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Broglio introduzione al Paleolitico

L'antichità dell'uomo e la preistoria

La preistoria nacque come scienza nella prima metà dell'800 quando fu acquisita la nozione di alta antichità dell'uomo. Georges Leclerc conte di Buffon, nell'opera "Époques de la Nature", aveva distinto sette epoche della durata complessiva di alcuni milioni di anni. Successivamente Georges Cuvier respinse la teoria per cui i primi uomini fossero contemporanei di specie estinte. Negli ambienti meno conformisti si affacciava l'idea che l'uomo fosse più antico di quanto non fosse ammesso dalla scienza accademica. Crevecoeur, nella cava di ghiaia di Mechnecourt presso Abbeville, nel bacino della Somme, associa resti scheletrici di elefante, rinoceronte e orso delle caverne ed una specie estinta di cervo con manufatti di selce.

Lo scetticismo degli ambienti scientifici fu vinto definitivamente nel 1863 in seguito al ritrovamento di una mandibola umana, nella cava di Moulin-Quignon presso Abbeville, riconosciuta da una speciale commissione ai mammiferi estinti. Nella seconda metà del secolo scorso la nozione di alta antichità dell'uomo trovò un importante supporto teorico nella teoria evoluzionistica. Carlo Linneo, creatore della sistematica, era convinto che le specie viventi non avessero subito alcuna modificazione dalla loro creazione (fissismo). Lamarck aveva sostenuto che l'essere vivente si adatta all'ambiente mediante l'acquisizione di caratteri che trasmette ai suoi discendenti. Successivamente Darwin vede l'evoluzione come conseguenza della selezione naturale, intesa come conservazione delle variazioni favorevoli ed eliminazione delle variazioni sfavorevoli.

L'affermarsi della concezione evoluzionistica diede un forte impulso alle ricerche dell'uomo fossile. Tra le prime scoperte vediamo: la grotta di Engis con un cranio frammentato di un ragazzo neandertaliano e del cranio di un adulto. Ma nel 1856 nel deposito della grotta di Feldhofer nella valle di Neander presso Düsseldorf, erano venute alla luce alcune ossa fossili, che l'insegnante J. Furlott descrisse come appartenenti ad una forma umana estinta. Con i successivi ritrovamenti della mandibola di Naulette e degli scheletri di Spy, fu accolta l'idea che l'uomo, diverso dall'attuale, l'uomo di Neandertal, fosse vissuto in Europa nel Pleistocene superiore, fu finalmente accolta dagli ambienti accademici.

Più tardi Dubois, convinto evoluzionista, effettuò scavi presso le isole di Sumatra e Giava, portando alla luce una calotta cranica ed un femore entrambi con tratti molto primitivi, che prenderanno il nome nel 1894 di Pithecantropus erectus. Anche gli scavi del 1921 presso Pechino portarono alla definizione della specie Sinantropus pekinensis, confermata successivamente con altri ritrovamenti nello stesso sito. Giava e il Sinantropo di Pechino rappresentano i primi ritrovamenti di H. erectus. Nel 1924 presso Taung (Sudafrica), Dart portò alla luce il modello endocranico naturale di un giovane ominide, attribuito alla specie Australopithecus africanus. Altre scoperte si sono poi susseguite in Africa, ma la più sensazionale fu il ritrovamento di fossili attribuita alla più antica specie di Homo, chiamato da Leakey H. habilis. Le datazioni attribuite a questa specie sono a circa 2 milioni di anni.

Principali orientamenti nello studio del Paleolitico

Importante fu il contributo dato da Oscar Montelius, per quanto riguarda la teorizzazione del metodo tipologico, secondo cui la forma dei manufatti si sviluppa nel tempo consentendo di stabilire delle sequenze verificabili con criteri stratigrafici. Thomsen invece propose il sistema delle tre età (età della pietra, età del bronzo, età del ferro), attraverso le quali si sarebbero sviluppate le civiltà preistoriche. Lubbock invece divise la prima età della pietra scheggiata (poi chiamata paleolitico) ed età della pietra levigata (neolitico).

Mortillet introdusse una suddivisione sulla base di criteri archeologici, fondata, sulle caratteristiche delle industrie litiche. Il sistema di Mortillet riscosse un enorme successo. Verso la fine del secolo scorso si riteneva che le culture dei popoli della preistoria fossero passate attraverso uno stadio più antico caratterizzato dagli strumenti bifacciali (Acheuleano), e stadi successivi caratterizzati rispettivamente da strumenti su scheggia (Musteriano), da strumenti foliati (Solutreano), da strumenti laminari (Aurignaziano), e infine strumenti su osso (Maddaleniano).

Il Paleolitico veniva quindi suddiviso in:

  • Paleolitico inferiore = Acheuleano
  • Paleolitico medio = Musteriano
  • Paleolitico superiore = Solutreano, Aurignaziano, Maddaleniano

Successivamente tra Paleolitico e Neolitico venne inserito il Mesolitico. La scuola paletnologica romana sosteneva la teoria per cui in Italia non si erano diffuse le culture del Paleolitico superiore. Le ricerche condotte da Breuil sul Paleolitico inferiore lo indussero a pensare che complessi differenti si fossero sviluppati per linee parallele, differenziandosi ancora maggiormente nel Paleolitico medio. Sempre secondo Breuil, l'Aurignaziano veniva smembrato in due complessi distinti, chiamati Aurignaziano tipico e Perigordiano, che sarebbero evoluti parallelamente nel ristretto territorio della Dordogna, senza contatti.

I cicli culturali: H. Obermaier e O. Menghin

Menghin vede nel Paleolitico lo sviluppo di tre cicli culturali delle industrie bifacciali (legate alle foreste tropicali), delle industrie su scheggia e delle industrie su osso. Queste tesi furono criticate perché di portata troppo generale e vasta, mentre quelle di portata regionale come nel caso di Bayer furono accolte.

Altre concezioni evoluzionistiche, G. Laplace e F. Bordes

Blanc teorizzò un modello di evoluzione per lisi, secondo il quale si sarebbero sviluppate sia l'evoluzione biologica sia l'evoluzione culturale. Egli sostiene che l'evoluzione nel campo culturale si compie in tre momenti:

  • Per invenzione di nuovi elementi etnologici
  • Smistamento per selezione
  • Correlazione, integrazione e segregazione

Laplace applica il modello di Blanc per spiegare l'origine e lo sviluppo dei complessi del Paleolitico superiore: la loro origine viene cercata nei complessi musteriani locali. Laplace introduce nozioni oggi utilizzate: struttura di un insieme litico, equilibrio interno di industria, complesso industriale. Secondo Bordes, invece, i complessi del Paleolitico inferiore e medio si sarebbero differenziati progressivamente, dando luogo a distinte tradizioni culturali, coesistite senza influenzarsi. A Bordes si deve l'introduzione del metodo sperimentale sullo studio dei procedimenti di lavorazione dei materiali litici, la formulazione delle prime liste tipologiche e l'utilizzo dei criteri statistici elementari nello studio degli insiemi di manufatti.

Ricordiamo poi G. Childe il quale sottolinea l'importanza dell'economia e la sua interdipendenza con gli altri aspetti delle culture etnologiche (industrie, abitati, riti funerari, culti, espressioni artistiche, ecc), intese come unità spazio-temporali, in particolare nel Mesolitico e nella rivoluzione neolitica. Clark invece sottolineò l'importanza dell'ambiente legato ai comportamenti umani.

L'interpretazione funzionale: L. Binford

Binford affrontò il Paleolitico dando avvio alla scuola detta New Archeology. Egli si chiese innanzitutto il significato di evidenze archeologiche quali: siti, strutture, manufatti, ossa, ecc., e cercò di interpretarle secondo modelli desunti dallo studio di popolazioni primitive attuali (etnoarcheologia), eventualmente ricorrendo a simulazione dei processi di formazione dei depositi antropici (archeologia sperimentale). Ha fortemente criticato l'approccio tradizionale agli insiemi litici, considerati, espressioni delle etnie che li hanno prodotti. In particolare, prendendo in esame la classificazione delle industrie litiche musteriane. Binford abbraccia la teoria di Bordes sulla suddivisione dei gruppi ma interpreta ciascun gruppo come espressione di un'attività e non di una tradizione tecnologica.

La differenziazione degli insiemi andrebbe vista secondo una prospettiva funzionale: il musteriano tipico corrisponde ad un'attività di sussistenza e di lavorazione dei manufatti; il musteriano di tradizione acheuleana, ad attività di taglio ed incisione; il musteriano ferrassie, ad attività estrattive, caccia e macellazione; il musteriano denticolato, ad attività estrattive, di taglio e spezzamento. Nel primo caso possiamo ritenere che la variabilità rifletta una differenziazione funzionale tra siti o tra aree definite dal medesimo sito, nel secondo caso dobbiamo invece pensare che la diversificazione implichi effettivamente diversità filetetiche o comunque relazioni tra gruppi umani.

Principi e metodi di ricerca

Le prime ricerche

Le ricerche sul Paleolitico hanno avuto l'avvio in Europa occidentale, soprattutto in Francia, da parte di ricercatori prevalentemente di formazione naturalistica, nell'intento di dare una collocazione cronologica dei resti scheletrici umani prodotti dall'attività antropica. Per questo motivo i primi ricercatori si basavano su scienze come la geologia e la paletnologia, cercando di inserire i gruppi umani preistorici attraverso la cronologia relativa. Questo approccio fu favorito dalle molte serie stratigrafiche contenenti in successione livelli di occupazione antropica, intercalati a livelli sterili. La correlazione che ne deriva si può applicare ad aree abbastanza vaste.

Lo scavo dei depositi antropici

I paleolitici hanno occupato sedi poste in situazioni morfologiche differenti: lungo le rive di laghi e fiumi, sugli alti morfologici delle pianure, lungo i pendii, all'interno di ripari sotto roccia, all'imboccatura delle grotte, ecc. Il deposito antropico è quello che i gruppi umani hanno lasciato e che quindi ci è giunto conservato. Sono depositi antropici quei depositi alla cui formazione ha contribuito l'uomo. Ciò che arriva a noi sono oggetti duri: pietre, materiali di origine animale, ossa avorio, conchiglie e legni carbonizzati, oggetti di legno e in fibra vegetale soltanto in condizioni eccezionali nel caso dei terreni desertici e torbosi. Alcuni depositi antropici disposti in modo significativo possono riportare ad una o più strutture (capanna, officina di prodotti litici, sepoltura, ecc.).

I depositi che contengono le tracce dell'attività dell'uomo hanno diversa natura: sono riempimenti di ripari sotto roccia, di grotte o di altre cavità carsiche; depositi eolici come loess o sabbie desertiche; detriti, sedimenti lacustri torbosi o limosi; depositi di spiaggia. Il loro studio offre quindi informazioni sull'ambiente naturale nel quale l'uomo è vissuto. Le tracce lasciate dall'uomo consentono invece la ricostruzione delle sue attività. Una volta individuato e delimitato il deposito, l'area interessata viene coperta con rilievi planimetrici e con un reticolo di sezioni di origine certa, che consente di correlare dati di scavo a distanza di tempo. La dissezione viene eseguita con strumenti adatti, si passa poi all'analisi in laboratorio di elementi macroscopici e la setacciatura, al lavaggio e al vaglio dei sedimenti per poter raccogliere i reperti più piccoli. Infine vengono accuratamente annotate tutte le osservazioni sui sedimenti e sulla disposizione di strutture evidenti.

Lo studio dei depositi: metodi di ricostruzione dell'ambiente naturale e della sua evoluzione

Lo studio dei depositi antropici è interdisciplinare.

Sedimenti e suoli

I depositi antropici hanno diversa origine, il terreno è studiato dai sedimentologi e pedologi, i quali studiano la stratigrafia e la sedimentazione del terreno, nonché le lacune, i fenomeni erosivi, i disturbi dovuti a cause naturali (crioturbazioni, bioturbazioni, ecc.) o all'intervento antropico.

Pollini e macroresti vegetali

Importanti sono i resti vegetali nei siti paleolitici, come pollini e spore da frammenti di legno carbonizzati e raramente semi. Le pareti cellulari di pollini e spore, particolarmente resistenti, ne consentono la conservazione in molte rocce sedimentarie, purché non vengano ossidate. I pollini vengono isolati con tecniche raffinate e quindi determinati. Ogni campione contiene uno spettro pollinico dal quale si risale.

Faune

È uno studio paleozoologico, riguarda più gruppi di organismi, animali sensibili alle modificazioni climatiche come molluschi terrestri, piccoli mammiferi, uccelli, ecc. I resti di questo studio vanno confrontati con quelli dei terreni, dei resti vegetali: se le conclusioni saranno univoche, la ricostruzione dell'ambiente e della sua evoluzione si potrà ritenere corretta. La composizione della fauna potrà riflettere in grado diverso l'ambiente. Capire la fauna vuol dire seguire le esigenze alimentari dell'uomo del Paleolitico che talvolta ha abusato della caccia nei riguardi di tutto ciò che poteva essere cacciato e talvolta invece preferiva una caccia di tipo selettivo. In alcuni siti la concentrazione di ossa animali potrebbe significare non soltanto il passaggio dell'uomo ma la presenza di carnivori cacciatori (tana di orsi nelle caverne). La tafonomia studia l'agente o la causa che ne ha determinato l'accumulo.

Le evidenze archeologiche: suoli di abitato

Ogni sito preistorico è stato occupato più o meno lungamente una sola o più volte. La rioccupazione dello stesso sito può avvenire anche con intervalli di migliaia di anni. Questa differenza non si può capire se non si nota una differenza marcata nella stratigrafia dei reperti (nel caso delle stratigrafie orizzontali). Le modificazioni del substrato dovute alla presenza dell'uomo costituiscono uno strumento valido per lo studio dei processi di formazione dei suoli di abitato (archeopedologia).

Strutture d'abitato

Lo spazio abitato dall'uomo ha avuto una sua organizzazione, che se non alterata riflette delle evidenze archeologiche, riconducibili talvolta a strutture. Lo studio delle strutture consente di avanzare ipotesi sul ruolo del sito nel sistema di vita dei cacciatori paleolitici.

Archeozoologia

I resti animali introdotti dall'uomo nel sito, solitamente mammiferi, pesci, uccelli, riflettono le strategie adottate dall'uomo per procurarsi cibo. Inizialmente l'uomo per procurarsi il cibo pratica lo sciacallaggio (sottrae gli avanzi di carne dai predatori animali), poi l'uomo caccia i mammiferi di piccola taglia e in seguito anche quelli più grossi. Il rapporto tra il numero di individui appartenenti a ogni specie indica quali erano gli animali cacciati e la quantità di cibo ricavata, mettendo in evidenza eventuali forme di caccia specializzata (es. caccia mammut, renna, ecc.). La determinazione del sesso e dell'età degli animali abbattuti può suggerire pratiche di caccia selettiva, rivolta allo sfruttamento dei capi che non rivestivano interessi ai fini della riproduzione e conseguentemente al mantenimento della potenzialità alimentare del branco cacciato. L'esame delle parti scheletriche come i palchi delle renne o i denti di erbivori indica la stagione di abbattimento.

Archeologia

Nei depositi si conservano i manufatti più resistenti, come la selce o altre rocce, ma anche materia dure animali, osso, avorio, conchiglie e come già detto in ambienti favorevoli anche, legno, fibre vegetali, mastice, ecc. I prodotti dell'attività antropica vengono distinti sulla base dei materiali impiegati per fabbricarli. E secondariamente sulla base del metodo di lavorazione. Si parla perciò di industria litica, di industria su materie dure animali, di ceramica, di metalli. Si suddivide successivamente in industria della pietra scheggiata da industria di pietra levigata. (Neolitico, Paleolitico).

Gran parte degli insiemi litici del Paleolitico inferiore e medio è stato analizzato col metodo Bordes, mentre gli insiemi del Paleolitico superiore sono stati analizzati in parte col metodo de Sonneville, Bordes-Perrot, in parte col metodo Laplace. Negli anni '30 iniziò lo studio sulle tracce d'uso condotta da Semenov che arrivò però tardi ai paesi occidentali (nel 1962). Accanto all'analisi delle tracce d'uso si è sviluppata la sperimentazione di manufatti e al loro utilizzo confrontando manufatti archeologici con manufatti sperimentali.

Fino al 1950, quando Bordes introdusse nello studio delle industrie criteri statistici elementari, la definizione dell'entità tassonomiche del Paleolitico era fondata sulla presenza di associazioni caratteristiche di fossili-guida, riconosciuti in alcuni siti di riferimento; per il Paleolitico medio e superiore, Bordes e Sonneville costruirono dei diagrammi cumulativi che visualizzavano gli indici tipologici di un insieme, e che possono essere utilmente confrontati tra loro con i diagrammi cumulativi di insiemi di riferimento.

Nel 1957 Laplace teorizzò un nuovo metodo di analisi quantitativa delle industrie litiche, introducendo alcune nozioni fondamentali. L'insieme di indici che esprimono le caratteristiche tecniche, tipologiche e tipometriche, costituisce la struttura di un insieme litico: tipi, classi, famiglie tipologiche. Gli insiemi costituiscono un complesso industriale, un complesso industriale nasce quando da tipi comuni (sostrato) emergono via via sempre più tipi specializzati. L'evoluzione è espressa da variazioni degli indici “sensibili”. Laplace parla di “squilibrio strutturale” nei casi in cui qualche insieme omogeneo presenti una struttura “inflazionata”. Binford propose l'interpretazione funzionale. I ricercatori intendevano che le entità tipologiche dei manufatti corrispondessero ad etnie, delle quali sarebbero state espressione tecnologica. (La più semplice è quella che vede gruppi distinti sotto)...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Agiografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Giorgi Andrea.
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