Catullo e Giovenzio: un amore omoerotico a Roma
Amore omoerotico, cos'è?
In Grecia: la pratica omoerotica ha origini antichissime, infatti nelle tribù elleniche essa faceva parte dei riti cerimoniali circa i passaggi d'età dall'età infantile a quella adulta. I giovani trascorrevano due mesi isolati dal resto della comunità in compagnia di un uomo adulto, il quale faceva loro da precettore, non solo per quanto riguarda l'arte della sopravvivenza e del combattimento, ma anche per quella amatoria. L'esperienza omosessuale, dunque, in Grecia, non veniva condannata, bensì accettata, soprattutto se essa si manifestava secondo princìpi di stima e affetto che legavano un maestro e un discepolo. Platone creerà una distinzione tra “Amore Volgare” e “Amore Celeste”, ovvero quello che lega un uomo ad un ragazzo vicino all'età della ragione.
A Roma: prima della conquista della Grecia, a Roma il rapporto omoerotico era malvisto ed osteggiato, visto come un'offesa al Mos Maiorum, ovvero l'insieme delle regole morali ed etiche che regolavano i rapporti sociali, soprattutto delle classi aristocratiche. Dopo la conquista della Grecia, questa ostilità nei confronti dell'omoerotismo venne meno. Il Vir poteva, anzi, intrattenere diverse relazioni amorose e tra queste configuravano anche quelle di matrice omoerotica.
Lex Scatinia
Esisteva anche una legge che regolava tali rapporti: la Lex Scatinia.
Chi era Giovenzio?
Non avendo precisi riscontri storici e definite indicazioni da parte di Catullo, circa l'identità di Giovenzio sono state avanzate diverse ipotesi.
- Munzen: Gens Iuventia proviene da Tuscolo e si divide in tre famiglie: Thalnae, Laterenses, Pedones; Giovenzio appartiene alla famiglia Thalnae poiché nel carme 24 viene rivelata la sua nobiltà e l'uso del sostantivo floscolus, in greco “tallos”, sarebbe un celato richiamo, appunto, al nome del ceppo di appartenenza.
- Otto Harnecker: teoria dello Giovenzio, in realtà, è frutto della fantasia dell'autore.
- Ugo Carratello: il puer in realtà è un libertus della famiglia dei Iuventii, ma con molta probabilità, non quella proveniente da Tuscolo, ma di quella della Gallia Cisalpina, in quanto attestata la presenza degli Iuventii in tale zona, e che il giovane sia stato ospite di Catullo, poi di Aurelio a Roma.
Catullo e Lesbia
Natura del rapporto: Catullo percepisce il suo rapporto con Lesbia come costruito su un perfetto equilibrio tra erotismo ed affettività. Se al rapporto extraconiugale era affidata la funzione erotica, il matrimonio, inteso come un patto sociale, poggiava su sentimenti di natura totalmente differente: la “fides” e la “pietas”, che però Catullo riporta anche nella relazione con Lesbia, creando un processo di nuzializzazione della relazione adulterina. Per Catullo, questo rapporto, anche se non può essere riconosciuto come legittimo, ha la stessa valenza di un legame matrimoniale.
Comportamento di Catullo: la descrizione del rapporto tra Catullo e Lesbia nei carmi, ci dimostra come il poeta abbia vissuto tutte le fasi della parabola amorosa: la gioia, la gelosia, la delusione e lo sconforto. Le ultime due derivano dai molteplici tradimenti da parte di Lesbia, che l'amante non riesce a tollerare, ma nonostante questo non riesce a divincolarsi dal sentimento amoroso. Percepisce che è sbagliato, ma è ormai affetto dal “morbus” dell'amore e deve arrendersi a questo.
Catullo e Giovenzio
Natura del rapporto: esso, naturalmente, ha una matrice omoerotica, in cui Catullo dimostra di provare affetto nei confronti di questo puer molto volubile. È un rapporto frivolo, leggero, che prevede un coinvolgimento sentimentale minore, teso più al divertimento e al piacere della condivisione. Giovenzio attira le attenzioni del poeta, ma si oserebbe dire, sia un'attenzione più erotica che emotiva, infatti, a tratti, il giovane sembra essere visto dal poeta come un oggetto di conquista. Ha dunque tutti i tratti di una liaison passeggera, che, naturalmente non può competere con la profondità della relazione che egli ha con Lesbia.
Comportamento di Catullo: il poeta in quelli che sono i carmi dedicati a Giovenzio, non è esente dal manifestare quelle che sono le tipiche reazioni di un uomo coinvolto sentimentalmente, ma è nulla la componente tragica e dolorosa che contraddistingue quelli dedicati a Lesbia. Il poeta nel parlare del giovane amante, usa un linguaggio più ironico, vede la relazione da un punto di vista più leggero. Anche la gelosia si manifesta in modo totalmente diverso, egli si scaglia contro gli avversari, visti come uomini che hanno lui sottratto il possesso di Giovenzio.
Carme 99
Surrupui tibi, dum ludis, mellite Iuventi,
Saviolum dulci dulcius ambrosia.
Verum id non impune tuli; namque amplius horam
Sufflixum in summa me memini esse cruce,
Dum tibi me purgo nec possum fletibus ullis
Tantillum vostrae demere saevitiae.
Nam simul id factum est, multis diluta labella
Guttis absterti omnibus articulis,
Nei quicquam nostro contractum ec ore maneret,
Tamquam commictae spurca saliva lupae.
Praeterea infesto miserum me tradere Amori
Non cessasti omnique excruciare modo,
Ut mi ex ambrosi mutatum iam foret illud
Saviolum tristi tristius elleboro.
Quam quoniam poenam misero proponis amori,
Numquam iam posthac basia surripiam.
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