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delle tutela e della difesa dei diritti dell’individuo. L’espansione dello Stato è pertanto legata al

progredire dell’individualismo morale all’aumento della divisione del lavoro. Durkheim ammette la

possibilità che lo Stato diventi un apparato repressivo staccato dagli interessi degli individui quando i

gruppi secondari che agiscono tra individuo e Stato non sono molto sviluppati e saldi da

controbilanciare lo Stato. Per Durkheim è necessario il pluralismo: richiesta di rinascita delle

associazioni professionali (corporazioni) per la sua idea di democrazia. Una società è più o meno

democratica nella misura in cui in essa esiste una comunicazione reciproca tra Stato e gli altri livelli

della società. Dall’esistenza di un sistema democratico deriva che la condotta della vita morale

assume un carattere consapevole. Lo Stato si occupa quindi della vita economica, dell’educazione,

dell’amministrazione della giustizia, dell’organizzazione delle arti e delle scienze. Ruolo dello Stato in

democrazia Stato è l’io sociale, la coscienza sociale, la coscienza collettiva invece è l’anima

→lo

sociale (comprende vari modi di pensare abituali). Lo Stato guida la società spesso dando origine ad

idee innovative ma allo stesso modo è guidato dalla società. La funzione primaria delle associazioni

professionali per Durkheim è rafforzare la regolazione morale nei punti di scambio tra strati con

occupazioni diverse e promuovere così la solidarietà organica. È il loro ruolo sociale, devono essere

sottoposti al controllo giuridico dello Stato e svolgere un ruolo importante direttamente nella sfera

politica oltre ad attività educative e ricreative.

8. RELIGIONE E DISCIPLINA MORALE

Già dalle sue prime opere Durkheim riconosce l’importanza della religione nella società come fonte

originaria di tutte le idee morali filosofiche scientifiche e giuridiche sviluppate in seguito. La

diminuzione progressiva dell’importanza della religione nelle società contemporanee è la

conseguenza di una minore incidenza della solidarietà meccanica.

“le forme elementari della vita religiosa” vi espone una teoria di tipo funzionale cioè si

→Durkheim

occupa del ruolo funzionale della religione nelle società chiarendo la natura della continuità tra le

forme tradizionali di società e quelle moderne. Per comprendere queste nuove forme per Durkheim è

necessario relazionarle alle loro origini religiose.

Il carattere del sacro

Affinché esista una religione, per Durkheim, non è necessaria l’esistenza o la personificazione di

divinità sovrannaturali queste infatti sono del tutto assenti o di secondaria importanza in sistemi di

credenze religiosi (totemismo australiano religione più semplice e più primitiva che conosciamo).

→la

La peculiare caratteristica delle credenze religioso è il fatto di classificare tutte le cose reali e ideali in

due ordini distinti, il mondo cioè è diviso in due classi di oggetti e simboli in assoluta

contrapposizione: il sacro e il profano. Il sacro è circondato da prescrizioni e proibizioni rituali e la

religione non è solo un insieme di credenze ma comprende anche pratiche rituali relative alle cose

sacre stabilite e con una determinata forma istituzionale (chiesa cerimoniale con

→organizzazione

regole precise e un determinato gruppo di credenti, comunità morale).

corrisponde al sistema di organizzazione sociale a clan caratteristico delle società

Il totemismo

australiane. Il totem indica un oggetto materiale che si crede possieda proprietà particolari. Ogni clan

totemico ha il nome di tale oggetto: il totem è la linea di separazione tra il sacro e il profano, è il

prototipo delle cose sacre e anche i membri del clan possiedono caratteri sacri come lo stesso

simbolo totemico (nelle religioni più progredite il credente è invece un essere profano). Tutta la

natura è classificata in un clan sotto un totem per cui non esiste alcuna cosa che non riceva una

connotazione di religiosità. Il loro carattere sacro emana da una fonte di energia sacra che li

comprende tutti. Essa è una presenza diffusa che permea tutte le cose ed è la fonte originaria di

tutte le successive incarnazioni di tale forza generale che nelle religioni più elaborate si manifesta

come divinità, spiriti o demoni. Durkheim si chiede: se il totem è allo stesso tempo simbolo della

divinità e della società non significa che divinità e società sono una cosa sola? Con ciò non vuol dire

che la religione crea la società ma che la religione è la manifestazione dello sviluppo autonomo della

società umana. 18

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Questa forza sacra assume la figura di un totem perché questo è il simbolo del clan ed è ad esso che

si fissano i sentimenti comuni che identificano il gruppo. Che un dato oggetto possa o no diventare

sacro non dipende dalle sue proprietà intrinseche ma dalla forza sacra che scaturisce dalla collettività

riunita (si realizza attraverso gli individui e trascende dalla collettività stessa).

Le categorie della conoscenza

La tesi che Durkheim espone non è una teoria della conoscenza che postula un insieme di

connessioni tra l’organizzazione sociale e le idee collettive, anzi, Durkheim sottolinea che nel

processo di sviluppo sociale un aspetto fondamentale riguarda il cambiamento dei contenuti dei

sistemi di idee che si è verificato nella società contemporanea inoltre dimostra che non vi possono

essere credenze morali collettive che non abbiano un carattere sacro. Pertanto, nonostante il

mutamento di forma e contenuto dell’assetto morale nelle società contemporanee rispetto a quelle

tradizionali, non vi è soluzione di continuità tra le forme moderne di solidarietà e quelle tradizionali.

che per Durkheim è l’aspetto culturale

Nel mondo moderno si sta diffondendo il razionalismo

dell’individualismo morale che esige una moralità razionale. Ma allontanare la morale dalla religione

può portare al rifiuto di tutte le regole morali che possono sopravvivere solo se rispettate e

considerate come inviolabili.

Razionalismo, etica e culto dell’individuo

Ogni uomo nasce come un essere egoistico (non anomico) conosce solo le sue sensazioni e solo i

bisogni corporei determinano le sue azioni. Appena il bambino si socializza, la sua natura egoistica

viene offuscata da quello che impara dalla società, conserva però un lato egoistico nella propria

personalità, ma le esigenze morali della vita in collettività non sono del tutto compatibili con le

tendenze egoistiche. Per Durkheim il nostro vero egoismo è in parte un prodotto della società. Il

cristianesimo, e nello specifico il protestantesimo, sono la fonte diretta del moderno individualismo

morale (ha avuto uno sviluppo incessante attraverso la storia) il mondo moderno vive un vuoto

morale: “ gli antichi dei stanno morendo e i nuovi non sono ancora nati, è la vita che dà origine ad

un culto rigoglioso non un moto passato… ma attualmente non è possibile la vita in condizione di

incertezza e confusa inquietudine”. La tendenza verso un crescente individualismo è irreversibile

perché è il risultato dei profondi cambiamenti della società.

La società è un organizzazione di rapporti sociali, ciò implica la regolazione dei comportamenti

secondo principi stabiliti (regole morali9 solo accettando la regolazione morale l’uomo può ricevere i

vantaggi che gli offre la società.

Le forme della regolazione morale non sono tutte uguali, cioè la regolazione (società) non può essere

semplicemente posta accanto in modo astratto e universale alla mancanza di regolazione (anomia). I

problemi della società moderna, dice Durkheim, non si possono risolvere con un ritorno alla disciplina

autocratica delle società tradizionali ma solo con un consolidamento morale della specializzazione

nella divisione del lavoro che richiede forme di autorità diverse da quelle dei precedenti tipi di

società.

Parte III: MAX WEBER (1864-1920, 56 anni)

9. PROTESTANTESIMO E CAPITALISMO

Contemporaneo di Durkeim ma vissero in una diversa atmosfera intellettuale. Le opere di Simmel

influenzarono la formazione delle concezioni weberiane mentre Durkeim se ne discostò. Gli scritti di

Schmoller e dei socialisti della Cattedra, influenzarono le opere giovanili di Durkeim, Weber invece le

respinse assumendo una posizione polemica. Manca del tutto un’influenza reciproca tra i due. L’opera

di Weber ha le sue radici nella tradizione culturale tedesca, quella di Durkeim francese; le ricerche

giovanili di Durkeim sono di natura abbastanza astratta e filosofica, i primi lavori di Weber sono

invece studi storici concreti da cui parte per allargare l’orizzonte della sua ricerca a questioni teoriche

generali.

Le Opere Giovanili 19

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1889: Weber scrive la sua tesi di laurea, essa tratta tecnicamente dei provvedimenti di legge che

regolano la imprese commerciali medioevali dando particolare rilievo alle città mercantili (Genova,

Venezia), evidenziando il tipo di capitalismo commerciale sviluppato determinò un sistema di leggi

che regolavano come rischi e profitti si dovevano suddividere tra i partecipanti all’impresa. Già qui si

nota l’interesse di Weber per l’influenza del diritto romano sullo sviluppo del sistema giuridico

europeo medio e post medioevale. Roma è al centro del secondo lavoro di Weber ancora di natura

tecnica: è un analisi dell’evoluzione della proprietà terriera a Roma, aspetto collegato ai mutamenti

giuridici e politici (Come Marx, anche Weber intravede nell’antica Roma alcuni elementi che

determinarono la formazione del capitalismo moderno). Nonostante la loro relativa importanza questi

scritti manifestano già la preoccupazione di Weber per un problema che diverrà centrale nella sua

opera successiva: natura nell’impresa capitalistica e caratteristiche del capitalismo europeo

occidentale.

In seguito Weber pubblica una ricerca sulla condizione dei contadini all’est dell’Elba e altre sul

capitale finanziario in Germania. Le conclusioni a cui Weber pervenne lo condussero direttamente ai

problemi affrontati in “L’etica protestante”.

Tra il 1894 e il 1897 Weber scrive articoli sulla Borsa e sui suoi rapporti con il finanziamento delle

imprese: per Weber la Borsa non è un mezzo di cospirazione contro la società, con cui solo una

minoranza di capitalisti può arricchirsi ma svolge una funzione di mediazione nell’economia, cioè

l’imprenditore può facilitare l’espansione della sua impresa sulla base di una pianificazione nazionale,

la borsa quindi promuove il comportamento razionale del mercato anche se l’espansione delle

operazioni commerciali ha l’effetto di neutralizzare i vincoli etici necessari al funzionamento delle

transazioni commerciali.

1892: Weber scrive uno studio sul lavoro agricolo nella Germania orientale: il fiume Elba costituisce

una vera e propria linea di demarcazione per quanto riguarda la struttura dell’impresa agricola: ad

ovest i contadini sono per la maggior parte agricoltori indipendenti mentre ad est, si trova ancora

un’organizzazione semi-feudale con gli Junker che conservano grandi proprietà e i contadini legati ai

loro datori di lavoro da contratti annuali (simili ai contadini medioevali) o salariati e pagati

giornalmente (simili al proletariato industriale). Gradualmente i secondi sostituiranno i primi e questo

processo cambierà la struttura complessiva della proprietà perché i giornalieri sono assunti sulla

base di un contratto salariale senza avere alcun rapporto organico con il contesto sociale in cui

vivono i lavoratori tradizionali (non hanno solo un rapporto economico con i datori di lavoro ma

anche precisi diritti e doveri) per cui il loro interesse primario è ottenere il salario più alto possibile.

Ciò determina un maggior conflitto economico fra lavoratori e datori di lavoro ed un peggioramento

delle condizioni di vita dei lavoratori. Nonostante ciò Weber nota la tendenza da parte dei lavoratori

annuali a rinunciare alla propria sicurezza (esistenza incerta del giornaliero) per la ricerca della

dai vincoli di dipendenza di tipo patriarcale e per conservarla saranno disposti a

libertà personale

sopportare le più dure privazioni. Le conclusioni raggiunte da Weber nei suoi studi giovanili lo

spinsero sempre più a contatto con i problemi su cui si era impegnato il pensiero Marxista

(capitalismo, caratteristiche, condizioni di nascita e sviluppo).

Le Origini dello Spirito Capitalistico

1905: Weber pubblica sotto forma di due articoli “L’Etica Protestante” e “Lo Spirito del Capitalismo”

in cui Weber si chiede il perché la proprietà dell’impresa capitalistica, le élites operaie più colte e il

più alto personale tecnico e commerciale delle imprese nell’Europa moderna abbiano tutti un

carattere in prevalenza protestante (questo è un fatto storico poiché anche nel 1500 alcuni dei primi

centri di sviluppo capitalistico erano in prevalenza protestanti). Non si può credere che la causa della

rottura con il tradizionalismo economico derivi dal fatto che con la Riforma si volle sfuggire al

controllo della Chiesa (visto anche il parallelo indebolimento della religione tradizionale) perchè il

passaggio al protestantesimo implicò l’accettazione di vincoli più stretti di quelli richiesti dal

cattolicesimo (es. atteggiamento molto severo verso il lassismo) per spiegare il rapporto tra

protestantesimo e razionalità economica si devono allora analizzare i contenuti delle dottrine

protestanti. Weber rifiuta la tesi di Marx secondo cui il protestantesimo era un riflesso ideologico dei

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mutamenti economici avvenuti con il primo sviluppo del capitalismo. Il capitalismo moderno non è

fondato sulla ricerca amorale di guadagno personale ma sull’obbligo e la disciplina del lavoro

concepito come un dovere. L’avarizia e l’egoismo si trovano in tutte le società ed ancor più in quelle

pre-capitalistiche. Per Weber le caratteristiche dello spirito del capitalismo moderno sono: il

guadagno, considerato come lo scopo della vita dell’uomo tramite un’attività economica legittima e

non è più il mezzo per soddisfare i suoi bisogni materiali (inversione del rapporto naturale), la

professione concepita sia come dovere sia come virtù, i mutamenti tecnologici che hanno

determinato una ristrutturazione razionale della produzione finalizzata alla massimizzazione

dell’efficienza, anche delle piccole imprese ancora gestite con modelli tradizionali. Tali mutamenti

sono il risultato dell’introduzione di un nuovo spirito di iniziativa imprenditoriale (spirito capitalistico)

che si trova in contrasto sia con la vita a giornata del contadino sia con il capitalismo di avventura

(ricerca del guadagno attraverso la pirateria o la conquista militare). Il concetto di vocazione

professionale si è configurato al tempo della Riforma: la vocazione dell’individuo consiste nel

compiere il suo dovere verso Dio mediante una condotta morale nella sua vita quotidiana, da qui

deriva il distacco del Protestantesimo dall’ideale cattolico di vita monastica, con il rifiuto del mondo e

la sua accentuazione degli scopi mondani.

L’influenza del Protestantesimo Ascetico

La Riforma giocò un ruolo essenziale nel rendere la pratica di attività terrene un dovere essenziale

ma il Luteranesimo non deve essere considerati come la fonte principale dello spirito capitalistico.

Sono semmai le successive sette protestanti (che per Weber costituiscono il protestantismo ascetico

) che elaborano ulteriormente il concetto di vocazione: Calvinismo, Metodismo, Pietismo,

Anabattismo. Weber è interessato a quegli apparati dottrinali che riguardano la condotta pratica

dell’individuo nella sua attività economica. Calvinismo: 3 sono i capisaldi che Weber identifica:

1. il mondo è stato creato per magnificare la gloria di Dio e ha significato solo in relazione agli scopi

divini: l’uomo è per Dio

2. gli scopi divini sono imperscrutabili all’uomo

3. predestinazione: solo pochi uomini sono eletti alla vita eterna e le azioni umane non fanno alcuna

differenza

Da tutto ciò secondo Weber deriva una grande solitudine interiore per il credente, nessuno può

intercedere presso Dio per la sua salvezza (differenza con il cattolicesimo) distanza incolmabile tra

l’uomo e Dio. Per Calvino solo un’intensa attività nel mondo era il mezzo per sviluppare e conservare

la necessaria fiducia in sé stessi, la fiducia della propria salvezza. La realizzazione di opere buone

venne considerata così come segno di predestinazione alla salvezza (non un mezzo per ottenerla ma

per eliminare i dubbi in proposito) Richard Baxler (puritano inglese) per esempio nei suoi scritti

ammonisce contro i peccati dell’inattività e dello spreco del tempo. Il calvinista assegna il massimo

del valore etico al lavoro nel mondo materiale: lavorare con devozione è comandamento divino

perchè si deve realizzare la vocazione professionale che Dio ci ha dato. L’accumulazione di ricchezze

viene condannata solo quando costituisce una tentazione ad una vita oziosa, negli altri casi è invece

valutata positivamente da un punto di vista morale (ciò vale anche per il Puritanesimo). Per Weber le

origini dello spirito del capitalismo devono perciò ricercarsi nell’etica religiosa sviluppata dal

calvinismo. E’ il carattere specialistico della divisione del lavoro capitalistica che costringe l’uomo

moderno in uno specifico ruolo professionale a differenza di quanto accade nel caso del puritano

perchè la sua fede religiosa sceglieva deliberatamente un ruolo professionale. Questa è la

conclusione dell’Etica Protestante.

10. I SAGGI METODOLOGICI DI WEBER

Sono un approfondimento della sua posizione critica nei confronti delle interpretazioni materialistiche

ed idealistiche della storia: esse servono poco alla verità storica perchè pretendono di essere la

conclusione dell’indagine e non semplicemente una preparazione ad essa. Gli scritti vanno visti sullo

sfondo del dibattito del tempo, sulle relazioni tra scienze naturali e scienze sociali. Mentre Durkeim si

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riallaccia ad una tradizione positivistica, Weber rifiuta la nozione comptiana per la quale le scienze

sociali implicherebbero un’estensione dei metodi delle scienze naturali allo studio dell’uomo.

Soggettività ed Oggettività

Il primo saggio è una critica a Rocher e Knies, Weber ammette che le scienze sociali riguardano

fenomeni spirituali o ideali di natura umana del tutto estranei all’oggetto delle scienze naturali

tra soggetto ed oggetto che però non esclude che le scienze sociali possano essere

→differenziazione

obiettive. In un altro saggio, Weber nota che le scienze sociali hanno avuto origine da problemi

pratici e sono state influenzate dalla volontà umana di realizzare certi mutamenti nella società. E’

impossibile però per una disciplina empirica stabilire in modo scientifico valori che determinano ciò

che dovrebbe essere. Tuttavia, anche se i giudizi di valore (determinano ciò che dovrebbe essere)

non possono essere convalidati da procedure scientifiche non significa che debbano escludersi dalla

sfera della discussione scientifica. Le tesi di Weber sono illustrate facendo riferimento alle aspirazioni

del Socialismo Rivoluzionario: per realizzare una società socialista con i mezzi rivoluzionari si deve

ricorrere alla violenza per ottenere i mutamenti sociali desiderati ma questa implica una qualche

forma di repressione politica dopo la rivoluzione e la costituzione di un’economia socialista, si

formerà inevitabilmente uno stato burocratico che annullerà lo stesso obiettivo per cui è stata

costituita. La scienza sociale, mediante procedure scientifiche, sa determinare l’adeguatezza di un

determinato insieme di mezzi per conseguire un certo fine, sa stabilire quali costi e vantaggi sono

associati ai vari mezzi alternativi per ottenere un fine prefissato, sa infine valutare il fine in sé stesso

cioè la sua concreta possibilità di realizzazione in specifiche circostanze storiche. La scienza empirica

e l’analisi logica ci aiutano a stabilire ciò che è possibile realizzare e quali ne saranno le conseguenze

e a chiarire la natura dei nostri ideali ma non possono stabilire quali decisioni dovremmo prendere,

cioè non esiste alcun ideale che l’analisi scientifica può dimostrare giusto o sbagliato. Non può

pertanto esistere un etica universale.

Per Weber gli ideali e i significati che non possono essere dedotti dalla scienza si costituiscono invece

nelle lotte religiose e politiche.

Analisi della politica: la politica si può condurre in due modi:

1. sulla base dell’Etica della Convinzione secondo cui l’uomo rivolge la sua azione politica al

perseguimento di un ideale senza riguardo al calcolo razionale dei mezzi. Questa condotta ha in

comune con la religione il fatto che in essa l’individuo crede che il suo unico dovere sia far sì che si

conservi la purezza delle sue convinzioni tramite azioni irrazionali;

2. sulla base dell’Etica della Responsabilità: questa comporta una consapevolezza delle conseguenze

probabili della propria condotta. Nell’ambito di quest’etica le applicazioni delle scienze sociali sono

significative mentre sono irrilevanti nell’etica della convinzione.

Weber non considera la realizzabilità come criterio di verità ma è convinto che esista una lacuna

incolmabile tra verità fattuali e verità etiche e che nessuna conoscenza empirica possa convalidare

un sistema etico.

Giudizi di Fatto e Giudizi di Valore

Il sociologo deve essere il più cosciente possibile dei propri valori per non escluderli dal proprio

lavoro. Per Weber l’obiettivo primario delle scienze sociali è la comprensione della caratteristiche

uniche della realtà in cui viviamo (perchè determinati fenomeni storici accadono in un certo modo e

non in un altro) ma non ci potrà mai essere una descrizione scientifica completa della realtà, ogni

forma di ricerca scientifica implica una scelta da parte dello studioso di problemi interessanti e ci si

deve chiedere quali siano i criteri di valore che determinano ciò che vogliamo conoscere. La

formulazione di principi esplicativi generali (è solo strumentale) non è il fine delle scienze sociali ma

è il mezzo che facilita l’analisi di fenomeni particolari che devono essere spiegati, e stabilisce

l’esistenza di relazioni causali tra il generale e il particolare.

Formulazione di Concetti Tipico-Ideali 22

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Il centro di interesse delle scienze sociali è costituito da situazioni storiche uniche ma i concetti

utilizzati dalle scienze sociali non possono desumersi direttamente dalla realtà senza l’intervento di

giudizi di valore perchè anche la scelta stessa dei problemi è governata da scelte di valore. Per

interpretare e spiegare una situazione storica data è necessario usare concetti costituiti per quello

scopo particolare: concetti Tipico-Ideali: il loro scopo è quello di facilitare l’analisi di questioni

empiriche; essi vengono costituiti mediante un’operazione di astrazione e combinazione di elementi

che benché tutti presenti nella realtà si trovano raramente in quella forma specifica presa in esame.

11. CONCETTI FONDAMENTALI DELLA SOCIOLOGIA

La sociologia comprendente

Monumentale opera: Economia e Società l’interesse di Weber si sposta alla sociologia (come

→qui

formulazione di uniformità nelle strutture sociali ed economiche). L’oggetto della sociologia per

Weber è la formulazione di principi generali e di concetti di tipi riferiti all’agire umano sociale; la

storia invece mira all’analisi causale di azioni, di formazioni, di personalità individuali che rivestono

un’importanza culturale; c’è un diverso orientamento nelle scelte tematiche di Weber. Nell’opera egli

sottolinea che la funzione dell’analisi sociologica in essa contenuta è solo preliminare allo studio di

concreti fenomeni storici; è poi la storia che deve formulare una spiegazione causale di queste

caratteristiche particolari. La sociologia deve proporsi di intendere e interpretare l’agire sociale e

spiegarlo casualmente nel suo corso e nei suoi effetti. L’agire sociale è quello in cui il senso

intenzionato dall’agente è riferito ad un altro agente o gruppo di agenti. Non si può affrontare questa

situazione solo con il metodo induttivo ma la sociologia deve basarsi anche su tecniche di

interpretazione che siano ripetibili e controllabili alla luce del metodo scientifico. W distingue due tipi

di comprensione interpretativa del senso dell’agire:

1. Comprensione Diretta senso di un’azione sia razionale sia emotiva (irrazionale) si apprende

→il

mediante l’osservazione diretta;

2. Intendere Esplicativo la specificazione di una motivazione che colleghi il

→comporta

comportamento osservato al senso intenzionato dall’agente. L’intendere un motivo implica una

correlazione tra il comportamento considerato e un quadro di riferimento normativo ampio entro cui

l’individuo colloca i suoi singoli atti.

Come approccio allo studio della vita sociale per Weber il Funzionalismo ha la sua utilità: è uno

strumento di illustrazione pratica e di orientamento provvisorio, l’analisi funzionale permette di

identificare le parti della società (totalità) che sono oggetto della nostra analisi anche se in seguito

l’analogia tra società ed organismo viene meno perchè nell’analisi della società è necessario andare

oltre la determinazione di regole funzionali. Weber ammette che nelle scienze sociali si devono usare

concetti di tipo collettivo (Stato, impresa industriale….) anche se questi sono comunque processi e

connessioni dell’agire specifico di uomini singoli. Per quanto concerne la Psicologia, Weber sostiene

che al sociologo non interessa la struttura psicologica dell’individuo in quanto tale ma l’analisi

interpretativa del suo agire sociale.

Rapporti Sociali e Orientamento del Comportamento Sociale

Il rapporto sociale si stabilisce in relazione alla reciprocità da parte di due o più individui ciascuno dei

quali riferisce le proprie azioni a quelle effettive o solo previste dagli altri. Molti dei rapporti sociali

sono di carattere transitorio, si costituiscono e si dissolvono di continuo; l’esistenza di un rapporto

sociale non presuppone necessariamente una cooperazione da parte di chi vi partecipa (il conflitto

per esempio è la caratteristica anche dei rapporti più stabili). Weber distingue 4 tipi di orientamento

nell’agire sociale:

1. Agire determinato Razionalmente rispetto allo Scopo: l’individuo calcola razionalmente gli esiti

probabili di un’azione in termini di mezzi e fini; valuta cioè l’efficacia di ogni mezzo a disposizione per

raggiungere lo scopo prefissato e valuta le conseguenze di tale raggiungimento.

2. Agire determinato Razionalmente rispetto al Valore: è diretto verso un valore incondizionato

chiaramente formulato che guida le sue azioni (dovere, onore, dedizione ad una causa). 23

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3. Agire Affettivamente: caso limite di agire dotato di senso e si sviluppa sotto l’influenza di qualche

stato emotivo.

4. Agire Tradizionale: è determinato dall’influenza di abitudini (per esempio l’agire quotidiano)

Questa classificazione non è esaustiva dell’agire sociale, si tratta piuttosto di uno schema tipico-

ideale che permette di sviluppare l’analisi dell’agire sociale con l’uso di tipi-ideali razionali rispetto a

cui si possono valutare le deviazioni irrazionali. Ogni relazione sociologica si basa sulla probabilità

che un agente si comporterà in un modo specificato (Weber riconosce pertanto all’agire umano un

margine di casualità). W utilizza il concetto di Probabilità: ogni relazione sociale di carattere

relativamente stabile presuppone regolarità di comportamento: questa è un Uso se la probabilità

della sua sussistenza è data in virtù di una consuetudine di fatto, è un Costume quando si tratta di

un uso consolidato da molto tempo. Sono entrambi modelli di comportamento abituali la cui

osservazione non è imposta da sanzioni ma dipende dal comportamento volontario dell’agente

(costituiscono spesso la fonte delle regole che diventano leggi). Se la regolarità dei comportamenti è

invece basata su interessi personali (imprenditore sul mercato concorrenziale) allora i rapporti sociali

hanno minore stabilità di quelli basati sul costume.

Legittimità, Potere e Autorità

Le forme più stabili di rapporti sociali si hanno quando l’atteggiamento soggettivo degli individui

coinvolti è informato alla credenza di un ordinamento legittimo mediante l’osservanza di norme

dettate da tale ordinamento. L’applicazione delle sanzioni è uno strumento potente per garantire il

rispetto di un ordine costituito. L’esistenza del diritto per Weber non implica però che l’apparato

coercitivo abbia un carattere politico. Un ordinamento legale infatti esiste quando un gruppo

(religioso o parentale) si incarica di applicare le sanzioni alle trasgressioni. Per Weber una società si

definisce politica quando la validità dei suoi ordinamenti è garantita con l’impiego e la minaccia di

una coercizione fisica da parte dell’apparato amministrativo, questa deve però essere usata quando

tutti gli altri strumenti falliscono. Se l’organizzazione politica riesce ad esercitare il monopolio della

coercizione fisica (violenza/forza legittima) allora si parla di Stato. Quando un individuo riesce a

realizzare i suoi obiettivi in una relazione sociale anche in presenza di un’opposizione, allora si parla

di Potenza. Nei casi in cui la potenza si esercita come obbedienza di un agente individuale ad un

comando emesso da un altro, allora si parla di potere. Nessun potere può restare stabile se non si

basa culla convinzione, da parte si chi ne è soggetto, della legittimità della propria subordinazione.

Per Weber i tipi puri di potere legittimo sono tre: tradizionale, carismatico e legale.

Sia quello tradizionale che quello legale sono sistemi amministrativi stabili, la loro funzione è

l’espletamento dei compiti ordinari della vita quotidiana. La legittimità del potere tradizionale si fonda

su antichi ordinamenti, esistenti da sempre e poteri di signoria. Le forme di potere tradizionali sono il

patriarcalismo, la cui base è generalmente costituita dal nucleo familiare, il capofamiglia detiene il

potere e lo trasmette di generazione in generazione. Quando si forma un apparato amministrativo,

subordinato a un signore da legami di fedeltà personale si sviluppa il patrimonialismo (se su vasti

territori decentramento dell’amministrazione e conflitti del signore con i “notabili”). Il potere legale si

caratterizza dal fatto che i detentori del potere lo fanno in virtù di norme impersonali, stabilite

razionalmente in rapporto a valori o scopi. L’obbedienza dovuta non è di tipo personale ad un

superiore ma è dovuta in base ai limiti in cui la sua competenza è chiaramente specificata. La

burocrazia possiede le seguenti caratteristiche: i compiti dell’apparato amministrativo costituiscono

doveri d’ufficio ben determinati; le sfere di competenza dei funzionari sono chiaramente delimitate in

base ad un principio gerarchico; le regole di condotta sono fissate per iscritto; i membri dell’apparato

amministrativo sono reclutati sulla base di una competenza specifica che è accertata tramite esami di

concorso; la carica non è di proprietà del funzionario; egli viene remunerato con uno stipendio fisso e

regolare; la sua posizione professionale gli permette di percorrere una carriera concepita come un

avanzamento progressivo nella gerarchia dell’autorità. Prima del capitalismo esistevano già delle

burocrazie, quella dell’Egitto, della Cina del tardo principato romano e della Chiesa Cattolica

medioevale. Erano soprattutto a carattere patrimoniale e basate sulla ricompensa in natura dei

funzionari. Lo sviluppo della burocratizzazione nel mondo moderno è strettamente collegato

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all’aumento della divisione del lavoro nei diversi settori della vita sociale. Per Weber il fenomeno della

specializzazione professionale non è solamente limitato al campo dell’economia. Lo stato capitalistico

moderno dipende completamente dall’organizzazione burocratica per la sua stessa esistenza, più

esso è grande, più esso è potente e maggiore sarà l’espansione dell’apparato burocratico. Quello

carismatico, invece, è di carattere straordinario: il carisma per Weber è una qualità straordinaria

attribuita ad una persona per cui essa viene considerata come dotata di forze, poteri, proprietà

sovrumane che la pongono al di fuori della norma. Figure carismatiche si trovano in diversi contesti

sociali (religione, politica). Il potere carismatico rivendica la sua legittimità sulla base della

convinzione della validità della sua missione condivisa dal capo e dai suoi seguaci. Per Weber il poter

carismatico è un fenomeno irrazionale perchè poggia solo sul riconoscimento dell’autenticità delle

parole del leader; è anche una forza rivoluzionaria perchè rovescia, entro il proprio ambito, il passato

con una profonda avversione per la pratica quotidiana ed ordinaria e si fa strada attraverso le regole

stabilite sia di tipo tradizionale sia di tipo legale che governano l’ordinamento esistente.

L’influenza dei Rapporti di Mercato: Ceti e Classi

Secondo Weber classi, ceti e partiti sono tre diverse dimensioni della stratificazione sociale, ciascuna

distinta concettualmente dall’altra. Come Marx, Weber non esclude un’analisi approfondita del

concetto di classe e questo prende avvio dalla sua analisi più generale dell’agire economico

all’interno di un mercato. L’agire economico è per Weber un comportamento che cerca di ottenere,

con mezzi pacifici, il controllo di beni e servizi. Il mercato comporta un agire economico speculativo,

orientato alla ricerca di un profitto tramite lo scambio competitivo. Se già esiste un tale tipo di

mercato (che presuppone la nascita di un’economia monetaria), si formano le classi. Il denaro

consente di stimare i valori scambiati non su una base soggettiva ma su una base numerica fissata

con un criterio oggettivo da qui che iniziano le lotte di classe. Coloro che condividono la stessa

→è

situazione di mercato o di classe si trovano in una condizione economica simile. Una classe è un

insieme di individui che condividono la medesima condizione. E’ il possesso e la mancanza di

possesso il fondamento della divisione di classe in un mercato concorrenziale (simile a Marx). Tra i

possidenti, Weber distingue una classe di redditieri (la loro fonte di reddito è data dalla proprietà

delle terre, miniere…) che rappresentano la classe possidente privilegiata in senso positivo e una

classe di imprenditori o classe acquisitiva (imprenditori industriali che vendono beni sul mercato e

imprenditori bancari che partecipano al finanziamento di tali operazioni).

- possidenti in senso positivo: redditieri

- possidenti in senso negativo: coloro che non hanno né possesso né servizi da offrire (proletari

romani declassati)

- classe acquisitiva in senso positivo: imprenditori

- classe acquisitiva in senso negativo: lavoratori salariati

Tra i gruppi privilegiati in senso positivo e quelli in senso negativo stanno le classi medie (piccola

borghesia dotata di piccola proprietà, funzionari amministrativi dotati di competenze vendibili sul

mercato come servizi). Weber distingue anche le classi sociali costituite da individui che possono

liberamente muovesi entro un insieme comune di situazioni di classe.

La situazione di ceto di un individuo, invece, è la valutazione che altri danno di lui o della sua

posizione sociale attribuendogli una qualche forma di prestigio o stima sociale. A differenza delle

classi, i ceti (più individui che condividono la medesima situazione), sono sempre consapevoli della

loro condizione comune. Si distinguono gli uni dagli altri aderendo ad un particolare stile di vita e

selezionando i propri rapporti sociali. Essi possono influire direttamente sul funzionamento del

mercato per cui possono avere un’influenza causale sui rapporti di classe. I partiti sono associazioni

volontarie con lo scopo di garantirsi il controllo di un dato organismo per attuarvi un certo

programma. Hanno origini diverse ma non devono necessariamente essere puri partiti di classe o di

ceto. Con lo sviluppo dello stato moderno si sono formati partiti politici di massa con politici di

professione fonte principale di reddito è la loro attività politica per cui si dice che vivono di

→la

politica; chi invece si impegna nella politica a tempo pieno senza però trarne il suo reddito, vive per

la politica, questi ultimi sono in genere possidenti (redditieri più che imprenditori). 25

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12. RAZIONALIZZAZIONE, LE RELIGIONI DEL MONDO E LO SPIRITO DEL CAPITALISMO

L’etica economica delle religioni del mondo: opera in cui Weber raccoglie i suoi studi sull’Ebraismo e

sulle religioni di India e Cina. Questi studi non costituiscono una tipologia sistematica delle religioni

né un lavoro puramente storico, ciò a cui Weber è interessato è l’influenza dell’etica religiosa

sull’organizzazione economica. Il termine etica religiosa non implica che le religioni esaminate

contengano un esplicito riferimento al tipo di attività economica consentito. Weber è interessato

piuttosto alle conseguenze sociali e psicologiche che un etica religiosa ha sull’agire individuale. Le

credenze religiose possono essere un fattore che influenza la formazione di un’etica economica ma

quest’ultima non è solo una funzione di una data forma di organizzazione economica e la stessa

religione è influenzata da altri fenomeni sociali, politici, economici.

Religione e Magia

Si parla di religione quando gli uomini si rivolgono alla divinità con preghiere, atti di culto e

venerazione. La differenza con la Magia consiste nel fatto che le forze magiche non sono oggetto di

venerazione ma sono usate per soddisfare certi desideri tramite incantesimi o formule magiche. La

distinzione tra religione e magia coincide con una differenza di ceto e di potenza tra clero e stregoni.

Il clero è formato da un gruppo stabile di funzionari con il permanente incarico di svolgere le

funzioni di un culto. Il profeta invece è il portatore di un carisma personale che annuncia una dottrina

religiosa o un comando divino. Per Weber la missione profetica costituisce l’origine storica delle

dottrine che trasformano le istituzioni religiose e costituisce l’unico mezzo per spezzare il potere della

magia, per poter sviluppare un atteggiamento razionale verso il mondo e creare i presupposti di

scienza e tecnologia moderna. La profezia può essere etica (il profeta insegna attraverso la

predicazione di una missione affidata da Dio; l’obbedienza a un comando o a una norma è un dovere

morale, più comune in medio oriente→ebraismo) o esemplare (il profeta indica la via per la salvezza

con il suo esempio; più comune in India).

La teodicea indiana e cinese

Nella Cina tradizionale, il profetismo entrò in crisi assai presto, in India sorse una religione della

redenzione. L’induismo è una religione tollerante perchè la fede in esso non impedisce di accettare

dottrine che caratterizzano esclusivamente il cristianesimo. Include però dogmi e verità che non

possono essere negate, la trasmigrazione delle anime e la remunerazione etica (karma) strettamente

collegate all’ordinamento sociale basato sul sistema di caste→gli Indù appartenenti alla casta più

bassa hanno un mondo da guadagnare: mediante incarnazioni successive possono aspirare

realisticamente a raggiungere i livelli più alti per diventare divini. La dottrina del Karma era

indiscutibile per cui l’ortodossia Indù opponeva ostacoli insuperabili a qualunque tipo di critica

dell’ordinamento sociale esistente (inconcepibili idee rivoluzionarie o sforzi per il progresso). La

comparsa del sistema di caste e l’ascesa del clero bramino impedirono che lo sviluppo economico

raggiunto si evolvesse ulteriormente come in Europa. Nell’attività economica, il sistema di caste si

limitò a dare una base rituale stabile alla struttura occupazionale: ogni individuo deve restare nel

proprio ruolo professionale altrimenti si riduce per lui la possibilità di ottenere una migliore

reincarnazione nella sua vita successiva (determinerebbe cioè una degradazione spirituale). Su tali

basi sarebbe impossibile il sorgere del capitalismo industriale.

Nella Cina tradizionale invece Weber identifica importanti sviluppi verso una razionalizzazione

dell’economia: formazione di città, corporazioni, un sistema monetario, un sistema giuridico,

un’integrazione politica nell’ambito di uno stato patrimoniale. Nonostante ciò. Nessuno di questi

aspetti raggiunse mai livelli che invece si raggiunsero in Europa (basso livello di autonomia politica e

indipendenza giuridica della città; basso livello del volume del commercio interno; l’imperatore aveva

sia la supremazia politica sia quella religiosa, burocrazia statale legata sia all’imperatore sia allo

stato) e quindi soltanto una rivoluzione violenta dall’alto o dal basso avrebbe potuto cambiare la

situazione. Lo sviluppo del capitalismo razionale per Weber venne bloccato dalla mancanza di una

particolare mentalità (→costituitasi in Europa con la formazione del capitalismo ascetico) per il

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confucianesimo, infatti, il bene supremo è l’uomo colto che si comporta sempre con dignità e

correttezza e che deve trovare l’armonia sia con sé stesso sia con il mondo esterno→è un

adattamento armonioso dell’individuo ad un ordine necessario.

La diffusione del Razionalismo Laico

Lo sviluppo storico europeo è caratterizzato dalla forma specifica dello Stato e dall’esistenza di un

razionale sistema giuridico. Nell’ambito del successivo sviluppo economico e sociale e nella

formazione dello Stato moderno dell’Europa, Weber dà molta importanza all’eredità del Diritto

Romano. Il capitalismo moderno si sviluppò prima in Inghilterra che in altri paesi, nonostante che

essa fosse stata influenzata dal Diritto Romano. Lo sviluppo dello Stato e quello di un ordinamento

economico-capitalistico sono intimamente connessi. Per Weber una caratteristica essenziale della

moderna impresa capitalistica è il calcolo del capitale (calcolo razionale in termini monetari di profitti

e perdite) che distingue il capitale moderno da altre attività capitalistiche (usura e capitalismo

d’avventura) perchè sia possibile il calcolo del capitale deve esistere:

1. una larga massa di lavoratori salariati costretti a vendere la loro forza lavoro sul mercato per

guadagnarsi la vita.

2. assenza di restrizioni allo scambio economico sul mercato.

3. l’applicazione di una tecnologia razionale (meccanizzazione).

4. separazione dell’impresa produttiva dall’economia domestica. Tutte queste condizioni si poterono

formare solo in un apparato amministrativo razionale tipico del moderno stato di diritto.

Avvento del socialismo: secondo Weber esso implicherebbe molte degenerazioni sia nell’industria sia

nello Stato e ciò ridurrebbe ulteriormente l’autonomia politica della massa della popolazione. La

moderna burocrazia, con una specializzazione di funzioni molto elevata , è molto resistente ad ogni

tentativo di liberare la società dal suo dominio e rende sempre più impossibile una rivoluzione

(creazione violenta di formazioni di potere del tutto nuove).

Concetto di Razionalizzazione Weber lo utilizza in vari campi, nella religione per esempio dove indica

il progressivo disincanto del mondo cioè l’eliminazione dei modi di pensare e di agire magici sostituiti

da sistemi di credenze coerenti.

Distinzione tra Razionalità Formale e Materiale (di primaria importanza per l’analisi sociologica). La

razionalità formale dell’agire riguarda il grado in cui il comportamento è strutturato in base al calcolo

razionale. Quella materiale riguarda l’applicazione del calcolo razionale per la realizzazione di scopi e

valori concreti. Valutando il capitalismo moderno in base a criteri di efficienza e di produttività allora

esso è il miglior sistema economico mai sviluppato dall’uomo ma esso ha prodotto una

razionalizzazione anche della vita sociale che ha contraddetto i valori più tipici della cultura

occidentale (creatività, autonomia dell’individuo) per cui la vita è diventata una prigione in cui gli

uomini sono sempre più confinati Insolubile.

→Contraddizione

Parte IV: CAPITALISMO,SOCIALISMO E TEORIA SOCIALE

13. L’INFLUENZA DI MARX

Il rapporto tra gli scritti di Marx e quelli di Durkheim e Weber si può analizzare solo tenendo presente

i mutamenti sociali e politici avvenuti tra il primo e i secondi. Durkheim e Weber a loro modo furono

dei critici di Marx, il marxismo e il socialismo rivoluzionario costituirono un elemento importante

nell’orizzonte culturale sia di Durkheim che di Weber. Marx concepì le sue opere come strumenti per

dare un fondamento teorico alla realizzazione di una prassi determinata e non come studi accademici

sulla società. Anche Durkheim e Weber rivolsero i propri scritti alla soluzione dei problemi sociali e

politici più urgenti dell’uomo contemporaneo ma da una prospettiva alternativa rispetto a quella di

Marx. 27

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Società e politica in Germania: la prospettiva di Marx

Le prime opere di Marx furono scritte in previsione di una rivoluzione in Germania, proprio la

consapevolezza di Marx per l’arretratezza delle strutture economiche e sociali della Germania sta alla

base della sua concezione originaria del ruolo del proletariato nella storia. Alla fine del 1800 la

Germania è composta da 39 principati in lotta tra loro. La rivalità dei due Stati guida (Austria e

Prussia) era uno dei fattori che impediva l’unificazione. Lo sviluppo del paese fu ostacolato

maggiormente dalle sue caratteristiche della struttura sociale ed economica essendo ancora ad uno

stadio quasi medioevale mentre in Prussia i proprietari terrieri (Junker) conservavano una posizione

di dominio sia nell’economia che nel governo. Per Marx, dato il basso sviluppo di strutture sociali ed

economiche, sarebbe stata impossibile una progressiva emancipazione, l’unica soluzione di

avanzamento era una rivoluzione radicale realizzata dal proletariato rivoluzionario. Ma siccome

quest’ultimo alla metà del 1800 esisteva appena Marx era sicuro che si sarebbe trattato prima di una

rivoluzione borghese e poi di quella proletaria. Le rivoluzioni del 1848 fallirono, non produssero

alcuna riforma radicale anche molti dei liberali accettarono un compromesso con le forze al potere

che favorì solo divisioni nelle loro file. Marx sceglie l’esilio in Inghilterra e riconosce l’importanza di

dimostrare in dettaglio le leggi di movimento del capitalismo in quanto sistema economico.

Rapporto di Marx con Lassalle del movimento socialdemocratico, ambivalenza con le

→fondatore

dottrine di Marx che alimentò una continua divisione all’interno del partito. Lassalle infatti sul piano

pratico agiva spesso in modo opposto alla concezione di Marx. contrasto ad esempio con

→in

l’opinione di Marx secondo cui la classe operaia doveva unirsi alla borghesia per garantire la

rivoluzione borghese e per porre le condizioni per la presa del potere da parte del proletariato

guida la classe operaia allontanandola dalla collaborazione coi liberali, questo preparò il

→Lassalle

terreno all’unificazione della Germania ad opera di Bismark, avvenne grazie ad una line di realpolitk e

di nazionalismo fondato sull’uso spregiudicato del potere politico dall’alto entro un sistema sociale

con la struttura tradizionale. Il decollo dell’industrializzazione si compì diversamente dal processo di

sviluppo inglese. Marx è convinto che il potere economico sia ovunque la base del potere politico e

considera l’Inghilterra il paese fornitore del modello della sua teoria di sviluppo capitalistico. Ma nella

Germania di fine 1800 né socialisti né liberali avevano un adeguato modello storico a cui fare

riferimento (solo l’esperienza inglese di fine 1700 inizio 1800).

Il rapporto di Weber con il marxismo e con Marx

L’atteggiamento di Weber nei confronti della politica è caratterizzato dall’importanza del potere

politico in quanto distinto da quello economico (per Marx invece il potere economico è la base per

quello politico), come aveva fatto Bismark quando realizzò l’unificazione interna e lo sviluppo della

Germania. Così Weber aderì al nazionalismo e pose sempre l’accento sul primato dello Stato tedesco.

Allo stesso tempo però, Weber aderì risolutamente ai valori classici del liberalismo europeo.

1895 Weber tiene alla conferenza di Friburgo un discorso inaugurale che esprime una difesa degli

interessi imperialistici dello Stato nazionale analizzando la posizione delle principali classi della

società tedesca dal punto di vista della loro capacità di fornire la direzione politica necessaria a

conservare l’integrità tedesca di fronte alle pressioni internazionali. Secondo Weber questo lavoro

sociale ha lo scopo di creare l’unificazione sociale della nazione, la stessa che ha spronato

l’evoluzione economica moderna.

La speranza principale di direzione politica deve esser riposta nella borghesia anche se non ancora

preparata ai compiti politici che deve assumere perché la sua crescita è stata ostacolata dal domino

di Bismark. Non si può considerare la rivoluzione radicale l’unico mezzo per l’avanzamento

economico della classe operaia e per al sua emancipazione politica perché queste sono possibili

all’interno del capitalismo stesso in quanto sono nell’interesse della borghesia. Se quest’ultima viene

rafforzata ne deriva lo sviluppo di un sistema di governo basato su un reale potere politico del

parlamento e un serbatoio di veri dirigenti politici. In Germania per Weber maggior problema politico

è sfuggire alla rete di dominio arbitrario della burocrazia. caso in cui si instaurasse un governo

→nel

socialista e un’economia pianificata si avrebbe un espansione della repressione burocratica. Nei

confronti del partito socialdemocratico tedesco Weber disse che esso giungerà ad un compromesso

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con le strutture politiche dominanti piuttosto che fornire un’alternativa realisticamente rivoluzionaria

ad esso.

La maggior parte dell’opera di Weber su capitalismo e religione non è riconducibile direttamente ad

una semplice risposta teorica alle opere di Marx perché altre influenze furono certo più importanti.

Weber di sicuro riconosce che Marx ha dato contributi fondamentali all’analisi storica e sociologica ma

la sua concezione dello sviluppo può essere considerata solo come un insieme di spunti illuminati o di

concetti tipico-ideali applicabili all’interpretazione di particolari periodi storici. Per Weber e illegittimo

alla storia un senso globale razionale (vedi Marx) e rifiuta la formulazione di schemi deterministici

fondati su teorie generali dello sviluppo. Weber non crede nella concezione secondo cui i rapporti

economici sono la base dello sviluppo storico. L’importanza dell’economico, essendo variabile, va

valutata attraverso lo studio empirico delle situazioni particolari. I fattori economici per Weber non

spiegano scientificamente il corso della storia, teoria che non ha più valore. In nessuna sua opera,

Marx, definisce in modo preciso come si distingue la sfera economica dalle altre sfere sociali, Weber

invece colma questa lacuna con la distinzione tra:

a) fenomeni economici b) economicamente rilevanti c) economicamente condizionanti

Quelli economicamente rilevanti sono forme dell’agire umano (es. pratiche religiose) che, sebbene

prive di carattere economico, hanno incidenza sull’azione economica perché influenzano i modi con

cui gli uomini cercano di ottenere beni e farne uso.

Quelli economicamente condizionanti sono azioni non economiche ma influenzate in modo casuale da

fattori economici perché l’ambito dei fattori economici è mobile e non delimitabile in maniera precisa.

Inoltre Marx nei suoi scritti non riesce a distinguere chiaramente l’aspetto economico da quello

tecnologico: per Weber non si può affermare che il mulino a braccia darà la società col signore

feudale e quello a vapore la società col capitalista industriale perché un dato tipo di tecnologia può

accompagnarsi a forme diverse di organizzazione sociale (il socialismo comporta la stessa base

tecnologica del capitalismo ma per Marx dovrebbe costituire una forma di società diversa).

Importanza dei conflitti di classe nella storia: Weber la riconosce ma il loro ruolo non è così rilevante

come per Marx. Possesso e mancanza di possesso costituiscono il fattore più importante delle

divisioni in classi ma per Weber la definizione di interessi conflittuali non può essere limitata agli

interessi economici ma deve allargarsi alle altre sfere della vita sociale (per es. conflitti tra ceti o tra

gruppi politici e Stati nazionali)

L’opera di Marx implica l’adesione all’etica scientifica della convinzione che comporta l’accettazione di

una concezione totale della storia. Per Weber, invece (vedi ruolo che svolge il concetto di carisma

nella sua opera), è impossibile interpretare lo sviluppo storico sulla base di uno schema razionale che

indica ciò che è valido sul piano normativo.

La Francia nel XIX secolo: Marx e lo sviluppo del marxismo

Nonostante un periodo di studi in Germania, la prospettiva culturale di Durkheim rimase quasi del

tutto francese anche se elaborò la sua sociologia in un contesto socio-politico paragonabile a quello

che influenzò Weber.

Elaborò in un periodo in cui due contrastanti correnti di pensiero e politica minacciavano i principi

liberali della rivoluzione francese: socialismo radicale e nazionalismo conservatore (da ognuno si a

Durkheim che Weber accolsero alcuni elementi all’interno delle loro teorie socio-politiche). Ma

Durkheim e Weber vennero a conclusioni in parte diverse, ciò dovuto anche alla diversa situazione di

sviluppo di Francia e Germania nella seconda parte dell’ottocento. Tra il 1840 e il 1850 Marx

guardava la Francia come un paese in cui il livello di maturazione politica era superiore nei confronti

della Germania per il fatto che già da tempo aveva operato una decisiva rottura con il passato

feudale e criticava la maggior parte dei socialisti tedeschi che importavano le idee dalla Francia senza

tener conto della diversità della condizione materiale dei due paesi.

Dopo le insurrezioni di Parigi (1848-49) però fu chiaro che la borghesia aveva raggiunto un’influenza

politica a livello governativo abbastanza limitata: di certo il proletariato vi aveva svolto un ruolo di

primo piano ma la vittoria fu di fatto della borghesia. Marx analizza tale situazione in due ricerche: “

Le lotte di classe in Francia” e “Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte”. In Marx manca una concezione

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meccanicistica del rapporto tra economia e Stato l’Inghilterra il modello per la teoria

→considera

economica nel Capitale: le condizioni del suo particolare sviluppo storico hanno creato uno Stato

fondato sull’alleanza di borghesia e residui dell’aristocrazia, compromesso che invece non si è

realizzato in Francia (esempio più chiaro della politica della borghesia liberale avanzata) per cui si è

manifestato più chiaramente il carattere politico dei conflitti di classe.

Con la caduta di Luigi Filippo, per Marx, furono i grandi industriali che ricavarono i maggiori vantaggi

perché prima avevano un accesso limitato al governo.

La lotta di classe inizia a chiarificarsi così come diventa più manifesta la divisione tra borghesia e

classe operaia, ciò costituì l’origine di un successivo confronto politico diretto tra le due grandi classi

della società industriale. Marx però non si aspetta una nuova rivoluzione se non dopo una nuova crisi

che in effetti avvenne circa venti anni dopo per effetto della disastrosa guerra che Luigi Napoleone

intraprese contro la Germania (1870) e che provocò disorientamento politico e sentimenti di

umiliazione tra la popolazione. La Comune ebbe l’esito di propagare gli odi di classe e in seguito ci fu

la ripresa del nazionalismo che favorì la ricostruzione dell’unità nazionale. Sotto la Terza Repubblica

molti furono i progressi fatti verso l’emancipazione del paese dalla lunga influenza esercitata dalle

forze conservatrici. La storia del marxismo in Francia nel 1800 resta nell’ombra in confronto alla

rinascita di fine secolo del partito socialdemocratico in Germania. Dopo la repressione della Comune,

comunque, il pensiero marxista iniziò a mescolarsi alle tradizioni socialiste francesi, ma la sinistra

marxista ebbe una posizione alquanto debole per cui la dottrina che si sviluppò fu più che altro

un’approssimazione.

Il giudizio di Durkheim su Marx

Marx ebbe una scarsa influenza sulle opere giovanili di Durkheim (vedi come fattore la situazione

Francia). Durkheim era poco portato all’impegno attivo in politica e si mantiene sempre distaccato da

lotte e dibattiti. Rifiutò sia il conservatorismo che il socialismo rivoluzionario rimanendo un liberale.

In tutti i suoi scritti è impresso il segno di una generale preoccupazione per il rafforzamento morale

della sua nazione (ricostruzione di fondamentale importanza) e per il mantenimento della coesione in

una società altamente differenziata. Per Durkheim la nuova etica dell’individualismo è in sé stessa

morale (la persona umana è considerata sacra) e i problemi attuali si possono risolvere estendendo

le possibilità morali alla base del moderno orientamento sociale. La diffusione sempre più ampia del

marxismo in vari settori del movimento operaio francese (ultimo decennio del 1800) portò Durkheim

ad affrontare direttamente il rapporto tra sociologia e socialismo (Il Socialismo, scritto da Durkheim).

Per Durkheim l’esigenza di trovare delle soluzioni per i problemi sociali urgenti va al di là di ciò che

può fondarsi sulla conoscenza stabilita in modo scientifico, da qui deriva la spinta allo sviluppo delle

dottrine socialiste con programmi completi per la necessaria riorganizzazione sociale. Ma per

Durkheim gli scritti di Marx pur presentando un completo sistema di pensiero fatto di un insieme di

proposizioni stabilite in modo scientifico, troppo superiori alle conoscenze attualmente accessibili,

esiste una grande distanza tra le proposizioni del sistema teorico e le osservazioni empiriche su cui si

fonda. Secondo Durkheim il socialismo va considerato, dal punto di vista sociologico, come un

qualunque fatto sociale, esso ha origine in una determinata condizione della società ma non esprime

necessariamente le condizioni sociali che l’hanno determinato. Durkheim si oppone anche alla tesi

centrale del materialismo storico secondo cui l’origine delle idee dipende direttamente dai rapporti

economici ai fatti accertati.

→contraria

Durkheim dice che è stato dimostrato che tutti i sistemi di idee più diversi si sono sviluppati dalla

religione (fonte originaria). Nelle forme più primitive di società per esempio il fattore economico è

embrionale, influenzato più dalla pratica e dal simbolismo religioso (la religione infatti è più ricca e

multiforme). Durkheim rifiuta anche l’ipotesi marxiana che i rapporti economici (struttura di classe)

siano la base primaria del potere politico nella società. Nel modello da lui proposto, Durkheim,

sottolinea di più il valore dei cambiamenti graduali nella storia che la dinamica rivoluzionaria. Per

Durkheim il conflitto di classe è il sintomo del malessere del mondo moderno, non ne è la prima

causa e dipende dalla mancanza di ordine, per cui rifiuta anche l’ipotesi che la società

contemporanea sia radicalmente organizzata sulla base di un cambiamento rivoluzionario. 30

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La riorganizzazione economica non è la soluzione alla crisi del mondo moderno che ha originato il

socialismo perché non si tratta di una crisi economica ma morale. Il programma di Marx si fonda su

provvedimenti economici con la concentrazione del capitale e della forza produttiva sociale nelle mani

dello Stato. Tutto ciò non potrà però diminuire il vuoto morale derivante dalla condizione anomica

dell’industria moderna.

14. RELIGIONE, IDEOLOGIA E SOCIETA’

Influenza della religione sulla vita sociale problema centrale in Durkheim e Weber, presente anche

in Marx che ritrova nella filosofia di Hegel due elementi caratteristici della religione come forma di

ideologia (rappresentazione rovesciata di valori creati poi dall’uomo nella società e la giustificazione

di principio dell’ordine sociale esistente). Analisi del carattere ideologico della religione, due i

problemi da analizzare:

1) origine del contenuto dei simboli religiosi nel cui ambito rientra il dibattito sulla concezione

materialistica della storia;

2) conseguenze della laicizzazione della vita moderna sostituzione del pensiero e

→progressiva

della pratica religiosa con il razionalismo in tutte le sfere della vita sociale.

Per Marx le idee non possono attuare niente, per l’attuazione delle idee c’è bisogno degli uomini che

impiegano una forza pratica.

Marx e Weber: il problema della religione come ideologia

Gli scritti di Marx sull’argomento hanno un carattere frammentario e la sua posizione nei confronti

delle istituzioni religiose e della loro influenza è piuttosto distaccata e negativa; dopo il 1845 superò

del tutto l’esigenza di analizzarla nel dettaglio. Insufficiente la sua trattazione della società orientale

per poter fare un confronto con le analisi approfondite de Weber sulle religioni in India e Cina. Nei

confronti del Cristianesimo Marx con accenni sparsi rifiuta il punto di vista idealistico con cui ne era

stata analizzata l’influenza: per Marx il cristianesimo non nacque come una religione di vagabondi, si

diffuse grazie al decadimento interno dell’impero romano a cui oppose, con la sua etica, nuove

energie vitali; nella successiva evoluzione il cristianesimo fu analoga rinascita morale di fronte alla

disgregazione interna della società feudale europea, rappresentata dalla Riforma con cui è stata

spezzata la fede nell’autorità con la restaurazione dell’autorità della fede liberando l’uomo dalla

religiosità esteriore e facendo della religiosità l’interiorità dell’uomo. Le interpretazioni di Marx sulla

religione si possono meglio affrontare nel contesto della sua concezione del materialismo storico

(Marx non si interessò mai alla formulazione di una teoria solo filosofica, non vuole solo interpretare

il mondo ma trasformarlo; non scrisse mai un’esposizione sistematica della sua concezione

materialistica della storia nemmeno rispetto alla società borghese che era al centro della sua

attenzione). Per Marx non si deve parlare dell’uomo in astratto (come fece Feuerbach) perché l’errore

è non capire che gli uomini esistono solo nel contesto specifico della società che muta nel corso dello

sviluppo storico; è anche nel considerare le idee come un riflesso dell’azione umana nella realtà

materiale realtà invece va concepita come attività umana sensibile, pertanto, l’analisi del

→la

contenuto delle ideologie non spiega l’azione umana. Le ideologie per Marx si fondano sulle

condizioni della vita materiale, le idee sono dei prodotti sociali ma non necessariamente deve esserci

un rapporto diretto tra la base reale della società e la nuova struttura politico-giuridica. Il legame è

invece tra l’ideologia e la struttura di classe, questa esercita una certa influenza sulle idee che

diventano dominanti in una data società e viceversa, il sorgere di idee che possono una critica

all’esistente ordine sociale (per esempio idea del comunismo) presuppone già l’esistenza di rapporti

di classe (classe rivoluzionaria) che vi diano una base strutturale. L’ideologia è pertanto il riflesso (è

l’effetto) passivo delle circostanze materiali (sono le cause) ma con ciò si nega il ruolo attivo degli

uomini in quanto creatori della realtà sociale. Weber rifiuta l’idea che la concezione del materialismo

meccanicistico possa costituire un valido presupposto per l’analisi sociologica. Weber usa il concetto

nella sua analisi dei rapporti tra i sistemi di idee e l’organizzazione sociale (come

di affinità elettiva

Marx): il rapporto tra il contenuto delle credenze che gli individui accettano e le conseguenze di tale

adesione sull’azione sociale per Weber ha un carattere storicamente variabile, viceversa, il modo di

vita di una classe o ceto sociale può generare un’affinità con certi modelli di etica religiosa senza

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doverne determinare la natura delle sue credenze. Sia per Marx che per Weber i sistemi religiosi

rappresentano la creazione di valori umani che sono il risultato di un processo storico: i sistemi

religiosi legittimano i rapporti di dominio. La sociologia della religione di Weber non è affatto una

confutazione del materialismo storico di Marx perché mostra il ruolo dell’ideologia come un fattore di

influenza indipendente sulle trasformazioni sociali.

Differenze: per Marx nella storia c’è una razionalità interna da scoprire ed esiste una logica dello

sviluppo che si può ricavare dallo studio empirico del processo storico. Per Weber invece non c’è

motivo per costruire uno schema razionale dello sviluppo storico. Dallo studio della storia e della

società non si possono ricavare norme che siano verificabili oggettivamente, cioè la scienza non può

confermare la fede morale dell’individuo. Weber inoltre sebbene riconosca come Marx l’importanza

del legame tra le idee e gli interessi non accetta invece la tesi di Marx per cui gli interessi di classe

siano privilegiati rispetto all’ideologia. Secondo Weber invece l’adesione ad un dato insieme di ideali

(religiosi, politici, economici ecc.) produce degli interessi che si possono definire solo in riferimento ai

contenuti degli ideali stessi.

La laicizzazione e lo spirito del capitalismo moderno

Laicizzazione: termine che però non esprime adeguatamente l’insieme degli effetti che Marx e Weber

attribuiscono alla graduale eclissi delle credenze religiose parallela all’avanzamento del capitalismo

per Weber il progressivo disincanto del mondo è un processo avviato dalla nazionalizzazione inerente

la profezia religiosa. Il carattere rituale magico è eliminato totalmente dall’avvento del capitalismo

che perde importanza nel momento in cui la produzione capitalistica industriale entra nella sua fase

matura. Marx accetta l’importanza storica della connessione tra etica protestante e spirito

dell’impresa capitalistica e sottolinea la razionalità ascetica del capitalismo moderno →ascetico

perché la azioni dei capitalisti si fondano sull’astinenza e sul continuo reinvestimento dei progetti e la

scienza della ricchezza è al tempo stesso la scienza della rinuncia, della penuria, del risparmio. La

razionalità ascetica del capitalismo si esprime nel dominio del mercato sulle relazioni umane e nella

ricerca dell’utile economico come fine in sé stesso. Per Weber e per Marx il capitalismo maturo è un

mondo in cui la religione è sostituita da un’organizzazione sociale in cui la razionalità tecnologica

regna sovrana e in cui “ogni cosa sacra viene sconsacrata”. Per Marx la fine della religione rende

possibile la realizzazione pratica delle credenze illusorie raggiungimento di una vita migliore in

→il

cielo è il sostituto della reale possibilità di un’esistenza più soddisfacente per tutti su questa terra. La

soppressione della religione per Marx non comporta la scomparsa dei valori morali ma l’eliminazione

di ideologie che legittimano gli interessi particolari di classe.

Per Weber l’organizzazione di una società laica comporta necessariamente il rifiuto di alcuni valori

fondamentali che hanno guidato lo sviluppo di quella società Weber solo la rinascita carismatica

→per

di nuovi dei forse fornisce un’alternativa.

Marx e Durkheim: la religione e l’individualismo moderno

Gli interessi che Durkheim manifesta nella sua sociologia della religione in Le forme elementari

differiscono in molti aspetti da quelli di Weber che non volle per esempio formulare una teoria

generale della religione. Nell’opera Le forme elementari Durkheim cerca di individuare l’importanza

funzionale della religione essendo la base fondamentale della solidarietà nelle società tradizionali ed

esprime la tesi secondo cui la società e l’origine di credenze e rappresentazioni nuove cerimonie

→le

religiose per esempio non sono solo momenti in cui si rafforzano le credenze esistenti ma anche

momenti di creazione delle credenze, quindi per Durkheim la religione è qualcosa di sociale ma essa

non si limita a tradurre in un altro linguaggio le forme materiali della società e le sue necessità vitali.

Durkheim non accetta la teoria della conoscenza secondo cui esiste un rapporto univoco tra le idee e

la loro base sociale. L’opera di Durkheim ha come oggetto la forma più semplice di religione esistente

per cui la teoria della conoscenza lì esposta non si può applicare ai tipi di società più differenziati: nel

totemismo le categorie del pensiero sono costituite dalle rappresentazioni dei fatti sociali (si basano

cioè sull’ordinamento sociale e non sui fenomeni naturali) per cui per Durkheim il contenuto delle

credenze religiose non può essere puramente illusorio. Durkheim insiste sulla netta separazione tra

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natura e società: il legame tra realtà sociale e idee nella società semplice è invece diretto, anche

Marx è d’accordo società semplici la conoscenza si limita all’ambiente sensibile immediato:

→nelle

l’uomo primitivo è come alienato (alienazione che si esprime nella religione naturale) dalla natura

che gli appare come una forza, una potenza estranea, onnipotente, indomabile per cui verso essa si

comporta in modo animale pertanto una coscienza animale della natura (religione naturale). Ma

→è

anche tutto questo per Marx si fonda sullo scambio tra uomo e natura nella produzione e l’aumento

della popolazione è fondamentale per progredire oltre questo stadio di coscienza tribale (Durkheim è

d’accordo). Durkheim ammette che l’attività economica possa influenzare i sistemi di idee della

società semplice ma per lui è più probabile che i rapporti economici siano subordinati alle condizioni

religiose. Le divergenze tra Marx e Durkheim non riguardano il grado a cui le idee sono dipendenti

dall’infrastruttura. Sia Weber che Marx concordano sul fatto che non esista alcun ideale morale che

abbia una validità universale (cioè che possa essere adatto a tutti i tipi di società): per Durkheim

però la validità di un dato insieme di idee morali è in corrispondenza ai bisogni dell’organismo

sociale, per Marx è radicata nei rapporti di classe (la moralità esprime pertanto la disuguaglianza

della distribuzione del potere economico nella società). Per Marx inoltre in capitalismo aumenta il

dominio dell’uomo sulla natura per cui le credenze religiose diventano più complesse e si esprimono

in sistemi di idee più razionalizzati rappresentanti l’autoalienazione dell’uomo. Marx dice: la religione

è l’oppio dei popoli perché ha la funzione di legittimare il ruolo subordinato di una classe soggetta

(l’assetto sociale esistente) mentre per Durkheim la religione consola i poveri insegnando loro ad

esser paghi del loro destino anche se però non può essere illusoria, lo è solo quando un insieme di

credenze non è più compatibile con l’esistenza di un dato tipo di società. Durkheim riconosce nel

protestantesimo l’origine del culto moderno dell’individualismo (il cristianesimo infatti pone l’accento

sulla salvezza dell’anima individuale).

L’individualismo morale è indicativo dei cambiamenti della società moderna (fine 1600) che hanno

comportato la diffusione del razionalismo in tutti i settori della vita sociale. Identifica la religione con

la regolarizzazione morale la cui responsabilità nella società contemporanea deve essere assunta

dallo Stato. Diversa l’interpretazione data da Marx e Durkheim delle conseguenze della laicizzazione:

per Marx la religione è sempre una forma di alienazione perché le credenze religiose tipicamente

attribuiscono le capacità e i poteri che di fatto sono degli uomini a entità mistiche. Il superamento

della religione è possibile solo con la soppressione dell’opposizione tra individuo e società →pura

utopia per Durkheim perché non può più essere ristabilita la solidarietà organica e la coscienza

collettiva.

15. DIFFERENZIAZIONE SOCIALE E DIVISIONE DEL LAVORO

Alienazione, anomia e lo stato di natura

Gli scritti di Marx, Durkheim e Weber in modi diversi svolgono sia un’analisi che una critica morale

della società moderna. In Marx e Durkheim, punto nodale di questa analisi critica sono i concetti di

e anomia. Le differenze tra questi due concetti si fondano su due diverse concezione

alienazione

dell’uomo nello stato di natura:

alienazione, vicino più a Rousseau è per natura buono ma la società lo ha corrotto

→l’uomo

- anomia, più vicino a Hobbes è per natura un essere asociale e la società deve

→l’uomo

- reprimerne severamente l’egoismo

valutare alienazione e anomia rispetto ad uno stato di natura, tuttavia, significa trascurare la natura

storica dell’uomo essenziale sia in Marx che in Durkheim e infatti entrambi distinguono

→dimensione

la loro posizione da quella della filosofia astratta posta al di fuori della storia (Rousseau e Hobbes

ritengono che l’uomo è per natura refrattario alla vita in comune può rassegnarsi ad essa solo

quando vi è costretto). Per Durkheim l’egoismo è in parte un prodotto della società e la spinta al

miglioramento economico viene considerata anche da Marx un risultato della società moderna in cui

l’individualità è molto sviluppata e l’egoismo è una minaccia maggiore per la coesione sociale. Anche

se l’individualismo non coincide con l’egoismo tuttavia può aumentare le inclinazioni egoistiche e

l’allargamento dei moventi individuali è riflesso dallo stato di anomia prevalente in certi settori sociali

moderni. L’uomo moderno, quando vive in situazioni di anomia è un essere diverso dall’ipotetico

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flaviael

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DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze della politica
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Bixio Andrea.

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