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La diagnosi delle singole forme si basa sull'esame dello "striscio" di sangue (una goccia di

sangue del paziente distesa sottilmente su di un vetrino), che consente di rilevare e di

caratterizzare il parassita. La malaria cerebrale è la più devastante, è trasmessa solo dal P.

falciparum.. Se ci sono farmaci antimalarici, questi spesso sono inutili perché i parassiti sono

sempre più resistenti ai farmaci La situazione della malaria va peggiorando in molte aree, e la

prevenzione ed il trattamento della diventando difficile, perché

malaria da P. falciparum sta più

la resistenza del parassita ai aumentando diventando diffusa

farmaci antimalarici sta e più

geograficamente. In molti paesi dell'Asia, dell'area mediterranea orientale e del Sud America

dove c'è le urbane principali sono libere dalla trasmissione della malattia,

malaria, aree

sebbene questo non sia necessariamente vero nelle loro periferie o nelle aree urbane principali

dell'Africa e dell'India. Mentre vi è comunemente molto meno rischio di contrarre la malaria ad

altezze superiori ai 1.500 metri, la malattia può manifestarsi, in condizioni climatiche di caldo,

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fino ad altezze superiori ai 3.000 metri. Il rischio di infezioni può anche variare secondo la

stagione. Oggi la malaria è il flagello dei paesi più poveri, dell’Africa soprattutto, ma fino a 50

anni fa infestava anche l’Europa e gli Stati Uniti (in Italia l’epidemia si concentrava nell’Agro

Pontino, lungo il delta del Po e in Sardegna). La sua sconfitta nei paesi industrializzati e, negli

stessi anni, anche in alcuni paesi tropicali, quali l’India, è stata merito dell’uso estensivo del

Ddt, unito alla somministrazione di alcuni farmaci antimalarici. Ma il successo di questa

strategia è durato poco: l’estromissione dal commercio del Ddt e lo sviluppo della resistenza ai

farmaci in uso hanno provocato, nei paesi caldi e più poveri, una rapida risalita dei tassi di

mortalità e morbilità. Tuttavia, sebbene nessun programma internazionale di disinfestazione sia

riuscito sinora a debellare zanzara e parassita, la ricerca genetica ha consentito, se non altro,

di

mettere a nudo uomo, zanzara e Plasmodio. Infatti, dopo la mappatura del genoma umano

pubblicata nel febbraio 2001 dalle riviste Nature e Science, un consorzio internazionale di

ricercatori è riuscito a disegnare le mappe prima del genoma dell’Anopheles gambiae, la

zanzara portatrice del Plasmodio che infesta l’Africa, poi dello stesso Plasmodium falciparum,

annunciate sulle medesime riviste nell’ottobre 2002. Oggi perciò si conoscono 1400 geni

dell’Anopheles gambiae, alcuni coinvolti nella risposta immunitaria dell’insetto contro il

parassita, altri nell’eliminazione delle sostanze contenute negli insetticidi, altri ancora

nell’attrazione dell’animale verso il sangue umano.

Del Plasmodio sono stati identificati 14 cromosomi e 5300 geni, in gran parte coinvolti nel

processo che consente al Plasmodio di evitare la reazione del sistema immunitario della vittima

e di “travestirsi” in modo diverso ad ogni infezione. Restano aperti, insomma, numerosi fronti di

indagine e spetterà ora alla proteomica spiegare il funzionamento di questi geni.

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FARMACI PER PROFILASSI E

TERAPIA

CAPITOLO 1

9

FARMACI ANTIMALARICI

SCHIZONTICIDI TISSUTALI: PRIMACHINA

efficaci contro la forma esoeritrocitaria primaria di P. Falciparum e P. Vivax

E contro gli ipnozoiti di P. Vivax e P. Ovale.

UTILIZZO: PROFILASSI CAUSALE

TERAPIA DELLE RECIDIVE

SCHIZONTICIDI EMATICI: CLOROCHINA, CHININA, MEFLOCHINA;

sono anche dotati di azione schizonticida PIRIMETAMINA, PROGUANIL, SULFAMIDICI e,

in basso grado,

PRIMACHINA

attivi contro la fase eritrocitaria del Ciclo

UTILIZZO: TERAPIA SOPPRESSIVA DEGLI ATTACCHI ACUTI

GAMETOCIDI: PRIMACHINA

distruggono le forme sessuate di tutti e quattro i plasmodi nel sangue

UTILIZZO: LIMITAZIONE DELL’INFEZIONE NELLE AREE ENDEMICHE

SPORONTOCIDI: PIRIMETAMINA, CLOROGUANIDE

Inibiscono la formazione delle oocisti e degli sporozoiti del parassita nelle zanzare

UTILIZZO: LIMITAZIONE DELL’INFEZIONE NELLE AREE ENDEMICHE

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(Chinoline-Metanolo)

Chinino

All'inizio dell'800 i chimici cercarono di isolare la sostanza attiva dalla droga,

così nel 1820 Pellentier e Caventou scoprivano l'alcaloide Chinina, per la cui

sintesi si dovette aspettare un altro secolo (Rabe, nel 1929). Il chinino,

somministrato per via endovenosa, è tuttora la nostra arma più efficace nel

trattamento della malaria grave, portando velocemente ad una clearance della

parassitemia ed allo sfebbramento. Gli effetti collaterali più frequenti sono

conosciuti sotto il nome di Chinconismo (nausea, cefalea, vertigini, disturbi

visivi ed uditivi) In alcuni casi si può osservare una perdita permanente

dell'udito. Il chinino stimola le cellule ß del pancreas, inducendo una

ipoglicemia, soprattutto l'uso per via parenterale deve quindi essere

accompagnato da somministrazione di glucosio per via endovenosa, sotto

stretto monitoraggio dei valori glicemici. È controindicato in pazienti con

disturbi della conduzione cardiaca e non dovrebbe essere usato in pazienti

digitalizzati oppure sotto terapia con warfarin. Le prime resistenze sono stati

segnalati già nel 1910 in Brasile. Si è visto però che le resistenze al chinino

scomparivano, quando diminuiva la pressione farmacologica. Attualmente

troviamo resistenze di tipo RII e molto raramente di tipo RIII in Cambogia,

Sud-Vietnam ed in alcune aree della Tailandia. Fino alla scoperta della

Clorochina, è stato il principale farmaco nel trattamento della malaria. Ora

tornando ad avere uno spazio dove si è sviluppata una resistenza alla

Clorochina. Il Chinino è un potente schizonticida del sangue efficace contro

tutte e quattro le specie di plasmodio. È un farmaco eritrocita e non ha effetto

sulla fase eso - eritrocita o gametocita. Il suo meccanismo di azione è simile

alla Clorochina e interferisce anche con il DNA del parassita. È assorbito bene

dall'intestino. L'80% si lega a proteine del plasma, l'emivita è di 10 ore e viene

metabolizzato dal fegato ed espulso con le urine in 24 ore.

(4-Aminochinolina)

Clorochina (CHL)

La clorochina è uno schizonticida ematico rapido. Raccomandata per le aree

dove è la specie predominante (Algeria, Marocco, Iraq, Siria,

Plasmodium vivax

Turchia, Azerbaijan, Nord-Iran e Cina, eccetto la Cina del Sud, inclusa l'isola di

Hainan) e dove è sensibile alla clorochina. E' entrata in

Plasmodium falciparum

uso dal 1940 ed è attiva contro tutti i plasmodi patogeni per l'uomo.

La clorochina è somministrata in profilassi alla dose unica settimanale di 5 mg

di sostanza base/kg di peso corporeo ossia 300 mg (di sostanza

base)/settimana.

È una base debole, e si concentra nel lisosoma dei parassiti, possibilmente con

un meccanismo di concentrazione del farmaco parassita-specifico. La sua

attività maggiore è rivolta contro i trofozoiti, distrugge anche i gametociti di

P.vivax, P.malariae ed P. ovale, mentre non agisce sui gametociti di P.

falciparum, non ha effetto su sporozoiti, hipnozoiti o gametociti.

Il risultato della digestione dell'emoglobina da parte dei parassiti, l'eme,

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è molto tossico per i parassiti stessi e quindi l'eme- plasmodio -polimerasi lo

trasforma in una sostanza innocua per il parassita, un pigmento rosso associato

alla malaria. La clorochina interdice questa trasformazione e in questo modo

l'eme uccide il parassita per membranolis La clorochina provoca anche la

i.

frammentazione dell'RNA del parassita e interferisce con il suo DNA. Viene

rapidamente assorbito (tmax 1-3 ore). La quota di assorbimento raggiunge

quasi il 100%, in tutti i tessuti, anche in caso di diarrea. Nei casi di malaria

sensibile alla Clorochina, riduce la febbre e libera il sangue dai parassiti entro

24 ore. La sua concentrazione in emazie non infette è 5 volte superiore alla

concentrazione plasmatica, mentre in emazie infette da P. falciparum

clorochino-sensibile può raggiungere addirittura 500 volte la concentrazione

plasmatica. Si accumula anche in leucociti ed piastrine, questi ultimi perdono la

chlorochina durante la coagulazione e questo spiega il fatto che la

concentrazione plasmatica è minore di quella sierica. Viene somministrata

oralmente, tranne dove è impossibile o negli attacchi gravi, è somministrata

quindi per via endovenosa, per iniezione intramuscolare o sottocutanea. Si

libera lentamente nei tessuti e viene metabolizzata nel fegato per essere

espulsa con l'urina. L'emivita è di 50 ore. All'inizio degli anni '50, sotto la

supervisione dell'OMS e di US AID (Agenzia per lo sviluppo internazionale), con

il consenso del Governo cambogiano del principe Norodom Sihanouk, venne

condotto un esperimento che durò quasi un decennio. Tale sperimentazione

prevedeva la distribuzione di sale da cucina mescolato a clorochina, nella

regione del Pailin, una delle zone dell'Indocina dove la malaria mieteva più

vittime. Questo tipo di profilassi funzionò molto bene per alcuni anni, ma fu

proprio la lunga somministrazione della clorochina in basse dosi la causa

dell'insorgenza di resistenze al farmaco, segnalati per la prima volta nel 1959.

Successivamente in vaste aree dell'Estremo Oriente, dell'Oceania e del

Sudamerica si osservavano clorochino resistenze, dal 1977 anche in Africa sub-

sahariana.

Oggi la resistenza alla clorochina di P.falciparum è quasi identica alla

distribuzione mondiale di questo parassita, con eccezione del Centro America al

nord del canale di Panama, di alcune aree limitate in Asia Sud-Occidentale ed in

Nord-Africa. Il suo uso clinico in Africa Tropicale (dovuto non per ultimo al

basso costo del farmaco, dà tuttora risultati soddisfacenti in soggetti semi-

immuni. Per la chemioprofilassi in soggetti non immuni viene generalmente

associato con il proguanil, nei casi di controindicazioni per l'uso della

meflochina, proteggendo comunque i soggetti da perniciose malariche.

Resistenze di P.vivax alla clorochina sono stati individuate recentemente in

Melanesia, mentre altrove il P.vivax risponde ancora in modo soddisfacente alla

terapia con la clorochina. Gli effetti collaterali maggiori sono vomito, cefalea,

dolore addominale e rush cutaneo. In pazienti africani si osserva

frequentemente prurito. Disturbi del visus, come ad esempio difficoltà di messa

a fuoco, osservati sotto terapia, sono generalmente reversibili e non devono

essere confusi con la retinopatia irreversibile che si può instaurare dopo

assunzione del farmaco per lunghi periodi. Il rischio di una retinopatia inizia

dopo l'assunzione di 100 g di clorochina base. La retinopatia indotta dalla

clorochina è probabilmente dovuta alla alta affinità della clorochina alla

melaninaretinica. 12

Altri effetti collaterali associati all'uso prolungato della clorochina sono una

perdita di pigmentazione dei capelli (reversibile) ed eruzioni cutanee. La

clorochina ha inoltre un effetto fotosensibilizzante ed è controindicata in

pazienti affetti da psoriasi.

Antagonisti del folato

Gli antagonisti sono farmaci che colpiscono la sintesi e l'utilizzazione del folato.

Sono la Pirimetamina (2,4,diaminopyrimidine) e il Progaunil e vennero introdotti

dopo la seconda guerra mondiale. Essi agiscono inibendo la diidrofolato riduttasi

necessaria per sintetizzare il tetraidrofolato, un precursore della sintesi del DNA

del parassita. Hanno una struttura simile al trimetoprim (dell'anello di pteridine

della diidrofolato riduttasi) e sono così in grado di rendere impossibile la sua

attività. La pirimetmina, entrata in uso dopo il 1940, venne usato

prevalentemente per la profilassi ed come adiuvante nella terapia, ma la sua

attività schizonticida era molto presto compromessa dall'insorgenza di

resistenze al farmaco, soprattutto là dove veniva usato su larga scala in forma

di sale medicato per la profilassi. Già due anni dopo le profilassi di massa con la

pirimetamina si osservavano le prime resistenze che precludevano l'uso della

sola pirimetamina a scopo di profilassi. Dopo la scoperta dell'effetto sinergico

dei sulfamidici e sulfoni, che amplificavano l'attività della pirimetamina fino a

100 volte e diminuivano anche l'insorgenza delle resistenze, la pirimetamina

tornò ad essere usata negli anni 70, maggiormente in un contesto terapeutico

come farmaco alternativo per forme di malaria clorochino-resistenti. Negli anni

'80 però sono insorte resistenze alle associazioni sulfamidici-pirimetamina,

inizialmente in Sud America ed in Sud Est Asia, poi in Africa tropicale. L'effetto

schizonticida della pirimetamina è dovuto alla inibizione di un enzima, la DHFR

(deidrofollatoriduttasi) plasmodiale. Negli anni '50 fu sintetizzata la sulfadoxina,

sulfamidico a lunga azione. Studiando l'attività antimalarica di questo farmaco,

si scoprì che potenziava l'effetto degli DHFR inibitori. Siccome sulfadoxina e

pirimetamina hanno un tempo di emivita molto simile, i due componenti sono

stati associati e questa associazione sulfadoxina-pirimetamina prese un posto

importante nella terapia della malaria clorochino-resistente. Per un certo

periodo era anche utilizzato a scopo profilattico, ma il rischio di gravi effetti

collaterali dovuti alla componente sulfamidica hanno fatto cessare questo uso.

Effetti collaterali rari, ma drammatici sono manifestazioni dermatologici come

ad esempio l'eritema essudativo multiforme, la Sindrome di Stevens Johnson e

la sindrome di Lyell, dovuti ad una ipersensibilità alla componente sulfamidica.

L'incidenza di questi effetti collaterali aumenta quando vengono somministrati

contemporaneamente altri sulfamidici oppure la clorochina, oppure in caso di

ripetizione di un ciclo terapeutico. Il farmaco è quindi assolutamente

controindicato in persone con accertata ipersensibilità ai sulfamidici. Non deve

neanche essere somministrato a pazienti che lo anno assunto nelle 4 settimane

precedenti ed a bambini al di sotto dei 2 mesi. Pazienti che hanno assunto

clorochina, dopo un trattamento con l'associazione sulfamidici-pirimetamina

debbono assolutamente evitare l'esposizione al sole, a causa dell'effetto

fotosensibilizzante. 13

Clorochina + Proguanile (C+P)

Questa combinazione di farmaci è raccomandato per la profilassi in aree dove

sono riportati bassi livelli di resistenza di alla clorochina o anche

P. falciparum

aree dove sono riportati alti livelli di resistenza di alla clorochina,

P. falciparum

se il viaggiatore non tollera meflochina o dossiciclina; in aree dove è segnalata

resistenza di alla clorochina, ma l'assunzione della meflochina è

P. falciparum

controindicata, come ad es. durante le fasi iniziali di gravidanza. Lo schema di

profilassi prevede una dose unica settimanale di 300 mg (sostanza base) di

clorochina più una dose di 200 mg al giorno (3 mg/kg) di proguanile

idrocloruro, schizonticida tissulare primario, cioè attivo nella fase pre-

eritrocitica epatica. Eventuali disturbi gastrointestinali causati da Clorochina +

Proguanile possono essere ridotti assumendo i farmaci ai pasti e/o suddividendo

in due somministrazioni settimanali la dose di clorochina. Il proguanil fu

immesso in commercio nel 1944. L'attività del farmaco è dovuto ad un suo

metabolita, il cicloguanil. Agisce come schizonticida, senza effetto su forme

esoeritrocitarie e gametociti. Anche il proguanil ed il cicloproguanil, sono

inibitori della DHFR, ma probabilmente con meccanismi diversi rispetto alla

pirimetamina. Il proguanil è considerato uno dei farmaci antimalarici più sicuri,

ma viene usato solo per la chemioprofilassi, o da solo oppure in associazione

con la clorochina. Non si sa molto sulla distribuzione delle resistenze al

proguanil, resistenze che, quando insorgono, sono sempre totali. L'unica

controindicazione al farmaco è una grave insufficienza renale.

Chinoline-metanolo

Meflochina (MEF)

La ricerca di nuovi farmaci antimalarici fu accelerata, anche a causa della

guerra in Vietnam.Tra 600000 sostanze testate sistematicamente, solo una si

rilevò efficace. Si tratta della meflochina, farmaco ad azione schizonticida

rapida. Ha anche effetto gametocida in confronto a P.vivax e P.malariae, ma

non sui gametociti di P.falciparum. Il suo effetto antimalarico è probabilmente

dovuto ad una inibizione di proteasi acide e peptidasi nei vacuoli digestivi del

plasmodio. Possiede una alta affinità per la membrana eritrocitaria. La

meflochina è un efficace schizonticida ematico raccomandato per aree dove vi è

resistenza di alla clorochina e alle associazioni

P. falciparum

sulfonamide/pirimetamina. Essa è anche molto attiva contro e

P. vivax P.

e molto probabilmente anche contro E' in commercio sotto

malariae, P. ovale.

forma di compresse contenenti 274 mg di idrocloruro, equivalente a 250 mg di

meflochina base. Viene somministrata in profilassi antimalarica alla dose

settimanale di 5 mg/ kg, equivalente a 250 mg di sostanza base alla settimana.

Come effetto collaterale inibisce anche l'acetilcolinesterasi e la

buturilcolinesterasi, e questo meccanismo d'azione spiega la frequente

insorgenza di disturbi digestivi come ad esempio vomito e diarrea e disturbi a

carico del SNC, effetti collaterali che possono limitare l'utilizzo della meflochina

per uso profilattico. Il farmaco è inoltre controindicato in gravidanza che si

dovrebbe evitare fino a tre mesi dopo la fine della assunzione, non può essere

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somministrato a persone con storia clinica di convulsioni ed a pazienti

psichiatrici. Si è osservato in ambulatorio che alcuni soggetti tollerano il

farmaco senza accusare disturbi, mentre altri, anche senza precedenti neuro-

psichiatrici, accusano vertigini, stati di confusione o di agitazione, che ci

costringono a sospendere la somministrazione. Un altro limite della meflochina

è la durata di somministrazione, che non dovrebbe superare i 3 mesi per la

profilassi, anche se alcuni autori non sono di questa opinione. Coloro che

continuano a manifestare intollerabili effetti collaterali devono considerare

l'eventualità di optare per uno schema profilattico alternativo. La sospensione

del trattamento si impone quando si presentano disordini neurologici o

psichiatrici in soggetti con controindicazione. In tale caso bisognerà astenersi

anche dall'assunzione futura di meflochina. La meflochina è controindicata in

soggetti con nota allergia al farmaco o a farmaci a struttura chimica analoga

(chinino, chinidina), in gravidanza, in bambini al di sotto dei 5 kg di peso o età

inferiore ai 3 mesi, soggetti con preesistenti disturbi neurologici o psichiatrici,

storia di epilessia, o gravi disordini psichiatrici, soggetti trattati con meflochina

o sostanze analoghe nelle precedenti 4 settimane, persone che richiedono un

fine coordinamento dei movimenti e discriminazione spaziale (ad es. equipaggi

di aerei ). La somministrazione contemporanea di meflochina con anti-aritmici,

beta-bloccanti, calcio-antagonisti, antidepressivi triciclici e fenotiazine potrebbe

in teoria contribuire all'allungamento dell'intervallo QTc. Nei tre mesi seguenti

l'assunzione di meflochina dovrebbe essere evitato il concepimento. Se la

meflochina non può essere assunta perché controindicata o non tollerata, le

alternative possono essere o dossiciclina o clorochina+proguanile. Quest'ultimo

schema ha minore efficacia protettiva in certe zone. Nelle aree dove la

meflochina non è più efficace (es. alla frontiera tra Cambogia e Thailandia o tra

Myanmar e Thailandia) è indicata la dossiciclina. La meflochina, considerando

anche l'alto costo del farmaco, è quindi tuttora il medicinale più usato per una

profilassi a breve termine, con le dovute precauzioni, per viaggiatori provenienti

da paesi ricchi, che si recano in zone dove prevale il P.falciparum clorochino-

resistente. La meflochina viene anche adoperata in terapia, ma le dosi

necessarie in questo caso sono superiori, con maggiore probabilità di effetti

collaterali. La lunga emivita del farmaco (30 giorni) rende anche problematica

una eventuale terapia successiva con il chinino, in casi di malaria perniciosa,

sommandosi gli effetti collaterali. Resistenze alla meflochina sono stati segnalati

nel Sud-Est Asia ed in alcune zone dell'Africa.

Alofantrina

Negli anni '70 fu sintetizzata l'alofantrina, un 9-fenantrene metanolo, ottenuto

per sintesi chimica, intrinsecamente più potente del chinino e della meflochina.

Ha una marcata attività schizonticida, mentre non agisce contro le forme pre-

eritrocitarie ed i gametociti. La sua attività anti-malarica è probabilmente

dovuta all'inibizione di proteasi acidi e peptidasi. Possiede una marcata cross-

paesi

reattività e cross-resistenza con la meflochina. In Indocina ed in molti

africani sub-sahariane sono state segnalate resistenze. Fino a pochi anni fa era

considerato il farmaco ideale per una stand-by terapy del viaggiatore, cioè il

15

farmaco da portarsi comunque in valigia per assumerlo poi in caso di malaria.

Alcuni morti improvvisi, dovuti presumibilmente per tachiaritmie ventricolari,

hanno indotti l'OMS a non autorizzarlo più a questo scopo. L'assorbimento del

farmaco è molto variabile, aumenta soprattutto quando vi è stato un pasto

grasso precedente. Uno degli effetti collaterali più importanti è un

prolungamento del tratto QT che si verifica nel 50 % dei pazienti, di solito

reversibile. Non deve essere somministrato in pazienti che hanno assunto la

meflochina negli ultimi 8 settimane oppure il chinino nelle ultime 24 ore.

L'alofantrina (ancora non in commercio in Italia) è però tuttora considerato un

ottimo farmaco antimalarico, se somministrato da personale medico sotto

stretto controllo cardiologico.

Primachina

Al posto della 8-aminochinolina plasmochina, dopo il 1940 entro in uso la

primachina, farmaco che possiede una attività schizonticida tissutale, ma

solamente una moderata attività schizonticida ematica. Ha una marcata attività

contro gli ipnozoiti epatici di P.vivax e di P. ovale. Possiede anche attività contro

i gametociti di tutte le specie di plasmodi patogeni per l'uomo. Il suo significato

terapeutico si limita oggi alla terapia radicale della malaria da P. vivax, agendo

appunto sulle forme esoeritrocitarie responsabili per le recidive. In soggetti

favici può indurre una crisi emolitica, e perciò il suo uso, generalmente

successivo ad un ciclo terapeutico con la clorochina, deve assolutamente essere

preceduto da un dosaggio della glucosio-6-fosfato deidrogenasi.

È assorbito e metabolizzato rapidamente, preso oralmente. La primachina è

data in forma basica, 15 mg/die per 14 giorni. L'emivita è di 3-6 ore. L'effetto

non desiderato e principale è dovuto ad una condizione metabolica genetica ed

ereditata - una deficienza di deidrogenasi del glucosio-6-fosfato negli eritrociti.

Le grandi dosi di primaquine possono dare luogo a methaemaglobinaemia con

emolisi cianotica.

Antibiotici

Dall'inizio degli anni ottanta, anche le tetracicline sono state usate come

farmaci antiplasmodiali, sia in associazione al chinino nella terapia che come

profilassi a breve termine nelle zone di resistenza alla meflochina (Nord-

Tailandia, Vietnam) Sono controindicate nei bambini al di sotto di 12 anni e

nelle donne in stato di gravidanza. Per un pericolo di fotosensibilizzazione deve

essere evitata l'esposizione al sole durante il trattamento. agendo anche sulla

flora fisiologica intestinale, vaginale e buccale, si osservano facilmente enteriti,

vaginiti e glossiti durante un trattamento prolungato e l'effetto sulla flora

intestinale può indurre una riduzione della sintesi della vitamina K.

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(DOX)

Dossiciclina

Raccomandata per aree dove è segnalata resistenza multipla ai farmaci e nel

caso in cui, pur essendo presenti alti livelli di resistenza di alla

P. falciparum

clorochina, sia controindicata o non tollerata la meflochina. Sotto forma di

capsule o compresse contenenti 100 mg di dossiciclina sale idrocloruro, viene

prescritta in profilassi alla dose giornaliera di 100 mg, 1,5 mg di sale/kg di peso

corporeo/giorno.

La dossiciclina è controindicata nei bambini al di sotto degli 8 anni, in

gravidanza e durante l'allattamento al seno. La dossiciclina può causare

fotosensibilizzazione cutanea ed aumentare il danno da esposizione ai raggi

solari. L'ulcerazione esofagea può essere ridotta ingerendo il farmaco con

abbondante liquido e l'irritazione gastro-intestinale, comune alle tetracicline,

essere ridotta assumendo il farmaco con i pasti principali.

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GLI ULTIMI RITROVATI DELLA RICERCA

Artemisia/Lumafantrina

Recentemente si è riscoperta una pianta usata in Cina da più di 2000 anni, l'Artemisia

annua, (qinghao) menzionata per la prima volta nel 168 a.c. nel testo cinese "Rimedi per

52 malattie", scoperto nella tomba di Mawangdui Han, a Changsa, nella provincia di

Hunan. In questo testo l'artemisia annua era descritta come rimedio contro le emorroidi.

Il primo riferimento sicuro all'uso della pianta contro la malaria risale al 340 d.C, quando

viene menzionata da Ge Hong nel suo "Manuale delle prescrizione per terapie d'urgenza".

Nel 1972 scienziati cinesi sono riusciti ad estrarre un sesquiterpene lactone dalla pianta

di artemisia. La sua azione schizonticida è rapida e si manifesta anche con la risoluzione

del quadro clinico in breve tempo. Sembra che abbia anche effetto contro i gametociti,

mentre non agisce contro le forme preeritrocitarie. La sua struttura ed il suo meccanismo

d'azione sono diversi dagli altri farmaci, perciò, in mancanza di pressione farmacologica,

non si sono ancora riscontrati resistenze. Può essere somministrata per via orale,

intramuscolare, endovenosa e rettale. Per evitare delle recidive e prevenire l'insorgenza

di resistenze, ad un ciclo terapeutico con artemisia si associa generalmente la meflochina

dal secondo giorno di trattamento, avendo ottenuto già una clearance della parassitemia

ed una aumentata tollerabilità alla meflochina. Questo tipo di farmaco associato con

lumefantrina, una composto racemico di fluorene, è indicato per il trattamento della

malaria, incluso il trattamento con farmaci da banco per le emergenze di adulti e bambini

con infezioni dovute al P. falciparum e a infezioni miste con P.falciparum.

L'artemisia/lumefantrina non è ancora disponibile in Italia, mentre è stata data

l'autorizzazione di commercializzazione in Svizzera. Questo farmaco realizza la rimozione

rapida di parassiti con percentuale di recrudescenza bassa, elimina rapidamente i sintomi

associati alla malaria, per esempio: febbre, nausea, vomito, fatica ecc., ha attività di

gametocida che può ridurre potenzialmente la trasmissione dell'infezione, previene il

procedere verso la malaria cerebrale, è efficace in aree con resistenza ai farmaci e ha

buona tollerabilità Il dosaggio dipende dall'area di esposizione ma è basato su una sola

combinazione di tavolette di 20mg di artemisia e 120mg di lumefantrina. Co-artemether

è il nome del farmaco. E' stato sviluppato congiuntamente da ricercatori cinesi

dell'Istituto di Microbiologia ed Epidemiologia di Pechino e da Novartis Pharma AG, che ne

detiene i diritti di commercializzazione a livello mondiale, al di fuori della Repubblica

Popolare Cinese. La Novartis ha registrato il farmaco sotto la denominazione "Riamet"..

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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Chimica farmaceutica della professoressa Grasso sui farmaci anti malaria con analisi dei seguenti argomenti: la malaria, farmaci per profilassi e terapia, farmaci antimalarici, gli ultimi ritrovati della ricerca, resistenza ai farmaci antimalarici, derivati dell'artemisinina per la cura della malaria semplice.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in chimica e tecnologia farmaceutiche
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Chimica farmaceutica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Grasso Silvana.

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