BIOTECNOLOGIE VEGETALI
Libro: biologia cellulare e biotecnologie vegetali, Gabriella Pasqua. Biotecnologie e
genomica delle piante, Gnocchi.
Coltura in vitro di tessuti e cellule vegetali
Cosa si intende con coltura in vitro? Insieme delle tecniche che permettono di
coltivare, crescere delle parti di vegetali (espianti) su un mezzo di coltura in condizioni
adatte, in condizioni di sterilità ed ambiente controllato, al fine di ottenere cloni della
pianta. Murashige è stato uno dei maggiori ricercatori in questo campo.
In cosa consiste una coltura in vitro? Bisogna per prima cosa prelevare un tessuto
da una pianta donatrice, quindi prendere un espianto. Tutti i tessuti della pianta
possono essere messi in coltura (foglia, fusto, radice). All’interno di una pianta ci sono
dei tessuti particolari che sono i meristemi. Cosa sono? (Differenza tra cellule
meristematiche e somatiche) Le cellule meristematiche sono indifferenziate. Quali
sono le cellule che si duplicano? Quelle meristematiche. Mentre gli animali
arrestano la loro crescita raggiunta una certa dimensione o età (crescita determinata),
le piante continuano a crescere durante tutto il loro ciclo vitale (crescita
indeterminata). I meristemi generano continuamente nuove cellule. Ciò fornisce alle
piante un modo semplice di risolvere il problema dell’invecchiamento: quando un
organo è vecchio viene sostituito da uno nuovo
(abscissione fogliare). L’accrescimento delle piante è a
carico delle cellule meristematiche che si duplicano. Dalla
divisione si ha una parte che rimane indifferenziata e una
parte che si differenzia. Quanti meristemi ci sono? Un
meristema è nella parte apicale (localizzato all’estremità
delle radice e delle gemme dei fusti permettono
l’allungamento -> crescita primaria), un altro
meristema è nelle radice che crescono e hanno lo scopo
di andare ad esplorare il terreno; questi sono meristemi
primari. Meristemi laterali: ispessimento dei fusti e delle
radici -> crescita secondaria. Ci sono poi i tessuti
differenziati: foglie, fiori, etc. L’espianto può essere preso sia da meristemi che da
tessuti differenziati. SAM, meristema apicale del germoglio: le cellule
meristematiche sono molto piccole, molto dense, con nucleo molto grosso, poco
citoplasma, cellule il cui scopo è quello di differenziarsi. All’apice del germoglio una
piccola massa di cellule in continua divisione. Sono le progenitrici di tutte le cellule del
germoglio. Inoltre formano nuovi meristemi che daranno luogo alle gemme ascellari,
quiescenti fino all’arrivo dello stimolo ormonale. SAM ha la funzione di produrre la
parte aerea del corpo vegetativo della pianta (fusto e foglie) ma per effetto di stimoli
ambientali e/o ormonali il SAM può convertirsi nel meristema fiorale che produrrà i
primordi fiorali e poi la struttura riproduttiva matura (fiore) con i vari organi (sepali,
petali, stami, carpelli). Stimoli ambientali, in primo luogo luce e temperatura regolano
l’attività del SAM, attraverso la variazione dei livelli di alcuni ormoni. Questi ultimi
attivano cascate geniche che controllano nel meristema la velocità di divisione
cellulare, la dimensione del meristema, l’esatta posizione in cui si formano gli organi
(primordio fogliare) e la velocità di crescita dell’organo. RAM, meristema radice: è
presene all’apice di goni radice appena al di sotto della cuffia, la struttura che
protegge il meristema quando la radice cresce nel suolo. La radice stessa si origina da
poche cellule iniziali (da 3 a 6). 1
Caratteristiche delle cellule meristematiche:
Cellule piccole (circa 10 μm) senza spazi intercellulari
Elevato rapporto nucleo/citoplasma
Citoplasma denso ricco di organuli
Provacuoli o piccoli vacuoli
Proplastidi
Mitocondri piccoli con poche creste in divisione
Parete cellulare sottile che viene riformata dopo la divisione
Cellule vegetali
Il primo passaggio delle colture è il prelievo della parte apicale, si parla di micron,
lavoro fatto sotto il microscopio. Questo meristema si mette in coltura, cosa vuol
dire? Metterlo in una situazione in cui possa attrarre nutrimento necessario per la
sopravvivenza delle cellule. Le cellule poi crescono e si moltiplicano e si può avere
proprio una piantina, sotto opportuni stimoli ormonali posso indurla a mettere radice.
Quando si ha una struttura di questo tipo si può prelevare e mettere in terra. Questo
dice che si possono ottenere delle piante (anche parecchie) da delle cellule
meristematiche, non da cellula uovo fecondata. Da un meristema si possono ottenere
svariate piante. Come saranno queste piante rispetto a quella donatrice? Sono
dei cloni! Dal seme non si ottengono cloni della pianta madre, sono geneticamente
diversi.
Tessuto differenziato
È possibile prendere un tessuto (ad esempio dalla foglia) e metterlo in coltura,
soluzione che dà nutrienti fondamentali per la sopravvivenza. A noi interessa che
anche da un pezzetto di foglia nasca una pianta clone della pianta madre. Anche da
tessuto completamente differenziato, incapace in natura di differenziarsi, se
messo in opportune condizioni è capace di rigenerare: morfogenesi diretta o indiretta.
Morfogenesi diretta
Dagli espianti si generano nuovi organi (radici, fogli), si parla di organogenesi
diretta. Per organogenesi diretta si intende la formazione di organi, germogli o radici,
direttamente da tessuto somatico in coltura. La capacità di dare origine a germogli
direttamente è propria di un numero ristretto di specie e può essere limitata da alcuni
tessuti o organi. Tessuti organizzati come foglie, radici, fusti, perdono la loro struttura
specializzata e sono in grado di riconvertire il loro programma fisiologico. Alcune
cellule dell’espianto sono in grado di generare delle foglioline. A questo punto cosa
succede? Si può staccare la parte che si è fermata (poche foglioline), metterla in un
mezzo di coltura che induce la formazione di radice e poi avere la pianta da mettere in
terra. Tessuto somatico perché deriva dal soma, dal corpo della pianta. Cosa c’è
dietro processo? Alcune cellule perdono la “memoria” della loro differenziazione,
recuperano la capacità di cellule meristematiche e sono capaci di produrre delle nuove
strutture. Processo che comporta due fasi:
1. Induzione: cellule perdono la memoria e riacquistano la capacità di dividersi, in
questa fase però non si vede ancora nulla
2. Determinazione: queste cellule riescono a formare delle strutture (apici
radicali/apicali) e questa capacità di rigenerare è specie-specifica, dipende
molto dalla specie vegetale con cui si lavora. Alcune specie ad esempio il
tabacco, petunia rigenerano molto facilmente; altre rigenerano con molta più
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fatica o alcune non rigenerano affatto. Ciò che c’è sotto questa diversa risposta
è che molto probabilmente non si conoscono le condizioni ottimali da tutte le
specie.
Ogni specie necessità di un determinato apporto di sostanza specifiche e
concentrazioni ottimali di ormoni. La stabilità genetica è discreta.
Come si propagano le piante? Riproduzione sessuale, ma anche in modo asessuale.
Alcune cellule di struttura differenziate acquistano la capacità meristematica, ad
esempio di creare germogli.
Embriogenesi somatica diretta
L’embriogenesi somatica diretta consiste nella produzione di embrioni da cellule
somatiche o non germinanti. Tali embrioni sono capaci di percorrere la successione
delle fondamentali fasi di sviluppo che caratterizzano la differenziazione dell’embrione
zigotico. Si assiste quindi alla comparsa di una struttura bipolare che evolve in un
embrione cotiledonare. In questo caso le cellule dell’espianto non buttano subito fuori
radice e foglie, ma formano delle strutture che ricordano l’embrione e seguono tutti i
passaggi tipici dello sviluppo dell’embrione zigotico. Si formano dei veri e propri
embrioni zigotici da cellule somatiche e sono in grado di ripercorrere gli steps tipici
dello sviluppo dell’embrione. Da zigote -> struttura globulare -> struttura a cuore
(differenziazione SAM e RAM) -> struttura cotiledone -> maturazione, essicazione,
dormienza -> crescita, germinazione. A partire dallo stadio globulare è possibile
osservare la progressione della polarità attraverso uno stadio a cuore, a torpedo fino
alla formazione dei cotiledoni e la completa differenziazione della plantula. Da
espianto -> cellula va incontro a differenziamento e dà origine a delle strutture ->
identiche a quelle dello zigote -> direttamente piantina. Seme immaturo -> induzione
degli embrioni somatici -> proliferano e si sviluppano -> si staccano e germinano ->
coltivazione in vaso.
Stadio di embriogenesi
Un embrione è caratterizzato dalla sua origine, morfologia e sua evoluzione nel tempo.
Origine: un embrione zigotico è il risultato della fusione di cellule gametiche.
Per la formazione dell’embrione somatico non è necessaria questa fusione.
Morfologia: un embrione completo è un asse bipolare con un meristema
apicale e uno radicale. È inoltre caratterizzato da cotiledoni.
Evoluzione: lo sviluppo dell’embrione è caratterizzato da una successione di
stadi morfologici tipici -> globulare, a forma di cuore e torpedo o cometa
Cosa induce la morfogenesi diretta e l’embriogenesi somatica diretta?
Dipende dalle specie: alcune solo organogenesi, altri solo embriogenesi, altre possono
fare entrambe.
Morfogenesi indiretta
La morfogenesi indiretta consiste in un passaggio di sdifferenziazione prima della
formazione di nuove strutture organizzate. In questo caso tessuti organizzati come
foglie, radici, fusti perdono la loro struttura specializzata per accrescersi sotto forma di
un ammasso di cellule disorganizzate che prendono il nome di callo. Il tessuto
differenziato può sì differenziare per morfogenesi diretta, ma anche per quella
indiretta. In quella indiretta non si ha la formazione di radici, foglie o embrione
direttamente dalle cellule dell’espianto, ma c’è un passaggio in più in quando si forma
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una struttura che si chiama callo. Dal tessuto differenziato, come ad esempio una
foglia, si formano degli ammassi molto visibili di tessuto indifferenziato, formato da
cellule che hanno una morfologia molto diversa. In alcuni casi è bianco, in altri è
verde, in alcuni casi è estremamente colorato perché assumono dei pigmenti
fotosintetici. Quindi il callo è specie-specifico. Nel tabacco ha un aspetto più
spugnoso ed è bianco, mentre il callo dell’Arabidopsis è sempre bianco, ma sembra
più duro, sembra corallo. Le cellule del callo hanno un vacuolo molto piccolo, nucleo
molto grande e molto evidente. Simili alle cellule meristematiche. Il callo è inoltre
capace di proliferare indefinitivamente: le cellule del callo sono potenzialmente
immortali. Le cellule del callo sono anche in grado di differenziarsi e rigenerare delle
piante sotto una serie di condizioni, un gran numero di variabili:
Genotipo, parametro importante nel determinare il successo del passaggio a
callo. Per esempio, le monocotiledoni sono più recalcitranti a formare il callo
delle dicotiledoni. Varietà di riso japonica formano callo da molti tessuti
Dimensione ed età espianto
Condizioni di coltura, ogni specie necessita di un determinato apporto di
sostanze specifiche e di particolari condizioni ambientali, quali quantità,
intensità radiazione luminosa e fotoperiodo
Intorno alla ferita la pianta deposita del nuovo materiale cellulare, per evitare infezioni
da patogeni e questo si ha tramite induzione. Il tessuto che si forma è un tessuto che è
molto vicino a quello che è stato chiamato callo in coltura in vitro perché non è un
tessuto differenziato, tessuto che è cresciuto rapidamente.
Rigenerazione del callo
Può ridifferenziare a dare un’intera piantina e può differenziare per organogenesi o
embriogenesi somatica -> possono derivare o degli organi o degli embrioni. In questo
caso si dice organogenesi indiretta o embriogenesi somatica indiretta per
indicare un ulteriore passaggio, ovvero la formazione del callo. Cosa fa imboccare
una strada o un’altra? È sempre un discorso specie-specifico. Nel caso della vite
vanno bene vari tipi di espianti (foglie, fiori o embrioni somatici) questi formano un
callo embriogenico che può dare origine ai vari embrioni somatici.
Tecniche di coltura in vitro
Si basano su due caratteristiche delle cellule vegetali: plasticità e totipotenza.
Plasticità: capacità di adattamento dei tessuti vegetali al variare delle condizioni
ambientali. Totipotenza: capacità della cellula vegetale anche completamente
differenziata di esprimere tutta la potenzialità genetica di una cellula meristematica.
Le piante sono immobili, quindi devono far fronte al circondario che cambia in situ.
Che cambia cosa vuole dire? Escursioni termiche non opportune, raggi UV, attacchi
patogeni. Riescono a riadattarsi metabolicamente in modo molto veloce, crescita e
sviluppo in funzione dell’ambiente che cambia. Una delle strategie ad esempio è
quello di arrestare la crescita. Per quanto riguarda la totipotenza: cellule totalmente
differenziate presentano silenziamento genetico che è reversibile. A differenza delle
cellule animali che possono rigenerare altri organismi SOLO a partire da cellule della
linea germinale, nelle piante qualunque tessuto può dar origine ad un nuovo individuo.
Con tecniche di micropropagazione in vitro, utilizzando degli espianti, si può indurre la
perdita del programma differenziativo. I calli sono colture di tessuti indifferenziati che
possono essere mantenute per lungo tempo in coltura, da cui possono essere
rigenerate piante intere o fertili. 4
Micropropagazione: crescita in vitro.
Pulizia mezzo di coltura -> preparazione nutrienti del terreno -> selezione e
sterilizzazione dell’espianto -> morfogenesi diretta o indiretta.
Espianto
Può essere prelevato da ogni parte della pianta! Più un tessuto è giovane più dà
garanzie di rispondere meglio in vitro. Partendo da foglie di solito si fanno dei
quadratini perché è meglio avere in coltura strutture con le medesime dimensioni, né
troppo piccole né troppo grandi. Bisogna lavorare con bisturi o altri strumenti e può
portare ad un danno delle cellule, bisogna essere delicati. Più piccolo è l’espianto
minori sono i rischi di fitopatie. I tessuti più interni sono meno contaminati. Lo stadio
giovanile dell’espianto influisce sul successo della coltura. Le condizioni della pianta
influiscono sul successo della coltura, se la pianta è sana, vigorosa e giovane ho più
garanzie di successo.
Sterilizzazione – condizione di asepsi
Caratteristica peculiare di tutti i tipi di coltura in vitro e la necessità di operare e
mantenere condizioni di asepsi rese necessarie dalla presenza nel substrato nutritivo
di zuccheri e di altri composti organici che favorirebbero lo sviluppo di microrganismi
inquinanti. Sterilizzazione superficiale del materiale di partenza, sterilizzazione degli
strumenti e dei materiali utilizzati e infine sterilizzazione dei substrati nutritivi. La
buona sterilizzazione del materiale vegetale prevede che: i microrganismi
contaminanti vengano completamente eliminati e che il tessuto non venga
danneggiato -> tempi di impiego e concentrazione degli agenti sterilizzanti vanno
messi a punto a seconda della sensibilità dei tessuti e della difficoltà di sterilizzazione.
Ad esempio le foglie vanno sterilizzate perché su di esse ci possono essere dei
patogeni perché messe in un terreno di coltura prolifererebbero i microrganismi
presenti sull’espianto che si moltiplicano più rapidamente della cellula vegetale.
Bisogna sterilizzare il materiale di partenza (espianto), anche tutto il materiale che
viene in contatto con la coltura in vitro: mezzo di coltura, strumenti da laboratorio
(pinzette ad esempio). I tempi di impiego e la concentrazione degli agenti sterilizzanti
vanno messi a punto a seconda della sensibilità di tessuti e della difficoltà di
sterilizzazione. Bisogna assicurarsi che i detergenti sterilizzanti non vadano ad
intaccare, a danneggiare l’espianto, le cellule dell’espianto. Protocollo: 5
Tagliare il materiale vegetale in porzioni di grandezza appropriata
Sciacquare il materiale vegetale sotto acqua corrente
Agitare in alcool per pochi minuti (alcool al 70% è più efficace per denaturare le
proteine)
HgCl (0.1-1%) + 2 gocce/100mL di TWEEN 20 per 3-5 minuti (attività basata
2 -
sull’azione del Cl e metalli pesanti che denaturano le proteine)
Risciacquare in acqua distillata sterile
Ipoclorito di sodio (NaOCl, varichina commerciale) 7-15% + 2 gocce/100 mL di
TWEEN20 per 10-30 minuti
Risciacquare diverse volte in acqua sterile distillata
Il TWEEN è un detergente che serve per abbassare la tensione superficiale questo
comporta la formazione minore di microbolle sulla superficie, serve per aumentare
l’efficienza della sterilizzazione. Ci sono dei materiali che sono molto ostici da
sterilizzare, ad esempio: foglie di eucalipto, è difficile arrivare a sterilizzare sotto la
cera; anche le foglie di salvia sono difficili da sterilizzare. Le cappe che vengono
utilizzate sono quelle a flusso laminare. La formazione di microbolle sulla superficie
dell’espianto potrebbe proteggere microbi e funghi dal contatto con il solvente di
sterilizzazione. L’aggiunta di detergenti riduce la tensione superficiale sulla foglia.
Ambiente di coltura
Si può utilizzare una piastra Petri, in vasi di vetro, in tubi, piastre Magenta (alta per
permettere la crescita de
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