Jessica Carrera, UniSR
Introduzione alla chirurgia vascolare
La chirurgia si occupa di patologia che richiedono un intervento manuale di
correzione della patologia.
Per quanto riguarda la chirurgia vascolare una delle branche della chirurgia,
non si prende in considerazione un distretto anatomico preciso ma ci si occupa
di arterie e vene in ogni loro distretto.
Nasce come disciplina singola nel 900, il che la rende relativamente recente.
Viene sviluppata in seguito alle guerre che spesso provocavano danni vascolari
anche importanti
Altro impulso è dato alla fine degli anni 50 dalle tecniche di circolazione
extracorporea. Ossia sostituzione di vasi con i primi circuiti extracorporei. In
quegli anni tutto il mondo va a Houston per imparare queste scoperte mediche.
In italia arriva negli anni 70 con Malan, chirurgo di Milano che fonda la prima
scuola di specializzazione di chirurgia vascolare operativa secondo le normative
europee.
Le specializzazioni in chirurgia vascolare iniziano negli anni 80.
Un altro forte impulso viene dato dall’invenzione di condotti vascolari sintetici
ossia di un modo commercialmente presente in grande quantità per sostituire i
vasi.
Oggi il chirurgo vascolare si trova in numerosi contesti come
- Urgenze (traumi vascolari)
- Anziani
- Collaborazione con equipe chirurgiche che accidentalmente o non includono
anche danni vascolari
Gli interventi ai quali un chirurgo vascolare prende parte trattano sia chirurgie
open che chirurgie endovascolari.
Chirurgia vascolare tradizionale – chirurgia open
Bypass
Letteralmente sostituire, creare un condotto in parallelo di un vaso che in un
punto è malato.
Si tratta di un tubo che prende sangue da un vaso a monte sano e si
ricongiunge con uno a valle facendo progredire l’irrorazione.
Endoarterectomia
Liberazione dalle ostruzioni. Una specie di pulizia.
[ovviamente non ci è una sede precisa di intervento siccome ogni arteria ed
ogni vena del nostro corpo si può ammalare per: restringimenti, dilatazioni,
trombosi, dissezioni, rotture, infiammazioni, infezioni. aneurisma
Una delle operazioni più comuni è l’
dell’aorta addominale. Si tratta di una
dilatazione spesso asintomatica che però si
presenta con un alto rischio di rottura che
porterebbe portare ad una situazione al contrario
fortemente sintomatica data dall’emorragia
interna. Lo screening è importantissimo!
Jessica Carrera, UniSR
Si tratta di una patologia degna di nota dato che è la decima causa di morte di
persone sopra ai 55 anni, presenta dunque un impatto epidemiologico
importante.
La ragione della rottura degli aneurismi è la tensione. Legge di
Per capire questo passaggio bisogna tenere in considerazione la
Laplace la quale afferma che a parità di pressione, in un condotto chiuso, la
tensione parietale è direttamente proporzionale al diametro del vaso stesso.
Storia degli aneurismi.
Intuizione di legare l’aneurisma e chiuderlo, il problema che il sangue non
passa più e le parti non vengono più irrorate (nel caso dell’addominale si tratta
del pelvi e degli arti inferiori) chiaramente c’è la possibilità che il corpo sviluppi
dei circoli alternativi ma nella maggior parte di casi si porta all’ischemia e alla
morte (matas)
Successivamente, altri chirurghi cercano di trovare altre soluzioni. Ai tempi non
vi erano dei sostituti commerciali. Negli anni 50 a NY viene proposto
l’avvolgimento dell’aneurisma con un celofan che avrebbe dovuto impedirne
l’ulteriore dilatazione e la rottura. Heinstein viene sottoposto a questo
intervento ma dopo qualche anno di sopravvivenza muore poiché la durata di
questa soluzione non è efficace.
Sempre negli anni 50 a Parigi, viene proposta una sostituzione tramite un
impianto da cadavere.
Il problema di questa soluzione è che l’impianto non era facilmente reperibile e
che dopo un certo numero di anni tendeva a rompersi perché poco vitale.
Negli anni 60 a Huston, viene utilizzato per la priva volta un nuovo materiale: il
dacron
.
Si tratta di una fibra di poliestere intrecciato come fosse un tessuto che veniva
utilizzato per fare i paracaduti per i militari.
Questa scoperta rivoluziona la chirurgia vascolare: ancora oggi molte protesi
dono in dacron intrecciato. aneurisma
Un altro aneurisma degno di nota è l’
dell’aorta toracica.
In questo punto l’aneurisma è meno frequente, ed il
procedimento è parallelo a quello dell’aneurisma
addominale.
Sempre negli anni 60 vengono prodotti dei sostituti in
dacron per tutti i pezzi dell’aorta.
L’intervento aortico toracico viene eseguito
tendenzialmente con una toracotomia. Il polmone viene
sgonfiato e spostato per giungere all’aorta, nel frattempo
la respirazione è a carico dell’altro polmone.
Lo stesso vale per l’arco aortico con il problema di dover reimpiantare una
parte di fondamentale importanza poiché non posso interrompere
temporaneamente il circolo come posso fare con quella addominale (in cui ho
mezz’ora di gioco). Quando si tratta di aorta viscerale e arco dell’aorta non ho
Jessica Carrera, UniSR
tempo, non posso bloccare per molto, in fatti agisco con l’utilizzo della
circolazione extracorporea per poter irrorare questi distretti corporei
Un altro punto molto frequente è quello della carotidi che con l’avanzare
dell’età sono spesso colpite.
L’arterosclerosi delle carotidi da luogo a tre entità cliniche:
Ischemia cerebral transitoria
• Ictus ischemico
• Demenza vascolare
•
L’ictus è molto impattante e per questo è fondamentale la prevenzione.
L’icuts è dato principalmente dalla
formazione di una placca
aterosclerotica dove per l’accumulo
si crea uno spessore che si inserisce
della parete e diminuisce il lume. La
progressione è lineare fino a che l’attrito è tale per cui il poco lume residuo non
permette il passaggio del sangue necessario all’irrorazione dei tessuti.
L’intervento è quello di TROMBOENDOARTERECTOMIA e consiste
nell’asportazione della placca arterosclerotica in seguito ad un’incisione
carotidea di 4-6cm ed alla ricostruzione della continuità del vaso.
La chirurgia carotidea è una delle chirurgia più eseguite poiché è l’unico modo
di risoluzione di questa problematica che se curata con terapia medica ha un
alto rischio di ictus futuro.
Un altro distretto tipicamente interessato dalla chirurgia open è quello degli arti
inferiori.
Si tratta o di protesi per la sostituzione di arti oppure di bypass.
I pz coinvolti sono solitamente diabetici, fumatori…
Protesi di sostituzione arti che chiedono sostituzione. Avvengono
maggiormente a livello degli arti inferiori soprattutto nei diabetici, fumatori …
Chirurgia endovascolare
Si tratta di una rivoluzione sia in campo aortico che in campo periferico.
Consiste nel farsi strada con un razionale entrando nel vaso da un punto sano.
Si provvede poi a navigare nel sistema vascolare venoso con cateteri all’interno
del sistema per poi arrivare alla parte target dove si agisce.
In caso di vaso chiuso,
è possibile attuare una
dilatazione con
l’applicazione di uno
stent per tenerlo
dilatato.
Se invece il problema è
un aneurisma, questo
viene escluso con
endoprotesi ossia con
degli stent applicati
con una protesi.
Jessica Carrera, UniSR
Il sangue passa dunque nell’endoprotesi e non nell’aneurisma che rischierebbe
di gonfiarsi e rompersi.
Se il vaso è chiuso viene dilatato con un palloncino o viene applicato uno stent
per tenerlo dilatato
Se invece il problema è un aneurisma questo viene escluso con un endoprotesi
ossia con degli stent applicati su una protesi. il sangue passa dunque
nell’endoprotesi e non nell’aneurisma che rischia di gonfiarsi e rompersi.
Sale operatorie ibride (una è al settore Q) dove si
possono fare sia operazioni open normali che di
identificare la tac tridimensionale insieme alle
immagini di operazioni. Questo permette di fare
operazioni con endoprotesi ramificate che vanno
anche a rivascolare le arterie collaterali.
Le vene
Sono forse in realtà ciò che più frequentemente si tratta nei piccoli centri
poiché la patologia dell’insufficienza venosa è molto comune (vene varicose)
patologia molto meno grave ma molo frequente. Interessa infatti il 40% delle
donne in termini più o meno severi.
Le patologie sono tutte legate all’affaticamento di valvole venose e nel
conseguente ristagno.
Questi trattamenti a volta sconfinano anche nell’estetico.
I traumi vascolari degli arti e l’ischemia acuta
Traumi degli arti
Si tratta di un evento traumatico che colpisce un arto e che causa un danno ad
un vaso in esso contenuto.
Gli arti sono la parte più colpita da traumi vascolari sia in scenari civili che in
scenari bellici.
Se questo trauma non è riconosciuto e trattato immediatamente porta alla
necessità dell’amputazione.
Questo dato è confermato dal fatto che nella seconda guerra mondiale,
l’amputazione avveniva nel 50% dei casi e solo 20 anni dopo, nella guerra del
Vietnam la percentuale scende fino al 13%. Il motivo di questo cambiamento è
dovuto al diverso soccorso che nel secondo caso è diretto sul campo e
permette un intervento più veloce.
Tipi di traumi vascolari TRANSEZIONE
Rottura completa del vaso
PERFORAZIONE Jessica Carrera, UniSR
Tipica in traumi da arma da fuoco o da inserimenti di coltelli
LACERAZIONE
Rottura parziale del vaso
DISSEZIONE
FISTULAZIONE
sezione netta
La del vaso è tipica delle ferite da arma bianca (piccolo coltello) o
incidenti domestici (taglio con un coltello a casa). A questo corrisponde anche
vasospasmo
una retrazione e uno spasmo detto che porta alla chiusura per
fermare il sanguinamento. Lo stesso avvenimento che sembra da un lato
positivo poiché previene l’emorragia, in realtà porta spesso anche ad ischemie.
L’arto diventa freddo ed ischemico.
Manifestazione
Soft signs
- Emorragia leggera (livido)
- assenza del polso periferico,
- deficit neurologico (mancata sensabilità),
- dislocazione (lussazione) dell’articolazione maggiore.
Hard signs
- Arto attaccato,
- sanguinamento
- ematoma pulsante che tende ad espandersi,
- segni di ischemia regionale (cianosi, freddo)
- presenza di un murmure ( si sente un soffio vascolare con il fonendoscopio )
I segni di ischemia vengono riassunti nelle 5P:
Pain - primo sintomo
Pallor
Paresthesia – formicolii e assenza sensibilità
Paralysis – segno tardivo
Pulselessness – non sento il polso Jessica Carrera, UniSR
Nel momento in cui le funzioni neurologiche ci sono tutte e l’unica cosa è che
non sento il polso è quasi sicuro che il pz possa essere salvato.
Diagnosi
Una delle metodiche più utilizzate è l’ecocolordoppler.
Si tratta di una metodica non invasiva che, mediante la visualizzazione dei
principali vasi sanguigni (arterie, grossi vasi addominali, tronchi sovraaortici,
sistema venoso), permette di studiarne il flusso ematico. L’ecocolordoppler
fornisce immagini a colori (rosso e blu) dei flussi venosi e arteriosi evidenziando
anche le più piccole lesioni delle pareti dei vasi consentendo di valutarne con
precisione l'entità.
L’esame serve a rivelare eventuali aneurismi o stenosi e occlusioni ai grossi
vasi sanguigni addominali, patologie che spesso si sviluppano senza fornire
particolari sintomi.
È dunque un esame molto preciso ed immediato, per questo molto diffuso.
A partire dai risultati di questo esame posso capire se è necessario indagare la
problematica con altri esami più invasivi oppure no.
Un esempio di indagine secondaria è l’angiografia, esame radiologico che
permette di esaminare i vasi sanguigni tramite l'iniezione endovena di
un mezzo di contrasto, cioè di una sostanza a base di iodio che appare opaca
(come le ossa) alla radiografia. Questa sostanza raggiunge l’organo da studiare
attraverso un catetere che di solito viene inserito a livello dell’inguine.
Con questo esame qualsiasi tipo di occlusione è visibile con recisione ma
l’esame è invasivo e lento (richiede anche 30-40 min per essere attuato).
Amputazione primaria
Questa procedura avviene nel caso in cui non vi è possibilità di ricostruzione. Si
tratta dunque di una decisione di team successiva ad un’esaminazione
chirurgica che porta ad affermare con certezza che nel caso clinico che si ha
davanti è più intelligente amputare e mettere una protesi rispetto a lasciare al
pz un arto non funzionale che spesso può dare molti problemi.
Operazione chirurgica : pre e durante
controllo del sanguinamento – questo si attua con una compressione a
o monte della parte sanguinante con due dita nel vaso a monte. Bisogna
evitare il laccio (ultima cosa che va fatta a meno che ci si trovi in campo di
guerra) poiché in questo modo l’ischemia è quasi assicurata. In seguito a
stabilizzazione emodinamica l’antibioticoterapia
questo è importante la e
sistemica
in caso di un’ischemia grave – procedere all’immediata rivascolarizzazione
o attraverso degli shunts temporali.
Sistemazione delle ossa
o Rivascolarizzazione permanente – ossia applicazione di bypass o comunque
o risoluzione chirurgica al problema vascolare (magari anche innesto di una
nuova parte proveniente solitamente dalla vena safena perché lunga e
superficiale). La soluzione migliore è quella di una sostituzione applicata
Jessica Carrera, UniSR
attraverso una vena autologa (dello stesso corpo), questo perché in seguito
a traumi importanti in cui l’entrata di agenti esterni è molto frequente, è
meglio avere impiantato un tessuto attraverso il quale posso far arrivare
antibiotici o anticorpi. Se il calibro della safena è adeguato si procede con
l’asportazione parziale, l’invertimento per favorire il flusso del sangue e
infine viene sturata a monte e a valle.
Eventuale avvicinamento dei capi nervosi
o Eventuale fasciotomia (sindrome compartimentale) – questo avviene perché
o un paziente con un arto ischemico è un paziente il cui arto è pieno di
sostanze tossiche ossia ioni potassio e creatinfosfochinasi (CPK) rilasciati
dalle cellule morte. Queste sostanze però, quando l’arto si rivascolarizza,
vanno in circolo. La conseguenza immediata è il rigonfiamento della zona
interessata che fa aumentare la pressione del compartimento comprimendo
anche il distretto vascolare. La soluzione attuabile è una fasciotomia, ossia
un’incisione della zona di circa 6 cm, estesa internamente grazie alla quale il
muscolo ernia (esce) e la pressione diminuisce.
L’incisione viene mantenuta aperta e medicata (il che provoca molto
dolore). Viene inserita una garza di iodio sopra e sotto per mantenere sterile
l’ambiente e molte altre fasce che tengono i liquidi e dei cerotti per
mantenerle in loco (non stretti).
Appena il muscolo è tornato a dimensioni normali si chiude la cute con dei
punti.
Tromboebolectomia
Se ho un’occlusione data dallo spasmo, il sangue che ristagna dentro al vaso
tende a formare dei coaguli, si sviluppa dunque una trombosi.
In questo caso viene inserito un palloncino oltre il coagulo, lo si gonfia e lo si
tira. Così facendo il trombo fresco di 12 ore (gelatina nera) viene estratto.
Per il problema analogo, si potrebbe anche pensare di effettuare una
trombolisi ossia un’iniezione di sostanze litiche che sciolgono il trombo. Nel
caso di un trauma però non si usa mai questo metodo poiché spesso provoca
un alto rischio di sanguinamento.
Fattori prognostici positivi
- Fast transportation to hospital
- Penetrating trauma with little tissue damage
- Early diagnosis/treatment
- Immediate revascularization (when necessary)
- Early bone fixation
- Effective permanent graft revascularization
Fattori prognostici negativi
- Bruise
- Late diagnosis
- Late revascularization
- Venous ligature – fanno rallentare tutta la circolazione Jessica Carrera, UniSR
- Late fasciotomy
- Sviluppo infezione
- Danni tissutali molto estesi
Lesioni aortiche traumatiche
Un trauma dell’aorta è mortale nella maggior parte dei casi.
Traumi dell’aorta toracica
Si tratta di uno dei traumi più gravi.
Traumi penetranti
Sono quelli meno frequenti ma sempre molto gravi.
Si tratta di un trauma di un segmento causato da un oggetto che penetra
dall’esterno e lede.
Esempio di caso clinico: muratore che cadendo dall’impalcatura si infilza su un
palo di ferro il quale lo trapassa da parte a parte prendendo anche l’aorta.
Traumi contusivi / da impatto
Si tratta molto frequentemente di incidenti stradali (5500 all’anno).
In questi incidenti la rottura dell’aorta (20%) è il secondo grande rischio dopo il
trauma cranico (50%).
Si parla però di trauma toracico anche in caso di caduta, crollo di edifici o
cadute da impalcature.
Perché in questi casi si rompe l’aorta?
Nel tratto toracico, l’aorta è legata alla pleura e alla colonna vertebrale mentre
il cuore è libero di effettuare piccoli movimenti all’interno del mediastino.
Una forte decelerazione fa si che il tratto toracico e il cuore si spostino con
grande forza in direzioni opposte. Questo porta ad una lesione a livello
dell’istmo dell’aorta che avviene nell’88% dei casi.
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