Embriologia e istologia del dente
Cenni anatomici generali del dente
Cominciamo subito col dire che la bocca è delimitata da due labbra e contiene una cavità, quella orale, che contiene più organi; gli organi più superficiali sono i denti che in quanto organi sono costituiti da più tessuti diversi. Oltre ai denti troviamo la lingua, le ghiandole salivari e le tonsille palatine. Le ghiandole, anche se sono presenti all’interno del cavo orale, il loro dotto escretore raggiunge la superficie della cavità, invece la parotide ha una loggia propria e come le altre comunica tramite dotto.
I denti sono accolti all’interno dei processi alveolari delle ossa mascellari superiormente e della mandibola inferiormente. Si localizzano a formare le arcate dentarie convesse posteriormente e concave anteriormente rivestite da mucosa gengivale. La mucosa è detta in questo modo perché è costituita da una parete di epitelio di rivestimento e tessuto connettivo che può essere lasso o denso. Nella gengiva vi è prevalenza di fibre.
Prendendo in considerazione la dentizione nell’uomo esistono diversi denti tipici nei mammiferi ad eccezione dei cetacei che ce li hanno tutti uguali. Quest’ultimi si dicono omodonti, nell’uomo parliamo di eterodonzia. Ogni dente è specializzato per diverse funzioni. Ventralmente abbiamo i denti incisivi che sono due per emiarcata, mediale e laterale, che hanno una tipica corona a forma di scalpello con la specifica funzione di incidere, mentre i canini analogamente hanno una sola radice con corona appuntita di forma conica per lacerare il cibo.
Poi ci sono i premolari e i molari che sono denti più voluminosi e sono più adatti a triturare il cibo, si riconoscono perché la corona ha più cuspidi, e hanno più radici almeno due o più a seconda dell’arcata (superiore tre, inferiore due). Nell’uomo ci sono tre tipi di dentizione: la prima detta primaria o caduca costituita da 20 denti 5 per emiarcata. Nella dentizione decidua mancano i premolari. I due premolari che abbiamo nella dentatura secondaria derivano dai molari decidui. Ogni dente deciduo si porta dietro l’abbozzo del dente che lo sostituirà.
La sostituzione inizia dai 6 anni fino ai 20-25 anni. C’è una fase di transizione dove vi è una dentizione mista in parte di latte e in parte permanente. La dentizione secondaria o permanente è la terza dentizione, costituita in tutto da 8 denti per emi arcata. Sono comparsi i tre molari che non derivano da precursori decidui ma si sono formati ex novo dalla lamina accessoria è per questo che l’eruzione del terzo molare è particolarmente faticosa perché deve compiere una rotazione.
Per la dentizione permanente devono essere presenti per emiarcata 2 incisivi, 1 canino, due premolari e tre molari, l’ultimo dente che erompe è il dente del giudizio o terzo molare.
Facciamo alcuni cenni di anatomia. Dal punto anatomico macroscopico il dente si suddivide in 2 parti: la corona che sporge nella cavità orale ed è coperta dallo smalto, la radice che è quella raccolta dall’osso alveolare coperta da cemento. Tra la corona e la radice vi è il collo o colletto dentario, una zona cruciale.
Durante lo sviluppo del dente lo smalto può sopravanzare sul cemento o viceversa o essere completamente distanziati. Questa zona da anche attacco alla gengiva che fa parte del parodonto. Per parodonto intendiamo tutte quelle strutture di attacco del dente che gli conferiscono plasticità, permettono l’eruzione o aggiustamenti che avvengono in relazione ai traumatismo.
Per le tre strutture di corona, radice e colletto, in profondità abbiamo la dentina, che si estende per tutto il dente, a differenza dello smalto che nonostante sia il tessuto più duro copre solo la corona. A maggiore profondità abbiamo una cavità non vuota un tessuto di derivazione mesenchimale e di natura connettivale la polpa dentaria (tessuto connettivo propriamente detto lasso mucoso). In quanto tessuto molle è un tessuto riccamente vascolarizzato avente nel fondo il forame apicale, un’interruzione all’estremità della radice dal quale passano i vasi; in questo punto le due lamine di Hertwig non si accollano.
Fanno parte del parodonto il legamento periodontale insieme a gengiva cemento o tessuto di supporto e osso alveolare. L’osso alveolare è spugnoso al centro ma compatto in superficie. Anche nel caso dei denti come nell’osso può avvenire la preparazione in due modi: o per usura, in questi denti si può vedere la presenza di smalto, o decalcificati. La corona anatomica è quella porzione di dente coperta dallo smalto; purtroppo non sempre quella anatomica corrisponde alla clinica, in condizioni anormali la parte del dente che sporge nella cavità orale può essere più espansa di quella anatomica, infatti per corona clinica si intende la parte che sporge all’esterno.
Per cui in caso di recessione gengivale, che si verifica nelle patologie infiammatorie del parodonto, la corona clinica è più estesa di quella anatomica, in caso opposto la corona clinica può essere più piccola, per ipertrofia gengivale per infiammazione o per terapia di un farmaco antiepilettico che determina questa crescita. Lo stesso discorso si può fare per la radice. La radice clinica è quella nell’osso alveolare quella anatomica è quella coperta da cemento. In una patologia grave come la periodontite avanzata si può avere una evasione del dente.
Parodonto
I tessuti mineralizzati del dente si formano a partire dallo stadio di campana e sono tre: lo smalto, di derivazione ectodermica, la dentina e il cemento di derivazione mesenchimale. La cementogenesi è quella più simile all’osteogenesi. Le cellule che lo formano sono i cementoblasti che hanno derivazione mesenchimale. Il tessuto è calcificato anche se meno mineralizzato dell’osso.
Nel cemento sono presenti fibre collagene intrinseche ed estrinseche del legamento con funzione di creare l’ancoraggio del dente all’osso alveolare. Queste fibre perforanti si chiamano fibre di Sharpey. Il parodonto o periodonzio è tutto l’apparato che si trova attorno al dente. Queste strutture, cemento legamento osso e gengiva, si articolano con il dente per formare un’articolazione detta gonfosi, o tessuto fibroso che si articola fra il periodonto e il dente.
Funzione del parodonto è quella di fungere da supporto meccanico, l’assorbimento di traumi è garantito dalla plasticità del legamento dentale che contiene molti recettori che permettono a questa struttura di adattarsi allo stress con piccoli spostamenti dei denti, l’assorbimento e la stabilità viene garantita invece dal cemento. Come detto precedentemente nel legamento vi sono recettori di pressione, posizione e funzione nutritizia perché nel legamento vi sono vasi che provvedono alla nutrizione del cemento avascolare e che raggiungono la polpa dentale.
Il cemento
Il cemento è un tessuto mineralizzato connettivo si localizza a livello della radice cementaria e termina a livello del forame apicale, il suo spessore non è omogeneo ed è privo di vasi. Se lo confrontiamo con un tessuto osseo mancano i sistemi dell’osso. Questo tessuto va incontro a lento rimodellamento. Copre e protegge la dentina radicolare che occupa la maggior parte del dente. Il cemento deve coprire gli orifizi. Altra funzione è l’attacco alle fibre del legamento periodontale (le fibre estrinseche hanno diversa direzione dalle intrinseche) inoltre il cemento non avendo vasi si oppone al riassorbimento del dente.
Lo spessore del cemento è in prossimità del colletto più sottile, mentre verso l’apice è più spesso fino a 50 micrometri, in età senile aumenta ecco perché l’indice dell’età del dente è lo spessore del cemento. Man mano che si accresce può chiudere il forame apicale con conseguente sofferenza. Il cemento si differenzia dallo smalto sia per il colore, giallognolo, sia per una maggiore permeabilità rispetto agli altri tessuti in quanto esso è relativamente morbido infatti, in casi di recessione dentinale, possiamo rimuovere il cemento della parte che si espone, la più sottile.
La componente chimica del cemento: abbiamo componenti organiche e inorganiche, quelle organiche prevalgono sulle inorganiche. Prendendo in considerazione il peso la componente inorganica prevale con il 65% costituita da cristalli di idrossiapatite, la componente organica al 23% è costituita da proteine collagene, non quelle di tipo 1, e delle componenti della sostanza amorfa, glicoproteine e proteoglicani, inoltre pare che ci sia una proteina che permette l’adesione fra cemento e legamento. Questa zona, in cui cemento e legamento si intersecano, non è mineralizzata.
Se andiamo a confrontare il cemento con l’osso, analogamente abbiamo nel cemento la componente cellulare, cementoblasti e cementociti, canalicoli e lacune (la particolarità è che questi canalicoli sono perpendicolari all’asse lungo del dente), la componente organica il tipo di cristalli, le modalità di sviluppo (fasi di deposizioni e mineralizzazione in analogia all’osso) e la prima matrice che viene secreta è detta cementoide (l’unica differenza è che non si può distinguere a differenza della predentina). All’interno si distinguono linee di accrescimento. Abbiamo sistemi lamellari, cerchi concentrici, sia nell’osso che nel cemento e ripetiamo che il processo di cementazione non è continuo per cui si possono apprezzare delle linee di accrescimento.
Le differenze sono: assenza di vasi, per cui minore capacità di rimodellamento, assenza di innervazione, perché mancano queste lacune. Il processo di riassorbimento è difficile da analizzare e infine ricordiamo che la mineralizzazione in volume dell’osso è marcatamente superiore, del 70% nell’osso contro il 40% del cemento.
La struttura: abbiamo due tipi di cemento, il cemento acellulare, o primo cemento che viene depositato detto anche primario, si appone alla dentina e parte dalla zona cervicale del dente per andare alla zona apicale, su questo strato si appone, quello cellulare o secondario che si produce solo a livello dell’apice dentario al di sopra di quello acellulare ed è quello più spesso con maggiore attività metabolica.
La deposizione del cemento avviene a partire dalle cellule mesenchimale che si differenziano dal follicolo dentario e quindi avviene per apposizione dall’esterno. La lamina di Hertwig mano a mano che va alla fine della radice si frammenta e provoca prima la formazione della dentina e poi quella del cemento. La dentina deriva dalle cellule della papilla, il cemento dal follicolo. Il cemento cellulare di solito è sovrapposto al cemento acellulare. Nel cemento cellulare si percepiscono le linee di accrescimento. Le cellule che formano i cementoblasti e che degenerano in cementociti mano a mano che depongono la matrice si convertono in cellule quiescenti, il loro citoplasma si impoverisce ed emanano prolungamenti, i cementoblasti sono affilerati come gli ameloblasti. Al microscopio si evidenziano fasi di deposizione alternate a fasi di stasi.