Chesta Pietro cinema e comunicazione audiovisiva Unito - Torino
Che cos'è un prodotto audiovisivo?
Cinema e comunicazione audiovisiva non sono la stessa cosa; infatti, la seconda è qualcosa di molto più esteso rispetto a un film. Più semplicemente: tutti i film sono prodotti audiovisivi, ma non tutti i prodotti audiovisivi sono film. Un prodotto audiovisivo è una categoria che accomuna tanti tipi di prodotti: film, cartoni animati, serie tv, un notiziario e una comica di Charlie Chaplin.
Quali sono gli elementi che accomunano tra di loro prodotti audiovisivi così diversi?
Una domanda d’esame potrebbe essere cosa accomuna i prodotti audiovisivi.
- Mediazione di uno schermo che rende le immagini sempre bidimensionali (anche quando sono 3D).
- Disgiunzione fisica tra lo spazio e il tempo di quello che stiamo guardando e lo spazio e il tempo di chi guarda. Questo, però, non implica che non ci sia un’interazione tra i due mondi (videogiochi); in qualunque caso, però, c’è sempre una divisione tra i due mondi che non vale, ad esempio, a teatro.
Quando il cinema comparve sulla scena pubblica alla fine dell’Ottocento ebbe un effetto destabilizzante nella tradizione delle esperienze spettacolari perché fino a quel momento l’esperienza degli spettacoli era quella della compresenza fisica (teatro, circo, illusionismo). Quando comparve il cinema, questa disgiunzione fisica non fu subito metabolizzata; infatti, le cronache dell’epoca riportano un certo turbamento.
- Possibilità dell’impressione del movimento, cioè il fatto che i prodotti audiovisivi hanno la possibilità di generare un’impressione di movimento. Quando il destinatario della comunicazione audiovisiva ha una percezione di movimento nelle immagini che sta guardando, questo movimento è determinato con diverse modalità:
- Movimento dentro l’immagine: corpi o oggetti che si muovono, quindi la cinepresa è statica ed è l’attore a muoversi.
- Movimento dell’immagine: il movimento è fatto dall’apparecchio che registra le immagini muovendosi nello spazio.
- Movimento generato da un’immagine all’altra: il ritmo di successione delle immagini in un film determinato dal montaggio, che implica un passaggio da un’inquadratura a un’altra. Questo ritmo è capace da solo di generare movimento.
- Una serie di regole, codici o strategie formali condivise per progettare e realizzare delle immagini in movimento singole o per progettare e realizzare delle serie di immagini in movimento.
Che cos'è il cinema?
Mettiamoci dal punto di vista dello spettatore e chiediamoci: che cosa differenzia l’esperienza di andare al cinema dall’esperienza di vedere lo stesso film sul tablet? Per rispondere a questa domanda dobbiamo tornare alle origini del cinema.
Origine del cinema
Siamo alla fine dell’Ottocento, più precisamente il 28 dicembre del 1895, quando i fratelli Lumiere inventano il cinematografo. Secondo gli studiosi, inizia la storia del cinema, ma questa è una convenzione storica perché in casi come questo ci sono vari mutamenti che non sono avvenuti in un solo giorno.
Il 28 dicembre del 1895 è stata presa come data di inizio del cinema perché è il giorno della prima proiezione a pagamento dei fratelli Lumiere. Questa data può essere presa come inizio del cinema visto come convenzione sociale, come forma di esperienza spettacolare che assumerà un ruolo importante nel tempo libero delle classi sociali più alte fino alla metà del Novecento.
Il 28 dicembre del 1895 è importante anche perché determina delle caratteristiche peculiari nel cinema che sopravvivono tutt’ora, anche se sono avvenuti dei cambiamenti tecnologici, estetici e di strategie comunicative; quindi, andare al cinema nel 1895 non era così diverso rispetto ad andare nel 2020.
Gli elementi in comune tra passato e presente
- Proiezione sul grande schermo: Jean-Luc Godard un giorno ha detto “volete sapere qual è la differenza tra cinema e televisione? Che al cinema le immagini sono più grandi di chi le guarda, mentre con la televisione le immagini sono più piccole”.
- Spazio pubblico collettivo: il cinema non è il salotto dove io guardo quello che mi piace.
- Pagamento di un biglietto: il cinema è anche un’industria e quindi finalizzato al profitto. O meglio, una parte di cinema è così perché esiste una fetta di cinema che rifiuta questa visione commerciale.
- Alta definizione: quando si andava al cinema e c’erano i film stampati sulla pellicola, la qualità dell’immagine e del suono era elevatissima. Dal 2014 si proietta in digitale, che non è ancora arrivato ai livelli della pellicola 35mm.
- Esperienza immersiva: andare al cinema implica entrare in uno spazio scuro, dove si è costretti a una condizione di immobilità, e queste due condizioni potenziano il potere di coinvolgimento delle immagini perché non siamo distratti da altre cose come in casa.
- Standard medio di durata della proiezione: è un punto meno inclusivo perché non vale per tutta l’esperienza cinematografica. Infatti, tendenzialmente tutte le volte che si va al cinema le proiezioni hanno uno standard di durata, mentre a casa no. Se apro YouTube o Netflix, posso guardare video corti, medi o lunghi e sono io a decidere per quanto tempo posso guardare i contenuti. Andare al cinema implica di adeguarsi a uno standard, che è quello del lungometraggio, il quale oggi si attesta sui 75 minuti circa (lungometraggio). Infatti, è molto difficile che uno spettatore paghi per guardare un film per poco o per moltissimo tempo. Anche il termine lungometraggio ha subito delle variazioni; ad esempio, nel 1911 Giovanni Pastrone realizza a Torino un film ambientato nella caduta di Troia e questo film durava circa 30 minuti e sconvolse il panorama cinematografico perché era un lungometraggio. Infatti, allora i film duravano 10 minuti.
Che cos'è il cinema? Chiediamolo ai film
Jean-Luc Godard aveva anche detto “il cinema è il cinema”, ma a noi non basta, e la risposta la possiamo cercare nei film, che non vanno visti solo per ciò che raccontano ma vanno visti per ciò che ci dicono su loro stessi.
Blow out di Brian De Palma (1981)
Il protagonista del film è John Travolta, che interpreta il ruolo di un fonico, e una notte si reca in un bosco per registrare dei suoni inquietanti perché lavora in dei film thriller e horror. Mentre è nel bosco sente una frenata brusca di un’auto, si gira e la vede che sfonda il parapetto e cade nel fiume. Ovviamente cerca di soccorrere i passeggeri dell’auto tuffandosi in acqua e riesce a salvare la passeggera ma non il guidatore.
Da lì a poco si scopre che il conducente era un personaggio importante, infatti era candidato alla presidenza degli Stati Uniti, e questo porta John Travolta a pensare che si tratti di un omicidio. Allora si mette a riascoltare tutti i suoni che ha registrato e nelle sequenze successive si viene a conoscenza che quella sera non c’era solo John Travolta nel bosco ma anche un cineamatore che ha filmato la scena con una macchina amatoriale che non prevede di registrare l’audio. Queste immagini sono state pubblicate da un settimanale e appena John Travolta lo scopre si reca in edicola per comprarlo mettendosi al lavoro e fondamentalmente fa cinema cercando di associare le immagini ai suoni che ha registrato. Per fare questo però ritaglia le immagini, le stampa su pellicola e le porta a sviluppare; una volta tornato in studio cerca di montare le immagini con il suono.
Una volta che ha la pellicola, John Travolta anima le immagini con una tecnica usata ancora oggi per i cartoni animati, perché lui ha fotografato i singoli istanti della sequenza precedente e poi li ha rianimati con la tecnica del “passo uno” o “scatto singolo”, cioè si fanno vari scatti in varie posizioni che, se vengono fatti scorrere a 24 fps, danno l’effetto di movimento. Cercando di sincronizzare audio e immagini, scopre che nel momento preciso in cui il suo microfono ha registrato un colpo molto forte c’è una piccola luce tra i cespugli che simboleggia uno sparo.
Questo è un film che riflette sul cinema stesso, infatti ci rivela:
- Che il cinema si basa su di un’illusione, cioè che l’impressione di movimento è un’illusione perché nasce da immagini statiche. Infatti, la pellicola cinematografica è solo una serie di foto che, se viene fatta scorrere, genera movimento. Il cinema quindi si basa su di un’illusione percettiva, infatti noi non vediamo il movimento reale delle cose ma è riprodotto artificialmente da una macchina. Questa è detta illusione cinetica.
- Che il cinema ha sempre richiesto una forte mediazione tecnologica, infatti non può esistere il cinema senza la presenza di uno sguardo non umano, e come il cinema nessun prodotto audiovisivo può esistere senza la tecnologia. Ovviamente oggi il costo dei macchinari è diminuito, ma fare cinema implica sempre un investimento per avere la mediazione tecnologica.
- Che il cinema prevede la possibilità di manipolare la realtà, lo si vede dal fatto che Travolta non lavora su immagini che ha registrato e avesse voluto avrebbe potuto falsificarle, quindi non bisogna pensare che il cinema sia lo specchio del mondo.
- Che il cinema sia un’esperienza audiovisiva, infatti Travolta trasforma un prodotto visivo in un prodotto audiovisivo sincronizzando i suoi suoni con le immagini del giornale. Questo non vale solo per il cinema sonoro che comincia ad affermarsi alla fine degli anni Venti, ma prima le immagini venivano comunque associate a dei suoni.
- Che è un’esperienza di conoscenza e di rivelazione della realtà, cioè che grazie alle immagini Travolta è riuscito a capire qualcosa in più della realtà che lo circondava, quindi il cinema può rivelarci qualcosa del mondo che non cogliamo.
Effetto notte di F. Truffaut (1973)
È ancora più meta cinematografico di Blow out perché è dedicato interamente al cinema. In questo film Truffaut racconta il suo lavoro di regista; infatti, interpreta sé stesso e racconta come si fa un film.
Domande principali del corso
- Come si costruiscono le immagini di un film? Per rispondere bisogna parlare di regole di composizione o regole di strutturazione del visibile all’interno di un’immagine.
- Come si mettono in relazione le immagini di un film? Per rispondere bisogna individuare le logiche e i codici del linguaggio cinematografico.
Come si costruiscono le immagini di un film?
Non tutte le immagini della comunicazione audiovisiva sono uguali tra di loro.
Distanza
Abbiamo visto in “Effetto notte” che ci sono inquadrature in primo piano e inquadrature dove la cinepresa è più distante rispetto a ciò che filma. Quindi, la distanza che divide la macchina da presa da ciò che riprende è un parametro essenziale nel definire diversi tipi di immagine.
Dentro/fuori
La dialettica tra il dentro e fuori è fondamentale. Lo si vede sempre in “Effetto notte” dove il regista dà gli ordini ai veicoli e ai vari personaggi per fargli entrare o uscire dalla scena. Le immagini sono dei luoghi di transizione, infatti c’è un continuo entrare e uscire di oggetti o persone. Ci sono inquadrature che valorizzano i fuoricampo e inquadrature che tendono a valorizzare più ciò che è dentro al campo trascurando quello che c’è fuori.
Luci
Al cinema la luce artificiale è imprescindibile; questo perché per registrare le immagini sia il digitale che la pellicola hanno bisogno di un surplus di luce. Anche quando si girano scene di giorno in esterna servono delle luci artificiali per far rendere meglio le immagini.
Movimenti
Si riferisce sia ai movimenti delle cose e delle persone sia ai movimenti della macchina da presa che non è sempre ferma ma è montata su dei macchinari in grado di compiere vari movimenti.
Punti di vista
Il punto di vista al cinema ha sempre una doppia accezione:
- Punto di vista narrativo: ovvero quello di ogni singolo personaggio rispetto alla storia.
- Punto di vista sull’immagine: ovvero che nessun punto di vista è scelto a caso, se si inquadrano i personaggi di spalle o frontalmente gli effetti comunicativi sono molto diversi.
Racconti
I film spesso ci raccontano qualcosa. Non tutti lo fanno, infatti esiste una tradizione nella storia del cinema chiamata non fiction, ma va anche detto che nella storia del cinema la narrativa ha sempre avuto un ruolo preponderante, e non è impossibile che un documentario segua una linea narrativa in modo da essere più efficace.
Sguardi
Un testo filmico è costituito da una fitta trama di sguardi della macchina da presa verso quello che riprende, ma anche degli sguardi dei personaggi che possono essere resi dalla macchina da presa (soggettiva). Oltretutto, ci sono anche gli sguardi dei personaggi che si guardano tra di loro.
Come funziona il linguaggio cinematografico
Per fare ciò bisogna sempre tenere presente la prospettiva storica, infatti chi oggi comunica non può non sapere come siamo arrivati qui. Queste due immagini ovviamente sono di film diversi, ci sono più di sessant’anni di differenza e i film parlano di cose diverse, ma propongono per esempio una relazione tra l’adulto e il bambino molto simile. Sicuramente Benigni nel costruire il suo progetto comunicativo ha tenuto conto del film di Chaplin. Questo per dire che chiunque fa la comunicazione deve sempre e comunque confrontarsi con una tradizione, anche per evitare di spacciare un prodotto comunicativo come originale senza sapere che era già stato fatto anni prima e farsi una figuraccia.
Il cinema e la comunicazione audiovisiva hanno una storia
La storia del cinema è una storia relativamente breve perché non ha alle spalle la storia di altre tecnologie come la scrittura, l’architettura e l’ingegneria. Però è una storia molto intensa con dei tempi di cambiamento veramente vertiginosi, ed è quindi importante conoscere la collocazione dei film nei decenni, perché da un decennio all’altro nella storia del cinema equivale al passare da un secolo all’altro nella storia dell’arte. Basta prendere un film come Scarface degli anni Trenta e compararlo con il suo remake del 1983 che, pur essendo due film con la storia molto simile, sono completamente diversi. Il cinema quindi implica una continua metamorfosi delle scelte tecniche, narrative e stilistiche; e queste trasformazioni non valgono solo su loro stesse ma devono sempre essere correlate con dei contesti più ampi come la tecnologia, la cultura e l’economia.
Alice nel paese delle meraviglie
È un film di Tim Burton uscito nel 2010 e tratto da un libro che ha dato molto su cui discutere. Infatti, c’è a chi è piaciuto ma c’è anche molta gente a cui non è piaciuto, soprattutto per il fatto che il regista ha trasformato la bambina (Alice) in una ragazza prossima al matrimonio.
Nel 1903 è uscita la prima versione di Alice nel paese delle meraviglie sempre tratto dallo stesso libro a cui si è ispirato Tim Burton, il regista era Percy Stow.
Non bisogna guardare la storia del cinema in termini evoluzionistici, non è che ciò che viene prima è più grossolano e meno evoluto. Infatti, non si può realizzare un testo filmico rispetto a ciò che è venuto dopo. Ogni testo filmico va studiato nel suo contesto storico e sociale, infatti se adottiamo questa visione riusciamo a capire che il film del 1903, anche se così distante da noi e dalla nostra idea di film, allora era un prodotto quasi d’avanguardia perché c’era già un largo uso di effetti speciali. Certo che il film di Tim Burton implica una capacità di utilizzo delle tecnologie e degli effetti speciali stupefacente, ma le valutazioni e i confronti tra i film di diverse epoche non devono mai essere concepiti in termini di valutazione (migliore/peggiore).
Il cinema, il passato, i fantasmi
Incubi notturni 1945 (autori vari)
È un film a puntate dove ci sono varie storie che vengono collegate tra loro da un filo conduttore.
Trama
Un gruppo di persone sconosciute tra loro si ritrova in una reggia sperduta nella campagna inglese, in attesa di incontrare una persona che nessuno conosce. Per ammazzare il tempo iniziano a raccontarsi delle storie di paura. Una di queste racconta di una giovane coppia molto innamorata che ha deciso di sposarsi; la futura sposa decide di regalare al marito uno specchio antico comprato da un antiquario.
Quando l’uomo colloca lo specchio in casa sua comincia a provare delle sensazioni estremamente inquietanti, quando si riflette nello specchio l’uomo non vede la stanza ma un’altra stanza totalmente estranea. La fidanzata ad un certo punto riesce a strappare il compagno dagli incubi che vede nello specchio, ma poi loro continuano e la donna allora decide di indagare su questo specchio, e scopre che il proprietario... (testo interrotto).
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