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CIVILTA’

LETTERARIA

GRECA

APPUNTI

LAUREA IN BENI CULTURALI

GIULIA ROBERTO

Il programma prevede lo studio della Letteratura Greca dal punto di vista del mondo Greco e del mondo

Classico: inquadramento delle forme, tramite la lettura dei testi tradotti dal greco.

Inizialmente, l’Arte si basava sulla COMUNICAZIONE ORALE dei testi, quindi si può parlare di una Letteratura

Orale: i POEMI erano cantato in contesti pubblici, festivi, per tramandare le tradizioni antiche e intrattenere il

popolo; la scrittura non fu utilizzata fino al 6 sec a.C., quando per la prima volta venne trascritto OMERO

ESIODO: appartengono a generi letterari diversi, il

(argomento principale della prima parte del corso, insieme ad

primo scrisse un poema sugli Eroi, il secondo sugli Dei, generati proprio come gli essere umani, caratterizzati da

virtù e peccati come semplici umani).

Un’altra parte del corso gira intorno ai POETI LIRICI e al TEATRO: tramite il Teatro Lirico, veniva trasmessa la

visione del mondo e l’atteggiamento politico contemporaneo.

Lirico deriva dalla parola greca LIRA, strumento a corde che accompagnava la narrazione, elemento che indica

MUSICA nei poemi teatrali lirici.

anche la presenza della

Abbiamo sia TRAGEDIOGRAFI che AUTORI COMICI, mondo che girava intorno al Simposio, alla parte maschile

della società (le donne ad esempio non potevano recitare né scrivere poemi pubblici); fondamentale erano le

FORME VISIVE narrate e scenografate.

Ci soffermeremo anche sulla STORIOGRAFIA GRECA dei più abili e importanti Filosofi, come ARISTOTELE,

GORGIA, ecc, e sull’ORATORIA POLITICA, fortemente diffusa sia nelle opere in prosa e in poesia, sia nelle

abitudini Ateniesi.

ATENE: ad Atene abbiamo una Democrazia vera solo a “parole”, ma nei fatti era un vero e proprio Principato. La

parola Democrazia è formata da due parole, DEMOS=POPOLO e KRATOS=POTERE (dal punto di vista della

violenza fisica e psicologica), quindi la Democrazia Ateniese si basava sul prevalere con la forza sui più deboli.

La comunicazione, e quindi anche il potere, si basava sulla comunicazione diretta con l’uso delle parole, quindi

fondamentale per un uomo politico era essere un ottimo oratore. Nel PERIODO ELLENISTICO, cioè dal 3 sec a.C.,

questo viene meno, perché lo stato diviene Monarchico, con la conquista di Alessandro Magno dell’Ecumene,

che poi diventeranno Stati dopo la morte di Alessandro: l’uomo Ateniese da cittadino diviene suddito.

Da questo momento abbiamo anche la tendenza ad utilizzare prevalentemente la SCRITTURA: nascono enormi

Biblioteche, grazie a Tolomeo, amico di Alessandro Magno (erano definite MUSEI, da Musa, la divinità che

ispirava il canto dei Poeti).

Quindi, è nell’Ellenismo che nasce quell’idea, poi impressa nella storia dell’arte fino ai giorni nostri, di AUTORI,

GENERI.

Il governo ateniese si basava essenzialmente su tre termini:

- ISEGORIA= da ISOS, ciò che è uguale, e AGORA’, la piazza, il luogo pubblico del mondo greco, dove si

facevano gli affari (ne deriva AGOREUO, cioè parlare in pubblico).

- PARRESIA=LIBERTA’ DI PAROLA (cosa che effettivamente non c’era, perché per quello che si diceva potevi

essere esiliato o condannato a morte).

- ISONOMIA= da ISOS e NOMOS, termine ampio che indica l’insieme delle leggi e norme che strutturano la

società, tramandate tramite le Tradizioni, in maniera orale (termine simile a NOMAS=NOMADE, che indica il

pastore, gli antenati nomadi dei Greci, che distribuivano ad ogni uomo della tribù un lotto del pascolo in cui

si fermavano, in base all’importanza dell’individuo)

Nella lettura dell’ILIADE troviamo il Tema della Guerra, da cui, secondo OMERO, nasce la Democrazia, che si è

sempre espressa proprio tramite questa forma violenta; la Guerra non era vista in modo negativo, considerata

un male, vi erano poche voci discordanti su questo parere, come EURIPIDE, che mette in dubbio la concezione

eroica portata avanti da Omero. COORDINATE GEOGRAFICHE

Consideriamo la Grecia, nel 6 sec a.C.: comprende la zona dell’Egeo, la penisola greca collegata con l’asia

minore, la Turchia, da un ponte fatto di isole (ISOLE CICLADI), ma anche la Magna Grecia e la Sicilia

(colonizzazione basata su un modello organizzato secondo la polis; Mileto ed Efeso furono le prime colonie-

polis, lungo la costa anatolica).

L’Impero Romano, nel 3 sec d.C., raggiunge la sua massima estensione; vengono ancora composti poemi greci,

in varie località, non solo in Grecia, i Romani stessi scrivevano opere letterarie in greco, perché la ritenevano la

lingua più aulica ed elevata, quella dell’ “uomo colto” (fin dagli Scipione, 2 sec a.C., si studiava ed imparava in

Greco).

LINES= nel mondo romano rappresenta il CONFINE, concetto fluido, morbido, non limitante. Le cartine del

mondo antico si basano su testimonianza storiche, letterarie, ritrovamenti archeologici, ma, essendo

rappresentate su cartine geografici che rappresentano il mondo attuale, dove gli Stati sono suddivisi secondo la

divisione attuale, non rappresentano veramente la realtà storica antica.

Abbiamo diverse mappe, come quella di ERATOSTENE, 2 sec a.C., che rappresenta la prima cartina del mondo

antico conosciuto: tramite la trigonometria, veniva calcolata la circonferenza della Terra, utilizzando l’ombra

proiettata da un palo in un determinato momento; SELEUCO DI BABILONIA grazie a vari studi anticipò la Teoria

di Galileo Galilei. Il mondo era visto diverso, più schiacciato e tondeggiante, lo spazio era visto con prospettive

diverse, più limitate della realtà.

Per questo, importantissimo è leggere i testi assumendo il punto di vista dei Greci contemporanei a quel testo,

sia dal punto di vista dell’ideologia, che da quello geografico-fisico.

MAPPA CRONOLOGICA

La civiltà greca inizia con quella Micenea, vissuta prima dei Greci, ma si possono considerare come gli antenati

più vicini ai greci; Micene è il fulcro di questa civiltà, come poi Pilo e Sparta nel 15-12 sec: erano un popolo

guerriero, guidati dal WANAX, il Re; usavano il lineare B come scrittura, un sistema sillabico simile al greco

storico; poi, dopo questo popolo la scrittura scompare, fino all’8 sec, quando giungono i Dori, migranti europei,

che introdurranno il ferro nella tradizione locale, soprattutto a livello bellico, mantenendo le tradizione

micenee: questo periodo si può considerare il Medioevo, l’età buia, oscura; grazie alle mediazioni fenicie, viene

introdotto l’alfabeto, usato inizialmente per fini commerciali, per poi adottarlo anche nella lingua e nella

scrittura quotidiana (sarà poi la forma migliore con cui trascrivere le opere letterarie).

Il 12 sec rappresenta il periodo delle Imprese Troiane: le successive narrazioni si ricollegano a questo evento,

cantate in luoghi pubblici e feste; è Pisistrato, nel 6 sec, in occasione delle Panatenee, ad utilizzare l’alfabeto per

trascrivere opere letterarie, facendo copiare così le opere di Omero, in papiro (non potevano più esserci quindi

problemi di memoria che dava la narrazione orale, per cui molti testi, compresi quelli omerici, venivano

modificati dall’oratore, e tramandati sempre con cambiamenti e/o limitazioni).

ILIADE DI OMERO

Omero è sempre stato considerato, fin dall’antichità ad oggi, il Maestro della Letteratura Greca, grazie ai due

grandi Poemi che, lui o probabilmente un gruppo di scrittori, ci ha lasciato.

Poeta dell’8 sec a.C. circa, della zona di Cuma eolica (la stessa regione di Esiodo), inizialmente le sue opere erano

fatte per essere narrate ORALMENTE, come nella tradizione contemporanea: la struttura delle composizioni,

suddivisa in sintagmi fissi, in formule, era perfetta per essere memorizzata meglio dall’oratore.

Solo con Pisistrato, nel 6 sec a.C., abbiamo una svolta radicale: vennero raggruppati tutti i canti ancora in

possesso degli antichi, sia dell’Iliade che dell’Odissea, per poi comporre i primi “libri” della traduzione greca:

saranno così tramandati per la prima volta in maniera scritta e non oralmente (cosa che sicuramente influenzò i

singoli canti, cambiandoli in base alla necessità e al luogo di trasmissione, rispetto all’originale omerico).

I due poemi sono strutturati in maniera lineare, impostata sull’ordine cronologico dei libri, diversamente da tutti

gli altri libri o frammenti degli altri artisti greci che ci sono arrivati.

Iliade: composta da 24 canti, dove vengono raccontati circa 50 giorni di guerra, compresi tra il ritiro di Achille,

dopo che Agamennone si ebbe sottratto Briseide, e il suo rientro, dopo la morte di Patroclo per mano di Ettore;

il testo gira intorno all’onore,TIME’, e alla gloria,KLEOS, esclusivamente maschile; le donne compaiono poco, e

hanno solo un ruolo di sfondo, mai centrale, massimo di sostentamento al protagonista maschile. TEMA

CENTRALE E’ LA GUERRA.

Odissea: composta da 24 canti, dove i primi 12 sono narrazioni di avventure e quelle seguenti raccontano invece

il difficile rientro in patria di Ulisse; viene sdoganato il ruolo dell’eroe, inteso come ruolo sociale, con una sua

etica ed estetica; Ulisse è visto come un post-eroe, in una fase di metamorfosi, cambiamenti, di prove; le donne

in questo caso hanno il ruolo di intromissione nella storia e nella vita del protagonista, dette per questo Signore

del Destino. TEMA CENTRALE E’ IL VIAGGIO.

Queste composizioni così precise però dimostrano come la loro trasmissione venne affidata totalmente alla

scrittura, conservate poi con accuratezza nella Biblioteca di Alessandria, come simbolo di identità greca e

patrimonio della cultura, formalizzato proprio in quei testi.

Si ripete la lingua omerica, con stessi impasti dialettali, ripetizioni formali o stessa metrica; abbiamo stesse

scene tipiche, come battaglie, consigli, vestizioni dell’eroe; compaiono lunghe similitudine dei testi dei due

poemi, tutte cose che fanno pensare ad uno stesso PUBBLICO, dove veniva usato un linguaggio non quotidiano,

ma comunque comprensibile da tutti.

Omero rappresenta nella sua complessità il punto di inizio della scrittura letteraria.

I CANTO

Riassunto in breve: dopo il proemio, il poeta prosegue narrando i motivi dell’ira di Achille, cui si era accennato

nella protasi. Crise, sacerdote di Apollo si reca da Agamennone per offrire un riscatto per Criseide, sua figlia, prigioniera

del comandante dei greci, ma è severamente cacciato. Offeso, invoca Apollo che punisce aspramente i Greci mandando

una terribile pestilenza. Si diffonde rapidamente il timore per la causa sconosciuta di diversi lutti; Achille decide di

convocare l’assemblea dei capi e Calcante, un indovino, spiega essere la peste mandata dal Dio per aver offeso il suo

sacerdote. Agamennone, infuriato per le parole dell’indovino, che sembrano essere l’unica speranza, è deciso a

consegnare Criseide a patto che gli venga fatto un dono. Achille cerca di persuaderlo e ingannarlo ma alla fine ottiene solo

la determinazione dell’Atride ad avere la sua schiava prediletta: Briseide. Tra i due si scatena una furibonda e violenta lite,

in cui emergono solo brutali offese, fino a quando Achille, per risolvere la disputa, è quasi deciso a sguainare la spada.

Ecco che, improvvisamente, arriva Atena: i due hanno una conversazione in cui la dea rivela di essere stata mandata da

Era per invitarlo al temperamento e Achille, al termine, cede e accetta. Criseide viene riportata da Ulisse al padre mentre

Achille, offeso e piangente si reca dalla madre Teti per farsi aiutare a vendicare l’oltraggio. La Dea, allora, addolorata per il

figlio si reca da Zeus e lo implora di assicurargli la vittoria dei Troiani sugli Achei, i quali saranno costretti a presentarsi

inginocchiati a suo figlio, per risollevare le sorti della battaglia.

PROEMIO

Al centro del Proemio vi è il Tema dell’IRA, l’ira di Achille che porta a numerosi mali, questo non è biasimato, ma

considerato giusto e lecito.

BIASIMO=MOMOS e LODE=EPAINOS sono elementi presenti nella poesia, utilizzati per comunicare certi

sentimenti e concetti morali. Nella poesia epica è quasi sempre presente anche solo l’EPAINOS, insieme al

KLEOS=ONORE.

La colpa di Agamennone, invece, viene subito sanzionata, con effetti che toccheranno tutti, quando poi

scoppierà l’epidemia, il MIASMA=CONTAGIO.

ATE= termine complesso che indica l’ACCECAMENTO, la disgrazia, la COLPA (nella Tragedia è utilizzato il termine

HAMARTIA, FOLLIA); le azioni di Agamennone sono dettate da questo ATE, accecamento che viene dall’alto,

suscitato dalla divinità stessa, che stabilisce i rapporti etico-sociali.

L’ATE porta a commettere errori in maniera inconsapevole, senza colpa apparente; esempio è anche EDIPO, che

dopo aver scoperto di aver ucciso il padre e di essersi unito alla madre, si accecherà (dalla sua tragedia deriva

anche quella de “I sette contro Tebe” e “Antigone”).

HYBRIS DI AGAMENNONE

Ma questo accecamento è sempre frutto di un determinato comportamento che poi causerà tante sventure;

questo comportamento si può riassumere nell’HYBRIS=TRAGOTTANZA, ARROGANZA, PREPOTENZA.

Riferimento alla parola bende del testo: le bende erano utilizzate dal capo religioso, che era diverso dal capo

politico. Queste bende venivano usate nei sacrifici, che aprivano tutti i riti; si svolgevano nell’altare, posto fuori

al Tempio: era l’azione di condivisione delle carni, che avveniva durante il banchetto seguente al sacrificio, dove

avvenivano anche canti (FESTA RELIGIOSA); con le bende, il sacerdote puliva l’altare dal sangue sacrificale,

BENDE sono quindi

venivano però usate anche in altri contesti, come terapia per slogature e/o ferite più gravi: le

legate ad APOLLO, Dio della Salute e della Malattia: una pestilenza terminava quando moriva il motivo

generante, quindi Apollo portava la pestilenza, ma interveniva poi anche per fermarla.

EPITETO: insieme di parole composte, accostate ai nomi dei personaggi per identificarli (ACHILLE GLORIOSO,

AGAMENNONE FIGLIO D’ATREO, ecc); questa usanza porta ad una ripetizione costante di parole e singole

strutture metriche.

Vv 29-32: discorso di Agamennone, caratterizzato da un ampliamento verso il futuro, della sua storia con

Criseide, la sua schiava: specie di improvvisazione nel discorso diretto, utile anche per arrivare ad una certa

metrica (6 metriche costanti), in modo da facilitare lo sforzo memonico dell’attore, perché i versi e le strofe

erano memorizzate “formula per formula”

KLUZI MEO=ASCOLTAMI, parola utilizzata varie volte all’inizio del verso, per metricare il canto e attrarre

l’attenzione del lettore.

LA PESTILENZA

IL CULTO: non esisteva un centro religioso che univa tutta la Grecia; ogni Polis aveva la propria credenza, il

proprio Dio (a differenza delle FESTE PANELLENICHE che univano tutti i greci, tanto da interrompere qualsiasi

guerra o comflitto), oltre che la propria lingua, moneta, cultura; ad esempio, ad Atene troviamo il culto della

Dea Athena; il culto del Dio Apollo lo troviamo in diverse città, tra cui Delfi, Delo e la stessa Atene

Vv 37-38: vengono nominate due città, dove viene venerato Apollo, situate nelle vicinanze di dove si svolge

l’azione.

Il sacerdote dopo il sacrificio, si occupa della cottura e della spartizione delle carni, tutto all’interno del Tempio,

accessibile solo da lui; “se io ti ho onorato, allora esaudisci questa preghiera” (il sacerdote verso Apollo)

In questi versi si parla della SALVEZZA metaforica dei contagiati, ammalati dai dardi lanciati da Apollo (ha

portato prima l’ATE, la causa di tutto, poi la pestilenza). Gli animali “muli e cani” vengono colpiti per primi, per

poi diffondere la malattia; elemento è il FUOCO, che brucia e purifica

DISCORSO DI ACHILLE E L’INDOVINO

V 54: Achille raduna l’esercito, per parlare con esso (chiunque poteva raggrupparlo se ne vedeva la necessità)

v 69: vi è la pestilenza e si è indicata la causa; solo l’indovino poteva parlare e capire l’origine del male

(CALCANTE): conosce il presente, il futuro, il passato (traduzione discussa, perché questi termini non erano

utilizzati dagli antichi, non conoscevano questa concezione di tempo; utilizzavano i termini “quello che è stato”,

“quello che sarà”).

La concezione del tempo non era una retta o semiretta, composta da infiniti punti lineari: il presente era un

concetto labile, non effettivamente reale, valutabile: questa concezione del tempo, le categorie verbali elencate

prima, sono termini utilizzati solo nella lingua latina non in quella greca, che credevano in una non-temporalità e

in un Dio al di fuori del tempo; dobbiamo introdurre quindi il concetto di ETERNO, fatto che va ad annullare le

parole presente passato futuro.

L’azione è concepita nei termini di DURATA, QUANTITA’, o in MOMENTI che avvengono in un attimo (agire

diviene differenza da guardare od osservare perché la durata di queste azioni è differente).

L’ONNISCENZA era garantita dalla vista (queste parole hanno la stessa origine, radice del verbo sapere): le muse

hanno questa capacità; “si conosce quello che si è visto”

HISTORIE= indagine, ricerca fatta con gli occhi

HISTORIA= storia

Il profeta, spesso cieco, usa gli occhi del Dio, che lo guida nelle parole, parlandogli: la profezia quindi diviene

vedere il futuro, non solo anticiparlo.

RECUPERARE HYBRIS DI AGAMENNONE, GIAMBO (AGGRESSIONE VERBALE), RESTITUZIONE DI CRISEIDE,

LA NASCITA DELL’ARISTOCRAZIA: nel mondo greco l’Aristocrazia si acquisisce per nascita; in Omero troviamo

come questa forma di governo è nata, e come continuò ad esistere: TEMA DI LEGITTIMITA’, molto sentito dagli

Ateniesi.

SESTO CANTO,

Nel ai vv 441-446, troviamo come fare per “mantenersi nobili”. Nella mente comune c’era la

mentalità che l’onore e la colpa dei padri veniva trasmessa ai figli, mentre i Greci soste

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Floh di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Civiltà letteraria greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Iannucci Alessandro.
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