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Citologia, embriologia e istologia - nascita, sviluppo e struttura del dente

Appunti di Citologia istologia ed embriologia per l’esame della professoressa Di Pietro. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la bocca è delimitata da due labbra e contiene una cavità, quella orale, tre tipi di dentizione, tessuti mineralizzati del dente.

Esame di Citologia, embriologia e istologia docente Prof. R. Di Pietro

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LA DENTINA

La dentina si può considerare una varietà di tessuto osseo, infatti, osso e dentina, nn somigliano per

organizzazione, nella dentina nn abbiamo cellule intrappolate e a differenza dell’osso nn ci sono vasi, anche

se all’interno dei tubuli odontoblastici penetrano nervi di tipo amielinico.

La dentina è il tessuto che costituisce la maggior parte del dente e si trova localizzata nella camera pulpare,

analogamente alla polpa. Anatomicamente la dentina si divide in dentina coronale e dentina radicolare, che

si trova in corrispondenza della radice.

Rispetto allo smalto la dentina è meno dura e meno mineralizzata. Grazie alla presenza di questi tubuli ha

una certa elasticità e la permeabilità è maggiore, a differenza dell’osso nn contiene vasi e la sua nutrizione

avviene per diffusione dai vasi della polpa per il plesso vascolare che si trova proprio al di sotto degli

odontoblasti, la presenza di questi tubuli è sensibili a vari stimoli. In sezione longitudinale per usura Si nota

che i tubuli dentinali si dispongono radialmente e che analizzati a maggiore ingrandimento assumono la

forma ad s italica, che varia a seconda le regioni che analizziamo infatti nella zona coronaria è più ondulata,

e il suo andamento si percepisce notevolmente in sezione trasversale. A fresco la dentina ha un colore

bianco giallognolo e di norma forma le zanne dell’elefante, l’avorio. I tubuli della dentina sono delle

strutture che sostanziarmene consentono una connessione fisica fra polpa e dentina. Per questo si parla

spesso di complesso polpa-dentina. I due tessuti sono interdipendenti.

Come si formano questi tubuli? Durante l’odontogenesi! Nella dentina matura gli odontoblasti lasciano

impronte che contengono all’interno i processi degli odontoblasti o fibra di Tomes, con la deposizione della

dentina si portano verso la profondità tirando con se questi prolungamenti che circondati dalla matrice

lascia l’impronta. Al microscopio sulla superficie sembra che ci siano meno tubuli e il lume sembra più

piccolo, è un artefatto! Gli odontoblasti mano a mano che si avvicinano alla polpa tendono ad accollarsi e

ovviamente in sezione sembra che vi siano più tubuli di maggiori dimensioni. Questi processi si estendono

per varia profondità, i tubuli hanno diversa estensione in quanto i processi possono regredirsi e sembrare

vuoti, nonostante gli odontoblasti conservano il processo anche quando sono anziani. Il numero degli

odontoblasti per unità di area varia a seconda la sede.

La composizione della dentina. Se consideriamo il volume nello smalto abbonda la componente inorganica

rispetto alla dentina che rappresenta il 50%, la componente organica comprende fibre collagene che si

trovano tra i tubuli e proteoglicani. A giustificare la diversa derivazione embriologica fra dentina e smalto

sono proprio le diverse quantità di componente inorganica e la diversa componente organica.

Ci sono differenze strutturali importanti tra smalto e dentina. Lo smalto è organizzato in prismi per cui la

struttura risulta molto più omogenea, invece diverso nella dentina è l’orientamento dei cristalli che nn

hanno un percorso rettilineo e nn è regolare nella matrice.

Sotto lo strato di odontoblasti vi è uno zona priva di cellule e vi sono nervi e vasi. Gli odontoblasti che

inizialmente derivano da cellule mesenchimali con il differenziamento acquistano una morfologia simile agli

osteoblasti, diventano cellule colonnari con una tipica polarizzazione morfofunzionale, il nucleo si orienta

verso la polpa e contiene tanti nucleoli. Gli odontoblasti che si differenziano per primi sono quelli a livello

della corona e poi alla radice. Questo modo di procedere è seguito dalla mineralizzazione dello smalto, il

fronte si sposta verso il colletto e poi verso la radice e ciò è un fattore che aiuta l’eruzione del dente. Sono

cellule con numerosissimi organuli che si accumulano, RER abbondante, apparato di Golgi sviluppato, ci

sono tutti quegli organuli che servono per la sintesi di glicoproteine e tra queste cellule ci sono numerose

funzioni di tipo aderente e occlusale, veri e propri complessi giunzionali. Nn si è ben capito a cosa servano,

nn esistono barriere, altrimenti nn ci sarebbe il fluido dentinale, fatto sta che al di sopra di questi parte il

processo e si è notato che in esso c’è qualcosa di diverso, mancano organuli e, come nell’assone, ci sono

solo componenti citoscheletriche ( ecco perchè gli odontoblasti hanno un origine comune a quelle di

cellule del SNP). A contatto con gli odontoblasti, per tutta la durata di vita del dente resterà sempre la

predentina. Essa è caratterizzata dalla presenza di pochi cristalli di idrossiapatite, una zona praticamente nn

mineralizzata, la sua funzione è quella di far passare meglio i fluidi che servono a nutrire le cellula. La

mineralizzazione avviene ad una certa distanza dal soma della cellula e analogamente al tessuto osseo

sfrutta dei calcosferuli, vescicole contenenti dei Sali minerali. Le fibre nervose che penetrano tra gli

odontoblasti sono di tipo amielinico e questo ci aiuta a capire il perché la sensibilità della dentina è diversa

dalla polpa anche se le fibre amieliniche sono presenti anche nella polpa e quindi ci potrebbero essere dei

casi di sovrapposizione.

Come si forma la dentina? Il differenziamento degli ameloblasti provocano il differenziamento degli

odontoblasti, essi depongono la predentina e poi la dentina si mineralizza, da un lato della dentina c’è la

papilla dentaria dall’altro lato ci sono le cellule dello smalto e quelle del reticolo stellato. La predentina è la

componente amorfa che è analoga a quella del tessuto osseo, osteonectina ecc…e proteine specifiche

sialoproteine fosfoproteine e queste proteine hanno una importanza notevole nel processo di formazione

della dentina. La predentina media l’adesione di cellule alla matrice e crea le condizioni utili per la

precipitazione dei Sali minerali. In questa predentina si trovano fibre collagene che hanno un decorso

perpendicolare a quella dei tubuli dentinali, essa, con lo scorrere degli odontoblasti va incontro a un

ulteriore processo di mineralizzazione diventando più dura.

La sensibilità del dente è dovuta ad erosioni dello smalto e tubuli aperti sulla cavità, in quanto le sostanze

nocive possono spostare il liquido tubulare presente nello spazio peritubulare (la presenza di questo si

dimostra con delle tecniche particolari) che deriva dal plasma della polpa e si muove dall’interno

all’esterno. Il movimento spiegherebbe la sensibilità della dentina ai vari stimoli. Per la sensibilità della

dentina sono state formulate tre teorie. La prima teorizza che la sensibilità è dovuta a fibre nervose

amieliniche, la seconda afferma che i responsabili sarebbero gli odontoblasti in quanto si possono

considerare dei recettori a stretto rapporto con le terminazioni nervose, la terza teoria è quella secondo la

quale è il movimento del fluido peritubulare che determina la sensibilità della dentina (la più accreditata).

Le fibre amieliniche sono quelle che annunciano una pulpite cronica, un dolore sordo profondo che

permane, quelle mieliniche con segnali veloci e intensi. Gli stimolo che provocano questo movimento sono

termici oppure pressori o quando mangiamo i cibi, l’effetto è anche osmotico( Cibi troppo dolci). Esistono

diversi tipi di dentina, la dentina primaria è quella che si forma durante lo sviluppo della corona, meglio

organizzata. Quest’ultima è suddivisibile in mantellare, che forma il cosiddetto mantello, è quella più

superficiale a contatto con smalto e cemento ed è la prima ad essere depositata; la dentina circumpulpare

è l’ultima deposta all’interno della dentina primaria; dentina pertubulare e intertubulare, differenti nel

grado di mineralizzazione , la peritubulare forma la parete dei tubuli, la intertubulare si trova fra i tubuli ed

è meno mineralizzata, simile alla cartilagine. La dentina secondaria viene deposta durante tutta la vita del

dente anche una volta completata l’eruzione dentaria. Pertanto la dentinogenesi continua per tutta la vita

del dente e gli odontoblasti sono cellule che vivono tanto quanto il dente. La dentina secondaria però viene

depositata più lentamente e ha una minore complessità, minor spessore e cambia la curvatura rispetto alla

primaria, la dentina terziaria o irregolare viene depositata in profondità, non dagli odontoblasti della

primaria ma da nuovi odontoblasti che vengono creati per rispondere a un processo patologico, si reclutano

dalla polpa e nn hanno la stessa organizzazione degli altri originari, e questo si ripercuote sulla dentina

terziaria che risulta completamente irregolare, in questo modo la dentina viene deposta velocemente e

rappresenta un segno di reattività della polpa. Ovviamente una forma di reattività può essere anche la

dentina sclerotica, compare quando i tubuli odontoblastici vengono fusi per l’apposizione di minerali

occludendo i tubuli a seconda l’iperattività che reagisce all’insulto. La giunzione smalto-dentina è piuttosto

festonata, possono essere intrappolati degli odontoblasti che formano particolari strutture. La predentina è

sempre attaccata agli odontoblasti. La secondaria si depone sul versante della polpa perché ci sono gli

odontoblasti. A livello della radice si riconosce lo strato granulare di Tomes, infatti a contatto con il

cemento c’è una zona di alterata mineralizzazione e queste zone a diversa mineralizzazzione si distinguono

perché i nuclei di mineralizzazione nn si sono fusi, il fronte nn si è unificato, ecco perché viene detto strato

granulare di Tomes. Alcuni processi restano intrappolati nella giunzione, i ciuffi, e vi è la dentina

interglobulare, globuli minerali alternati a dentina. La dentina interglobulare, essendo che la

mineralizzazione si ha per fusione di globuli di mineralizzazione e queste sono aree poco mineralizzate, è

tipica dello strato granulare di Tomes. La deposizione nn è continua, vi sono fasi di attivazione alternate a

fasi di quiescenza, ecco perché le linee di accrescimento sono evidenti, queste fasi di diverso accrescimento

o meglio in fasi è tipico di tutti i tessuti mesenchimali, e le linee di accrescimento nel dente, perpendicolari

ai tubuli, sono dette o linee di von Ebner, le linee più scure o di Owen sono dovute ad alterazione di

mineralizzazione. Queste linee stanno a indicare la fusione di due fronti di diversa mineralizzazione e si

distanziano circa 4- 6 micron, sono caratterizzate da diversa composizione, per quantità di matrice e

minerali.

LO SMALTO

Lo smalto nn può essere considerato un tessuto in quanto mancano le cellule. Quando è in formazione si

parla di organo dello smalto; si trova in corrispondenza della corona anatomica, in profondità vi è la

dentina, la sua matrice è la più mineralizzata, esso rappresenta il tessuto più duro del corpo, è

semplicemente una matrice mineralizzata, privo di cellule vasi nervi. Già durante la sua formazione nn vi

sono vasi, la nutrizione degli ameloblasti viene assicurata dal mesenchima della papilla e del follicolo

dentario, il reticolo stellato è una zona lassa ricco di proteine acido ialuronico che provvede alla nutrizione

di queste cellule, è uno pseudo tessuto incapace di rimodellamento e va incontro a usura con traumi

ripetuti, il colore dello smalto è un vetro opalescente, fa trasparire il colore della dentina sottostante, ecco

perché se al bambino vengono somministrate tetracicline il colore dei denti cambia.

Lo smalto entra in rapporto con la dentina nella giunzione smalto-dentina, un margine festonato dove

entrano in rapporto i due tessuti, invece ci possono essere delle varianti a livello del cemento. La zona

smalto cemento varia a seconda l’interazione fra i due tessuti, nel 65% dei casi il cemento si sovrappone

allo smalto, nel 30% si ha la prosecuzione, dove termina lo smalto inizia il cemento, nel 5% c’è una zona di

separazione, questo dipende dallo sviluppo della lamina di herwing che da origine alla radice, a seconda che

si frammenti o meno si hanno i diversi stadi di giunzione.

La composizione dello smalto: considerando il volume l’86% è costituito da cristalli, fosfati e carbonati di

calcio, la componente organica si trova in minime quantità assieme all’ acqua. Anche se per questo lo

smalto è meno permeabile è cmq aggredibile dagli acidi, grazie alla sua composizione può avvenire uno

scambio ionico. I fosfati possono essere sostituiti da carbonati o da fluoro, per questo risulta di base la

florizzazzione dell’acqua. Un eccessiva somministrazione di fluoro, può causare un ingiallimento dei denti.

Lo smalto si forma per il processo di amelogenesi che avviene dopo la dentinogenesi. Lo stimolo utile per la

deposizione di smalto, è la formazione di predentina. Anche nello smalto la prima componente ad essere

depositata è quella organica costituita da le glicoproteine, proteine nn collagene o amelogenine e

enameline ed è grazie a questa matrice che precipitano i cristalli di idrossiapatite. Al livello della giunzione

smalto-dentina vi è una proteina detta tufterina specifica. Allo stadio di campana gli ameloblasti sono

ancora immaturi rappresentati da cellule basse che dopo la differenzazione diventano più alte disposte in

palizzata con nucleo rivolto verso il cavo orale, mentre il processo di Tomes verso la membrana basale che

divide i due tessuti duri. La rottura della membrana basale avviene a causa della deposizione di predentina.

Nelle varie fasi di maturazione, gli ameloblasti bassi che sono a contatto con le cellule dello strato

intermedio, sono soggetti a scambi di sostanze che permettono la loro maturazione. All’interno di queste

cellule si accumulano organuli, lisosomi, granuli, gocciole lipidiche che gli ameloblasti accumulano nutrirsi e

si sviluppano complessi giunzionali che li separano dallo strato intermedio, nel processo di Tomes di

accumulano cisterne dell’apparato del Golgi.

Come è fatto lo smalto? L’unità strutturale dello smalto è il prisma, che nn va confuso con i cristalli! I prismi

si estendono per tutto lo spessore dello smalto, che cambia a seconda le zone e a seconda il tipo di dente

(esempio nei decidui lo spessore è dimezzato). Sono strutture cilindriche che possiamo immaginare come

se fossero una scia lasciata dagli ameloblasti e che si portano verso la superficie del dente, la composizione

dello smalto cambia per due fasi, il percorso delle cellule è sinuoso e al momento dell’eruzione gli

ameloblasti diventano cubici e scompaiono. I prismi si estendono per tutto lo spessore dello smalto, dentro

ogni prisma ci sono i cristalli di idrossiapatite assemblati in maniera molto precisa paralleli fra loro.

Il processo di Tomes ha sostanzialmente due facce nn perfettamente uguali e simmetriche quella più

inclinata ha una superficie rugosa, l’altra è più liscia. La regolare è la secretoria quella che secerne più

velocemente, l’altra secerne in maniera più lentamente. I cristalli sono sempre disposti perpendicolarmente

alla rispettiva faccia del processo, però si determina un zona che va a formare il prisma e zone periferiche

attorno a ciascun prisma che formano lo smalto interprismatico . Qui i cristalli sono inclinati di 45° rispetto

al prisma, la presenza di cristalli di diverso orientamento fa si che in sezione trasversale lo smalto sembri

costituito da tante strutture a buco di serratura, in cui c’è una testa e la coda, la testa corrisponde al prisma

la coda allo smalto interprismatico. I prismi si sovrappongono in maniera sfalsata, e questo produce le.

Se sezioniamo un dente vedremo una struttura a favo d’ape, ogni celletta si sovrappone a due prismi. Nello

smalto ci sono 13 milioni di prisma, ogni ameloblasto produce almeno 4 prismi, il contorno scuro e

distinguibile si chiama guaina del prisma. In questa zona ci sono sia cristalli disposti in maniera irregolare

che componente organica ed è orientata verso la superficie occlusale del dente. Le proteine che vengono

secrete, le amelogenine, regolano l’ampiezza dei cristalli che li rende diversi da quelli della dentina, invece

le enameline intervengono nel regolare il processo di mineralizzazione, queste proteine alla fine del

processo vengono riassorbite perché nn servono più.

Irregolarità fisiologiche dello smalto e difetti di mineralizzazione: le fessure che si creano sulla superficie

del dente si chiamano lamelle dello smalto, fessure perpendicolari alle linee di accrescimento dello smalto

che sono circonferenziale. Queste lamelle sono delle zone più aggredibili e possono veicolare microbi o

acidi. Al livello della giunzione smalto-dentina vi sono delle strutture a forma di cespugli detti ciuffi, sono

dovuti a difetti di mineralizzazione e in essi possono rimanere intrappolati i processi odontoblastici.

Le strie di Retzius sono le linee di accrescimento dello smalto. Tutti i tessuti duri vengono depositati con un

ritmo circadiano! Queste strie sono linee curve che si portano sulla superficie del dente, tutte le linee si

possono vedere ma una in particolare sembra più scura, la linea neonatale, eclatante nei denti caduchi. Le

strie a decorso trasversale creano al microscopio un effetto ottico caratteristico, lo smalto sembra

costituito da bande chiare e scure, diverse dalle linee circonferenziale e sono dovute alla disposizione

sfasata dei prismi. Queste bande prendono il nome di bande di Hunter- Shreger. Ai lati del dente le strie di

Retzius terminano sotto forma di perichimazie.

ODONTOGENESI (le immagini sono a fine capitolo)

Durante la quarta settimana con i ripiegamenti dell’embrione si individua la cavità orale primitiva, lo

stomodeo. Sul fondo della cavità si individua la membrana buccofaringea che durante la quarta settimana

va incontro a perforazione. Tra il 24esimo e 30esimo giorno aumenta il ripiegamento embrionale e

dopodiché ha inizio l’odontogenesi. L’odontogenesi è il processo che porta alla nascita e sviluppo dei denti.

La formazione dei denti inizia a livello dell’epitelio che riveste le arcate mascellari e mandibolari, iniziando

nella zona centrale della mandibola, ed è essenzialmente dovuto a un importante interazione fra

ectoderma ed ectomesenchima! Per ectomesenchima intendiamo tutto quel mesenchima che da origine

alla parte connettivale della faccia e viene detto ectomesenchima perché deriva da cellule immigrate dalle

creste neurali, lamine di derivazione ectodermica che si differenziano in mesenchimali. L’odontogenesi

viene suddivisa in 4 fasi. La prima fase ha inizio intorno al 30esimo giorno o 5 settimana, quando si ha la

formazione di una benderella epiteliale, un inspessimento dello strato epiteliale pluristratificato che riveste

le due arcate. La benderella può essere riconosciuta nell’immediato nn solo per l’inspessimento che

avviene laddove andrà a crearsi la futura cresta alveolare, ma anche per l’accumulo di mesenchima che

viene attratto dalla proliferazione ectodermica. Questo tipo di interazione è tipica di tutti gli annessi

epiteliali, esempio le unghie le ghiandole o i peli. La benderella una settimana dopo circa, si biforca in due

lamine: la lamina esterna o buccale, una per arcata, detta anche lamina vestibolare darà origine al vestibolo

della bocca. Queste lamine, o creste per apoptosi delle loro cellule centrali danno origine a un solco detto

solco labiale o vestibolare, il quale, approfondandosi determina la separazione delle labbra e delle guance

delle arcate gengivali e la formazione del vestibolo della bocca. Dal lato interno o linguale compare la

lamina dentale, o cresta dentale, che proliferando si spinge nel mesenchima sottostante portando con se

l’accumulo mesenchimale e sarà quest’ultima che darà origine al dente. Approfondandosi sempre di più si

originano in ciascun’arcata dieci gemme a forma di clava circondate da un fitto addensamento di

ectomesenchima. È questa la prima fase, anche detta fase dello stadio di gemma. Man mano che la gemma

si accresce la parte di ectoderma che la mantiene connessa alla cavità orale viene perforata, fino ad essere

completamente demolita durante lo stadio di campana. Questa lamina prende il nome di lamina perforata,

e nella parte inferiore essa crea una tipica zona di iperattività, sarà questa zona a dare origine alla lamina

secondaria, abbozzo del dente permanente. Per cui i denti permanenti sono presenti già prima della

nascita. Ricapitolando abbiamo prima una lamina primaria che da origine ai denti decidui, poi una lamina

perforata, la lamina secondaria che si sviluppa a decorso orizzontale(motivo per cui il dente per poter

erompere deve svolgere una rotazione) e che darà origine ai denti permanenti, infine la lamina accessoria

presente solo per i denti che nn hanno il rispettivo deciduo.

Allo stadio di lamina segue lo stadio di gemma, lo stadio di coppa o calice rovesciato, lo stadio di campana

e dopo poco il dente erompe per completarsi solo tre anni dopo la sua eruzione, questo perché la radice si

completa tre anni dopo che la corona del dente che erompe nella cavità orale. A livello di tempistiche

bisogna ricordare che il dente inizia la sua formazione durante la 5 settimana di vita intrauterina, con la

comparsa della lamina primaria, la lamina secondaria compare al 4 mese di vita intrauterina e l’ultima

lamina secondaria ha origine al quarto anno di vita dopo la nascita.

Analizziamo ora le varie forme che assume il dente prima di raggiungere la forma matura. La gemma è

costituita da epitelio cubico con all’interno cellule di forma poliedrica, a ridosso della gemma vi è

l’addensamento ectomesenchimale che darà origine alla papilla e in seguito al follicolo dentale mentre

tutto ciò che costituisce l’epitelio della gemma darà origine all’organo dello smalto e poi allo smalto.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in odontoiatria e protesi dentaria (5 anni)
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher deicco.vanessa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Citologia, embriologia e istologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Di Pietro Roberta.

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