Unifi-Scienze Biologiche
Biologia Molecolare
Prima Parte
Prof.ssa Tania Fiaschi
Indice
Membrana e trasporto. I lipidi della membrana plasmatica. Fluidità della membrana ed il colesterolo. Il
trasporto attivo e passivo. Il trasporto del glucosio. Trasportatori costitutivi ed inducibili del glucosio.
Esocitosi ed endocitosi.
Sede dell’informazione genica ed organizzazione del genoma. Dogma della biologia, esperimento di
Griffith, istoni, denaturazione del DNA.
La replicazione del DNA. La struttura degli acidi nucleici. Gli enzimi che partecipano alla duplicazione del
DNA. La forcella di replicazione ed il meccanismo di inizio della duplicazione del DNA nei procarioti e negli
eucarioti. La telomerasi.
La PCR. Meccanismo della PCR.
La trascrizione. Il meccanismo della trascrizione.
La maturazione degli RNA. Maturazione del tRNA e dell’mRNA (aggiunta cappuccio al 5’, splicing, coda
poliA, editing).
Il codice genetico, la traduzione e le mutazioni. I codoni, il meccanismo della sintesi proteica,
incorporazione della selenocisteina, gli chaperoni molecolari, il proteasoma.
Il controllo dell’espressione genica. I meccanismi epigenetici, i fattori trascrizionali, l’RNA interference, il
controllo traduzionale (esempio della ferritina e del recettore della transferrina).
Il destino post-traduzionale delle proteine. La via citoplasmatica (trasporto di proteine nel nucleo,
mitocondrio, perossisomi). La via vescicolare (trasporto di proteine nel reticolo). Nglicosilazione delle
proteine nel RE.
Il traffico vescicolare. Via secretoria costitutiva, regolata e via endocitica.
Membrana plasmatica e trasporto
La membrana crea una barriera tra citosol (e tutti i suoi organelli) e l’ambiente extracellulare.
• Ambiente extracellulare: mantiene intatta l’omeostasi cellulare, inalterate le
concentrazioni di soluti che si trovano all’interno: ioni, zuccheri, lipidi…
• Per mantenere le concentrazioni costanti la cellula deve regolare il trasporto dei soluti tra
esterno ed interno e viceversa: questa regolazione è alla base del mantenimento
dell’omeostasiàregolazione trasporto sostanze.
• Interazione fisica tra cellule: grazie alle proteine sulla membrana plasmatica le cellule
prendono contatto tra di loro.
• Interazione fisica con strutture extracellulari: cioè la matrice extracellulare, che è una
sorta di pavimento su cui tutte le cellule del nostro corpo sono attaccate (a parte il
sangue). Per sopravvivere devono rimanere attaccate e ci riescono grazie alla membrana
plasmatica.
Come è fatta? E’ una struttura lipidica fatta quindi da lipidi in particolare da fosfolipidi e uno
steroide particolare il colesterolo. Sono detti antipatici perché hanno testa polare idrofila e coda
idrofobica dipolare.
I fosfolipidi possono essere di due tipi a seconda dello scheletro di cui sono costituiti:
• Glicerofosfolipidi: scheletro di glicerolo, il quale è una molecola a 3 atomi di carbonio, 2
acidi grassi attaccati a 2C uno ciascuno.
• Sfingofosfolipidi: scheletro di sfingosina.
I glicerofosfolipidi sono lipidi di membrana che hanno come struttura una molecola di glicerolo a
cui sono legati 2 acidi grassi su due dei 3 atomi
di carbonio, uno su C1 e uno su C2, attraverso i
loro gruppi carbossilici. Possono essere sia saturi
che insaturià influiscono mobilità membrana
plasmatica. Al terzo carbonio si lega,
innanzitutto, un gruppo fosfato. Quando il
glicerolo è legato a 2 acidi grassi più gruppo
fosfato ancora non si porta di glicerofolipide ma
di acido fosfatidico (precursore dei
glicerofosfolipidi).
Steroidi. Sono tra i più importanti: il colesterolo che è una struttura ad atomi di carbonio uniti tra
loro a formare anelli. Particolarità è che presenta gruppo OH che serve al colesterolo per legarsi ai
fosfolipidi di membrana:
• Costitute dalle membrane biologiche;
• Precursore di molte molecole biologiche: ormoni steroidei, vitamina D, acidi biliari.
Come si muove la membrana? A seconda dell’aumentare della temperatura, passiamo da una fase
di gel a una fase fluida, la temperatura viene detta temperatura di transizione.
La mobilità dipende da:
1. Lunghezza acidi grassi e fosfolipidi
2. Grado di sottrazione degli acidi grassi che formano fosfolipidi.
3. Presenza di colesterolo
Perché la lunghezza è in particolare la sottrazione influenzano la mobilità della membrana? Perché
più un acido grasso è lungo, più avrà bisogno di spazio per poter essere inserita nel doppio strato e
avendo bisogno di più spazio blocca movimento dei fosfolipidi adiacenti la lunghezza diminuisce
à
fluidità.
La presenza di acidi grassi insaturi, quindi con doppi legami, aumenta la fluidità della membranaà
c’è più mobilità (rispetto a quelli SATURI) perché se li mettiamo impacchettati fosfolipidi formati
da acidi grassi saturi, si avrà struttura lineare perché si impacchettano bene le code. Se invece
abbiamo fosfolipidi con acidi grassi insaturi, nel punto in cui c’è insaturazione (doppio legame) si
forma una curvatura perché non si impacchettano bene.
Cosa fa il colesterolo? Diminuisce la mobilità delle membrane plasmatiche perché attraverso il
gruppo OH perde forma un legame ad H con quello che era il gruppo carbossilico dell’acido grasso
che si è legato al glicerolo e si interpone tra i glicerofosfolipidi, facendo ciò occupa lo spazio e i
fosfolipidi accanto al colesterolo non si possono più muovere. Ci sono però delle zone della cellula
che sono per loro natura caratterizzati da una grossa percentuale di colesteroloà quindi sono
strutture RIGIDE senza possibilità di movimento.
Ci sono regioni dette raft lipidici: sono microdomini planari di circa 70 nm di diametro ricchi in
colesterolo e sfingolipidi (sfingomielina, glicolipidi) che creano una fase ordinata di lipidi
strettamente impacchettati e meno fluidi. Possono essere lineari e invaginati: strutture dette
caveola ricche di caveolina. I raft servono a captare i segnali dell’ambiente extracellulare e a
portarli all’interno della cellula.
I movimenti dei fosfolipidi sono in tutto 3: rotatorio, traversale e flip-flop (raro perché sfavorito
dal punto di vista energetico, Avviene durante l’apoptosi cellulare: movimento flip-flop della
fosfatidilserina.
Tipi di trasporto della membrana plasmatica:
Trasporto passivo: • diffusione semplice • diffusione facilitata • osmosi
Trasporto attivo: • trasporto attivo primario • trasporto attivo secondario
La diffusione avviene grazie a proteine di membrana, proteine di trasporto cioè canali.
Diffusione semplice gas attraversano tranquillamente doppio strato fosfolipidico.
à
Diffusione facilitata grazie a strutture proteiche con canali sempre aperti o proteine di
à
trasporto dove cambiano conformazione.
I trasportatori del glucosio entra con trasporto attivo facilitato. Si chiamano GLUT e sono divisi in
due tipi:
Costitutivi: GLUT1 e GLUT2. I costitutivi si trovano sempre nello stesso numero in qualsiasi
momento di vita cellulare, perché la concentrazione è mantenuta inalterata nella membrana
plasmatica.
Inducibili: GLUT4. Vengono espressi e portati nella membrana plasmatica solo quando servono. A
differenza delle costitutive cambiano il loro numero perché hanno bisogno di ATP.
Dal punto di vista cinetico, la diffusione semplice aumenta la velocità all’aumentare della
concentrazione.
Osmosi
Il termine osmosi indica la diffusione del solvente (spesso acqua) attraverso una membrana
semipermeabile (che fa passare quindi solvente e non soluto). Il movimento dell'acqua avviene da
una regione a minor concentrazione di soluto verso una regione a maggior concentrazione, quindi
secondo il gradiente di concentrazione, cioè l'attività.
L'osmosi è un processo fisico spontaneo, vale a dire senza apporto esterno di energia, che tende a
diluire la soluzione più concentrata, e a ridurre la differenza di concentrazione. Il flusso netto di
solvente può essere contrastato applicando una pressione al compartimento a concentrazione
maggiore. Se la pressione applicata supera la pressione osmotica, otteniamo l'osmosi inversa.
Si tratta di un fenomeno importante in biologia, dove interviene in alcuni processi di trasporto
passivo attraverso membrane biologiche.
Endocitosi
L'endocitosi è un processo riguardante la periferia cellulare, attraverso il quale la cellula
internalizza molecole o corpi presenti nello spazio extracellulare in maniera massiva tramite la
modificazione della forma della sua membrana plasmatica, che crea uno spazio per racchiudere il
materiale da introdurre nella cellula in una vescicola, detta "vescicola endocitica". Questa
vescicola viene quindi convogliata nel citoplasma tramite microtubuli.
Esocitosi
L'esocitosi è il processo cellulare con il quale la cellula riversa al suo esterno (ovvero nel liquido
extracellulare) delle molecole accumulate all'interno di una vescicola, tramite la fusione di
quest'ultima con la membrana plasmatica. Tale vescicola è limitata da una membrana e originata
dall'apparato di Golgi per vescicolazione. Il suo contenuto può essere costituito da proteine,
sintetizzate dai ribosomi legati al reticolo endoplasmatico rugoso (RER), all'interno del quale le
proteine subiscono differenziazione per mezzo di aggiunta di gruppi glucidici e lipidici formando
glicoproteine e lipoproteine che poi sono espulse tramite esocitosi, o molecole a basso peso
molecolare, come i neurotrasmettitori sintetizzati nel citoplasma e immagazzinati nelle vescicole
dette, in questo caso, sinaptiche tramite il trasporto attraverso la loro membrana per mezzo di
specifici trasportatori proteici.
Gli acidi nucleici
Negli organismi viventi si trovano due tipi di acidi nucleici:
DNA (acido desossiribonucleico)
• RNA (acido ribonucleico).
•
Tutti gli organismi contengono acidi nucleici sotto forma di DNA e RNA.
Il DNA è il depositario dell'informazione genetica che viene trascritta – ossia copiata - in molecole
di RNA. L'RNA decodifica le informazioni presenti nel DNA e con queste ultime vengono utilizzate
per sintetizzare le specifiche proteine.
Lo zucchero dell'RNA è il ribosio; quello del DNA è il deossiribosio o desossiribosio, che si
differenziano in quanto il desossiribosio ha un atomo di ossigeno in meno rispetto al ribosio.
In entrambe le sostanze vi sono due tipi di basi azotate:
puriniche (anello doppio): adenina e guanina
• pirimidiniche (anello semplice): timina, citosina e uracile (derivanti rispettivamente
• dalla purina e dalla pirimidina).
Le basi azotate che costituiscono il DNA sono adenina (A), guanina (G), citosina (C) e timina (T). Le
basi azotate che costituiscono l'RNA sono adenina (A), guanina (G), citosina (C) e uracile (U). La
doppia elica di DNA accoppia una pirimidina e una purina, l'adenina si accoppia con la timina e la
citosina con la guanina. L'RNA (anche se singola catena) accoppia durante le trasmissioni e le
traduzioni l'adenina all'uracile (la timina non è presente nell'RNA) e la citosina alla guanina.
Nei batteri e nelle
cellule di organismi
superiori, sono presenti
entrambi;
alcuni virus possiedono
solo l'RNA (ad esempio
quello
della poliomielite o
quello dell'AIDS); altri
solo il DNA. Negli
eucarioti, il DNA si trova
nel nucleo e
nel mitocondrio, mentre
l'RNA si trova nel nucleo, ma soprattutto nel citoplasma. Al DNA spetta il mantenimento dei
caratteri ereditari, mentre all'RNA spettano altre mansioni, quale la trasmissione delle
informazioni contenute nel DNA verso i siti di sintesi proteica.
RNA e DNA sono molecole molto complesse: è quindi probabile che risultino dall'evoluzione di
molecole esistenti precedentemente. Sebbene i loro antenati siano scomparsi dalle attuali forme
viventi, sono stati creati in laboratorio diversi acidi nucleici sintetici che possiedono, ad esempio,
altri zuccheri come scheletro della molecola. Un acido nucleico particolarmente interessante per
queste ipotesi è il TNA (acido treofuranosilnucleico).
Organizzazione del genoma
L’organizzazione del cromosoma nel nucleo interfasico è il nucleolo: è la zona in cui si
raggruppano i tratti di DNA che codificano gli RNA ribosomici appartenenti a cromosomi diversi.
Questa è la regione in cui avviene la sintesi degli RNA ribosomici e dove essi si associano con le
loro proteine specifiche per formare i ribosomi, le macchine molecolari responsabili della sintesi
proteica. Le proteine che si legano al DNA e danno forma ai cromosomi eucariotici si dividono in
due classi principali: gli istoni e le proteine cromosomiche non istoniche. Gli istoni sono presenti in
quantità enormi. Prende il nome di cromatina il complesso del DNA nucleare e delle sue proteine
appartenenti alle due classi.
Gli istoni sono responsabili del primo e più importante livello di organizzazione della cromatina, il
nucleosoma. Il DNA avvolto intorno a un nucleo di proteine istoniche.
Una singola particella nucleosoma consta di un complesso di otto molecole istoniche (istoni H2A,
H2B, H3 e H4) e un tratto di DNA a doppio filamento lungo 147 nucleotidi che si avvolge intorno
all’ottamero istonico. Il complesso discoidale istonico attorno a cui il DNA fa 1,7 giri avvolgendosi
stretto e con andamento sinistrorso.
I quattro istoni del centro nucleosomico sono proteine piuttosto piccole con una notevole
percentuale di amminoacidi a carica positiva (lisina e arginina). Tramite queste cariche positive gli
istoni si legano con forza all’ossatura zucchero-fosfato del DNA, che ha carica opposta. Gli istoni
del corpo centrale hanno una “coda” amminoacidica N-terminale che si proietta all’esterno della
particella istonica. Queste code vanno incontro a vari tipi di modificazione covalente che
controllano molti aspetti della struttura cromatinica. Gli istoni del corpo nucleosomico centrale
sono quelle più fedelmente conservate nel corpo dell’evoluzione. I nucleosomi si ammucchiano gli
uni sugli altri per dare luogo a una struttura compatta, questo effetto è dovuto all’istone H1, un
quinto tipo di istone che pare induca i nucleosomi a raggrupparsi in un insieme ripetitivo ordinato.
Questo istone “di connessione” devia il filmato in uscita dal corpo centrale della particella,
agglomerando i nucleotidi adiacenti.
Le cellule eucariotiche intervengono localmente sulla struttura della cromatica in vari modi e in
breve tempo. In certi casi si avvalgono dei complessi rimodellatori della cromatina, macchina
proteica che usano energia di idrolisi dell’ATP per modificare la posizione del DNA avvolto sui
nucleosomi. Un altro sistema per apportare variazione alla struttura cromatinica dipende dalla
modificazione chimica reversibile degli istoni. Le code di tutti e quattro gli istoni del nucleo
centrale vanno soggette a vari tipi di modificazioni covalenti: per esempio, esistono enzimi
residenti nel nucleo che aggiungono e rimuovono gruppi acetile, fosfato o metile dai nucleosomi
assemblati. Gli enzimi modificatori degli istoni lavorano di concerto con complessi rimodellatori
per condensare o distendere tratti di cromatina, adattandone rapidamente la struttura a seconda
delle esigenze cellulari.
La forma più densa della cromatina interfasica prende il nome di eterocromatina. Il tipo più
comune di eterocromatina si forma a partire da un particolare gruppo di modificazione delle code
istoniche, tra cui la metilazione del residuo in posizione 9 dell’istone H3. Tali modificazioni
attraggono un gruppo di proteine specifiche per l’eterocromatina. Gran parte del DNA cellulare
che rimane sempre nello stato eterocromatico non contiene geni: i geni cui capita
accidentalmente di condensarsi in eterocromatina difficilmente riescono ad essere espressi,
perché la struttura è troppo compatta. L’inclusione scorretta di geni nel processo di
eterocromatizzazione può causare delle malattie.
Il resto della cromatina interfasica prende il nome di eucromatina. Pur intendendo con questo
termine una cromatina più distesa dell’eterocromatina, risulta ormai chiaro che l’eucroatina e
l’eterocromatina includono entrambe una miscela di strutture cromatiniche diverse.
Duplicazione del DNA
NOTA: la prof. Fiaschi ha sottolineato il fatto che è importante ai fini dell’esame imparare il
disegnino sulla duplicazione per esempio verso della DNA polimerasi, perché si formano i
frammeti di okazaki etc. consiglio di guardare le slides.
La replicazione del Dna inizia nelle regioni chiamate ORI (origine), ricche di Adenina e Timina, per il
semplice fatto che sono due basi azotate legate da due legami idrogeno, dopo di che viene
caricata la DNA elicasi che apre la forca di replicazione rompendo i legami idrogeno. Si legano
delle proteine per tenere i filamenti separati. L’enzima chiave per la duplicazione è la DNA
polimerasi che sintetizza in direzione 5’Pà 3’OH e ha la caratteristica di essere un enzima primer-
dipendente, perchè necessita di un piccolo frammento di nucleotidi preformati, il primer che
utilizza la DNAp, formato da RNA sintetizzato dalla RNA primasi.
I due filamenti di DNA sono complementari e antiparalleli, così come i due filamenti sintetizzati
dai filamenti parentali. Andando avanti accade che la DNAp viene attaccata sul filamento di DNA
in direzione 5’Pà3’OH, replicando un filamento in modo CONTINUO; l’altro filamento, in cui la
DNAp segue la stessa direzione si ha una replicazione in modo DISCONTINUO la quale però è
opposta rispetto all’apertura della forcella di replicazione.
La DNAp in realtà è un enzima molto più complesso, oltre alla presenza di una pinza scorrevole,
che permette l’attacco della DNAp (ricorda OGNI volta c
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