BIOLOGIA VEGETALE E BOTANICA FARMACEUTICA
Cos’è la biologia vegetale?
E’ la branca della biologia che si occupa dello studio delle piante
Tutti gli organismi viventi sono costituiti da molecole organiche, per poter costruire tali
molecole assumono dall’esterno altre molecole, in genere piuttosto semplici.
Solo le piante sono in grado di sintetizzare le molecole organiche di cui hanno bisogno,
a partire da composti inorganici.
AUTOTROFI: trasformano le sostanze inorganiche in sostanze organiche FOTOSINTESI
CO2+ H2O sostanze organiche + O2 luce
In tutte le comunità di viventi gli organismi autotrofi svolgono il ruolo di produttori,
essi producono infatti le molecole organiche delle quali si nutrono gli organismi
eterotrofi, che svolgono il ruolo di consumatori
Le piante, pur avendo evidenti diversità, hanno in ogni caso sostanziali somiglianze
con gli altri organismi viventi:
• hanno in comune un gran numero di molecole (acidi nucleici, proteine, lipidi ecc…)
• hanno in comune molti processi metabolici (es. respirazione, sintesi proteica)
Peculiarità di una pianta è dunque il
processo fotosintetico: via di sintesi di
molecole organiche, rappresentate da
carboidrati, a partire da acqua e anidride
carbonica, utilizzando l’energia luminosa
proveniente dal sole. (Robert Mayer, 1850)
Questa particolare strategia di vita delle
piante è alla base di una serie di
caratteristiche morfologiche, funzionali, che
le contraddistingue dagli animali, in
generale dagli organismi eterotrofi.
Differenze animali - piante
Per procurarsi il maggior quantitativo di
H2O e CO2, la pianta ha sviluppato ampie
superfici, in particolare ampio apparato
radicale per l’assorbimento di H2O e ampia
superficie fogliare per l’assorbimento di
CO2 .
L’esposizione di ampie superfici permette
anche un efficiente assorbimento della
radiazione solare. H2O, sali minerali in essa
disciolti, CO2, sono ingredienti praticamente ubiquitari, facilmente disponibili: le piante
sono dunque immobili, non hanno sviluppato strutture atte al loro spostamento.
Necessitano dunque di rinnovo e ampliamento delle loro superfici assorbenti, pertanto
crescono formando sempre nuove foglie e nuove radici per tutta la durata della loro
vita.
Le parti verdi della pianta in grado di
assorbire luce, H2O e CO2 sono dotate
di larga autonomia, parti anche
cospicue della pianta possono essere
perse, per tagli o danneggiamenti,
senza che l’individuo ne soffra.
IMPATTO DELLE PIANTE SULL’AMBIENTE
1) Per la produzione di sostanze
organiche 1
2) Per la produzione di ossigeno
L’ossigeno, prodotto dagli organismi fotosintetici come sostanza di rifiuto è quello
accumulato nell’atmosfera nel corso delle ere geologiche.
2.3 miliardi di anni fa compaiono i primi organismi fotosintetici produttori di ossigeno,
il cui aumento provoca un incremento della concentrazione di ossigeno nell’atmosfera.
Quando la quantità di O2 supera quella consumata per i processi ossidativi (in primis
la respirazione), compare per effetto delle radiazioni ionizzanti, uno strato di ozono, in
grado di trattenere gran parte delle radiazioni ultraviolette solari. Diviene dunque
possibile la vita in ambiente subaereo…
Attraverso le radici le piante assorbono una grande quantità di H2O dal terreno,
utilizzandone per le attività metaboliche solo una parte. La quasi totalità dell’H2O
assorbita viene riemessa nell’ambiente sotto forma di vapore e contribuisce al
mantenimento dell’umidità atmosferica e alla formazione delle nuvole, influenzando la
piovosità e quindi il clima.
3) Perché fonte alimentare
Fino agli inizi del ‘900 i materiali combustibili erano costituiti quasi esclusivamente da
legname e dal carbone. Oggi il petrolio è sostanza organica prevalentemente di origine
vegetale
4) Per la produzione di energia
5) Per la cura della salute umana
Piante medicinali: piante che contengano sostanze utilizzabili a fini terapeutici o
precursori che consentano di ottenere per emisintesi (modificazione chimica) composti
terapeuticamente attivi. Ma anche piante che se assunte direttamente, possono
provocare nell’organismo vivente modificazioni funzionali, prevenire o curare stati di
malattie, ristabilire o correggere funzioni organiche.
6) Per la preparazione di prodotti cosmetici, come integratori alimentari
7) Per tenere lontani, distruggere o rendere inoffensivi parassiti e agenti nocivi all’uomo e
agli animali
8) Possiamo in ultimo ricordare le piante per il loro effetto ricreativo, riposante e
rilassante che ha portato l’uomo a costruire parchi e giardini
E’ importante rammentare in ogni caso che esistono problemi legati all’uso delle
piante medicinali
a. Rischio di estinzione delle piante spontanee
b. Problemi legati alle possibili interazioni con l’uso di altri farmaci
c. Tossicità
Componenti chimiche dei viventi
1. Acqua
2. Sostanze inorganiche
3. Sostanze organiche
1) Acqua
Sostanza inorganica
Le reazioni metaboliche avvengono in soluzione acquosa
È il reagente di molte reazioni chimiche (fotosintesi, scissione polimeri…)
(Contenuto in acqua nelle piante: Frutti carnosi – foglie > 90 % % Frutti secchi – semi 1
– 5%)
2) Sostanze inorganiche: presenti come ioni in soluzione nell’acqua
+ ++ ++ ++/+++ ++ 4+ 4- 4-- - 3- 3-
Cationi = K , Mg , Ca , Fe , Mn , NH Anioni = H PO , SO , Cl , HCO , NO
2
3) Sostanze organiche
• Proteine
• Carboidrati
• Lipidi 2
• Acidi nucleici
PROTEINE Sono polimeri costituiti da aminoacidi R = catena laterale - NH2 gruppo
aminico - COOH gruppo carbossilico
Proteine ad attività enzimatica come quelle di papaia, ananas e fico
Carica papaya papaina
Bromelia ananas bromelina
Ficus carica ficina
La droga è la parte della pianta con più alto tenore di principi attivi.
CARBOIDRATI
I polisaccaridi sono gigantesche catene di monosaccaridi, uguali o diversi, uniti da
legami glicosidici, possono essere ramificate o lineari e sono insolubili in acqua.
Polisaccaridi più importanti:
animali e funghi: glicogeno
piante: amido e cellulosa
Amido:
Amilosio - catena lineare (200-2000 unità) di α- glucosio - legami α 1 – 4 glicosidici -
catena ripiegata regolarmente su se stessa a formare un’elica
Amilopectina - catena ramificata (centinaia di migliaia) di α- glucosio - legami α 1 – 4
(legami 1- 6 in ogni diramazione) Prof. ssa Gelsomina Fico - Componenti chimiche dei
viventi
Cellulosa: catene lineari di β-glucosio (da 300 a 15000 unità) - legami β 1- 4 glicosidici
- legami idrogeno tra le molecole formano robuste microfibrille
Funzioni:
zuccheri semplici: combustibili della cellula
polisaccaridi: 1- materiali di riserva (amido nelle piante, glicogeno in animali e funghi)
2 - elementi strutturali
3 - riconoscimento tra cellule (associati a proteine e lipidi)
LIPIDI
I lipidi sono un gruppo di sostanze che pur avendo strutture molto diverse, hanno in
comune la caratteristica di derivare da acidi grassi, solubili in solventi organici come
cloroformio, acetone, etere, certi alcoli e benzene, ma non in acqua. Gli acidi grassi
sono formati da lunghe catene di atomi di C con un unico gruppo carbossilico.
Comprendono:
· TRIGLICERIDI: grassi di riserva (se ossidati, a parità di peso, danno il doppio di
energia dei carboidrati) ed altre sostanze con struttura chimica e funzioni diverse (mai
di riserva):
· CERE, CUTINA, SUBERINA
· LIPIDI COMPLESSI
Si parla di oli, liquidi, quando siamo di fronte a trigliceridi costituiti da acidi grassi
insaturi (acido oleico, linoleico, linolenico). Si parla di grassi, solidi in riferimento a
trigliceridi in cui sono presenti acidi grassi saturi (acido palmitico, stearico) In senso
generale gli acidi grassi insaturi sono più frequenti nei vegetali, mentre quelli saturi
negli animali. Inoltre negli animali tendono a predominare acidi grassi a catena lunga e
saturi (quindi solidi a temperatura ambiente), mentre nei vegetali troviamo acidi grassi
a catena breve o insaturi (quindi sono liquidi oleosi)
Oli e grassi sono importanti componenti per l’alimentazione: l’80% degli oli prodotti in
commercio sono utilizzati in campo alimentare, un ulteriore 6% per l’alimentazione
degli animali. Il resto è impiegato per la produzione di saponi, detergenti e creme, sia
per uso cosmetico che terapeutico.
LIPIDI COMPLESSI 1. FOSFOLIPIDI (più abbondanti e funzione strutturale) 2. STEROLI 3.
GLICOLIPIDI (interazione cellulare) 3
2. STEROLI Costituiti da 4 anelli carboniosi o più precisamente hanno una tipica
struttura derivata dal ciclopentanoperidrofenantrene. Funzione strutturale
(colesterolo), regolatori metabolici (ormoni).
ALTRI LIPIDI: cutina, suberina, cere .
Prevalente funzione strutturale e di protezione contro la perdita di acqua, ma anche
per la difesa contro agenti patogeni e agenti nocivi (piogge acide, gas inquinanti)
Cutina e suberina: miscugli di polimeri di acidi grassi esterificati, nella suberina
compare anche una componente polifenolica. La cutinizzazione è l’impregnazione
delle pareti esterne delle cellule epidermiche con cutina. Lo strato che si forma è detto
cuticola. Suberina: pareti cellulari suberificate
(sughero)
CERE Sono esteri di acidi grassi con alcoli alifatici
saturi, a catena lunga. Per la loro struttura alifatica
satura sono insolubili in H2O e chimicamente
inerti. Tali proprietà conferiscono alle cere funzioni
protettive, che esplicano sulle epidermidi di molte
piante, in particolare su quelle delle foglie e di
molti frutti
Teoria cellulare (1839): “tutti gli esseri viventi sono
formati interamente da cellule” …considerate le
più piccole unità indipendenti della vita Superficie relativa: rapporto tra
superficie e volume.
La cellula vegetale ha la stessa struttura di
base della cellula animale, ma possiede alcuni
elementi del tutto distintivi:
1. Parete cellulare (rivestimento esterno, 100
volte più spesso rispetto ad una membrana,
costituita in prevalenza da polisaccaridi)
2. Plastidi: cloroplasti (funzione fotosintetica)
leucoplasti (accumulo di riserve) cromoplasti
(conferiscono colore)
3. Vacuolo
I plastidi hanno dimensioni inferiori a 5 μm,
inizialmente assumevano forme varie (es. alghe), dai muschi in poi i cloroplasti
divennero piccoli e numerosi. 4
Cloroplasti
Tilacoidi: unità fotosintetiche costituite da pigmenti (clorofilla a - 75% - clorofilla b -
25% - carotenoidi).
FOTOSINTESI: fase luminosa (cattura della luce e sua trasformazione in energia
chimica)
Stroma:
• DNA e tutto il complesso macchinario biochimico per la sintesi delle proteine (RNA
massaggeri, t-RNA, ribosomi). E’ circolare e codifica per circa 120 proteine.
• enzimi della fase oscura (fissazione CO2)
Ribulosio difosfato carbossilasi (RUBISCO) Enzima chiave per l’organicazione del
carbonio. Proteina più abbondante al mondo, costituita da 16 subunità, 8 grandi e 8
piccole. La subunità grande è codificata dal cloroplasto, quella piccola dal DNA
nucleare.
I cloroplasti sono anche coinvolti nella sintesi di aminoacidi e di acidi grassi Inoltre
accumulano temporaneamente amido.
Cromoplasti: sono plastidi contenenti carotenoidi responsabili del colore
rosso/arancione di alcuni fiori e radici.
Come si originano? 1. Possono derivare per esempio da leucoplasti, come per esempio
nella radice della carota. 2. Si possono differenziare da cloroplasti già esistenti in
seguito a degradazione della clorofilla e la degradazione dei tilacoidi, e si accumulano
in grande quantità pigmenti di colore giallo-arancione (sempre presenti nei cloroplasti,
il cui colore è però nascosto dalla clorofilla.
Nella stessa pianta si possono accumulare carotenoidi di tipo diverso a seconda del
tipo di tessuto Es: nel pomodoro i carotenoidi del frutto sono per il 90% costituiti da
licopene, nei petali del fiore invece i carotenoidi accumulati sono essenzialmente
XANTOFILLE.
Tutte le vie metaboliche dei cromoplasti dipendono da proteine codificate da geni
nucleari e sintetizzate nel citoplasma.
Leucoplasti e amiloplasti (dal greco leukòs = bianco): sono plastidi che mancano di
pigmenti e di un elaborato sistema di membrane interne. I leucoplasti contengono
5
riserve di diverso tipo: amido, proteine, grassi. Tra queste l’amido (amido secondario, il
primario è quello prodotto nei cloroplasti) è di gran lunga la più comune. I granuli
d’amido secondario presentano caratteristiche morfologiche peculiari che vengono
utilizzate come elemento diagnostico. Si trovano in tutte le parti non verdi della
pianta: particolarmente abbondanti nei tessuti di riserva degli organi sotterranei (es.
radici, tuberi), semi o componente centrale dei fusti
Proplastidi: plastidi embrionali, si trovano nelle cellule meristematiche (in attiva
divisione) delle radici e del germoglio. Nelle cellule meristematiche il numero di
proplastidi si mantiene costante attorno alle 10-20 unità. Prima di ogni divisione
cellulare deve avvenire una duplicazione dei proplastidi. La divisione dei proplastidi
avviene attraverso un meccanismo di scissione binaria simile a quello delle cellule
batteriche.
Fattori che influenzano la differenziazione in cloroplasto o leucoplasto
Fattori esogeni (es. luce)
Fattori endogeni Nelle radici alla luce si differenziano solo leucoplasti
I proplastidi che si sviluppano in assenza
di luce presentano dei corpi prolamellari
costituiti da membrane tubulari. Questi
plastidi vengono chiamati ezioplasti.
Successivamente in presenza di luce si
trasformano in CLOROPLASTI.
Vacuolo: struttura citoplasmatica
costituita da una cavità piena di H2O in
cui sono disciolti vari soluti, separata dal
citoplasma da una membrana semplice
detta tonoplasto. Arriva anche ad
occupare il 90 % del volume cellulare.
Le cellule embrionali sono prive di vacuoli
che compaiono quando la cellula comincia
a differenziarsi e ad accrescersi per
distensione. Funzioni: 1. Aumento della
superficie relativa della cellula: garantisce
l’aumento di superficie, senza il
proporzionale aumento di citoplasma. 2. In
cellule fotosintetiche: garantisce una
disposizione dei cloroplasti a ridosso della
parete, posizione favorevole per l’attività
fotosintetica. 3. Conferisce alla cellula la
possibilità di assorbire H2O dall’esterno. 4.
Interazione vacuolo-parete conferisce
resistenza meccanica alle piante erbacee,
scarsamente dotate di tessuto di
sostegno.
Funzioni correlate al tipo di soluti
contenuti: (la composizione del succo
cellulare è variabile a seconda della specie, dell’organo, del tessuto, della cellula e
dello stato di questa) 5. Funzione di riserva: v. che contengono zuccheri, grassi o
proteine. 6. Funzione di accumulo di sostanze superflue o dannose: le piante non
posseggono un apparato escretore come gli animali (accumulo in parti della pianta
destinate a staccarsi dall’organismo: foglie, cortecce….). 7. Funzione digestiva o
lisosomica: all’interno del v. vengono accumulati enzimi litici. 8. Sito di accumulo di
prodotti del metabolismo secondario, coinvolti nei processi di interazione pianta-pianta
6
e pianta-animale, pianta-ambiente, che svolgono quindi un ruolo importante nei
processi di difesa
SUCCO CELLULARE: • Sali inorganici • Acidi organici • Zuccheri • Aminoacidi, proteine
• Lipidi • Metaboliti secondari
• SALI INORGANICI: si trovano in soluzione, dunque essendo dissociati è più corretto
+ + ++ ++ - 3- 4-- 3- 4–
parlare di ioni inorganici: K , Na , Mg , Ca , Cl , NO , SO , HCO , H PO
2
+
K Il potassio è assorbito e accumulato in concentrazioni elevate specialmente in
vacuoli di giovani foglie.
++
Ca Solo poche piante contengono elevate quantità di calcio; la quantità aumenta con
la quantità di calcare nel suolo.
++
Mg Il magnesio è quasi sempre presente, anche se in piccole quantità.
+
Na Il sodio in tracce, solo in piante di terreni salati o lagune salmastre è accumulato
in forti quantità sotto forma di cloruro.
4-- 4-
SO , H PO Gli anioni solfato e fosfato sono presenti in piccole e variabili quantità; in
2 - 3-
tracce sono anche presenti gli anioni nitrato e cloruro (Cl , NO )
3-
NO Lo ione nitrato viene introdotto dalle piante con grande avidità e talora
accumulato in considerevoli concentrazioni nei vacuoli (piante artificialmente
concimate e piante ruderali - flora nitrofila - come per esempio l’ortica).
• ACIDI ORGANICI La loro presenza è causa del sapore acido di molte piante, i più
diffusi sono gli acidi ossalico, malico, tartarico e citrico. Oltre al succo dei frutti (mela,
uva, limone) da cui prendono spesso il nome essi sono diffusi anche in altri frutti e
organi come fusti, foglie e organi di riserva.
Gli acidi si trovano anche sotto forma di sali, come in particolare l’acido ossalico sotto
forma di ossalato di calcio, che, insolubile, precipita sotto forma cristallina originando:
druse, rafidi, stiloidi, sabbia cristallina
1. DRUSE: cristalli bipiramidali, nei quali su ogni faccia della piramide si depositano
altri numerosi cristalli piramidali e l’insieme presenta un aspetto irregolare, irto di
punte.
2. RAFIDI: i cristalli si presentano sotto forma di prismi estremamente allungati, al
punto da rassomigliare a lunghi aghi appuntiti, riuniti in fascetti regolari.
3. STILOIDI: cristalli prismatici presenti per es. nei catafilli del bulbo di Allium cepa
(cipolla).
4. SABBIA CRISTALLINA: l’ossalato di calcio precipita in forma di minutissimi cristalli, al
limite
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