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in Parole relative a dipendenza

indipendenza

risposta 2,3 Parole relative a

2,2 indipendenza

dipendenza

di 2,1

Tempi 2

1,9

1,8 Indipendenza Dipendenza Aschematici

Fonte: Markus, 1977

I tratti su cui si è schematici sono quelli che con maggiore probabilità guidano il giudizio sociale.

Ad esempio, incontrando una nuova persona le domande che con maggiore probabilità verranno poste sono

volte a individuare dove si collochi lungo la dimensione su cui siamo schematici (Fong & Markus, 1984).

Una persona estroversa cercherà di capire se l’interlocutore è estroverso.

Il sé come conoscenza estesa e complessa

Il sé è una rappresentazione complessa che, col variare delle situazioni presenta delle sue componenti

cronicamente accessibili, sempre al lavoro e altre che diventano attive in funzione del contesto.

5. Schemi di sé e schemi di altri

Gli schemi di sé servono anche a ricordare le informazioni rilevanti che ad essi si riferiscono: questo

fenomeno da origine a degli effetti a catena, dato che ricordare in maggior quantità le informazioni che

caratterizzano lo schema di sé, porta a organizzare la propria condotta sintonizzandola su tratti e attributi più

ricordati, e quindi a trovare una conferma delle proprie aspettative.

L’informazione che riguarda il sé risulta più accessibile di quella che riguarda altre persone.

Sembra che le persone abbiano maggior facilità nell’utilizzare il codice verbale quando devono

rappresentare se stessi in memoria (Lord, 1980), quando invece devono rappresentare gli altri usano il

codice visuale.

La conoscenza di sé rispetto a quella elaborata a proposito delle altre persone riguarda le risonanze affettive

che essa contiene (Greenwald e Pratkannis, 1984).

In conclusione gli schemi di sé producono rappresentazioni familiari, cariche affettivamente, complesse,

difficili da modificare e prevalentemente basate sul codice verbale. Le rappresentazione degli altri sono

meno accessibili in memoria, meno connotate affettivamente, più di sémplici e prevalentemente codificate in

forma di immagine.

6. Schemi ed expertise

Normalmente i soggetti impiegano poco tempo per emettere giudizi che riguardano aspetti rilevanti e

coerenti con lo schema di sé (Markus 1977). Ci sono però circostanze in cui i giudizi rilevanti impiegano un

tempo più lungo (Markus, Hamill e Sentis, 1979)

Si tratta di un fenomeno già descritto: una persona definita “esperta” in un particolare dominio è in grado di

impiegare con efficienza lo schema corrispondente e giungere rapidamente ad emettere un giudizio. 31

Se però il compito riguarda un nuovo attributo e richiede di integrare i vecchi esemplari secondo modalità

nuove (cambiamenti), allora ci sarà una modalità di ricerca delle connessioni più dispendiosa in termini di

tempo e di risorse cognitive coinvolte.

7. I sé possibili e le discrepanze che possono manifestarsi..

A quale ideale fanno riferimento gli individui quando valutano la rappresentazione di sé.

Higgins (1989) ipotizza che si confrontino con tre parametri.

Il primo fa riferimento al “Sè effettivo”, ossia il modo in cui si percepiscano effettivamente essere.

Il secondo fa riferimento al “Sè ideale”, ossia il modo in cui immaginano di poter essere in una condizione di

perfetta realizzazione degli ideale esistenziali.

Il terzo fa riferimento al “Sè imperativo”, ossia il modo in cui immaginano di dover essere, per corrispondere

alle aspettative che verso di loro gli altri socialmente significativi avanzano.

Higgins sostiene che l’incoerenza che viene a prodursi tra sé effettivo e sé ideale o imperativo da luogo a

situazioni particolarmente coinvolgenti dal punto di vista emotivo.

Recentemente Higgins (1996) ha esteso il proprio modello teorico inserendo anche le prospettive temporali

proiettate verso il futuro: in questo caso la discrepanza che l’individuo sperimenta rispetto al sé ideale viene

valutata a seconda che egli ritenga oppure no di poterla risolvere.

Da slide Prof. Mosso:

I SÉ POSSIBILI

Definizione: Concezioni di sé di cui si immagina la realizzazione nel futuro: aspirazioni, desideri e minacce.

Sono un’importante componente che permette di perseverare per il raggiungimento di obiettivi (Ruvolo &

Markus, 1991).

Immaginare un futuro coronato da successo o contraddistinto da insuccesso influenza lo sforzo che viene

messo nello svolgere le proprie attività.

IL MODELLO DEL COMPLETAMENTO SIMBOLICO (Wicklund & Gollwitzer, 1982).

Se una persona che abbia scelto di realizzare, anche se in termini potenziali un’importante identità e sia

determinata nel voler acquisire quest’identità, se non ne possiede ancora il simbolo, sarà motivata a

ostentare simboli sostitutivi.

Esempio dall’osservazione di boy-scout è emerso che tanto più bassa è la posizione nella gerarchia tanto

maggiore è il ricorso ai simbolismi tipici dei boy-scout.

Da slide Prof. Mosso:

AUTOREGOLAZIONE = modi in cui le persone controllano e guidano le proprie azioni, emozioni e pensieri.

Tra le fonti d’influenza è rilevante il contenuto del SÉ OPERANTE

Comportamenti di approccio e di evitamento

Gli effetti prodotti da incongruenze negli schemi di sé

Studio di Higgins, Klein e Strauman (1985)

Procedura:

Scegliere gli aggettivi maggiormente descrittivi del sé effettivo, del sé imperativo e del sé ideale

- Verifica del grado di sovrapposizione tra i vari aspetti del sé e, soprattutto, individuazione degli

- attributi opposti dati a due diversi aspetti del sé (e.g., “ordinato” sé ideale, “disordinato” sé effettivo)

Calcolo di un indice di incongruenza tra gli aspetti del sé

-

A distanza di un mese rilevazione del livello di depressione e del livello di ansia

Risultati:

Le discrepanze tra sé effettivo e sé ideale correlavano con punteggi sulle scale di depressione

- Le discrepanze tra sé effettivo e sé imperativo correlavano con il livello di ansia

- 32

8. il grado di coerenza e complessità del concetto di sé: la valutazione delle proprie

emozioni

Gli individui elaborano rappresentazioni di sé che si differenziano per il grado di coerenza e di complessità.

Alcuni pensano a se stessi impiegando una o due fondamentali dimensioni, altri impiegano una gamma

ampia di attributi.

Tali differenze emergono dall’insieme di ruoli che l’individuo incarna nella sua vita di relazione:

* prospettiva di vita lineare e circoscritta complessità del concetto di sé limitata

* prospettiva di pluralità di scenari sociali concetto di sé articolato e complesso.

Il grado di complessità del concetto di sé produce delle conseguenze sul modo in cui l’individuo affronta in

termini emotivi le situazioni di cambiamento.

Se una persona deve affrontare una situazione di crisi che investe l’attività o il ruolo in cui si esaurisce lo

schema di sé elaborato, il grado di sconforto e di preoccupazione è molto più forte e coinvolgente di quello

che potrebbe verificarsi se quella persona potesse compensare la nuova situazione di carenza con altri

aspetti della propria esperienza sociale e professionale

Da slide Prof. Mosso:

LA COMPLESSITÀ DEL SÉ

L’avere un sé articolato su molteplici dimensioni rende meno vulnerabili

Esperimento di Linville (1985)

Procedura

- Tratti personalità da raggruppare sulla base dei differenti aspetti del sè

- Calcolo numero di sottogruppi = indice complessità

- Veniva poi eseguito un compito di ragionamento rispetto al quale si dava un feedback positivo oppure

negativo

9. Il sé in azione: i meccanismi di controllo sulla condotta..

L’individuo nella complessa interazione con l’ambiente che lo circonda, è costantemente alle prese con la

valutazione dell’efficacia del proprio comportamento; effettuare una scelta, individuare obiettivi da

raggiungere, progettare il corso di un’azione, si traduce anche nella valutazione dei risultati ottenuti e

nell’impostazione di eventuali modificazioni da apportare alla condotta.

Il concetto di autoregolazione cioè quella caratteristica del comportamento che lo rende diretto a uno scopo

e capace di modificare la propria direzione sulla base di meccanismi di correzione.

L’autoregolazione si realizza in una serie di fasi:

• Viene individuato un obiettivo al cui raggiungimento destinare la pianificazione della condotta.

• Successivamente si passa all’attivazione dei meccanismi cognitivi che guidano il comportamento

diretto allo scopo.

• Infine viene realizzato un monitoraggio delle azioni portate a termine, per verificare in che misura

la loro realizzato ha consentito il raggiungimento dello scopo.

Una delle prime fasi in cui si articolano i processi di autoregolazione riguarda la scelta che l’individuo compie

nel direzionare la propria attenzione o verso l’interno o verso l’ambiente: se prevale la prima alternativa

l’individuo diventa consapevole di sé come se si trattasse di un oggetto (il sé diventa me, ossia un oggetto

di conoscenza per ritornare alla fondamentale distinzione operata da James). In tale circostanza il sé

diventa il fuoco dell’attenzione e tale operazione produce delle conseguenze importanti sugli aspetti

motivazionali e sulla valutazione della condotta sociale.

Spesso gli individui si trovano in situazioni in cui sono in grado di mettere in luce particolari competenze. Se

essi direzionano l’attenzione verso quegli aspetti che li rendono competenti e pronti a gestire la situazione,

allora questa focalizzazione sul sé ha un effetto positivo sulla motivazione

E sul livello di prestazione (Wicklund 1986). Al contrario, quando le persone avvertono di non avere le

competenze necessarie per tenere fronte alla situazione, esse realizzano un più statico spostamento verso

l’ambiente evitando di pensare l modo in cui potrebbero agire in maniera efficace.

Wicklund e Frey, in una rassegna sull’argomento, hanno messo in luce che le persone che maturano

l’autoconsapevolezza oggettiva, avendo come punto di riferimento esplicito l’immagine di sé che si confronta

con gli standard morali, generalmente si comporta in maniera più onesta, sono maggiormente disponibili nei

confronti degli altri , meno punitivi e più pronti ad impegnarsi. 33

Da slide Prof. Mosso:

L’AUTOEFFICACIA E IL CONTROLLO PERSONALE

Le credenze relative all’autoefficacia fanno riferimento alle aspettative specifiche in riferimento alle

- nostre capacità di svolgere compiti specifici (Bandura, 2006)

Le persone inoltre sono dotate di un senso di controllo genenrale o dominio che consente loro di fare

- programmi, affrontare gli ostacoli o perseguire attività collegate all’autoregolazione.

Teoria cibernetica dell’attenzione rivolta al sé

e dell’autoregolazione (da Carver)

autoregolazione

Focalizzazione su di sé

Tentativo di

ridurre la discrepanza Completamento di

NO

Difficoltà? un’efficace riduzione

della discrepanza

SI

Interruzione e valutazione delle

aspettative relative agli esiti

NO

fiducioso

SI

Interruzione del tentativo

È possibile

SI

Allontanamento NO Distacco mentale

una rinuncia

attraverso il manifesta?

comportamento Motivazione e autoregolazione

• Il bisogno di accuratezza

• Il bisogno di coerenza

• Il bisogno di miglioramento

• L’autoaccrescimento

• L’affermazione del Sé

• Il mantenimento dell’autovalutazione

• Teoria della gestione del terrore 34

Il modello di mantenimento del giudizio di sé

(da Tesser, 1988)

COMPORTAMENTO EMOZIONALE

EMOZIONE

Attivazione

fisiologica AGGIUSTAMENTO

CONDIZIONI COMPORTAMENTALE

PROCESSI DI

ANTECEDENTI Rilevanza

MANTENIMENTO

Rilevanza Risultati conseguiti

DEL GIUDIZIO DI SE’

Risultati conseguiti Legame personale

Rispecchiamento

Legame personale confronto

MINACCE NON COLLEGATE

Dimensioni del sé implicate nelle

diverse componenti del processo

di autoregolazione

Definizione-selezione Definizione dei Osservazione

degli scopi piani strategici valutazione

• Sé operativi • Schemi di sé • Consapevolezza

• Sé possibili • Discrepanze tra • Confronto con

• Presentazione le dimensioni del gli standard

• Espressione del sé sé interni/esterni

Fonte: Mancini (2001)

Il sé e il comportamento: il desiderio di appartenenza

L’AUTOPRESENTAZIONE …

ha lo scopo di mantenere e salvaguardare la “faccia sociale”;

• … incrementa il benessere soggettivo.

• … si adatta al contesto (scopi personali, destinatario, situazione e contesto collettivo)

10. Il ruolo della motivazione nella regolazione della condotta.

Il primo processo preso in esame che riconduce al desiderio di stimare con accuratezza le proprie abilità,

guida le persone ad acquisire conoscenze più complete, precise e diagnostiche a proposito del sé e delle

proprie prestazioni. Si tratta di quello che Trope (1979), chiama bisogno di accuratezza e che motiva gli

individui a cercare indici che consentano loro di avere una buona capacità previsionale circa le loro

prestazioni future e quindi di esercitare un efficace controllo. 35

Un forte bisogno che motiva costantemente gli individui nei processi di regolazione della loro condotta è

quello che gli psicologi chiamano autoaccrescimento, ossia il bisogno di elaborare sentimenti positivi

rispetto a sé e di salvaguardare, proteggere e aumentare la propria autostima.

Un ultimo motivo che guida gli individui nella regolazione della propria condotta è quello che tende a

realizzare un bisogno di coerenza nelle impressioni che essi veicolano a se stessi (Swann e Ely 1984).

11. L’autostima: dalle ambiguità dell’autodescrizione alla proposta dello IAT.

Nelle pagine iniziali presentando le tematiche del sé è stato citato il contributo pionieristico di James : tra i

vari aspetti concettuali legati alla psicologia del sé, dobbiamo a questo autore la definizione di autostima,

quale sentimento che l’individuo matura a proposito di sé, nel momento in cui confronta il sé effettivo con il

sé ideale.

Molto degli strumenti d’indagine elaborati per cogliere gli elementi fondamentali degli esiti di questo

confronto sono basati su misure dell’autovalutazione che i partecipanti propongono, quando valutano se

stessi e le proprie prestazioni.

Gli strumenti utilizzati hanno dimostrato di essere eccessivamente palesi nell’individuare il costrutto

ipotizzato e quindi tali da provocare risposte non sempre frutto di un onesta valutazione della proprie

caratteristiche.

L’ambiguità ottenuta con gli strumenti tradizionali fa emergere i risultati contradditori sugli studi fatti sulla

relazione tra misure dell’autostima e reazioni dei partecipanti a feedback negativi.

James aveva a suo tempo previsto che una persona caratterizzata da una genuina alta autostima avrebbe

dovuto sopportare senza troppe preoccupazioni un feedback di tipo negativo.

Risultati non chiari si sono avuti confrontando i punteggi di autostima ottenuti in contesti situazionali in cui

diverse erano le pressioni all’impiego di strategie di autopresentazione.

Tutte queste considerazioni hanno recentemente suggerito l’impiego di tecniche indirette per la rilevazione

dell’autostima, analogamente a quanto si è proposto nel settore degli atteggiamenti .

Un interessante contributo metodologico che ha suscitato notevole interesse tra gli studiosi è

“il test di associazione implicita” (Implicit Association Test, IAT), proposto da Greenwald e dal suo gruppo.

Da slide Prof. Mosso:

TEORIA DELL’AUTOCONSAPEVOLEZZA (Duval e Wicklund, 1972)

Quando l’attenzione è rivolta su di sé e il sé può diventare l’oggetto dei propri pensieri …

… il sé attuale si confronta con degli standard interni

Due conseguenze:

1) Quando i valori del sé diventano salienti è più probabile comportarsi in accordo con le norme sociali

condivise

Es: la presenza di uno specchio rendeva meno probabili i “furti” (Beaman et al., 1979)

2) Accentuazione possibili disagi legati a discrepanze nelle rappresentazioni di sé.

- L’autoconsapevolezza può essere ridotta attraverso l’assunzione di sostanze (alcool, droghe, etc)

Es: Persone con un alto livello di autoconsapevolezza bevono più alcolici dopo un fallimento (Hull e Young,

1983)

- Relazione tra autoconsapevolezza nei cantanti e l’uso di sostanze 36

Scala di automonitoraggio

Indicare VERO o FALSO per ciascuna di queste affermazioni:

1. Trovo difficile imitare il comportamento delle altre persone

2. Penso di metter su uno spettacolo per impressionare o intrattenere le persone

3. Probabilmente sarei un ottimo attore

4. A molte do agli altri l’impressione di provare emozioni più profonde di quanto non sia in realtà

5. In un gruppo di persone raramente sono al centro dell’attenzione

6. In situazioni diverse e con persone diverse, spesso agisco come se fossi una persona molto diversa

7. Posso sostenere solo le idee di cui sono già convinto

8. Per andare d’accordo ed essere apprezzato, tendo ad essere più di ogni altra cosa, quel che le

persone si aspettano che io sia.

9. Posso ingannare le persone mostrandomi amichevole mentre in realtà le detesto

10. Non sempre sono la persona che appaio essere

D: 1,5,7 calcolate 1 punto per ogni risposta Falso. Per le restanti calcolate 1 punto per le risposte Vero.

Sommate i punteggi se avete ottenuto >7 probabilmente siete una persona ad alto livello di

automonitoraggio, viceversa se avete ottenuto <3 probabilmente siete una persona a basso livello di

automonitoraggio Il sé quale punto di riferimento

Il riferimento al sé

- Profondità dell’elaborazione

- Teoria della simulazione

La proiezione sociale

• 37

12. Come funziona lo IAT e come può essere impiegato quale misura indiretta

dell’autostima

Secondo la psicologia cognitiva i modelli utilizzati per rappresentare le conoscenze sono complesse strutture

reticolari di concetti (nodi) connessi uno all’altro nella memoria per mezzo di legami che possono risultare

forti o deboli a seconda della loro vicinanza semantica.

Tali modelli presentano 2 fenomeni particolarmente interessanti:

1. Attivazione di tipo automatico: valutazioni di piacere, giudizi di preferenza, significato delle parole non

necessitano di strategie di scelta consapevoli.

2. Diffondersi degli effetti in partenza da un nodo concettuale: un nodo concettuale attivato in memoria

favorisce l’elaborazione delle informazioni collegate semanticamente e quindi se richiamo alla mente un

concetto, le parole ad esso collegate secondo il modello mentale a disposizione, scaturiranno con

maggiore facilità rispetto a quelle non collegate (vedi esperimento Fazio, Jackson, Dunton e Williams –

1995 con volti di persone bianche e di colore).

L’attivazione di tipo automatico ed il principio di diffusione da un nodo centrale sono stati il punto di partenza

per lo sviluppo di un paradigma sperimentale chiamato IAT (Greenwald, McGhee e Schwartz - 1998) che

serve a misurare le associazioni di tipo automatico che gli individui realizzano tra concetti e attributi. Si tratta

di far apparire sullo schermo di un computer associazioni di parole e di chiedere al soggetto di dare una sua

opinione a riguardo premendo dei tasti. Quando vengono visualizzate combinazioni negative riguardo la

percezione di sé, se i tempi di risposta saranno più elevati rispetto a quelli positivi allora si può dedurre che il

soggetto abbia un elevato livello di autostima mentre i risultati saranno opposti in presenza di soggetti con

bassa autostima. 38

Capitolo sesto - Gli atteggiamenti

1. Le origini del concetto di atteggiamento: il contributo di Thurstone

Thurstone – 1929: misurazione degli atteggiamenti con metodo intervalli apparentemente uguali.

3 aspetti fondamentali:

a) Natura del costrutto di atteggiamento: stato psichico complesso inferibile a partire dalle risposte

soggettive inerenti gli atteggiamenti.

b) Natura del continuum sul quale disporre le posizioni di atteggiamento: in base a dei fattori variabili è

possibile misurare il livello di positività o di negatività di un atteggiamento.

c) Corrispondenza tra collocazione soggettiva e risposte manifeste: partendo dalle risposte dei questionari

manifestanti a riguardo degli atteggiamenti credenze e pensieri maturati, sentimenti e stati affettivi

generati, intenzioni future comportamentali si misura il tipo di atteggiamento dei soggetti.

Problemi:

Difficoltà di interpretazione dei questionari,

Interferenze dovute all’effetto di desiderabilità sociale,

Mancanza di un quadro teorico di riferimento.

Scarso interesse (anni ’30 e ’40) del comportamentismo (corrente più importante) verso l’argomento.

2. L’atteggiamento come costrutto complesso: Allport

Allport – 1935: definisce l’atteggiamento quale stato di prontezza che esercita una influenza dinamica nei

confronti delle risposte che gli individui stanno per emettere.

Viene colta una caratteristica fondamentale dell’atteggiamento: l’articolarsi in componenti: l’atteggiamento

viene concepito come un costrutto basato sulle strutture di organizzazione delle credenze e dei processi ad

esse collegati.

Vengono presi in esame tutti i possibili atteggiamenti dai momentanei stati d’animo ai set di tipo motorio (p.e.

velocista che aspetta il via) Non compatibile ed applicabile nel contesto del continuum di Thurstone.

3. Gli atteggiamenti e gli studi sulla persuasione: Hovland

Hovland – 1957: studi sul processo persuasivo indagando sull’efficacia della modificazione del

comportamento. L’atteggiamento veniva misurato prima e dopo la somministrazione del messaggio: si

poteva inferire il grado di favore o sfavore a riguardo del messaggio percepito, ma nulla poteva essere

compreso in merito alle strutture ed ai meccanismi che avevano prodotto tale atteggiamento.

(1949) – studi degli effetti della comunicazione televisiva sull’audience (percezione del noioso e

dell’interessante) e nel campo della politica studi sulle risposte comportamentali in situazioni di aumento

della tensione emotiva attaccando o difendendo le posizioni dei soggetti.

4. Alla ricerca delle variabili intervenienti: Asch

Asch – 1952: dimostrò che l’accettazione del contenuto di un messaggio dipende dall’interpretazione

effettuata dal soggetto. Da un punto di vista del comportamentismo si sarebbe potuto dire che l’effetto fosse

dovuto per una reazione emotiva “condizionata”, ma Asch mise in luce che fondamentale era la figura del

portatore del messaggio: una bella differenza di effetto se un frase viene fatta credere di Jefferson o di

Lenin! L’audience interpreta i contenuti dei messaggi percepiti aumentando o diminuendo la salienza delle 39

parole (ribellione può diventare semplicemente agitazione oppure nella più temibile rivoluzione). La stima

dell’oratore è fondamentale per la valutazione del messaggio.

5. Il bisogno di coerenza: Festinger

Festinger – 1957: pubblica la “Teoria della dissonanza cognitiva”: in una decisione presa, gli aspetti positivi

dell’alternativa rifiutata mettono in crisi il soggetto rappresentando una dissonanza cognitiva (la

contraddizione di aver anche rifiutato i vantaggi proposti dalla soluzione scartata) che crea disagio.

L’individuo si sforza quindi di ripristinare l’equilibrio con il razionalizzare, l’evitare le informazioni

potenzialmente dissonanti, il ricercare sostegni argomentativi alla decisione presa… (modello di uomo come

ricercatore di consistenza).

6. Verso un’interpretazione “cognitiva” della dissonanza

Il ruolo della motivazione può quindi produrre cambiamenti nel sistema delle credenze possedute

dall’individuo al fine di adeguarle coerentemente al proprio comportamento. Nell’ambito della cognizione

sociale si attua una costante selezione che si articola in:

a) Esposizione selettiva: ricercare informazioni coerenti con le proprie credenze. L’ambiente e le attività di

vita di cui l’individuo si circonda favoriscono questa attività;

b) Attenzione selettiva: prendere in carico le informazioni coerenti trovate ovvero preferire la

considerazione delle informazioni coerenti e di rifiutare sistematicamente le informazioni dissonanti;

c) Interpretazione selettiva: dare un’accezione coerente alle informazioni che risultano ambigue ossia

distorcere o discreditare a vantaggio delle proprie credenze le informazioni che possono mettere in

dubbio le nostre convinzioni. In questa fase agiscono soprattutto i propri modelli schematici e le loro

relative interpretazioni secondo una direzione dall’alto verso il basso cioè concettualmente guidate.

7. L’atteggiamento e i processi di elaborazione dei messaggi

Mc-Guire 1969: ipotizzò che il meccanismo della persuasione dipendesse da un processo sequenziale delle

fasi:

1. Esposizione: dare il messaggio

2. Attenzione: fargli dare attenzione

3. Comprensione: renderlo ben comprensibile

4. Accettazione delle conclusioni: renderlo convincente

5. Ritenzione del nuovo atteggiamento: renderlo facilmente memorizzabile

6. Traduzione dell’atteggiamento in comportamento: facilitare la messa in atto del comportamento.

Identifica esposizione-attenzione-comprensione del messaggio come determinati da fattori contingenti il

momento della ricezione mentre accettazione-manifestazione del nuovo atteggiamento come determinati

dalla traduzione del messaggio secondo fattori interni di disposizione del soggetto

8. I percorsi della persuasione: i modelli a due vie

Greenwald – 1968: Considerato che per le fasi di persuasione è fondamentale una partecipazione attiva da

parte dell’audience, Greenwald analizza le condizioni in cui si manifesta questo fenomeno:

1) Far riflettere in maniera positiva e neutralizzare i pensieri negativi;

2) Conoscere approfonditamente il destinatario: stesso linguaggio, metafore, immagini…

La persuasione era tanto più efficace nel modificare un atteggiamento quanto più i canali di comunicazione

rispettavano i modi e le strutture dei processi di pensiero del ricevente.

Si svilupparono in seguito 2 ulteriori modelli: 40

A. modello euristico vs. sistematico (Chaiken – 1980)

1) analisi sistematica del messaggio:

avviene solamente in presenza di uno sforzo cognitivo da parte del ricevente nel valutare in maniera ampia e

ponderata le informazioni contenute in un messaggio valutandone i pro e i contro.

questo sforzo cognitivo che l'analisi sistematica delle informazioni riguardanti il mittente il suo contesto e il

messaggio trasmesso e' possibile solo nei casi di forte motivazione dipendente da:

- la rilevanza che il messaggio e il mittente assumono rispetto agli obbiettivi e alle necessità del ricevente

- l'importanza che assume il giudizio de destinatario e l' importanza delle conseguenze del suo giudizio

nell'ambiente sociale

- la discordanza tra la propria interpretazione e quella che si conosce essere la interpretazione più comune

della maggioranza delle persone

(genera una riflessione sulla propria valutazione e se essa corrisponde a una valida maniera di interpretare il

messaggio, se tutti gli altri, invece, interpretano in maniera diversa)

L' analisi sistematica del messaggio e' un processo controllato guidato dai dati, bottom-up

2) analisi euristica del messaggio:

nel caso invece di bassa motivazione ad attivare le risorse cognitive, si procede secondo analisi euristiche

che implicano la categorizzazione,uso di schemi stereotipanti e attivazione di processi automatici guidati da

concetti, top dow

Nel caso di analisi euristica del messaggio si fa ricorso a semplici schemi che derivano da regole sociali

apprese e interiorizzate tanto da essere automaticamente applicabili

Ad esempio: la figura di esperto del settore o anche il semplice aspetto rassicurante implicano

automaticamente una maggior fiducia nella validità delle affermazioni contenute nel messaggio.

Le persone sono attente se sono:

- sufficientemente motivate per farlo;

- hanno le capacità

modalità sistematica: si ottengono pensieri più rilevanti, precisi e duraturi.

Problema: difficile creare questa condizione perché solitamente le persone pensano rapidamente,

impegnando al minimo le proprie risorse cognitive, utilizzando gli schemi mentali (modalità di tipo euristico):

- dare fiducia alle persone che appaiono esperte su di un argomento

– le argomentazioni più estese sono le più solide

– le persone con aspetto rassicurante propongono argomentazioni convincenti

B. modello di probabilità di elaborazione dell’informazione - ELM (Petty e Cacioppo - 1981):

La motivazione e l’abilità determinano il tipo di elaborazione cognitiva del messaggio:

1) modalità centrale (elevata motivazione e abilità):

elaborazione attenta e razionale dei contenuti del messaggio vengono colti i lati qualitativi del messaggio,

quelli cruciali, mentre vengono trascurati gli aspetti d’importanza periferica. Non importa molto il prestigio

della fonte.

2) modalità periferica (bassa motivazione e/o abilità):

scarsa attenzione, superficiale e non analitica, solo il senso generale viene colto e vengono colti gli aspetti

che secondo gli schemi mentali attribuiscono salienza al messaggio: per esempio, il prestigio della fonte

(expertise).

La motivazione riguarda la salienza del messaggio rispetto agli obbiettivi e necessità del soggetto che

permettono o meno un suo grado specifico di coinvolgimento.

L'abilita' riguarda la capacità del soggetto di disporre sia per fattori interni disposizionali sia per fattori esterni

ambientali di una specifica quantità e qualità di risorse cognitive nell'analisi lungo il percorso centrale.

Esperimento su studenti universitari:

- due fonti di un messaggio: una attendibile (expertise) e una poco attendibile

- due tipi di argomentazioni: una forte e una debole 41

- due tipi di situazione motivazionale da parte degli studenti universitari: una motivante i loro

obbiettivi e una non motivante i loro obiettivi

si crearono cosi 8 diverse combinazioni:

Quanto si evidenziava era che in presenza di motivazione da parte degli studenti veniva analizzata la forza

dell'argomentazione indipendentemente dal grado di attendibilita' della fonte, mentre invece nel caso di

bassa motivazione degli studenti si aveva una analisi piu' superficiale dell'argomento proposto e la

conoscenza dell'attendibilita' della fonte era gia' una condizione sufficiente (attivata in maniera automatica)

ad accettare la persuasione e la modifica dell'atteggiamento.

Shiffrin e Dumais – 1981: la mente agisce secondo due modalità:

1. Processi automatici: in presenza di particolari stimoli, si attivano dei processi cognitivi relativi. Ciò non

implica nessuno sforzo cognitivo da parte del soggetto e sono ineluttabili.

2. Processi controllati: richiedono una partecipazione attiva del soggetto che si deve impegnare per

recuperare le informazioni dalla memoria.

9. Accessibilità dell’atteggiamento

Fazio – 1986: l’accessibilità dell’atteggiamento è cruciale per la messa in atto del comportamento: quanto

più l’atteggiamento è accessibile facilmente e velocemente dalla memoria, tanto più esercita un’influenza sui

processi cognitivi dell’individuo e i comportamenti che ne derivano.

Un atteggiamento cronico ossia facilmente accessibile per uno suo maggiore uso (frequency) o per la sua

precedente utilizzazione (recency) e' maggiormente predisposto ad essere attivato nel caso di presentazione

di un nuovo stimolo ad esso similare e riconducibile.

Riprendendo il paradigma di Shiffrin e Dumais, un atteggiamento può essere adottato in maniera

automatica o controllata.

Sulla base del criterio dell’accessibilità è possibile concepire un continuum degli atteggiamenti disponibili: se

l’associazione è debole l’atteggiamento per essere recuperato richiede un processo controllato ed uno

sforzo mentale, mentre se l’associazione è forte entra spontaneamente in azione un processo automatico.

Gli atteggiamenti maggiormente accessibili hanno la massima probabilità di influenzare i giudizi, le scelte ed

i comportamenti degli individui dando origine a discrepanze fra ciò che la gente dice a proposito dei loro

atteggiamenti posseduti ed il loro effettivo comportamento.

10. Verifiche empiriche del modello di Fazio

La semplice visione di un oggetto sociale è sufficiente per far emergere il proprio atteggiamento positivo o

negativo per mezzo di processi automatici.

Per atteggiamento s’intende quella particolare associazione legata ad un oggetto sociale che attiva

valutazioni positive o negative.

Similmente per quanto avviene nel paradigma del prime semantico, il fenomeno denominato prime affettivo

descrive l’atteggiamento positivo o negativo nei confronti di un oggetto sociale. Viene misurata l’influenza di

uno stimolo prime sull’elaborazione di uno stimolo immediatamente successivo detto target: se il prime ha

una valenza congruente rispetto alla parola target i tempi di risposta saranno più rapidi, mentre risulteranno

più lunghi in condizioni d’incongruenza fra prime e target (esempio: terremoto – vomito veloce;

arcobaleno – vomito lungo).

Usando come prime i volti di persone di colore o di persone bianche con il target di aggettivi positivi è stato

possibile dimostrare l’avversione dei bianchi nei confronti delle persone di colore anche se inconsapevole.

Gli individui non possono fare a meno di valutare gli stimoli che incontrano ovvero emergono dagli schemi

spontaneamente attributi di giudizio che permettono di attivare con estrema rapidità un comportamento di

approccio o di avversione.

Ciò origina dalla natura funzionale dell’atteggiamento cioè quella di mettere in grado l’individuo di identificare

in tempi brevissimi gli stimoli che possono dare beneficio all’organismo (una preda) o viceversa danneggiarlo

(un predatore). 42

Inoltre, gli atteggiamenti permettono di selezionare le numerosissime qualità dell’ambiente per poterne trarre

un’interpretazione corretta. Studi condotti in laboratorio hanno dimostrato che i soggetti selezionano da

insiemi di parole quelle per loro più salienti (Roswos-Ewoldsen e Fazio – 1991).

Il concetto di accessibilità dell’atteggiamento è stato confermato anche da studi condotti nel periodo delle

elezioni (Fazio e Williams – 1986) con interviste prima e dopo il voto agli stessi soggetti: coloro che

avevano risposto più velocemente nella prima intervista furono quelli che ebbero un maggiore livello di

coerenza con il loro voto effettivamente espresso.

Gli atteggiamenti cronicamente accessibili (soprattutto quelli di valutazione di positività' o negatività di uno

stimolo rispetto a noi stessi) si dimostrano così sia nelle situazioni sperimentali sia nella vita quotidiana

quegli atteggiamenti che forniscono la base delle manifestazioni comportamentali e sociali.

Da slide Prof. Mosso

Quando rispondiamo a domande come : marca di telefonini preferita, o cosa ne pensi di.. ci riferiamo ad

atteggiamenti, quindi questi sono molto persuasivi nella nostra vita sociale.

- valutazioni relative a oggetti e soggetti sociali che guidano, influenzano l’atteggiamento delle

persone, è interpersonale e spesso la comunicazione è individuale.

I ipotesi è ATTEGGIAMENTI GUIDANO I COMPORTAMENTI

A livello individuale influenzano la percezione, il pensiero, il comportamento

A livello interpersonale le informazioni sugli atteggiamenti sono oggetto di abituale richiesta e manifestazione

A livello intergruppi ???

I primi studi sono stati fatti all’inizio del 900, in riferimento a :

- processo mentale di valutazione

- presenza di un oggetto dell’atteggiamento (pizza, bevanda, tv, computer, auto, o persone es

calciatori, o gruppi es i politici)

- l’attenzione è la tendenza psicologica che si esprime valutando una determinata entità con un certo

grado di favore o sfavore.

L’atteggiamento ha sempre un bersaglio definibile.

Noi abbiamo già visto atteggiamenti relativi alla “stima di sé” e anche i valori sono forme di atteggiamento.

Come viene definito l’atteggiamento:

Thomas e Znaniechky (1928) sono i primi a parlare di atteggiamento.

- Atteggiamento = processo di conoscenza sociale che determina l’azione (es la fame porta alla

ricerca del cibo)

- Valori sociali = oggi l’oggetto che ha significato in connessione con determinate azioni dell’individuo

(es una moneta)

- Aspetti positivi :

a) definizione innovativa per l’epoca (cfr il veto di Durkheim all’uso della nozione di stato

psicologico per spiegare il comportamento)

- Critiche :

a) definizione aspecifica

b) atteggiamento è considerato solo come processo individuale

Per Secord e Backmen? (1964) vi è in rapporto di INCLUSIONE tra atteggiamenti e valori sociali:

- Gli atteggiamenti sono concepiti come relativi a un singolo oggetto anche se quest’ultimo è un

oggetto astratto. I sistemi di valore, sono degli orientamenti verso intere classi di oggetti. Gli

atteggiamenti individuali sono spesso organizzati entro un sistema di valori.

- Nessun eco è presente circa la natura sociale di questi processi.

Verso gli anni 20/30 si ipotizza una relazione causale tra atteggiamenti e comportamenti : gli

atteggiamenti sono antecedenti ai comportamenti. 43

- Vengono costruite delle scale per la misurazione degli atteggiamenti (Thurkchstone, Likert e

Guttman) al fine di quantificare l’orientamento valutativo nei confronti di oggetti fisici e sociali.

- Critiche : definizione di atteggiamento spesso non concordante : oltre 500 definizioni operative di

“atteggiamento”.

Allport (1935). Atteggiamento : stato mentale neurologico di prontezza, organizzata attraverso

l’esperienza, che esercita l’influenza direttiva o dinamica sulla risposta dell’individuo nei confronti di ogni

oggetto o situazione con cui entra in contatto.

- Aspetti innovativi : atteggiamento come stato non direttamente osservabile, ma inferibile sulla base

della risposta: variabili intervenienti tra lo stimolo e la risposta.

- Critiche :

a) la definizione è troppo generica

b) l’aspetto valutativo passa in secondo piano.

Variabile osservabile Variabile inferita Variabile osservabile

Oggetto Risposte cognitive

= Atteggiamento Risposte affettive

Stimolo Risposte comportamentali

(Eagly e Chaiken 1993)

Scala comportamentista : variabile ipotetica è caratterizzata da proprietà essenziali:

il modello “tripartito” prevede 3 reazioni concettualmente distinte verso un oggetto.

Nello studio di un atteggiamento sociale è importante avere presente sia le conoscenze relative all’oggetto

(es: i centri commerciali (oggetto) si possono valutare : forniti, comodi economici, attraverso le credenze

sia affettive che emotive : fastidio, noia imbarazzo, entusiasmo, sia attraverso l’intenzione all’azione e cioè il

comportamento, se posso frequentarlo, con che beneficio e vantaggio ecc..)

Questo ha avuto conferma anche dal punto di vista empirico: le soluzioni fattoriali sono le migliori quando si

prevedono 3 soluzioni fattoriali dell’atteggiamento che si combinano tra di loro.

Rosemberg e Hovland = MODELLO TRIPARTITO.

Social Cognition (Fazio 1986) : per lui gli atteggiamenti hanno degli atti mentali sottostanti.

Atteggiamento = struttura cognitiva costituita dall’associazione in memoria fra la rappresentazione

dell’oggetto e la sua valutazione. Questa definizione NON è in contrapposizione con il modello tripartito ma

lo integra. La struttura cognitiva è caratterizzata da:

- Disponibilità : associazione tra oggetto e valutazione immagazzinata nella memoria a lungo

termine.

- Accessibilità : tempo e sforzo richiesti per il recupero mnestico di tale struttura.

- Atteggiamento ha funzione di: organizzare e favorire la codifica delle info in entrata (valutazioni si

attivano più rapidamente e altre in modo più frammentario)

- Aspetti innovativi : induce il concetto di forza dell’associazione tra oggetto e valutazione

misurato attraverso il tempo di latenza (tempo che occorre all’individuo per formulare la valutazione

dal momento in cui appare lo stimolo). Si parla quindi di NODI INTERCONNESSI.

Es: 2 persone possono manifestare lo stesso orientamento nei confronti di un oggetto dell’atteggiamento

ma un diverso grado di sicurezza verso tale atteggiamento. Il grado di sicurezza ha a che fare con la

forza di associazione tra l’oggetto e la valutazione stimata attraverso la rilevazione del tempo che

occorre all’individuo per formare la sua volontà dal momento in cui gli appare lo stimolo. Il processo di

recupero può essere :

Automatico

- se il legame è forte : automatica delle struttura cognitiva

- se il legame è debole : elaborazione consapevole per recuperare tale struttura

- se il legame è molto debole : in capacità al recupero associazione e valutazione (ON-LINE)

Controllato consapevole

La forza dell’associazione tra nodi che compongono la struttura dell’atteggiamento è connessa con il modo

in cui si formano gli atteggiamenti. 44

Come si formano gli atteggiamenti?

Esperienza diretta : porta una forte associazione in memoria tra la rappresentazione dell’oggetto e la sua

valutazione.

- Il ripetersi dell’esposizione rende l’associazione automatica (Memory based)

- Atteggiamento è più resistente al cambiamento

Osservazione dell’esperienza altrui :

-

- L’associazione tra la rappresentazione dell’oggetto e la sua valutazione è forte

- L’atteggiamento è meno resistente al cambiamento

Comunicazione : (verbale e non verbale) :

- L’associazione tra la rappresentazione e l’oggetto è molto debole, difficile il recupero della memoria

(atteggiamento è formulato on-line)

- L’atteggiamento è molto meno resistente al cambiamento.

Zojanc (1968) aggiunge un altro modo di formazione degli atteggiamenti (i primi 3 sono però per la Mosso i

più importanti) e viene definita la Mera esposizione :

- Oggetti, luoghi e persone sono valutati positivamente solo per il fatto di essere familiari e molte cose

diventano piacevoli, con il passare del tempo in merito della familiarità (es pubblicità : osservatori

attivi/passivi). Le funzioni dell’atteggiamento

Funzione di conoscenza : propria di ogni atteggiamento. Gli atteggiamenti ci aiutano a misurare gli oggetti

e gli eventi del nostro ambiente attraverso l’elaborazione di informazioni.

Funzione utilitaristica : basata sulla teoria dell’apprendimento; gli atteggiamenti possono guidare il

comportamento per raggiungere risultati positivi ed evitare quelli negativi.

Funzione espressione di valori : e della rappresentazione di Sé (aggiustamento sociale). L’atto di

mantenere ed esprimere determinati atteggiamenti permette a 1 persona di stabilire una propria

identificazione con un gruppo di riferimento.

Funzione di difesa dell’Io : o esternalizzazione. Gli atteggiamenti possono separare la persona dagli

oggetti negativi e contribuire ad allontanare l’individuo dalla minaccia per proteggerlo dai sentimenti negativi

rivolti verso il Sé o il proprio gruppo, consentendogli di proiettare tali sentimenti……..(girato slide….).

Le diverse funzioni non caratterizzano necessariamente in modo stabile determinati atteggiamenti ne

la maggior parte degli atteggiamenti.

Come si misurano gli atteggiamenti

1) Le scale permettono di misurare la natura e l’intensità di opinioni e la frequenza dei comportamenti.

Le prime scale furono quelle di Thursthone e Echave (1929) poi quelle di Guttmann (1941). Questa

scala prevedeva la presenza di giudici per valutare gli item da includere o meno nella scala.

- Svantaggio : per la validità degli item era necessario l’accordo tra i giudici (troppo lungo e oneroso).

- Scala Likert : (1932) è costituita da Item (affermazioni favorevoli o sfavorevoli) che coprono aspetti

rilevanti nell’area semantica studiata. I soggetti devono indicare su una scala di risposta il grado di

accordo con le informazioni. Es : E’ corretto per una famiglia eliminare la carne dalla dieta?

Tot disaccordo _ _ _ _ _ _ _ Tot d’accordo . Questo consente di effettuare operazioni

statistiche come l’aggregazione delle risposte sullo stesso oggetto.

Differenziale semantico : Insieme di coppie di aggettivi bipolari separati (in genere) da 7 spazi che

rappresentano una gradazione da uno all’altro e sono oggetto di atteggiamento posto all’inizio del

questionario . Es: Come giudica il conformismo? Buono _ _ _ _ _ _ _ Cattivo (Bello /Brutto). E’

stato inoltre rilevato che le coppie di aggettivi possono essere raggruppati in 3 fattori :

a) Valutazione (affettiva)

b) Potenza ( forte, resistente, grande)

c) Attività (prevedibile, stabile)

- Critiche verso le scale : le risposte sono sotto il controllo dei soggetti, questo si aggancia al

problema della desiderabilità sociale (cioè di soddisfare le richieste dell’intervistatore in base a ciò

che si aspetta da me)

2) Misure meno dirette di misurazione :

- risposta elettrogalvanica (capacità delle pelle vs l’elettricità) 45

- risposta fisiologica (pupilla, battito cardiaco)

- attività dei muscoli del viso.

- Vantaggi : risposta non influenzata dalla desiderabilità sociale

- Critiche : metodo troppo intrusivo.

3) Tempo di latenza nell’espressione della risposta :

attraverso l’uso di software che permette di calcolare il tempo tra l’apparizione dello stimolo sullo

schermo del computer e la pressione esercitata dal soggetto su appositi tasti per effettuare la

risposta (attraverso la valutazione dei tempi)

- vi sono però dei limiti etici verso la libertà dell’individuo (impliciti e inconsapevoli)

Struttura dell’atteggiamento (

volta ad

Struttura intra-attitudinale : relazione fra elementi che compongono l’atteggiamento,

identificarne la struttura interna )

Struttura inter-attitudinale: volta a cercare differenze e similarità tra mappe dove confluiscono più

atteggiamenti.

Nella mente gli atteggiamenti sono rappresentati come un continuo valutativo con un polo positivo e uno

negativo (questa visione non è condivisa da tutti)

Judd e Kulik parlano invece di 2 categorie opposte :

- Informazione rilevante rifiutata dall’individuo ma condivisa dagli altri., (es: aborto io posso rifiutare

questa idea ma tanti altri invece sono favorevoli e la condividono)

- Informazione rilevante condivisa

Alcune persone elaborano informazioni più rapidamente se sono condivise e sono più lente

nell’elaborazione di quelle di cui non ne condividono la natura.

Secondo alcuni questi possono convivere ed essere legati ad un certo numero di atteggiamenti. Ad

esempio su temi più controversi (quale la politica o l’aborto) è probabile che convivano gli elementi

condivisi e verso quelli meno controversi (musica, gioco ecc) non sono presenti entrambi i poli, ma la

loro rappresentazione è unipolare (coerente con le loro credente e i loro valori).

Teoria del giudizio sociale

Area di rifiuto Area d’indifferenza Area di accettazione

Questa è la scala di riferimento interna.

Non tutti gli atteggiamenti hanno la stessa probabilità di essere rappresentati come continuom

bipolare: le rappresentazioni bipolari sono più comuni per problemi sociali controversi e monopolari per

le questioni più normali.

Tutti concordano col fatto che il più valido sia il Modello per aspettativa per valore (Fishbein). È

basato sull’ottica probabilistica della teoria della motivazione (Atkinson Aspettativa x Valore) pur

essendo diversi i termini del problema.

Secondo Fishbein gli atteggiamenti sono la risultante della somma delle credenze salienti di un

individuo su un determinato oggetto. Ogni credenza è vista in termini di probabilità percepita

(Aspettativa) rispetto al fatto che l’oggetto possieda determinate caratteristiche, congiunta al Valore che

la persona attribuisce a quelle caratteristiche (sia positive che negative).

A (atteggiamento) = (Aspettativa x Valore)

La struttura dell’atteggiamento (categorie o continuom) è il numero di diversi aspetti che si mischiano tra

di loro per creare l’atteggiamento.

Es: del telefonino –

Aspettative Aspettative x Valore

- Utile x accedere internet (p 70%) x (valore 3)

- migliora relaz famigliari (p 60%) x (valore 4)

- ostacola acquisto vestito (p 80%) x (valore -4)

Atteggiamento complessivo : (7x3) + (6x3) + (8x-4) = 1,3

Gli atteggiamenti possono variare in base alla complessità delle credenze 46

La loro complessità dipende dal numero di dimensioni diverse alle quali le credenze di un atteggiamento

si riferiscono. Se le dimensioni sono tra loro reciprocamente indipendenti, tendono ad avere un

significato valutativo dissimile.

Gli atteggiamenti possono variare in termini di coerenza tra diversi componenti.

CREDENZE + AFFETTI + TENDENZE COMPORTAMENTALI = VALUTAZIONE GLOBALE

L’atteggiamento è ambivalente se esiste minore coerenza o all’interno di una componente o tra le

diverse componenti della struttura lo stesso avviene se vi è minore coerenza tra 2 componenti della

struttura.

Conseguenze :

- Coerenza produce maggiore stabilità (la persona è più sicura del suo atteggiamento)

- Ambivalenza (la stessa specificità di atteggiamento), l’ambivalenza riduce la coerenza.

- Minore stabilità nel tempo

- Minore resistenza alla contro - persuasione

- Minore capacità predittiva Struttura INTER-ATTITUDINALE

La teoria dell’equilibrio cognitivo (Heider 1958) ipotizza che le persone inseguano la coerenza all’interno

delle loro cognizioni.

Si ricerca l’equilibrio tra i diversi atteggiamenti per mantenere l’ordine e il controllo tra le proprie credenze e i

valori.

Persona OGGETTO

che

percepisce ALTRO

Equilibrio cognitivo : l’equilibrio che si crea quando il prodotto della triade è positivo. Es: A vuole vedere B.

Ad A piace la montagna. Se anche a B piace la montagna la triade si completa in modo positivo. Ma se B

non fosse d’accordo si crea un disequilibrio nelle relazioni.

La triade si definisce equilibrata :

- quando tutte le relazioni sono positive

- quando 2 relazioni sono negative e 1 è positiva

- quindi la struttura è in equilibrio se il prodotto dei segni delle sue relazioni è positivo.

Organizzazione gerarchica degli atteggiamenti

Verso etica protestante (valore) Verso i neri

Verso i disoccupati

Per altri autori è meglio valutare lo schema a livelli gerarchici (Rosh per gli schemi sociali)

Quali fattori determinano l’atteggiamento della persona? 47

PERSUASIONE

Processi persuasivi che richiedono pochi sforzi cognitivi:

- condizionano l’atteggiamento (comportamentismo)

- le sensazioni e altre esperienze soggettive come informazioni (ricerca di sensazioni positive,

strategia che modifica la sensazione dell’oggetto.

- Elaborazione euristica (scorciatoia)

Hovland e la scuola di Yale studia la persuasione tramite lo sforzo di elaborazione.

- analizza le caratteristiche della fonte e i messaggi del ricevente

- ricerche dai risultati frammentari

Teorie dell’elaborazione sistemica (Mc Guire)

Modello a 2 fattori :

Ricezione Attenzione X Comprensione X Accettazione X Ritenzione X Comportamento

Cambiamento d’atteggiamento = P (ricezione) x P (accettazione)

- differenze individuali

- principio della ponderazione Modello della risposta cognitiva

Questo modello cognitivo non spiega perché chi ha disabilità cognitive può cambiare atteggiamento e

propone: (il cambiamento di atteggiamento dovrebbe essere molto limitato nei disabili cognitivi)

- Ruolo di mediazione svolto dai pensieri (risposte cognitive) in fase di ricezione e riflessione sui

messaggi persuasivi.

- Risposte cognitive determinano gli effetti dei messaggi persuasivi

- Effetto della distrazione

Cambiamento di atteggiamento come esito dei 2 processi :

1) Modello della probabilità di elaborazione (Petty e Cacioppo 1981)

2) Modello euristico- sistemico (Chaiken 1980 – Eagly Ch 1984)

I modelli più accreditati sono quelli sopra indicati.

1) Modello della probabilità di elaborazione : nell’elaborazione dei messaggi si seguono 2 attivazioni

di processi :

a) percorso centrale : elaborazione attenta, argomenti e informazioni delle risorse cognitive.

focalizzazione dell’attenzione

comprensione degli argomenti

confronto e integrazione fra informazioni e credenze

b) percorso periferico : basato su elementi che non hanno a che fare con contenuto e le

argomentazioni ma sul modo in cui vengono presentate o su elementi del contesto.

(attrattività della fonte : musica, colori vivaci ecc..).

2) Modello Euristico – Sistemico : 2 processi che non sono auto-esclusivi

a) Processo sistemico : (approfondita azione del messaggio) dal percorso centrale.

b) Processo euristico : (euristiche da utilizzare per arrivare a giudizio.

c) Processo sistemico – euristico : è influenzato da Motivazione e Abilità cognitiva.

Modello UNIMODALE 48

Fine degli anni 90 – Kruglansky (per superare la dicotomia)

- Natura del processo di elaborazione è UNICA

- Il messaggio persuasivo è più o meno efficace in funzione di quanto esso si presenta coerente con

ciò che la persona sa.

- Può essere raffigurato con un sillogismo (SE……Allora) se sono valide le premesse sono certe le

conseguenze.

- Genera inferenze da informazioni rilevanti

- Cambiamento di atteggiamento consiste nella verifica di ipotesi

- Differenze di ricerche sono dovute ad artefatti metodologici

- C’è un processo unico, diverso modo di elaborare informazioni. 49

Capitolo settimo - Il ruolo dei processi automatici nel giudizio sociale

1. Introduzione

Ogni persona nella sua vita di relazione è sempre impegnata nella verifica di ciò che sa o non sa fare, i

giudizi, le scelte, le decisioni sono frutto di veloci confronti con l'abilità degli altri, ragionate valutazioni sulla

loro capacità di controllare l'ambiente e portare avanti gli obiettivi. Queste sono tutte operazioni mentali che

presumono consapevolezza e intenzionalità. Quando entriamo in un gruppo confrontiamo le nostre credenze

con quelle degli altri, cerchiamo di sintonizzarci con la cultura e il sistema di atteggiamenti che captiamo .

Festinger ha evidenziato che i soggetti sono tanto più sicuri delle proprie credenze, quanto più si accorgono

che anche gli altri membri del gruppo la pensano allo stesso modo. Questo processo avviene in gran parte in

modo consapevole ed è frutto di strategie attivate per far concordare il proprio giudizio, i propri atteggiamenti

con gli scopi intrapresi.

2. Esempi di elaborazione automatica nel giudizio sociale

Skinner sosteneva che la maggioranza dei comportamenti umani è influenzata dall'ambiente e dalla storia

personale, di conseguenza non esiste una reale libertà di espressione della condotta.

Shneider e Shiffrin studiosi del cognitivismo presentarono un modello che voleva mettere in luce i processi di

elaborazione automatica che sono alla base delle riconoscimento di parole, lettere, numeri. In seguito

nascerà un filone che si occuperà dei processi di tipo automatico nella codifica di stimoli sempre più

complessi.

La psicologia sociale rimase influenzata da queste ipotesi, i ricercatori condussero studi che si occupavano

dei processi automatici nell'elaborazione dei giudizi sociali. Arrivarono alla conclusione che se un soggetto

osserva un comportamento e produce una spiegazione causale dell'evento che si impone come duratura e

stabile, tende a formarsi un giudizio che si potrà ripresentare in futuro. Gli psicologi sociali definiscono

questo “l'errore fondamentale di attribuzione”, che si traduce nel trovare la spiegazione causale di un

comportamento in una disposizione permanente di quell'attore, questo processo avviene in modo veloce e

molte volte inconsapevole.

Anche quando un soggetto deve riferire circa il suo comportamento opera secondo processi tendenziosi che

favoriscono il sè e che sono in gran parte fuori dalla consapevolezza.

Lo stesso meccanismo avviene quando si danno giudizi che si basano sulle caratteristiche di genere

sessuale, di età e razza per valutare le persone.

I numerosi studi dimostrano che sono veramente molti i fenomeni nella cognizione sociale che avvengono

almeno in parte in modo automatico.

3. Scopi, intenzioni, comportamenti: componenti automatiche

Non sono solo le situazioni che comportano giudizio ad essere sottoposte a processi automatici, ma anche i

comportamenti indotti da scopi e intenzioni. Carver, Gannelle, Froming, Chambers hanno dimostrato

l'importanza dell'attivazione inconsapevole in questi ambiti. In un esperimento basato su priming semantico

venivano presentate parole che esprimevano ostilità e parole dal contenuto neutrale. I soggetti dovevano

assumere il ruolo di insegnanti e punire gli allievi ( che erano dei collaboratori) in un compito di

apprendimento. La punizione era uno shock elettrico nel caso di risposta sbagliata, il collaboratore fingeva di

ricevere realmente la scossa, l'insegnante era convinto di infliggerla allo studente. I soggetti che erano stati

sottoposti precedentemente a priming di tipo ostile erano quelli che somministravano lo shock elettrico di

maggiore durata. Barg, Gollwitzer Barndollar hanno dimostrato l'esistenza di un fenomeno analogo in un

esperimento di priming basato su presentazione di parole legate al concetto di prestazione, i soggetti

ottenevano punteggi più alti in giochi di ricerca di parole e resistevano più a lungo nella ricerca della

soluzione. 50

4. Le caratteristiche del processo automatico

Johnson e Hasher definiscono in questo modo un processo automatico:

- deve essere non intenzionale

- deve realizzarsi il modo inconsapevole

- deve essere efficiente, consumare poche risorse cognitive e potersi realizzare parallelamente ad un'altra

attività

- deve essere incontrollabile, quando è iniziato il soggetto non può interromperlo

Al contrario i processi controllati sono quelli intenzionali, controllabili, richiedono risorse attentive e sono

seriali.

Molti studiosi recentemente hanno affermato che le due forme di elaborazione non si escludono una con

l'altra, soprattutto quando si tratta di stimoli complessi come quelli di natura sociale.

Bargh ha dimostrato che le attribuzioni disposizionali o i giudizi prodotti a partire da un comportamento

devono essere posti in modo esplicito al partecipante di un esperimento, affinché l'attività abbia inizio, altre

volte gli stessi processi non richiedono che lo scopo venga esplicitato, ma hanno bisogno di risorse attentive.

In conclusione si può dire che in situazione di elaborazione il processo parte in modo automatico quando

non si richiedono molte risorse cognitive, altre volte il processo può avviene in modo controllato, perchè si

richiede intenzionalità.

5. La relazione tra componenti automatiche e controllate nel giudizio sociale

Per molti studiosi gli stereotipi sono considerati frutto di processi automatici, in questo caso dovrebbero

essere anche incontrollabili, ma i risultati delle ricerche di Devine dimostrano che essi non sono sempre

incontrollabili e inevitabili. Allo stesso modo, nei processi che portano alla formazione di impressioni di

personalità, c'è bisogno di un'intenzione e di uno scopo per l'attivazione, anche se gli scopi sono indotti

attraverso meccanismi inconsapevoli. Questo ci fa pensare che esistano diversi modi e gradi in cui si può

manifestare la consapevolezza.

Nelle ricerche di matrice New Look si usano stimoli presentati in tempi così brevi da impedire il loro

riconoscimento a livello consapevole.

A volte le persone sono consapevoli dello stimolo, ma non degli effetti che esso produce. Ne è un esempio l'

errata attribuzione da parte dei soggetti nella ricerca delle origini degli stati emotivi o nell'interpretazione

delle modificazioni nell'attivazione fisiologica rispetto all' esperienza valutativa.

In campo psicosociale l'elemento che può determinare un comportamento è in relazione al grado di

consapevolezza di un effetto successivo a uno stimolo, piuttosto che al grado di consapevolezza dello

stimolo stesso. Nel caso degli stereotipi se un individuo è consapevole degli effetti che possono derivare da

un suo giudizio rispetto a un membro di una categoria sociale, egli eserciterà un controllo più accurato nei

propri percorsi di pensiero, che lo portano alla formazione di un' impressione.

Il grado di efficienza costituisce un fattore importante nell'indirizzare un processo verso la consapevolezza o

l'automatismo. Se il materiale di informazione

- è molto abbondante,

- viene presentato in rapida sequenza,

- in condizioni di pressione temporale,

- coinvolge un compito simultaneo,

è necessaria una scelta tra ciò che richiede o non richiede particolari risorse attentive.

Le persone sono invece sempre attente ad alcuni tipi di informazione:

- quelle rilevanti per il sè

- quelle relative ai costrutti di personalità

- quelle che realizzano processi attribuzionali

- quelle che riguardano espressioni verbali che indicano credenze.

6. L'atteggiamento di pregiudizio tra espressioni implicite ed esplicite

L'apporto della psicologia cognitiva ha portato un nuovo modo di concepire e interpretare fenomeni come

quelli del pregiudizio.

Era emersa subito un'incongruenza tra l'atteggiamento espresso verbalmente dalle persone e il loro

successivo comportamento. Nel rapportarsi con persone di colore o altre minoranze la discrepanza poteva

51

manifestarsi simultaneamente coinvolgendo diversi canali di comunicazione. A volte i soggetti esprimevano

verbalmente giudizi di piena accettazione e nello stesso tempo manifestavano comportamenti non-verbali di

ostilità. Le interpretazioni della psicologia cognitiva suggeriscono che le misure relative al pregiudizio

possono essere classificate in base al controllo intenzionale o meno esercitato dai soggetti. Ne deriva che le

risposte consapevoli sono solo una parte emersa di un processo che in maggior parte avviene in modo non

intenzionale e quindi automatico.

7. La possibilità di controllare le risposte da atteggiamento: un nuovo continuum

Recentemente è stata avanzata la proposta di interpretare le risposte di pregiudizi dando come parametro di

riferimento la maggiore o minore facilità con cui le persone sono in grado di controllare le risposte stesse. Si

crea così un "continuum" che ha come poli opposti da un lato il pieno controllo intenzionale e dall'altro lato

risultati di processi non controllabili. Nella zona intermedia si collocano comportamenti sui quali è possibile

intervenire con modalità di controllo, ma nei confronti dei quali le persone prestano poca attenzione. Un

esempio ne è la misura della distanza fisica tra due interlocutori, il contatto oculare, il tono della voce, la

postura del corpo, questi atteggiamenti sono indicatori di accettazione o di rifiuto verso l'altra persona, che

possono essere più o meno manifesti a seconda del grado con cui le persone prestano attenzione al proprio

comportamento e alle norme del contesto in cui si trovano.

Le ricerche del secondo dopoguerra hanno messo in luce nel mondo occidentale, numerose forme di

discriminazione sociale nei confronti delle minoranze, le persone interrogate davano spesso risposte non

legate al pregiudizio, ma poi manifestavano comportamenti incoerenti con le affermazioni date. Bisogna

considerare che, anche le persone prive di pregiudizi, sono inconsapevoli delle dinamiche profonde del loro

atteggiamento, non sono così in grado di rendersi conto della discriminazione che essi manifestano. I

risultati di questi questionari d'atteggiamento indicano che le misure sono sensibili alle variazioni di contesto

normativo e alle aspettative dei soggetti.

Pettigrew e Meertens mettono in evidenza gli aspetti più manifesti del pregiudizio (blatant) distinguendoli da

quelli latenti (subtle), Arcuri e Broca hanno costruito una scala per la misura di queste due componenti e

hanno distinto tre gruppi: i soggetti egualitari, quelli con pregiudizio latente e quelli con pregiudizio manifesto.

In una ricerca veniva chiesto di esprimere un'opinione su un progetto di insediamento urbano destinato agli

immigrati.

I soggetti con pregiudizio latente presentavano le maggiori differenze di giudizio:

consideravano il progetto accettabile solo se era lontano dalla loro abitazione, lo rifiutavano se era previsto

vicino. Questa conclusione dimostra che se esiste la possibilità di presentarsi strategicamente con

un'immagine di sè socialmente accettabile, i soggetti preferiscono evitare di dare giudizi discriminatori.

Wittenbrink e Henley condussero una ricerca con un questionario sul tema degli atteggiamenti razziali,

contenente risposte a scelta multipla, costruite in modo tale da dare impressione che la maggioranza delle

persone avessero un atteggiamento positivo nei confronti dei neri, un altro questionario dava l'impressione

di un atteggiamento condiviso di tipo negativo. Tutti i partecipanti vennero dopo sottoposti a una rilevazione

dei loro atteggiamenti nei confronti dei neri. I soggetti che avevano ottenuto un alto punteggio di pregiudizio

erano quelli più sensibili al confronto sociale, quindi erano stati più influenzati dal questionario o in senso

negativo o in senso positivo. Esprimevano in modo più manifesto il loro pregiudizio contro i neri se avevano

l'impressione che tanti altri la pensassero come loro, altrimenti si mostravano più reticenti. I soggetti che

avevano bassi punteggi di atteggiamento discriminatorio dimostravano di avere subito di meno le norme di

confronto sociale del questionario.

Nel continuum analizzato si trova una porzione estrema in cui il controllo strategico è inesistente, lo mettono

in luce le ricerche basate sul priming categoriale. In alcuni studi si è visto che, dopo la presentazione di una

etichetta categoriale come “prime”, si attivano per associazione anche gli attributi associati allo stereotipo.

Lepore e Brown hanno dimostrato che l'associazione tra categoria e attributi stereotipici varia in base

all'intensità del pregiudizio posseduto, quindi le persone che possiedono pregiudizi usano più

frequentemente conoscenze stereotipiche, quindi esse diventano più accessibili ogni volta che un termine

attiva l'associazione. Il processo avviene in maniera implicita, senza controllo intenzionale. 52

Capitolo ottavo - I meccanismi di inibizione in azione

1. Introduzione

Grazie al ruolo dei sistemi di selezione che l’individuo è in grado di attivare e guidare i meccanismi di scelta

e il comportamento più in generale.

È noto ormai che le prestazioni degli individui dipendono dalla selezione di sottoinsiemi di informazioni

disponibili nell’ambiente o recuperabili in memoria, su molti sottoinsiemi disponibili solo alcuni vengono scelti

e attivati: “molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti” (Houghton e Tipper – 1996). Quando tali costrutti

diventano particolarmente attivi, guida le cognizioni del soggetto e le sue manifestazioni comportamentali.

Parallelamente all’attivazione di particolari strutture informative avviene anche l’inibizione di altre, com’è

stato dimostrato con l’utilizzo del prime negativo (Tipper – 1985), per rimuovere informazioni che possono

essere contraddittorie o ambigue e realizzare sempre un’immagine il più possibile coerente e dotata di senso

per il percipiente. In casi come questo i partecipanti impiegano un tempo maggiore nel fornire la risposta

allo stimolo in confronto con il tempo impiegato per fornire la stessa risposta in una condizione in cui lo

stimolo non era servito in tempo recente come “distractor” da evitare. Il fenomeno sembra essere un

meccanismo adattivo che entra in azione per allontanare dal flusso dei processi di elaborazione

dell’informazione il materiale che ha carattere distraente o interferente.

2. L’inibizione laterale come esito di una battaglia ad armi pari

Nel tentativo di produrre un’impressione coerente, sembra proprio che si realizzi un combattimento ad armi

pari fra i vari costrutti dal quale, in virtù di un attributo reputato più saliente e a sua volta determinato dal

contesto di bisogni e motivazioni, primeggerà una struttura cognitiva come risultato di attivazioni e inibizioni.

Per le più svariate ragioni, certi aspetti dell’identità di una persona possono diventare salienti e dominare la

formazione delle impressioni sociali, mentre altri finiscono per essere attivamente inibiti. E’ attraverso questo

processo che l’impressione a proposito di un individuo diventa coerente e semplice, tale cioè da evitare le

complicazioni degli elementi interferenti.

3. Una verifica sperimentale dei meccanismi di inibizione

I meccanismi di inibizione sono stati studiati in laboratorio da Macrae, Bodenhousen e Milne (1995) per

mezzo di stimoli presentati tachistoscopicamente nella zona parafoveale e lavorando secondo il paradigma

del priming semantico hanno potuto dimostrare che i tratti stereotipici godevano di una condizione di

vantaggio lessicale se la categoria veniva prima attivata in memoria, subivano una condizione di svantaggio

se la categoria corrispondente fosse stata attivamente inibita.

Quindi nel processo di categorizzazione sono all’opera sia meccanismi di tipo eccitatorio sia meccanismi di

tipo inibitorio: una volta che è stata attivata una rappresentazione stereotipica, questa dà luogo a una

inibizione che interferisce con l’elaborazione di materiale che risulti incoerente con la categoria attivata.

4. L’inibizione e l’attivazione di rappresentazioni stereoscopiche indotte dalla

motivazione

Nel processo di scelta di attivazione o inibizione si stereotipi è fondamentale il fattore della motivazione: si

consideri il caso in cui uno studente di sinistra viene ripreso dal professore di destra: se il professore lo loda

primeggia lo stereotipo che il professore dice cose giuste e importanti, ma se lo biasima primeggia lo

stereotipo del professore retrogrado e conservatore.

(Sinclair e Kunda – 1999): la motivazione reprime lo stereotipo sconveniente a vantaggio di quello che

autoaccrescimento.

favorisce l’autostima secondo l’effetto di 53

Su questo paradigma utilizzando il metodo del completamento di frammenti di parola riescono a dimostrare

l’attivazione degli stereotipi, a seguito di un contatto diretto con una persona appartenente ad una

minoranza, a prescindere dal giudizio positivo o negativo che il soggetto esprime, ma se il contatto era stato

positivo lo stereotipo viene inibito mentre in caso di contatto negativo viene attivato energicamente.

In caso di coesistenza di due stereotipi che possono divenire fra loro contrastanti, per esempio uno positivo

riguardo ai medici ed uno negativo riguardo alle persone di colore, in base al feedback ottenuto con la

persona viene attivato lo stereotipo che meglio corrisponde alle aspettative del soggetto ed inibito quello

opposto e contrastante.

Gli stereotipi quindi non vengono rimossi completamente, ma solo inibiti fin quando le interazioni con la

persona appartenente alla minoranza non sussistono o risultano essere positive.

5. I processi di inibizione dipendenti da un controllo di tipo gerarchico

Gli stereotipi sono processi di tipo impulsivo e spontaneo che in un contesto di modelli di autoregolazione

sono riconducibili a processi di tipo subordinato ad altri di tipo sovraordinato.

Secondo il modello TOTE di Miller, Galanter e Pribam (1960), in certi casi si attua un processo di

retrocomunicazione capace di regolare il comportamento alla luce di un qualche valore di confronto

(inibizione gerarchica): è il caso di quando le persone sono consapevoli dei loro stereotipi reconditi ed

operano su di loro un’azione inibitrice in virtù di una loro moralità (coscienza, norme comunitarie…). Ma gli

stessi soggetti possono permettere l’emergenza dello stereotipo in altre situazioni di minor impatto sociale

(parlando fra amici intimi, per esempio).

6. Il controllo gerarchico in azione: possibili effetti ironici

Secondo Wegner (1994) il processo di soppressione del pensiero richiede due fasi per poter essere messo

in atto (modello a due fasi del controllo del pensiero):

1. Monitoraggio dei pensieri attivi nella mente (processo automatico sempre attivo);

2. Rimozione dei pensieri di contenuto non desiderato (processo consapevole che richiede impegno):

funziona solo se il soggetto ha a sua disposizione sufficienti risorse attentive da dedicare.

La fase 2 può fallire per l’intervento di: pressione temporale, fattori di distrazione o di preoccupazione,

particolari situazioni emotive…

Paradossalmente allora l’intenzione di sopprimere un pensiero che rimanda a concetti stereotipici può

portare alla conseguenza che questi diventano ancora più accessibili alla memoria dell’individuo e quindi più

disponibili per qualsiasi tipo di giudizio.

7. Aumento di accessibilità dei pensieri inibiti

Macrae e Bodenhausem (1999) la fase 2 del modello di Wegner può fallire non solo per situazioni di

sovraccarico cognitivo, ma anche per l’effetto del passare del tempo per cui l’azione inibitrice viene meno e i

pensieri indesiderabili, resi straordinariamente accessibili dalla fase 1 di monitoraggio, riemergono con

estrema facilità e ancora più intensamente rispetto alle persone che non sono solite a reprimere i loro

pensieri stereotipici.

In un esperimento, Macrae e C. organizzarono due gruppi: ad entrambi chiesero di descrivere la giornata

tipo di uno skinhead con la variante che al primo dissero di evitare gli stereotipi e al secondo non dissero

nulla. Furono infatti ottenute descrizioni coerenti con le richieste. Ma quando in una fase successiva si

richiese di prepararsi in una stanza ad incontrare lo skinhead di cui per la descrizione avevano potuto vedere

una foto, i membri del primo gruppo scelsero di aspettarlo in una sedia posizionata mediamente ben più

lontano da quella assegnata allo skinhead rispetto a quella scelta mediamente dagli appartenenti al secondo

gruppo.

Riprendendo gli studi condotti da Wicklund, secondo i quali coloro che si focalizzano sugli aspetti del sé

fanno maggiormente proprie le norme personali e sociali moralmente accettabili, risulta che questo

fenomeno ha le stesse ripercussioni anche nei confronti degli stereotipi: più una persona è concentrata sul

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti completi di Psicologia Sociale della prof.ssa Mosso sulla cognizione sociale: origini del problema, rappresentazione delle conoscenze, processi di categorizzazione, funzionamento degli schemi, il sé come soggetto e oggetto della cognizione sociale, gli atteggiamenti, il ruolo dei processi automatici nel giudizio sociale, meccanismi di inibizione in azione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia Sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Mosso Cristina.

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