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Cicerone: il grande autore della letteratura latina

Cicerone, come Virgilio, è l'autore più importante della letteratura latina. In un'analisi dettagliata, Cicerone oggi ci appare:

  • Dal punto di vista storico-politico: uno straordinario testimone del suo tempo;
  • Dal punto di vista storico-culturale: si propose in una sintesi armoniosa della cultura romana arcaica e del pensiero filosofico greco;
  • Dal punto di vista letterario: fu un grande prosatore, il massimo esponente dell'oratoria romana, il creatore della filosofia latina e il primo rappresentante, a Roma, del genere epistolografico.

La vita di Cicerone

Dagli inizi alla congiura di Catilina (106-62 a.C)

Le origini e la formazione: Marco Tullio Cicerone nacque nel 106 a.C ad Arpino, da una famiglia di proprietari terrieri appartenenti all'ordine equestre. Cicerone studiò a Roma con i migliori maestri greci di retorica e di filosofia e, fin da giovanissimo, frequentò il Foro.

Gli inizi della carriera oratoria e politica: Nel 81 a.C, a 25 anni, sostenne la prima causa di cui conserviamo testimonianza e l'anno seguente ottenne un notevole successo personale difendendo un cittadino di Ameria, accusato di parricidio da un potente liberto di Silla, Crisogno. Successivamente lasciò Roma per un lungo soggiorno di studio in Grecia e in Asia Minore: frequentò ad Atene le scuole filosofiche e le scuole di retorica nelle città dell’Asia Minore e nelle isole; a Rodi, seguì le lezioni del retore Apollonio Molone. Al ritorno a Roma intraprese la carriera politica: nel 75 a.C, fu questore di Sicilia e l’anno dopo, entrò per la prima volta in Senato. Nel frattempo aveva sposato Terenzia, che nel 76 a.C. gli aveva dato una figlia Tullia e un figlio maschio Marco che si presuppone nato nel 65 a.C. Nel 70 a.C Gaio Verre, fu accusato di malgoverno e di concussione: Cicerone accettò di assumere il ruolo di accusatore e ottenne una vittoria schiacciante.

Il consolato: La sua carriera politica culminò nell’elezione al consolato per l’anno 63 a.C: nella campagna elettorale lo sostenevano il fratello Quinto e il suo caro amico Attico. Durante il suo consolato Cicerone si impegnò su posizioni conservatrici, a difesa della legalità repubblicana e degli interessi dei ceti economicamente e socialmente forti, rappresentati da senatori e cavalieri, contro i populares, sostenuti da Cesare, i quali propugnavano riforme costituzionali, economiche e sociali a favore dei meno abbienti. La questione più difficile che dovette affrontare fu la congiura di Catilina. Quest’ultimo, presentandosi nuovamente candidato al consolato per l’anno successivo con un programma accentuatamente “popolare”, di nuovo sconfitto si preparava ad impadronirsi del potere con un’azione di forza. Le sue trame furono sventate da Cicerone che, attaccandolo violentemente con la prima orazione “catilinaria”, all’inizio di novembre, lo costrinse a lasciare Roma. Ai primi di dicembre furono arrestati altri cinque capi della congiura, rimasti a Roma, e in una drammatica seduta del Senato si discusse se condannarli a morte o all’esilio. Giulio Cesare, simpatizzante dei popolari, pronunciò contro la pena di morte; Cicerone non nascose invece la sua propensione per la pena capitale. A favore di essa parlò poi Catone e la sua proposta fu accolta a larga maggioranza. Il console portò immediatamente gli arrestati nel carcere Mamertino, dove ebbe luogo l’esecuzione.

Dal primo triumvirato alla guerra civile (60-46 a.C)

L'esilio: Negli anni successivi il peso politico di Cicerone declinò sensibilmente. Nel 60 a.C Cesare costituì con Pompeo e Crasso il primo triumvirato. Nel 58 a.C Clodio, fece condannare all’esilio Cicerone per aver mandato a morte cittadini Romani con procedura sommaria; fece inoltre confiscare tutti i suoi beni e demolire la sua casa sul Palatino. L’esilio durò sedici lunghissimi mesi, trascorsi in Grecia in attesa del richiamo, che finalmente avvenne nel 57 a.C grazie all’intervento di Pompeo e a Milione.

Ai margini della vita politica: Dopo la dolorosa esperienza dell’esilio, Cicerone negli anni successivi rimase ai margini della vita politica, ma si adattò a difendere in tribunale vari personaggi legati a Pompeo e a Cesare. Nel 52 a.C. Clodio venne ucciso durante una zuffa tra la banda armata che lo scortava e uomini a seguito di Milione. Nel processo che seguì Cicerone, che aveva assunto la difesa di Milione, non riuscì a tenere l’arringa che aveva preparato e l’imputato venne condannato all’esilio. Nell’anno seguente, Cicerone esercitò con onestà ed efficienza i compiti di proconsole nella provincia della Cilicia.

La guerra civile: Quando tornò in Italia, stava per scoppiare la guerra civile tra Cesare e Pompeo. Cicerone non poteva non schierarsi con il Senato e la legalità repubblicana e dunque con Pompeo. Tuttavia in un primo tempo s’illuse di poter favorire, una rapida pacificazione. Si decise poi a raggiungere i pompeiani in Grecia; dopo la sconfitta di Farsàlo, tornò in Italia e si riconciliò con Cesare, rientrato vittorioso dall’Egitto, dove Pompeo si era rifugiato ed era stato ucciso.

Dalla dittatura di Cesare alla morte (46-43 a.C)

Delusione politica e dispiaceri privati: Durante la dittatura di Cesare, Cicerone cercò conforto nell’attività filosofica e letteraria, limitando i suoi interventi pubblici a discorsi in cui elogiava la clemenza di Cesare e la sua volontà di riconciliazione. Alle amarezze della situazione politica si aggiunsero dispiaceri e sofferenze della vita privata. Nel 46 a.C., dopo 30 anni di matrimonio, divorziò da Terenzia e, trovandosi in gravi difficoltà finanziarie, sposò per interesse la ricca orfana Publilia, ventuenne, di cui era tutore. L’anno successivo la figlia Tullia, morì in seguito a un parto, lasciando il padre affranto e pochi mesi dopo anche il secondo matrimonio fallì.

Al fianco di Ottaviano: Dopo l’uccisione di Cesare Cicerone, pur non avendo partecipato alla congiura, si schierò prontamente dalla parte dei cesaricidi, mentre nel conflitto, che subito si delineò, tra i due aspiranti all’eredità politica del dittatore assassinato, Antonio e Ottaviano, appoggiò il giovanissimo Ottaviano, sperando di diventare sua guida e consigliere. In realtà Ottaviano si servì di lui per far legalizzare dal Senato la sua posizione irregolare e lo utilizzò come alleato nella lotta contro Antonio, che Cicerone attaccò violentemente con le orazioni dette Filippiche.

La proscrizione e la morte: Nel 43, quando i due avversari si riavvicinarono per fronteggiare uniti i cesaricidi in armi e si allearono nel secondo triumvirato, il nome di Cicerone fu scritto per primo nella lista di proscrizione dettata da Antonio e approvata da Ottaviano. Raggiunto dai sicari nei pressi della sua villa di Formia, il grande oratore fu ucciso il 7 dicembre del 43 a.C.; la sua testa e le sue mani furono mozzate e portate ad Antonio, che le fece esporre nel Foro Romano.

Le orazioni e la pubblicazione

Anche Cicerone curò personalmente la pubblicazione delle sue orazioni, mantenendo il controllo sulla loro diffusione e preservandone l'integrità e l'autenticità.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

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