Estratto del documento

Filologia latina 2018/2019

Inizio del libro III di Ovidio (versi 1-136)

L'inizio si riallaccia al finale del libro II. Il dio qui citato è Giove (di cui non viene detto il nome ma lo si capisce dal libro precedente e perché viene detto dopo), che si trasformò in toro per rapire Europa. I campi Dictei (ovvero cretesi) è usato come epiteto geografico per indicare Creta, e si trova anche in Virgilio. Esso è uno strumento tecnico che si trova nella tradizione. Ovidio vuole ricordare che Europa a Creta partorì Minosse, figlio di Giove, ma non lo dice, lo tralascia.

Minosse I si identifica con Creta, che svolge il ruolo di giudice negli Inferi (poi ripreso anche da Dante). Poi c'è un Minosse, omonimo, che rimanda al mito del Minotauro. Quindi all'origine di questa dinastia cretese ci sono Europa e Giove. Sia del dio che del padre di Cadmo, Agenore, Ovidio non dice il nome, perché il mito è noto, quindi non ne ha il bisogno.

Agenore è detto ignaro perché non sa dov'è la figlia, ma è capace di comandare Cadmo perché è suo figlio. Il fatto che il padre comandi Cadmo è più importante dei nomi dei personaggi che non vengono detti. Ciò che gli importa è la situazione familiare che si crea.

L'esilio, qui adottato come codice epico, è la condizione per cui dal luogo di residenza si viene espulsi, a volte indicandone i tempi e a volte no. Qui il padre dice a Cadmo di non tornare più a casa se non ritrova la sorella.

La pietas è la devozione verso gli dei e la patria, ma anche l'osservanza del legame tra padre e figlio (Enea è pius per questo).

Sceleratus ha dentro di sé scelius, un atto che infrange col sacrilegio qualcosa di questo ordine nei confronti del quale bisogna essere pii. Certo l'opposto di pius è impius, ma scelius ha un campo più ampio che comprende tutto ciò che si fa di male, non solo verso gli dei e i genitori, ma è anche un atto di violenza verso persone e oggetti inanimati (luoghi, templi). Quindi è vicino al significato del nostro scellerato.

Pius e sceleratus sono riferiti al padre, che con questa azione è sia pio, nei confronti della figlia, sia scellerato, nei confronti del figlio. Quindi con lo stesso atto si può essere pio e scellerato insieme.

Il fatto che il padre si preoccupi così per la figlia non è un'innovazione ovidiana. E il fatto di spedire Cadmo alla ricerca della figlia sembrerebbe un modo per sbarazzarsi del figlio (in cui spesso i padri vedono un concorrente nei loro diritti, invece che una continuazione della stirpe).

Per Cadmo è un inizio senza ritorno, un preannuncio di non continuità, dato che sarà costretto a fondare una patria che non è sua (anche se il ruolo di fondatore è molto prestigioso).

Di questa coppia ossimorica (pius-sceleratus), Ovidio se ne serve anche nelle Metamorfosi, libro IX verso 409; in cui la sua selezione narrativa lo rende un po' oscuro, e qui è pronunciato da una dea, Temi, in cui in forma di profezia dice alcune cose che si riferiscono a Tebe. Nel IX libro c'è una disputa tra dei per la corsa al ringiovanente. Temi dice che a Tebe la discordia fa guerra, due fratelli saranno pari nel darsi ferite, un figlio vendicherà il genitore sulla genitrice, e per questo sarà pio e scellerato con la stessa azione. Costui è Oreste, che uccide la madre Clitemnestra per vendicare il padre Agamennone. Quindi Oreste è pio perché vendica il padre ma è anche scellerato perché uccide la madre. Usa questo ossimoro anche nei Tristia 4, 4 verso 69.

Il viaggio di Cadmo (versi 6-9)

Ovidio non racconta il viaggio di Cadmo (sicuramente circolavano miti su questo quindi non valeva la pena raccontarlo). Nonostante abbia girato ovunque, non riesce a trovare la sorella. La sua è una missione impossibile anche per un eroe: Giove è inafferrabile perché è Giove. Così, non riuscendo a trovare la sorella, diventa esule. Consulta l'oracolo di Febo per chiedergli in che terra andare.

L'oracolo di Febo (versi 10-14)

L'oracolo di Febo gli dice che in un campo solitario vedrà una giovenca selvatica, dovrà seguirla e dove si fermerà dovrà fondare Tebe. Questa è la risposta dell'oracolo, ma è il dio stesso che parla servendosi di questo portavoce. Come se ci fosse un legame più vicino col dio, come se si volesse rendere il dio più vicino agli uomini.

Apollo da giovane ebbe a che fare con un drago. Cadmo ancora non lo sa ma dovrà superare una prova simile, dato che dovrà lottare contro un serpente-drago. Le indicazioni che l'oracolo dà a Cadmo sono precise, quindi lui non può sbagliare. A differenza di Enea, che invece fa una serie di tentativi in luoghi sbagliati, prima di fondare Roma.

L'azione della giovenca (versi 14-18)

Qui la narrazione procede in modo spedito, dato che le indicazioni sono precise e Cadmo agisce in fretta. Cadmo è pius, quindi molto accortamente capisce che questo è il segno, quindi inizia a svolgere il suo compito ricordandosi di Febo. Cadmo si dimostrerà, da vecchio, pius quando riconoscerà in Dioniso il dio e perciò non vi opporrà resistenza (a differenza di Penteo).

Il gesto della giovenca (versi 19-27)

Dal verso 20 c'è un insieme di azioni in progressione che compie la giovenca, espressi in forma aggettivale o con participi che intercalano queste azioni espresse con stetit, infulit, procubuit e submisit: fa un gesto significativo (le corna in alto) e poi un gesto sonoro, poi si gira indietro verso Cadmo e si sdraia a terra, quasi per indicargli che quello è il luogo. È un animale parlante.

Cadmo, essendo pius, rende grazie al dio e bacia la terra. Poi c'è l'urgenza di fare dei sacrifici a Giove, così ordina ai ministri del rito che sono con sé di cercare delle acque da libagione, non acqua normale. Quest'acqua deve essere presa da fonti vive.

La descrizione del bosco (versi 28-34)

Dal verso successivo inizia la descrizione del luogo a cui poi segue la descrizione dettagliata. Sono luoghi inviolati dall'uomo e non di rado a questa descrizione, Ovidio sa mettere della suspance di quello che accadrà dopo, ed è spesso qualcosa di perturbante. È una natura apparentemente bellissima ma che poi nasconde eventi terribili. Un esempio è la grotta nel III libro, dove nel mito di Atteone dove Diana si bagna e si spoglia e che Atteone vede. Scena bellissima che poi si trasforma in orrore.

La sacralità del bosco non toccato da nessuna scure, ricorda la giovenca che non conosce gioco. È un bosco che conosce il divino, in cui non c'è la presenza umana. Vi è poi una grotta piena di fronde e rami, e questo binomio richiama il libro XI dell'Eneide (verso 65), dove vi è una scena in cui non viene descritta una natura ma persone che intessono questi rami. Qui Virgilio scrive arbuteis texunt virgis et vimine querno. Il binomio è accompagnato dagli aggettivi arbuteis e querno (virgis e vimine significano entrambi rami ma Virgilio specifica che tipo di rami sono), che vogliono dire rami di corbezzolo e rami di quercia. L'XI libro inizia con il funerale di Pallante, ucciso da Turno (così come Patroclo), ed Enea porta il corpo al padre, con grande dispiacere perché si sente responsabile. Viene descritto il feretro in cui sono posti dei ramoscelli. Di questo binomio botanico, Ovidio prende solo l'essenziale, ovvero i ramoscelli e i rami.

La grotta è fitta di rami, che disegna un arco naturale basso e pieno di acque che attirano i ministri. Qui c'è un serpente sacro a Marte. Micant, che indica qualcosa che si muove velocemente, è ripetuto due volte: il primo è riferito agli occhi.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 13
Cadmo e Le Metamorfosi - Filologia Latina Pag. 1 Cadmo e Le Metamorfosi - Filologia Latina Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Cadmo e Le Metamorfosi - Filologia Latina Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Cadmo e Le Metamorfosi - Filologia Latina Pag. 11
1 su 13
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lisag1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Romeo Alessandra.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community