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Appunti chimica analitica I

Indice:

• Chimica del vetro

• Cromatografia

• TLC

• Analisi chimica quantitativa e trattazione errori

• Titolazioni

• Reazioni acido-base

• Titolazioni acido-base

• Soluzioni tampone

• Reazioni complessometriche

• Titolazioni complessometriche

• La durezza dell’acqua

• Solubilità e prodotto di solubilità

• Titolazioni per precipitazione e vari metodi

• Reazioni di ossidoriduzione

• Titolazioni redox

• Metodi gravimetrici di analisi

Il vetro

Struttura della materia solida

particelle disposte in una rete tridimensionale ben

• Struttura cristallina:

definita e continua chiamata reticolo cristallino (cella elementare).

Struttura particelle disposte in modo

• amorfa:

disordinato dove non è possibile individuare una

cella elementare.

Che cosa è il vetro?

A livello macroscopico è indubbiamente un solido.

A livello microscopico, invece, la sua struttura è più simile a quella di un liquido.

Si tratta, più correttamente, di un cioè di un materiale topologicamente disordinato

solido amorfo,

che non possiede la periodicità tipica dei cristalli.

La struttura del vetro è talmente particolare che viene definita, appunto, struttura vetrosa.

Alcuni la definiscono o reticolo casuale.

random network

Il vetro è un solido amorfo ottenuto per solidificazione di un liquido senza cristallizzazione.

Il vetro è il materiale più usato in un laboratorio chimico, perché poco costoso, inerte dal punto di

vista chimico e biologico e facile da lavorare.

E’ però fragile e quindi poco resistente a sollecitazioni meccaniche.

E’ in genere resistente all’azione di acidi, alcali ed agenti chimici.

Presenta un alto coefficiente di dilatazione termica e quindi è poco adatto a subire sbalzi termici.

Possono formare vetri solo i materiali che hanno una velocità di cristallizzazione molto lenta.

Componenti del vetro comune sono in particolare il biossido di silicio SiO , biossido di germanio

2

GeO , anidride borica B O , anidride fosforica P O .

2 2 3 2 5

Vengono aggiunte anche altri tipi di sostanze:

Sostanze che hanno la funzione di abbassare la temperatura di fusione e migliorano la

• fondenti

fluidità del vetro durante la sua produzione.

Sostanze che migliorano le proprietà chimiche e meccaniche del vetro prodotto.

• stabilizzanti

Sostanze che agevolano l’eliminazione di difetti.

• affinanti

Sostanze che modificano l’aspetto cromatico del vetro prodotto.

• coloranti

Per oggetti di vetro che devono essere riscaldati o sottoposti a sbalzi termici (fino a 300°C) si

usano vetri di tipo PYREX, un vetro borosilicato con aumentate caratteristiche termiche ed

elettriche.

Pyrex (trademark PYREX) è un marchio introdotto dalla nel 1915 per una

Corning Incorporated

linea di vetro borosilicato usato per vetreria (chimica) e cucina.

La chimica del vetro

La chimica del vetro è prevalentemente una chimica di ossidi, cioè di sostanze composte da

ossigeno e da un altro elemento metallico o semimetallo.

I componenti base nella manifattura del vetro sono i seguenti:

Il biossido di silicio o silice (SiO ), in inglese, componente base presente in gran quantità

• former

2

nella sabbia oppure ottenuto da pietre silicee quali la selce.

Il o o ossido di sodio (Na O) o di potassio (K O), composti presenti

• fondente modificatore flusso, 2 2

nelle ceneri delle piante oppure ottenibili da minerali (es. Na CO o soda), avente la funzione di

2 3

abbassare la temperatura di fusione della silice.

Lo ossido di calcio (CaO), di magnesio (MgO) o di alluminio (Al O ), composti

• stabilizzatore, 2 3

ottenibili da minerali, avente la funzione di abbassare la solubilità in acqua del materiale vetroso,

causata dalla presenza di ioni sodio e potassio.

Il un ossido di metalli, es. ferro (Fe O ), manganese (Mn O ) o piombo (Pb O ) che

• colorante, 2 3 2 3 3 4

impartisce al vetro colori trasparenti.

L’opacizzante, un ossido o un sale di antimonio, arsenico o stagno, avente la funzione di rendere

• un vetro opaco, cioè non trasparente.

Un un ossido o un sale (As O , Sb O ) che vaporizza nel bagno e ha la

• agente di affinamento, 2 3 2 3

funzione di favorire la rimozione di bolle gassose dalla massa fusa.

Un un ossido o sale (es. MnO2, As2O3) che annulla l’effetto colorante di un altro

• decolorante,

metallo. Cromatografia

Definizione di cromatografia da parte della IUPAC (International Union of Pure and Applied

Chemistry):

“Metodo, usato primariamente per la separazione dei componenti di un campione, in cui i

componenti vengono distribuiti tra due fasi, una delle quali è fissa mentre l'altra è mobile.

La fase stazionaria può essere un solido, o un liquido supportato su un solido, o un gel.

La fase stazionaria può essere impaccata in una colonna, distribuita a formare uno strato, o

distribuita come un film, etc.; in queste definizioni "letto cromatografico" è usato come termine

generale per denotare una qualsiasi delle varie forme in cui può essere usata la fase stazionaria.

La fase mobile può essere un gas o un liquido.”

Quindi la cromatografia è una tecnica di separazione basata sulla migrazione differenziata delle

sostanze da separare attraverso due fasi tra loro immiscibili.

Queste due fasi immiscibili prendono il nome di:

Fase stazionaria

• Fase mobile

La nascita della cromatografia

Fu inventata dal botanico russo Mikhail Semenovich Tswett.

Separò una serie di pigmenti vegetali presenti nella clorofilla.

Fece un estratto di foglie verdi in etere di petrolio, e lo depositò in testa ad una colonna di vetro

impaccata con particelle finemente suddivise di carbonato di calcio.

Come eluente utilizzò etere di petrolio.

Le specie separate apparivano come bande colorate lungo la colonna.

Coniò anche il nome cromatografia che significa “scrittura mediante colore”.

La visualizzazione della cromatografia La sostanza da eluire avrà più o meno affinità per

le due fasi.

Più è affine con la fase stazionaria (f ) più viene

s

trattenuta.

Il è il tempo che la sostanza

tempo di eluizione

passa nella fase stazionaria.

Ponendo all’uscita della colonna un rivelatore che

misuri la concentrazione del soluto nell’eluito (cioè

la fase mobile che esce dalla colonna) e

riportando il segnale in funzione del tempo si può

ottenere un cromatogramma.

La posizione dei picchi sull’asse dei tempi, o

serve per identificare i

tempo di ritenzione,

componenti del campione.

L’area sottesa dai picchi è proporzionale alla

quantità di ogni singolo componente e può essere

utilizzata a scopo quantitativo.

La teoria cromatografica dei piatti

Fu proposta nel 1941 da Martin e Synge.

Il concetto di piatto teorico è legato al processo di distillazione.

Il processo di condensazione ed evaporazione, che avviene in ogni singolo piatto porta ad un

arricchimento del componente più volatile nella fase vapore ed al conseguente arricchimento del

componente meno volatile nella fase liquida.

Il piatto teorico è la sezione della colonna di distillazione dove si stabilisce l’equilibrio completo fra

la fase liquida e la fase gassosa.

Maggiore il numero dei piatti, migliore sarà il processo di distillazione.

Analogamente il sistema cromatografico è immaginato come una colonna composta da una serie

di strati sottili chiamati in ognuno di questi microelementi della colonna si realizza

piatti teorici;

l’equilibrio di distribuzione del soluto tra fase stazionaria e fase mobile.

Lo spostamento del soluto lungo la colonna è dovuto all’azione dinamica della fase mobile

L’altezza equivalente a un piatto teorico è: HETP = L / N

dove e

L = lunghezza colonna N = numero piatti teorici

Su ogni piatto teorico sostanza si ripartisce tra la fase stazionaria e quella mobile.

Classificazione delle tecniche cromatografiche

Le caratteristiche della fase stazionaria e della fase mobile influiscono sul tipo di meccanismo che

sta alla base della distribuzione dei vari soluti tra le due fasi.

La separazione dei soluti è dovuta alla combinazione di due effetti:

Distribuzione del soluto tra fase fissa e mobile

• Effetto di trascinamento da parte della fase mobile

I meccanismi di separazione

Vengono utilizzati per la principale classificazione della cromatografia

Adsorbimento

• Ripartizione

• Esclusione

• Affinità

• Scambio ionico

Tuttavia questo approccio ha i suoi limiti in quanto non sempre interviene un unico tipo di

interazione ed inoltre non sempre è chiaro quale delle interazioni che intervengono sia

predominante.

Adsorbimento

La fase stazionaria è solida.

Le molecole del soluto e del solvente competono per i siti

attivi sull’adsorbente.

La competizione avviene in funzione della presenza di

gruppi polari o polarizzabili sulla superficie della fase

stazionaria.

La f è un solido polverizzato.

s

Sulla superficie dei granuli si trovano siti attivi che possono

stabilire dei legami deboli con le molecole della miscela da

separare.

Ripartizione

La fase stazionaria è un liquido.

La f è un liquido che impregna un solido granulare inerte.

s

Durante l’eluizione le molecole si ripartiscono tra le due

fasi, tra loro immiscibili, secondo la diversa solubilità di

ciascuna di esse. Si sfrutta la capacità di un soluto di

distribuirsi fra due fasi in accordo al

suo coefficiente di ripartizione come

in un’estrazione liquido-liquido.

K = C / C

S M

Esclusione

La fase stazionaria è un solido poroso o più

con pori le cui

comunemente un gel

dimensioni variano secondo la composizione

chimica e il modo in cui viene preparato.

Le molecole dell’analita disciolte nella fase

mobile penetrano nei pori del gel e vi

rimangono per un certo tempo.

Le molecole troppo grandi vengono escluse.

È︎ una tecnica che separa le sostanze sulla

base delle loro dimensioni.

Affinità

La separazione si basa sulle proprietà

biologiche delle molecole e non su quelle

fisiche.

In particolare si sfruttano le specificità delle

interazioni delle molecole con determinati

ligandi, ancorati covalentemente ad opportune

matrici.

Tali ligandi possono essere substrati specifici

per enzimi, antigeni per anticorpi etc.

Scambio ionico

Alla che in questo tipo di cromatografia viene generalmente detta resina,

fase solida stazionaria, o COO o

sono attaccati in modo covalente gruppi ionizzabili (come ad esempio anioni SO 3- -

).

cationi NR 4+

La fase mobile è un liquido.

I gruppi ionici fissi della resina trattengono,

per mezzo di interazioni elettrostatiche,

controioni di carica opposta che possono

essere scambiati con gli ioni presenti nella

fase mobile.

Il meccanismo di separazione è basato

perciò sulla diversa affinità che i diversi

soluti (ionici) presentano nei confronti dei

gruppi attivi della resina.

Tecnica usata per separare analiti ionici o ionizzabili.

• La fase stazionaria è costituita da gruppi cationici (solfonati) o

• anionici (ammonio quaternario) legati a materiale polimerico o silice.

Usa fasi mobili costituite da tamponi di diverso pH e forza ionica.

Applicazioni comuni sono analisi di ioni, amminoacidi, proteine/

• peptidi, polinucleotidi etc.

Cromatografia su strato sottile (TLC, Thin Layer Chromatography)

La TLC è una tecnica cromatografica in cui:

La composta da particelle solide finemente suddivise, viene stratificata sopra

• fase stazionaria,

un supporto piano (lastre di alluminio o di vetro).

La si muove attraverso il letto cromatografico per capillarità o gravità

• fase mobile L’insieme della fase stazionaria e del supporto è detto LASTRINA.

La fase stazionaria solida è una polvere perciò deve essere depositata su una superficie rigida e

chimicamente inerte che funge da sostegno.

I materiali più usati sono:

(lastrine 20x20cm, 10x20cm)

• vetro (fogli)

• alluminio

• plastica

• tessuto di microfibre di vetro

La fase stazionaria è applicata alla lastra con uno stratificatore.

Lo spessore dell’adsorbente deve essere omogeneo (mm).

L’essiccazione avviene all’aria o in stufa.

L’attività di un adsorbente dipende dalla quantità di acqua presente nell’adsorbente stesso la

quale ne blocca i centri attivi, per questo è importante la fase di essiccazione.

Fasi stazionarie solide

Costituite da materiale granulare che viene fatto aderire saldamente ad una superficie piana

(lastra) di materiale vario (alluminio, vetro e PET).

L’interazione (adsorbimento) di questi materiali con la fase mobile dipende dalla geometria delle

particelle che la costituiscono.

Per ottenere maggiore stabilità, adesione e resistenza si può addizionare un legante come il

gesso.

Nella foto l’attività perde di forza scendendo fra i materiali elencati. parametro che dà una

Attività:

misura dell’efficienza dei diversi

materiali adsorbenti nella

separazione di miscele; forza con

cui avviene l’adsorbimento.

Caratteristiche dei materiali granulari

Granulometria (diametro medio)

• Distribuzione granulometrica

• Volume dei pori

• Superficie specifica dei pori

• numero di

Numero di mesh:

maglie per pollice lineare di quel

setaccio che si forma quando le

particelle si trovano accostate

l’una all’altra.

Gel di Silice

E’ costituito da acido silicico (H SiO ) amorfo altamente poroso ottenuto, sotto forma di particelle

4 4

dure e leggermente opache, trattando il vetro solubile (silicato di sodio) con acido solforico.

Il gel ha una struttura amorfa simile a quella del vetro.

2Na O*SiO + 2H SO H SiO + 2Na SO

2 2 2 4 4 4 2 4

L’acido silicico polimerizza eliminando molecole

d’acqua.

La superficie dei granuli di silice è caratterizzata dalla

presenza di gruppi silanolici (Si-OH) e di gruppi

silossanici (Si-O-Si).

L’attività dipende dalla quantità di acqua presente nel sistema capillare dei pori o adsorbita sui siti

attivi.

La prima può essere completamente rimossa per riscaldamento a 100-200°C, la seconda solo

parzialmente. Grado di attività % acqua

secondo Brackmann

I -

II 10

III 12

IV 15

Allumina

Viene preparata a partire da idrossido di alluminio naturale per calcinazione moderata (400-500°C

e disidratazione) e si ottiene in tre forme diverse:

L’allumina è un adsorbente polare con alta energia di assorbimento per molecole insature e/o

portanti anelli aromatici.

Le caratteristiche principali sono:

Area superficiale: 100-200 m / g

2

• Dimensione granuli: 20 µm

Altre fasi solide

acido silicico amorfo di origine fossile, detto anche terra di diatomee.

• Kieserlgur:

Si usa per zone di preconcentrazione e come supporto per fasi liquide.

polimeri ottenuti per condensazione di acidi carbossilici con diammina.

• Poliammidi:

Possono interagire con fenoli, chinoni, acidi carbossilici. β-1,4

formata da unità di cellobiosio unite da legami glicosidici.

• Cellulosa:

Evoluzione della cromatografia su carta. Altamente idrofila.

Cromatografia normale

Il letto stazionario è polare, la fase mobile è non polare o meno polare.

Fase mobile non polare: Esano, cloruro di metilene

Fase stazionaria polare: Gel di silice, allumina

La separazione di miscele è dovuta principalmente a meccanismi di adsorbimento

Cromatografia a fase inversa

Il letto stazionario è non polare, la fase mobile è polare.

Fase mobile polare: Acqua, metanolo

Fase stazionaria non polare: C18, C8

La separazione di miscele è dovuta principalmente a meccanismi di ripartizione.

Fase mobile

La polarità è fondamentale per la scelta dell’eluente,

è da essa che dipende l’entità del trascinamento

delle sostanze lungo la lastrina in una TLC.

Potere eluente: capacità relativa dei vari solventi di far

muovere una sostanza su una fase stazionaria.

La fase mobile dovrà avere caratteristiche tali da

competere, con il soluto, per l’adsorbimento sulla Polarità

-

fase stazionaria. ⟶

Se la competizione è efficace, il soluto passa più

tempo nella fase liquida e scorre di più. +

Serie eluotropa: Il potere eluente dei più comuni

solventi organici, puri ed in miscele, ordinato secondo

polarità crescente.

Occorre stabilire quale solvente sia l’eluente più

adatto per una sostanza, ricordando che un solvente

troppo polare fa migrare le macchie tutte insieme con

il fronte del solvente, mentre un solvente troppo poco

polare non le fa avanzare sufficientemente.

Quando la fase mobile sale lungo la silice, i composti in essa disciolti sono in grado di interagire

con i gruppi polari della silice.

Le interazioni in gioco sono principalmente dipolo-dipolo e formazione di legami ad idrogeno e

dunque quanto più polari sono i composti, tanto più verranno trattenuti dalla fase stazionaria.

Fase Mobile

Cromatografia su strato sottile (TLC, thin layer chromatography)

In chimica organica, ad esempio, l’analisi con TLC &eg

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Scienze chimiche CHIM/01 Chimica analitica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher matilde-2000 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Chimica analitica con laboratorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Cincinelli Alessandra.
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