. 25

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

In adolescenza il disagio e i conflitti di traducono spesso in agiti e ciò dipende in larga misura

dall’instabilità tipica di questa fase in cui la faticosa ricerca di una nuova identità e di una nuova

rappresentazione di Sé finisce per coinvolgere la sfera sociale, nel tentativo di incontrare sguardi

di ritorno degli alrti che abbiano un effetto specchio.

La tendenza all’azione, che evoca una totale assenza introspettiva, in realtà sarebbe una misura

difensiva di variabile intensità e di evoluzione imprevedibile.

Lo spazio psichico allargato consisterebbe quindi nel coinvolgimento dell’ambiente che funge da

supporto protettivo, ma ancor più da contenitore psichico in grado di alleviare le sofferenze e i

conflitti interiori. L’adulto è chiamato a maneggiare le proiezioni dell’adolescente, restituendole

solo dopo averle elaborate in modo da poter svolgere una funzione di sostegno e fornire una

rassicurazione narcisistica.

È proprio all’importanza della funzione di sostegno dell’adulto che Jeammet dedica particolare

attenzione negli scritti più recenti; l’autore sottolinea come l’adolescente necessiti di un adulto

capace di sostenerlo nel processo evolutivo.

Lo sguardo di ritorno offerto dai genitori e dagli adulti presenti nel contesto di riferimento è

decisivo per la formazione degli aspetti identitari e la costruzione del Sé: l’immagine di sé che

viene rispecchiata dagli adulti di riferimento favorisce i processi di identificazione, aiuta

l’adolescente a percepire se stesso e a differenziarsi.

All’interno di una relazione significativa, che si caratterizza per l’asimmetria e la dipendenza, è

necessario che l’adulto sappia educare, cioè condurre l’adolescente a realizzare le proprie

potenzialità nell’incontro con gli altri e con l’ambiente.

Jeammet offre una chiave di lettura della complessità della relazione tra genitori e figli durante

l’adolescenza, che in parte attribuisce alle caratteristiche stesse di una fase della vita in cui il

soggetto è particolarmente sensibile al tema della giusta distanza da tenere nei confronti degli

adulti, ma che in parte colloca all’interno di un contesto socio-culturale che non sosterrebbe gli

adulti nell’esercizio della loro autorità.

La società attuale fatica a imporsi come terzo capace di assumere una funzione di mediazione e

di limite alla tentazione regressiva della dipendenza narcisistica.

Questa estrema vicinanza tra genitori e figli crea confusione e favorisce il clima relazionale di

indifferenziazione da cui l’adolescente cerca di liberarsi anche attraverso forme di opposizione.

Jeammet mette in guardia dal rischio determinato dalla libertà che caratterizza la vita familiare e

sociale odierna anche perché le regole e le imposizioni rassicurano il soggetto in crescita e

consentono di veicolare il senso attribuito al giovane e al suo progetto futuro.

L’adolescente necessita di un legame rassicurante capace di allontanare il rischio della solitudine

e di rimanere imprigionati nelle proprie paure.

Gli adolescenti sono in cerca di risposte e di occasioni di incontro con gli adulti e l’impossibilità di

trovarli alimenta una sorta di pressione interna che minaccia l’equilibrio e la stabilità

dell’adolescente. Nel legame l’adolescente trova lo sguardo di ritorno da parte degli altri di

riferimento, uno sguardo capace di confermare il proprio valore, di supportare il narcisismo e di

fugare il dubbio profondo sulle risorse interne a disposizione.

Lavoro del clinico ad ampio raggio in cui spicca la “terapia bifocale” che prevede il

coinvolgimento di psicoterapeuti differenti nella presa in carico di casi gravi.

Uno psicoterapeuta effettua i colloqui e il trattamento dell’adolescente, mentre l’altro svolge

parallelamente il lavoro con i genitori e, se necessario, con gli insegnanti e congiuntamente

provvede all’eventuale somministrazione di psicofarmaci.

In realtà, il trattamento psicoterapeutico con soggetti adolescenti si declina in modo articolato e

complesso in funzione di molteplici variabili, che vanno dalla modalità di espressione e gravità di

disagio, alle possibilità di setting offerte dal contesto dell’intervento.

In effetti, la consultazione e la presa in carico dell’adolescente devono avvenire attraverso il

riferimento a modelli teorici e applicativi flessibili ma rigorosi, funzionali alla promozione di

cambiamenti interni ed esterni, che sostengano l’immediata risoluzione dei rischi innescati dalla

crisi e favoriscano la ripresa evolutiva del soggetto.

Importanza della relazione paziente-terapeuta basata su un rispecchiamento valorizzante e di

sostegno al narcisismo, ma contemporaneamente dalla definizione e imposizione di limiti.

Il terapeuta assume su di sé la responsabilità della cura, modulando e attuando le risposte a

seconda dei bisogni e dell’evoluzione dell’adolescente, aiuta a rispettare i limiti imposti

sostenendo l’adolescente e i suoi genitori e attivando diversi strumenti terapeutici.

L’obiettivo della terapia è consentire la ripresa evolutiva: la capacitò di sviluppare e mettere in

campo le risorse di cui dispone e valorizzare se stesso. 26

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Nella risposta terapeutica che viene attivata l’elemento educativo funge da cornice per la

mobilitazione delle risorse concrete e relazionali. Gli adulti sono chiamati ad assumersi la

responsabilità di decidere: devono avere la forza e il coraggio di porre un limite al percorso

distruttivo dell’adolescente.

Il contenimento rassicura l’adolescente e gli consente di sperimentare una conflittualità funzionale

al processo di individuazione e soggettivazione.

È una responsabilità che gli adulti devono assumersi: imporre una costruzione educativa

comporta l’assunzione del rischio e della responsabilità di offrire i propri valori e i propri piani di

scelta che assumono il valore di strumenti a disposizione dell’adolescente per apprendere e

crescere, consentendo la differenziazione.

Limitare consente la creazione di uno spazio di incontro, uno spazio in cui “fare insieme”,

condividere un’esperienza significativa.

L’obiettivo prioritario del terapeuta è far sperimentare all’adolescente le proprie risorse e

potenzialità, a volte anche attraverso le proprie risorse e potenzialità, a volte anche attraverso una

motivazione che si sostituisce a quella dell’adolescente.

Nella terapia con l’adolescente è molto più importante il nuovo rispetto al passato: Jeammet non

nega la rilevanza delle esperienze precoci ma sottolinea come in adolescenza l’interesse per il

presente e il futuro sia più importanti per la ripresa evolutiva. Al passato ci si ritornerà a piccoli

passi quando l’adolescente sarà in grado di controllare la realtà attuale, recuperando fiducia e

sicurezza.

Il carattere bifocale e polifocale della terapia impedisce che si formi una relazione di attaccamento

eccessivo, che assuma le caratteristiche della dipendenza. Tuttavia, il legame che si instaura tra

l’adolescente e il terapeuta presuppone una minima quota di attaccamento.

Raymond Cahn

L’importanza centrale è data non solo alla vita psichica e alle relazioni oggettuali ma anche alla

dimensione socio-economica. Adolescenza e Follia L’adolescenza nella psicoanalisi

Tra i suoi testi più noti vi sono (1991), (1998)

La fine del divano?.

e

L’adolescenza è il risultato della una convergenza di fattori biologici, psichici e sociali che

congiuntamente concorrono alla formazione dell’identità dell’individuo adulto, differente dal

bambino, ma costituitosi sulla base delle esperienze avvenute nelle fasi precoci dello sviluppo.

La combinazione dei diversi fattori darà risultati mutevoli e differenti nei singoli individui, sulla

base della specificità personale e contestuale.

soggettivazione:

Il concetto centrale è il processo di processo di assunzione della soggettività

che va dalla nascita alla conclusione dell’adolescenza e che consente l’instaurazione di uno

spazio psichico personale, la possibilità di un lavoro interno di trasformazione e creazione.

Si tratta di un processo che riguarda il corso dell’intera vita dell’individuo e che in questa fase

dello sviluppo trova uno snodo innovativo cruciale, da intendersi come conciliazione tra il

patrimonio psichico infantile e la possibilità di creare nuove soluzioni.

Il risultato sarà un’organizzazione stabile e definitiva della mente, dipendente dalle determinazioni

interne, così come dalle circostanze dettate dalla società in cui l’individuo è inserito.

Risulta quindi necessaria un’integrazione del biologico, che con le trasformazioni puberali di

carattere fisiologico ed anatomico caratterizza in modo decisivo questa fase, dello psichico, che

si traduce in un’ampliamento delle capacità cognitive, e del sociale, che assume forme diverse a

seconda delle diverse culture e degli ambienti sociali, che da un punto di vista diacronico, a

partire dalla modificazione degli stili di vita, dei valori e dell’accelerazione evolutiva.

La soggettivazione è vista come differenziazione e contrapposta al processo di separazione-

individuazione (secondo lui troppo definitivo) e l’esito sarà la formazione di un’identità sessuale.

Queste dinamiche prevedono l’intrecciarsi del conscio con l’inconscio, dell’individuale con

l’ambientale, determinando ogni volta soluzioni e processi specifici nei diversi individui.

L’adolescenza è una fase estremamente dinamica, caratterizzata da cambiamenti,

sperimentazioni e riorganizzazioni, diversificate a capacità e possibilità che ha l’adolescente di

modulare tra cambiamento e novità, tra continuità e discontinuità, il cui il compito sottostante è

riconducibile al costituirsi dell’identità definitiva, sessuale e sociale.

Il soggetto sperimenta un senso di labilità e incertezza dovuto al fatto che tutte le credenze,

riconducibili alle conquiste dell’infanzia, sono messe alla prova e a volte disconfermate. Il giovane

ha così bisogno di soluzioni alternative che siano contemporaneamente valide. 27

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

L’adolescenza si snoda attraverso il binomio dubbio-incertezza che riguarda in primo luogo l’Io

cosciente, ma anche permanenza-cambiamento che riguarda la scelta di trovare nuove soluzioni

e, al contempo, rimanere legati al proprio essere, evitando scelte che risultino incompatibili con il

proprio modo di pensare e agire. Tutti questi processi implicano vissuti di differente natura,

accumunati dal fatto di essere connotati negativamente: dolore, paura, ma anche noia e silenzio

sono le possibili strategie adottate che celano un processo conflittuale sottostante, così come un

parallelo processo di separazione dall’oggetto.

L’adolescenza avrà termine con al costituzione di un compromesso.

Per Cahn il problema dell’adolescenza è la modulazione tra cambiamento e novità, tra continuità

e discontinuità.

Cahn preferisce parlare di differenziazione, che in virtù dell’esigenza interna, consente

l’appropriazione di un corpo sessuato e nel migliore dei casi, l’uso delle capacità creative de

soggetto in un movimento di disimpiego, di desalinazione del potere e del piacere dell’altro e

Giustifica il rimaneggiamento e la messa in discussione delle precedenti modalità di

funzionamento, lasciando ampio spazio a nuove possibili soluzioni.

Queste dinamiche intrapsichiche sono coinvolte nelle differenti conquiste adolescenziali, tra le

quali emerge la costituzione dell’identità sessuale. È infatti indubbio che l’adolescenza sia

caratterizzata dal risveglio delle pulsioni e dall’accesso alla sessualità anch’essa influenzata da

una serie di fattori individuali ed ambientali.

L’esito di una differenziazione tra maschile e femminile è il risultato anche di condizionamenti

provenienti dalla società in cui non ci sono più confini prestabiliti tra ciò che è proprio

dell’universo maschile e ciò che è più consono per l’universo femminile.

Per quanto concerne l’inquadramento psicopatologico, Cahn si sofferma sulla specificità della

fase adolescenziale sottolineando come la patologia in adolescenza non sia da intendersi come

rottura ma piuttosto come ostacolo al cambiamento o come assenza di sviluppo.

La psicopatologia adolescenziale si traduce quindi nell’impossibilità di trovare un’alternativa

adeguata alle possibilità di cambiamento che si snodano su un piano di estremamente precario,

caratterizzato dalle incertezze conseguenti al processo di formazione dell’identità e della

sessualità e che attiva meccanismi di difesa nuovi che possono esitare in una psicopatologica

fase-specifica, e nelle forme più resistenti, evolvere nella psicopatologia adulta.

Nello spazio psichico dell’adolescente emerge la figura dell’estraneo “perturbante” concetto

cardine per definire i cambiamenti in adolescenza permeati dal senso di estraneità per tutto ciò

che è esterno e di conseguenza precario.

La relazione con se stesso e con il mondo circostante diviene vacillante, proprio per quella rottura

che il giovane deve attuare per poter giungere all’età adulta; non si tratta di leciti dubbi, ma

piuttosto di un sentimento di inquietudine, del panico che invade l’adolescente di fronte a vicende

che appaiono incomprensibili. Il sentimento di estraneità abbraccia l’intero universo

dell’adolescente, riguardando quindi per primo la propria persona, il mondo adulto, ma anche

tutte le conquiste della latenza che ora si trovano ad essere messe in discussione.

Il processo di soggettivazione si prolunga in una fase in cui pregresse psicopatologie andando a

sommarsi determinando possibili blocchi adolescenziali e quadri patologici molto diversi.

L’impossibilità della formazione di un compromesso potrebbe tradursi in un prolungamento di

questa ricerca oltre il periodo adolescenziale, protraendosi in età adulta con tutte le problematiche

annesse.

Nella conduzione di un programma terapeutico con l’adulto si corrono dei rischi notevoli, risolvibili

solamente attraverso un rimaneggiamento e quindi la risoluzione delle disfunzioni formatesi in un

tempo più remoto. Se ciò non fosse possibile, il rischio in cui si potrebbe incorrere sarebbe quello

di una terapia interminabile.

Cahn afferma che il trattamento dell’adolescente debba prevedere dei particolari accorgimenti:

scelta di un terapeuta dello stesso sesso per evitare un eccesso di eccitazione che rimarrebbe

• latente nel transfert

favorire lo sviluppo di un adeguato senso di affidabilità nei confronti del terapeuta che deve

• garantire la capacità di identificazione e distanziamento, di adeguato coinvolgimento e giusto

distacco controllando le tendenze di gratificazione narcisistica.

costruzione di un setting contenitivo in cui evitare scelte analitiche che possano far riemergere o

• amplificare vissuti abbandonici.

Idealmente, si dovrebbe poter lavorare alla costruzione di un luogo di scambio dove per

l’adolescente sia possibile poter prima parlare di se stesso e delle vicende che lo turbano e,

successivamente, di formare nuovi legami che siano in grado di fornire rinnovate prospettive. 28

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

A questo scopo risulta particolarmente adeguato l’utilizzo di oggetti culturali, che possono

favorire la costruzione di uno spazio comune, di un’area intermedia che faciliti l’emergere dei

conflitti dell’adolescente.

Tutto ciò richiede allo psicoterapeuta una rielaborazione personale nei riguardi della propria

adolescenza ma soprattutto la capacità di porsi ad una distanza adeguata dal suo interlocutore.

Il setting spesso diventa un problema poiché un setting troppo rigoroso viene vissuto come

costrittivo o pericoloso a causa dell’importanza conferita dal rapporto mentre un sntting troppo

permissivo rischia di sfilacciarsi.

Tommaso Senise

Figura di riferimento fondamentale per la comprensione e il trattamento ad orientamento

psicodinamico dell’adolescente.

Il suo contributo teorico e clinico si è rivolto alla sofferenza mentale del soggetto adolescente, ma

anche alle difficoltà relazionali tra adolescenti e adulti.

come paziente Psicoterapia breve di

Le sue opere più importanti sono L’adolescente (1989) e

individuazione (1990).

Il contributo di Senise non si limita alla sfera teorica ma trova un riscontro decisivo anche nella

pratica clinica, indicando la strada per l’avvio e la gestione del percorso terapeutico con

l’adolescente.

Psicoterapia breve di individuazione:

comprensione dei cambiamenti nelle rappresentazioni del Sè e dell’oggetto

• Ogni individuo porta con sé nel proprio mondo interno, le rappresentazioni di persone, di parti di

esse e di oggetti concreti significativi in ci è entrato il rapporto a partire dalla propria infanzia, o

al limite della sua esperienza intrauterina.

Queste rappresentazioni influenzano e sono influenzate dalle relazioni con gli oggetti esterni.

Gli oggetti interni subiscono continui aggiustamenti e cambiamenti, momentanei e duraturi che

determinano anche cambiamenti nella rappresentazione attuale che si ha degli oggetti esterni e

del vissuto relazionale che il soggetto ha con tali oggetti esterni.

focus su aspetti problematici connessi al processo di separazione e individuazione (vs conflitti

• sessuali)

Mondo interno come “palcoscenico surreale” nel quale gli oggetti sono in movimento e in

• interazione all’interno di dimensioni spaziali e temporali. Queste dimensioni spazio-temporali

sono a loro volta rappresentate e investite dall’Io dell’individuo che le evoca con echi emotivi e

sensoriali pertinenti ma comunque inevitabilmente deformati dalla propria soggettività.

Questo palcoscenico è governato dal Sé che comprende le rappresentazioni del nostro

presente, passato e futuro e gli fornisce un senso.

Per quanto riguarda l’adolescenza, Senise parte da una specifica definizione delle trasformazioni

che avvengono a questa età, per poi sottolineare le difficoltà che si insinuano nel rapporto tra

adolescente e adulto.

La sofferenza psichica è inquadrata a partire dall’analisi delle difficoltà rapporto adolescente-

adulto innescate dalla vulnerabilità e mutevolezza adolescenziale.

Se da un lato l’adolescente suscita reazioni estremamente diversificate nell’adulto, che vanno

dalla preoccupazione alla permissività, dalla tolleranza alla repressione, dall’altro lato il giovane

risponde con manifestazioni comportamentali imprevedibili, collocabili lungo un continuum che va

dalle tendenze conservatrici alla pura ribellione.

L’adolescente è diffidente nei confronti dell’adulto e rifiuta di essere compreso. Le difficoltà di

relazione sono spesso di natura comunicativa e questo è attribuibile al fatto che una buona

comunicazione richiede lo sviluppo da parte di entrambi gli attori della capacità identificatoria,

intesa come acquisita capacità di mettersi nei panni dell’altro.

Per accedere ad un’identità storica e consapevole, l’individuo è chiamato a definire i propri

oggetti interni e a sviluppare una capacità integrativa degli aspetti parziali a formare un’entità

globale che si traduca in una formazione solida della propria identità, in modo tale da poter

investire su oggetti esterni.

L’adolescente è più che alle prese con i conflitti sessuali è impegnato nella realizzazione dei

compiti di individuazione e separazione innescati da un’età che richiede nuovi investimenti su di

sé e oggettuali.

Per individuazione si intendono quei processi interni che consentono di rendere soggettiva

l’esperienza di costruzione dell’identità, intesa come risultato complessivo delle rappresentazioni

della persona. 29

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Il processo di separazione interessa invece la progressiva trasformazione dei legami affettivi

infantili in legami affettivi maturi, tipici dell’età adulta. Questo processo risulta particolarmente

complesso poiché caratterizzato da oscillazioni progressive e regressive e dall’insorgere di vissuti

luttuosi, evocati dalla perdita dei vecchi oggetti, che ostacolano il processo verso la formazione

della propria identità.

Con l’ingresso in adolescenza i rapporti con gli oggetti infantili sono soggetti a importanti

mutamenti. L’investimento dell’adolescente si modifica e il cambiamento comporta la perdita del

vecchio investimento (i genitori) e l’adattamento al nuovo investimento (se stesso).

L’Io dell’adolescente è quindi chiamato ad investire se stesso in proprio e non più attraverso

l’immagine dei genitori; per far ciò deve prendere le distanze dalle immagini infantili e nostalgiche

del proprio Sé per poter intraprendere il percorso verso la maturità.

I processi di individuazione possono essere inadeguati nella loro modalità investigativa e

costituirsi come una delle possibili fonti del disagio adolescenziale; inoltre sono resi ancora più

difficili dalla perdita di validità delle immagini di Sé rimandate dagli adulti.

Questo avviene poiché gli adulti di riferimento non comprendono l’adolescente e gli rimandano

effettivamente immagini falsate, sia perché perdono la loro attendibilità in quanti disinvestiti,

investiti in modo ambivalente o addirittura disprezzati dall’adolescente.

A partire da questa prospettiva, Senise afferma la necessità di indagare i processi di

individuazione dell’adolescente.

Il compito del clinico è quello di comprendere l’immagine dell’adolescente al fine di promuovere

nell’organizzazione psichica adolescenziale il migliore uso possibile dei processi di individuazione.

Il terapeuta può cosi essere utilizzato come strumento che sostiene un uso più conveniente ed

efficace dei processi di individuazione e consente di dare una risposta agli interrogativi fase

specifici dell’adolescenza.

Tutto ciò può avvenire solo una corretta identificazione empatica e globale da parte del terapeuta,

volta a promuovere nell’adolescente una contro-identificazione con il terapeuta in quello che viene

definito effetto specchio e che può far emergere nell’adolescente una consapevolezza più

puntuale, e più facilmente modificabile dei processi di individuazione in atto.

Il lavoro con l’adolescente è efficace solo se le identificazioni e le contro-identificazioni sono prive

di componenti proiettive e quindi è necessario evitare l’instaurarsi di una relazione di transfert.

Nel caso in cui si verifichi il terapeuta è chiamato a restituire la pulsione o l’emozione traslata

all’oggetto originario rimarcando la propria estraneità e differenziazione.

In sintesi il compito del clinico è quello di identificarsi con il soggetto in modo tale da fornire

un’adeguata interpretazione e restituzione dell’immagine del Sé all’adolescente e ai suoi genitori

che devono essere attivamente coinvolti nel processo terapeutico.

I genitori apportano un contributo significativo alla valutazione delle problematiche

dell’adolescente e alla comprensione della dimensione traumatica connessa al cambiamento nel

rapporto con il figlio.

Lo schema operativo ottimale della psicoterapia breve di individuazione è formato da 7 momenti:

richiesta telefonica

• colloquio con i genitori

• colloquio con l’adolescente

• eventuale somministrazione di test

• restituzione all’adolescente

• restituzione ai genitori

• colloquio con l’adolescente di informazione e commento dei colloqui con i genitori

Il compito del terapeuta è di riuscire ad identificarsi proprio con la difficoltà del paziente ad avere

un’identità stabile e ben definita.

L’interlocutore adulto non può capire del tutto l’adolescente, ma può accettare il fatto di non

capirlo e vivere tale situazione come naturalmente determinata dal particolare momento evolutivo

che il soggetto sta vivendo.

Facendo ciò, l’adulto permette all’adolescente di sentirsi riconosciuto nella sua non ancora

raggiunta identità, restituendogli cos’ un’identità che è proprio quella dell’adolescenza.

L’applicazione di questo modello operativo consente una restituzione all’adolescente e ai genitori

di un’immagine corrispondente a quella emersa dal lavoro clinico.

La restituzione deve permette di formulare ipotesi attendibili e comprensibili sia per quanto

concerne l’evoluzione spontanea sia per ciò che riguarda possibili interventi terapeutici.

L’esplicitazione e la chiarezza espositiva del contratto tra analista e adolescente gioca un ruolo di

fondamentale importanza nell’intervento terapeutico in cui il setting non deve essere rigidamente

30

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

definito sulla base di criteri preimpostati, ma deve essere libero di strutturarsi nel corso

dell’intervento sulla base delle identificazioni e delle contro identificazioni emergenti.

Il problema della relazione con la famiglia e con la scuola è ben presente nel lavoro di Senise che

ha intravisto il possibile diffondersi delle difficoltà narcisistiche adolescenziali, sottolineando come

spesso i genitori promuovano investimenti fondati sulla competenza in funzione del successo,

piuttosto che sulla competenza in sé.

Gli ideali che si vengono a formare sono di natura competitiva e in questo modo si possono

sviluppare sentimenti di mortificazione che oscillano tra un carattere vivificante e un carattere

competitivo e che se presenti in modo eccessivo possono esitare in una patologia narcisistica.

Vengono distinte diversi tipi di mortificazione:

mortificazione vivificante

• mortificazione mortifera passiva

• mortificazione mortifera attiva

• mortificazione competitiva

Il tipo di mortificazione è determinato sia da componenti strutturali del bambino , ma soprattutto

dai genitori e dall’investimento che il bambino elabora su di essi.

Il clinico deve superare la rappresentazione del genitore come elemento esterno alla terapia per

passare ad una visione nuova che veda la madre e il padre come protagonisti del percorso

evolutivo del figlio.

Diviene quindi essenziale per il terapeuta acquisire una straordinaria capacità emotiva che gli

permetta di mettere in atto un’identificazione multipla tale da consentirgli l’ascolto sia del discorso

del figlio che di quello dei genitori.

Arnaldo Novelletto

Insieme a Senise è l’artefice della nascita della tradizione italiana di psicoanalisi dell’adolescenza.

Fondatore di una cultura psichiatrica ad orientamento in Italia con una rilettura della tradizione

psicoanalitica.

L’adolescenza è una fase caratterizzata dalla precarietà delle istanze psichiche che vanno

incontro a profonde e continue trasformazioni sia di ordine progressivo che regressivo.

Novelletto concentra la sua attenzione sul sistema Io-Sé alle prese con altre due istanze Es e

Super-Io. Il suo interesse è rivolto a quei settori dell’apparato psichico che governano

l’adattamento alla realtà e che presiedono ai processi di auto-rappresentazione e autostima.

L’autore inquadra il Sé nella sua più ampia concezione del “sistema dell’Io”, il Sè rappresenta

quindi una delle aree funzionali dell’Io di cui fa parte ed è deputato al continuo aggiornamento

delle rappresentazioni che il soggetto ha di sé e del mondo circostante.

La conseguenza più rilevante di questa concezione dell’apparato psichico riguarda la relazione

con il paziente che è considerato componente attiva e co-costruttiva del trattamento: il paziente

non subisce l’intervento del terapeuta ma contribuisce attivamente all’analisi e al dispiegarsi del

processo terapeutico.

A partire da queste considerazioni, Novelletto effettua un’analisi dei processi di formazione del Sé,

congiuntamente ai possibili sblocchi patologici.

Per l’adolescente la segretezza giunge ad essere una funzione di cornice e di custodia del Sé,

parallelamente alle funzioni introspettive e di autosperimentazione.

Gl oggetti di cui l’adolescente si circonda hanno funzione transizionale tra la cultura

adolescenziale e quella adulta, il giovane sceglie spontaneamente e non tollera un’eventuale

imposizione o privazione di essi.

Nel processo di formazione del Sé si trovano in opposizione vecchie rappresentazioni di origine

infantile con nuove rappresentazioni create sulla base di identificazioni con oggetti nuovi e questo

spiega l’evolversi di due processi tipicamente adolescenziali:

rimaneggiamento ideale dell’Io: il vecchio ideale dell’Io risulta inadeguato per salvaguardare la

• stima del Sé ed è necessaria la sostituzione e trasformazione di nuovi ideali che regolino

l’equilibrio narcisistico.

utilizzo del gruppo dei pari: i coetanei favoriscono la separazione dai vecchi oggetti, alleviando il

• sentimento di colpa suscitato dal necessario processo di deidealizzazione e distacco dagli

oggetti infantili. L’ideale dell’Io ha una particolare importanza anche nella scelta dell’oggetto

d’amore in adolescenza e che dapprima è caratterizzata da una motivazione omosessuale,

attraverso uno stretto legame di amicizia e successivamente giunge a racchiudere una

motivazione eterosessuale. 31

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Il periodo adolescenziale è la fase in cui il carattere individuale perviene da una strutturazione: il

giovane deve sapere utilizzare tutto quel bagaglio psichico che si è andato finora creando in

modo da poterlo adattare all’ambiente circostante sulla base delle proprie specifiche necessità-

in questo modo la società attuerà quel processo di riconoscimento che sfocerà nella

partecipazione attiva alla scena sociale da parte dell’individuo.

Per quanto concerne la diagnosi e il trattamento, Novelletto si ispira al lavoro dei coniugi Laufer,

con particolare attenzione al concetto di breakdown.

Nel lavoro clinico è importante effettuare una valutazione dell’esistenza e della gravità di un

eventuale breakdown evolutivo, sulla base della quale adottare tecniche e strategie mirate. Parla

di diagnosi prolungata in riferimento all’impossibilità di disgiunzione fase diagnostica e

terapeutica e alla necessità di creare un setting adeguato alla raccolta di informazioni necessarie

per giungere alla costituzione di ipotesi diagnostiche, prognostiche e terapeutiche.

L’adozione di regole predeterminate e di passaggi e tempi predefiniti sarebbe limitante per

un’adeguata esplorazione del funzionamento e della vita psichica dell’adolescente flessibilità

Riepilogando, le idee principali che ho esposto in merito alla crisi adolescenziale sono le seguenti:

la crisi non va negata né sottovalutata, ma riconosciuta e accompagnata nelle sue difficoltà di

• svolgimento

Al concetto tradizionale di crisi, basato su manifestazioni sintomatiche, è utile sostituire il

• concetto di crisi adolescenziali come breakdown, cioè come un arresto di sviluppo

La valutazione della gravità della crisi si può fare solo nel corso di un rapporto protratto con il

• paziente

La diagnosi si fa sulla base di coordinate di valutazione psicodinamica e in funzione di uno

• sviluppo psicoterapeutico del rapporto

Il quadro clinico della crisi adolescenziale, anche quando i sintomi più vistosi siano comparsi di

• recente, è il risultato dell’elaborazione difensiva del breakdown verificatosi subito dopo la

pubertà, elaborazione che può richiedere molto tempo, prima di lasciar emergere i sottostanti

problemi

Il substrato dinamico della crisi riguarda sempre conflitti inerenti allo sviluppo sessuale, anche

• quando vi siamo (come nelle psicosi e sindromi borderline) deficit strutturali che risalgono a fasi

precoci dello sviluppo psichico.

Il passaggio dalla fase diagnostica a quella dichiaratamente terapeutica può avvenire raramente

• per contratto, e ancora meno al termine di un numero definito di sedute diagnostiche. Esso

richiede il rispetto dell’ambiguità transizionale di cui l’adolescente ha bisogno.

Le crisi adolescenziali che arrivano all’istituzione psichiatrica comportano quasi sempre

• l’indicazione di un trattamento psicoterapeutico (facendo salva la disponibilità del paziente). Il

maggior onere assistenziale che ne deriva sarà compensato dall’azione preventiva che così si

svolge

Le crisi patologiche non trattate comportano sempre un certo grado di deficit nello sviluppo, sia

• nella sfera della sessualità che nella vita di relazione.

Gustavo Pietropolli Charmet

L’adolescenza è un periodo di ridefinizione e risimbolizzazione del Sé in cui l’individuo è chiamato

a realizzare differenti compiti specifici:

processo di separazione e individuazione: l’adolescente è chiamato a rendersi

• progressivamente indipendente dalle figure reali del genitori e dalle loro rappresentazioni mentali

e idealizzate. Processo complesso poiché richiede di rinunciare ai vissuti di protezione e di

idealizzazione del proprio sé che la presenza onnipotente genitoriale dell’infanzia garantiva.

mentalizzazione del corpo: i cambiamenti innescati dalla pubertà per poi proseguire con le

• successive significative trasformazioni corporee richiedono di costruire mentalmente e di poter

pensare ad una nuova immagine di sé.

La difficile mentalizzazione del nuovo sé corporeo è un processo che non va comunque

esclusivamente interpretato sulla base delle nuove potenzialità erotiche, generative ma anche in

termini di trasformazione ed accettazione della propria idea di mortalità.

definizione e formazione di nuovi valori di riferimento e ideali: costruire e perfezionare i valori di

• riferimento che guidano le azioni individuali. A partire dalla necessità di definire i valori

dell’identità di genere maschile o femminile, l’adolescente è chiamato ad individuare un proprio

modello, un proprio senso etico, e a fare propri degli ideali strettamente personali. 32

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Questo percorso avviene attraverso l’incontro con altri soggetti portatori di modelli di riferimento

dai quali si assorbe del “nuovo materiale valoriale” che contribuisce alla costruzione dei valori di

riferimento che guideranno l’agore giornaliero dell’individuo adulto.

nascita come soggetto sociale: assumersi la responsabilità di un ruolo socialmente

• riconosciuto, sia tra i coetanei che nel contesto allargato, che consenta di progettare e di agire

in direzione della possibile realizzazione del proprio percorso futuro.

Nella realizzazione di questi compiti evolutivi il ragazzo o la ragazza attraversano intensi e

profondi processi di simbolizzazione e di sviluppo della capacità riflessiva che possono

consentirgli di elaborare il lutto per la separazione dagli oggetti primari e dal sé onnipotente

infantile, costruire un’immagine mentale del nuovo corpo, individuare i valori di genere ai quali

affidare la regia del percorso di crescita, integrare i linguaggi della multiforme popolazione dei sé

interiori in una sintesi socialmente presentabile.

In questa prospettiva la crisi adolescenziale rappresenta un ritardo, un blocco, uno scacco nella

realizzazione dei compiti evolutivi.

Sulla base di questi riferimenti teorici prende forma la metodologia di intervento e presa in carico

degli adolescenti attraverso quella che può essere definita psicoterapia evolutiva: una concezione

della psicoterapia in cui il cambiamento è concepito più come un’evoluzione che come cura e si

basa sui concetti di simbolizzazione, ruolo affettivo e crisi della cultura affettiva di fronte ai compiti

evolutivi fase specifici.

Il presupposto è che la consultazione avvenga in una situazione di scacco evolutivo e di crisi della

cultura affettiva dominante, la quale si dimostra inadatta a sostenere la sopravvivenza e lo

sviluppo del Sé e a promuovere investimenti oggettuali.

L’obiettivo dell’intervento è quello di sostenere un riadattamento nel rapporto attualmente

esistente tra i compiti di sviluppo e contesto di crescita, al fine di favorire lo sblocco dello scacco

e la ripresa evolutiva. Fondamentale è la risimbolizzazione, intesa come cambiamento della

rappresentazione del soggetto in relazione all’oggetto e in funzione del compito.

Il lavoro clinico con l’adolescente necessita di una forte capacità empatica e di rispecchiamento.

Pietropolli predilige un dispositivo psicoanalitico calibrato sulla specificità delle esigenze evolutive

dell’adolescente con meno interpretazioni di transfert e delle resistenze ed una maggiore

attenzione alle rappresentazioni, più empatia, identificazione, offerta di una relazione di

rispecchiamento.

Pur non negando l’importanza dell’inquadramento psicopatologico, sottolinea come tale lavoro

diagnostico non debba in alcun modo interferire con il processo di identificazione empatica con il

ragazzo o la ragazza. La profonda comprensione del dolore adolescenziale non permette

semplificazioni nosografiche. Il processo diagnostico si riassume nella capacità di individuare e

misurare quanto esteso e grave sia lo scacco evolutivo, inteso in termini di qualità delle

rappresentazioni del Sè circa le specifiche aree dello sviluppo.

L’adolescente in consultazione è mosso dalla speranza di incontrare un adulto competente,

capace di aiutarlo a uscire dal labirinto della crescita, dal blocco evolutivo, che sia in grado di

rifornirlo di speranza per i futuro. L’adulto competente che l’adolescente spera di incontrare è

capace di offrire une relazione che sia un’esperienza emotiva correttiva degli apprendimenti

realizzati fino a quel momento, che possa regalare una particolare qualità di ascolto caratterizzata

da una sorta di “tenerezza rispecchiante”

Lo psicoterapeuta è impegnato ad effettuare un bilancio evolutivo insieme all’adolescente: riuscire

ad esplorare le differenti rappresentazioni partendo dalla realtà intrapsichica del soggetto,

conferisce un’estrema importanza alla connotazione soggettiva della sofferenza dell’adolescente il

quale percepisce un’incongruenza tra quella che è la realtà e ciò che egli si aspetta internamente,

che vede nel gruppo di coetanei o che l’ambiente gli richiede.

L’obiettivo prioritario del lavoro psicoterapeutico risiede nella capacità di promuovere

nell’adolescente rappresentazioni più nitide di quanto gli stia accadendo, agevolando la ripresa

evolutiva ovvero stimolando ed accompagnando la creazione di una nuova identità. Il clinico deve

quindi sostenere il percorso di crescita così come i processi di simbolizzazione.

Nell’ultimo decennio, Pietropolli Charmet si è dedicato alle profonde trasformazioni avvenute nei

modelli educativi familiari e sociali, studiando a fondo le importanti ricadute di tali cambiamenti

sulla fase di sviluppo adolescenziale.

L’autore analizza le peculiarità proprie dell’adolescenza attuale, soffermandosi sulle significative

differenze tra la vecchia “famiglia etica” e la famiglia odierna i cui modelli educativi tendono ad

enfatizzare l’identificazione reciproca e la capacità di individuare e rispettare le esigenze ed il

dolore dell’atto, promuovendo quindi dei vincoli, piuttosto che stabilendo delle regole. 33

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Le esperienze infantili con i genitori che tendono ad adultizzare e parentificare il figlio, fanno sì che

vi sia una maggiore tendenza a guardare il proprio mondo interno, piuttosto che la realtà esterna.

Una delle principali conseguenze del nuovo modo di interpretare il ruolo materno e paterno è

quella di aver contribuito allo sviluppo di un cambiamento significativo nel modo di intendere la

crescita da parte dei figli.

Pietropolli Charmet sottolinea come gli adolescenti attuali abbiano sdoganato il narcisismo: sono

diffusamente convinti che il sé sia più importante dell’oggetto. Nati e cresciuti in una “famiglia

affettiva” gli adolescenti ritengono del tutto legittimo soddisfare i propri desideri, esprimere

pienamente la propria individualità.

Gli adulti sono risorse e garanti del perseguimento dell’obiettivo di realizzazione del Sè, che da

diritto naturale ad esprimersi e trovare le vie migliori per raggiungere il pieno sviluppo.

Gli adolescenti hanno quindi bisogno di un continuo riconoscimento del loro intrinseco valore,

della loro unicità: l’ambiente, adulti e coetanei, deve svolgere funzioni di rispecchiamento e

valorizzazione.

La dipendenza dello sguardo di ritorno dell’ambiente e dal riconoscimento del proprio intrinseco

valore rappresenta una debolezza per l’adolescente di oggi. Se “Narciso” non viene

adeguatamente riconosciuto e apprezzato, le ferite narcisistiche che sperimenta sono

dolorosissime: umiliazioni e mortificazioni intollerabili che producono molta sofferenza, rabbia e

voglia di vendicarsi. 34

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Adolescente

Lezione 8 (21 Marzo 2018)

Lo specifico della fase evolutiva:

la normalità in senso statistico porta a considerare come normali condotte che in altri momenti

• del ciclo di vita sono devianti o patologiche

Normalità e patologia lungo un continuum che considera la rigidità vs la fluidità delle condotte.

Lo specifico della fase evolutiva e del contesto storico:

nuove normalità e nuove emergenze della sofferenza:

• Sofferenza edipica: riattivazione delle trame pulsionali infantili, conflitto

• Sofferenza narcisistica: legata al processo di costruzione del Sè.

nuove normalità e nuove emergenze terapeutiche

• Subordinazione di tutte le fonti dell’eccitamento sessuale al primato delle zone genitali

• (superamento del conflitto edipico)

Sblocco nella realizzazione dei compiti evolutivi utili alla costruzione del vero Sé

Compito del clinico è saper differenziare da comportamenti non patologici dovuti al bisogno di

sperimentazione funzionale evolutivo da modelli invece patologici.

Decollo del codice femminile e maschile

L’adolescente è impegnato nell’attivazione di nuovi processi di simbolizzazione più evolutivi

rispetto a quelli dell’infanzia poiché attraverso la realizzazione dei compiti di sviluppo deve

giungere alla conquista del vero Sè.

L’adolescente è un animale simbolico fortemente impegnato a donare senso ai cambiamenti che

lo coinvolgono, a trasformare in pensieri e parole e un mondo ricco e caotico.

L’adolescente deve fare chiarezza su quanto sta avvenendo intorno a sé e dentro di sé, è

impegnato a costruire rappresentazioni più nitide di sé, dei propri valori ed ideali, del proprio

destino e della propria vocazione.

L’adolescente deve trasformare in un’immagine mentale dotata di senso i cambiamenti intervenuti

nel suo corpo, per costruire la base della sua identità di genere maschile o femminile.

Processo decisionale inconscio

Riguarda il conflitto che vive l’adolescente tra le istanze dei suo codici affettivi maschile o

femminile e gli ideali dell’Io ma anche le contrapposte modalità con cui i codici possono realizzare

i compiti di sviluppo in rapporto al contesto di crescita.

L’adolescente in crisi si aspetta non solo di essere aiutato a capire ma anche di essere sostenuto

a prendere decisioni.

Ad esempio, vi è il rischio di un’assolutizzazione del codice femminile o maschile nel rapporto con

il mondo e con gli altri a scapito della possibilità di condurre il processo decisionale all’insegna

della democrazia degli affetti, verso la costruzione di un sé stabile integrato e capace di fruire di

tutte le competenze disponibili.

Compiti evolutivi fase specifici:

Separazione-individuazione: l’adolescente è chiamato a rendersi progressivamente

• indipendente dalle figure reali dei genitori e dalle loro rappresentazioni mentali idealizzate. La

richiesta è di rinunciare ai vissuti di proiezione e di idealizzazione del proprio sé che la presenza

onnipotente dei genitori dell’infanzia garantiva.

Mentalizzazione del Sè corporeo: i cambiamenti innescati dalla pubertà a partire dal menarca

• femminile e dalla comparsa del liquido seminale maschile richiedono di poter pensare ad una

nuova immagine di sé. Da una condizione asessuata e onnipotente si passa alla costruzione di

un’identità maschile e femminile matura e potenzialmente generativa. Tale processo riguarda

anche l’accettazione della propria mortalità: il corpo è dotato di un limite temporale.

Definizione-formazione di valori: costruzione e perfezionamento dei valori di riferimento che

• guidano le azioni individuali. A partire dalla necessità di definire i valori dell’identità di genere

maschile o femminile, l’adolescente deve individuare un proprio senso etico e a far propri degli

ideali personali. Attraverso l’incontro con nuovi oggetti ed esperienze, dall’amica del cuore, al

gruppo mono ed etero sessuale e altri adulti di riferimento che si costituiscono come modelli di

identificazione. Attraverso la sintesi di tutti i modelli imitativi e identificatori, verrà definito il

proprio unico e specifico modello valoriale di riferimento.

Nascita sociale: l’assunzione di un ruolo socialmente riconosciuto tra i coetanei e nel contesto

• allargato consente di progettare e di agire in direzione del proprio percorso futuro. La scuola è

l’ambito privilegiato in cui questo ruolo si costituisce e si sperimenta, andando alla ricerca di

valorizzazione e di successo. 35

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

L’arresto del processo decisionale e di trasformazione del funzionamento mentale provoca un

dolore mentale che spesso è il motivo che spinge l’adolescente a tentare di sbloccare lo stallo

ricorrendo ad azioni rischiose, violente apparentemente insensate, nella speranza di recuperare il

movimento e lo slancio. Il dolore più violento riguarda la morte del progetto futuro.

Psicopatologia evolutiva dell’adolescenza

L’adolescenza è vista come una fase del ciclo di vita individuale che richiede riflessioni specifiche

sia per l’inquadramento diagnostico sia per il trattamento.

È un periodo di maturazione e trasformazione corporea, cognitiva e affettiva che richiede la

realizzazione di compiti evolutivi fase specifici: separazione-individuazione, mentalizzazione del sé

corporeo, definizione e formazione dei valori, nascita come soggetto sociale.

Questa fase è caratterizzata da vulnerabilità, sperimentazione, rischio e di uno stato limite.

Tutto questo comporta un quadro evolutivo che rende complesso e delicato il riconoscimento

delle situazioni di rischio e le psicopatologie.

La crisi adolescenziale non può essere considerata come il semplice proseguimento della

psicopatologia né come il semplice segnale di avvio della psicopatologia adulta.

Limiti e rischi correlati ad una diagnosi classificatoria sostenuta da un approccio descrittivo

categoriale: cosa è normale e cosa è patologico in adolescenza?

Difficoltà resa evidente dal fatto che la trattazione dei disturbi mentali in età evolutiva è stata a

lungo trascurata nell’ambito dei sistemi nosografici intenzionali (nel 1980, con il DSM III si assiste

all’inserimento della sezione dedicata ai “Disturbi solitamente diagnosticati per la prima volte

nell’infanzia, nella fanciullezza o nell’adolescenza”).

Manca comunque un’attenzione specifica alle caratteristiche della psicopatologia

dell’adolescenza.

Manca un criterio e un’attenzione evolutiva nella valutazione della psicopatologia adolescenziale: i

disturbi adolescenziali sono fortemente caratterizzati dalla necessità di realizzare i compiti

evolutivi fase specifici.

In adolescenza, il disturbo mentale viene tendenzialmente interpretare come una vicenda che ha a

che fare con il fallimento nella relazione dei compiti evolutivi piuttosto che in funzione delle

manifestazioni sintomatiche (anche se è importante poter studiare, approfondire e offrire un

servizio per la tipologia di pressione del disagio, es. tentato suicidio in adolescenza).

In una prospettiva di psicopatologia evolutiva dell’adolescenza è soprattutto importante

intercettare le ragioni inscritte nel percorso di crescita che spingono ad agire condotte

potenzialmente pericolose per lo sviluppo.

I comportamenti disfunzionali in adolescenza, quelli che danneggiano il soggetto possono essere

letti come disperati tentativi di trovare risposte ai problemi della crescita e paradossalmente come

tentativi di salvaguardare la vitalità e la preziosità di un Sé fragile e indebolito.

In una prospettiva di psicopatologia evolutiva dell’adolescenza i disturbi alimentari, i fenomeni

suicidali, i comportamenti trasgressivi e antisociali, il ritiro sociale e la “retromania” non vanno

valutati utilizzando una logica rigidamente patologica che potrebbe rivelarsi riduttiva e

promuovere dispositivi di presa in carico psicoterapeutici inadeguati.

In questa fase dello sviluppo è ancora più importante provare a dare senso al comportamento

individuale piuttosto che organizzare immediatamente risposte privative, di controllo, focalizzate

sulla riduzione o eliminazione del sintomo.

Individuale una serie di sintomi ed etichettarli non costituisce nel caso dell’adolescenza un

atteggiamento diagnostico produttivo … Più che individuare le condotte sintomatiche, il clinico

dovrà tentare di analizzare il funzionamento psichico del paziente e di ricollegarlo inoltre alle

interazioni familiari delle quali tale adolescente è partecipe.

Marcelli, Braconnier, 1983,1995,1999

Ostacoli e rischi di una diagnosi psichiatrica in adolescenza:

Fase mobile ed evolutiva difficile da far coincidere con un quadro nosografico definito e

• delimitato molto più in funzione della patologia mentale dell’adulto o del bambino

Rischio di far si che una condotta clamorosa, inquietante o molesta per l’ambiente diventi

• significativa del funzionamento mentale nel suo complesso: droga = tossicomania, furto =

delinquenza, avventura sessuale = perversione.

Rischio che la diagnosi formulata e le controtendenze che essa provoca tanto nell’adolescente

• quanto nel suo ambiente familiare e sociale funzionino da schermo e ancoraggio

Frequenti fluttuazioni dei livelli di funzionamento psichico dell’adolescente, in parte almeno

• legate al momento e alle circostanze particolari in cui interviene il colloquio. 36

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Lezione 9 (22 Marzo 2018)

Nativi digitali: uso o abuso della rete? (Dott. Zanella)

I nativi digitali, oltre a utilizzare la tecnologia fisiologicamente per relazionarsi con l’esterno,

possono incappare in un utilizzo che per modi e tempi risulta esagerato ed eccessivo agli occhi

degli adulti.

È interessante notare che, ad oggi, a richiedere aiuto non sono solo i genitori preoccupati per la

dipendenza dei figli ma spesso molti adolescenti chiedono aiuto per lo stesso problema.

I primi studi sulla dipendenza da internet risalgono al 1994 e ancora ad oggi non si è riusciti ad

arrivare ad un’effettiva definizione del problema o ad una manualizzazione.

FOMO: Fear of missing out paura di essere tagliati fuori, non visti e non pensati.

Per poter ragionare su questo tema, è innanzitutto necessario capire che posizione l’opinione

pubblica occupa riguardo a questo tema (tecno-ottimisti vs tecno-pessimisti).

Adolescente nativo digitale non è necessariamente dipendente da internet perché l’utilizzo di

internet potrebbe semplicemente essere una modalità di funzionamento caratteristica di queste

generazioni.

Dipendenza da internet: entità nosografica ancora incerta e dibattuta; non c’è un accordo tra

scienziati ed esperti su ciò che questo termine significa e comporta. Inoltre, fare una diagnosi di

dipendenza in adolescenza è qualcosa di complesso poiché la struttura di personalità e l’identità

non è ancora completamente formata.

La prima definizione risale al 1996 da parte di Griffiths che voleva essere una sorta di

provocazione nei confronti dei manuali nosografici diagnostici, infatti, riprende i classici criteri di

un disturbo da dipendenza da sostanze modificati per adattarli alla reta.

Interazione eccessiva con la rete, connotata da un rapporto di dipendenza e dominanza, al quale si

accompagnano modificazioni del tono dell’umore, fenomeni di tolleranza, astinenza, conflitto e

rischio di ricadute.

Questo ha scatenato un dibattito sull’esistenza o meno della dipendenza da internet.

Nel 1998, la dottoressa Young, una tra i massimi esponenti che si occupano del tema, propone

una definizione caratterizzata da almeno 5 dei seguenti sintomi.

1. Salienza: ti senti eccessivamente assorbito da Internet? (ad esempio, pensi al collegamento

precedente o pianifichi già la prossima sessione online’)

2. Effetto tolleranza: senti il bisogno di passare sempre più tempo collegato alla Rete per

ottenere la stessa soddisfazione?

3. Mancanza di controllo: hai ripetutamente tentato di controllare, ridurre o interrompere l’uso di

Internet, ma senza successo?

4. Effetto sull’umore: ti senti irrequieto, nervoso, depresso o irritabile quando tenti di ridurre o

interrompere l’uso di Internet?

5. Perdersi in rete: rimani online più a lungo di quanto originariamente intendessi?

6. Conseguenze sulla vita offline: hai rischiato di compromettere o perdere una relazione

significativa, il lavoro o un’opportunità formativa o di carriera a causa di Internet?

7. Nascondersi: hai mentito ai familiari, al terapeuta o ad altri per nascondere l’entità del tuo

coinvolgimento nella Rete?

8. Fuga dai problemi: usi Internet come mezzo per sfuggire dai problemi o per alleviare l’umore

disforico (per esempio sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione)?

Importante notare che questa definizione è stata fatta, inizialmente, sugli adulti e solo

successivamente adattata per gli adolescenti.

Per quanto riguarda i sintomi vengono distinte due fasi:

Fase tossicofilica: aumento progressivo dell’interesse per tutto ciò che offre il mondo

• dell’internet (si iniziano a perdere delle ore di sonno, si cerca di stare sempre di più su internet e

quando non si è diretto contatto con la rete si fantastica sulle proprie attività all’interno di essa).

Fase tossicomanica: i collegamenti diventano estremamente prolungati, al punto da

• compromettere la propria vita socio-affettiva, relazionale, di studio o professionale.

Da questa proposta, sembra che questo incremento dell’utilizzo di internet possa provocare una

perdita della propria vita sociale ed affettiva.

Tuttavia, visioni più attuali non sono completamente d’accordo con questa visione poiché in molti

casi, soprattutto per quanto riguarda gli adolescenti, permette la creazione di nuovi legami virtuali.

37

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Modelli più diffusi dell’internet addiction

Malattia dei novellini short addiction

o

Sensazione di essere più a rischio per chi usa internet per la prima volta; questa definizione

comprenderebbe quindi i ragazzini più giovani che rimangono abbagliati dalle opportunità che la

rete offre. Successivamente, si verifica la disillusione riguardo a questo mondo virtuale e si ha una

ritorno alla vita reale.

Modello cognitivo comportamentale

Young: Modello ACE (accessibilità, controllo, eccitazione) che sarebbero gli aspetti più attrattivi di

internet.

Davis: cause prossimali (aver trovato qualcosa che crea piacere in modo semplice e accessibile) e

cause distali (credenze patogene e rinforzi)

Modello neuropsicologico

Circuito dopaminergico (reward system): attivazione dell’amigdala

Modelli psicoanalitici

Reverie: fantasticheria, capacità di sognare ad occhi aperti; internet in questo senso è in grado di

concretizzare un sogno ad occhi aperti e crea immedesimazione.

Processo primario freudiano: internet è in grado di soddisfare in modo molto veloce i bisogni

pulsionali e questo è la causa primaria della dipendenza.

Importante distinguere gli utilizzi che si fanno dell’abuso di internet: c’è differenza tra utilizzare

internet a fini educativi (per studiare o informarsi) oppure utilizzare la rete per giocare o rimanere in

contatto con i pari.

Cyber Relational Addiction

• Chi diventa dipendente dalle relazioni su internet ha il costante bisogno di trovare un contatto

con persone incontrate online.

Queste relazioni vengono percepite come reali e autentiche, spesso molto più di quelle che gli

adolescenti vivono nella realtà di tutti i giorni. Questo è aumentato dal fatto che in rete non c’è

l’impaccio di un corpo scomodo che può creare una barriera all’instaurarsi di un contatto.

Vantaggi: le relazioni sono facilmente accessibili, sono rapide, sempre presenti ed è

estremamente facile poter controllare le proprie emozioni.

Information Overload

• Ricerca ossessiva di informazioni nuove che occupa il maggior tempo impiegato on-line;

raccolta, collezione e organizzazione ossessiva di materiale scaricato on-line.

Bombardamento di stimoli (finestre, pagine web, collegamenti, link, immagini, video, anche non

cercate).

Vantaggi: il mondo è tutto dentro il computer, è sempre disponibile e controllabile; si ha una

riduzione dei tempi d’attesa, difficoltà a sopportare noia, solitudine e isolamento.

Computer Addiction (Mud e giochi di ruolo)

• Muds (World of Warcraft): esplorazione fantastica e avventurosa in foreste meravigliose, valli

incantate, deserti, cittadine e mari virtuali; avatar raggruppati in “alleanze” e “orde” con missioni

da svolgere.

Vantaggi: superamento di obiettivi (alimenta autoefficacia); giocare insieme ad altri (senso di

appartenenza e vicinanza). Il mondo prosegue anche quando ci si scollega.

(Call

Sparatutto of duty): ambientato nella seconda guerra mondiale bisogna superare missioni

o obiettivi militari (in prima o terza persona).

Vantaggi: stimoli ed emozioni forti (bombardamenti, esplosioni, compagni virtuali feriti o morti);

attenzione, allerta ipervigilanza; grande capacità immersiva (grafica, 3D, colori, ricostruzioni

precise).

Simulatori di vita reale (Sim city o Second Life): possibilità di esplorare un’identità alternativa,

senza impegno alla coerenza.

Clash Royale: partite veloci, combina caratteristiche degli e-sports con giochi di cards (6 carte,

dinamica attacco e difesa), arene di livello progressivo, se perdi retrocedi; negozio per

acquistare bauli.

Cybersex Addiction

• Uso compulsivo di siti per adulti dedicati alla pornografia e al sesso virtuale:

- porno dipendenza (uso passivo): fruizione di immagini o video porno

- cybersesso (uso attivo): pratica sesso online con altri partner tramite chat, e-mail, webcam,

sexting

Vantaggi: anonimato, possibilità di molteplici identità, non mette a rischio la salute. Condivisione

e esaudimento di fantasie sessuali e parafilie senza giudizio, sensi di colpa e vergogna. 38

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Net Compulsion (Giochi d’azzardo e commercio on-line)

• Vantaggi: conto online meno controllabile; disponibilità 24 ore su 24 e tornei infiniti; accessibilità

da casa; meno controllo e anonimato, eccitazione della vincita, rincorsa delle vincite/perdite.

DSM 5

Internet Gaming Disorder

Persistent and recurrent use of the Internet to engage in games, often with other players, leading

to clinically significant impairment or distress as indicated by five (of more) of the following in 12

month period:

1. Preoccupation with Internet games (the individual thinks about previous gaming activity of

anticipates playing the next game; Internet gaming becomes the dominant activity in daily life)

2. Withdrawal symptoms when Internet gaming is taken away (these symptoms are typically

described as irritability, anxiety, or sadness, but there are no physical signs of

pharmacological withdrawal)

3. Tolerance: the need to spend increasing amounts of time engaged in Internet games

4. Unsuccessful attempts to control the participation in Internet games

5. Loss of interests in previous hobbies and entertainment as a result of, and with the exception

of, Internet games

6. Continued excessive uso of Internet games despite knowledge of psychosocial problems

7. Has deceived family members, therapists, or others regarding the amount of Internet gaming

8. Use of Internet games to escape o relieve a negative mood (e.g. feeling of helplessness, guilt,

anxiety)

9. Has jeopardised or lost a significant relationship, job or educational or career opportunity

because of participation in Internet games

Only non-gambling Internet games are included in this disorder. Use of Internet for required

activities in business or profession is non included; nor is the disorder intended to include other

recreational or social Internet use. Similarly, sexual Internet sites are excluded.

Specify current severity:

internet gaming disorder can be mild, moderate, or severe depending on the degree of

• disruption of normal activities.

ICD-11

Gaming disorder

Gaming disorders is characterised by a pattern of persistent or recurrent gaming behaviour (digital

gaming or video-gaming) which may be online or offline manifested by:

1. Impaired control over gaming (es. onset, frequency, intensity, duration, termination, context)

2. Increasing priority given to gaming to the extend that gaming takes precedence over other life

interests and daily activities

3. Continuation or escalation of gaming despite the occurrence of negative consequences.

The behaviour patter is of sufficient severity to result in significant impairment in personal, family,

social, educational, occupational or other important areas of functioning. The pattern of gaming

behaviour may be continuous or episodic and recurrent. The gaming behaviour and other features

are normally evident over a period of at least 12 months in order for a diagnosis to be assigned,

although the required duration may be shortened if all diagnostic requirements are met and

symptoms are severe.

Exclusions:

hazardous gaming

• Bipolar type I disorder

• Bipolar type II disorder

In adolescenza non esiste alcuna definizione se non un articolo di Ko e colleghi del 2005 dove si è

provato ad adattare dei sintomi.

a. Preoccupazione per attività svolte online, impulso incontrollato a connettersi, tolleranza, ritiro,

mancanza di controllo, tempo e impiego spesi online, compromissione decision-making

b. Mancato adempimento di obblighi scolastici e domestici, compromissione delle relazioni

sociali, violazione delle regole scolastiche o della legge

c. Esclusione di disturbo psicotico e bipolare

Almeno 6 sintomi del criterio A e presenza di criteri B e C. 39

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Tutta questa incertezza nosografica porta a un’elevata incertezza diagnostica e nella definizione

del disturbo soprattutto per quanto riguarda la sua estensione: prevalenza tra l1% e il 24%.

ASIA: Taiwan 15,8% (2013), Cina 6-11% (2014), Hong Kong 24% (2015), Corea del Sud 13%

• (2014)

USA: 5,3% (2013)

• EUROPA: 4,2% (2014), 13.8% (2015), 1,2% - 14,7% (2014); Finlandia 24,2% (2014, borderline +

• dipendenti), Germania 3,2% (2015), Svizzera 11,7% (2015)

Fattori di rischio:

genere maschile

• bassa età

• tempo di connessione

• alto sensation seeking (disinibizione e suscettibilità alla noia)

• bassa autostima

• timidezza

• stress elevato e coping di evitamento

• locus of control esterno

• attaccamento insicuro e dissociazione

• comorbidità molto elevate (circa 80-90%)

• depressione

• ansia (DOC e fobia sociale)

• ideazioni suicidarie

• alessitimia

• spettro esternalizzante (ADHD)

• disturbi di personalità borderline e schizotipico

Come fare diagnosi?

Tempo di connessione: parametro importante ma non sufficiente; in ogni ricerca rimane il miglior

predittore statistico di internet addiction.

Cut off:

- 39 ore settimanali per finalità non lavorative (Young, 1998)

- 20 ore settimanali (Chou, Hsiao, 2000)

- 3.89 ore giornaliere per dipendenti; 3.27 per borderline (Durkee, Kaess, Carli et al 2012)

Test:

molti strumenti con diversa sensibilità e specificità

• Diverso utilizzo in stati differenti

• Manca una distinzione tra strumenti per adulti e per adolescenti

I più diffusi sono Internet Addiction Test (IAT) o Chen Internet Addiction Test (CIAT).

Internet Addiction Test

Basato su criteri che definiscono le dipendenze nel DSM IV (astinenza, tolleranza, craving,

ossessività, assorbimento mentale nei confronti di internet, compromissione sociale e lavorativa).

20 item, riconducibili a tre fattori (scala Likert 5 punti): con un punteggio maggiore di 70 si

considera il soggetto dipendente.

Ritiro e problemi sociali: cercate di nascondere quanto tempo passate in rete? vi capita di

• preferire l’eccitazione offerta dal web dall’intimità con il partner?

Gestione del tempo-performance: avete già cercato di ridurre il tempo online inutilmente?

• Rendete meno nello studio per il tempo passato online?

Dissociazione dalla realtà: perdete ore di sonno per restare in rete fino a tardi? Vi capita di

• controllare le mail prima di fare altre cose importanti?

Ricerca

Gli adolescenti sono dipendenti dalla Rete? I giovani addicted sono effettivamente soggetti

problematici? Come stanno gli adolescenti a rischio dipendenza da Internet? Gli strumenti

diagnostici sono efficaci nel valutare le situazioni meritevoli di attenzione clinica e quelle di

rischio?

1757 studenti di istituti secondari di secondo grado di Milano e provincia, poi ridotti a 1483 (solo

italiani). Età compresa tra i 14 e i 21 anni (M=15.982, DS=1,404) prevalenza maschi (63%).

63,7% istituto tecnico professionale; 36,3% liceo. 40

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Strumenti utilizzati

domande socio-demografiche

• Domande sull’utilizzo di Internet

• Internet Addiction Test (IAT, Young, 1998)

• Youth Self Report (YRS, Achenbach, 1991)

• Test di Valutazione Multidimensionale dell’Autostima (TMA, Bracken, 1992)

Risultati

49,8%: normale

• 49,0%: a rischio IAD

• 1,2%: dipendenti

Utilizzo internet:

Social network

• Comunicazione

• Ricerca e informazioni

• Giochi online

• Acquisti

• Musica e filmati

• Materiale pornografico

Profilo Internet addicted

16 soggetti: 50% uomini e 50% donne, età media 15 anni.

50% liceo, 50% istituto tecnico-professionale.

Ore connessione giornata tipo: M = 6.571; DS = 3.468; giornata di vacanza: M = 9.566; DS= 7.734

Autostima sotto la normalità: autostima totale (M = 81.692; DS = 8.209), competenza di controllo

ambientale (M=80.230; DS=11.468) e successo scolastico (M=81.272; DS=10.050).

Profilo soggetto a rischio IAD

655 soggetti: 67,8% uomini e 32,2% donne

Età media 16 anni, 29% studenti liceo, 70.7% istituto tecnico-professionale

Ore connessione medie giornaliere: 3

Autostima nella norma in tutte le componenti

Conclusioni ricerca

Il problema non è pienamente internalizzante né ancora esternalizzante, maggiormente legato ad

aree di pensiero, di attenzione, sociali e a fragilità narcisistica.

Strumenti diagnostici: item poco attuali e difficoltà nella rilevazione delle situazioni di rischio.

Nuova normalità ottica evolutiva

Diagnosi IAD in adolescenza

Questionari attuali poco utili

• Parametro tempo: non sufficiente

• Colloquio clinico fondamentale

CBT Young (2007)

Formulazione del caso guidata: abitudini connessione, valutare se dipendenza da specifica

funzione di Internet, consapevolezza problema e conseguenze, anamnesi prossima e remota,

indagare fattori che provocano mantenimento dipendenza.

Segnali di abuso/dipendenza da internet in adolescenza:

stanchezza eccessiva

• Problemi scolastici

• Diminuzione interessi per hobby

• Isolamento dagli amici

• Disubbidienza e ribellione ai genitori

Valutazione clinica

Valutare il livello di compromissione non in funzione del tempo ma delle modalità di utilizzo:

relazioni on-line, giochi di ruolo senza contatto con altri, navigazione solitaria alla ricerca di

informazioni.

Ricognizione dei significati affettivi e simbolici sottostanti all’utilizzo della rete (difficoltà di

mentalizzazione del corpo, costruzione identitaria, assunzione di un ruolo sociale).

Compiti evolutivi in scacco: accompagnati da sentimenti di tristezza e rabbia, affrontati attraverso

moderne forme di intellettualizzazione. 41

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Esempio: ricerca di informazioni in rete, appartenenza a gruppi-movimenti (politico, ideologico,

nato intorno a personaggi dello spettacolo), partecipazione a giochi di ruolo (manageriali,

strategici o di guerra).

La letteratura opera un’importante distinzione:

Retomane per fuga: utilizza la rete per scappare ai vissuti di natura depressiva, per un bisogno

• di anestetizzare il dolore ritirati sociali

Retomane per azione: usa la rete come serbatoio di stimoli da cui trarre vantaggi relazionali,

• economici e sociali, inseguendo la necessità di successo sovraesposti sociali

I sovraesposti sociali sono adolescenti che mettono in scena la propria fragilità narcisistica in

modo diametralmente opposto rispetto ai ritiri sociali, non attraverso il ritiro dalle scene, bensì

attraverso degli “agiti virtuali”.

Condotte di sexting o cyberbullismo, in cui l’atto di deridere, minacciare, svergognare l’altro in

rete, senza quindi esporsi direttamente, ha lo scopo di estroflettere la propria fragilità agendola sui

coetanei.

Trattamento: non esistono trattamenti farmacologici validati scientificamente

approcci terapeuti mutuati dal trattamento delle altre dipendenze,

• bootcamp militari,

• diversamente dalle dipendenze da sostanze l’astinenza non è un prerequisito al trattamento,

• modelli CBT,

• modelli integrati con terapia familiare, mindfulness, gruppi terapeutici e psicoterapia individuale,

• ricoveri semi-reisdenziali o residenziali.

• 42

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Lezione 10 (26 Marzo 2018)

Approccio diagnostico e terapeutico

Molto spesso in un centro di psicoterapia rivolto ad adolescenti la maggior parte delle richieste di

aiuto arrivano da parte dei genitori.

La prima telefonata è molto importante, poiché imposta ed organizza il lavoro successivo.

Solitamente il primo incontro viene fatto con i genitori, successivamente si vede il ragazzo; in

questo caso può essere utile avere un contatto telefonico con il ragazzo prima dell’appuntamento

per valutare la sua reale motivazione ad affrontare un colloquio e per adultizzare il suo ruolo

andando incontro alle sue esigenze, come ad esempio scegliendo con lui l’appuntamento in base

alla sua agenda.

Il primo incontro è fondamentale perché permette di capire il motivo per cui l’adolescente viene

preso in carico; è importante non pensare di sapere già quale sia il problema perché spesso ciò

che raccontano i genitori è solo una loro rappresentazione del ragazzo che rispecchia il loro punto

di vista e può non corrispondere ai problemi che invece vive il giovane.

Il ruolo dei genitori della psicoterapia dell’adolescente è sempre stato controverso e molto

dibattuto; ad oggi, la psicoterapia ad orientamento psicodinamico vede con maggiore importanza

il ruolo dei genitori all’interno della psicoterapia e cerca di inserirli all’interno del percorso.

Un altro aspetto da tenere in mente è la differenza tra la consultazione e la psicoterapia e quale

senso ciò ha nella mente dell’adolescente. Il lavoro con l’adolescente è diverso rispetto a quello

con l’adulto; quest’ultimo ha, solitamente, un’inizio e una fine e le fasi del trattamento sono

distinte (inquadramento, indicazioni per il trattamento).

Nel caso degli adolescenti, essendo la personalità in continua formazione, potrebbe darsi che

determinati problemi, che sembravano risolti, possano ritornare in un successivo momento della

vita.

Una volta concluso il percorso vi è il momento della restituzione fatta prima con l’adolescente e

poi con i genitori. In questa fase è molto importante soddisfare la curiosità dell’adolescente e

tenere conto delle sue paure, dare senso ai colloqui effettuati, aiutarlo a dare senso ai suoi gesti, a

pensare i suoi pensieri, ad avere rappresentazioni più nitide di sé e di sé immerso nelle relazioni

significative con adulti e coetanei.

Se qualche anno fa gli adolescenti erano più indecisi su che cosa di ciò che veniva detto in

terapia si poteva comunicare ai genitori; ad oggi gli adolescenti cercano qualcuno che possa

mediare i propri problemi con i genitori e questo comporta che il materiale che viene portato nella

restituzione sia sempre più ampio.

Bilancio evolutivo

Tentativo di valutare quanto il ragazzo ha delle rappresentazioni chiare della propria fase specifica

di sviluppo; insieme si perlustrano queste rappresentazioni per valutare la sua vicenda

intrapsichica, che ha a che fare con il suo vissuto personale, unico e personale.

Bisogna prestare attenzione specifica alle problematiche dello sviluppo perché la sofferenza

adolescenziale è in relazione ad uno scacco evolutivo, ad un blocco, ritardo, diversità rispetto ad

aspettative interne, ambientali o percepite nei confronti di quanto accade intorno a lui, nel gruppo

dei coetanei.

Aiutare l’adolescente a capirci di più, ad avere rappresentazioni più nitide di sé, aiutarlo ad

intravedere frammenti del proprio futuro, della propria identità in costruzione, sostenerlo nel

progetto personale e nel mettersi in ascolto della propria vocazione, talento, aiutarlo ad

indovinarlo.

Individuare l’area specifica della crescita e delle trasformazioni in atto nelle quali le

rappresentazioni prevalenti provocano un arresto delle competenze necessarie alla progressione

della crescita, alla sopravvivenza, allo sviluppo di sé e dell’oggetto in relazione ad uno specifico

compito di sviluppo.

Sostenere un riadattamento nel rapporto esistente tra compiti evolutivi e contesto di crescita per

promuovere la ripresa evolutiva.

Consultazione separata di madri e padri

In questo quadro è molto importante il ruolo del padre e dalla madre; il modello a cui ci si ispira è

quello dei codici affettivi di Fornari secondo cui l’inconscio tende a disvelarsi: l’essere umano è

portato a scoprirsi e mostrarsi e a dare significato alla propria esistenza inconscio centrale di

simbolizzazione.

Il compito affettivo si definisce in funzione dei compiti evoluti correlati alle diverse fasi del ciclo di

vita individuale. 43

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Tutto questo porta a concettualizzare la genitorialità come ruolo affettivo; si guarda al sé materno

e al sé paterno come indipendenti dagli altri sé (es. sé figlia/o; sé personale, sé professionale …) e

che sono alle prese con le continue trasformazioni adolescenziali del figlio che comportano,

dunque, una trasformazione del loro ruolo affettivo.

Ascolto selettivo della cultura affettiva materna e paterna per comunicare fin da subito che l’ottica

di analisi è quella che riguarda la genitorialità in relazione alle problematiche del figlio.

Le risorse di ruolo vengono messe al servizio della risoluzione della grave crisi evolutiva del figlio

adolescente.

Il padre e la madre vengono aiutati ad avere rappresentazioni di ruolo più adeguate a sostenere la

realizzazione dei compiti evolutivi.

Analisi della simbolizzazione, del ruolo affettivo e della cultura affettiva di fronte ai compiti evolutivi

fase specifici.

Situazione di scacco evolutivo e crisi della cultura affettiva dominante

Promozione del cambiamento nell’adolescente ma anche nel suo contesto di crescita.

I genitori non vengono utilizzati solo per l’anamnesi della storia del ragazzo ma ci si focalizza su

come vengono vissute le problematiche dell’adolescente nelle rappresentazioni delle culture

affettive.

Il coinvolgimento dell’ambiente (particolarmente quello familiare) nei conflitti dell’adolescente …

mi sembra far parte dei problemi caratteristici di quest’età. Questa costante sollecitazione nei

confronti dell’ambiente …è voluta, ricercata dall’adolescente, come tentativo di mantenere una

relazione oggettuale minacciata e allo stesso tempo come mezzo per alleviare la pressione dei

conflitti e della tensione esterna che ne deriva, cedendo all’ambiente una parte delle funzioni

dell’apparato psichico

Jeammet, Psicopatologia dell’adolescenza 1992

Lezione 11 (28 Marzo 2018)

Cosa fare dei e con i genitori?

Molteplici dispositivi di consultazione; il setting è caratterizzato da una certa flessibilità, vista non

come libertà di azione ma come sperimentazione e applicazione di modelli d’intervento rigorosi e

ancorati a vertici teorici di riferimento.

Dispositivo di consultazione

Dopo aver ricevuto i genitori per un primo colloquio e aver spiegato in che cosa funziona la

terapia è importante che essi comunichino al ragazzo il motivo per cui hanno chiesto una

consultazione. Avere dalla propria parte i genitori aiuta molto più facilmente ad agganciare i

ragazzi, spesso, infatti, molti ragazzi non vengono a ricevimento poiché in primo luogo i genitori

hanno delle ambivalenze nei confronti di questo.

1. Colloqui diagnostici tre psicologi clinici:

Psicologo dell’adolescente: colloqui con l’adolescente eventualmente affiancati da test

• (somministrati da un altro psicologo esperto)

Psicologo della madre: colloqui con la madre (almeno 3)

• Psicologo del padre: colloqui con il padre (almeno 3)

Contenuti dei colloqui:

ricostruzione e ipotesi sui motivi della crisi

• rappresentazione del figlio e dei suoi compiti evolutivi

• mito affettivo come ostacolo o risorsa del percorso evolutivo

• definizione di un possibile progetto riabilitativo della funzione materna o paterna

2. Discussione del caso: procede parallelamente ai colloqui, analisi dei contenuti dei colloqui in

équipe allargata (con possibili ulteriori incontri di équipe ristretta). Lo psicoterapeuta è

portatore di vissuti, rappresentazioni e miti affettivi del ruolo con cui è entrato in contatto.

Consente di meglio calibrare il focus dei colloqui.

Analisi della cultura affettiva dei ruoli alle prese con cambiamento e crisi adolescenziale.

3. Restituzione: conclude la fase della consultazione, in presenza dei tre psicologi e dei genitori.

Comunicazione delle ragioni affettive della crisi evolutiva.

Favorire modificazioni nelle rappresentazioni di ruolo che attualmente determinano la crisi nel

percorso evolutivo dell’adolescente. 44

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Obiettivi della restituzione:

chiarire le motivazioni affettive profonde della crisi e comunicare il messaggio implicito nel

• gesto

riaprire canali comunicativi interrotti o mal funzionanti

• riabilitare la funzione materna e paterna

• riformulare il progetto educativo

• definire e concordare l’intervento psicoterapeutico

• riorganizzare della speranza nel futuro

La consultazione separata di madri e padri non consente l’osservazione della dinamica di coppia

ma accoglie, valorizza e dona senso in modo tempestivo alla motivazione del ruolo materno e

paterno. Questo fa sì che, nel caso di famiglie monoparentali, separate e allargate, il clinico sia

meno implicato nel conflitto di coppia.

Permette la raccolta di rappresentazioni ed informazioni articolate e puntuali e rende spesso

tollerabili anche i contenuti più spiacevoli.

Riduce i rischi dell’interruzione del lavoro clinico imposta dai genitori.

La pratica clinica con gli adolescenti e i giovani adulti si pone ad un crocevia tra la cura

psicoanalitica e i trattamenti psicoterapeutici da una parte, le consultazioni d’urgenza, l’intervento

sulla famiglia e il lavoro istituzionale dall’altra. Siamo perciò portati a spostarci dall’attenzione per

le situazioni di realtà esterna che li riguardano.

Jeammet, Psicopatologia dell’adolescenza, 1992

Ritiro sociale in adolescenza

Una delle aree di maggiore interesse delle discipline psicologiche, psicodinamiche ma che

interessa anche altre aree ed è spesso oggetto di interesse mass mediatico.

Fenomeno che nasce in Giappone ma si è diffuso anche in Europa, riguarda prevalentemente

maschi (corrispettivo dei disturbi alimentari nelle ragazze) ma sono in aumento anche le femmine.

In una società competitiva e piena di modelli super idealizzati questi disturbi si concettualizzano

come un modo per esprimere un distacco da questa società; contestazione che non viene fatta

apertamente ma al contrario si esprime con il ritiro e l’isolamento rispetto a una società che non

viene riconosciuta o approvata.

Negli ultimi anni si parla di una possibile diffusione epidemica, e si è pensato che abbia inizio nelle

scuole secondarie di primo grado ma spesso esordio può avvenire anche durante primo anno

delle scuole secondarie di secondo grado.

Durante il secondo/terzo anno della scuola secondaria di primo grado, un episodio scatenante

(molto spesso bullismo) comporta il crollo dell’ideale infantile di fronte alle trasformazioni del

corpo e allo sguardo di ritorno dei coetanei; questa sofferenza porta questi adolescenti ad un

abbandono scolastico e ad una volontaria auto-reclusione domestica.

I ritirati sociali individuano in internet l’unica possibilità di accesso al sapere (ricerca di

informazioni), di simbolizzazione (avatar, giochi di ruolo) e di relazione con gli altri (contatto

corporeo mediato) l’utilizzo di internet rappresenta un livello di gravità inferiore ad altri ritirati

sociali che non hanno contatti nemmeno con il modo virtuale e sono, quindi, completamente

disancorati dalla realtà.

Il viver virtuale consente di anestetizzare vissuti di tristezza e solitudine, tiene a distanza tollerabile

le relazioni con gli altri, le angosce e il senso di inadeguatezza che ne deriva.

Le relazioni senza diretto contatto corporeo consentono all’immaginario di prendere parola,

offrono un’opportunità all’ideale grandioso, sprezzante e vendicativo di esprimersi, ma comunque

nella mediazione con la realtà e le potenzialità dello strumento tecnologico.

Internet viene utilizzato come difesa/riparo, come mediatore tra realtà e onnipotenza narcisistica

nel disperato tentativo di salvaguardare la vitalità e la preziosità di un Sé fragile e scongiurare un

breakdown evolutivo.

Lezione 12 (4 Aprile 2018)

Clinica del ritirato sociale

Il mondo virtuale svolge una funzione simile a quella dell’amico/compagno immaginario o del

custode narcisistico: adoperati allo scopo di proteggere lo sviluppo di una rappresentazione di sé

accettabile, nei periodi di vulnerabilità collegati alle tensioni psichiche evolutive. 45

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Il custodi narcisistici soddisfano una necessità: rendere immuni dalla presa di contatto con dei

propri limiti o con una realtà troppo difficile da integrare nella mente.

La creatività dell’adolescente sollecita la creatività dello psicoterapeuta che è chiamato ad

utilizzare un linguaggio accettabile per l’adolescente, attraverso un’incursione nel suo bunker

psichico, favorendo la descrizione di quanto avviene nella vita virtuale, immergendosi

empaticamente e con curiosità nelle opzioni virtuali individuate dall’adolescente ritirato

socialmente, per comprenderne la crisi e lo stallo evolutivo, i dolorosi sentimenti sperimentati e le

creative soluzioni adottate.

Tramite gli ambienti virtuali che frequenta, la scelta di quello specifico argomento, videogioco e

avatar l’adolescente parla di sé, lo psicoterapeuta deve cercare di allearsi con questo sintomo per

comprendere e sostenere l’adolescente.

In questo senso anche il tema dell’internet addiction si valuta sulla base delle modalità di utilizzo e

non in base al tempo trascorso online.

Questi orientamenti guidano l’intervento clinico con l’adolescente rispetto a:

mondo virtuale narrato in seduta, condiviso attraverso lo smartphone, computer presente nello

• studio del terapeuta

contesto: madre, padre, scuola, altre figure, approccio integrato

Avatar: simbolizzazioni e funzioni evolutive del gioco virtuale

Nei casi di ritiro radicale pervasivo il gioco virtuale rappresenta l’unica area residua di vitalità ed

investimento: i ragazzi ritirati spesso iper-investono nel gioco virtuale ed è in questo mondo

virtuale che bisogna cercare di allearsi per poter aiutare il ragazzo.

Spesso questi ragazzi mostrano inibizione del pensiero e difficoltà a produrre rappresentazioni e

narrazioni di sé e questo rende molto difficile poter sostenere un colloquio.

L’uso del gioco virtuale può essere letto come un tentativo dell’adolescente di simbolizzare se

stesso e il mondo che lo circonda e può essere un valido strumento nella relazione clinica in

quanto rappresenta un canale per poter accedere al mondo interno dell’adolescente e alle sue

rappresentazioni più profonde.

Caso clinico 1

Paolo, 16 anni, vive recluso nella sua stanza da diversi anni, dopo vari tentativi di frequenza

scolastica falliti a causa di malattie che si sono susseguite nel corso del tempo.

Dalla scuola media il suo corpo ha iniziato a presentare diverse sofferenze: mal di testa, nausee,

mioclonie della gamba, febbri improvvise.

Il corpo è debole, fastidioso, malato e gli impedisce di dormire regolarmente, alzarsi la mattina,

prendere i mezzi pubblici e stare a scuola o in mezzo agli altri.

Il ritiro progressivo dalla scena scolastica si è accompagnato anche a un ritiro dall’ambiente

sociale; il grado di severità del suo ritiro è talmente elevato che non riesce nemmeno ad uscire di

casa tanto che i colloqui si svolgono a domicilio.

Paolo passa le giornate in casa, alternando momenti di studio disperatissimo che gli permettono

di tener allenata la propria mente a lunghissime sessioni di gioco virtuale soprattutto durante le

ore notturne.

Uno dei primi argomenti del colloquio verte sulla comprensione del gioco che lo tiene così

impegnato: in questo caso si tratta di un gioco che prevede la costruzione di squadre e crescenti

livelli di difficoltà con nomi molti evocativi: normale, incubo, abisso, inferno.

All’interno del gioco sono presenti diversi personaggi suddivisi in classi, ognuna con specifiche

caratteristiche corporee e di personalità (barbaro, monaco, crociato …).

Chiedere al ragazzo di descrivere un gioco crea un primo contatto e permette un dialogo iniziale,

inoltre è interessante la scelta del personaggio da parte del ragazzo.

Ho scelto il mago perché è il più forte di tutti grazie alla sua intelligenza. È debole fisicamente ma

compensa questo svantaggio con un potere magico immenso basato tutto su un grandissimo

potere della mente.

Nel personaggio vengono proiettati elementi relativi alla rappresentazione di Sè; vi è un iper-

investimento della mente a discapito di un corpo ricettacolo di aspetti negativi e deteriorati di sé.

In questo gioco vi è la possibilità di ricevere riconoscimenti e valorizzazioni nel mondo virtuale che

sono invece precluse nel mondo reale.

Nella sua rappresentazione di un corpo debole, malato e inadeguato, impegnarsi in questi giochi

virtuali permette di sperimentare un senso di efficacia, forza e potenza che servono per fondare la

propria identità di genere, soprattutto quella maschile. 46

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Caso clinico 2

Stefano ha 12 anni, è barricato dentro casa da qualche mese e non ha alcuna intenzione di

tornare a scuola perché “quando sono pronto per uscire qualcosa mi blocca e comunque a

scuola mi annoio”.

Il suo corpo comunica che si sta avviando lo sviluppo puberale, parla poco non racconta niente;

diventa più attivo e coinvolto solo quando si parla del gioco virtuale che lo tiene molto impegnato.

Rispetto a Paolo, non ha ancora scambiato il giorno con la notte e non si è ritirato completamente

dall’ambiente sociale; riesce ancora ad uscire di casa anche se solo accompagnato.

Il gioco è ambientato in uno stato flagellato da una sconosciuta e persistente infezione che ha

debellato la maggior parte della popolazione mondiale. I sopravvissuti sono pochi e devono

cercare di combattere per la vita in una terra desolata affrontando zombie ai quali vengono

sommate le minacce di fame, sete, malattia e la scarsità di armi e munizioni.

Si può giocare da soli o cercare di unirsi in squadre; Stefano sceglie inizialmente di giocare da

solo.

Le caratteristiche di questo gioco sono ricche di rappresentazioni simboliche

Mondo virtuale Mondo reale

Sopravvivere da soli in un mondo ostile e Il processo di separazione e individuazione

pericoloso attiva intensi sentimenti di solitudine e

abbandono, assenza di nutrimento affettivo e

identitario.

“Non ci si può fidare di nessuno, ognuno deve Difficoltà nel compito di nascita sociale nella

pensare a se stesso” costruzione di relazioni orizzontali.

Esordio del compito di mentalizzazione del

Uso della forza e dell’aggressività corpo che chiede di fare i conti con le nuove

dotazioni maschili.

“Ho pensato che è meglio se mi unisco a Piccoli movimenti sul fronte della

qualche altro giocatore” socializzazione

L’avatar si pone su un piano adolescenziale a forte marca virile: le dotazioni muscolari,

l’aggressività e l’esercizio della potenza possono essere simbolizzate e integrate in una nuova

immagine di sé.

Permette la sperimentazione di aspetti identitari dotati di valore nel mondo virtuale e mortificati in

quello reale.

Le sfide, le prove e gli ostacoli consentono di allenare virtualmente la nuova identità di genere

maschile.

Un altro aspetto importante di questi videogiochi è la spinta a interagire e alla costruzioni di

relazioni che rimandano alla costruzione di un gruppo mono-sessuale maschile che è basato su

un fare virtuale ma che mima in tutto e per tutto un gruppo mono-sessuale di adolescenti nel

mondo reale. Queste relazioni sono protette, poiché senza corpo, e mediate la possibilità di

sentirsi esposte a mortificazioni o vergogna è tenuta sotto controllo.

Dal ritirato sociale queste relazioni vengono percepite come molto significative e spesso

permettono il passaggio verso una socializzazione non più solo virtuale ma che ha contatti anche

nel mondo reale.

Caso clinico 3

Simone, 12 anni non va più a scuola; l’esordio si verifica in seconda media a partire da un vissuto

persecutorio nei confronti degli insegnanti dai quali si sente attaccato.

La scuola è percepita come un luogo noioso e poco interessante; non ha alcuna relazione

significativa con i coetanei e si sente isolato dal gruppo di compagni che durante le ore di lezione

ridono e scherzano mentre lui non ci riesce.

Ha una relazione simbiotica con la madre, depressa, molto attaccata ai figli quasi in maniera

dipendente; il padre è molto distante e spesso fuori di casa, che si relaziona con il figlio in

maniera paritetica e competitiva dal punto di vista fisico ma emotivamente è un padre distante e

in difficoltà a sintonizzarsi con gli aspetti mentali del figlio. 47

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Tavola 1 TAT: bambino alle prese con un violino

“Questo bambino ha scelto di fare in una scuola di musica questo strumento…

Che cos’è?

Un violino. Solo che dopo che ha scelto di fare il violino si è accorto di fare ridere e tornato a casa

è indeciso se suonarlo oppure no ed è lì che lo guarda e ci pensa. E poi dopo un po’ di tempo

decide che vuole riprovarci ma non riesce, ci prova sempre di più ma non riesce a suonare il

violino.

Come va a finire? Il bambino decide di non suonare più il violino.

Perché fa ridere? Non essendo capace faceva ridere tutti e si vergognava”

Titolo: Il bambino e il violino

La tavola rimanda simbolicamente alla relazione che il soggetto può intrattenere con i propri

strumenti di crescita. Nella storia raccontata l'aspetto significativo è il desiderio e il tentativo di

provare ad utilizzare questi strumenti e il ritiro in seguito a un fallimento per cui è stato deriso.

Tavola 2 TAT: una ragazza in primo piano con i libri in mano, sullo sfondo dei campi un uomo a

torso nudo, un cavallo e una signora appoggiata ad un albero che potrebbe sembrare incinta.

“I due sullo sfondo sono i genitori di questa qua che ora ha compiuto 18 anni vuole andarsene di

casa, sta per fare un viaggio per la prima volta senza genitori. Dopo essere partita incontra altre

persone anche loro in viaggio per la prima volta, creano un gruppo e viaggiano molto, vedendo

molti posti e facendo dei lavori, imparano molti cosi dei posti e delle culture dove sono andati.

Dopo molti anni che hanno viaggiato tutto il mondo, tornano a casa per trovare i genitori che

erano diventati vecchi, e anche loro diventano vecchi, ed è arrivata la loro ora di morire e poi

basta.

Come si sentono i genitori?

Un po’ tristi, perché si allontana da loro ma anche contenti perché se ne va via per imparare.

E come si sente lei?

Anche lei è un po’ contenta, perché vuole girare il mondo e conoscere tante persone.

Titolo: I quattro amici.

La tavola rappresenta simbolicamente il processo di separazione e individuazione, il ragazzo

descrive la tavola facendo partire la ragazza ma il processo può avvenire solo grazie a un gruppo

di amici; tuttavia, come racconta, il fatto della separazione rimanda alla morte dei genitori. Emerge

quindi un’ambivalenza riguardo alla separazione: da un lato da voglia di separazione ed

individuazione e dall’altro l’angoscia e la paura.

Tavola 13: uomo che sale una corda.

“Questa mi viene in mente uno che sta cercando di scappare dal carcere. Dopo essere riuscito a

scappare dal carcere viene subito fermato e riportato in prigione, poi basta. Riportato in prigione

viene lasciato lì per tutta la vita.

Titolo: L’evaso.

Anche questa tavola rimanda simbolicamente al processo di separazione-individuazione ma in

questo senso è rappresentata più una situazione di crescita impossibile, qualcosa che blocca ed

imprigiona il bambino nella situazione in cui si trova.

Tavola: bambino sull’uscio con dietro tutto buio.

“Questa mi fa venire in mente un bambino, anzi un fantasma, che è seduto nel posto in cui

abitava e sta aspettando che ritornino i suoi genitori. Lui è lì perché i suoi genitori sono partiti per

un viaggio, lui li ha aspettati ma nel frattempo è morto; anche i genitori sono morti ma lui sta lì ad

aspettare che tornino poi basta. Finale: lui rimarrà per sempre ad aspettarli ma loro non

torneranno mai, lui li ha aspettati senza mangiare ne bere e alla fine è morto.

Titolo: L’attesa.

La tavola rimanda al passaggio da dentro a fuori; al compito di separazione-individuazione ma

anche alla gestione della solitudine. In questo caso il bambino descrive una situazione di

solitudine in cui vi è mancanza di nutrimento affettivo e questo conduce alla morte sua e dei

genitori. 48

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Il passaggio interessante dentro queste tavole è che il tentativo di debutto sociale e

socializzazione porta ad una sequenza di vissuti difficili da tollerare e mentalizzare che rimanda ad

una situazione di solitudine e di mancanza di nutrimento.

Bilancio evolutivo

Il ritiro scolastico sembra rimandare a un blocco nel processo di separazione-individuazione: la

separazione non è affrontabile perché è simbolizzata come morte e assenza di nutrimento

affettivo.

Il mondo esterno è poco decifrabile e vissuto come ostile; tendenzialmente non vi sono molte

risorse esterne.

Il momento del debutto sociale è fallimentare e attiva intensi sentimenti di vergogna e di

inadeguatezza.

Lezione 13 (5 Aprile 2018)

In sintesi nella clinica del ritiro sociale è importante:

rispettare le difese: home visiting e relazione psicologica vs TSO

• Con alcuni ritirati sociali gravi è possibile richiedere il Trattamento Sanitario Obbligatorio,

tuttavia questo spesso si rivela poco efficace e in alcuni casi persino controproducente. In molti

casi la cosa migliore è organizzare un incontro a casa per andare incontro alla difficoltà

dell’adolescente e favorire l’aggancio alla terapia.

nuove forme di incontro virtuale: videogiochi e community vs Skype

• Al contrario di quello che si pensava qualche anno fa, fare sedute via Skype è qualcosa di molto

impegnativo e i ritirati sociali, nella maggior parte dei casi, non riescono ad affrontare un

colloquio di questo tipo. I giochi virtuali rappresentano uno spazio per contattare un

adolescente in un mondo che gli è familiare e in cui si sente a proprio agio.

gli amici virtuali sono reali: favorire l’incontro in carne e ossa tra i guerrieri della rete

• Gli amici reali dei ritirati sociali sono quelli dell’infanzia e massimo della preadolescenza; i veri

amici adolescenziali sono gli amici conosciuti in rete, coetanei con cui affrontano delle battaglie

e dai quali vengono sostenuti. É importante sostenere al massimo questa conoscenza sociale e

indirizzare la conoscenza verso un rapporto reale.

regressioni e progressioni virtuali: come va in internet?

• In molti casi repressioni o progressioni evolutive sono visibili prima in rete che nella vita reale.

I ritirati sociali più gravi non utilizzano internet; meno gravi sono quelli che sono online solo per

reperire informazioni; procedendo verso una minor compromissione troviamo ritirati sociali che

giocano a giochi di ruolo in solitaria e per ultimo, ragazzi che praticano giochi online (a

differenza delle ragazzi in cui le relazioni online si sviluppano principalmente sui social).

è il corpo che non consente di andare a scuola: gli esami diagnostici sono indispensabili.

• Spesso i ragazzi sono intenzionati ad andare a scuola e si comportano normalmente; tuttavia,

poco prima di uscire di casa il corpo reagisce con sintomi come mal di pancia, mal di testa ecc

che gli impediscono di uscire di casa. É importante non sottovalutare i sintomi e sottoporre i

ragazzi agli esami diagnostici, per avvicinare i ragazzi alle proprie paure, angosce e insicurezze.

Inoltre, questi sintomi rappresentano l’immagine che il ragazzo ha del proprio corpo e che

successivamente gli impedirà di entrare in relazione con gli altri e di uscire di casa.

Comprendere ciò che sta dietro ai sintomi può aiutare a trovare una spiegazione dando una

sorta di normalità al disagio fisico che i ragazzi sperimentano e può aiutare a mentalizzare il

proprio corpo.

l’istante in cui crollò tutto: cosa fare dell’episodio precipitante

• L’esordio del ritiro sociale è un episodio molto importante perché viene idealizzato e assume

sembianze persecutorie nella mente dell’adolescente.

Poter identificare l’episodio e riuscire ad affrontare il trauma che ne è conseguito può

determinare un miglioramento del disturbo.

Almeno chiamare il padre: è importante il coinvolgimento di entrambi i genitori e la

• comprensione del contesto allargato

Conseguire la maturità: quale scuola per chi non entra in classe

• I ritirati sociali, pur non andando a scuola, sono persone molto intelligenti che hanno voglia di

imparare. Aiutare questi ragazzi a raggiungere la maturità permette di consentirgli un futuro e

segna il raggiungimento di un obiettivo che, nell’ideale della società di oggi, determina la fine

dell’adolescenza. Capire qual è la risorsa scolastica e favorire il suo ruolo sociale è

fondamentale. 49

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Salire in metropolitana e i gradini all’ingresso della scuola: la sfida dei coetanei e

• l’accompagnamento adulto

In alcuni casi, con ritirati sociali non molto gravi si può pensare ad un accompagnamento verso

la scuola che può essere utile per sostenerli nel processo e perché permette di analizzare le

relazioni che provano in modo istantaneo.

Poche risorse da giocare bene e al momento giusto: la figura dell’educatore

• In alcuni servi sociali sono presenti le figure degli educatori che rappresentano una grande

risorsa soprattutto nelle fasi di sostegno e affiancamento; tuttavia, è importante inserire questa

figura all’interno di un progetto più ampio per attribuirle una maggior coerenza e un ruolo

clinicamente pensato.

Creatività e socializzazione: laboratori ad hoc

• Valutazione neuropsichiatria: ipotesi farmacologiche

• Crollare con la fine della scuola: il ritiro del giovane adulto

• Riorganizzare il futuro in modo compatibile con le aspettative dell’adolescente e del giovane

• adulto. 50

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Giovane adulto

Esiste una specificità clinica del giovane adulto?

L’età del giovane adulto ha sollecitato numerosi dibattiti e sostenuto la nascita di posizioni

teoriche rispetto alla possibilità di affermare la propria esistenza concettuale in modo chiaro e

differenziato, da un punto di vista sia sociologico che psicologico.

Negli ultimi decenni sono stati attributi svariati appellativi ai giovani che, usciti dal circuito della

scuola secondaria di secondo grado, permangono a lungo nella casa d’origine per continuare gli

studi o perché non riescono a trovare una posizione lavorativa stabile.

Se volessimo provare a caratterizzare il fenomeno, potremmo dire che l’essere giovani adulti, da

un punto di vista della categorizzazione psicologica e sociologica sembra aver rappresentato e

rappresentare tutt’ora un fattore di rischio rispetto alla possibilità di incontrare esitazioni o

fallimenti sociali, di testare imbrigliati nella rete dei legami familiari, con un palese stallo evolutivo

rispetto a una direzione individuativa più completa.

Le cause sono da imputare da un lato ad aspetti strutturali ovvero determinati dalle avverse

condizioni socioeconomiche della contemporaneità, che rendono più difficile raggiungere la

stabilità lavorativa e abitativa, sia aspetti legati alla qualità di vita che si è sviluppata all’interno

della famiglia, spesso molto accettabile e non animata dal conflitto e dalla mancanza di libertà o

di affetto.

Negli ultimi anni la ricerca sociale si è concentrata sull’obiettivo di rivisitare le rappresentazioni

sociali sui giovani, al fine di costruirne un’immagine più veritiera e corrispondente alla realtà

contemporanea, che tenesse conto non solo della condizione generale di dipendenza che i

giovani mantengono verso il nucleo d’origine, ma anche delle interconnessioni più ampie che si

accompagnano al fenomeno.

La ricerca sociale individua precise tappe che definiscono l’età del giovane adulto:

uscita dal circuito formativo

• inserimento nel mondo del lavoro

• indipendenza abitativa

• matrimonio o convivenza

• nascita di un figlio

La permanenza prolungata nella famiglia di origine rende difficile l’applicazione di questo schema

evolutivo.

Cavalli, Galland (1996) individuano tre tipologie di giovani adulti:

1. “modello mediterraneo”: lunga coabitazione con i genitori, prolungata dipendenza, posticipo

delle tappe evolutive (conclusione degli studi, inserimento lavorativo, reperimento di

un’abitazione)

2. “modello inglese”: distacco precoce dal nucleo originario, senza che questo implichi la scelta

di diventare genitori nel breve periodo

3. “modello francese e nordeuropeo”: lungo periodo di transizione tra l’uscita di casa e la

formazione di un nuovo nucleo famigliare.

I due autori descrivono il percorso di crescita verso l’età adulta come sempre più individualizzato

e soggettivo, lontano dall’identificazione con un modello determinato.

Accanto ad un ipotetico “modello di transazione standard” in cui le diverse fasi della vita si

susseguono secondo un ordine prestabilito e ordinato, si delineano sempre più situazioni

intermedie e socialmente poco definibili, in cui il ruolo adulto e quello adolescenziale sembrano

confondersi e convivere anche per molto tempo.

coppia

La assume conformazioni e caratteristiche innovative e peculiari come nel caso delle LAT,

Living Apart Together. Si tratta di un modello di coppia molto diffuso e che può estendersi anche

oltre i quarant’anni, e riguarda la relazione tra due individui che, pur non condividendo la stessa

abitazione, s definiscono partner e vengono ritenuti tali dal mondo esterno.

Molto spesso per i moderni giovani adulti i concetti di legame e di autonomia prendono quindi

forme del tutto paradossali; talvolta l’unica vera risorsa per rendersi indipendenti sembra essere

costituita dalle garanzie e dai sostentamenti offerti ancora una volta dai genitori stessi.

Possono così esisterne neocoppie “iperprotette”, “protette” e “scoperte” a seconda che possano

o meno contare su un consistente aiuto economico da parte della famiglia d’origine.

Se la definizione sociologica della fisiologia di questa fase di crescita appare discussa e

discutibile; anche la prospettiva psicologica fatica a individuare una specificità clinica legata al

trattamento e alla presa in carico del giovane adulto. 51

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Secondo Novelletto, sia la psicoanalisi sia la sociologia hanno mostrato contraddizioni e scarsità

d chiarezza nella trattazione di questa fase evolutiva.

La sociologia e la psicologia sociale e della famiglia d’origine pongono all’origine del fenomeno

del giovane adulto le condizioni socioeconomiche e le specifiche dinamiche dell’attuale sistema

familiare, mentre la psicologia clinica di ispirazione psicoanalitica si è spesso caratterizzata per

un’interpretazione sganciata dal contesto socioculturale. Questa situazione è spiegata con il fatto

che la costruzione del termine giovane adulto porta con sé un valore spesso dispregiativo, volto a

sottolineare una mancanza rispetto al concetto di maturità ideale.

Una prima linea teorica ha cercato di affrontare il tema basandosi sulle competenze acquisite

nello studio dell’adolescenza, utilizzando modelli interpretativi che si rifanno all’idea

dell’adolescenza prolungata. Questa posizione tende a connotare in negativo questo periodo

della vita come se fosse l’esito di una mancata risoluzione dei temi adolescenziali.

Canestrari

Per il giovane adulto eviterebbe di elaborare il lutto conseguente all’abbandono

dell’adolescenza e negherebbe ogni conflittualità, protraendo in modo conformistico la propria

permanenza in famiglia. Un altro intoppo potrebbe riguardare un investimento narcisistico

disarmonico sul Sé con il conseguente evitamento di scelte definitive che mutilerebbero

l’onnipotenza progettuale.

La figura del giovane adulto appare comunque ben diversa da quella dell’adolescente; quando si

parla di giovane adulto non ci si riferisce ad adolescenti che fronteggiano con difficoltà spinte

puberali o fasi pià o meno contraddittorie di controdipendenza. La ricerca di un’identità sociale

avviene con strumenti ben diversi, il tema della sessualità, dell’altro e del gruppo dei pari, delle

identificazioni e delle contro-identificazioni con i genitori reali e interni parlano con un linguaggio

diverso.

Questa fase di crescita di fatto appare come crocevia dove il tema sociale e quello relativo al

soggetto emergono in modo nitido. Nel lavoro clinico non si può che riconoscere l’assenza di

condizioni esterne capaci di favorire il passaggio di crescita, e non si può fare a meno di chiedersi

come mediare tra ricognizione delle trame passate e l’inconsistenza dell’attualità.

È necessario trovare una strada che ci aiuti a identificare le differenze più che le somiglianze, a

donare al periodo di vita in esame una dignità più ampia.

C’è convergenza sul ritenere che la fine dell’adolescenza costituisca un periodo decisivo per la

crescita perché si organizza l’accesso a decisioni e impegni fondamentali per il futuro.

Il blocco in questa fase provoca quote molto alte di sofferenza.

Il romanzo del giovane adulto

Sull’utilità e necessità di pensare in termini di giovani adulti, la riflessione teorica e clinica

psicologica arriva in ordine alquanto sparso.

La sociologia contemporanea descrive la situazione in modo abbastanza concorde anche se con

modellazioni che si rinnovano frequentemente. Si tratta, innanzitutto, di un fenomeno

prevalentemente occidentale, con alcune caratteristiche specifiche legate ai contesti al genere; la

convivenza con i genitori è prolungata ovunque così come la generatività è rimandata.

L’identità lavorativa viene acquisita più tardi e in modo meno definito e in generale appare

ritardata la comparsa di una nuova generazione, con un vuoto significativi e sconosciuto in

passato.

Tutto ciò sembra costituire una specie di sfondo partendo dal quale è possibile proporre qualche

considerazione generale su una questione che rimanda a una situazione di stallo generazionale

dove è grandemente presente un aspetto culturale.

Mentre nei primi anni dell’adolescenza prevale la natura, con il procedere verso la maturità la

natura cede il posto alla cultura, e il giovane adulto si avvia a diventare soggetto del proprio

romanzo e protagonista del proprio viaggio.

Di fatto, non per forza compaiono opposizioni edipiche conclamate, la ricerca di un oggetto

diverso da sé appare quantomeno avviata, l’identità spesso coesa, legami extrafamiliari acquisiti,

regolazioni autonome affettive sono presenti, i legami con i pari sono ormai altri rispetto alle

identificazioni adolescenziali … Ciò che sembra mancare è un completamento di separazione e di

identità forse sopratutto nei suoi risvolti sociali e collettivi ed è forse banale enfatizzare il fatto che

questo completamente possiede anche aspetti contestuali, socioculturali.

In passato questa separazione avveniva in modo apparentemente visibile e meglio delineato

attraverso i riti di passaggio; il passaggio da un luogo all’altro era tradizionalmente segnato da

cerimonie, riti specifici e formalizzati. 52

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Il passaggio all’età adulta è percepito da tutte le culture, uno dei momenti decisivi per gli individui

e per la collettività. Il rimando è sempre ad una sensazione che sia necessario che accada

qualcosa, che sia sancito un transito, un oltrepassare. Vi è un margine poiché durante le prove il

soggetto viene escluso dall’ordine sociale, privato di un’identità riconosciuta.

Una diversa sorte accade a chi resta prigioniero in un margine, sospeso tra un luogo e l’altro,

senza un’identità collettivamente riconosciuta. In questo senso è decisivo il ruolo della società nel

passaggio simbolico.

In generale è quasi sempre una comunità di adulti dello stesso genere del candidato ad assumere

il ruolo decisivo nel rito. A seconda delle diverse strutture sociali coinvolte e dei compiti che

l’adulto deve andare a ricoprire, la “frattura” tra fanciullezza ed età adulta verrà a essere

considerata più o meno normativa-

Per Mircea Eliade, l’iniziazione traccia il confine tra due mondi antropologici: dov’è presente si

parla di universo premoderno mentre dove è assente apre invece al moderno.

Al moderno stesso appartiene un diverso modo di leggere la mobilità sociale ed i passaggi.

Secondo l’autore, nelle “comunità stabili” l’essere giovani si realizza solo nella differenziazione

biologica.

Nel moderno, non vi è più quindi un nitido passaggio che segna l’inizio di una nuova fase di vita; il

giovane sembra comparire sulla scena sociale e psicologica tardi, in coincidenza anche di

mutamenti sociali, dando a questa età una diversa e articolata dimensione.

L’adolescenza si è posta come primo grande tema rispetto al mutamento dello scenario evolutivo,

e la nascita dell’adolescenza appare una prima testimonianza di temi introdotti.

Anche se il tentativo di delimitare e connotare le diverse fasi del nostro scorrere è antico, per molti

autori prima della fine dell’Ottocento non vi era una vera e propria attenzione posta

all’adolescenza.

Il dibattito è ampio e vede, da un lato, posizioni di Aries che sosteneva che l’adolescenza nasce

con il Novecento e dall’altro altri autori che sottolineano l’esistenza, già nel Medioevo, di usanze e

linguaggi legati a questa fase.

Con l’inizio del Novecento divengono numerosi i rischiami alle difficoltà degli adolescenti, dado un

vero e proprio status psicologico e sociale a una categoria precisa, che va dalla pubertà

all’acquisizione del ruolo adulto, databile prima dei vent’anni e legata anche alla diffusione delle

scuole “secondarie”.

Emerge una moratoria finalizzata ad aumentare lo spazio dedicato all’acquisizione delle capacità

necessarie per ricoprire il ruolo di adulti.

Nasce un paradigma essenziale per la cultura moderna: la maturità non consiste più nell’acquisire

certe qualità ma piuttosto nel perderle. Entrare a far parte della comunità degli adulti implica il

rinunciare agli ideali per scendere a patti con la realtà e le richieste della società.

Gli “eroi” non crescono mai, realmente o simbolicamente; gli adulti danno la sensazione che

restare eternamente giovani e non del tutto definiti sia la meta auspicabile.

Crisi evolutiva e cambiamento

Gli autori di ispirazione psicoanalitica che si sono espressi nei confronti dell’età del giovane adulto

hanno proposto teorizzazioni che definiscono in modo chiaro e sistematico degli obiettivi di

maturazione fase-specifici. Questa fase viene in generalmente caratterizzata dalla realizzazione

sociale, lavorativa e sentimentale del soggetto, rese possibili grazie ad un assestamento

identitario generale.

Blos (1962):

condizione preliminare alla maturazione psicologica

• Si colloca dopo la tarda adolescenza e prima dell’età adulta vera e propria

• I processi integrativi sul piano identitario consentono la realizzazione della scelta professionale e

• la stabilizzazione della coppia

Tarda adolescenza: fase di declino dell’adolescenza e periodo di consolidamento, selezione delle

scelte e progettualità.

Seconda individuazione: il soggetto deve abbandonare le arti intrise di fanciullezza e di immagini

genitoriali per lasciare il posto a identificazioni variegate.

Rielaborazione delle immagini genitoriali; stabilizzazione di un’identità coerente e costruzione di

relazioni oggettuali eterosessuali.

Le difficoltà di crescita possono esprimersi con difese contro-fobiche o di ritiro e un

prolungamento nel mondo adolescenziale.

Post-adolescenza: capacità di agire e l’accesso alla maternità e alla paternità contraddistinguono

la fine dell’adolescenza dove prevale la sperimentazione. 53

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Pacificazione con le imago parentali; scelte e percorsi individuativi.

Il percorso ha come esito:

adolescenza protratta: prolungamento fisiologico legato a fattori di contesto sociale

• adolescenza prolungata: blocco del processo di sviluppo dove l’identità rimane incompleta, le

• scelte sono sospese, le relazioni non sono definitive e prevalgono difese di svalutazione e

razionalizzazione che impediscono l’assunzione di responsabilità

Jammet (2008): acquisizione della capacità di fronteggiare la nostalgia regressiva per l’infanzia,

l’angoscia di separazione, la possibilità di non rispondere alle richieste dell’ideale dell’Io.

Il contesto sociale influisce sul prolungamento dell’adolescenza; i rischi patologici sono legati alla

perdita dei confini.

Gutton (2000): la “fase di passaggio” non esiste, è solo la manifestazione patologica del mancato

superamento dell’adolescenza. È la conseguenza di insuccessi famigliari o patologie sottostanti.

È un modello che non tiene conto dei mutamenti nel contesto sociale e legge il fenomeno

focalizzando l’attenzione esclusivamente sulla soggettività.

Guillamin (2000): fase evolutiva che spinge verso la conclusione della transizione in un contesto

che però non favorisce tale conclusione. È deputata a ultimare l’elaborazione della separazione

con un lutto necessario. È quindi un fenomeno comune, dettato dalle caratteristiche della società

odierna, non necessariamente patologico, che espone a derive patologiche legate allo stallo.

Erikson (1968): sono tre gli stati di interesse:

identità-confusione di ruoli

V stadio (12-20 anni): definito da dove il compito è stabilire

• un’identità coerente. intimità e isolamento

VI stadio (20-25 anni): ruota intorno al conflitto tra ponendo al centro la

• condivisione amorosa e il timore dei perdere la propria identità. Ha come esito sul piano interno

l’acquisizione di un senso di continuità interiore e di identità sociale mentre sul versante esterno,

la conciliazione del proprio concetto di sé con il riconoscimento da parte della società.

generatività-stagnazione;

VII stadio (26-60 anni): si articola sulle dimensioni è l’età adulta in cui

• generatività e creatività investono il mondo sociale e culturale.

La costruzione di rapporti interpersonali eterosessuali di carattere intimo e l’impegno in una

relazione che comprende sacrifici e compromessi sarebbero quindi gli aspetti determinanti in

questa fase di crescita.

Fornari (1975): comparsa della “genitorialità” ovvero il raggiungimento di una posizione di

crescita stabile; dalla pulsione di appropriazione si passa alla pulsione di scambio. La libido

oggettuale è orientata alla solidarietà, alla reciprocità e alla progettualità all’interno della coppia.

Cahn (1998): progetto di soggettivazione e costruzione di una nuova rappresentazione del Sé;

rinuncia agli oggetti edipici e alla bisessualità.

Petropolli Charmet (2007):

costruzione di una coppia eterosessuale matura e stabile, con un’apertura verso il progetto

• generativo.

acquisizione della capacità di amare e trasformazione del legame da narcisistico a oggettuale.

• capacità di identificazione e responsabilizzazione nei confronti del destino dell’oggetto.

L’insuccesso nell’acquisizione di tali competenze esprimerebbe il debito del soggetto nei

confronti delle problematiche adolescenziali e infantili.

Giacobbi (2009): la nascita sociale in questa fase andrebbe verso la necessità di definire un

proprio profilo e una propria missione nella società. Integrando il pensiero analitico tradizionale

con una visione evolutiva dell’organizzazione mentale e della crisi del soggetto, l’autore indica

quattro compiti evolutivi specifici del giovane adulto:

1. Mentalizzazione della generatività genitale

rinuncia alla bisessualità onnipotente

• complementarietà

• non cerca solo rispecchiamento ma una relazione genitale potenzialmente generatrice

2. Separazione dai genitori reali attraverso identificazioni e contro-identificazioni con essi e

l’abbandono della casa di origine

3. Soggettivazione: dall’orizzonte narcisistico alla cooperazione nel processo generativo

4. Generatività sociale: inserimento nel mondo del lavoro che permette al giovane adulto di avere

accesso alla dimensione della socializzazione di “terzo livello”.

La linea di sviluppo proposta risulta concorde nel definire gli snodi di crescita fondamentali per

raggiungere la maturità.

Tuttavia, quando ci si trova ad analizzare le condizioni psicologiche e sociologiche di chi non ha

realizzato tali compiti di sviluppo, senza tuttavia manifestare un disturbo o un’area di sofferenza 54

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

clinica, ma anzi è riuscito a trovare un equilibrio e un sufficiente livello di autonomia viene da

interrogarsi sulla possibilità di definire l’impatto che tali modelli possono avere ancora oggi nel

descrivere ciò che gli individui riescono a realizzare nel contesto attuale.

I modelli di lettura devono tenere in considerazione sia le complesse e precarie condizioni socio-

economiche e culturali del nostro tempo sia le caratteristiche affettive della famiglia

contemporanea.

Se si considerano le complesse, articolate e precarie condizioni socioeconomiche e culturali del

nostro tempo e le caratteristiche affettive che caratterizzano la famiglia contemporanea, vediamo

innanzitutto come sia diventato sempre più difficile conquistare l’autonomia dalla propria famiglia

di origine, sia sul piano concreto che in termini affettivi.

Si avverte la necessità di definire un nuovo quadro di normalità poiché la parte identitaria del

giovane adulto è ancora aperta e indeterminata e poiché rimangono aperte molte questioni

affettive e aree di sviluppo.

Questo percorso può essere tormentato da disagi e quote di dolore variabile, che potranno anche

non accompagnarsi allo sviluppo tradizionale.

Lezione 14 (9 Aprile 2018)

La sofferenza del giovane adulto:

Ciò che accade oggi comunemente e più di frequente ai giovani adulti che intraprendono

relazioni, che sviluppano affetti, che entrano a far parte del mercato del lavoro, che si confrontano

con i costumi sociali e i valori del nostro tempo è il primo oggetto di interesse e di riflessione per

rispondere alla specificità che caratterizza il moderno paziente giovane adulto.

In primo piano ci sono le funzioni adattiva e integrativa dell’Io, che devono trovare una definizione

il più coerente e stabile nel tempo, come prima novità rispetto all’adolescenza. Tuttavia, se in

adolescenza la confusione e l’incertezza potevano essere tollerabili, senza quasi costruire

argomento di disagio, argomento di disagio, oggi sicuramente con l’arrivo del tempo della

“giovane adultità” il permanere in questa posizione, tra l’altro sembra sempre più frequente, uno

dei principali motivi di disturbo e di sofferenza che spingono a chiedere l’intervento psicologico.

In letteratura le problematiche del giovane adulto vengono molto spesso collegate ad una

condizione di immaturità che si configura come un prolungamento della fase evolutiva precedente

l’adolescenza.

Ladame ritiene che l’ingresso nell’adultità dipenda dal livello di identità che il soggetto è riuscito a

raggiungere, per cui i fattori d’ostacolo alla costruzione identitaria ritarderanno anche l’ingresso

nell’età adulta.

Tra gli aspetti incriminanti indica l’indeterminatezza dell’esame di realtà proprio della società

narcisistica che comporterebbe la difficoltà di riconoscere le differenze naturali indotte dal tempo

e dai sessi.

Come sottolineato anche da Eugenia Pelanda, il giovane adulto ha bisogni, caratteristiche e aree

di progettualità che tutto nuovi e differenti rispetto all’adolescente, pertanto si configura come

soggetto che a pieno diritto appartiene a una specifica fase evolutiva, che prevede obiettivi e

livelli di sofferenza del tutto peculiari, anche quando sembra fissarsi su condotte e stati interni che

all’apparenza ricalcano delle modalità tipicamente adolescenziali.

Il concetto di fragilità narcisistica resta in primo piano per definire e inquadrare questa specifica

fase di crescita.

Il giovane adulto è figlio di una famiglia affettiva, in cui la scarsità del conflitto e l’abbondanza di

rispecchiamento e valorizzazione affettiva hanno fatto da regia alla crescita.

La fatica a separarsi e abbandonare, sia a livello intrapsichico che concreto, la nicchia affettiva

primaria al di là si coniuga con la fatica di scendere a compromessi con la realtà, rinunciando

all’idolatria dell’ideale grandioso ed onnipotente.

A vari livelli di gravità è possibile rintracciare in questa problematica generale la moderna

sofferenza dei giovani adulti, che non riescono a dare alla propria esistenza una forma accettabile,

in quanto faticano ad abbandonare il mito proposto dall’ideale.

Per tale ragione l’individuo incontra serie difficoltà di integrazione dell’Io e dei plurimi Sè che

governano l’identità, e una conseguente fatica di definizione che è da collocarsi in particolare

nella costruzione del ruolo sociale e dell’identità sessuale.

Uno degli aspetti che si avvia con la fine dell’adolescenza è la necessità di dover integrare dei

plurimi Sé per arrivare a costruire una nuova identità. Le scelte che deve compiere il giovane

adulto per poter integrare tutti gli aspetti del Sé implicano delle rinunce. Dover rinunciare ad alcuni

aspetti del Sè per andare verso la realizzazione del Vero Sé comporta notevoli difficoltà nel

giovane adulto. 55

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Costruzione del ruolo sociale

Esistono due sotto-fasi:

1. Ingresso in università: segna l’inizio di una nuova fase ma allo stesso tempo continua a essere

uno spazio di formazione e di sperimentazione del sé.

Prolungamento del ruolo di studente, procrastina una condizione psicologica pseudo-

adolescenziale in cui il progetto di coppia e di generatività non sono né prossimi né auspicabili

nell’immediato. Anche il rapporto con l’adulto esterno alla famiglia rimane invariato, perché

ancora declinato all’interno della categoria dell’insegnamento e non subisce particolari

trasformazioni sul piano del confronto utile alla crescita.

Ricerca del successo accademico, socializzazione e coppia narcisistica sono gli ambiti di

realizzazione e sperimentazione del Sè.

La crisi riguarda difficoltà nella scelta universitaria, incertezza o assenza di vocazione.

I giovani adulti che restano impantanati in questo compito sviluppano una sofferenza che

difficilmente riuscirà ad aprire agli altri compiti evolutivi una via di realizzazione soddisfacente.

Se la posizione che avrà assunto il proprio ruolo sociale e la gratificazione derivante dalla

scelta universitaria saranno soddisfacenti, allora potrà farsi spazio l’esigenza di definirsi come

soggetto orientato alla costruzione e al mantenimento della coppia.

Tutti questi aspetti sembrano però sostare all’interno di un’area fantasmatica e ideale, in cui la

formulazione e la preparazione stessa del progetto appaiono molto lontani.

Dal punto di vista dello sviluppo identitario è come se avvenisse una sorta di “apnea

psicologica” rispetto alla definizione della maturazione dell’Io e all’integrazione del Sé-

A livello profondo c’è grande fermento, si compiono passaggi preparatori in vista di ciò che

verrà nella sottofase successiva, ma nulla sembra cambiare lungo il corso del periodo

universitario, in modo funzionale al raggiungimento della meta che è la buona riuscita del

compito sociale.

2. Ingresso nel mondo del lavoro: il nuovo Sè si confronta con il mondo esterno, senza più la

protezione del ruolo di studente.

Inevitabile lo smascheramento delle proprie capacità personali, relazionali e dei valori acquisiti

con cui ci si identifica.

Il rapporto con gli altri e con gli adulti prende una forma del tutto inedita, ci sono nuovi livelli di

interazione, nuove gerarchie con cui confrontarsi e mettersi alla prova.

terza

In questa fase per molti si realizza quindi una nascita perché si attiva a cascata una

ridefinizione complessiva di tutti i molteplici sé.

Una nuova e complessa riorganizzazione del sé avverrà nel momento in cui il progetto

generativo troverà attuazione, e di darà vita al ruolo genitoriale (quarta nascita).

In questo periodo l’innamoramento assume caratteristiche innovative e inattese e talvolta si

accompagna a profondi turbamenti legati a sentimenti e affetti che non erano mai stati

preventivati, ritenuti parte del proprio Sè ma che magari erano già presenti in adolescenza

seppur in modo più contenuto e contenibile.

Anche il corpo nella sua ridefinizione psichica subisce notevoli trasformazioni, e risulta un

tema spesso centrale nello sviluppo del giovane adulto.

Pur mancano una prorompente e decisiva trasformazione biologica, avviene una nuova e

decisiva appropriazione del proprio corpo e della propria sessualità (secondo processo di

mentalizzazione del corpo). Si tratta di una nuova consapevolezza circa il proprio corpo, e le

risorse che esso è o non è in grado di fornire sul piano della seduzione o delle proprie

competenze virili. Tale processo di mentalizzazione non riguarda tuttavia solo la sfera

psicosessuale, ma anche il nuovo rapporto che l’individuo stabilisce con la dialettica salute-

malattia, con la propria condizione fisica.

I temi che accompagnano le trasformazioni apportate possono riguardare il potere e la libertà,

intesi come fondamentali e altrettanto recenti acquisizioni che l’autonomia sociale, culturale,

etica ed economica hanno apportato.

Se per gli uomini questi aspetti sono sempre stati considerati come dotazioni indiscusse per il

loro sesso; diversa è la questione per le donne che nella società contemporanea hanno la

facoltà di ricoprire ruoli di potere e responsabilità diversi da quelli che storicamente hanno

occupato.

La tendenza contemporanea, inoltre, vede le donne diventare madri dopo molti anni e

altrettante riflessioni circa l’opportunità di decurtare spazi e tempi alla propria indipendenza.

Elena Rosci propone un’attenta disamina delle questioni psicologiche e sociologiche che

spingono le donne contemporanee, non affette da psicopatologia, a decidere di non diventare

madri. 56

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Nella descrizione di vari termini del conflitto i primi riguardano i prerequisiti sociali (lavoro

stabile, una casa, condizione economica accettabile); in secondo luogo vi è il desiderio di

generatività che può essere molto potente da parte di chi ha raggiunto le condizioni di base

per sentirsi maturo ma presenta l’unico punto di discrimine, nell’aver scelto come oggetto

d’amore qualcuno dello stesso sesso.

Blocco evolutivo

La sofferenza dell’adolescente è di certo potentissima e pervasiva, spesso muta, o quantomeno

poco mentalizzabile ed esprimibile attraverso la parola, per tanto pericolosamente esposta al

rischio di agiti.

Tuttavia, le strade per organizzare una difesa dal dolore possono anche andare verso una

direzione “meno pericolosa, per cui diventa possibile lenire le ferite inferte dalla crescita, andando

alla ricerca del rispecchiamento e della relazione d’appoggio che non si interroga sul suo futuro,

ma che serve ad assecondare, ad accompagnare il presente.

Quando interviene la crisi, le prospettive di risoluzione cambiano, possono apparire decisamente

più difficili dal omento che la linea d’orizzonte sia del passato sia del futuro assumono

connotazioni spazio-temporali differenti.

La difficoltà di definizione dell’identità di genere, del ruolo sociale e del proprio incerto futuro, la

messa in crisi della propria capacità di amare e di farsi amare, una difficile e troppo ambivalente

separazione dalle figure genitoriali possono essere le questioni che caratterizzano il disagio che i

pazienti giovani adulti portano all’avvio del percorso terapeutico.

La fragilità narcisistica, a vari livelli di intensità e gravità, risulta la componente che più spesso

interferisce con la realizzazione di tali compiti di sviluppo, in quanto gli aspetti ideali del Sè e del

proprio immaginario grandioso faticano ancora a lasciare spazio a un approccio più oggettuale e

reale alla relazione con il mondo.

La difficoltà di scegliere e quella di avvicinarsi alla rinuncia dell’onnipotenza nel percorso di

crescita risultano effettivamente tematiche emblematiche del dilemma contemporaneo di molto

individui che incontriamo sia all’interno sia all’esterno dei nostri studi.

La “fantasia di salvazione” risulta altrettanto connessa a queste tematiche poiché riguarda la

tendenza a sviluppare una posizione di appoggio nei confronti dell’ambiente, portando a sperare

che le soluzioni alle difficoltà possano provenire dall’esterno senza riuscire a ricondurre verso

l’interno una dimensione di responsabilità.

La trasformazione lungo l’asse oggettuale dell’intero rapporto con la realtà e con gli individui

diventerebbe allora la questione centrale da affrontare e auspicare lungo il percorso del

trattamento.

L’ostinazione altrettanto tenace che il narcisismo può essere in grado di esercitare sulle condotte,

sulle rappresentazioni e sui sistemi motivazionali degli individui riduce di gran lunga la prospettiva

ideale di aiutarli a raggiungere una posizione genitale matura, responsabile e conforme a queste

“aspettative di cambiamento”, che di fatto sembrano collocarsi solo nella mente del terapeuta

anche quando appaiono degli intenti dichiarati dal paziente. Spingersi fino a dove il paziente

consente di andare, rispettando i suoi bisogni e il suo soggettivo stato di sofferenza, è la

premessa necessaria per la buona uscita del lavoro clinico.

Lavoro clinico: basato su un approccio evolutivo alla psicopatologia e alla psicoterapia e calibrato

sullo specifico della fase di crescita del giovane adulto

Concezione plurima del Sè e relative rinunce di alcuni aspetti identitari

• Intervento sul contesto e relativismo tecnico

• Processo terapeutico che sottolinea l’importanza della sintonizzazione sui bisogni reali del

• paziente

Obiettivo: riadattamento tra i bisogni evolutivi del soggetto e l’ambiente

• Centralità dei processi di ri-simbolizzazione

• Riconnessione del passato con le vicende attuali

• Disamina accurata delle questioni adolescenziali

Spesso in un primo momento occorre accogliere la rabbia per lo scarto percepito tra la

prospettiva ideale, la realtà a cui il proprio Sé è costretto a soccombere.

É l’ideale dell’Io che prende la parola: nell’identificazione con esso il soggetto perde di vista la

propria verità affettiva e insegue senza speranza un progetto ideale.

In un secondo momento è possibile mostrare la falsa mitologia da cui trae origine la loro

sofferenza e mostrare il vero Sé così da promuovere un percorso di accettazione e cambiamento.

Il giovane adulto si avvia verso l’assunzione di un’identità sociale e di un proprio progetto di vita.

57

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

La voce che il giovane adulto in crisi porta in seduta non proviene più strettamente dal Sé ma

dall’Ideale dell’Io, quell’istanza psichica che sa come ci si dovrebbe comportare nel mondo e

quali sono le aspettative prevalenti. Nell’identificazione con esso, il Sè del giovane adulto in crisi

perde di vista la propria verità e insegue senza speranza un progetto che non riesce a aderire in

modo autentico.

Sostenere l’Io potrebbe quindi indurre il paziente a aderire a una posizione compiacente nei

confronti delle aspettative generali del mondo esterno, di quelle idealizzate del mondo interno o,

peggio, a quelle del terapeuta senza dare ascolto alle voci che provengono dal Sé e che

riecheggiano la sua confusione tra piano ideale e realtà possibile.

Consultazione

Il giovane adulto è un soggetto che fatte proprie le trasformazioni imposte dalla pubertà, si avvia

verso l’assunzione di un’identità sociale definita e di un proprio progetto di vita diventando

lentamente protagonista consapevole delle proprie scelte.

Questo cammino è fisiologicamente accompagnato da vissuti di marca depressiva connessi da

un lato con la perdita del sostegno genitoriale e l’assunzione in prima persona dell’incertezza delle

scelte, dall’altro da un confronto con la propria identità senza poter rimandare a un futuro più o

meno lontano.

Il cammino del giovane adulto è un cammino lento, che passa attraverso uno scambio dinamico

tra interno ed esterno, tra il lavoro di “appropriazione soggettiva della realtà psichica” e il lavoro di

sperimentazione di se stesso, delle proprie capacità, dei propri progetti nella realtà esterna.

La realtà socioeconomica e culturale attuale rallenta la possibilità di confronto con risultati

concreti e la possibilità di ricevere riconoscimenti sociali. È quindi difficile mantenere la fiducia

nella propria identità e perseguire il proprio progetto di vita, in quanto l’identità è il “sentimento

soggettivo di unità e continuità personale e al tempo stesso specifica del soggetto e riconosciuta

da tutti”.

Primi colloqui

La consultazione a orientamento psicoanalitico con il giovane adulto ha una propria specificità

che risuona della specificità di questo periodo evolutivo così come si concretizza nella realtà

attuale.

Il compito principale di un terapeuta quando incontra un suo paziente, è comprendere di che cosa

quest’individuo abbia bisogno e cercare di rispondere a questi bisogni.

La tecnica assume un ruolo fondamentale, purché si abbiano sempre presenti due concetti

basilari:

negoziazione: importanza di piegare il setting al paziente e non il paziente al setting

• persona: stile che nasce dalla personalità, dalla competenza dell’analista, dalla sua esperienza

• di vita oltre che dai propri antenati psicoanalitici.

L’essere terapeuta di adolescenti e l’essersi occupati a lungo di patologie gravi sono premesse e

prerequisiti indispensabili per lavorare “serenamente” con i pazienti che si trovano ad affrontare

questa delicata fase di passaggio.

Una differenza fondamentale nell’approccio consiste nel definire chi sia la persona che ha bisogno

di aiuto; con un soggetto intorno ai vent’anni abbiamo la possibilità che lui si sia autoinviato in

terapia ma può anche succedere che siano stati i genitori a richiedere un consulto.

Nel secondo caso, se il soggetto accetterà di svolgere una consultazione allora il lavoro potrà

andare avanti ma nel momento in cui si troveranno delle resistenze si potrà ripiegare su una

situazione di sostegno genitoriale in quanto sono loro quelli ad aver richiesto un intervento.

Il problema di dove mettere i genitori molto presente nel lavoro con gli adolescenti, si pone anche

nel rapporto con i giovani adulti.

Il paziente giovane adulto sul piano anagrafico è autonomo, ma dipendente per quanto riguarda la

condizione economica, la stabilità affettiva, la condizione identitaria.

In questi casi è necessario prendere atto della realtà senza però cercare di piegarla ai nostri voleri

e desideri.

Questo vuol dire non far diventare autonomo in maniera fittizia e illusoria chi ancora non lo sia ma

soprattutto non far sentire e lasciare solo chi necessiti di un aiuto molto sofisticato e delicato

rispetto a scelte e decisioni spesso determinanti per il futuro dell’esistenza.

Ogni contatto con i genitori va valutato, pensato, discusso ed elaborato, ma soprattutto evitato

qualora sia necessario e utile, eventualmente stabilendo e organizzando con cura la persona

professionale a loro dedicata che svolga un ruolo di supporto e sostegno alla funzione genitoriale.

A differenza dei pazienti adolescenti, solitamente il giovane adulto rifiuta che i genitori vengano

integrati nella terapia; tuttavia, visto che, i genitori nella maggior parte dei casi fanno ancora parte

58

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

della quotidianità del paziente questo implica che siano una figura costantemente presente e

influenzante di cui tenere necessariamente conto.

Onorario

Una delle regole di base di ogni trattamento terapeutico prevede che “il paziente provveda e si

renda responsabile del pagamento della propria cura”. Tuttavia, con i giovani adulti questo diventa

difficilmente praticabile.

Questo deve essere un punto sul quale lavorare fin dall’inizio con estrema attenzione; spesso,

infatti, i giovani adulti problematici presentano una grave carenza rispetto al concetto di

“assunzione di responsabilità”.

Nella loro personale ricostruzione storia delle difficoltà incontrate, spesso sono il mondo esterno e

gli incontri che hanno fatto a stabilire fallimenti e insoddisfazioni.

L’esperienza terapeutica deve essere anche l’occasione per provare a smontare questa teoria del

proprio funzionamento. In questo senso il denaro è e può diventare un modo per provare ad

assumersi questa nuova responsabilità.

Saranno importanti anche piccoli gesti simbolici, una diversa e significativa presenza nella

famiglia e nei carichi o negli impegni che la stessa richiede o mantiene per funzionare.

All’inizio è meglio accettare il pagamento da chi lo può fornire ma il paziente deve essere

coinvolto nelle pratiche di conteggio delle sedute. Inoltre è buona norma una forma di

contrattazione che permetta di individuare un onorario che sia dignitoso per il terapeuta ed equo

per il paziente; in questo caso il terapeuta deve accettare una riduzione, dilatazione o

rateizzazione dei pagamenti.

Setting:

Se la precarietà può essere considerata in qualche misura la caratteristica patognomonica del

giovane adulto, diventa difficile pensare ce un setting stabile e ben definito possa essere

applicato a questi pazienti.

setting interno

La storia personale del terapeuta, le opzioni teoriche e le sue credenze costituiscono una griglia di

lettura e orientano l’ascolto del paziente.

Nel bagaglio del clinico c’è anche il suo personale modo di essere stato un giovane adulto in

tempi diversi dagli attuali e c’è la propria rappresentazione del giovane adulto di oggi, la propria

“credenza” rispetto a questo periodo della vita e tutto questo non solo orienta il suo ascolto, ma

anche il suo modo di mettersi in relazione alla persona che ha davanti.

Se il clinico guarda il giovane adulto come ad un adolescente che non riesce ad uscire

dall’adolescenza o come un adulto che è restato un terno adolescente, può avere difficoltà a

immedesimarsi con lui e a stabilire un rapporto empatico; inoltre rischia di focalizzare l’attenzione

su tematiche adolescenziali che possono essere presenti ma che non rendono ragione alla

sofferenza che il paziente sta vivendo in questo preciso momento della sua vita.

Pensarlo come un giovane adulto nella realtà di oggi, alle prese con le difficoltà dei propri compiti

evolutivi, favorisce la possibilità di immedesimarsi con la sua sofferenza.

Questo consente al soggetto di sperimentare una prima forma di riconoscimento sociale. Inoltre,

è necessario offrire chiavi di lettura del suo stare male collegandolo al suo contesto di vita

mantenendosi a un livello per lui tollerabile.

Il clinico può cogliere che questa sofferenza è connessa a problematiche irrisolte più profonde e

più antiche ma coglierle non significa che sia utile comunicarle in quel momento; si tratta di

utilizzare le proprie capacità empatiche e di controtransfert per capire di quali risposte il giovane

adulto ha bisogno e può usufruire nei primi colloqui.

setting esterno

Costituito tenendo presente l’età della persona ma deve anche essere ricostruito e ripensato di

volta in volta sulla base delle ipotesi che il clinico fa in relativamente al funzionamento

psicologico, i bisogni e il contesto famigliare e sociale del paziente.

Le indicazioni di tipo pratico (orari, modalità di contatto, pagamenti, decisione di far entrare nei

colloqui i genitori) hanno il valore di “azioni parlanti” cioè di atti che hanno un profondo significato

evocativo e possono giungere a stati psichici profondi.

Le comunicazioni verbali, non verbali, sostenute dall’assetto del clinico sono modalità

comunicative che si intrecciano raggiungendo diversi livelli di profondità così da rendere i colloqui

un’esperienza affettivo-cognitiva autentica, capace di rispondere ai diversi bisogni e di sostenere

nel paziente l’assunzione di una posizione attiva nei confronti di se stesso, delle proprie scelte e

della propria sofferenza. 59

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

A volte può essere utile sostenere il giovane anche in modo esplicito nel processo decisionale

così che possa superare l’impasse in tempi sufficientemente rapidi.

Inoltre, uscire dalla situazione di stallo può costituire un’esperienza che rinforza la fiducia di base

e che rimanda un’immagine di sé adeguata all’età favorendo la ripresa del processo di

soggettivazione.

È sempre necessario, inoltre, mantenere una costante flessibilità, un assetto mentale orientato in

senso psicoanalitico ma, contemporaneamente, aver presente che lo scopo dell’analista è quello

di occuparsi del dilemma umano del paziente e non tanto della psicoterapia.

La scelta della terapia e lo stesso numero delle sedute è concordato con il cliente, tenendo conto

delle sue possibilità economiche, di tempo ed emotive, rispetto a una maggiore o minore distanza

tollerabile.

Inizialmente si è concordi sull’iniziare con poche sedute settimanali, per poi aumentare

eventualmente la frequenza, quando stimato opportuno ed accettabile dal paziente.

Analogamente si predilige la posizione faccia a faccia sul lettino accogliendo un uso più

modulato da parte del paziente di quest’ultimo.

Indicazioni: dovrebbe essere sempre il compito di un buon terapeuta quello di saper dare la

miglior indicazione possibile di trattamento per il paziente. Diventa ancora più importante per le

persone che attraversano fasi delicate della propria vita, rispetto alle quali i tempi dall’uscita o

della permanenza sono determinanti per la qualità della vita stessa.

Frequenza: in genere è meglio iniziale con una frequenza settimanale; questo ritmo rappresenta

una “giusta distanza” e diventa anche un messaggio implicito di fiducia nelle capacità e nelle

risorse del paziente, caratteristiche messe a dura prova dai fallimenti recenti.

È importante, però, che il terapeuta sia pronto e attento a cogliere richieste e messaggi che vanno

nella direzione di una modifica del ritmo delle sedute, sia nel senso di un’intensificazione sia in

quello di una riduzione.

Stabilità o variabilità: avere un orario e un giorno fisso è un elemento di grave vantaggio sia per

terapeuta che per il paziente tuttavia spesso i giovani adulti fanno fatica a permetterselo e

organizzarselo anche per problemi che dipendono dallo studio, dal lavoro ecc. in questo caso è

importante rendersi disponibile a venire in contro a questa instabilità chiedendo ai pazienti di

garantire a se stessi e alla terapia almeno la continuità settimanale.

Ritorno in terapia: aspetti formali

Talvolta capita che soggetti che sono stati pazienti durante la fase evolutiva dell’adolescenza

ritornino da giovani adulti per un consulto, un parere, una ripresa della terapia.

In genere questi incontri sono molto affettuosi e intensi sul piano emotivo e difficilmente sono

accompagnati da un senso di delusione o di fallimento ma il più delle volte vi è una reciproca

sensazione di poter superare nuovamente gli ostacoli che si sono presentati.

Quando la richiesta consiste nel riprendere una terapia, è necessario valutare la possibilità di farlo

o meno.

In linea di massimo è bene accettare questa richiesta ma se si ha la sensazione di

un’identificazione a lungo termine, sarebbe meglio inviare il paziente ad un altro terapeuta.

Durata del trattamento e fine della terapia

Quando si parla di durata e conclusione della terapia le problematiche si intrecciano

profondamente e inevitabilmente con le visioni della così detta “normalità”.

Spesso gli stimoli emozionali, transferali e controtransferali che si attivano nell’incontro con i

nostri pazienti ci costringono a un complesso e delicato lavoro di differenziazione tra ciò che è

“nostro” e ciò che è dell’”altro”.

Le terapie durano il tempo necessario e finiscono quando le ragioni che le hanno fatte iniziare

vengono meno.

Finire una terapia sarà possibile principalmente se l’interlocutore si sentirà in grado di tollerare il

maggiore o minore impatto di tale condizione sulla sua esistente.

Una volta accettata la condivisione delle problematiche, lo spazio terapeutico diventa una

rassicurazione e protettiva camera di compensazione e riflessione. 60

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Attaccamento

Lezione 15 (11 Aprile 2018)

Adolescenza e attaccamento

Nell’adolescenza vi è una situazione in cui vi sono modelli di attaccamento che si sono sviluppati

nell’infanzia (modelli operativi interni sicuri/insicuri) questi modelli sono molto importanti perché

essendo modelli relazionali influenzano le aspettative rispetto alle relazioni interpersonali, alle

motivazioni e ai comportamenti relativi alle relazioni intime.

Se non vi sono eventi che interagiscono vi è una tendenza alla stabilità di questi modelli di

attaccamento dall’infanzia all’età adulta.

Tuttavia, l’ adolescenza è vista come fase di riorganizzazione e generalizzazione dei modelli di

attaccamento in funzione di:

aumento delle competenze cognitive e metacognitive

• aumento della capacità riflessiva

• aumento delle capacità di empatia e di role taking

• processo di individuazione delle figure genitoriali

• processi di soggettivizzazione e riorganizzazione della personalità

• riorganizzazione del sistema nervoso centrale

Che cosa cambia nel cervello degli adolescenti?

Le connessioni neuronali dei bambini sono il doppio di quelle di un adulto, con la crescita si

verifica una potatura delle connessioni ridondanti per mantenere quelle essenziali.

Il cervello in adolescenza si modifica come nella prima decade dello sviluppo: il volume della

materia bianca cresce in modo lineare durante l’infanzia e l’adolescenza ma durante

l’adolescenza la materia grigia si riduce in particolare nelle aree prefrontali.

Il sistema limbico matura nella prima parte dell’adolescenza (maggiore emotività, sensibilità allo

stress, ricerca di soddisfazione, novità e rischi).

La maturazione della corteccia prefrontale continua fino ai 25 anni, comportando maggiori

capacità cognitive ed esecutive.

Questo causa, quindi, una divaricazione tra questi due processi e tra emozioni e regolazione

emotiva/riflessiva.

Modelli di attaccamento in adolescenza

In adolescenza si creano stati della mente/modelli di attaccamento generalizzati che possono

essere misurati attraverso l’Adult Attachment Interview (AAI) che permette di valutare sia il

modello di attaccamento prevalente, sia le strategie di regolazione emotiva adattive/flessibili sia

quelle difensive.

Distribuzione dei modelli di attaccamento nella fase adolescenziale:

Sicuri 43%

• Distanzianti 34%

• Preoccupati 11%

• Non risolti/disorganizzati 10%

Maggior numero di Distanzianti e minor numero di Preoccupati rispetto al campione normativo

adulto; aumentano i Sicuri nella tarda adolescenza.

Tale differenza può essere collegata alla specificità del periodo adolescenziale implicante un

progressivo processo di individuazione e distacco dell’adolescente dalle figure primarie di

attaccamento e un parallelo investimento delle relazioni extrafamiliari.

Questo potrebbe spiegare la prevalenza in questo periodo di modalità di attaccamento

maggiormente distanzianti rispetto alle figure genitoriali.

Attaccamento e relazioni extra-familiari

La sicurezza dell’attaccamento durante l’adolescenza correla positivamente con la capacità di

stringere legami di amicizia nonché con una maggiore accettazione sociale da parte dei coetanei.

L’organizzazione insicura dell’attaccamento costituisce un fattore di rischio rispetto allo stabilire

con successo nuove relazioni con i coetanei.

Questo tipo di attaccamento viene valutato usando l’AAI. 61

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Questi risultati sono in linea con gli assunti della teoria dell’attaccamento secondo i quali il legame

di attaccamento emotivo del bambino con i genitori è fortemente predittivo di altre relazioni intime

nel corso della vita.

Attaccamento sicuro e regolazione emotiva

La qualità sicura dei modelli operativi interni è risultata ricoprire un ruolo importante nel

determinare gli stili di coping per far fronte alle tensioni relazionali determinando una maggiore

capacità di regolazione emotiva e un miglior adattamento a lungo termine.

In questa stessa linea Kobak e Sceery (1988) hanno avanzato l’ipotesi secondo cui il modello di

attaccamento sicuro in adolescenza sia associato a una maggiore flessibilità nel fronteggiare

situazioni nuove e stressanti e ad una maggiore regolazione dell’esperienza emotiva.

integrazione di emozioni positive e negative in particolare relative alle relazioni intime

• capacità di riflettere su tali esperienze

• Flessibilità

Attaccamento insicuro distanziante:

esclusione difensiva rispetto a stati emotivi e bisogni individuali

• minimizzazione o svalorizzazione delle esperienze di attaccamento

• difficoltà a gestire le emozioni negative

• tendenza all’esternalizzazione di emozioni negative e non regolate (acting out)

• più uso di sostanze, delinquenza e disturbi della condotta

Attaccamento preoccupato:

emozioni negative accentuate rispetto alle relazioni

• presenza di rabbia, senso di colpa, paura in rapporto a tali relazioni con difficoltà a

• comprenderne le origini

accentuazione di tali sentimenti in funzione di attivare le figure di attaccamento

• maggiori sentimenti di stati depressivi e ansiosi, di isolamento e solitudine

Attaccamento irrisolto/disorganizzato:

scissione delle esperienze traumatiche (lutto, maltrattamento, ecc) relative all’attaccamento, sia

• a livello di ricordi che di emozioni

mancanza di strategie di regolazione emotiva in relazione alle emozioni

• difficoltà accentuale nelle relazioni intime

• rischio accentuato di sintomi internalizzanti

Legami di attaccamento in adolescenza:

progressiva individuazione dalla figure genitoriali

• Internalizzazione sempre più marcata dei legami di attaccamento in un modello di attaccamento

• unificato e generalizzato

Dall’accessibilità fisica a quella simbolica attraverso la comunicazione verbale valutazione della

• narrazione

valutazione/rappresentazione dell’attaccamento

Un’altra prospettiva di ricerca valuta l’attaccamento non solo tramite la narrazione e l’utilizzo di

AAI analizza gli stili di attaccamento nell’attualità con genitori, parenti, amici …

Stili di attaccamento tra adolescenti e genitori vengono valutati nell’attualità attraverso questionari

self-report e confrontati con legami di attaccamento con amici, migliore amico e partner.

Nel corso dell’adolescenza si ha un progressivo spostamento dai genitori come figure di

attaccamento a quella degli amici in particolare dello stesso sesso e successivamente dei partner

sentimentali.

Si crea in questo modo un sistema di relazioni in grado di soddisfare i bisogni di attaccamento.

Si passa da un legame asimmetrico (i genitori supportano e forniscono cure) a un legame mutuo e

reciproco (amici, partner) con funzioni anche simili all’attaccamento con i genitori:

Ricerca di contatto (contatto fisico per mantenere il senso di sicurezza, stress/ansia alla

• separazione)

Secure base (base per l’esplorazione)

• Secure haven (conforto, regolazione in caso di eventi stressati o spaventanti)

Amicizia:

Funzione affiliativa: alleanza, condivisione di interessi ed esperienze piacevoli.

• Funzione di attaccamento, protezione, confronto, rispecchiamento funzione simile

• all’attaccamento genitoriale seppur paritetica.

Gli strumenti utilizzati per analizzare i modelli di attaccamento sono questionari e interviste

specifiche per l’attaccamento. (es. Who to). 62

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Durante l’adolescenza il legame di attaccamento alla madre rimane più importante con la funzione

di secure base rispetto al migliore amico e ad eventuali relazioni sentimentali.

Il legame con il migliore amico assolve la funzione di safe haven e di contatto fisico.

L’attaccamento al padre è più marginale soprattutto per le femmine.

L’attaccamento in adolescenza alla madre e agli amici predice la qualità delle successive relazioni

sentimentali mentre l’attaccamento al padre è correlato alle relazioni con gli amici.

Durante la giovane età adulta si ha un progressivo trasferimento di tutte e tre le funzioni alla

relazione di attaccamento con il partner.

Il miglior amico può rimanere come safe haven; se non ci sono relazioni sentimentali stabili la

madre assolve la funzione di Secure base, che rimane comunque importante negli altri casi.

Quindi vi è una coesistenza di vecchie e nuove figure di attaccamento soprattutto

nell’adolescenza.

Attaccamento e sessualità

In adolescenza si ha l’attivazione di differenti sistemi motivazionali:

sistema attaccamento

• sistema sessuale

• sistema di caregiving

La domanda riguarda se questi sistemi siano in un rapporto di integrazione oppure di conflitto tra

di loro.

Secondo la teoria dell’attaccamento vi è una tendenza all’integrazione tra sistemi diversi con aree

di overlapping.

Con la sessualità (creazione di contatto) viene favorita la formazione dell’attaccamento nelle

relazioni stabili.

La relazione sentimentale/romantica assume, quindi, componenti di protezione/regolazione

emotiva e rispecchiamento tipiche dell’attaccamento.

Attaccamento sicuro tendenza a costruire relazioni stabili

• Attaccamento insicuro distanziante tendenza a stabilire relazioni intime, ricerca di relazioni

• occasionali

Attaccamento insicuro preoccupato difficoltà a mantenere relazioni stabili, intensa ansia di

• separazione

Attaccamento disorganizzato esperienze di grave trascuratezza e abuso; uso della sessualità

• in funzione regolatoria, possibile promiscuità, gravidanze in adolescenza

Osservazioni che vengono fatte riguardo al tema della sessualità in relazione all’attaccamento

riguardano il fatto che vi possa essere un conflitto tra l’attaccamento come ricerca di sicurezza/

stabilità mentre la sessualità porterebbe alla ricerca dell’ignoto, esplorazione, sensation seeking.

Questo può essere collegato al fatto che in adolescenza vi sia l’attivazione del sistema sessuale

dipendente dalle trasformazioni puberali ma dall’altra parte le competenze di regolazione emotiva

è ancora in formazione a causa della non completa maturazione della corteccia prefrontale.

Attaccamento e stili genitoriali

Rispetto alla polarità autonomia-dipendenza numerosi studi hanno evidenziato come le relazioni

disfunzionali che si osservano in presenza di modelli di attaccamento insicuro, possano essere

riconducibili ad interpretazioni sbagliate da parte del nucleo familiare, dei tentativi

dell’adolescente di rendersi autonomo.

Nell’ambito degli studi sugli stili genitoriali sono state evidenziate associazioni tra stile genitoriale

autorevole e attaccamento sicuro dei figli e tra stile di parenting trascurante e attaccamento di

tipo evitante degli stessi.

Lezione 16 (12 Aprile 2018)

Adolescenza, attaccamento, rischio patologico e implicazioni cliniche

Nell’adolescenza vi è un aumento rispetto alle fasi precedenti di rischio psicopatologico a causa

dei compiti evolutivi e delle transizioni che l’adolescente deve affrontare per raggiungere l’identità

adulta.

Questa fase di crisi si caratterizza per l’emergere di un maggior numero di problematiche

internalizzanti (ansia, depressione, etc.) ed esternalizzanti (disturbi di condotta, disturbi di

personalità, comportamenti aggressivi, etc.). 63

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Il rischio patologico sembra avere una differenziazione legata al genere: negli adolescenti maschi

vi è una maggior presenza di problematiche esternalizzanti riguardanti il comportamento

delinquenziale ed aggressivo mentre nelle adolescenti femmine vi è una maggior presenza di

problematiche internalizzanti, con problemi ansiosi, depressivi e di ritiro.

Uno dei quesiti che si è posta la teoria dell’attaccamento riguarda la possibilità che un

determinato tipo di attaccamento correli con un maggiore/minore tasso di rischio psicopatologico

o se possa essere un fattore di protezione rispetto a questo rischio.

sicuro

Ciò che emerso dalle ricerche è che l’attaccamento rappresenta un fattore di protezione

durante l’adolescenza rispetto a problemi di ansia e depressione, abuso di sostanze,

comportamenti antisociali e aggressivi e comportamenti sessuali a rischio.

insicuro

L’attaccamento invece sembrerebbe un fattore di rischio per problemi internalizzanti ed

esternalizzanti, abuso di sostanze.

Non vi è una differenza significativa tra insicuri preoccupati e insicuri distanzianti anche se gli

adolescenti distanzianti, minimizzano l’espressione dei bisogni di attaccamento adottando uno

stile relazionale ostile e difensivo mentre gli adolescenti preoccupati massimizzano i bisogni

affettivi, con rischio di depressione e ansia.

non risolto/disorganizzato

L’attaccamento sarebbe predittivo di disturbi borderline della

personalità, problemi esternalizzanti e rischio suicidario.

Attaccamento e implicazioni cliniche in adolescenza

psicodinamico

Secondo l’orientamento l’adolescenza è vista come una fase di crisi e

riorganizzazione non necessariamente patologia ma che possono trasformarsi nei casi più

complessi in breakdown evolutivi.

I vari compiti evolutivi riguardano:

Superamento/rielaborazione degli investimenti edipici/pre-edipici

• Mentalizzazione del corpo sessuato

• Riorganizzazione dell’ideale dell’Io e del Super-Io

• Rafforzamento dell’Io

• Sè ristrutturato con integrazione di rappresentazioni del Sè e dell’oggetto

• Processo di separazione/individuazione

• Processo di soggettivizzazione

In adolescenza, il doppio ruolo dei genitori di assicurare conforto e protezione e promuovere

l’adolescenza è ancora presente, ma deve essere portato avanti in accordo con i bisogni correnti

dei bambini.

L’attaccamento in adolescenza è il risultato della capacità sia dell’adolescente che dell’adulto di

ridefinire il proprio schema di attaccamento prendendo in considerazione i cambiamenti nello

sviluppo a livello sociale, cognitivo ed emozionale.

In accordo alla teoria dell’attaccamento, questa ridefinizione si attua tramite uno scambio tra

adolescenti e genitori che include la comunicazione di stati emotiva e pensieri relazionali di ogni

membro della diade. La co-costruzione di questa relazione, rappresenta un elemento chiave per il

mantenimento o lo sviluppo di un attaccamento sicuro in questa età.

Un aspetto suggestivo del processo di individuazione è l’incremento nel bisogno dell’adolescente

di distanziarsi dai genitori. Il tempo passato con i genitori diventa meno importante, una vicinanza

fisica non è più a lungo necessaria per assicurare la protezione e il comfort. L’adolescente ha

fiducia nella disponibilità e accessibilità dei genitori in caso di bisogno.

I genitori rimangono presenti attraverso scambi verbali ma gradualmente incoraggiano il

movimento interiore dell’adolescente verso l’esplorazione e una maggior distanza fisica.

Questo non solo permette all’adolescente di internalizzare rappresentazioni delle sue figure di

attaccamento, a cui riferirsi anche in loro assenza, ma promuove anche l’esplorazione al di fuori

della loro relazione.

Oltre allo sviluppo di nuove relazioni sociali con i pari e/o con partner romantici l’esplorazione si

estende al di fuori dello spazio fisico verso l’esplorazione di idee personali e stati emotivi.

Oltre ad essere influenzato dalla qualità delle comunicazioni tra adulto e bambino, l’attaccamento

adulto è influenzato da cambiamenti cognitivi, sociali ed emotivi durante questo periodo.

Il livello cognitivo, lo sviluppo di un pensiero astratto e una migliore differenziazione tra se e gli

altri aiuta l’adolescente a realizzare che certi individui sono più in grado di riconoscere i loro

bisogni di attaccamento rispetto ad altri. 64

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Questo processo cognitivo facilita la capacità degli adolescenti di rivalutare le loro

rappresentazioni delle figure di attaccamento ad un livello generale. In ogni caso, coloro che

presentano una relazione di attaccamento insicuro sono più esposti a false credenze o distorsioni

cognitive rispetto a situazioni affettive, così come a problemi metacognitivi che possono

influenzare il corso dello sviluppo cognitivi e le capacità di mentalizzazione durante il processo

terapeutico.

Intensi e mutevoli stati emotivi in adolescenza possono facilmente attivare il loro sistema di

attaccamento, portandoli a sentirsi sommersi emotivamente e indifesi rispetto alle difficoltà in

arrivo.

La labilità emotiva degli adolescenti, insieme ai propri bisogni individuali, mette alla prova la

capacità di cercare i genitori in situazioni stressanti ed evidenziano l’importanza per i genitori di

preservare un ottima comunicazione.

Le relazioni sociali intime con i pari e partner romantici sono vissute come nuove relazioni di

attaccamento alle quali l’adolescente può rivolgersi nel caso di situazione stressanti o momenti di

avversità. Queste nuove figure di attaccamento possono rispondere ai bisogni che le vecchie

figure non sono in grado di completare.

Markiewicz et al hanno mostrato come gli adolescenti facciano affidamento ancora alla madre per

soddisfare il loro bisogno di esplorazione mentre sono molto più propensi a rivolgersi agli amici in

situazioni stressanti, e usare i partner romantici per ricercare conforto.

L’espansione di questa rete di figure di attaccamento promuove la revisione degli stati della mente

dell’attaccamento reinterpretando gli eventi affettivi dell’infanzia sotto una luce di una nuova

relazione con essi.

Quest’apertura ad instaurare nuove relazioni di attaccamento permette il fondamento per lo

sviluppo di una relazione di attaccamento con il terapista, che serve come base per il successivo

lavoro terapeutico.

Assessment per l’attaccamento adolescenziale

La Adult Attachment Interview è la misura standard per accedere agli stati mentali

dell’attaccamento adolescenziale. Gli autori hanno modificato l’intervista in modo che possa

essere somministrata anche a bambini con età inferiore ai 10 anni.

Quest’intervista semi strutturata è centrata sulla descrizione e l’assessment delle esperienze

relazionali con i genitori nell’infanzia così come con le memorie di attaccamento relative agli eventi

stressanti.

In primo caso l’intervista accede alla coerenza del discorso, alla capacità di esprimere

chiaramente e di organizzare un pensiero quando vengono richiamati eventi emotivamente

carichi, in contrasto all’incoerenza al discorso impersonale o contraddittorio e contenuti del

discorso dissociativo.

Aiutando la rilevazione individuale di aspetti meno consci relativi alla relazione di attaccamento,

questo strumento garantisce anche l’accesso ai processi difensivi usati dagli adolescenti per

organizzare le informazioni relative all’attaccamento.

Bowbly descrive quattro differenti modelli di processo cognitivo per rapportarsi con le

informazioni relative all’attaccamento; la comprensione di questi processi difensivi consente al

terapeuta di comprendere meglio l’adolescente attraverso l’organizzazione e il funzionamento

relazionale.

Ognuna delle quattro categorie di attaccamento si riferisce ad uno dei modelli proposti da

Bowlby.

1) Integrazione flessibile

Un’integrazione flessibile è presente negli individui con un attaccamento sicuro o autonomo.

gli adolescenti esprimono esperienze relative all’attaccamento e affetti coerenti, danno

importanza alle relazioni di attaccamento e descrivono i genitori come degni di fiducia.

In particolare sono in grado di integrare aspetti positivi e negativi legati alle emozioni associate

a eventi passati e mostrano un stile funzionamento riflessivo evidenziando la loro capacità di

metacognizione.

2) Esclusione difensiva: disattivazione

L’attaccamento insicuro è associato con l’esclusione difensiva di affetti e informazioni relative

all’attaccamento. Per non attivare il loro sistema di attaccamento, gli adolescenti che

mostrano disattivazione non focalizzano la loro attenzione su stati affettivi e bisogni personali

evitando di avere a che fare con le emozioni attivate dalle esperienze di attaccamento. 65

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Ricordano poche o nessuna esperienze relazionale con i loro parenti e normalizzano la vita

che hanno con loro. Mentre le situazioni negative e le loro conseguenze sono evitate, le figure

di attaccamento sono idealizzate a discapito del fatto che ignorano o minimizzano segnali di

distress dell’adolescente durante l’infanzia.

Anche se gli adolescenti con attaccamento difensivo sono visti come abbastanza funzionali

essi sono percepiti dai pari come ostili, e questo probabilmente è dovuto alla denigrazione

delle relazioni e al loro bisogno emotivo.

In più, un attaccamento distanziante durante l’adolescenza è stato associato con abusi,

delinquenza o problemi con emozioni cariche negativamente e questo sembra rendere questi

adolescenti vulnerabili all’esternalizzazione dei loro comportamenti.

3) Esclusione difensiva: disconnessione cognitiva

La disconnessione cognitiva è un processo difensivo usato maggiormente dagli individui con

attaccamento insicuro preoccupato. Gli adolescenti che mostrano la disconnessione cognitiva

ritirano la loro attenzione da eventi o responsabilità personali per le loro reazioni emotive.

Perciò, questi adolescenti non riconoscono le ragioni alla base dei loro stati emotivi; inoltre il

loro discorso è pieno di incertezze, rabbia e autocommiserazione.

Generalmente, gli adolescenti preoccupati vivono esperienze di grandi frustrazione riguardanti

le esperienze presenti e passate di attaccamento.

Le preoccupazioni che emergono riguardo eventi passati fanno sì che questi individui

rimangano emotivamente coinvolti; a discapito della loro capacità di descrivere le loro

emozioni correnti.

Gli adolescenti con attaccamento preoccupato presentano, inoltre, genitori incapaci di

rispondere ai loro bisogni di attaccamento, e questo comporta lo svilupparsi di strategie che

mantengano il loro sistema di attaccamento attivato. Infatti, gli adolescenti preoccupati

tendono ad esagerare espressioni emotive con l’obiettivo di accrescere le loro possibilità di

ottenere attenzione. Questo pattern comportamentale è supportato da studi che mostrano

come gli adolescenti preoccupati mostrino alti livelli sintomatici di depressione e ansia, stress

e sentimenti di solitudine.

4) Esclusione difensiva: sistemi segregati

I sistemi di segregazione sono caratteristici degli adolescenti con un attaccamento insicuro

irrisolto. In accordo con quanto teorizzato da Bowlby, quando un’esperienza di attaccamento

è traumatica e difficile da affrontare, l’esperienza così come i suoi componenti emotivi sono

completamente segregati dalla coscienza. Di conseguenza, quando un evento traumatico è

richiamato in memoria, l’adolescente non possiede nessuna strategia per integrare

efficientemente o contenere il materiale rievocato.

Durante l’intervista AAI, il discorso può essere sopraffatto da paura e impotenza. questi stati

emotivi possono disorganizzare l’adolescente e condurre a acting out verbali, come commenti

pieni di ostilità, o all’opposto, grande passività. Il discorso riguardo gli eventi traumatici è

spesso incoerente e qualche volta perfino dissociato dalla realtà.

La mancanza di strategie di regolazione dello stress è probabilmente dovuta al fatto che

l’evento traumatico riguarda le figure di attaccamento. Infatti, le figure di attaccamento non

posso continuare ad essere fonte di conforto o aiutare nel dare un significato all’evento

traumatico. Al contrario, sono la vera fonte che attiva il sistema di attaccamento e lo stress

relativo ad essa. A causa della grande difficoltà di auto-regolazione, gli adolescenti irrisolti

sono particolarmente esposti alla psicopatologia.

L’importanza è data allo spazio psichico allargato che permette all’adolescente di trovare una

nuova immagine di sé attraverso il rispecchiamento dell’altro/altri tramite il reperimento di nuovi

oggetti e ideali.

Il processo terapeutico implica sia il rivolgimento al passato che alle risorse attuali e potenziali

dell’adolescente.

Nel lavoro psicoterapeutico, c’è una necessità di tener presente questo doppio processo con

diversi possibili equilibri.

Nei casi più “lievi” è importante lavorare sulle risorse mentre in quelli più gravi è necessario

lavorare sulla dipendenza/invischiamento nei conflitti relazionali precoci con uno sguardo anche

alle potenzialità.

In tutti i casi è molto importante lavorare sulla simbolizzazione e sulla mentalizzazione degli stati

affettivi e mentali “non pensati”. Degni di nota sono gli studi che mostrano come gli adolescenti

con rappresentazioni di attaccamento irrisolto mostrino ideazione suicidale e sintomi dissociativi.

In fine, il rischio di sviluppare sintomi internalizzanti è maggiore rispetto agli altri gruppi. 66

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Intervento di attaccamento adolescenziale

teoria dell’attaccamento

Per la all’inizio del trattamento è importante individuare i differenti

modelli di attaccamento dell’adolescente per identificare le strategie difensive o adattive

prevalenti.

É importante eseguire una valutazione dei modelli relazionali che l’adolescente agisca “fuori” con i

genitori, gli amici e i partner ma anche nella relazione terapeutica.

L’obiettivo è quello di ottenere una trasformazione dei modelli di attaccamento da quello insicuro

a quello sicuro attraverso l’interiorizzazione della relazione sicura con il terapeuta.

Un punto centrale di questo approccio clinico è la costruzione di una relazione di sicurezza tra

terapeuta e adolescente in cui il terapeuta venga visto come secure base da cui esplorare le altre

relazioni e le emozioni connesse. Il terapeuta viene visto come figura in grado di essere

accessibile soprattutto in relazione al distress.

Rispetto all’orientamento psicoanalitico, la teoria dell’attaccamento pone una maggiore

attenzione sulla nuova relazione tra terapeuta e adolescente che sarà responsabile del

cambiamento.

Con questi adolescenti è evidente la necessità all’inizio del trattamento di non attivare in eccesso

la relazione terapeutica poiché vi è il rischio di risperimentare le esperienze relazionali traumatiche

di attaccamento.

Individual Therapy

Nel 1988, Bowlby propose che il principale obiettivo della terapia basata sull’attaccamento fosse

il supporto del paziente nella rivalutazione e nella ricostruzione delle rappresentazioni

dell’attaccamento insicuro usando l’alleanza terapeutica come modello di relazione funzionale.

Allo stesso modo, la terapia individuale si propone di accompagnare l’adolescente durante la

revisione dei propri modelli. La miglior via per ottenere questo obiettivo è quello per il terapista di

comportarsi come una figura di attaccamento sicuro per l’adolescente in crisi.

Attraverso queste interazioni con un terapeuta disponibile e responsivo, l’adolescente può iniziare

a vedere il terapeuta come qualcuno sensibile alla sua esperienza stressante.

Le relazione nuova di attaccamento con il terapeuta permette l’espressione e l’elaborazione di

stati emotivi e mentali ma anche di ansie e preoccupazioni.

Il terapeuta svolge una funzione di responsività emotiva che permette il rispecchiamento degli

stati mentali e affettivi emergenti, la regolazione dell’emozioni e la comprensione di questi nuovi

significati attraverso un lavoro di mentalizzazione.

Il lavoro terapeutico permette l’esperienza nuova da parte del paziente di sentirsi capito nei propri

stati mentali e questo porta alla disconferma di modelli relazionali insicuri impliciti.

La progressiva internalizzazione di questa relazione benevola, empatica e disponibile si esprimerà

successivamente anche nella altre relazioni comportando un cambiamento delle aspettative verso

l’altro e una maggiore fiducia.

A differenza dell’orientamento psicoanalitico, nella teoria dell’attaccamento vi è un’analisi

dettagliata dei modelli di attaccamento in ingresso e un lavoro terapeutico focalizzato sulla

particolarità di questi modelli.

1. Il terapeuta deve essere attento a come l’adolescente si pone nei suoi confronti

2. È importante considerare la percezione che l’adolescente ha del terapeuta.

3. Prestare attenzione alle reazioni dell’adolescente con riguardo al momento di separazione che

possono attivare i sistemi di attaccamento e ciò permette al terapeuta di avere accesso diretto

alle strategie di attaccamento e allo stile di relazione.

Attraverso il discorso degli adolescenti, il terapeuta ottiene l’accesso alle rappresentazioni

dell’esperienze di attaccamento con i genitori. Quando si accede alle strategie di attaccamento

individuale durante l’AAI il terapeuta deve essere attento alla descrizione di come i genitori

rispondevano alle loro crisi, così come al ricordo di situazioni che hanno attivato il loro sistema di

attaccamento. La capacità di recuperare eventi relazionali stressanti e la coerenza del discorso

sono punti chiave che rivelano le rappresentazioni di attaccamento e i processi difensivi.

Accedere al modo di relazionarsi dell’adolescente permette al terapista di scegliere la strategia di

intervento che meglio si adatta per condurlo ad un sistema di attaccamento sicuro. Quando gli

adolescente possiedono un stato della mente di attaccamento autonomo o sicuro, questo gli

permette di relazionarsi sia con il terapeuta che con gli altri nel loro ambiente.

In questo caso è più semplice per gli adolescenti essere ingaggiati nel processo terapeutico

perché la loro capacità di internalizzare e riflettere sugli aspetti sia positivi che negativi dei propri

stati emotivi facilita l’intervento terapeutico, rendendoli dei candidati ideali per la terapia. 67

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Tuttavia, molti adolescenti visti in terapia presentano un attaccamento insicuro e posso presentare

stili relazionali disfunzionali che compromettono i processo terapeutico.

Adolescente insicuro evitante

La sfida maggiore è istaurare una relazione di fiducia; inoltre la capacità di riflettere sui propri

sentimenti e pensieri è spesso compromessa specialmente per quanto riguarda relazioni cariche

emotivamente.

Quando queste emozioni sono attivate, durante gli scambi con il terapeuta, perdono la capacità di

pensare logicamente. Il ruolo del terapeuta è quello di aiutare l’adolescente con strategie che lo

aiutino ad affrontare queste emozioni negative in modo da capire chiaramente i propri stati interni.

Il terapeuta è a conoscenza e riconoscere la sofferenza dell’adolescenza, e risponde ad essa

dando un nome all’esperienza vissuta.

Aiutando l’adolescente ad identificarsi e a provare emozioni, questi può lentamente iniziare ad

abbandonare l’uso di strategie evitanti e di disattivazione.

Si ha una situazione di de-attivazione degli affetti collegati alle esperienze di attaccamento, con

evitamento e svalutazione; tendenza all’acting out, abuso di sostanze e a disturbi della condotta.

Il lavoro clinico dovrebbe essere rivolto a:

far affiorare le emozioni negative, ma anche positive, distanziate

• guida alla scoperta del mondo interno

• aumento della capacità di mentalizzazione soprattutto in relazione alle emozioni

• stabilire una relazione di fiducia, spesso assente rispetto ad altre figure

Una delle problematiche consiste nell’aggancio con il paziente in quanto questo tipo di

attaccamento è caratterizzato da una diffidenza nell’altro e dalla presa di distanza.

Adolescente insicuro preoccupato

Il focus del terapeuta deve rivolgersi principalmente alle distorsioni cognitive ed emotive in modo

da stabilire un discorso più coerente tra l’esperienza relazionale dell’adolescente e gli stati

affettivi.

Questa strategia terapeutica è direttamente collegata al processo difensivo di disconnessione

cognitiva, in cui le emozioni negative sono evitate così come le emozioni conflittuali associate con

le situazioni relazionali che le provocano.

Le emozioni non sono comprese cognitivamente e vi è una difficoltà nella regolazione emotiva.

Tendenza a stati di ansia, depressione e sentimenti di solitudine.

Nel lavoro clinico il focus deve essere rivolto su:

emozioni e la loro regolazione

• potenziamento della differenziazione tra Sé e altro

• attenuazione delle strategie etero-regolatorie

• potenziamento dell’autoregolazione

Il rischio con questo tipo di attaccamento è quello di riprodurre una condizione di eccessiva

dipendenza simile a quelle che l’adolescente ha vissuto finora.

Adolescente non risolto/disorganizzato

In questo tipo di attaccamento vi è una scissione delle esperienze traumatiche e degli affetti

correlati; inoltre vi è la presenza di idee suicidarie, sintomi dissociativi, sintomi internalizzanti,

disturbo borderline.

Il focus terapeutico deve ricadere sulle aree di esperienza scisse e sulla disregolazione emotiva in

funzione di integrazione e regolazione.

Le emozioni di paura e i sentimenti di impotenza sono da collegare alle esperienze traumatiche

così come i frequenti acting-out.

La prima strategia di intervento consiste nell’aiutare gli adolescenti a riconoscere i loro

comportamenti di acting-out e di dissociazione in modo che possano diventare coscienti dei loro

sentimenti di paura ed impotenza. Questo primo passo è essenziale e aiuta in seguito a

reinterpretare le esperienze di attaccamento passate, nel loro essere traumatiche, e permette di

attribuirgli un nuovo significato.

Vignetta clinica

Ragazza 17enne che chiede una consultazione per problemi di scarsa autostima e accettazione di

sé.

Nei primi colloqui è poco in grado di rendere conto dei propri pensieri e sentimenti e descrive le

relazioni con i suoi genitori anche nel passato come normali. 68

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Il modello di attaccamento che emerge dalla valutazione è quello dismissing (evitante) mentre la la

funzione riflessiva è valutata come bassa.

Si stabilisce una relazione di fiducia tra terapeuta e paziente, grazie all’attività responsiva e

rispecchiante del terapeuta. La ragazza inizia a esprimere sentimenti relativi all’essere stata

rifiutata dai suoi genitori e in particolare dalla madre.

Quando il terapeuta è assente per qualche ragione, la ragazza si sente rifiutata anche da lui,

riproducendo l’esperienza di attaccamento con i genitori e nelle sessioni di terapia questo aspetto

viene evidenziato.

Durante queste sessioni è possibile comprendere che la distanza relazionale che la ragazza attiva

con i suoi interlocutori ha la funzione di prevenire il possibile rifiuto da parte di questi ultimi.

Viene evidenziato con la paziente come il modello di attaccamento dismissing attivato sia

associato ad uno stile distanziante a livello relazionale ma anche legato ad una bassa autostima e

ad un’immagine negativa di sé. Il poter mettere in luce i processi sottostanti a questo modello di

adattamento ha portato alla riduzione dei sintomi di ansia e bassa autostima.

La terapia, in questo caso ha permesso di individuare lo stile relazionale di evitamento e di

minimizzazione degli affetti della ragazza, permettendole di esplorare tale stile nell’ambito di una

relazione di fiducia tali modalità e di aumentare la capacità della ragazza di riflettere sui suoi stati

mentali.

È importante il fatto che tali modalità relazionali siano state evidenziate anche nell’ambito della

relazione terapeutica poiché questo ha portato ad una modificazione del modello di attaccamento

verso una maggiore sicurezza e quindi una maggior considerazione di sé e dei propri bisogni.

Parent/adolescent therapy

L’obiettivo della terapia con genitori-adolescente è quello di incoraggiare gli adolescenti e i loro

genitori a vivere una nuova relazione, permettendogli di reinterpretare la rappresentazione della

relazione.

Questa procedure terapeutica offre alla diade nuovi modi di comunicare in modo da incoraggiare

lo sviluppo di forme di interazione più sicure e salutare e ridurre i comportamenti inadeguati che

mantengono le insicurezze all’interno della relazione.

La terapia diadica centrata sulla teoria dell’attaccamento è stata inizialmente applicata ai genitori

e ai loro figli, con la maggioranza degli interventi che prevedono video.

Anche se questo tipo di terapia con gli adolescenti ha ricevuto poca attenzione, questa modalità è

molto applicata in questa particolare fascia di età, dato che la relazione tra genitori e adolescente

è spesso la causa della vulnerabilità del giovane.

I genitori spesso si sentono a disagio e impotenti nei confronti delle difficoltà degli adolescenti e

questo attiva il loro sistema di attaccamento, contribuendo allo sviluppo di una relazione di

attaccamento insicuro nell’adolescente.

Durante la struttura della terapia, è importante per il terapia essere ugualmente sensibile al disagio

dei genitori in modo da assisterli nel diventare basi sicure più adeguate per i loro figli.

Costruire una relazione di fiducia sia con i genitori che con gli adolescenti è un prerequisito per il

successo della terapia.

L’insicurezza nella diade tra genitori e adolescenti si basa sulla rigidità di pensiero, in cui ogni

membro della diade considera solo le informazioni a conferma del proprio modello.

quindi, gli scambi genitori-adolescenti avvengono in modo tale da confermare le loro aspettative,

cioè che il partner sia non disponibile/rifiutante, intrusivo/dipendente o inutile/ostile.

Se gli scambi sono assenti, non prevedibili o caratterizzati da negatività, il ruolo del terapeuta è

quello di ristabilire una comunicazione adeguata e empatica tra i due.

Per ottenere questo obiettivo, il terapeuta invita la coppia a interagire l’uno con l’altro, attraverso

discussioni, giochi di ruolo, attività divertenti, in modo da fare esperienza del odo in cui

interagiscono.

Il terapeuta si focalizza sul punto di vista di ogni persona e riformula le difficoltà esperenziali alla

luce di questi differenti punti di vista.

Questo metodo permette ad ogni membro di aprirsi maggiormente alle idee dell’altro, di non

considerare solo il proprio punto di vista ma di condividere questo con l’altro.

In questo modo, il terapeuta aiuta la diade a rivivere eventi del passato e ricreare i significati

attribuiti ad essi. Questo approccio terapeutico permette ad ogni membro di adeguarsi ai bisogni

dell’altro e di sviluppare scambi più reciproci e rispettosi.

Il terapista incoraggia ogni membro ad osservare gli effetti positivi e negativi che hanno l’uno

sull’altro. Questo approccio aiuta il terapista a sottolineare le differenti strategie di regolazione

delle emozioni di ogni membro e l’impatto che queste strategie hanno sulla comunicazione. 69

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

La risoluzione di conflitti adattivi nella relazione genitore-adolescente incoraggia una più sicura

base familiare, permettendo ai genitori di diventare una forte di supporto per gli adolescenti nello

sviluppo delle loro abilità e nella richiesta di autonomia.

Possibilità di lavorare con i video sul conflitto genitore/adolescente attraverso il modello del video

intervento che consiste nella videoregistrazione di un’interazione tra genitore e adolescente

assegnando un tema di discussione potenzialmente conflittuale.

Questo permette di lavorare con la coppia per costruire una comunicazione reciproca fondata

sulla fiducia analizzando gli stili di comunicazione.

Ciò che si va ad analizzare sono gli stili comunicativi tra genitore e adolescenti che potrebbero

evidenziare un genitore indisponibile/rifiutante oppure un genitore intrusivo o, dal lato opposto,

dipendente dall’adolescente.

L’intervento è adatto nel caso di una situazione di conflitto acceso tra genitore e adolescente o

nel caso in cui vi sia una scarsa capacità di mentalizzazione dell’adolescente.

Limiti della approccio basato sull’attaccamento

1. La relazione di attaccamento genitore-adolescente è uno dei maggiori predittori dello sviluppo

del bambino. Spesso gli studi tendono a sovrastimare questo aspetto, sottovalutando altri

possibili fattori dell’ambiente familiare, come ad esempio le caratteristiche della madre e del

figlio.

2. Meta analisi condotte nella prima infanzia hanno trovato un poco significativo effetto medio

legato all’attaccamento insicuro e ai problemi internalizzanti.

Insieme questi risultati suggeriscono che le variabili riguardo all’attaccamento infantile possano

giocare un importante ruolo nello spiegare la psicopatologia infantile e adolescenziale.

Alla luce di queste scoperte, la teoria dell’attaccamento deve servire come modello per

accrescere la sicurezza dell’attaccamento, inclusa la relazione paziente-terapeuta.

I clinici dovrebbero frenarsi nel basare il loro intero intervento solo sui principi relativi

all’attaccamento. Interventi specifici basati sull’attaccamento dovrebbero essere condotti solo

quando il clinico sospetti che questo sia collegato al problema principale dell'adolescente in

relazione al disadattamento.

Nella maggior parte dei casi, gli interventi basati sull’attaccamento dovrebbero essere usati

insieme ad altre strategie di intervento.

Lezione 17 (16 Aprile 2018)

Trauma relazionale precoce e attaccamento disorganizzato/disorientato

Il primo anno di vita è molto importante per lo stabilirsi di stili di regolazione diadica centrati sul

raggiungimento/mantenimento di emozioni positive tra bambino e caregiver e sulla regolazione

dell’arousal negativo. Il legame di attaccamento è visto come una specifica relazione emozionale

a un caregiver. I modelli operativi interni concernenti la schematizzazione della relazione di

attaccamento Sé/altro organizzano anche le emozioni:

fiducia ed aspettative positive vs negative rivolte all’altro

• utilizzo dell’altro come regolatore delle emozioni; stili di espressione/soppressione delle

• emozioni sicuro

Nell’attaccamento la madre quando è presente costituisce una base sicura per

l’esplorazione. Il bambino cerca attivamente il contatto o l’interazione dopo la separazione.

comunicazione affettiva priva di restrizione

• Espressione di emozioni positive e negative

• Capacità di utilizzare l’adulto come regolatore delle proprie emozioni (es. stress) e capacità di

• farsi controllare

È predittivo di buone capacità socio-economiche successive.

La madre nei primi mesi di vita è responsiva ai bisogni fisici ed emotivi e consente l’accessibilità

emotiva da parte del bambino.

insicuro evitante

Nell’attaccamento vi è un’esplorazione indipendente quando la madre è

presente ma senza condivisione. Il bambino mette in atto un evitamento attivo della madre dopo

la separazione e si focalizza sugli oggetti.

strategia difensiva del bambino centrata sulla minimizzazione del contatto con la madre e lo

• spostamento dell'attenzione sull’ambiente

mancata espressione degli affetti negativi

• eccessiva disattivazione delle emozioni rivolte al caregiver/non adeguata utilizzazione dell’adulto

• come regolatore delle emozioni da parte del bambino

utilizzo dell'esplorazione dell'ambiente come modalità di regolazione prevalente

• 70

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

La madre nei primi mesi di vita è non responsiva e rifiutante, e si ha una restrizione

dell'utilizzazione della disponibilità emotiva della madre.

insicuro ambivalente o resistente

Nell’attaccamento si ha un’esplorazione scarsa quando la

madre è presente e la difficoltà di separarsi da lei; inoltre, il bambino presenta una difficoltà a

calmarsi dopo essersi riunito con la madre (pianto o protesta).

strategia difensiva del bambino centrata sulla massimizzazione della relazione di attaccamento

• tramite ipervigilanza e controllo con parziale disinvestimento dell’attività esplorativa

espressione privilegiata di emozioni negative

• eccessiva attivazione delle emozioni rivolte al caregiver e dei comportamenti eteroregolatori/non

• adeguata utilizzazione dell'adulto come regolatore delle emozioni da parte del bambino,

inconsolabilità.

La madre nel primo anno di vita è non responsiva in modo imprevedibile ma non rifiutante.

La creazione di modelli di interazione Sé/altro ricorrenti e prevedibili alla base dei modelli

relazionali e di attaccamento costituiscono una prima forma di conoscenza relazionale legata alla

memoria procedurale implicita.

Infatti costituiscono dialoghi interattivi che vengono interiorizzati a livello di memoria procedurale,

costituendo così schemi rappresentativi della relazione Sé/altro funzionanti come aspettative e

guida rispetto alle successive relazioni.

Attaccamento sicuro: madre disponibile che condivide le emozioni positive e regola quelle

• negative / bambino che esprime emozioni positive e negative

Attaccamento insicuro ambivalente: madre indisponibile, non responsiva / bambino che

• massimizza le emozioni negative

Attaccamento insicuro evitante: madre che rifiuta le emozioni negative/ bambino che impara a

• non esprimerle.

Un aspetto particolarmente critico nello sviluppo è la disregolazione rispetto all’attaccamento che

è un predittore nel funzionamento di probabilità psicopatologiche esternalizzanti nell’adolescenza.

disorientato/disorganizzato

L’attaccamento nel primo anno di vita comporta una situazione in

cui il bambino non riesce ad utilizzare il genitore come fonte di protezione e conforto.

Alla presenza del genitore, durante la strange situation, il bambino mette in atto comportamenti

conflittuali o fortemente disorganizzati (cercare il contatto con il genitore voltando la faccia

dall’altra parte) o disorientati (starsene immobili, quasi “congelati” per molti secondi) comunque

non funzionali come strategia di attaccamento.

a. Disordine nelle sequenze temporali attese:

Al momento della riunione saluta il genitore affettuosamente, poi si volta, rimanendo qualche

tempo con lo sguardo sperso e stordito.

mostra rabbia alla riunione, poi si allontana furtivamente, mostrando segni di evitamento con

l'espressione del volto senza emozioni.

Mostra disagio alla separazione chiedendo ripetutamente del genitore mentre al momento

della riunione si volta via indietreggiando.

b. Messa in atto simultanea di comportamenti contraddittori (ricerca di vicinanza combinata a

evitamento):

Cerca la prossimità con il genitore in modo “obliquo”: si avvicina al genitore in modo furtivo;

va incontro al genitore con la testa voltata; lo approccia dal di dietro piuttosto che faccia a

faccia.

Si siede in braccio al genitore con affettuosità, guadando tuttavia dall'altra parte in modo

“stordito”.

c. Indici diretti di confusione e apprensione:

Congelamento di ogni movimento con espressione del viso come in trance

Dondolamenti sulle mani e le ginocchia, a seguito di un tentativo di contatto con il genitore

fallito.

Lo stato della mente della madre rispetto all’attaccamento è non risolto/disorganizzato rispetto a

lutti e traumi subiti/esperienze avverse ed emozioni negative non elaborate.

Si ha quindi da parte della madre una difficoltà a entrare in contatto e a regolare i bisogni e il

distress del bambino che si riversa in comportamenti terrorizzanti/terrorizzati nel corso

dell’interazione con il bambino.

La madre incute timore ed è eventualmente maltrattante nei confronti del bambino oppure

spaventata con esperienze traumatiche di maltrattamento e lutto. Quando è a disagio il bambino

si rivolge al genitore come fonte di consolazione, ma il genitore è anche fonte di paura o esso

stesso spaventato e questo crea in lui una sensazione di conflitto senza soluzione. 71

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

La conseguenza di questo senso di conflitto porta a breakdown delle strategie comunicative nel

bambino e non utilizzabilità dell’altro come regolatore; ricorso a modalità auto-regolatorie arcaiche

e immobilizzazione precursore di processi dissociativi.

Patrimonio per il futuro:

attaccamento sicuro: patrimonio positivo costituito da aspettative e modelli relazionali positivi

• Sè/altro, self-confidence, capacità di esprimere e regolare le emozioni

attaccamento insicuro: patrimonio indebolito, minore self-confidence, minor contatto e capacità

• di regolare le emozioni, aspettative e modelli relazionali negativi

attaccamento disorganizzato: disregolazione emotiva, non utilizzabilità del caregiver, attivazione

• nella media infanzia di strategie difensive di controllo volte a sopperire alla mancata disponibilità

emotiva dei caregiver vissuti come inaffidabili.

La distribuzione dell’attaccamento infantile in campioni non a rischio è pari a:

sicuri 62%

• evitanti 15%

• resistenti 9%

• disorganizzati 15%

In campioni ai rischio:

maggiore disorganizzazione e minore sicurezza nei bambini maltrattati 45%

• Presenza di fattori di rischio cumulativo e maggior disorganizzazione, 45%

• Depressione materna predittiva dell’attaccamento disorganizzato

• Bambini adottati maggior frequenza di disorganizzazione.

Il maltrattamento può essere inteso come fisico, sessuale, neglect ed emotivo.

Neglect (trascuratezza) fisico

non rispondere alle esigenze del bambino

• non proteggere il bambino in situazioni di rischio

Emotional maltreatment

non disponibilità emotiva/ritiro verso il bambino

• svalutazione del bambino/rifiuto/terrore

Oltre a questi fattori di rischio se ne aggiungono altri socio-economici come:

educazione materna

• reddito basso

• età adolescenziale della madre

• etnicità

• uso di droghe e alcool

• patologia mentale genitoriale

Atypical Maternal Behavior Instrument for Assessment e Classification

Sistema della codifica della comunicazione affettiva materna disturbata:

1. Errori affettivi

segnali contraddittori (es. inviti verbali al contatto associati a distanziamento fisico)

• assenza di risposta, risposte inappropriate o risposte non sintonizzate (es. non offrire

• conforto a un bambino sofferente; sorridere ad un bambino arrabbiato o che esprime

disagio)

2. Disorientamento

madre confusa o preoccupata dal bambino (es. esibisce espressioni spaventate o una voce

• tremolante, alta o tesa)

disorganizzata o disorientata rispetto al pianto (es. improvvisa perdita di affettività non

• associata all’ambiente; stati di trance)

3. Confusione dei ruoli/Inversione dei ruoli

cercare rassicurazione dal bambino

• sessualizzazione (es. parla a bassa voce, in modo intimo)

• dichiarazioni auto-referenziali (es. “Ti sono mancata?” “Ok, non vuole vedermi”)

4. Ritiro

la madre crea una distanza fisica (es. sorreggere il bambino a distanza dal proprio corpo,

• tendendo le braccia tese)

crea una distanza verbale ed emotiva (es. non saluta il bambino dopo la separazione)

• 72

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

L’ipotesi di Lyons-Ruth è quella che vi sia una trasmissione dell’attaccamento dal genitore al figlio

e quindi che la madre abbia vissuto situazioni di maltrattamento o deprivazione che portano ad

uno stato della mente non risolto/disorganizzato rispetto al lutto o al trauma.

L’autrice parla di distrupted affective comunication materna, una sorta di non protezione del

bambino, ostilità nei suoi confronti o ritiro.

Questo porta ad un pattern di attaccamento disorientato/disorganizzato nel bambino.

Trauma “nascosto”, relazionale e attaccamento disorganizzato

Non funzionamento del dialogo interattivo e verbale, con mancato riconoscimento/rifiuto di

emozioni, intenzioni, bisogni del bambino.

Formazione di aree di esperienza dissociate perché non condivise/pensate con il caregiver.

Possibile comparsa di processi dissociativi nell’adolescenza con non integrazione di parti di Sè.

Interazioni non mentalizzanti, ma anche inibizione delle capacità mentalizzanti del bambino a

fronte di genitori spaventati.

Alla base di questo attaccamento disfunzionale vi sarebbero disordini nella comunicazione come

traumi nascosti che possono condurre alla disorganizzazione e alla dissociazione.

Traiettorie dell’attaccamento disorganizzato

Nella media infanzia si hanno comportamenti di inversione dei ruoli/confusione dei ruoli nei

confronti dei genitori tramite:

strategie controllanti punitive (ostilità, umiliazione)

• Strategie controllanti di caregiving (stimolare, organizzare, suscitare il genitore)

Oppure può permanere la disorganizzazione (bambino spaventato, inconsistente, confuso).

Maggiore vulnerabilità al trauma in correlazione con una comunicazione non adeguata

persistente.

Maternal Withdrawing Profile: profilo che predice maggiormente per Lyon-Ruth un

attaccamento disorganizzato nei primi due anni e rischio patologico nell’adolescenza rispetto al

comportamento ostile/intrusivo

non intraprende interazioni

• non conforta il bambino

• risponde in modo ritardato, reticente

• respinge il bambino

• intrattiene relazioni a distanza

• mostra poca intrusività

• interagisce silenziosamente, senza parlare

Si mantiene stabile dalla prima infanzia alla media infanzia e nell’adolescenza causa spesso

confusione dei ruoli.

È un predittore più significativo del rischio patologico nell’adolescenza rispetto al comportamento

ostile/intrusivo.

Traiettorie evolutive del profilo materno ritirato

1 anno di vita ritiro materno con marcata regolazione delle emozioni/mancata azione di

scaffolding/bambino con emozionalità negativa; maggiore richiesta e ricerca di contatto del

bambino, adattiva rispetto alla minaccia di perdita/abbandono.

Aumento del ritiro materno elevato stress con effetti a livello neurofisiologico nel bambino con

difficoltà regolatorie e senso di helplessness.

A 18 mesi disorganizzazione del bambino.

Nella media infanzia i comportamenti di controlling/caregiving verso il genitore e disturbi

esternalizzanti/internalizzanti ritiro materno persistente.

Nell’adolescenza: sintomi borderline, comportamenti autolesivi, suicidarietà, dissociazione,

disregolazione emotiva.

Anche un bambino difficile e difficilmente consolabile può causare il ritiro materno, etc.

Contributo individuale all’interazione

Caratteristiche temperamentali del bambino:

consolabilità, emozionalità negativa/positiva, attenzione

Caratteristiche del genitore:

rappresentazioni materne circa le proprie relazioni di attaccamento (narrazione sicura, insicuro

• preoccupata, insicura distanziante, non risolta/disorganizzata) valutate con l’Adult Attachment

Interview. 73

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

Modalità di rappresentarsi il feto in gravidanza

• Capacità riflessiva, intesa come attribuzione al bambino di stati mentali ed emotivi, mind-

• mindedness

Responsività

Traiettorie dello sviluppo socio-emotivo:

Sensibilità vs non sensibilità e intrusività vs non intrusività materna portano al coinvolgimento o

non coinvolgimento del bambino a 3 e 6 mesi e rimangono stabili fino ai 6 e 16 anni.

Un comportamento materno ostile e con errori comunicativi a 12/18 mesi rimane stabile a 7 anni.

Attaccamento e rischio psicopatologico nella media infanzia e nell’adolescenza

attaccamento insicuro + altri fattori di rischi: problemi esternalizzanti/internalizzanti (in minor

• misura)

attaccamento insicuro disorientato/disorganizzato: problemi esternalizzanti, sintomi borderline e

• dissociativi nell’adolescenza

attaccamento sicuro: protettivo in presenza di altri fattori di rischio per lo sviluppo

• psicopatologico

Valutazione dell’attaccamento adulto

Teoria dell’attaccamento (Main)

Le esperienze di attaccamento con le figure genitoriali vengono rappresentate in modo

schematizzato dal bambino nel corso del primo anno di vita.

si costituiscono così dei modelli operativi interni di attaccamento (internal working models) che

sintetizzano la relazione di sé con l’altro nel legame di attaccamento.

Tali modelli guidano le successive esperienze relazionali.

I modelli di attaccamento sono dunque rappresentazioni oltre che sistemi comportamentali e

sono perciò indagabili mediante l’analisi del discorso.

Adult Attachment Interview

Strumento per la valutazione dell’attaccamento nell’adulto; è un’intervista semi strutturata che

include 20 domande standardizzate, la durata è di circa un’ora ma può oscillare tra 45 minuti e 1

ora e mezza ed è necessario che sia audioregistrata e trascritta parola per parola.

Il focus dell’intervista è sulla narrazione delle esperienze precoci e di attaccamento da parte del

soggetto.

L’intervista indaga gli stati mentali circa l’attaccamento dell’adulto in relazione alle proprie passate

esperienze nei confronti privilegiatamente dei propri genitori; individua così i modelli operativi

interni circa l’attaccamento dell’adulto.

Aree di indagine indagate:

relazione con entrambi i genitori descritta dall’intervistato attraverso la scelta di cinque aggettivi

• o parole che ne connotino le qualità e le caratteristiche

reazioni dell’intervistato alle proprie esperienze infantili di disagio emotivo e di malattia fisica

• unitamente alle modalità con cui i loro genitori gestivano la situazione, la loro disponibilità a

riguardo

reazioni dell’intervistato alle prime separazioni dei genitori, la disponibilità dei genitori al riguardo

• consapevolezza dell’influenza delle passate esperienze di attaccamento sullo sviluppo della

• propria personalità e valutazione di che cosa è stato trasmesso dai propri genitori

consapevolezza delle ragioni per le quali i propri genitori avevano adottato quei particolari stili di

• allevamento e di cura

esperienze di lutto infantili e in età adulta di persone significative

• esperienze di abuso fisico e sessuale in età infantile e in età adulta

• cambiamenti nella propria relazione con i genitori dall’infanzia alla condizione attuale

• descrizione della relazione attuale con i propri genitori

• vissuti a fronte di eventuali separazioni dal proprio figlio reale o immaginato

• desideri relativi alle futuri realizzazioni del figlio reale o immaginato

Modalità di codifica dell’intervista

Scale relative all’esperienza con i genitori da 1 a 9 punti:

Amorevolezza

• Valuta il sostegno emotivo e la disponibilità del genitore soprattutto nei momenti critici. Il

racconto di loving deve essere supportato da episodi specifici e non generali.

Indicatori: ricordi di:

‣ affetto, conforto, contatto fisico 74

Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto

‣ essersi rivolti al genitore quando si era turbati

‣ cure particolarmente affettuose quando si stava male

‣ aver fatto qualcosa di negativo per cui temeva di essere puniti e aver ricevuto invece

comprensione o perdono

Rifiuto

• Valuta il grado in cui il genitore era rifiutante verso i segnali di attaccamento del bambino. Il

rifiuto deve essere riferito ai segnali di attaccamento.

Indicatori diretti:

‣ il bambino è in difficoltà e il genitore ridicolizza e il genitore ridicolizza le richieste del

bambino qualcosa che mira a svalutare il bambino e il suo bisogno

‣ Il genitore minaccia di abbandonare il bambino

‣ Il genitore fa favoritismi verso un fratello

‣ Il genitore non accoglie i segnali in momenti di disagio

Segnali indiretti di rifiuto:

‣ pervasiva mancanza di loving

‣ evitamento della descrizione della relazione con i genitori

Coinvolgimento con inversione dei ruoli

• Valuta la richiesta di attenzione da parte del genitore nei confronti del figlio. Il genitore richiede

cure o la presenza del figlio come necessaria per il proprio benessere.

Indicatori

‣ prendersi cura del figlio è troppo per i genitori

‣ il bambino si comporta come un genitore

‣ il bambino sente di dover continuamente compiacere il genitore

‣ il bambino è continuamente preoccupato di poter ferire il genitore

Pressing per la riuscita (scolastica, sportiva, etc)

• Valuta la pressione che viene fatta al bambino nel raggiungimento di traguardi scolastici, sportivi

etc.

Indicatori

‣ l’intervistato racconta di essere sempre stato in ansia per la reazione dei genitori al

rendimento scolastico

‣ il genitore incoraggia il bambino a vincere premi, medaglie etc.

‣ l’eccellenza sul piano cognitivo è sottolineata eccessivamente

‣ al bambino è chiesto precocemente di svolgere lavori da adulto

Trascuratezza

• Valuta il comportamento del genitore che pur essendo presente non dà ascolto al bambino

(inaccessibilità psicologica). La trascuratezza si segna quando il genitore è presente fisicamente

ma non emotivamente disponibile.

Indicatori

Anche se il genitore è presente a casa:

è preso dalle proprie preoccupazioni lavorative o familiari

‣ troppo dedito ad impegni sociali

‣ troppo assorbito dal proprio disagio psichico

Scale relative agli state of mind relativi ai genitori

Idealizzazione

• Valuta la discrepanza tra la rappresentazione generale della relazione (livello semantico) e i

ricordi a sostegno di questa rappresentazione (memoria episodica).

Focus su 5 aggettivi e al modo in cui il soggetto sostiene con i ricordi

ricordi contraddittori o assenza di ricordo

‣ differenza tra idealizzazione e tendenza all’esagerazione

‣ considerare le risposte sul rifiuto, l’influenza sulla personalità, gli ostacoli nello sviluppo

Rabbia ancora coinvolgente

• Indica uno stato di preoccupazione e di rabbia ancora attuale nel quale il soggetto è assorbito:

“run-sentences”, frasi lunghe che contengono numerose offese e accuse nei confronti del

‣ genitore nel passato e/o nel presente

citazioni dirette di scambi verbali tra il soggetto e il genitore nel presente o del passato ma

‣ riferite come attuali

espressioni linguistiche grammaticalmente confuse

‣ tentativi diretti o indiretti di ottenere l’accordo dell’intervistatore

‣ rivolgersi al genitore come se fosse presente

‣ 75


PAGINE

144

PESO

1.33 MB

AUTORE

Giu1603

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giu1603 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Compiti evolutivi e clinica dell'adolescente e del giovane adulto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Lancini Matteo.

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