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Cartografie pedagogiche: Quaderni F

A cura di: Elisa Frauenfelder e Ornella De Sanctis

Il riflettore pedagogico (Vincenzo Sarracino)

La metafora del riflettore implica la considerazione di due aspetti metodologici: il primo riguarda la profondità di pensiero, di riflessione, da impegnare da parte di chi punta il "riflettore"; il secondo riguarda la direzione di marcia, ovvero verso chi o che cosa bisogna puntare il riflettore e perché. Come manovratore designato dal riflettore, ho pensato molto ai contenuti pedagogico-educativi da affrontare, sia agli aspetti emergenziali del nostro tempo storico. Si è verificata una condizione di ambiguità progettuale condizione da leggere sia come assenza di sicurezza ma anche come incapacità di abituarsi a una condizione di insicurezza. Edgar Morin definisce questo come un cambiamento epocale di parametri sui quali costruire la società ed il mondo futuro: quelle sette dimensioni/saperi che costituiscono le basi per la costruzione di un’epoca più umana, meno sicura, ma ben attrezzata a fronteggiare l’imprevisto.

Morin scrive nei "Sette saperi necessari all’Educazione": "Sono 7 problemi fondamentali che permettono di integrare le discipline esistenti e di stimolare gli sviluppi di una conoscenza atta a raccogliere le sfide della nostra vita sociale e individuale". Essi sono:

  • Cecità della conoscenza: È sorprendente come l’Educazione che mira a comunicare conoscenza sia cieca su ciò che è la conoscenza umana, le sue difficoltà e che non si preoccupi di far conoscere che cosa è conoscere.
  • Insegnare la condizione umana: L’essere umano è nel contempo fisico, psichico, culturale, sociale e storico. Questa unità della natura umana è disintegrata nell’insegnamento attraverso le discipline.
  • Insegnare l’identità terrestre: Per pensare ai loro problemi i cittadini hanno bisogno di comprendere sia la condizione del mondo che lo stesso mondo umano.
  • Affrontare le incertezze: Le scienze hanno fatto acquisire certezze ma nel corso del XX secolo ci hanno anche rivelato numerosi campi di incertezza.
  • Insegnare la comprensione: La comprensione è al contempo mezzo e fine della comunicazione umana.
  • L’etica del genere umano.

Su un punto ho deciso di puntare il mio riflettore, che ritengo sia fondamentale per la costruzione oggi, del profilo di qualsiasi uomo e di qualsiasi società: il punto riguarda la democrazia del nostro Paese e coinvolge non solo aspetti pedagogico-educativi ma anche politici, etici, sociali, ed economici. Che cos’è la democrazia? Una risposta sempre più difficile da darsi, ma potremmo definirla tale riassumendola nei suoi 3 tratti fondamentali:

  1. Che esista una larga intesa di fondo da parte dei cittadini su questioni di ampio interesse nazionale: la famiglia, la scuola, il lavoro, e l’etica sociale;
  2. Che si avverte la necessità di una più equa distribuzione delle ricchezze e una solidarietà politica, religiosa, economica verso i ceti svantaggiati;
  3. Che maturi una seria preoccupazione comune per la formazione dei giovani e di conseguenza si sviluppi una nuova classe sociale dirigente capace di essere all’altezza del compito.

Analisi dei tre punti

Per quanto riguarda il primo punto, una larga intesa attorno a problemi di impatto politico si realizza nel corso del tempo, e passa attraverso un curricolo formativo che pone al centro questioni di educazione alla cittadinanza attiva, alla coesione nazionale, e consideri l’unità come bene unico e irripetibile di tutti. Nell’ultimo decennio nel nostro paese non solo ha perso forza il senso dell’unità nazionale, ma si avverte al contrario una divisione in molti settori della vita pubblica e privata. Siamo ritornati ad una forma di democrazia che sembra riguardare una piccola cerchia di classi sociali. Basta pensare a questa divaricazione sempre più esasperata tra Nord e Sud (come avviene in questi giorni) e all’avanzare di pretese antistoriche di tipo leghistico. Ma ancora, nel nostro decennio si va allargandosi sempre più la forbice già esistente tra educazione e politica, una politica che brucerebbe i libri in piazza, e un’educazione (scuola, ricerca, cultura) trascurata, percepita ormai come un settore secondario rispetto invece ad un economicismo esasperato.

Il secondo punto riguarda invece un’equa distribuzione delle ricchezze e una solidarietà verso i ceti svantaggiati. Una democrazia per essere definita tale deve coinvolgere nelle decisioni, nelle scelte e nella partecipazione un gran numero di cittadini. Oggi invece si va ampliandosi sempre di più questa forbice tra comunicazione e conoscenza, ovvero non vengono messe in atto delle procedure necessarie a produrre competenze adeguate a risolvere vari problemi e le risorse per attivare un’adeguata formazione non solo in senso generale (attivazione di un curricolo formativo dei giovani che tenga conto del loro futuro, delle loro aspettative, esigenze) ma anche in senso specifico (attivazione di un curricolo formativo per le emergenze dei diversamente abili).

Il terzo punto riguarda la formazione di una nuova classe sociale capace di preoccuparsi seriamente dei giovani, del loro futuro. Formare una nuova classe dirigente vuol dire avere un progetto di società del futuro, in termini economici, sociali, politici e culturali. Una nuova classe dirigente si forma attraverso i necessari tempi di maturazione, con l’aiuto di strumenti adeguati, affidando alla scuola una piena autonomia, e considerandola un’agenzia fondamentale per la crescita dell’istruzione, per l’individuazione dei talenti, per la cura dei meno dotati.

Variazioni pedagogiche: Il Barocco

Riflessioni sul Barocco "educativo" (Franco Cambi)

Già con Croce con la sua "Storia dell’età barocca", del 1928 si avviò un recupero/valorizzazione del Barocco, come modello estetico e come momento di svolta della cultura europea. Il Barocco viene definito non solo un momento storico ma anche una forma spirituale. Il Barocco presenta un identikit complesso/sperimentale/inquieto e innovativo che va riletto sia a livello internazionale che nelle molteplici forme culturali (lirica, teatro, pittura, architettura, musica, letteratura). Per lo studioso Marravall "verità, invenzione ed artificio" sono i tre elementi – chiave del barocco che agiscono ovunque, ma solo nel teatro trovano la loro più netta affermazione. Nel teatro viene messa in scena una duplicazione della vita con i suoi drammi.

Un modello formativo?

Uno dei contributi più netti e articolati di oggi sul Barocco visto come modello formativo, si deve a Maria Rosaria Fiengo, una studiosa napoletana scomparsa prematuramente e che si era cimentata in un confronto pedagogico col Barocco, consegnando le sue riflessioni a un testo uscito nel 2009. L’età Barocca è stata anche e soprattutto un grande modello educativo, di cui portiamo ancora i segni, soprattutto al sud d’Europa, e che, nel Postmoderno, sta ritornando attuale. La Fiengo ci parla di un’educazione distribuita negli ambienti delle forme barocche, ci parla di una multidimensionalità, dinamismo e multifattorialità del suo oggetto (Barocco) che si ripercuotono sulla pedagogia che si complica e si anima nel suo spettro funzionale.

Il Barocco viene quindi visto come il secolo del Moderno, e che esso va, come tale, riletto e studiato con cura; ci sollecita a cercare la pedagogia anche e soprattutto fuori dei pedagogismi, sulle strade diverse e complesse della cultura; e ci invita a leggere un modello di formazione nel Barocco che si lega alla complessità e all’innovazione.

Il fronte educativo

Quale uomo, quale mente e quale iter formativo emerge da questa ricostruzione del "barocco pedagogico" sviluppata dalla Fiengo? A livello antropologico si guarda ad un’umanità resa tale dai valori femminili, ma che è rivolta a dar vita un uomo i cui valori mediano sia il maschile che il femminile. Un uomo che si colloca tra reale e virtuale e che ne conosce la relazione dialettica (tra nuova scienza e teatro, ad esempio). Un uomo complesso e articolato. La mente invece, tra Cartesio, Galileo e tesauro oscilla tra metodo, oggettività e metafora e lavora con lessici diversi, con stili cognitivi difformi.

Per quanto riguarda la formazione: sì il salotto, la biblioteca, ma ancora e soprattutto la scuola, come luogo dei saperi e dell’apprendimento, come agenzia filtro del cognitivo. Tutto ciò è attraversato da una pedagogia che educativamente cerca di fissare norme e regole per far sì che tali modelli si realizzino, ed è soprattutto sul piano educativo che la complessità contrassegna l’uomo barocco, la sua mente e la sua cultura.

"Venire interpellati dall’alto": variazioni sul tema del barocco pedagogico (Giuliano Minichiello)

È opportuno distinguere la Storia da quelle definite come le storie. La Grande Storia, il succedersi delle epoche e delle società, in Occidente viene tradotta come lo scorrere di un tempo comune collettivo, che stabilisce delle differenze di valore tra il prima e il dopo, da un periodo di ascesa progressiva e di un continuo decadere. Per i Greci è soprattutto il periodo di decadenza che fu visto come un assoluto: la dottrina delle età, scandite dal passaggio dall’età dell’oro a quelle di metalli meno nobili, rispecchiava la visione dell’inoltrarsi dell’uomo verso l’ombra.

La prospettiva dell’ascesa verso il meglio, sintetizzabile con il termine "progresso" caratterizza invece i moderni i quali prima sotto l’influsso del cristianesimo e della promessa di una "Nuova Vita" poi fiduciosi che la stessa ragione avesse la facoltà di costruire un Regnum Hominis basato sulla Lealtà, Libertà e Giustizia, guardano alla storia come un processo di arricchimento e di emancipazione. Questa premessa serve a giustificare l’analisi storica e la lettura pedagogica che viene data al Barocco.

Nella prefazione del libro di Maria Rosaria Fiengo "Il Barocco Pedagogico" Elisa Frauenfelder scrive: "l’idea di lavoro sul Barocco in chiave pedagogica si apre in una prospettiva di studi pedagogici per la quale la storia può dialogare con il presente in modo diacronico e sincronico insieme". La Fiengo non vuole semplificare il dialogo tra presente e passato, ma vuole entrare con le lenti della pedagogia, nelle pieghe di un’epoca complessa e complicata qual’era il seicento Barocco per interrogarla sulle basi di un interpretazione storiografica per la complessità. Da un lato il Barocco dovrà attendere la moderna categoria di complessità per essere compreso al meglio dall’altro sarà la categoria di Complessità che si scopre sempre presente nelle pieghe del Barocco.

Ci serviamo di alcune immagini per giungere al Barocco/Moderno. L’immagine dominante è quella dell’angelo (nella Grecia arcaica il posto dell’angelo era occupato da figure di diversa natura: dio della luce o demone ambivalente). Si può osservare che le forme di cui ci serviremo sono Nel e Del marmo il quale è il materiale più difficile da addolcire ma anche quello più presente nelle rappresentazioni.

  • L’angelo che ci guarda dalla cattedrale di Reims appare con uno strano sorriso: Adriano dell’Asta scrive "siamo invitati a ricordare che l’uomo è chiamato a una felicità incredibile, una felicità del paradiso, dell’eternità, del senso della vita e della sua pienezza, di una vita che non muore è che appunto la poesia".
  • Nella Grecia tra il sesto e il quinto secolo troviamo delle figure maschili i "kuroi" anche essi presentano uno strano sorriso. Vediamo che queste due figure diverse tra loro suscitano una riflessione simile. Da un lato vi è l’angelo che presenta un sorriso "sfacciato" come se volesse prendersi gioco della preoccupazione umana per il mondo e del male, dall’altra parte invece troviamo il Kuros (che in greco antico presenta diversi significati, tra cui quello dell’autorità e della potenza), presenta un sorriso crudele, apparentemente benevolo, anche se la sua crudeltà non è rivolta verso l’umanità ma verso la vita. Queste due figure presentano una relazione identica che stabiliscono tra il visibile e l’invisibile, invitandoci però a riflettere su un particolare modo di collegarsi dell’uno e dell’altro.

Il primo modo particolare è il contatto, cioè un’identità immediata tra due ordini di fenomeni: uno esteriore (visibile) e l’altro interiore (invisibile); la seconda istanza è invece l’interpretazione, ovvero il susseguirsi di immagini tese a spiegare il primitivo contatto e a renderlo disponibile per un’attività immaginativa e interpretativa: potremmo dire evocativa, intendendo con questo termine, il chiamare (evocare) alla presenza qualcosa che è assente e, in certi casi estremi, l’assenza stessa. Ciò stabilisce una differenza tra segno e espressione.

Per Giorgio Colli il segno rende disponibile all’immaginazione ciò che non potrebbe esserlo in carne ed ossa; ciò che è assente non presenta ambiguità. Questa ambiguità tra visibile e invisibile è suscitata dall’arte, che ne costituisce il nucleo e ne illustra l’universalità. L’angelo e il Kuros non sono solo mezzi che l’arte impiega per condurre a compimento il proprio fine, ma sono anche sintesi a priori artistiche.

Nel libro di Giorgio Colli "la filosofia dell’espressione" viene resa più precisamente questa suggestione, che rimanda poi a Nietzsche, che esplora il confine tra ragione e immaginazione, filosofia e poesia. Nietzsche afferma che il cammello e l’asino sono degli "animali del deserto" che hanno sopportato il peso di "valori superiori alla vita" e nell’approssimarsi del deserto del nichilismo compiuto hanno umilmente caricato su se stessi il peso dei valori umani. Ci parla di uno "spirito di gravità" che caratterizza l’età della decadenza. Nietzsche aveva previsto la fine di questo spirito di gravità, la trasmutazione del cammello in leone e del leone in fanciullo (tre metamorfosi). Liberata quindi l’umanità dal peso dei valori, sarebbe diventata leggera, e avrebbe donato agli uomini un’incredibile felicità dell’angelo, ovvero il giuoco del "fanciullo divino".

La profezia di Nietzsche si è avverata, ma non del tutto. L’uomo si è liberato dal peso dei valori, ha lasciato prima di incamminarsi nel deserto i fardelli della sua storia antica e recente, ma non è diventato leggero, non ha cessato di essere "portatore". Se la dialettica nietzscheana si interpreta come il superamento dell’eredità cristiana attraverso la liberazione dell’uomo/soggetto essa è fallita. La ragione di questo fallimento risiede secondo Colli nell’aver immaginato che il male da estirpare fosse nella metafisica e che il suo superamento avrebbe segnato la nascita di un nuovo sistema di valori.

Il Cristianesimo assomma in se tutti i valori del mondo moderno. Nell’anticristo, di cui ci parla Nietzsche, troviamo un cristianesimo superato da istanze cristiane ancora più profonde, che portano ad una svalutazione di tutti i valori che il cristianesimo stesso ha già realizzato. Infatti questo Cristo di cui ci parla Nietzsche non è un fanatico, odia la parola, ed è estraneo alla cultura e alla dialettica, è un fanciullesco, è un folle che non conosce la colpa né il castigo. Il filosofo (Nietzsche) se notiamo sta separando Cristo dal cristianesimo, e ne fa di lui colui che dice di sì alla vita, anche nei suoi aspetti tragici e tremendi. La figura del figlio è quella che allude alla vita accettata nella sua totalità come positività assoluta, mentre la figura del padre come chi comanda a compiere una missione, è il senso dell’eternità e della perfezione.

Prima di arrivare al Barocco abbiamo però bisogno di un’altra tappa che ci conduca dall’arte alla forma e cioè alla formazione. La forma ci viene suggerita da Rilke, che scopre che esistono oggetti particolari di cui non ci è dato parlare, ma che parlano a noi in nostra vece, che contengono il racconto di se stessi. Ci parla di due entità comunicanti: gli artifici e gli esseri viventi.

Nella poesia di Rilke negli ultimi due versi "perché non v’è punto qui che non ti veda, devi cambiare vita!" possono essere interpretati come: non sei tu a osservare la cosa perfetta che ti sta di fronte, ma al contrario essa è uno sguardo su tutta la tua vita, e proprio perché un qualcosa di così perfetto ti osserva, te avverti la tua vita come un qualcosa di imperfetto, e allora decidi di cambiarla. La frase "devi cambiare la tua vita" è un imperativo. È come se stesse ad indicare la vita come un dislivello di forme, dove troviamo quelle più basse e quelle più elevate. È come se stesse dicendo che vivi una vita ma non correttamente. Questo comando proviene da qualcosa che è dentro di noi.

Il Barocco pedagogico

La riflessione sul perché la definizione del neobarocco non si sia imposta nella riflessione pedagogica italiana con la stessa capacità di "seduzione" di altre categorie e definizioni provenienti da altri campi scientifici, ha portato la nostra ricercatrice a condividere la linea di orientamento del Tursi che legittima la nostra epoca e il barocco perché il "barocco" è...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cartografie pedagogiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Frauenfelder Elisa.
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