caso del vapore se varia il V la p non cambia in questo caso la p è regalata dall'equilibrio fra fase gassosa e
liquida, ovviamente tutto a T costante. Aumentare la temperatura vuol dire aumentare
l'energia del sistema.
Ebollizione: quando tensione di vapore = pressione
atmosferica.
Si formano bolle perché nella massa del liquido si
formano molecole con energia molto alta che
consentirebbe a queste molecole di passare allo
stato di vapore, se esse fossero alla superficie del
liquido passerebbero allo stato vapore ma queste
sono nella massa del liquido, esse passano allo stato
gassoso come se fossero in un recipiente chiuso.
L'ebollizione può avvenire solo a recipiente aperto.
La pressione all'interno delle bolle corrisponde alla tensione di vapore (TV) e per avere
la formazione di bolle la TV deve essere uguale alla pressione atmosferica o alla
pressione esterna (P).
L'ebollizione di un liquido avviene alla temperatura a cui la TV è uguale alla pressione
atmosferica.
Il punto di ebollizione di una sostanza, che è parametro caratteristico me formula
chimica ecc, è la a cui la TV di quella sostanza ha il valore di 1 atm.
La pressione atmosferica aumenta con l'altitudine quindi in montagna l'acqua bolle prima della temperatura di
100ºC.
PUNTO DI EBOLLIZIONE: varia con il peso molecolare del liquido stesso, esso aumenta con l'aumentare del
peso molecolare e quindi devo fornire maggiore energia per far passare
allo stato di vapore il liquido ed inoltre è influenzato dal tipo di
interazione tra le molecole.
Gli elementi che fanno composti con l'idrogeno il punto di ebollizione è
alto e questo è dato dai tipi di legami che in questo caso sono a ponte di
idrogeno.
Fino alla temperatura e alla fase
critica esistono sia liquido che gas.
Aldi sopra della temperatura critica
non esiste una fase liquida ma esiste
solo quella gassosa e quindi non si
può più condensare la fase vapore
al liquido aumentando la pressione. Quindi cambia completamente il comportamento della sostanza al di sopra
della temperatura critica. Una soluzione è un sistema omogeneo, quindi una sola
fase, più componenti. Fra questi componenti il più
presente in quantità ed è quello chiamato Solvente, gli altri
sono i Soluti.
Non importa lo stato di aggregazione, per parlare di
Soluzione basta avere un sistema omogeneo. Si possono
avere soluzioni gassose, liquide o solide.
Il parametro caratteristico di una soluzione è la CONCENTRAZIONE, che indica il rapporto tra la quantità di
soluto o soluti e la quantità di solvente.
Possiamo esprimerla in diversi modi:
1. Frazione molare (X)
2. Concentrazione molare (M)
3. Concentrazione molale (m)
4. % in peso
Frazione molare: rapporto tra numero di moli di soluto e numero di moli di tutti i componenti della soluzione.
Questo rapporto è al massimo 1.
Es:
Concentrazione molare:
m=n/V= numero di moli di soluto per litro o dm3 di soluzione (mol*L ; mol*dm ).
1 litro di una soluzione 1 M di iodio contiene una mole di I2 pari a 254 grammi.
Una soluzione 0,1 M di NaCl contiene5,844 g di sale, cioè NumeroAtomico/10 ioni Na+ e NumeroAtomico/10
ioni Cl-, per litro di soluzione.
Concentrazione molale: moli di soluto per unità di massa del solvente.
m=n/Q= numero moli di soluto per Kg di solvente.
Percentuale in peso: grammi di soluto per 100 grammi di soluzione.
SOLUBILITÀ: capacità di una sostanza a sciogliersi in un solvente.
Dipende da:
Natura di soluto e solvente devono interagire fra loro. Essi interagiscono fra loro quando le particelle
‣ del soluto e quelle del solvente possono stabilire fra loro interazioni di natura simile. P es una sostanza a
bassa polarità si scioglie bene in un solvente poco polare; sostanze polari si sciolgono molto bene in
solvente polare. La solubilità è molto bassa se solvente e soluto hanno interazioni molto diverse. Quasi
tutte le sostanze organiche presentano interazioni deboli, con bassa polarità, e sono pressoché insolubili
in acqua, solvente polare con forti
interazioni (legami ad H).
'Il simile scioglie il simile.'
Temperatura
‣ Pressione (per soluzioni gassose)
‣
• Molto importante nella solubilità è il ruolo che ha il legame a ponte di idrogeno, la solubilità di molti composti
organici in acqua dipende dalla possibilità di formare legami a ponte di idrogeno.
• Se la catena diventa più lunga es butanolo con catena di quattro atomi di carbonio la catena non è più
miscibile in acqua. Subentra l'ingombro sterico, le dimensioni della parte organica dell'etanolo non permettono
un'interazione adeguata fra parte organica del butanolo e acqua. Il butanolo non è polare perché la parte
apolare (organica) è maggiore di quella polare (oh) e non può formare legami ad idrogeno.
DISSOLUZIONE DI SALI:la solubilità di un sale dipende dal bilancio (Qdiss) tra l'energia di reticolo (u, che si
oppone alla dissoluzione) e l'energia che si libera quando gli ioni interagiscono col solvente (Eidr).
Qdiss= U-Eidr
• Se U>Eidr, Qdiss>0 e il soluto si scioglie
poco e niente: PROCESSO
ENDOTERMICO
• Se U<Eidr, Qdiss<0 e il soluto si scioglie:
PROCESSO ESOTERMICO
La condizione satura di una soluzione è quando il soluto non si scioglie più, la parte che precipita nel recipiente è
detto corpo di fondo.
Per KNO3 U è maggiore di Eidr e la dissoluzione è favorita con l'aumento di
energia (endotermica) con NaCl la dissoluzione è debolmente endotermica e
non è sostanzialmente influenzata dalla temperatura.
SOLUZIONI DI GAS IN LIQUIDI: la dissoluzione di un gas in un liquido è di norma un processo esotermico,
cioè i gas si sciolgono meglio alle basse temperature. La dissoluzione di gas è favorita a basse temperature.
A temperatura costante la quantità di un gas sciolta in un liquido è direttamente correlata alla pressione parziale
del gas nella fase gassosa che sovrasta il liquido (legge di Henry):
La costante di Henry è un parametro specifico che
dipende dal gas, dal solvente e dalla temperatura.
La solubilità di un liquido aumenta con l'aumentare della pressione parziale o in generale della pressione, questo
perché si deve mantenere una situazione di equilibrio fra quantità di gas nella fase gassosa e quantità di gas nella
fase disciolta.
PROPRIETÀ DELLE SOLUZIONI: sono nettamente diverse dalle proprietà del solvente puro. Nel solvente
puro le interazioni sono fra molecole tutte uguali, quando guardo la soluzione cambia, le molecole del solvente
interagiscono non solo con altre molecole di solvente ma anche con altre di soluto.
Alcune proprietà delle soluzioni non dipendono dalla natura delle particelle presenti ma bensì dal loro numero e
sono dette Proprietà Colligative.
Considerando soluti non volatili rispetto al solvente cioè sostanze la cui tensione di vapore rispetto la tensione di
vapore del solvente è trascurabile, tra queste proprietà abbiamo l'abbassamento della tensione di vapore e la
pressione osmotica.
Quando abbiamo un soluto in una soluzione la tensione di vapore della soluzione è minore rispetto a quella del
solvente puro, cresce la temperatura di ebollizione e si abbassa il punto di congelamento.
L'abbassamento della tensione di vapore dipende dal solvente quindi dalla frazione molare del solvente.
Abbassamento tensione di vapore e dipende dalla
frazione molare del soluto
È importante sapere la conseguenza dell'abbassamento della tensione di vapore e in base a questo cambia la
situazione: il punto di ebollizione aumenta rispetto il solvente puro, questo perché la tensione di vapore raggiunge
il vapore di 1 atm a temperatura più alta. In maniera analoga accade per l'abbassamento del punto di
congelamento.
Un'altra variazione c'è quando faccio bollire il solvente puro bolle a
temperatura costante.; una soluzione inizia a bollire a temperatura
superiore al punto di ebollizione del solvente; durante l'ebollizione il
solvente evapora e la concentrazione aumenta. L'aumento di
concentrazione riduce la tensione di vapore e fa ulteriormente
aumentare la temperatura di ebollizione.
INNALZAMENTO EBULLIOSCOPIO: l'aumento del punto
di ebollizione di una soluzione dipende dalla concentrazione
molale del soluto.
Questa costante ci da informazioni sulle interazioni che
ristabiliscono fra soluto e solvente, una costante grande significa
che i soluti influenzano molto le interazioni fra le singole
molecole di solvente se piccolo influenzano poco.
ABBASSAMENTO CRIOSCOPICO (PUNTO CONGELAMENTO): è anche questo una proprietà colligativa
e dipende dal numero di particelle e dipende dalla
concentrazione molale del soluto. La dipendenza è analoga a
quella del punto di ebollizione.
EVAPORAZIONE E CONDENSAZIONE: La presenza di un soluto riduce la tensione di vapore di un solvente,
cosa succede quando si hanno due recipienti dove uno contiene una soluzione e l'altro il solvente puro e li
mettiamo on un ambiente chiuso? Dopo un po' di tempo dove c'era il solvente è svanito, dove c'era la soluzione è
aumento il livello. Questo perché un solvente tende a passare da una regione dove la sua tensione di vapore (cioè
la frazione molare) è alta a una dove è alta a una dove è bassa.
OSMOSI:
La membrana semipermeabile si comporta da filtro per il
passaggio di soluti, essa fa passare Solo il solvente. Anche in
questo caso il solvente tende a passare dalla regione dove la sua
frazione molare è alta verso dove la frazione molare è più
bassa, in questo caso dal recipiente più esterno a quello più
interno attraversando la membrana semipermeabile. Questo
fenomeno è detto osmosi, tutto questo va avanti fino a che fra i
due compartimenti messi in comunicazione della membrana semipermeabile c'è un equilibrio dove
dove il primo è la pressione. Idrostatica fra i due compartimenti e il secondo è la pressione osmotica della
soluzione. PRESSIONE OSMOTICA: La pressione osmotica è un parametro
caratteristico di una soluzione e se consideriamo soluzioni diluite
cioè con concentrazione dei soluto sia attorno a 1 M possiamo
esprimere la pressione osmotica come:
Se misuro la pressione osmotica trovo che è esattamente il doppio o
triplo ( es NaCl doppio, K2SO4 triplo) questo perché la pressione
osmotica dipende dal numero di moli (l'osmosi come tutte le
proprietà colligative di pendono dal numero di particelle presenti
nella soluzione).
Nel caso dei soluto ionici la concentrazione è correlata al numero di particelle ma non ne indica direttamente il
numero,
Si introduce un coefficiente correttivo che è il numero di particelle formate nella dissoluzione del composto.
Coefficiente di van't Hoff
Il coefficiente di van't Hoff si applica a tutte le proprietà colligative, quando si considerano soluti che si sciolgono
dissociandosi.
Parlando di pressione osmotica si definiscono:
Isotoniche due soluzioni che hanno la stessa pressione osmotica (non hanno la stessa concentrazione di
◦ soluti ma esercitano la stessa pressione osmotica, possono avere la stessa concentrazione molare ma
soltanto se si tratta di soluti con lo stesso coefficiente di van't Hoff.
SOLUZIONI, COLLOIDI, SOSPENSIONI: • Nelle si hanno ioni o particelle sempre abbastanza
soluzioni
piccole e che non si separano facilmente dal solvente.
• Nelle anche se le particelle sono molto grandi e
sospensioni
si possono separare dal solvente attraverso la filtrazione.
• Nei si hanno dimensioni abbastanza grandi ma
colloidi
interazioni ancora abbastanza forti con il solvente quindi
le particelle non sedimentano, essi vengono divisi
attraverso sistemi di membrane con pori estremamente
piccoli e sono dette membrane dializzatrici. Per le loro
dimensioni, le particelle dei colloidi possono disperdere e
di rifrangere la luce, per cui le loro soluzioni appaiono
torbide (Effetto Tyndall).
TIPI DI COLLOIDI: nel caso dei colloidi possiamo considerare lo stato di aggregazione di particelle e il tipo di
fluido dove esse sono disperse:
1. Aerosol: quando minuscole goccioline di liquido o minuscole particelle solide disperse in un gas, es atmosfera
2. Schiuma: quando un gas è disperso in un liquido o in un solido, primo caso es schiuma detergenti il secondo
caso spugnetta di plastica degli imballaggi.
3. Emulsioni: dispersione di un liquido in un altro liquido non miscibile.
4. Sol: solidi dispersi in liquidi.
5. Gel: liquidi dispersi in solidi.
In ambito biologico ci interessano maggiormente i sol e i gel, li riscontriamo spesso nelle proteine disperse in
acqua; molte proteine sono molto più grandi, complesse e organizzate dell'acqua.
Sol e gel differiscono per il grado di organizzazione del sistema le proteine possono dare luogo a sol o gel; in sol
abbiamo particelle di solido molto piccole ma molto più grandi dell'acqua che si muovono liberamente in acqua e
tutto sommato assomiglia ad una soluzione, nel gel prevale la componente solida quindi si instaura un
organizzazione e una microstruttura che di fatto limi e vincoli i movimenti delle particelle nel fluido, in un Gel
prevale la componente particelle su quella fluido.
Il passaggio da sol a gel è in passaggio reversibile, per esempio si può passare da gel a sol aumentando la
temperatura diminuendo le interazioni del composto oppure se idrato (aggiungo molecole d'acqua) un gel ottengo
un sol.
TIPI DI SOL E GEL: le particelle del colloide possono dare con l'acqua interazioni deboli oppure forti.
• Idrofobi: particelle hanno un interazione con l'acqua relativamente debole. Es: particelle formate da sali poco
solubili, che è un composto che si scioglie in acqua solo in quantità molto piccole, sono sali la cui solubilità è
inferiore a circa 10^-2 Molare. Si ha energia di reticolo molto alta che può derivare da numerosi fattori, in
linea di massima è una questione di dimensioni relative di catione e anione e anche un certo tipo di
combinazione fra le cariche di catione e anione. Quando abbiamo in un mezzo gli ioni necessari, es Ag+Cl-, le
particelle del sale si formano molto rapidamente e non formano cristalli in grado di sedimentare perché non
abbastanza grandi, in quanto portano cariche elettriche uguali. Introno alla particella incominciano ad
aggregarsi ioni, magari si forma uno strato di ioni positivi che attraggono particelle di segno opposto, di
conseguenze tante particelle di AgCl si respingono perché esternamente hanno la stessa carica. Queste
particelle tendono a respingersi, non si riesce a formarsi un
cristallo e non sono abbastanza grandi per precipitare. Se si
vuole ottenere la precipitazione del colloide idrofobo si
devono aggiungere altri sali solubili che aumentano il
numero di ioni presenti in soluzione, cationi sali aggiunto
interagiscono con gli anioni neutralizzandole e a questo
punto una volte che le particelle non sono più cariche
possono dare luogo alla precipitazione.
• Idrofili: sono quelli che interagiscono con l'acqua, abbiamo
molecole on grado di formare con l'acqua legami a ponte di
H; queste molecole sono ricche di gruppi amminici -NH2,
carbossilici -COOH o carbossilato -OH a seconda del grado
di idratazione si ha sol o gel.
• Micellari: si hanno tipi di molecole particolari che uniscono nella stessa struttura frammenti idrofili e
frammenti idrofobi; Es acidi grassi o fosfolipidi.
Per dare legami ad idrogeno bisogna avere molta differenza di
elettronegatività e quella fra C e H non è sufficiente, è così debolmente
polare da avere un legame covalente quasi perfetto (coppie elettroni
legami si trova alla stessa distanza fra i due atomi).
Fosfolipidi e acidi grassi le
loro code possono
interagire fra loro ma
anche con substrati con
bassa polarità favorendo la
dispersione di sostanze con
polarità molto diversa
formando le cosiddette emulsione dove si ha la dispersione molto fine di particelle polari in mezzo poco molare o
viceversa; es acqua e olio.
REAZIONI CHIMICHE: Sono una trasformazione dei gusci elettronici esterni
A + B ---> C + D
Es:
Possiamo anche considerare le reazioni per il modo in cui avvengono andando a guardare se le reazioni si
svolgono tutte nella stessa fase e sono dette reazioni omogenee oppure se si svolgono con reagenti appartenenti a
fasi diverse oppure i prodotti sono in uno stato di aggregazione diverso e sono dette eterogenee.
Come avvengono: i meccanism
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Chimica
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Chimica Generale Inorganica - Appunti parte prima
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Chimica inorganica
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Appunti di Chimica inorganica