CHIMICA FARMACEUTICA 19/02/18
PROPRIETA’ CHIMICO-FISICHE ED ATTIVITA’
BIOLOGICA
La chimica farmaceutica si occupa della scoperta, progettazione,
sviluppo, produzione e caratterizzazione di nuovi “agenti
terapeutici”, chimici e biologici, e ne mette in relazione la struttura
chimica con l’attività biologica.
La chimica farmaceutica si occupa anche, dello studio,
dell’identificazione e della sintesi dei prodotti del metabolismo dei
farmaci e dei composti ad essi correlati.
È una disciplina fondata sulla chimica che si interfaccia con altre
discipline quali la fisica, la biochimica, la biologia, la farmacologia,
la tossicologia, l’informatica e la medicina e che applica i loro
principi alla creazione di conoscenze finalizzate all’introduzione di
nuovi utili farmaci.
Che cos’è un farmaco??
È ogni sostanza o associazione di sostanze presentata come avente
proprietà curative o profilattiche delle malattie umane; oppure è
definito come ogni sostanza o associazione di sostanze che possa
essere utilizzata sull’uomo o somministrata all’uomo allo scopo di
ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche,
esercitando un’azione farmacologica, immunologica o metabolica,
ovvero di stabilire una diagnosi medica.
I termini FARMACO e SOSTANZA BIOLOGICAMENTE ATTIVA non sono
sovrapponibili. un farmaco è caratterizzato da farmacodinamica,
farmacocinetica e tossicità.
Nessun farmaco è totalmente sicuro. I farmaci differiscono
profondamente negli effetti collaterali che possono produrre. È la
dose cui viene somministrato a determinare se un composto agirà
da farmaco o da veleno (es. digossina, morfina…).
L’indice terapeutico di un farmaco è: rapporto tra la dose tossica al
50% e la dose che non lo è sempre al 50%.
Più alto è l’indice terapeutico, maggiore è la sicurezza di un
farmaco.
Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo
che il veleno non faccia effetto.
Per la scoperta del farmaco, è molto importante capire come questo
interagisce con i recettori cellulari, questo è la chiave di tutto dal
punto di vista farmacocinetico che farmacodinamico. Quindi
entrambe queste discipline devono essere ben studiate per la
sintesi di un farmaco.
Come vengono scoperte le nuove medicine?? 1
Esistono fondamentalmente due diversi tipi di approccio…
1. Identificare la sostanza che determina l’effetto fisiologico
desiderato quando somministrata all’uomo, all’animale o a
cellule isolate. Il bersaglio molecolare viene scoperto
successivamente.
Le fasi sono: composto effetto fisiologico bersaglio
molecolare.
2. Viene prima selezionato il bersaglio molecolare, poi vengono
selezionati i possibili farmaci che si legano a quel bersaglio e
infine se ne valutano gli effetti fisiologici.
Fasi: bersaglio molecolare composto effetto fisiologico.
Come agiscono i farmaci?
Questi farmaci vanno ad agire su dei target, che sono strutture
proteiche della cellula, in seguito al cui legame all’interno
producono effetti che sono quelli terapeutici. Quindi la formazione
di un legame tra il farmaco e il suo target molecolare è la prima
cosa importante per lo studio di farmaci in vitro.
Si devono quindi studiare: le caratteristiche chimico-fisiche del
farmaco e del target; la forza e l’efficacia delle interazioni; e la
configurazione spaziale dei gruppi chimici che interagiscono per
dare il legame tra i due partner.
Il meccanismo d’azione dei farmaci segue due vie:
1. Meccanismo specifico: interazione selettiva con
macromolecole che hanno uno specifico ruolo fisiologico
(recettori, enzimi, canali…).
L’interazione avviene a livello di uno specifico sito di legame,
in molti casi i farmaci si legano ai siti di legame per composti
endogeni.
2. Meccanismi non specifici: non mediati da interazioni selettive
con macromolecole:
- Alterazioni delle proprietà chimico-fisiche dei fluidi biologici
(es. antiacidi, lassativi osmotici)
- Alterazione chimica non specifica (es. disinfettanti).
Un target ha le seguenti caratteristiche:
- Gioca un ruolo chiave nelle malattie e patologie.
- La modulazione della sua funzione porta ad un effetto
benefico.
- È un “drugable”: capacità di legare con buona affinità un
farmaco e dare effetti terapeutici.
- Non deve essere parte di geni essenziali
- Sono espresse selettivamente per alcuni tessuti. 2
I target sono: proteine (recettori, enzimi, proteine carrier e proteine
strutturali come la tubulina), lipidi (membrane cellulare), acidi
nucleici (DNA e RNA) e infine carboidrati (antigeni molecolari).
Proteine (enzimi, recettori, proteine di trasporto):
le proteine strutturali sono raramente bersagli di farmaci, ad
eccezione della tubulina per il suo ruolo nella formazione dei
microtubuli e nella divisione cellulare.
Le proteine di trasporto sono: canali (pori selettivi che
consentono il movimento di un soluto secondo il gradiente di
concentrazione per diffusione facilitata) e trasportatori
(trasportano nutrienti, molecole segnale e basi di acidi nucleici
contro il gradiente di concentrazione per trasporto attivo. Sono
coinvolti anche nella ricaptazione dei neurotrasmettitori).
Gli enzimi sono i catalizzatori dell’organismo; trasformano
chimicamente i loro substrati senza essere consumati (sito
catalitico).
I recettori sono proteine che si attivano per interazione con una
molecola specifica detta ligando ( sito attivo) subendo una
variazione conformazionale in grado di generare una risposta
biologica.
Questi sono molto più grandi rispetto ai farmaci che sono
estremamente piccoli, i farmaci interagiscono con i loro target by
binding to binding sites. In realtà il sito di legame è una tasca
idrofobica nell’interfaccia delle macromolecole.
Abbiamo interazioni di legame che spesso coinvolgono legami
intermolecolari e la maggior parte dei farmaci sono in equilibrio tra
il sito di legame sul farmaco e sul target.
La maggior parte dei target sono enzimi per il 47% e percentuali
inferiori le troviamo in recettori, proteine strutturali…
Il recente sequenziamento del genoma umano ha messo a
disposizione dei ricercatori un mezzo potente per l’identificazione di
nuovi farmaci. Molte delle circa 23000 proteine (proteoma)
codificate dal genoma umano, in particolare enzimi e recettori,
potrebbero rappresentare altrettanti bersagli molecolari. 3
4
PROPRIETA’ CHIMICO-FISICHE E ATTIVITA’ BIOLOGICA
Dall’interazione molecolare all’effetto farmacologico…
L’interazione tra farmaco e target è dinamico, si forma il complesso
farmaco-proteina e si modifica la funzione della proteina al fine di
arrivare ad una modifica della funzionalità del tessuto, organo o
sistema.
L’interazione tra farmaco e proteina è descritto a livello atomico.
All’interno della proteina ho tanti gruppi funzionali che possono
agire in maniera diversa con i vari farmaci, le interazioni all’interno
della proteina la fanno ripiegare e gli fanno assumere una
conformazione ottimale per la sua funzione.
Solitamente i residui idrofobici sono interni, quelli idrofili esterni,
generalmente quelli essenziali sono quelli idrofobici interni che ci
interessano nel legame con il farmaco.
Ogni target biologico può essere definito come una molecola che
contiene una cavità capace di complessare un substrato.
La specificità del composto che si forma dipenderà dal grado di
complementarità tra target biologico e substrato.
Questo di manifesta in due modi:
- Complementarietà strutturale: compatibilità della forma e
della “taglia” del substrato con la cavità del target biologico.
- Complementarità di interazione: presenza di siti di
legame all’interno della cavità che complementano in
numero, disposizione spaziale e natura le
caratteristiche chimiche del substrato. Ci sono due
regioni importanti
sia sul farmaco
che sulla
proteina:
binding groups
(sul farmaco) e
binding sites
(sulla proteina).
Il farmaco quindi
possiede questi
binding groups
che a livello del
sito di legame
riconoscono in
maniera
complementare
alle regioni di 5
binding nel binding sites. In questo modo viene
stabilito un legame intermolecolare in maniera che
il farmaco è legato completamente al sito
recettoriale, causa un cambiamento di
conformazione della proteina che si esplica
nell’effetto terapeutico di quel farmaco.
Varie interazioni intramolecolari formano e
mantengono una struttura terziaria della proteina,
oppure posso avere altri tipi di interazioni che
associano i farmaci ai loro bersagli.
Interazione Farmaco-Recettore (farmacodinamica)
Caratteristiche peculiari dei farmaci sono la potenza e la specificità.
Ad esempio alcuni farmaci sono attivi su alcuni bersagli a
concentrazioni molto basse, mentre risultano inattivi su altri.
Oggi il concetto di recettore è stato ampliato e in senso lato si può
definire recettore qualsiasi macromolecola biologica in grado di
interagire con un farmaco per dare un effetto biologico.
Su queste premesse per comprendere il meccanismo d’azione
molecolare dei farmaci è di fondamentale importanza conoscere le
forze che regolano il riconoscimento molecolare. Il complesso
farmaco-bersaglio si forma in seguito all’instaurarsi di vari tipi di
legame tra le due entità chimiche coinvolte. I legami coinvolti sono
gli stessi operanti per qualsiasi molecola organica. La formazione
del complesso sarà reversibile qualora farmaco e recettore
interagiscono fisicamente, oppure sarà irreversibile se tra le due
controparti s’instaurano legami chimici di tipo covalente.
La formazione spontanea di un legame tra farmaco (F) e recettore
(R) in senso lato avviene con un guadagno netto di energia libera.
Questa interazione può essere rappresentata dal seguente
equilibrio: Ka: costante della velocità di associazione;
Kd: costante della velocità di
dissociazione.
L’affinità del farmaco per il recettore
dipenderà dalla stabilità del complesso
[FR]. L’affinità quindi si esprime come
costante di dissociazione Kd relativa
all’equilibrio di dissociazione. 6
Più piccolo è il suo valore, più alta sarà la concentrazione di
complesso [FR] e, di conseguenza, più elevata sarà l’affinità del
farmaco per il recettore.
Dal punto di vista termodinamico, la formazione di un legame è
spontanea quando si ha una diminuzione di energia libera, cioè
quando il valore della variazione di energia libera standard (G°)
della reazione è negativo.
Gibbs dimostrò:
Ne consegue che variazioni di energia libera di alcune kcal possano
avere un notevole effetto sulla stabilità del complesso farmaco-
recettore, basterebbe una variazione di di poco più di 5
G°
kcal/mole per spostare il valore di Keq a 0,01.
I legami che intercorrono tra un farmaco e un recettore sono in
genere non covalenti, per cui gli effetti prodotti sono rapidamente
reversibili e il farmaco diventa inattivo al diminuire della sua
concentrazione nel fluido extracellulare.
Proprietà chimico-fisiche ed attività biologiche
Influenza dei gruppi funzionali presenti in un dato farmaco
su:
- Proprietà acido-base
- Solubilità
- Lipofilia
- Capacità di legarsi reversibilmente o covalentemente ai
bersagli molecolari
- Reattività (stabilità in soluzione e stabilità metabolica).
Le proprietà chimico-fisiche influenzano globalmente
l’assorbimento, la distribuzione, il metabolismo, l’escrezione,
l’attività e la tossicità del farmaco.
Influenza del solvente
Farmaco e Recettore interagiscono con il mezzo ambiente, costituito
da: Acqua Polare Lipidi Apolare
F (+ xS) + R (+ Ys) FR (+Zs) + wS
⇌
Cioè, una molecola di farmaco, F, viene solvata da x molecole di
solvente, S, e analogamente i siti attivi recettoriali, R, sono solvatati
da y molecole di solvente. Queste solvatazioni, come per altre
specie di reagenti, aumentano la stabilità e quindi diminuiscono la
reattività. Nella formazione del legame F/R si devono liberare alcune
molecole di solvente, wS, con una variazione di energia,
proporzionale alle energie di solvatazione in gioco. 7
N.B. un farmaco potrebbe esercitare il suo effetto alterando il grado
di solvatazione di un recettore.
Ambiente acquoso
L’acqua è dotata delle seguenti proprietà chimico-fisiche:
= 1,85 D (scala: 0 5 Debye), responsabile delle associazioni
ione-dipolo (solvatazione ionica) e delle associazioni dipolo-dipolo.
Dimensioni: molto piccole: N° coordinazione elevato e a
bassissima polarizzabilità.
= 80 ( scala: 1 120) responsabile della riduzione del potenziale
elettrico: F = q.q’ / r2
legame H: forte: (15 kcal/M) responsabile delle interazioni con
gruppi O-H, N-H e dell’ampliamento della nube di solvatazione.
conclusione: solvente
ideale per composti
ionici o ionizzabili.
Pessimo solvente per
composti apolari: in
questi determina il
legame idrofobico.
Ambiente lipidico: Nei lipidi predomina la parte idrocarburica
apolare costituita dalle lunghe catene alchiliche lineari.
Contrariamente all’acqua presentano un basso momento elettrico
dipolare, ma soprattutto bassa costante dielettrica, grande volume
molecolare e quindi elevata polarizzabilità: tutto questo è
responsabile di elevate Forze di dispersione di London ed elevate
forze idrofobiche.
Forze coinvolte nel complesso farmaco- recettore 8
Forze intermolecolari: sono forze attrattive tra entità discrete
come atomi o molecole, dette anche legami o interazioni deboli.
Legame covalente: il legame covalente è chiaramente il più forte
che si possa instaurare tra un farmaco e un recettore, con un
guadagno di energia che varia tra -40 e -140 kcal/mol. È un legame
irreversibile ad alto contenuto energetico.
Un farmaco che dà interazione covalente è l’aspirina perché nel suo
sito attivo è in grado di acetilare una serina 530 (l’OH) del sito
catalitico del target, l’acido acetilsalicilico se ne va e rimane la
serina acetilata.
A oggi, i farmaci covalenti presenti in terapia sono una quarantina e
di essi circa il 33% sono antibiotici, il 20% antitumorali, il 15%
indicati per disordini gastrointestinali e il 15% utilizzati per il
trattamento delle malattie del SNC.
Legame ionico: è il più forte tra i legami reversibili che
intervengono nell’interazione tra farmaci e target biologici, tanto da
essere spesso considerato come driving force nella formazione del
complesso farmaco-recettore. La forza varia tra 5-10 kcal/mol e
diminuisce in maniera proporzionale al quadrato della distanza degli
atomi coinvolti.
In ambiente biologico gli ioni sono sempre solvatati da molecole di
acqua.
Gli ioni coinvolti nel legame ionico possono essere i gruppi
carbossilato delle catene laterali di acido aspartico e acido
glutamico, che sono deprotonati a pH fisiologico e quindi cariche
negativamente. Analogamente, i gruppi basici presenti negli
amminoacidi arginina e lisina, e, in misura minore, dell’istidina,
sono protonati a pH
Fisiologico.
L’energia coinvolta raggiunge 10 kcal/mole se il legame ionico è
rinforzato da legame idrogeno, dando luogo ad un’interazione più 9
persistente. L’importanza dell’interazione ionica nel riconoscimento
molecolare si apprezza andando a considerare che nei recettori
metabotropici delle amine biogene è altamente conservato sull’elica
III un residuo di Asp. Il residuo carbossilato di questo amminoacido è
infatti coinvolto in un’interazione ionica con la testa cationica di
noradrenalina.
Le interazioni elettrostatiche: sono importanti interazioni
proteina-ligando. Per le proteine a pH fisiologico vengono caricate
alcune catene laterali di aminoacidi. Una semplice interazione può
generalmente fornire un = -5 kcal/mol.
G°
Una diminuzione approssimativa di 10 volte in Kd a temperatura
fisiologica richiede solo circa 1,6 kcal/mol di energia di legame
aggiuntiva.
La perdita di legame con distanza (1/ r) è inferiore rispetto ad altri
legami: le interazioni elettrostatiche sono importanti prime
interazioni tra proteine e ligando.
Legame idrogeno: è l’interazione di un idrogeno (H) legato a un
atomo elettronegativo X con il doppietto elettronico di un altro
atomo Y situato a distanza opportuna.
Gli atomi d’interesse biologico più coinvolti in questo tipo di legame
(X e Y) sono O, N, F, S, Cl.
Quindi numerosi farmaci hanno elementi strutturali capaci di dare
legami idrogeno, comportandosi sia come donatori (X), sia come
accettori di protoni (Y). L’energia coinvolta va da – 3 a - 5 kcal/mol
e, a differenza di altri legami, è altamente direzionale, cioè i due
atomi elettronegativi tendono a stare sulla stessa retta.
Per meglio valutare il contributo del legame idrogeno
all’interazione, va tenuto conto del fatto che le molecole coinvolte
sono sempre solvatate in condizioni fisiologiche, per cui a contatto
con la superficie del target è necessaria la rottura dei legami
idrogeno con l’acqua (desolvatazione) per poter poi formarne di
nuovi con i ligandi: questo riduce il suo contenuto energetico.
Il legame a idrogeno tra due gruppi con carica opposta, noto come
ponte salino o legame io
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