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decennio sia va allargandosi sempre più la forbice già esistente tra educazione e politica,

una politica che brucerebbe i libri in piazza, e un’educazione ( scuola, ricerca, cultura)

trascurata, percepita ormai come un settore secondario rispetto invece ad un

economicismo esasperato.

- Il secondo punto invece riguarda invece un’equa distribuzione delle ricchezze e una

solidarietà verso i ceti svantaggiati. Una democrazia per essere definita tale deve

coinvolgere nelle decisione, nelle scelte e nella partecipazione un gran numero di cittadini.

Oggi invece si va ampliandosi sempre di più questa forbice tra comunicazione e

conoscenza, ovvero non vengono messe in atto delle procedure necessarie a produrre

competenze adeguate a risolvere vari problemi e le risorse per attivare un’adeguata

formazione non solo in senso generale ( attivazione di un curricolo formativo dei giovani

che tenga conto del loro futuro, delle loro aspettativa, esigenze ) ma anche in senso

specifico ( attivazione di un curricolo formativo per le emergenze dei diversamente abili).

- Il terzo punto riguarda la formazione di una nuova classe sociale capace di

preoccuparsi seriamente dei giovani, del loro futuro. Formare una nuova classe dirigente

vuol dire avere un progetto di società del futuro, in termini economici, sociali, politici e

culturali. Una nuova classe dirigente si forma attraverso i necessari tempi di maturazione,

con l’aiuto di strumenti adeguati, affidando alla scuola una piena autonomia, e

considerandola un’agenzia fondamentale per la crescita dell’istruzione, per l’individuazione

dei talenti, per la cura dei meno dotati.

VARIAZIONI PEDAGOGICHE IL BAROCCO

Riflessioni sul Barocco “educativo” (Franco Cambi)

Già con Croce con la sua “Storia dell’età barocca”, del 1928 si avviò un

recupero/valorizzazione del Barocco, come modello estetico e come momento di svolta

della cultura europea. Il Barocco viene definito non solo un momento storico ma anche

una forma spirituale. Il Barocco presenta un identikit complesso/sperimentale/inquieto e

innovativo che va riletto sia a livello internazionale che nelle molteplici forme culturali

( lirica, teatro, pittura, architettura, musica, letteratura). Per lo studioso Marravall “verità,

invenzione ed artificio” sono i tre elementi – chiave del barocco che agiscono ovunque, ma

solo nel teatro trovano la loro più netta affermazione. Nel teatro viene messa in scena una

duplicazione della vita con i suoi drammi.

Un Modello Formativo?

Uno dei contribuiti più netti e articolati di oggi sul Barocco visto come modello formativo, si

deve a Maria Rosaria Fiengo, una studiosa napoletana scomparsa prematuramente e che

si era cimentata in un confronto pedagogico col Barocco, consegnando le sue riflessioni a

un testo uscito nel 2009. L’età Barocca è stata anche e soprattutto un grande Modello

Educativo, di cui portiamo ancora i segni, soprattutto al sud d’Europa, e che, nel

Postmoderno, sta ritornando attuale. La Fiengo ci parla di un’educazione distribuita negli

ambienti delle forme barocche, ci parla di una multidimensionalità, dinamismo e

multifattorialità del suo oggetto ( Barocco) che si ripercuotono sulla pedagogia che si

complica e si anima nel suo spettro funzionale. Il Barocco viene quindi visto come il

secolo del Moderno, e che esso va, come tale, riletto e studiato con cura; ci sollecita a

cercare la pedagogia anche e soprattutto fuori dei pedagogismi, sulle strade diverse e

complesse della cultura; e ci invita a leggere un modello di formazione nel Barocco che si

lega alla complessità e all’innovazione. 2

Il fronte Educativo

Quale uomo, quale mente e quale iter formativo emerge da questa ricostruzione del

“barocco pedagogico” sviluppata dalla Fiengo?

A livello antropologico si guarda ad un’umanità resa tale dai valori femminili, ma che è

rivolta a dar vita un uomo i cui valori mediano sia il maschile che il femminile. Un uomo

che si colloca tra reale e virtuale e che ne conosce la relazione dialettica ( tra nuova

scienza e teatro, ad esempio). Un uomo complesso e articolato. La mente invece, tra

Cartesio, Galileo e tesauro oscilla tra metodo, oggettività e metafora e lavora con lessici

diversi, con stili cognitivi difformi. Per quanto riguarda la formazione: sì il salotto, la

biblioteca, ma ancora e soprattutto la scuola, come luogo dei saperi e dell’apprendimento,

come agenzia filtro del cognitivo. Tutto ciò è attraversato da una pedagogia che

educativamente cerca di fissare norme e regole per far sì che tali modelli si realizzino, ed

è soprattutto sul piano educativo che la complessità contrassegna l’uomo barocco, la sua

mente e la sua cultura..

“Venire Interpellati dall’alto”: variazioni sul tema del barocco

pedagogico. ( Giuliano Minichiello)

È opportuno distinguere la Storia da quelle definite come le storie. La Grande Storia, il

succedersi delle epoche e delle società, in Occidente viene tradotta come lo scorrere di un

tempo comune collettivo, che stabilisce delle differenze di valore tra il prima e il dopo, da

un periodo di ascesa progressiva e di un continuo decadere. Per i Greci è soprattutto il

periodo di decadenza che fu visto come un assoluto: la dottrina delle età, scandite dal

passaggio dall’età dell’oro a quelle di metalli meno nobili, rispecchiava la visione

dell’inoltrarsi dell’uomo verso l’ombra. La prospettiva dell’ascesa verso il meglio,

sintetizzabile con il termine “progresso” caratterizza invece i moderni i quali prima sotto

l’influsso del cristianesimo e della promessa di una “Nuova Vita” poi fiduciosi che la stessa

ragione avesse la facoltà di costruire un Regnum Hominis basato sulla Lealtà, Libertà e

Giustizia ,guardano alla storia come un processo di arricchimento e di emancipazione.

Questa premessa serve a giustificare l’analisi storica e la lettura pedagogica che viene

data al Barocco. Nella prefazione del libro di Maria Rosaria Fiengo “ Il Barocco

Pedagogico” Elisa Frauenfelder scrive: “ l’idea di lavoro sul Barocco in chiave pedagogica

si apre in una prospettiva di studi pedagogici per la quale la storia può dialogare con il

presente in modo diacronico e sincronico insieme” La Fiengo non vuole semplificare il

dialogo tra presente e passato, ma vuole entrare con le lenti della pedagogia,nelle pieghe

di un’epoca complessa e complicata qual’era il seicento Barocco per interrogarla sulle

basi di un interpretazione storiografica per la complessità. Da un lato il Barocco dovrà

attendere la moderna categoria di complessità per essere compreso al meglio dall’altro

sarà la categoria di Complessità che si scopre sempre presente nelle pieghe del Barocco.

Ci serviamo di alcune immagini per giungere al Barocco/Moderno. L’immagine dominante

è quella dell’angelo ( nella Grecia arcaica il posto dell’angelo era occupato da figure di

diversa natura: dio della luce o demone ambivalente). Si può osservare che le forme di cui

ci serviremo sono Nel e Del marmo il quale è il materiale più difficile da addolcire ma

anche quello più presente nelle rappresentazioni .

- l’angelo che ci guarda dalla cattedrale di Reims appare con uno strano sorriso:

Adriano dell’Asta scrive “ siamo invitati a ricordare che l’uomo è chiamato a una felicità

incredibile, una felicità del paradiso, dell’eternità, del senso della vita e della sua pienezza,

di una vita che non muore è che appunto la poesia”. Nella Grecia tra il sesto e il quinto

secolo troviamo delle figure maschili i “kuroi” anche essi presentano uno strano sorriso.

Vediamo che queste due figure diverse tra loro suscitano una riflessione simile. Da un lato

vi è l’angelo che presenta un sorriso “sfacciato” come se volesse prendersi gioco della

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preoccupazione umana per il mondo e del male, dall’altra parte invece troviamo il Kuros

( che in greco antico presenta diversi significati, tra cui quello dell’autorità e della potenza),

presenta un sorriso crudele, apparentemente benevolo, anche se la sua crudeltà non è

rivolta verso l’umanità ma verso la vita. Queste due figure presentano una relazione

identica che stabiliscono tra il visibile e l’invisibile, invitandoci però a riflettere su un

particolare modo di collegarsi dell’uno e dell’altro. Il primo modo particolare è il contatto,

cioè un’ identità immediata tra due ordini di fenomeni: uno esteriore ( visibile) e l’altro

interiore (invisibile); la seconda istanza è invece l’interpretazione, ovvero il susseguirsi di

immagini tese a spiegare il primitivo contatto e a renderlo disponibile per un’attività

immaginativa e interpretativa: potremmo dire evocativa, intendendo con questo termine, il

chiamare ( evocare) alla presenza qualcosa che è assente e, in certi casi estremi,

l’assenza stessa. Ciò stabilisce una differenza tra segno e espressione. Per Giorgio Colli il

segno rende disponibile all’immaginazione ciò che non potrebbe esserlo in carne ed ossa;

ciò che è assente non presenta ambiguità. Questa ambiguità tra visibile e invisibile è

suscitata dall’arte, che ne costituisce il nucleo e ne illustra l’universalità. L’angelo e il Kuros

non sono solo mezzi che l’arte impiega per condurre a compimento il proprio fine, ma sono

anche sintesi a priori artistiche.

- Nel libro di Giorgio Colli “ la filosofia dell’espressione” viene resa più precisamente

questa suggestione, che rimanda poi a Nietzsche, che esplora il confine tra ragione e

immaginazione, filosofia e poesia. Nietzsche afferma che il cammello e l’ asino sono degli

“animali del deserto” che hanno sopportato il peso di “valori superiori alla vita”e

nell’approssimarsi del deserto del nichilismo compiuto hanno umilmente caricato su se

stessi il peso dei valori umani. Ci parla di uno “ spirito di gravità” che caratterizza l’età della

decadenza. Nietzsche aveva previsto la fine di questo spirito di gravità, la trasmutazione

del cammello in leone e del leone in fanciullo( tre metamorfosi). Liberata quindi l’umanità

dal peso dei valori, sarebbe diventata leggera, e avrebbe donato agli uomini un’incredibile

felicità dell’angelo, ovvero il giuoco del “fanciullo divino”. La profezia di Nietzsche si è

avverata, ma non del tutto. L’uomo si è liberato dal peso dei valori,ha lasciato prima di

incamminarsi nel deserto i fardelli della sua storia antica e recente, ma non è diventato

leggero, non ha cessato di essere “portatore”. Se la dialettica nietzscheana si interpreta

come il superamento dell’eredità cristiana attraverso la liberazione dell’uomo/soggetto

essa è fallita. La ragione di questo fallimento risiede secondo Colli nell’aver immaginato

che il male da estirpare fosse nella metafisica e che il suo superamento avrebbe segnato

la nascita di un nuovo sistema di valori. Il Cristianesimo assomma in se tutti i valori del

mondo moderno. Nell’anticristo, di cui ci parla Nietzsche,troviamo un cristianesimo

superato da istanze cristiane ancora più profonde, che portano ad una tra svalutazione di

tutti i valori che il cristianesimo stesso ha già realizzato. Infatti questo Cristo di cui ci parla

Nietzsche non è un fanatico, odia la parola, ed è estraneo alla cultura e alla dialettica, è un

fanciullesco, è un folle che non conosce la colpa né il castigo. Il filosofo ( Nietzsche) se

notiamo sta separando cristo dal cristianesimo, e ne fa di lui colui che dice di si alla vita,

anche nei suoi aspetti tragici e tremendi. La figura del figlio è quella che allude alla vita

accettata nella sua totalità come positività assoluta, mentre la figura del padre come chi

comanda a compiere una missione, è il senso dell’eternità e della perfezione.

- Prima di arrivare al Barocco abbiamo però bisogno di un’altra tappa che ci conduca

dall’arte alla forma e cioè alla formazione. La forma ci viene suggerita da Rilke, che scopre

che esistono oggetti particolari di cui non ci è dato parlare, ma che parlano a noi in nostra

vece, che contengono il racconto di se stessi. Ci parla di due entità comunicanti: gli artifici

e gli esseri viventi. Nella poesia di Rilke negli ultimi due versi “ perché non v’è punto qui

che non ti veda, devi cambiare vita! “ possono essere interpretati come : non sei tu a

osservare la cosa perfetta che ti sta di fronte, ma al contrario essa è uno sguardo su tutta

la tua vita, e proprio perché un qualcosa di cosi perfetto ti osserva, te avverti la tua vita

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come un qualcosa di imperfetto, e allora decidi di cambiarla. La frase “ devi cambiare la

tua vita” è un imperativo. È come se stesse ad indicare la vita come un dislivello di

forme, dove troviamo quelle più basse e quelle più elevate. È come se stesse dicendo che

vivi una vita ma non correttamente. Questo comando proviene da qualcosa che è dentro di

noi.

Il Barocco pedagogico

La riflessione sul perché la definizione del neobarocco non si sia imposta nella riflessione

pedagogica italiana con la stessa capacità di “seduzione”di altre categorie e definizioni

provenienti da altri campi scientifici, ha portato la nostra ricercatrice a condividere la linea

di orientamento del Tursi che legittima la nostra epoca e il barocco perché il “barocco è

l’origine della modernità, di cui noi viviamo la fine o la cui fine è da poco sopraggiunta”.

L’espressione “barocco pedagogico” come scrive Elisa frauenfelder nella prefazione del

testo della Fiengo, si arricchisce di uno spessore di significato aggiunto, producendo, in

particolare, due ramificazioni euristiche e teoriche:

1) La ricerca pone il focus dell’interpretazione pedagogica sugli oggetti del barocco

interessanti, appunto, sul piano pedagogico;

2) Gli stessi oggetti rimandano al pedagogico, in quanto teoria e schema interpretativo

epistemologicamente sostenuto.

Il Riconoscimento del pensiero femminile: le Preziose e “Diotima”:

Francesca Pulvirenti

Premessa: Francesca Pulvirenti nel primo incontro con la studiosa M.R.Fiengo rimase

affascinata dal titolo intrigante del libro “ Il Barocco Pedagogico” ma non ebbe nessun

problema e non fece fatica a capire il focus della sua impresa in quanto ,come un fiume in

piena, fu travolta dall’emotività e dall’entusiasmo della Fiengo. Nello scrivere questo libro

la studiosa napoletana fu investita da un tripudio di dubbi ed incertezze superate anche

grazie al supporto morale della Professoressa Frauenfelder. L’ultimo incontro tra La

Pulvirenti e la Fiengo fu molto proficuo e ricco di scambi di idee. Si interrogarono

sull’importanza della scuola e sul suo ruolo di promotrice di una cultura che mette sullo

stesso piano i valori degli uomini e delle donne.Esplorando negli spazi e nei tempi

dell’educazione non formale del barocco pedagogico, la Fiengo ci introduce in alcuni

ambienti educativi privati, nei salotti ove si costruiscono nuovi modelli e profili femminili e

del femminile e si conia una vera e propria concezione educativa teorico- politica, quella

della preziosità. La fiengo con le lenti barocche si propone di accedere al pensiero della

differenza sessuale elaborato dalla comunità filosofica di “Diotima” e di reinterpretare il

pensiero femminile elaborato dalle “preziose”. Ma chi sono le preziose e le donne di

Diotima???

“Le Preziose”

Le preziose sono donne che stabiliscono con un uomo una intesa intellettuale forte come

condizione imprescindibile dell’amore; si interrogano sul significato del mettere al mondo

dei figli e cercano di capire sul quale tempo della loro vita abbia più senso avere dei

bambini. Per le Dame preziose è fondamentale dare spessore culturale e efficacia

comunicativa, persuasiva ed educativa ai loro pensieri-progetti attraverso un linguaggio

che restituisca al pensiero leggerezza e grazia femminile. Da qui si differenzia il pensiero

femminile da quello maschile. Quello femminile è un pensiero elegante, mentre quello

maschile alimentato da una oralità volgare. Il rispetto viene percepito dalle preziose come

elemento basilare di ogni forma di educazione. Chi si rispetta sa andare oltre i segni e

cogliere simboli, allegorie e metafore, e sa puntare all’essenziale. Le preziose

intraprendono un’azione di perfezionamento sentimentale, rivendicano il diritto alla scelta e

la libertà di dire no all’uomo, dettano le regole relazionali, pongono i limiti oltre i quali

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l’innamorato non può spingersi. È nel salotto che le dame, attraverso le conversazioni ,

acquisiscono consapevolezza di se stesse e divengono esperte e scaltre nella gestione

del rapporto sociale tra donne e uomini. Il salotto diventa spazio per la riflessione su

svariati argomenti della vita, dalle questioni morali a quelle sociali, da quelle filosofiche a

quelle letterarie. La padrona di casa la salonniere, sempre di famiglia aristocratica

sposata, qualche volta vedova o separata ma mai nubile, in genere è bella, intelligente e

colta, elegante, parla in modo spiritoso e spigliato, e conosce le lingue europee. La dama

salottiera segue delle regole molte rigide, agisce seguendo la ragione che prevale sui

sentimenti e si esercita con costanza e intelligenza nella conquista del cuore e della

mente di un uomo. Nella “Chambre bleue” (Salotto particolarmente famoso, prestigioso e

ambito dalle dame e dagli intellettuali di quell’epoca) di Catherine de Vivonne ( Marchesa

De Rambouillet) si collauda una nuova modalità di apprendimento e socializzazione che si

realizza attraverso una trasformazione riguardante anche le parole, e in generale le forme

linguistiche e comunicative; la lingua, il vocabolario, la letteratura francese che subiscono

arricchimenti e modifiche. Madeleine de Scudery è la prima donna del salotto di Chambre

Bleue a ricevere il premio di eloquenza dell’accademia francese. Ella scrisse una lettera a

Voltaire dove sottolineava che per far buon uso delle proprie conoscenze bisogna unire

pratica e teoria senza ciò si hanno solo delle nozioni imperfette. Le preziose si istruiscono

leggendo su qualsiasi argomento, scrivono romanzi, breviari, agili manuali, intriganti

galatei erotici e pubblicando minacciano il monopolio intellettuale dei membri delle

accademie. Le preziose scrivono e pretendono che si scriva con uno stile naturale,

abolendo termine pedanti, arcaici e tecnici. I loro libri circolano soprattutto nelle zone “alte”

della società barocca.

Le Donne Di “Diotima”

Diotima è una comunità di donne unita dall’amore della filosofia e dalla fedeltà a se stesse.

Essa è un esempio di comunità filosofica interamente femminile. Gli uomini non sono però

esclusi né dalle iniziative pubbliche né dai pensieri. L’attività di Diotima si articola in lavoro

personale, momenti segreti di riflessione comune e lezioni pubbliche. Il loro inizio è

politico. Si costituirono in un gruppo chiamato “fontana del ferro. Il gruppo cominciò a

riflettere sulla propria immagine di pensatori neutri. Avvertirono subito la necessità di

iniziare a minare l’idea che, per loro che si occupavano di filosofia l’appartenenza al

genere femminile fosse una particolarità insignificante. L’occasione si presentò a Luisa

Muraro di “fontana del ferro” che alla richiesta di una sua collega di entrare a far parte di

un gruppo organizzato da un uomo rispose che non era disposta a entrare nel cerchio dei

pensieri omosessuali maschili per aiutarli bensì decise,con la sua collega e altre donne di

Diotima di costruire un cerchio di pensieri omosessuali femminili per una ricerca filosofica

al femminile. Fu fondato così il gruppo delle FF ( dicembre 1983) ossia filosofia femminile.

Avanzarono richieste di aule, nelle uni dove lavoravano, proprio per affermare la presenza

della comunità filosofica femminile..Il gruppo fu caratterizzato da una prima fase di

sperimentazione detta dei “fogli voltanti” in cui si discuteva su testi da loro prodotti che

ruotavano tutti attorno al problema del linguaggio. Furono enunciate e accettate due

regole: di non fare riferimenti ad autorità esterne e non riprendere idee già avanzate da

altri, in modo da non essere ripetitrici di parole altrui. Dopo la fase di sperimentazione nel

giugno del 1994 il gruppo da FF passò a comunità di Diotima, con riferimento a Diotima Di

mantinea nominata da Socrate nel simposio di Platone, come colei cge gli avrebbe

insegnato la maieutica filosofica. Fu pubblicato il primo libro di Diotima “Il pensiero della

differenza sessuale”. Su questo testo si articolano le nostre riflessioni per una

reinterpretazione del pensiero femminile elaborato dalle preziose. Per Diotima il linguaggio

è un problema chiave. Il soggetto del linguaggio non è mai la donna, ma è sempre un

uomo, l’uomo definito come animale razionale, che traduce il greco come l’uomo è un

vivente che il linguaggio. Il linguaggio quindi ha universalizzato la specificità del parlante

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maschile e ha concettualmente cancellato la differenza maschile. la donna parla e pensa,

ma non a partire da sé, in quanto non c’è una lingua della donna. Per la comunità di

Diotima la donna per poter uscire dalla sua intimità senza parole, per poter avere voce

deve poter disporre di una mediazione femminile per rapportarsi a sé e all’altro da sé.

Mediazione e affidamento si pongono come concetti chiave nel rapporto donna e potere.

Affinché la parola della donna acquisti significato è importante che via tra le donne un

incontro di parole, che vada quindi a costituirsi una rete. Spetta alla pedagogia sviluppare

nell’orizzonte dell’educare un dispositivo di alleanza tra le donne ove la pratica di

affidamento alle proprie simili sia di vantaggio al crescere e al formarsi delle bambini e

delle donne giovani.

Le “Preziose” attraverso le lenti di “Diotima”

La Mancanza di riconoscimento, l’esclusione delle donne dal potere, e dunque dalla vita

sociale è legata al linguaggio, che è il primo e fondamentale fattore di discriminazione fra i

sessi. Il Linguaggio occulta il femminile e direziona la persona verso l’uomo. Per il

riconoscimento, per riappropriarsi della voce è necessario un’organizzazione del discorso

che includa l’esserci dell’esistente donna e ciò si compie solo con l’ancoraggio, tramite

l’affido, ad una dimensione collettiva in cui le donne si incontrano con le donne per dar vita

al linguaggio delle donne. Se lo scopo che il movimento politico si dà è quello

dell’esistenza femminile nel sociale ( scrive Giannina Longobardi) è necessario che vi sia

un passaggio dalla forma di gruppo a quella di pluralità di rapporti duali tra donne cui è

stato dato il nome di “affidamento”. Leggendo attraverso le lenti di Diotima il manifesto

delle preziose emerge che tale ancoraggio le preziose lo trovano nel setting del salotto

ove con l’affido, attraverso la mediazione della salonniere, sviluppano un dispositivo di

alleanze tra le donne ed elaborano un proprio apparato concettuale e linguistico che

permette loro di differenziare il proprio pensiero da quello maschile. Le donne preziose,

denominate da Mènage Filosofe in quanto capaci di pensare, già nel ‘600 sembrano

tradurre l’elaborazione filosofica delle donne di Diotima. Le preziose sembrano costituire

un esempio di comunità in cui la pratica discorsiva si pone come luogo di produzione

filosofica, come pratica sociale, come pratica funzionale ai problemi delle donne. per le

preziose un apprendimento è significativo quando avviene un interconnessione tra teoria e

prassi. Le preziose scrivono molto questo perché , vi è una forte complicità tra le donne,

però non si espongono molto al pubblico. Per il logos colui che si rifugia nella scrittura è

colui che non sa parlare con piena competenza e padronanza, colui a cui è difficile

rispondere alle obiezioni perché non sa fare un uso pieno e consapevole del linguaggio, e

la scrittura appare come mezzo di consolazione. Le preziose attraverso la scrittura

impreziosiscono il loro pensiero, prendendo le distanze dalla scrittura volgare maschi

“L’Anima Barocca” della differenza di genere

La problematicità della differenza di genere attraversa il barocco pedagogico e il barocco

postmoderno. L’universo femminile si presenta come una realtà composta da diversi

vissuti, storie, in differenti modi, privati e politici. Costruire l’identità di genere significa

intraprendere un cammino che pone continuamente a confronto gli stereotipi proposti dalla

cultura e dalla storia con l’interpretazione, le scelte, i rifiuti che ogni singolo uomo e ogni

singola donna operano per divenire se stessi. Il concetto di genere implica accezioni di

cultura e non solo di natura. Il prisma della differenza di genere evidenzia la sua anima

barocca , inchiodando la questione femminile nel barocco pedagogico e nella post

modernità. 7

L?INTERVISTA

Per una Pedagogia del “Buon Gusto”. Intervista a Egle Becchi ( Lucia

Ariemma)

Se si volesse cercare una definizione per Egle Becchi, la migliore sarebbe che ella sia

stata e continua ad essere una fucina di idee. Dopo la laurea in filosofia si è occupata

prevalentemente di sperimentazione educativa, di storia della pedagogia e

dell’educazione, di identità culturale e storia dell’infanzia, di nidi, di iconografia infantile.

Attualmente le sue ricerche vanno in questa direzione?

Direi di si: attualmente mi occupo di rappresentazione iconografiche dell’infanzia. Un anno

fa ho anche analizzato, oltre a sculture, dipinti e affreschi dell’età rinascimentale del 700,

alcuni quadri di un poco noto F.Boucher specialmente la sua rappresentazione di putti, di

infantili della fantasia. Ho trovato l’opera interessante per due motivi: il primo perché i putti,

abbigliati e senza ali, appaiono laicizzati e demitizzati; la seconda perché ho trovato per la

prima volta la rappresentazione di putte bambine, anch’essere vestite, ma con abiti

chiaramente femminili.

Lei è laureata in filosofia, com’è approdata agli studi pedagogici?

Mi sono laureata in filosofia con una tesi su Ernst Cassirer , del quale mi interessava molto

la filosofia della cultura espressa in forme simboliche. Nel 1954 Mario Dal Pra mio

docente di storia della filosofia antica, mi propose di diventare sua assistente presso

l’università di Milano con la cattedra in pedagogia. Accettai con entusiasmo, e mi accostai

pian piano agli studi pedagogici. Successivamente mi sono occupata anche di psicologia

della gestalt. Da assistente non guadagnavo molto, cosi intrapresi la carriera di docente

nelle scuole. Nel 1976 tra la facoltà di lettere di Firenze e quella di Pavia scelsi l’ateneo

Pavese, e qui ho insegnato fino al 2005 anno in cui sono stata collocata in pensione.

Cosa fa la differenza tra un nido di qualità e un nido mediocre?

La capacità di impostare il lavoro educativo sull’esperienza simbolica, come afferma Anna

Bondioli, la capacità di far sì che l’adulto sia dentro il gioco del bambino e lo promuova.

Non è facile: un adulto che diventa bambino ( come ci ricorda freud) è una cosa

estremamente difficile. A mio avviso un educatore di nido è un buon educatore se ha una

sua cultura, non solo magistrale ma anche personale.

Come nasce il titolo del suo ultimo lavoro “una pedagogia de buon gusto” di cui si parlava?

A Pistoia chiamano cosi il loro fare pedagogico. È necessario visitare questi nidi e queste

scuole dell’infanzia e tutti gli altri luoghi della città dove si educa coralmente e

pubblicamente il bambino prescolare. Ci si accorge che l’ambiente è fatto con buon gusto,

le offerte per i bambini sono belle e i piccoli vengono portati in giro per Pistoia ,

interagiscono con il contesto artistico e naturale della città. Ad es. a Pistoia c’è il Museo

Gori, un museo di arte all’aperto dove i bambini girano guidati da adulti, giocando e

divertendosi tra statue e piante. Si tratta di attività quella che avviene nelle scuole di

Pistoia, che non sia legata troppo ad una catalogazione sterile e primitiva.

Perché ci sono più educatrici che educatori? Che differenza c’è tra l’approccio ad un

bambino da parte di una donna e da parte di un uomo?

È vero, sia nelle scuole pubbliche che private ci sono molte educatrici. L’approccio è

certamente diverso. Sarà il bambino ad esperire due figure sociali differenti tra loro per

comportamento,tono di voce e gesti. E’ giusto che un bambino che non sempre ha una

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mamma o un papà molto presente ne abbia uno come esemplare a scuola. Credo che sia

importante nei nidi la presenza di figure diverse per sesso e età, in questo modo il

bambino ha una visione corretta della realtà, soprattutto per de- irrigidire la relazione che

potrebbe diventare unidirezionale ed univoca.

Nel suo libro “la storia dell’infanzia”, lei sostiene che il bambino è specchio di una

determinata società ed è difficile secernere quella che è realmente la figura dell’infanzia di

un preciso quadro sociale. Cosa vuol dire?

Nel mio lavoro ho raccolto osservazioni di otto papà della seconda metà del 700, tra cui

diversi padri prussiani appartenenti a famiglie benestanti, che cercano, attraverso

l’osservazione dei loro figli, di descrivere l’infanzia nei suoi vari aspetti. Va detto che tutta

la Germania del 700 era caratterizzata da una psicologia osservativa, di matrice filosofica,

che invitava a tenere diari, ad osservare e a protocollare quello che si osservava. Ogni

epoca, naturalmente presente osservazioni diverse sull’infanzia,voglio dire che il bambino

è figlio di un’epoca e di un contesto storico che l’osserva.

Quanto è cambiata l’infanzia nel corso del XX secolo?

L’infanzia è molto cambiata: il bambino è sempre più curato, anche se la sua cura viene

affidato ad agenzie extrafamiliari.

Si può parlare a suo avviso oggi di una nuova scomparsa dell’infanzia?

Non credo, non solo perché ci sono molto più bambini ma anche perché oggi si investe

sull’infanzia sia in termini di mercato sia di cura. Anche se questi bambini vengono spesso

affidati ad agenzie esterne al nucleo familiare.

ARTICOLANDO

Pluralità familiari e mediazione educativa ( Chiara Sirignano)

La famiglia è il primo ambiente sociale nel quale deve essere garantito il percorso di

crescita di ogni suo componente secondo le più ottimali prospettive educative,

psicologiche e socio-culturali. La famiglia stessa è pure un sistema relazionale

continuamente in trasformazione. Attualmente non si può parlare della famiglia singolare.

Con famiglia noi intendiamo un insieme di persone legate tra di loro da un vincolo di

persone ( madre, padre e figli). Tuttavia oggi si assiste ad una pluralizzazione e

frammentazione delle forme familiari che sono diverse da quella che viene normalmente

definita come famiglia nucleare normo-costituita. È ormai chiaro e ben visibile che

accanto alle famiglie tradizionali, sono presenti altri modelli familiari, dovuti soprattutto alle

scissioni coniugali. Accanto alle famiglie tradizionali troviamo anche le cosiddette famiglie

uni personali, monogenitoriali, ricostituite dopo una separazione o divorzio. È molto

difficoltoso definire oggi queste trasformazioni normali. Com’è possibile definire una

famiglia normale? Alcuni fanno riferimento alla frequenza del fenomeno che fa sì che quel

fenomeno venga considerato normale. La normalità della famiglia dovrebbe essere

definita in base ai processi-prodotti nel corso del tempo. Soprattutto nel corso degli anni

settanta in Italia sono stati prodotti diverse tipologie familiari, di conseguenza si sono

modificati anche i rapporti di coppia. La pluralità familiare è data allora dall’unicità e dalla

diversità di ogni gruppo familiare. Oggi la pluralità familiare è il risultato delle scelte

personali che sembrano essere sempre più sostenute da un forte individualismo. Il

sistema familiare viene considerato come il luogo delle relazioni e degli affetti nel quale i

ruoli e le funzioni si progettano e talvolta si rivedono in base alle scelte responsabili. Al suo

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interno la dimensione relazionale educativa è parte fondante di qualsiasi tipo di famiglia.

Essa è costituita da:

- Una variabile evolutiva che segnala cambiamenti delle relazioni interpersonali;

- Una variabile dinamica da cui derivano trasformazioni anche dei ruoli familiari;

- Una variabile integrante dalla quale si sviluppano le relazioni educative;

scegliere la coniugalità significa amare e prendersi cura dell’altro. Passare poi dalla

coniugalità alla genitorialità indica la volontà di esercitare la responsabilità materna e

paterna definendo lo stile educativo più adatto alle circostanze. Ogni sistema familiare ha

poi un suo ciclo di vita. I cambiamenti di relazione possono avvenire su 4 livelli:

individuale, interconnessione, gruppale e socio-culturale.

Separazioni e divorzi in Italia

Oggi giorno è ormai evidente che il fenomeno delle separazioni in Italia aumenta sempre

più. I motivi legati alla decisione di separarsi hanno spesso bisogno di tempi diversi di

rielaborazione e di presa di coscienza da parte dei separandi. Spesso tra i motivi rientra la

difficoltà di comunicazione. Certo la scelta di separazione si matura con il tempo, prima si

cerca di trovare una soluzione. In questo arco di tempo la persona vive una condizione di

stress. La frattura del sistema familiare provoca un disequilibrio relazionale. Prima della

legge n. 54 dell’affidamento condiviso del 2006 i figli venivano affidati ad uno dei due

genitori. Un percorso come la mediazione educativa può fornire aiuto, affinché i genitori

diventino consapevoli di quanto il loro comportamento possa avere delle conseguenze

positive o meno nel comportamento dei loro figli.

La Ri-Progettualità relazionale e la ri-progettualità genitoriale nella mediazione educativa

familiare

Gli scopi principali di un percorso di mediazione educativa familiare si possono identificare

in obiettivi relazionali-educativi e obiettivi pragmatici, i quali sono interconnessi tra loro in

un rapporto sinergico. Per i primi, la finalità è quella di incrementare la capacità di

collaborazione delle parti, stimolandone la riapertura dei canali di comunicazione, al fine di

pervenire all’elaborazione di un progetto relazionale e genitoriale diviso e rispettoso dei

bisogni di tutti i componenti del sistema familiare. I secondi guardano alla messa in opera

della progettazione in questione, traducendo i contenuti della stessa. Ciò che alimenta la

mediazione educativa familiare è questo continui far riferimento alla sfera pedagogica.

Una prima finalità è quella di mediare attraverso l’aiuto di un esperto, il cambiamento delle

regole relazionali, separando la coniugalità ( non più esistente) dalla genitorialità,

definendo nuove e comuni regole di comunicazione. La mediazione educativa familiare

cerca di individuare strategie tese all’individuazione della risoluzione dei problemi. Un altro

scopo importante è quello di giunge al perdono. Colui che giunge a riconoscere l’errore e

cerca di porci rimedio dovrebbe poter trovare il perdono dell’altro, ma sia la richiesta sia la

concessione del perdono esigono maturità psicologica. La mediazione educativa tende

quindi non solo a strategie particolari, ma cerca di ristabilire una comunicazione tra coloro

che si sono separati. È importante che prima che si verifichi una ri-progettualità relazionale

genitoriale deve manifestarsi una volontà di iniziare un rapporto. Le dimensioni della

progettualità possono individuarsi nella azioni sinergiche di:

- Prevedere: si progetta per ridurre l’ansia e per sapere più o meno cosa ci aspetta;

- Ottimizzare: usare le risorse nel modo migliore e secondo una procedura ben definita;

- Innovare: ideare nuove soluzioni;

- Conseguire: raggiungere gli obiettivi previsti.

La progettualità può essere intesa come la volontà di dirigere o almeno favorire il

cambiamento delle relazioni interpersonali attraverso la ricerca, la scoperta e l’attivazione

delle risorse personali, familiari e sociali. 10

- Per risorse personali si intendono le caratteristiche e le capacità delle persone che

possono essere utilizzate per gestire i momenti di difficoltà;

- Per risorse familiari si riferiscono alle modalità di funzionamento della famiglia per

mantenere l’unità, stabilità e autonomia dei suoi componenti: le più importanti sono: -

Coesione che permette di individuare le abilità di ciascuno e di coordinare i pensieri e le

azioni atti al ricercare le soluzioni più adatte alle problematiche che si presentano; -

Adattabilità promuove nel gruppo l’apertura ad un cambiamento per favorire il

miglioramento delle condizioni familiari ormai mutate; stili di comunicazione à uno stile

chiaro e flessibile permette di affrontare più serenamente lo stato conflittuale nel rispetto

della diversità di opinione.

- Per risorse sociali si intendono quelle esterne al nucleo familiare, ma si ricollegano a

forme di sostegno, formali e informali, di cui la famiglia può usufruire nell’ambito del

territorio. Più risorse sociali sono presenti, più sono numerose le possibilità che quella

famiglia riceva un servizio adeguato alle sue esigenze.

Come tradurre le risorse sul piano prassico? Stabilendo delle regole ben chiare di

comportamento. Il primo luogo il rispetto di tutte le persone coinvolte nella separazione:

inoltre deve essere stabilito un calendario delle visite, che stabilisce quanto tempo ciascun

genitore trascorrerà con i figli. Un altro punto fondamento è far acquisire la resilienza --->

la capacità di riprendersi e di superare le difficoltà della vita, uscendone più forti e pieni di

risorse come la capacità della persona di creare nuove strategie risolutive. L’espressione “

resilienza familiare” si riferisce a un insieme di strategie di coping e di processi di

adattamento che intervengono in seno alla famiglia intesa come unità funzionale. Nel

momento in cui le persone si convincono che possono ricominciare a dialogare, si avviano

i processi di apprendimento delle competenze e della abilità. Tali competenze possono

essere identificate in:

- Competenze comunicative: fondamentali per arrivare a trovare gli accordi più

soddisfacenti per sé , i figli e gli altri componenti del nuovo sistema familiare;

- Competenze di problem solving: essenziale per sviluppare la capacità di scegliere la

soluzione adeguata ad una particolare problematica;

- Competenze di coping: intesa come la capacità di gestire insieme tutti gli eventi

stressanti che caratterizzano la vita quotidiana e la sua organizzazione.

Volendo inoltre riorganizzare delle relazioni in presenza di un sistema familiare molto

complesso, qual è la famiglia dopo una separazione o di un divorzio, bisogna tenere conto

di queste variabili:

- Sarebbe opportuno che gli ex coniugi trovassero un punto di incontro per il bene dei

loro figli e cercassero di collaborare insieme per la cura dei loro figli;

- Se uno dei due ex coniugi decide di rifarsi una vita, deve tener presente le paure e lo

stato di ansia del nuovo partner e deve rispettare i tempi di adattamento dei suoi figli;

- Se si decide di convivere con il nuovo partner che ha dei figli, bisogna rispettare i

tempi di quest’ultimi e cercare di non invadere il loro spazio;

- Infine, un ruolo fondamentale che in Italia viene svolto è quello dei nonni, che

rivestono una posizione centrale non solo sul piano relazionale-affettivo, ma anche sul

piano logistico. Hanno una funzione stabilizzatrice, creando una linea diciamo di continuità

tra la vecchia e la nuova famiglia.

Infine per una buona ed equilibrata organizzazione delle famiglie ricostituite è opportuno

una ridefinizione dei ruoli di ogni singolo componente. Come vediamo il riferimento alla

sfera pedagogica è essenziale. Il servizio di mediazione educativa familiare (MEF)

potrebbe quindi porsi come una struttura idonea a costruire un percorso per i differenti

nuclei familiari, promuovendo l’autonomia dei soggetti attraverso la trasmissione di

apposite competenze. 11

“Pedagogia e contesti lavorativi. La formazione come ricostruzione

dell’esperienza ( Claudio Melacarne)”

Società della conoscenza ed emergenze formative

Nel dibattito scientifico contemporaneo si è diffusa e affermata con sempre maggiore forza

l’idea che i cambiamenti sociali, economici e culturali che hanno investito negli ultimi

decenni i contesti di vita e di lavoro possano essere interpretati come delle vere

trasformazioni paradigmatiche piuttosto che come dei semplici mutamenti storici. Si è

assistito ad una diffusione massiccia della tecnologia, della nascita di nuove forme di

socialità con cui prendono forma i rapporti interpersonali tramite network e ambienti web.

Si parla oggi di una “ società della conoscenza” sottolineando come i processi di

produzione e diffusione del sapere si configurino sempre più come i volani delle società

sotto tutti i punti di vista , economico, sociale e culturale. In questo scenario viene sempre

più richiesta alle persone una maggiore flessibilità economica e cognitiva, traducibile nella

richiesta di prepararsi ad affrontare percorsi di carriera incerti in cui sperimentare diversi

ruoli e funzioni. La flessibilità investe quindi anche le relazioni interpersonali, che

condizionate dall’utilizzo di nuovi artefatti tecnologici, configurano nuove forme di socialità

di interazione tra persone. In questo senso il tema della flessibilità diventa sempre più una

categoria intrinseca alla dimensione del vivere sociale piuttosto che una scelta autonoma.

Nella vita quotidiana si verifica sempre più la necessità di riprogettare il proprio percorso

esistenziale e professionale, di cambiare prospettive . questo avviene in una condizione

difficile dovuta al fatto che è vero che gli individui elaborano i loro progetti esistenziali col

tempo e nel tempo sociale, ma è altrettanto vero che nessun individuo riesce ad avere

controllo pieno sull’ambiente sociale, al cui interno vive ed opera. Dal punto di vista

educativo diventa centrale per esempio saper progettare una traiettoria personale di

sviluppo in un mare di opportunità, di informazioni e di saperi, all’interno di un contesto che

non sempre può assicurare sistemi di protezione e di welfare adeguati. L’antropologo

Bauman afferma che all’individuo spetta il diritto/dovere di autogestirsi nelle proprie

attività, di esaminare e controllare se stesso in modo minuzioso e di badare alla propria

autoformazione.

Il Lavoro Come Luogo Del Sapere.

Uno dei problemi maggiori che ha dovuto affrontare la pedagogia è stato sicuramente

quello di riconoscere quanto i contesti lavorativi si configurino non solo come contesti di

apprendimento professionale ma anche personale. Sembrano ancora attuali le parole che

Dewey annotava, affermando che l’educazione adatta alle masse deve essere

un’educazione utile e pratica nel senso che contrappone l’utile e il pratico. Ci si sofferma

sul legame emblematico tra educazione e lavoro. Basti ricordare l’esperienza di

Makarenko il quale delinea i tratti di una pedagogia del lavoro in chiave emancipativa, in

cui l’attività professionale veniva interpretata come la strada percorribile per il recupero

sociale dei giovani devianti. Oppure l’esperienza di Don Milani, ispirata in parte anche al

tentativo di permettere ai giovani di connettere il proprio percorso di studio ad uno sbocco

professionale che potesse fornire loro un’occasione di riscatto.” Lavorare significa quindi

pensare, riflettere, produrre saperi utili all’attività professionale ma anche inscindibili dalle

altre dimensioni personali. I contesti lavorativi sono quindi considerati sia luoghi di

apprendimento che di formazione personale. Il luogo di lavoro influenza sulla personalità

12

del lavoratore. Lavorare significa produrre conoscenze sul sé e sul mondo, ovvero

ristabilire e negoziare delle nuove relazioni e priorità tra le esperienze sociali, familiari, e

amicali.

Formazione nel lavoro e pensiero riflessivo

Affermare che qualsiasi esperienza, come quella lavorativa può essere un’occasione di

apprendimento significa dare cittadinanza ai processi di costruzione di conoscenza

all’interno dei contesti anche non scolastici, tradizionalmente riconosciuti come quelli a

maggiore valenza educativa e formativa. Pensare e apprendere nei luoghi di lavoro

diventa quindi elemento pedagogicamente rilevante se i soggetti incontrano anche

occasioni attraverso le quali quei contesti possano configurarsi come momenti di

costruzione consapevole dell’identità e del futuro personale e professionale, attraverso

esperienze che permettano di apprendere riflessivamente dall’esperienza quei saperi su di

sé e sugli scenari lavorativi che consentano una maggiore capacità di scelta e autonoma e

responsabile. Lo studio di Mezirow sui processi di apprendimento in età adulta evidenzia

al riguardo come il pensiero critico sia strettamente legato alla possibilità di esercitare un

pensiero riflessivo e che questo può permettere di trasformare le cornici di significato

problematiche rendendole più inclusive, discriminanti, aperte, riflessive e emotivamente

aperte al cambiamento. Mezirow parla di “Riflessione sul Contenuto” per indicare il caso in

cui una pratica formativa si pone l’obiettivo di aiutare un soggetto o una comunità a

comprendere il grado di verità delle affermazioni che vengono prodotte in risposta ad un

problema o ad un soggetto. Ciò significa predisporre di setting formativi in cui i soggetti

possono assumere una posizione epistemica, produrre uno sguardo, una valutazione un

giudizio su di un evento. Vi è anche la “Riflessione sul Processo” , che implica la

consapevolezza e l’analisi della storia che ha prodotto l’oggetto della riflessione. E ciò

porta a comprendere com’è nata una pratica, come la nostra storia professionale è stata

costruita. E infine si parla di “Riflessione sulle Premesse”cioè quell’insieme di consuetudini

e punti di vista sedimentati che potrebbero portare un soggetto o una comunità a mettere

in discussione le categorie, concetti, prospettive che vengono utilizzate per dare senso

all’esperienza. Rispetto a questi diversi oggetti della riflessione, il contenuto, il processo, le

premesse, la formazione può assumere funzioni differenti. Per esempio può avere la

funzione “confermativa” quando legittima le personali credenze su come si debba lavorare,

relazionarsi nei contesti professionali o gestire il rapporto tra impegni lavorativi e vita

privata. Può avere invece la funzione “Strumentale” implementando nuove azioni al fine di

risolvere un problema, tentando di rivedere ciò che è stato fatto e cambiando le pratiche

in uso all’interno di una comunità. Il pensiero riflessivo se ben supportato può agevolare lo

sviluppo di una Prospettiva Critica volta alla ristrutturazione totale del campo di

esperienza. La possibilità di essere professionisti critici scaturisce dalla capacità da parte

degli individui di sviluppare un pensiero critico-riflessivo sia sui contenuti di una

determinata esperienza sia sui processi di problem solving ma anche sui presupposti

riguardanti il modo in cui viene ricostruita la realtà:

“Libertà, Uguaglianza Fraternità: i tre aspetti della scuola laboratorio

deweyana secondo l’interpretazione di R. Westbrook.”: Teodora Pezzano

Il lavoro deweyano dei primi anni del ‘900 certamente ha dato inizio ad una nuova e

ancora attuale teoria di educativa e formazione. Il nuovo modo di pensare la scuola in ogni

suo aspetto col fine di beneficiare l’alunno, è l’argomentato oramai diffusamente dalla

letteratura non solo americana ma anche europea. Gli ultimi anni dell’ 800 e i primi

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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cartografie pedagogiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Frauenfelder Elisa.

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